Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post

8 settembre 2023

Anne Rice, Christopher Rice
The Passion of Cleopatra

Serie Ramses the Damned 2

Trama
Ramses the Great, former pharaoh of Egypt, is reawakened by the elixir of life in Edwardian England. Now immortal with his bride-to-be, he is swept up in a fierce and deadly battle of wills and psyches against the once-great Queen Cleopatra. Ramses has reawakened Cleopatra with the same perilous elixir whose unworldly force brings the dead back to life. But as these ancient rulers defy one another in their quest to understand the powers of the strange elixir, they are haunted by a mysterious presence even older and more powerful than they, a figure drawn forth from the mists of history who possesses spectacular magical potions and tonics eight millennia old. This is a figure who ruled over an ancient kingdom stretching from the once-fertile earth of the Sahara to the far corners of the world, a queen with a supreme knowledge of the deepest origins of the elixir of life. She may be the only one who can make known to Ramses and Cleopatra the key to their immortality--and the secrets of the miraculous, unknowable, endless expanse of the universe.
There is no heaven. There is no hell. There is no above or below. If there is a realm beyond this one, it is no more beautiful, no more significant, no more full pf truth, than ours here on earth.
Commento
Intanto devo dire una cosa. Non mi passerà mai di non essere riuscita ad incontrare la Rice e, ora che è morta, vederla dimenticata dall'editoria italiana mi fa venire la gastrite.
Sono dovuta andare fino a New York per trovare alcuni titoli mai pubblicati in italiano e avvicinarmi un pochino a completare la collezione. La rabbia che mi è venuta quando ho scelto di non comprare libri nuovi e tuffarmi nella libreria The Strand e girare per ore negli scaffali alla ricerca della Rice. Ne sono uscita con ben 3 titoli e uno era proprio Ramses the Damned, the passion of Cleopatra.
Non mi fa impazzire sapere che il romanzo è scritto a quattro mani con il figlio, ma visto che anche lui è uno scrittore (tra l'altro amico della Ward) ha addolcito la pillola.
Putroppo non posso dare un voto pompato solo perché questo è un libro della Rice, devo essere oggettiva e onesta soprattutto con me stessa. Ho speso dei soldi, ho letto e il voto finale è basso.
Lo stile non ha nulla per cui essere criticato, se avete letto un romanzo della Rice sapete bene che lei non mette mai il turbo, va lenta come una tartaruga con il carapace agghindato di pietre preziose. Devi rispettare il suo ritmo e, dopo un po', ci si abitua ma la verità è che lo stile e la consapevolezza che è della Rice sono la salvezza del romanzo.
Ho letto il primo titolo della serie ormai non so più nemmeno quanti anni fa, quindi ho approcciato la lettura come una novità assoluta, tanto in un certo senso ogni autore ci rifila il recappone delle puntate precedenti.
Le fila della storia si riallacciano esattamente a quelli del primo romanzo, con i protagonisti immortali che cercano di superare la resurrezione sfortunata di Cleopatra.
Qui Ramses e Julie si stanno godendo la vita, viaggiano e scoprono il mondo con gli occhi di chi non rischia la morte e non ha problemi di soldi. Dall'altra parte, però, abbiamo Cleopatra. E' lei la vera protagonista del romanzo, perché è un personaggio controverso, con tante luci e ombre e ha una storia da raccontare, sia nel suo passato che nel presente. La trama, purtroppo, è molto semplice e viene tirata così tanto che certi capitoli sembrano scritti per puro gusto di farlo. Per carità, la Rice può permetterselo, ma la lettura viene frenata e sei lì che speri che accada qualcosa al più presto.
In realtà pensavo che la storia prendesse tinte più cupe, più drammatiche, che il sangue ad un certo punto scorresse, o quanto meno ci fosse una morte (ce n'è una, ma è di poco conto). Invece qui la Rice salva tutti perché li illumina di una luce poetica, li trasforma in meravigliose creature dallo spirito indomabile e drammatico. Fino ad un certo punto sono d'accordo, poi non tanto.
Il risultato è che mi sono annoiata, la storia e i personaggi non mi hanno preso e sono arrivata alla fine perché mi scocciava droppare. Sarò onesta con me stessa, non penso che la mia smania di completare la collezione della Rice arrivi al punto di comprare seguiti di storie che mi hanno lasciata indifferente.
Io amo Annina, ma al mio amore c'è un limite che si chiama rapporto spazio/denaro/qualità.

7 febbraio 2022

Camille Monceaux
La maschera di No

Serie Le cronache dell’acero e del ciliegio 1
Titolo originale Le masque de Nô

Trama
L'Ippocampo
pag. 416 | € 15,90
Le cronache dell’acero e del ciliegio formano una tetralogia ambientata nel Giappone del XVII secolo. Seguiamo due eroi, Ichirō, giovane samurai dal favoloso destino, e la misteriosa Hiinahime, una sconosciuta che si nasconde dietro una maschera nō. Nei primi due volumi l’io narrante è Ichirō, negli altri due toccherà all’eroina Hiinahime raccontare la vicenda. Il primo tomo, intitolato La maschera nō, ripercorre la vita di Ichirō dall’infanzia all’adolescenza. Abbandonato, Ichirō viene cresciuto come un figlio da un ignoto samurai che gli insegna la via della spada. Il ragazzo vivrà un’esistenza solitaria tra le montagne, nel cuore di una natura selvaggia e al ritmo delle stagioni, tra momenti di beatitudine e spensieratezza e un apprendistato che richiede costanza e coraggio. Ma in una tragica notte, la vita di Ichirō viene sconvolta dall’attacco di loschi samurai. Il destino lo porterà allora a Edo (l’antica Tokyo), dove inizierà a esibirsi nei teatri kabuki; lì stringerà le prime amicizie e incontrerà Hiinahime, la sconosciuta con la maschera Nō. Il secondo tomo della tetralogia, La spada dei Sanada, sarà pubblicato ad ottobre.

Commento
Sono molto combattuta. Da un lato vorrei dare un voto basso perché mygod mi sono annoiata, ma dall'altro sono oggettivamente costretta ad alzarlo perché è innegabile che questo sia un libro pensato, curato e che dietro ci sia un progetto che merita di essere riconosciuto. I tre pallini sono un compromesso tra le due cose, più di così non potevo dare.
Intanto sono costretta ad ammettere che ho letto questo romanzo principalmente per due motivi: era in biblioteca e lo avevo aggiunto nella mia wishlist un po' al volo senza curarmene. Siccome ormai sto pescando a caso senza nemmeno leggere le trame, ho fatto un double check ed è finito nella mia pila.
Ammetto anche che, una volta in mio possesso, mi si è accesa una lampadina: chissà per quale motivo, ero convinta che Le Cronache fosse una graphic novel, invece mi sono trovata per le mani un bel mattoncino ingombrante con zero tavole. Va bè, è ovvio che uno se ne fa una ragione e in ogni caso lo avrei letto, ma è veramente spesso e non è che fossi così ansiosa di iniziarlo.
In ogni caso, una volta nella pila o lo lasciavo lì fino a scadenza o lo leggevo. La seconda opzione mi è sembrata la migliore ma, purtroppo, non ho ricevuto un'esperienza di goduriosa sorpresa letteraria.
La storia ha un pregio che può anche essere un difetto: è lenta. Con lenta non intendo che lo stile è noioso, tutto il contrario, ma se alla lentezza si accoppia una trama in cui succede poco o niente il risultato finale non può essere un colpo di fulmine, a meno che non sia proprio quello che cerchi.
Il romanzo inizia quando il protagonista, un bimbo in fasce, viene trovato in mezzo alla foresta da un samurai ritirato a vita solitaria. Il piccolino è stato abbandonato con un ciondolo di foglia d'acero al collo e nessuno conosce la sua storia. Lo seguiamo durante i primi anni della sua vita, con il samurai e la vecchia governante come unici punti di riferimento, isolato dal mondo non solo fisicamente ma anche culturalmente. Il bimbo conosce del mondo solo quello che gli viene insegnato e non ha altri riferimenti: il punto di rottura è quando il passato del samurai entra in conflitto con il loro piccolo nucleo familiare il piccolo Ichiro si ritrova solo, senza un soldo, senza aver mai visto un villaggio, spaventato dalle persone e dal mondo.
A questo punto ci troviamo a metà romanzo e ancora non è successo molto. L'autrice si spende moltissimo nell'entrare nel dettaglio più minuzioso della routine quotidiana di Ichiro e non ha nessun interesse a movimentare le cose perché, a tutti gli effetti, questo romanzo è solo l'apertura di un arco narrativo più lungo. Ma io, che questo non lo so, seguo la lettura aspettandomi sempre una svolta che non arriva e il livello di attenzione cala. Quando finalmente la storia si sposta su un altro piano ecco che ricompare lo stesso modus operandi: l'adolescenza di Ichiro è il secondo blocco, quello più lungo e quello che lo vede passare attraverso anni di fame e sofferenza, un orfano che vive per strada cercando di sopravvivere al clima e alla violenza. C'è un bel momento di speranza quando Ichiro trova finalmente degli amici e successivamente una casa, ma a questo punto entra in scena un altro elemento che devia il filo narrativo e verso il quale io non provo grande trasporto: il teatro. Sì, ok, c'è il collegamento con il titolo e con un personaggio chiave per la storia, ma onestamente a me non è mai interessato e non è scattata la scintilla. Questa misteriosa figura di ragazza che si nasconde dietro la maschera ha il vago sapore di interesse amoroso ma è talmente staccata dal resto della storia che sembra una parentesi inserita, al momento, con l'unica ragione di far scattare il fattore primo amore. Se tanto mi da tanto, è chiaro che questo romanzo si è preso il difficile compito di dare al lettore una conoscenza quasi intima del personaggio, perché raccontare della quotidianità e dilungandosi così tanto sui dettagli che, a volte, non servono, deve per forza avere un senso. Non accetto il contrario. Mi viene anche il dubbio che l'autrice abbia tentato di simulare lo stile nipponico, io non sono un'esperta e ho letto pochi autori giapponesi, ma il poco che ho letto mi è parso volutamente lento, volutamente banale, con la differenza che sotto c'è sempre un nucleo poetico che qua non ho trovato.
Ho terminato il romanzo perché arrivata a metà e mollare non avrebbe avuto senso, ho impiegato 3 settimane del mio tempo perché volevo comunque finirlo e avere un'opinione precisa su cosa fare. Non proseguirò la serie, il primo romanzo ha sicuramente presa su alcuni palati ma non sul mio, anche se il Giappone ha sempre il suo fascino, credo che lo stile dell'autrice non faccia per me.
Chiudo dicendo che il romanzo in sé non ha difetti strutturali, è veramente ben curato sia dentro che fuori, sia nella sostanza che nella forma, ma non ha avuto presa e non mi ha appassionata. Sono perplessa anche di fronte alla categoria in cui viene inserito: per me questo non può essere un libro per ragazzi solo perché il protagonista è un bambino, è un romanzo troppo lungo e lento e ci saranno pochissimi ragazzini che proveranno interesse, ma ad un certo punto sarà l'editore a farsi due conti. Io, siccome sono una vecchia acida e povera, ho brutalmente approfittato della biblioteca così non mi rodo il fegato per un romanzo acquistato che non mi è piaciuto e risparmio pure sullo spazio.

8 novembre 2021

Teresa Radice, Stefano Turconi
Il Porto Proibito (Artist Edition)

Trama
Bao Publishing
pag. 319 | € 27,00

Nell'estate del 1807, una nave della marina di Sua Maestà recupera al largo del Siam un giovane naufrago, Abel, che di sé ricorda soltanto il nome. Diventa ben presto amico del primo ufficiale, facente funzioni di capitano perché il comandante della nave è, a quanto pare, scappato dopo essersi appropriato dei valori presenti a bordo. Abel torna in Inghilterra con l'Explorer, e trova alloggio presso la locanda gestita dalle tre figlie del capitano fuggiasco. Ben prima che gli possa tornare la memoria, però, scoprirà qualcosa di profondamente inquietante su di sé, e comprenderà la vera natura di alcune delle persone che lo hanno aiutato. Dall'affiatato team creativo composto da Teresa Radice e Stefano Turconi, un libro intenso, che scava nell'anima dei protagonisti e dei lettori, che BAO propone in uno speciale cartonato a dorso tondo realizzato per ricordare un antico tomo marinaro.
La verità più profonda si può trovare grazie a una semplice storia.
Commento
Durante il mio raid in biblioteca, oltre ad una dose di mystery, ho portato a casa anche tre graphic novel che stavano belle pacifiche in mostra su un tavolino all'ingresso.
Avendo sentito parlare in lungo e in largo di Il Porto Proibito (e fidandomi quasi ciecamente di Silvia Leggiamo e Prismatic) ho arraffato la copia esposta con le stelline negli occhi, felice di sperimentare questo genere che non era mai entrato nella mia rotazione di letture.
Aimé, mi duole dirlo, la passione non è scoccata e i cuori non si sono formati, lasciandomi un filo delusa dal fatto che, ancora una volta, non riesco a infilarmi nel gruppo felice di chi ama una storia incondizionatamente.
Dal punto di vista sensoriale ed estetico il voto è alto, il volume è veramente molto bello e merita tutto l'entusiasmo che ha suscitato, soprattutto l'edizione Artist Edition ha una copertina accattivante che acchiappa subito l'attenzione. Anche lo stile delle illustrazioni è molto gradevole, si sposa benissimo con la storia e ha una capacità di rendere i dettagli in modo preciso ed elegante, senza farli sembrare fotografie. E' chiaro che poi lo stile, così come la storia, risente dei gusti personali, ma io di solito non sono particolarmente critica sui disegni, mi piacciono tutti finché hanno personalità e identità; diversa è la questione della storia.
Partendo dal presupposto che la trama è sicuramente carina e godibile e perfetta per essere narrata attraverso i disegni, tutto si riduce al fatto che di base non sono fan delle storie marittime e che ce ne vuole parecchio perché mi piacciano. Non ho affrontato la lettura decisa a dare un voto basso, non lo faccio mai, e alla fine non c'è veramente nulla che non mi sia piaciuto, semplicemente non mi sono appassionata e non mi ha presa nel modo in cui ha fatto presa su altri.
La trama è un'avventura quasi soprannaturale che ha come protagonista un giovane ripescato su una spiaggia dopo un naufragio. Il ragazzo ha perso la memoria ma subito dimostra una profonda conoscenza della navigazione e della vita dei marinai. Poco alla volta si ritrova sulle orme di un famoso marinaio accusato di diserzione e furto e, tra ricordi che riaffiorano e misteri da chiarire, incontra sulla sua strada diversi personaggi che saranno preziosi per il suo percorso.
Parte del mio disappunto è collegato al fatto che ho capito subito il collegamento tra il ragazzo e il marinaio, ma forse era voluto e io mi fregio di un intuito inesistente; quale che sia la motivazione, avendo già capito, ho perso immediatamente interesse, ho trascinato la lettura un po' a malincuore giusto per vedere le tavole e capire che linea narrativa avrebbe preso la storia.
Non so, forse un insieme di cose non mi ha messa in condizione di apprezzare appieno questa graphic novel, non credo nemmeno sia un problema di formato perché non sono una novellina assoluta e ho letto spesso fumetti in passato, semplicemente mi sono lasciata condizionare dall'opinione altrui e ci sono rimasta male quando ho scoperto che non la condividevo.
Sono curiosa, però, di leggere altre GN di Radice e Turconi, magari mi piaceranno più di questa e avrò l'ennesima conferma che mi devo tenere alla larga dalle storie marinaresche. Vedremo, per ora passo ad altro e cambio totalmente genere.