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13 febbraio 2023

Robert Galbraith
Un cuore nero inchiostro

Serie Cormoran Strike 6
Titolo originale The Ink Black Heart

Trama
Salani | pag. 1184 | € 24,90
L'agenzia di Cormoran Strike e Robin Ellacott - detective privati, soci in affari e autoproclamatisi 'migliori amici' - non è certo a corto di clienti. Così, quando una giovane donna dall'aria stravolta si presenta in ufficio, la segretaria la rispedirebbe volentieri indietro, ma l'intuito di Robin le dice di ascoltarla. Mentre stringe la sua costosissima borsa macchiata di inchiostro, Edie Ledwell si presenta come la coautrice di una serie animata di culto che sta per sbarcare su Netflix e implora Robin di aiutarla a scoprire l'identità di una misteriosa figura che la perseguita online. Robin le consiglia di rivolgersi ad altre agenzie specializzate in reati informatici, ma rimane turbata da quell'incontro. E ancora di più la sconvolgerà leggere dell'assassinio di Edie Ledwell poco tempo dopo. Una nuova indagine sta per avvolgere Strike e Robin in una rete invisibile, pericolosa e oscura, in cui le identità si moltiplicano e si nascondono, la verità è più sfuggente che mai e il successo diventa un gioco crudele col destino. Un altro capitolo irrinunciabile della storia di Robin e Strike.
"Nessuno" disse l'americano, "è a prova di social. [...] chi di odio online ferisce, di odio online perisce, o almeno deve essere preparato all'evenienza."
Commento
Sono sicura che non sia necessario dirlo, ma lo faccio ugualmente perché mi serve per carburare: io adoro la Rowling, il suo stile è per me una sorta di copertina di Linus letteraria, so cosa aspettarmi e so anche che non si limiterà a far uscire un romanzo di qualche centinaio di pagine.
Millecentoottantaquattro pagine, signori. Un cuore nero inchiostro è _letteralmente_ un piccolo mattoncino fatto di pagine che è stato il mio compagno fedele durante l'ultima settimana di Dicembre, mentre ero in ferie e pure ammalata.
Il voto è alto, non altissimo, non il top assoluto, ma è alto ed è anche chiaro segno della mia fedeltà alla serie. Faccio anche una nota che è, ovviamente, del tutto personale: la Rowling, che può aver o non aver espresso giudizi poco gentili riguardo una minoranza, ha subito - ed è innegabile - una gogna mediatica sproporzionata, violenta, invasiva e intrisa di un odio lascia molto da pensare su dove inizi e finisca la libertà di opinione. Bene, detto questo, nel suo totale silenzio mediatico, ha pensato bene di infilare in un romanzo questo tema: la gogna mediatica e l'odio sistematico per le donne, come quella che secondo me è una non tanto velata frecciata verso chi ha vomitato le peggio cose online su di lei. Non è una scelta geniale, nel senso che chiunque avrebbe potuto farlo, ma è geniale la sua manipolazione del tema per renderlo intrigante e adatto ad un giallo.
Un cuore nero inchiostro è il nome di una serie animata dai tratti dark che ha ricevuto un consenso enorme e un fanbase hardcore di fan che idolatrano i due illustratori e tutto quello che ruota attorno alla serie, incluso un gioco non ufficiale che ripropone i personaggi originali. Dopo essere stata acquisita da Netflix, la serie come si può immaginare diventa più mainstream, attirando l'ira dei fan duri e puri e l'attenzione di una categoria di utenti online particolare: gli odiatori di donne. I due illustratori, un uomo e una donna, sono ai poli opposti del fandom: lui amato, lei odiata, lui visto come una vittima della fame di denaro di lei, lei come distruttrice della serie eccetera eccetera. La povera ragazza, dopo anni di cyberbullismo e al limite della disperazione, si rivolge all'agenzia di Strike, chiedendo proprio di Robin che, però, si trova costretta a rifiutare il caso per due motivi: non sono specializzati in indagini online e non hanno un buco libero nell'agenda.
L'agenzia sta andando benissimo, sono tutti pieni di lavoro, Strike è soddisfatto, Robin è single e felice, i due sono sempre più in sintonia e quasi quasi ci scappa il bacetto, soltanto che lei si ritrae a lui vengono i sudori freddi ed ecco che parte il solito gioco del silenzio e del freddo glaciale.
In tutto questo, essendo arrivati al sesto titolo della serie, mi sento di esprimere subito il mio giudizio riguardo a quello che è, per me, l'unico difetto di questo mattone: il lato romantico. Dopo sei romanzi, dopo aver messo da parte ogni possibile ostacolo, o fai mettere insieme Strike e Robin oppure la finisci con questa altalena perché, sinceramente, non porta nulla alla storia e alla lunga su oltre 1000 pagine è inevitabile ripetersi.
Cosa buona è che la trama è talmente contorta e difficile da sbrogliare e - tra l'altro - talmente ben costruita che le pagine si girano alla velocità della luce perché vuoi sapere chi dice cosa, cosa è successo, chi è chi, insomma il mistero è talmente fitto e le difficoltà tecniche talmente lunghe da risolvere che tutta l'attenzione - la loro e la mia - è rimasta concentrata sulla trama.
Dirò un'altra cosa, a costo di sembrare saccente. Io di solito non ho mai indovinato i colpevoli della Row ma a questo giro ho subito identificato la provenienza, cambiando ogni tanto il nome, ma mai il gruppo. Questo ha reso meno appassionante la lettura? No, anche perché il mistero nel mistero c'è ed è inevitabile che gli inserti delle chat abbiano giocato un ruolo importante nello stuzzicare e tenere vivo l'interesse. Muovendosi lungo diverse piste, la storia ne giova parecchio perché ogni volta c'è un refresh, si cambia carte in tavola, i dubbi ripartono da capo, gli indizi si ridistribuiscono, i personaggi assumono nuove sfumature, la lettura ne esce arricchita e l'esperienza è sicuramente appagante.
Detto questo, secondo me il romanzo è molto riuscito dal punto di vista tecnico, un po' meno sul tema originalità - hint a parte sulle persecuzioni online, però nonostante questo io mi sono goduta ogni singola pagina, mi è piaciuto tutto - inclusa la noia dei due che si mettono il broncio - e ho apprezzato il sottile messaggio della Row.
L'attesa al settimo romanzo sarà zen, perché ormai ho una certa età e non sento più il brivido della voracità letteraria, e ciò è bene, molto bene.

9 gennaio 2023

Donna Tartt
Dio di illusioni

Titolo originale The Secret History

Trama
BUR | pag. 622 | € 15,00
Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro eccentrico e affascinante professore di greco antico, che insegna al di fuori delle regole accademiche imposte dall’università e solamente a una cerchia ristretta di studenti. Un’élite di giovani che vivono di eccessi e illusioni, lontani dalla realtà che li circonda e immersi nella celebrazione di un passato mitico e idealizzato, tra studi classici e riti dionisiaci, alcol, droghe e sottili giochi erotici. Fino a che, in una notte maledetta, esplode la violenza. E il loro mondo inizia a crollare inesorabilmente, pezzo dopo pezzo. Una storia folgorante di amicizia e complicità, amore e ossessione, colpa e follia, un romanzo di formazione che è stato uno dei più grandi casi editoriali degli anni Novanta.
Ci piace pensare che abbia un certo valore, la vecchia banalità amor vincit omnia. Ma se ho imparato una cosa, nella mia breve triste vita, è che quella banalità è una bugia: l'amore non vince nulla, e chi lo pensa è uno sciocco.
Commento
Battezzo il 2023 con una recensione per uno degli ultimi romanzi che ho letto nel 2022, tra l'altro un titolone che è andato virale thanks to TikTok.
Io non seguo TikTok e non ne conosco i trend, ma Dio di Illusioni da un po' era tra i romanzi instagrammabili che hanno invaso il mio feed IG, come a dire tutti lo fotografano, tutti lo leggono, deve entrare nella tua TBR!
Per una volta mi sono lasciata influenzare, tanto a prenderlo in biblioteca ci ho messo meno di 1 settimana, poi a leggerlo è stata tutta un'altra storia perché questo romanzo ha ben oltre 600 pagine quindi non è proprio una lettura che prendi in mano alla leggera.
Una volta deciso che lo avrei iniziato (le scadenze dei prestiti aiutano molto, in questi casi), mi sono resa conto che non solo stavo cedendo al trend TikTok ma che stavo anche puciando il piedino nel buco nero della categoria che è diventata così trendy nel 2022, la Dark Academia.
Ora, io intravedo il fascino di questa categoria, capisco perché tutti ci sbavano dietro, ma onestamente penso anche che sia come scoprire l'acqua calda, del resto questo romanzo ha i suoi begli anni sulle spalle e non è certo uscito insieme al trend.
Anyway, tornando al romanzo. Devo dire che, nonostante il gran parlare e la mia ritrosia ad apprezzare ciò che viene osannato dalla massa, mi è piaciuto.
Dio di Illusioni è un romanzo un po' strano, nel senso che il suo voto alto è tutto grazie allo stile della narrazione e non molto alla trama. L'esperienza della lettura è stata molto piacevole, le 600 pagine non mi sono mai pesate e ho letto il romanzo relativamente in fretta, quello che non mi è piaciuto molto è stata la povertà della trama, nel senso che succede molto poco e la storia si stiracchia prima e dopo l'evento centrale della storia. A me piacciono le storie che sviscerano, ma fino ad un certo punto.
Protagonisti di questo romanzo sono un gruppo di studenti universitari, una piccola elite che si dedica allo studio esclusivo del greco e della cultura classica, con un unico docente che li ha scelti come eletti tra la massa. L'unico outsider del gruppo è anche la voce narrante, Richard, un ragazzo che finge spudoratamente un background familiare falso per conformarsi agli altri studenti del corso.
Richard, che è praticamente solo al mondo e senza soldi, già fortunato ad essersi iscritto all'università, decide di buttare all'aria il piano di studi sicuro che si era programmato e tentare di entrare in questo circolo di eletti, per il puro gusto - probabilmente - di far parte di un gruppo esclusivo per la prima volta in vita sua. Il meccanismo di ammissione al corso è assurdo, il professore Julian decide chi ammettere un po' sulla simpatia e sul numero ristrettissimo: avendo già i suoi studenti, non vuole accettarne altri, ma Richard insiste e infine trova il modo di entrare nel corso di greco. Gli altri studenti sono soggetti quanto mai bizzarri, estrosi, particolari, diversissimi dagli altri studenti e per questo formano un gruppo impenetrabile dall'esterno. Il capo, se così vogliamo chiamarlo, è Henry, il cocco di Julian e anche quello ritenuto da tutti il più colto e saggio del gruppo, poi ci sono i gemelli Charles e Camilla, forse i più estroversi e gentili del gruppo, Francis, un dandy snob e nervoso e infine Edmund, il più rozzo e chiassoso del gruppo. 
C'è un evento catalizzatore che, ovviamente, non dirò, basti solo sapere che è un punto di svolta per tutti i personaggi, una sorta di da qui non si torna indietro.
Mi viene difficile commentare la storia senza entrare nel dettaglio, posso dire però che il romanzo racconta gli eventi così come Richard li ha vissuti e ci permette di conoscere un prima e un dopo, e di vedere i personaggi attraverso due lenti diverse: quella della normalità e quella della colpa.
Personalmente, tra tutti i personaggi salvo solo Richard e Francis, tutti gli altri hanno un lato oscuro che li rende assolutamente negativi. Di Henry, ad esempio, ho detestato il suo essere completamente distaccato dalla realtà, vive in un mondo ideale costruito dal suo mentore dove le azioni seguono degli istinti che nel mondo reale non devono e non possono esistere. Henry è la mente dietro tutti gli eventi più importanti della storia, se vogliamo è anche il personaggio con più sfaccettature, più complesso e strano, ma è anche quello più facile da detestare fin dal primo momento. I gemelli all'inizio mi hanno lasciata un po' indifferente, ma solo alla fine lasciano scappare il loro marciume e poi non si possono più salvare, Francis ha molte colpe, molte debolezze, ma è uno dei pochi che mantiene i piedi per terra (o almeno ci prova) e in un certo senso riesce a riscattarsi agli occhi del lettore; Edmund, invece, per quanto sia la vittima della storia è il personaggio più apertamente sgradevole e non si riesce mai a provare pena per lui, certo è una vittima e certo gli altri sono carnefici, ma è comunque un essere umano orrendo; Richard è l'unico che rimane ancorato alla realtà, l'unico che riesce a vedere difetti e debolezze dei suoi amici e, anche se rimane dalla loro parte e anche se è colpevole allo stesso modo, si pone dubbi e domande e vive l'angoscia degli eventi quasi come una persona normale.
Insomma, nessuno si salva da questo buco nero di devianze e crimini, ma è anche il bello del romanzo. Il fatto che praticamente tutti i personaggi siano in qualche modo negativi rende la storia più interessante, e la lettura prosegue proprio perché si innesca una morbosa attrazione verso azioni e pensieri, verso quelle sfumature che determinano lo svolgere degli eventi.
Dal punto di vista della costruzione narrativa questo è un signor romanzo, ha una struttura solida, è ben sviluppato e ha il pregio di prendersi il suo tempo per puntare luce nelle pieghe più oscure della storia. Come ho già detto, tutte queste pagine e tutto questo dettaglio spesso mi hanno creato l'aspettativa di avere qualcosa di più, che la storia non si fermasse a quel punto o che non ci fosse un'unica svolta importante nella trama. Diciamo che, essendo io una profana, non ho il diritto di criticare le scelte di un'autrice come la Tartt, quindi prendo per perfetto quello che ha scritto e tanti saluti.
La questione è un'altra, nonostante il trend, nonostante la narrazione, il romanzo mi è piaciuto? La mia risposta è sì, perché togliendo il polverone che si è creato attorno rimane pur sempre un ottimo romanzo, ma va letto proprio non tenendo conto dell'hype e dell'etichetta che gli hanno appioppato, perché non se lo merita e non è mai saggio crearsi castelli in aria.

18 ottobre 2021

Clare Evans
Le tombe di Whitechapel

Titolo originale The Graves of Whitechapel

Trama
Neri Pozza
pag. 368 | € 18,00
Londra vittoriana, 1882. Londra, 1882. Conosciuto come «il paladino degli innocenti», l’avvocato Cage Lackmann non ha mai perso una causa, nemmeno quando si è trattato di difendere i peggiori tagliagole. L’arte teatrale, del resto, così come l’inganno e la simulazione, ce le ha nel sangue: sua madre, Honor Dossett, è una consumata attrice. Ora, però, la carriera di Cage Lackmann rischia di essere travolta da uno scandalo che scuote la buona società londinese. Cinque anni prima, Cage ha difeso con successo Moses Pickering, accusato di uno di quegli omicidi spettacolari che sono la delizia dei quotidiani: il figlio quindicenne dell’abbiente famiglia Crewler, presso cui Pickering alloggiava, era stato trovato vestito da donna, violentato e strangolato. In realtà, l’accusa non aveva in mano niente contro il gentile e sofisticato Moses Pickering. Certo, Moses si trovava in quella casa la sera in cui il ragazzo era stato ucciso, ma erano presenti anche il fratello maggiore della vittima e l’intera servitù. A far cadere il sospetto su di lui erano stati solo e unicamente i suoi modi effeminati. Il caso vuole, però, che a un tiro di sasso dalla casa di Cage, in una delle strade più pericolose di Whitechapel, cinque anni dopo il caso Crewler, venga rinvenuto il corpo di un altro ragazzo vestito da donna e strangolato. Gli indizi sembrano condurre nuovamente a Pickering, svanito nel nulla proprio il giorno dell’omicidio. Incalzato dall’ispettore Jack Cross, più che mai intenzionato a smascherarlo come il peggior bugiardo che abbia mai calcato le aule di un tribunale, l’infallibile avvocato deve trovare Pickering al più presto e provare a salvarlo per la seconda volta con una delle sue magie. Tra false piste, intuizioni geniali e un’indagine dal ritmo serrato, l’autrice della "Quattordicesima lettera" ritorna con un thriller che trasporta il lettore nelle incantevoli, oscure atmosfere della Londra vittoriana.
L’odio verso se stessi rende gli uomini ambiziosi.
Commento
La spooky season ha fatto effetto anche su di me, cosa mai accaduta prima e al momento fonte di grande crisi d'identità per la sottoscritta. Se mi seguite da un pochino avrete notato come i i mystery siano casi più unici che rari nella mia scaletta di letture, semplicemente perché non è un genere che mi attira.
Non so come, non so perché, mi sono ritrovata a fare una mega richiesta in biblioteca dove, su cinque libri, tre erano classificati come mystery. Ho una mia teoria a riguardo, ma è molto debole: essendo tutti e tre Neri Pozza, ed avendo tutti e tre copertine meravigliose oltre che titoli estremamente accattivanti, sono propensa ad ipotizzare una infatuazione estetica prima che contenutistica. Poi, chissà, magari semplicemente il mio neurone della lettura aveva voglia di aromi diversi, un po' più dark e ferrosi (notare l'allusione al sangue), e quindi inconsciamente mi ha spinta verso questi romanzi, in ogni caso li sto macinando uno dietro l'altro alla velocità della luce.
Il primo titolo del trio oscuro è stato Le tombe di Whitechapel. Insomma, dai, con questo titolo e questa copertina quante possibilità avevo di resistere? Era ovvio che lo avrei scelto per primo e il mio istinto aveva ragione perché l'ho letto in pochissimi giorni e mi è piaciuto davvero molto.
La storia non è nulla di speciale, è un qualcosa di già letto in diverse salse, ma l'ambientazione, il protagonista e lo stile lo hanno trasformato quasi più in un'avventura che in un mystery di quelli cervellotici nei quali ogni indizio è da tenere a mente altrimenti non si capisce una mazza.
Il protagonista e voce narrante è Cage Lackmann, un avvocato della zona di Whitechapel noto per essere talmente abile da far scagionare anche i criminali più incalliti, oltre che per essere strumento a uso e consumo di Obediah, il capo boss della zona. Cage è consapevole di difendere i colpevoli ma non ha scelta, è un uomo di Obediah e deve obbedire e, in cambio della sua totale fedeltà, può scegliere altri casi purché i clienti siano veramente innocenti, così che possa salvare le apparenze e rabbonire l'opinione pubblica. Purtroppo per Cage, la sua reputazione lo ha messo in cima alla lista dei nemici di Jack Cross, detective della polizia, che le tenta tutte per mettere una pezza ai danni causati da Cage.
Il momento più alto della loro faida è stato cinque anni prima, quando Cage ha difeso e fatto scagionare Moses Pickering, un illustratore accusato di aver ucciso un giovane di buona famiglia. Per tutti Moses era colpevole, tranne che per Cage che è riuscito a smontare le accuse e a ridare all'omino la sua vita. Ora la situazione pare sotto controllo, Cage ha instaurato una routine e si è accomodato in una vita sospesa che non lo rende felice, impossibilitato com'è a svolgere seriamente il suo lavoro e ad avere una relazione con Emma, la donna che ama, in quanto sposata.
La situazione peggiora quando un altro ragazzo viene trovato morto con le stesse modalità dell'omicidio del caso Pickering, con la conseguenza che Moses viene nuovamente accusato e Cage si ritrova da incudine e martello: Obediah non tollera che Cage richiami scandali e cattiva pubblicità, così lo costringe con una minaccia nemmeno troppo velata di trovare una soluzione o cominciare a pregare. Cage, che dopo tutto è un uomo dotato di un grande spirito di autoconservazione e una morale molto elastica, si butta a capofitto nell'indagine per trovare Moses, nel frattempo sparito nel nulla, e consegnare alla giustizia il vero assassino.
Il punto di forza del romanzo, come ho anticipato, è Cage per il semplice fatto che è un uomo che vive nelle sfumature del grigio, spesso del nero, e che non si dipinge come eroe che salva gli innocenti. Cage ha tantissimi difetti, molti vizi, ma ha anche la maledizione di essere nato come merce di scambio e di essere stato passato a Obediah come cucciolo da allevamento. Per Cage, anche volendo, la moralità non può che essere mooolto flessibile, deve farlo se vuole sopravvivere e in lui è estremamente sviluppato un istinto di autoconservazione che gli permette di agire senza porsi troppi scrupoli di coscienza. Vagando nei bassifondi e nella malavita, Cage ha un'aria un po' maledetta ma non si veste mai dei panni dell'eroe romantico tormentato. In lui di romantico non c'è nulla, vive con lo scopo di salvarsi la pelle e solo durante il caso decide che, per disperazione, vuole tirarsi fuori da un meccanismo logorante che lo ha plasmato fino a farlo diventare cinico ed egoista.
Il caso, ripeto, è molto semplice ma ben pensato, ci sono degli ottimi plot twist che ti accompagnano fino alla fine e persino io che sono una tardona ho saputo tenere il ritmo della narrazione senza perdermi indizi importanti. Attribuisco allo stile della Evans il merito di essere chiaro e semplice, e di calzare a pennello al periodo e al luogo raccontati. L'autrice non è prolissa, anzi, è stranamente stringata e le poche pagine del romanzo sono tutte fitte di scene importanti, al punto che alla fine della lettura ho pensato che non avrei tagliato nulla.
Siccome questo romanzo mi è piaciuto così tanto, sicuramente metterò in lista la Evans in caso - nel futuro - senta ancora il bisogno di fare una scorpacciata di mystery.

30 agosto 2021

Stuart Turton
Il diavolo e l'acqua scura

Titolo originale The Devil and the Dark Water

Trama
Neri Pozza
pag. 528 | € 19,00
Batavia, Indie orientali olandesi, 1634. La Saardam, col suo carico di pepe, spezie, sete e trecento anime tra passeggeri e membri dell’equipaggio, è pronta a salpare alla volta di Amsterdam. Una traversata non priva di insidie, tra malattie, tempeste e pirati in agguato in oceani ancora largamente inesplorati. 
Le vele ripiegate, il galeone accoglie nel suo ventre il corteo dei passeggeri aperto da Jan Haan, il governatore generale di Batavia. In sella a uno stallone bianco, seguito da un’accozzaglia di cortigiani e adulatori e da quattro moschettieri che reggono una pesante cassa dal contenuto misterioso, Haan procede impettito. Ad Amsterdam riceverà l’ambito premio per i suoi servigi: sarà uno degli enigmatici Diciassette del consiglio direttivo della Compagnia. Poco dietro avanza il palanchino che ospita Sara Wessel, sua moglie, una nobildonna dai capelli rossi decorati di gemme preziose e un segreto ben custodito nel cuore, e Lia, sua figlia, una ragazzina insolitamente pallida. Seguono dignitari e passeggeri di riguardo, ciambellani, capitani della guardia e viscontesse e, alla fine, a chiudere il corteo, un uomo coi ricci scuri appiccicati alla fronte e un altro con la testa rasata e il naso schiacciato. Sono Samuel Pipps, celebre detective appena trasferito al porto dalle segrete del forte, dov’era recluso con l’accusa di aver commesso un crimine meritevole di processo in patria, e il tenente Arent Hayes, sua fedele guardia del corpo. Le operazioni di imbarco proseguirebbero secondo un consolidato copione se un oscuro evento non funestasse la partenza. In piedi su una pila di casse, un lebbroso vestito di stracci grigi, prima di prendere stranamente fuoco, annuncia che «il signore dell’oscurità» ha decretato che ogni essere vivente a bordo della Saardam sarà colpito da inesorabile rovina e che la nave non arriverà mai alla sua meta. Non è il solo segno funesto. Non appena il galeone prende il largo, sulle vele compare uno strano simbolo: un occhio con una coda.
Il forte è forte e il debole è debole: se sei uno di questi ultimi, non importa se indossi i pantaloni o la gonna. La vita ti schiaccerà comunque come una mosca.
Commento
Per un po' di tempo ho temuto di avere addosso una specie di maledizione, perché ogni romanzo serio che prendevo in mano mi lasciava una sensazione di meh, di indifferenza e di delusione, e mi ero un po' messa sulla difensiva, leggendo romance leggeri per scacciare il malocchio e portare avanti la mia TBR. Poi, nell'ultima settimana di lavoro prima delle ferie, mi sono decisa a pescare dalla scatola dei romanzi da leggere, quelli rimasti a languire al buio per troppo tempo e che prima o poi avrei dovuto affrontare. Dal mucchio ho preso Il diavolo e l'acqua scura e, sarò onesta, non sapevo cosa aspettarmi. Prima di tutto a me non piacciono le storie a tema pirati o marittime o navali, sì se c'è qualcosa di questi temi dentro una storia più ampia non c'è problema, ma se sono esclusivamente di questo genere a me non scatta la magia. Avendo però già letto il primo romanzo di Turton e avendo capito che l'ambientazione è importante solo ai fini della storia e del mistero, mi sono lasciata convincere e non solo l'ho comprato in edizione cartacea ma l'ho addirittura letto con molto gusto, senza fretta, finendolo ben oltre la prima settimana di ferie. Ecco, il fatto che ci abbia messo un po' a finirlo non è assolutamente indice di noia da parte mia, ma - per farla semplice - è stato perché me la sono presa molto comoda, ho letto quando mi andava e mi sono gustata la lettura concentrandomi sul serio senza avere l'ansia di finire a tutti i costi.
La storia è sullo stesso tenore di Le sette morti di ecc. ma, per me, questa è nettamente migliore. Non ci sono tanti momenti WTF di buio assoluto nel quale vai avanti a leggere nella speranza di capirci qualcosa; questo romanzo è più un incastro di pezzi, un puzzle da comporre con le poche tessere che l'autore serve una alla volta e con molta calma e tu quella tessera te la giri in testa, ci ragioni su, aspetti che serva a qualcosa e quasi tieni conto di ogni indizio che spunta dalle pagine. Per me questa lettura è stata un esercizio di pazienza e di attenzione, quasi un test per vedere se sarei riuscita a stare dietro al filo che portava verso la risoluzione del mistero e del caso. Ovviamente l'autore non ha nessuna intenzione di farti capire facilmente la soluzione - o almeno, io non ci sono arrivata - e gioca al gatto e al topo con questo elemento horror fantastico che è poi il fattore scatenante della storia.
La Saardam sta per salpare, il corteo che porta i passeggeri alla nave è dei più eterogenei ma alcuni soggetti spiccano subito grazie al focus dell'autore. Abbiamo Samuel Pipps e Arent Hayes, il primo in manette e il secondo sua guardia del corpo, che si fanno strada tra la folla che vuole lapidare il piccolo risolutore. Pipps è famosissimo per essere una specie di Sherlock Holmes, risolve casi complicati e ha un'estrema capacità deduttiva e un'intelligenza fuori dal comune; Arent, invece, è apparentemente il classico omaccione tutto muscoli e niente cervello, in realtà Hayes è un uomo che ha deciso di dedicare la sua vita a proteggere Pipps per portare la giustizia nel mondo, lasciandosi alle spalle la guerra e le carneficine. Poi abbiamo Sara Wessel e Jan Haan, marito e moglie, lei una donna bella e indomita e lui un vecchio potente e crudele che tiene in pugno il governo della città. Insieme a loro c'è una coda di nobili che vogliono arrivare ad Amsterdam e dei fedelissimi di Haan, dal suo segretario al comandante della nave alla figura curiosa del proprietario (o direttore, non ricordo) della nave, tutti a parte di un misterioso carico che Haan vuole a tutti i costi portare a cospetto di un'organizzazione, I Diciassette, che controlla le vie di commercio navali.
Diversi soggetti con diversi motivi per essere sulla nave, ma prima di salire un lebbroso con la lingua mozzata urla sulla folla una profezia di sventura che vuole la Saardam maledetta così come i suoi passeggeri. Tra tutti solo Sara, Pipps e Arent prendono sul serio la minaccia ma niente smuove la decisione di Haan che, così, mette la nave sulla rotta prestabilita.
La maledizione diventa un'ombra che si serpeggia negli anfratti della nave e semina discordia, morte, sospetto e - infine - vendetta. Aggiungere altro su questo argomento significherebbe privare alla lettura il gusto di scoprire quanto c'è di reale e di mistico e quale ruolo giochino i singoli passeggeri. Ci sono tantissime chiavi di lettura, tanti sospetti che si rivelano innocenti e altrettanti che si rivelano colpevoli, non ha senso analizzarli uno per uno.
Passo, quindi, direttamente al finale e all'impressione che mi ha lasciato. Sono combattuta se criticare la scelta dell'autore o accettarla, perché da un lato c'è il contenuto e dall'altro il modo e i due non hanno suonato benissimo nella mia testa. Il problema, per me, è forse legato ad una questione di ritmo narrativo, di velocità eccessiva rispetto al resto della narrazione che, a conti fatti, ha esposto la soluzione con una strana velocità, come se una volta raggiunto e superato il culmine del mistero l'autore fosse stato di corsa per chiudere il romanzo. Arrivati a 500 pagine ormai un altro centinaio fa poca differenza e magari così la risoluzione e la spiegazione non avrebbero avuto il sapore amaro di una sezione frettolosa e poco approfondita. Questo ritmo veloce non è il ritmo serrato di una scena d'azione, è una descrizione superficiale e semplicistica di chi è colpevole, cos'ha fatto, come e perché, come a dire tanto siamo arrivati alla fine e ti dico il nome, il resto conta poco. Ecco, a me questa chiusura frettolosa ha deluso un pochino, mi sarebbe piaciuto qualcosa di più lento, più cerebrale, meno alla tarallucci e vino però, dai, se penso a quanto mi è piaciuto il resto posso anche accettare di aver corso nel finale.
In chiusura, il romanzo mi è piaciuto molto, sicuramente più del primo, l'ho trovato ben costruito, ben scritto e con un'adeguata precisione nei dettagli sufficiente ad evocare un'immagine storica di accompagnamento alla lettura. Forse Turton potrebbe anche considerare l'opzione di scrivere storie fantastiche o horror in ambientazioni storiche, perché per me gli riesce bene farlo.

31 maggio 2021

Ben Aaronovitch
I fiumi di Londra

Serie Peter Grant 1
Titolo originale Rivers of London

Trama
Fanucci
pag. 286 | € 14,90
Peter Grant, un aspirante agente di polizia in attesa di accedere al famigerato Metropolitan Police Service di Londra, ha due preoccupazioni: evitare la prospettiva di un noioso lavoro d'ufficio e guadagnarsi i favori della vivace e spregiudicata collega Leslie May. Nel corso di un'inchiesta su un caso di omicidio, Peter riesce inspiegabilmente a ottenere la testimonianza di uno strano individuo, estremamente loquace ma decisamente morto, e a richiamare su di sé l'attenzione dell'enigmatico ispettore Thomas Nightingale, l'ultimo mago d'Inghilterra, capo di un'unità segreta della polizia dedicata alla magia e al soprannaturale. Peter possiede poteri magici, e deve mettere le proprie straordinarie abilità al servizio del bene comune. Aggirandosi tra covi di vampiri nei sobborghi londinesi, negoziando tregue tra le divinità del Tamigi, dissotterrando tombe a Covent Garden, Grant cercherà di governare lo spirito di ribellione della città e riportare, forse, l'ordine nel caos che domina Londra.
Quando il treno giunse a Baker Street nella mia mente stava già prendendo forma un piano. La metropolitana è un bel posto per questa specie di epifanie concettuali. Se si è senza libro da leggere si trovano un sacco di cose da fare.
Commento
Ecco cosa succede quando ti fai prendere da una serie seguendo il parere di qualcuno che la legge in lingua e che ha denunciato la schifezza di traduzione dell'edizione italiana. Succede che spendo soldi, investo tempo e speranze e il risultato è un voto basso, un'esperienza di lettura mediocre e il drop della serie con un velo di acidità mista a incazzatura verso me stessa perché avrei dovuto dare retta a Prismatic.
Se seguite Prismatic su YouTube sapete che spesso è un pozzo senza fondo di spunti di lettura e che i suoi video books sono 1 ora di goduriosa scoperta di nuovi titoli. Siccome le ho sentito spesso nominare la serie di Aaronovitch avevo tenuto d'occhio l'eventuale presenza del corrispettivo italiano, salvo scoprire della sue esistenza proprio tramite lei. Il problema è che lei ha riportato delle segnalazioni dei suoi followers (lei lo legge in lingua) su grossi errori di traduzione e su - se non ricordo male - tagli e in generale una sciatteria dell'edizione che aveva rovinato completamente la lettura a chi aveva l'edizione italiana. Mi sono detta che magari queste differenze sono saltate all'occhio di chi conosce l'edizione originale e che magari affrontare quella italiana non avrebbe patito di ostacoli drammatici.
Partendo dal presupposto che non ho notato grossi strafalcioni o typos tali da farsi imbestialire, una cosa mi sento di dirla a favore del traduttore: è difficile riproporre l'ironia inglese, spesso è talmente sottile che si fatica a sentirla persino in lingua figuriamoci quanto può essere sfuggente a farsi tradurre. Questo non significa che sia impossibile, ma sicuramente è complicato e non è magari colpa di un poverino sottopagato e oberato di lavoro che deve rispettare tempi e richieste. Non conosco nulla di tutto ciò, non mi pare corretto sparare a zero sull'editore (anche se Fanucci è famoso per avere delle cadute di stile notevoli), purtroppo però il risultato non cambia nemmeno se si affronta il libro senza pregiudizi.
Il protagonista è Peter Grant, un giovane agente di polizia che durante un pattugliamento scopre di poter vedere e parlare con i fantasmi. Con un aplomb tipicamente british, Peter non si scompone più di tanto e accetta la stranezza come parte di una realtà già strana di suo, perché in quanto poliziotto vede cose assurde tutti i giorni. Il caso a cui viene assegnato in modo marginale è di un omicidio con tempistiche e modalità inspiegabili e Peter, che intravede la presenza del soprannaturale, segue la pista del fantasma fino ad incrociare Nightingale, ispettore della sezione crimini magici della polizia. Grazie a Nightingale che lo prende come suo apprendista, Peter scopre che la magia esiste e che il governo ne è a conoscenza e che per secoli è stata parte del tessuto sociale e che il suo capo è a capo della sezione che indaga quei casi in cui la magia è causa o mezzo del crimine. La vita di Peter viene stravolta perché non solo si separa dalla sua collega Lesley, per la quale ha una cotta, ma deve cambiare abitazione e imparare da zero la magia. Il caso rapidamente si ramifica in modo complesso e preoccupante e Peter e Nightingale devono districarsi tra burocrazia umana e magica perché mentre indagano spunta fuori che c'è una faida tra gli spiriti dei fiumi sulla spartizione del territorio e delle acque.
Ora, a questo punto uno si immagina che il nome della serie e il titolo del libro abbiano una relazione stretta con questi fiumi personificati, invece la trama portante del romanzo ruota tutto attorno al caso di possessione mentre i bisticci tra fiumi rimane un po' marginale anche se spesso ruba la scena nella narrazione.
Così arriviamo al voto, perché a questo punto se la trama vi attira lo farà anche dopo la mia spiegazione. Cosa non mi è piaciuto: prima di tutto l'elemento magico, che arriva inaspettato e tale rimane, quasi mai contestualizzato o spiegato, sempre dato per scontato e fatto subito parte del personaggio e della storia in un modo un po' superficiale. Ci sta che lo stile dell'autore voglia presentare la storia in un certo modo, ma se la magia e il mondo magico sono alla base di questa forse un filo - dico solo un filino - in più di in depth sarebbe stato spettacolare. Quella che era la principale attrattiva della serie è finita per essere una piccola delusione, mitigata in parte dalla velocità di lettura perché lo stile dell'autore è sicuramente veloce e facile.
Non so quanto si sia perso in fase di traduzione e non so se è stato fatto un buon lavoro, ma devo dire che se si conosce almeno un po' lo stile british si sente, anche se non in modo tale da renderla la lettura speciale ed entusiasmante che mi era stata dipinta in lingua originale. Colpa mia, avrei dovuto dar retta alle lamentele e non porre troppa fiducia nella traduzione. Può sempre essere che in realtà sono una schizzinosa piena di pregiudizi e che in realtà questo romanzo, se lo affronti a tabula rasa, sia un gioiellino divertente che ti invischia nella serie, io purtroppo non ho goduto della sua popolarità e ho già deciso di non proseguire la serie.
Del resto non è che ogni serie o romanzo debbano per forza piacere, come per qualsiasi cosa i gusti personali influiscono pesantemente sul gradimento e non bisogna dimenticare che basta una giornata no per perdere interesse in un libro, e io di giorni no ne ho avuti parecchi.
Quindi, per chiudere, se potete leggete in lingua e se no allora non fatevi tutte le menate che mi faccio io.

24 maggio 2021

Michelle Paver
I demoni di Wakenhyrst

Titolo originale Wakenhyrst

Trama
Neri Pozza
pag. 304 | € 18,00
A Wakenhyrst, un minuscolo borgo del Suffolk, sorge Wake’s End, un maniero dai tetti dissestati spruzzati di licheni arancioni e dalle finestre che si fanno a stento largo tra l’edera. Un posto fuori dal tempo, reso ancora più tale dalla Palude di Guthlaf, la landa selvaggia e intrisa d’acqua che circonda la tenuta. A Wake’s End, un tempo, vivevano Edmund Stearne, ricco proprietario terriero e stimato storico, e sua figlia Maude. Ma nel 1913 la sedicenne Maud Stearne vide il padre scendere i gradini con un punteruolo da ghiaccio e un martello da geologo e massacrare la prima persona che gli capitò a tiro nel modo più assurdo e raccapricciante. Internato in un manicomio, Edmund Stearne dedicò il resto della sua vita alla realizzazione di tre sbalorditivi dipinti. Opere che paiono uscite da un incubo: grottesche, macabre, malvagie. Opere che celano la chiave dell’omicidio? Nel 1965, per rispondere a questa domanda, la storica dell’arte Robin Hunter decide di contattare e interrogare l’ormai anziana Maude. La ricerca della risposta, tuttavia, trascina con sé altre domande. I fatti del 1913 hanno forse a che fare con il rinvenimento di uno spaventoso dipinto medievale chiamato l’Apocalisse, scoperto da Edmund nel camposanto di Wakenhyrst? E i diavoli raffigurati nella pala. sono loro la causa dell’inspiegabile e improvvisa perdita di senno dell’irreprensibile e stimato storico? O a farlo precipitare nel baratro della follia sono stati invece i demoni del suo passato?
Non riporre fiducia negli uomini, pensò. L'unica cosa di cui ti puoi fidare è ciò che vedi fuori: la siepe e l'erba umida. Gli alberi gocciolanti.
Commento
Circa un anno fa, alla riapertura dopo il primo lockdown, mi ero messa in testa di incrementare - per quanto possibile - l'incasso del negozio facendo arrivare libri che avrei o preso in ebook o preso in prestito in biblioteca. Ho destinato un micro budget a questa opera di bene e mi sono concessa il lusso di scegliere libri che non erano già nella mia lista desideri, andando quindi fuori dalla mia comfort zone e dai miei generi preferiti.
I demoni di Wakenhyrst non solo non è mai stato un candidato per la mia WL, ma appartiene ad un genere che raramente entra nella mia rotazione perché spesso non mi entusiasma come vorrei. Però Neri Pozza è un editore di gran classe che pubblica dei romanzi molto belli e mi sono lasciata tentare da ben due novità (una è ancora in lista di lettura).
Reduce da un periodo di romance e di fantasy ho pensato di ripulirmi la mente cambiando genere e registro e ho tirato fuori questo romanzo per prendere due piccioni con una fava.
Ora, partendo dal presupposto che il mystery/gotico/horror non è un genere che conosco e che apprezzo e che, quindi, non sono proprio ferrata sull'argomento, devo a malincuore dare una sufficienza a questo titolo. Non ho critiche nei confronti della storia e della sua originalità o per lo stile narrativo dell'autrice, perché in entrambi i casi non ci sono aspetti negativi che possano giustificare la mia mancanza di entusiasmo. Credo che il problema sia la coesistenza di diverse caratteristiche che non hanno incontrato il mio gusto e che hanno dato vita ad un romanzo interessante e ben scritto ma che non arriva mai a coinvolgermi in modo assoluto.
Per prima cosa, quello che mi è piaciuto. L'ambientazione è magica e bellissima in un modo macabro e tetro ed è protagonista quasi totale non solo della storia ma della narrazione stessa. Wakenhyrst è una tenuta della piccola nobiltà terriera inglese ed è immersa in un territorio fatto di paludi e acquitrini, e la casa padronale è al centro di questo microcosmo fatto di vegetazione marcescente e acqua stagnante, fauna schiva e solitaria e nebbia, umido e aria puzzolente che filtra nella casa come se fosse un'entità maligna e dispettosa. La palude, la casa e il villaggio poco lontano sono le location che vedono la storia iniziare e terminare in due momenti storici e si tengono stretti sia i personaggi sia i loro segreti, ed è per questo che il romanzo assume un tono di mistero e di horror, perché la palude viene da subito associata a qualcosa di sporco, contro natura e dalla natura malevola di qualcosa che impedisce alle persone di vivere in modo pulito, sereno e normale. Wakenhyrst non è la solita ambientazione della campagna inglese, c'è molto poco di bucolico e verde e lussureggiante, ma è anche una realtà esistente e suggestiva che si sposa benissimo con la storia.
La trama si apre con l'incursione di un giornalista nel passato della tenuta e nel mistero dell'omicidio compiuto dal suo proprietario, un famoso storico, e nel suo tentativo di scoprire la verità chiedendo alla figlia dell'uomo - all'epoca unica testimone - di raccontare la storia.
Per evitare di cadere in grossi spoiler la prenderò molto alla larga e cercherò di dare un'idea del mistero senza lasciarmi andare a dettagli non necessari.
La voce narrante della parte succosa della storia è Maud e la seguiamo dalla sua infanzia fino al culmine della storia, quando è adolescente. Maud ci viene presentata come una ragazzina anonima figlia di una donna incastrata nel ruolo di fattrice e di un uomo dipinto come bellissimo, intelligente e distaccato nella sua religiosa moralità. La routine familiare è sottomessa al volere del padre in linea con i dettami sociali dell'epoca, i figli devono fare silenzio e raggiungere le aspettative del padre e la moglie deve sottomettersi all'ingrato compito di subire continue gravidanze. L'immagine di questo uomo oscilla tra la natura rigida e bigotta e quella un po' malata di un uomo che praticamente sfoga le sue pulsioni sessuali ogni santa sera su una donna che abortisce continuamente. Come noi, anche Maud capisce che nel padre c'è un che di disgustoso ma avrà bisogno della morte della madre per perdere totalmente l'ingenuità infantile e vedere il padre in tutta la sua reale natura: intelligente, forse, ma anche totalmente disinteressato alle altre persone che vede alla stregua di animali. Maud, nonostante sia vista come una figlia rozza ma con un ottimo senso pratico, finge di adeguarsi all'idea che il padre ha di lei, ma sotto sotto comincia una campagna silenziosa per boicottare l'uomo che è arrivata a detestare: oltre la morte della moglie, Edmund è colpevole del progetto di bonifica della palude privando Maud dell'ultima cosa alla quale è legata.
La parte interessante del romanzo è legata sia al piano di Maud, ma soprattutto al lento ma inesorabile crollo psicologico di Edmund legato alla scoperta di un dipinto nella chiesa del villaggio che rappresenta l'Apocalisse. L'uomo sviluppa una vera e propria ossessione che degenera velocemente in paranoia e, infine, lo priva quasi totalmente della sua ragione. Il mistero dell'omicidio è quasi subito spiegato ma non è questo il vero punto culminante della trama, perché è il modo in cui si arriva al delitto ad essere misterioso e morbosamente affascinante. L'Apocalisse e la nuova ossessione di Edmund aprono il capitolo horror del romanzo e lasciano intendere che ci sia lo zampino di un'entità sovrannaturale e malvagia che istighi e influenzi la follia di Edmund. Non vi toglierò la sorpresa, quindi non dico nulla, personalmente il disgusto per Edmund ha coperto qualsiasi trasporto per la storia, l'ho detestato al punto da desiderare subito il finale e nemmeno la curiosità per la storia di Maud ha potuto mitigare la repulsione per quel personaggio. Sicuramente questa mia reazione si è legata bene alla storia e al genere del romanzo ma non mi è possibile apprezzare un libro quando detesto in modo così totale una parte importante della storia.
Il problema, mi pare ovvio, è mio non del romanzo quindi al di là di tutto posso tranquillamente dire che questo è un libro affascinante e vagamente oscuro, con un tocco morboso e folle che tiene viva l'attenzione per la lettura - anche se io oscillavo tra odio e attrazione. Insomma, tutto sommato questa scelta fuori dai miei soliti generi non è stata completamente infelice, forse mi devo solo abituare a storie diverse e a generi che scuotono la mia routine.