Visualizzazione post con etichetta romance. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta romance. Mostra tutti i post

19 aprile 2021

Milla Vane
A Heart of Blood and Ashes

Serie A Gathering of Dragons 1

Trama
Berkley | ebook | € 4,42
A generation past, the western realms were embroiled in endless war. Then the Destroyer came. From the blood and ashes he left behind, a tenuous alliance rose between the barbarian riders of Parsathe and the walled kingdoms of the south. That alliance is all that stands against the return of an ancient evil--until the barbarian king and queen are slain in an act of bloody betrayal. Though forbidden by the alliance council to kill the corrupt king responsible for his parents' murders, Maddek vows to avenge them, even if it costs him the Parsathean crown. But when he learns it was the king's daughter who lured his parents to their deaths, the barbarian warrior is determined to make her pay. Yet the woman Maddek captures is not what he expected. Though the last in a line of legendary warrior-queens, Yvenne is small and weak, and the sharpest weapons she wields are her mind and her tongue. Even more surprising is the marriage she proposes to unite them in their goals and to claim their thrones--because her desire for vengeance against her father burns even hotter than his own...
There are enemies, and there are monsters. Always slay the monsters first, because enemies may one day become allies – but monsters never will.
Commento
Parto con la premessa che non conosco l'autrice sia sotto questo nome che sotto Meljean Brook, non ho mai letto nulla di suo in italiano o in inglese, quindi non ho idea se tenere AHOBAA come riferimento sia una buona idea. Quindi, detto questo passo con il dire che ci ho messo una vita a decidermi di leggere questo romanzo e, ora che l'ho fatto, dare un 3 e mezzo  mi sembra un esito deludente per un titolo che suscita un interesse molto alto ma delivers an it's ok. Elaboro: ho visto questo titolo spinto spesso nel panorama del romance americano e me lo sono segnato perché la trama mi sembrava succosa e diversa dal solito. Un fantasy romance con guerrieri, matrimonio combinato, il trope enemies to lovers e una lunghezza a dir poco allarmante per il genere con 555 pagine sul Kindle. Mi è sembrato un romanzo impegnativo nella sua categoria ma affascinante per la sua trama, così l'ho preso ma ho faticato a convincermi ad iniziarlo.
Una volta aperto, una volta letto il primo capitolo ho capito che avrei avuto difficoltà a digerire lo stile: per farvi capire in fretta senza citazioni, tutto il romanzo è scritto con un vago stile Yoda (es: felice lei è, pericoloso è combattere) che in italiano stimola malissimo i miei centri nevrosi ma in inglese scatena una confusione e una repulsione tali da avermi fatto prendere una pausa di un paio giorni prima di tornarci sopra. Lo stile non mi è piaciuto, capisco il desiderio di usarne uno che si adatti alla trama e capisco che così facendo sembri di essere più coinvolti dalla storia, ma è stato difficile superare questo scoglio fisico. Spesso ho dovuto rileggere due volte le frasi perché il mio cervello riconosceva le parole ma non la loro posizione e quindi il significato si mescolava nella mia mente. Insomma, già il romanzo è lungo, già abbiamo nomi strani e cose strane da ricordare, se poi mi shakeri le parole io devo proprio farmi violenza per procedere con la lettura allora anche no, non ci siamo.
Ipotizziamo, però, che questo stile da Maestro Yoda non sia un ostacolo e che la lettura scorra liscia, rimane la trama da analizzare e qui o è il tuo genere o non lo è, c'è poco da fare. Personalmente trovo che l'idea di base sia stata interessante ma che la resa spesso non fosse all'altezza, come se l'idea iniziale non riuscisse a trovare una realizzazione sulla carta, perdendo gran parte della sua originalità. In generale, quindi, mi è sembrato quasi di leggere una versione personalizzata e più civilizzata di una storia in stile Dothraki (e su Goodreads in molti la pensano come me), con il Ran (Khal) che si ritrova una moglie piccolina e deboluccia con la famiglia disagiata ma che alla fine è potente e sconfigge il mondo. Ecco, mi sembra chiaro che le somiglianze siano sostanziali, però per fortuna man mano che si legge ci si dimentica del retrogusto da serie tv e ci si concentra su quello che invece è presente nel libro.
La storia si basa sulla formazione di un'alleanza, nata sotto la stella della vendetta. Da un lato abbiamo Maddek, figlio dei Ran di Parsathe, che desidera vendicare l'omicidio dei due genitori e dall'altra abbiamo Yvenne, figlia dell'uomo che ha ucciso i Ran e pedina nel progetto di potere del padre. I due si trovano insieme con l'obiettivo comune di uccidere non solo il padre della ragazza, ma praticamente tutti i fratelli, che per anni hanno tramato per aumentare il loro potere, rinchiudendo la madre e la sorella discendenti di una stirpe ormai persa di donne guerriere.
Il progetto di Maddek, in linea con la sua origine, è più brutale e istintivo: a lui interessa solo la vendetta e nella sua rabbia cieca non pensa ai risvolti diplomatici e al rischio di scatenare su Parsathe una guerra illegittima. Maddek è un guerriero, non sa fare altro, e pur essendo il miglior condottiero delle armate dell'Alleanza, è pur sempre abituato a usare le mani prima che il cervello. Questo suo carattere, che spesso lo limita in questioni più sottili e di astuzia, non lo rende uno scimmione incapace di buon senso. Affiancato dal suo Dragone, un gruppo tra i migliori soldati parsathe, Maddek riesce a filtrare la sua rabbia e a pianificare la vendetta. Ma sarà l'ingresso in scena di Yvenne a cambiare la situazione perché lei è più astuta, furba e lungimirante di Maddek. Yvenne ha avuto anni per superare la fase iniziale di rabbia e odio e ha avuto anni per decidere il suo piano d'azione, scegliendo Maddek come mano armata del suo cervello sceglie non solo lo strumento per portare la vendetta sul padre ma anche il mezzo per diventare regina. L'alleanza tra i due si basa sul matrimonio: Yvenne, che ancora non è in età per diventare regina, per salire al trono in modo legittimo deve avere un erede, mentre Maddek, sposando Yvenne avrebbe legittimato la sua vendetta detronizzando - e uccidendo - il suo nemico.
E' chiaro che il grosso della trama si basa sul rapporto tra i due e sui problemi che nascono da un'alleanza romantica tra un bestione guerriero e una focaccina piccolina che non ha mai visto il mondo. Seppur godibile, alla lunga il ripetersi delle scene tra i due mi ha annoiata, perché anche se l'autrice ha trovato una giustificazione per la totale assenza di comunicazione, dopo un po' la frustrazione ha preso il sopravvento, soprattutto quando le cose si ripetevano nello stesso identico modo. Un'altra cosa che mi ha lasciata con l'amaro in bocca è che le scene di combattimento venivano preannunciate da lungo tempo e poi al suo svolgersi erano meno epiche di quello che pensavo: non c'è rischio di scambiare questo romanzo per un fantasy epico, perché alla fine è un romance e come tale ha degli schemi da rispettare, ma un filo in più di dettaglio mi sarebbe piaciuto. Alla fine con tutte quelle pagine la Vane avrebbe potuto benissimo dilungarsi un pochino e nessuno si sarebbe lamentato, gli elementi c'erano tutti perché la parte forte del romanzo è l'ambientazione. Se si considera che siamo nei limiti di un genere preciso, i luoghi, le tradizioni, i nomi, le creature e persino i personaggi avevano un'identità precisa e ben presentata, e nel contesto ogni elemento ha funzionato benissimo.
Mi è piaciuto molto anche il rapporto tra Maddek e i guerrieri del Drago, forse perché erano molto vari in personalità e rappresentazione, uomini e donne visti sullo stesso piano e con la stessa forza, sessualità libera e senza malizia e pudore, per il poco spazio che hanno avuto ognuno di loro ha portato qualcosa alla storia e hanno stuzzicato abbastanza la mia curiosità da farsi tenere d'occhio i seguiti della serie. Per una volta, poi, non abbiamo il solito guerriero bellissimo e gay, ma una guerriera talmente libera nella sua fisicità e nella sua sessualità da essere un genere a se stante; ma soprattutto l'autrice non ha sentito la necessità di sottolineare la diversità, semplicemente l'ha inserita e le ha dato il giusto spazio. Detto questo il romanzo ha i suoi pregi e i suoi difetti, e forse il fatto di avere due piedi in due staffe diverse ha reso un po' estrema la differenza tra romance e fantasy, lasciando la trama a metà senza una definizione precisa. Il problema di fondo per me è stata la ripetitività nei tira e molla tra i due protagonisti, a volte erano succosi ma altre erano deludenti perché l'angst era solo un'illusione mai realizzata. Ora, non so se e quando proseguirò questa serie, alla fine il romanzo mi è piaciuto con qualche riserva e non ho avuto un colpo di fulmine tale da farmi correre sui seguiti, però me lo tengo in lista perché è difficile trovare titoli di fantasy romantico che abbiano un po' di sostanza oltre alla storia d'amore.

25 novembre 2019

Katie McGarry
Ogni nostro segreto

Serie Pushing the Limits 5
Titolo originale Chasing Impossible

Trama
De Agostini
pag. 418 | € 14,90
Per Abby e Logan la vita è una partita, e a entrambi piace giocare. Spesso con il fuoco. Ribelle e indipendente, Abby lascia entrare solo pochissime persone nella sua cerchia. Non si fida di nessuno. E non è disposta a cedere all’amore. Mai. Perché quello che fa per racimolare spiccioli è un lavoro troppo pericoloso. Un lavoro di cui non va fiera, ma che – per via di suo padre e del doloroso segreto che entrambi custodiscono – non può abbandonare. A Logan però non importa di quel che fa Abby per vivere; i suoi occhi sono solo per lei. Logan è bello, atletico, arrogante e imprevedibile. Ma è anche il ragazzo più gentile e leale che Abby conosca. Farebbe qualsiasi cosa per essere più di un amico per lei… Eppure, più i due si avvicinano, più il muro di segreti che li separa sembra farsi invalicabile. Ed è proprio quando la posta in gioco si alza che Abby e Logan dovranno decidere quale mossa fare per vincere la partita più importante di tutte. Quella per il loro amore.
I don’t know what love is very well either, but I hope it feels like this.
Commento
Sto per avere un mancamento, anche se sono seduta. Portate i sali, portate qualcosa che mi faccia riprendere dal trauma perché nemmeno un croissant di Bastianello ha saputo farmi tornare dal baratro della disperazione.
E' la prima volta da che leggo la McGarry che le ho dato un voto così misero. E' la prima volta, e onestamente non riesco ancora a capire se il problema sono io, o se effettivamente il romanzo non è in linea con gli altri della serie.
La prima possibilità è che mi sia definitivamente allontanata dal genere YA, e che ora faccia fatica a farmi coinvolgere da uno stile, da delle storie e da dei personaggi che non rispecchiano più i miei gusti letterari. A me è sempre piaciuto il genere YA e non ho mai avuto nessuna difficoltà con le storie della McGarry, ma è anche vero che è ormai da più di un anno che non leggevo romance YA e che probabilmente il mio cervello si è ripulito poco alla volta dall'assuefazione che mi avevano dato. Non dico che d'ora in poi non leggerò più YA o che non leggerò mai più la McGarry, dico solo che invece di comprare i suoi romanzi a scatola chiusa controllerò la trama e poi deciderò.
La seconda possibilità è che questo ultimo romanzo della serie sia effettivamente il meno riuscito, quello che ha fatto il passo più lungo della gamba, quello che ricalca la struttura dei suoi senior per poi cadere nel tranello del too much. Oppure la media di voti su Goodreads è giusta e io sono diventata vecchia e inacidita.
Il problema insormontabile che ho avuto con questo romanzo è stata la protagonista principale e tutto il mondo che l'autrice le ha creato addosso. Sono consapevole di preferire da sempre che la part bad, really bad, di uno YA cada solo sul personaggio maschile, è uno stereotipo che mi piace e che accetto senza problemi; mentre le protagoniste femminili mi sta bene che siano delle focaccine - lo preferisco - o al massimo le classiche problematiche ma che non toccano certi estremi.
Detto questo posso confessare di aver detestato Abby dalla prima all'ultima pagina. Oltre a non essere bendisposta nei confronti di personaggi criminali, il fatto che lei sia una spacciatrice e che abbia un carattere - detto terra terra - di merda me l'ha resa immediatamente antipatica. Sì, sì l'autrice le affibbia delle attenuanti ma, secondo il mio punto di vista, mancano di logica e risultano talmente assurde e forzate da andare a rafforzare il fastidio suscitato dal personaggio.
Abby spaccia erba, ok. Abby ha la nonna malata di Alzheimer, ok. Abby è figlia di questo super spacciatore famosissimo di nome Mozart, ok. Abby eredita la fama del padre e parte del suo territorio, ok. Abby odia la sua vita, e ci mancherebbe. Abby è convinta che spacciare sia l'unica opzione per mantenere la nonna malata e non finire in affido, se lo dice lei. Abby è convinta di essere parte di un sistema criminale e di avere un ruolo così importante che ogni persona che ha a che fare con lei rischia la morte, sempre. Io capisco la necessità di trovare l'espediente narrativo per isolare la protagonista in una bolla di angst, ma ci vuole un briciolo di credibilità. Al di là del fatto che io rifuggo qualsiasi trama legata alla droga, di qualunque genere sia, se pure la protagonista gioca a fare il gangster e ha l'attitude stile sono una dura, sono una solitaria, non ho bisogno di nessuno, non provo sentimenti, allora io non ce la posso fare. Proprio no.
Abby non mi è piaciuta, non ho provato pena per lei ma soprattutto non sono riuscita a superare la sua personalità che ho trovato inutilmente chiusa e facile alla rispostaccia. Il contesto nella quale è inserita sarebbe pure quello giusto, ma non aiuta di certo a farmela piacere; del resto no più no fa sempre no.
L'unico elemento che ho veramente gradito è stato Logan. Non tanto perché è il classico bellone americano, bruno muscoloso e atletico, ma perché ha portato su pagina una patologia che lo pone tra i pochi eroi che, pur essendo malati, non sono vittime della loro patologia. Logan ha il diabete di tipo 1 e, come si può immaginare, la malattia occupa gran parte della sua vita non solo in termini di possibilità ma anche in termini di identità: non avendo le stesse scelte dei suoi coetanei, Logan ha sviluppato una sorta di valvola di sfogo ricercando attività o esperienze che gli dessero una scarica di adrenalina e che lo facessero sentire normale, se non addirittura più vivo delle persone sane. Convinto di dover nascondere il diabete per non essere trattato da malato, Logan si guadagna presto la nomea del ragazzo fuori di testa, quello che accetta ogni sfida e non si tira indietro da nulla, non importa quanto folle sia. Dal punto di vista umano, la sua lotta ad accettare il diabete e tutto quello che comporta è intensa e credibile, la profondità del personaggio guadagna solo in complessità - proprio l'opposto di Abby. Quindi, per quanto Logan sia un personaggio complesso e folle, bilancia alla perfezione l'assenza di queste qualità in Abby. Anche se è lei che dovrebbe essere più adulta, più razionale e matura, è Logan a reagire nel modo giusto e a rimettere le cose nella giusta prospettiva, è lui che martella continuamente con il si può trovare un'altra soluzione, riflettendo al 100% il mio pensiero: tutta la situazione di Abby è assurda, sciocca e ci vuole un Logan a raddrizzare le cose, specialmente la visione di Abby.
La storia è abbastanza prevedibile, ragazzo malato ma molto atletico e attraente con una vena di follia diventa amico di un gruppo di ragazzi problematici. Da questo gruppo entra e esce Abby, e i due subito cominciano a provare attrazione l'uno per l'altra. Motivo di crisi tra lei e Logan, e tutto il gruppo in realtà, è la vita di Abby, e tra vari tira e molla e pure sparatorie, i due finalmente troveranno il modo per stare assieme nella legalità e in una versione personalizzata di normalità. La trama non mi ha fatta impazzire per il semplice fatto che ruota per la maggior parte attorno alla questione della droga, ci sono alcune scene che mi sono piaciute, altre di meno, ma in generale ho trovato il romanzo molto calcato, quasi troppo, e in un certo senso mi ha fatto l'effetto opposto: invece di dare il senso o il brivido del pericolo a me è sembrato una caricatura di una trama più seria e adulta che applicata ad un target adolescenziale è grottesca, esagerata, assurda. Non ha giovato l'uso di un lessico volgare, con i vari fucked/fucking/damned/damn dei quale avrei fatto volentieri a meno.
Per quanto riguarda lo stile, è l'unica cosa che mi ha fatta arrivare alla fine quando il mio istinto diceva di droppare. Conoscendo l'autrice ho voluto fare uno sforzo extra e vedere se il fastidio fosse solo passeggero ed effettivamente un po' ha perso intensità, cosa che ha agevolato la lettura.
In sostanza per me questo romanzo è stato una delusione che non mi aspettavo e per la quale non ero pronta, d'ora in poi sarò più guardinga con la McGarry e i suoi romanzi, anche se mi si spezza il cuore al pensiero.

10 dicembre 2018

Katie McGarry
Dimmi che ti ricorderai di me

Titolo originale Say You'll Remember Me

Trama
Harper Collins
pag. 441 | € 16,90
Quando Hendrix è finito in carcere per un crimine che non ha commesso, per un po' ha pensato che la sua vita fosse arrivata al capolinea. Poi è stato inserito in un ambizioso programma di riabilitazione, fiore all'occhiello del governatore del Kentucky, e si è reso conto subito che quella era la sua unica possibilità di rimettersi in riga. Ora, finalmente libero, ha tutte le intenzioni di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per costruirsi una vita. Ellison, invece, ha un'esistenza privilegiata: essere figlia del governatore le apre tutte le porte, anche se a volte le aspettative paterne e le pressioni a cui è sottoposta sono dure da mandar giù. A lei piacerebbe seguire le proprie inclinazioni e andare avanti per la propria strada, ovunque porti. Elle e Drix vivono realtà completamente diverse, eppure, quando le loro strade si incrociano, è subito chiaro a entrambi che tra loro c'è qualcosa di molto speciale. Ma è altrettanto evidente che ci sono anche parecchi problemi, perché Drix non è il tipo di ragazzo che il governatore ha in mente per la figlia, ed Elle non è il genere di ragazza che potrebbe capire la vita incasinata di Drix. Certo, l'amore potrebbe infrangere qualunque barriera... se solo avessero il coraggio di lottare contro una società che non vuole vederli insieme.

La vita non è una corsa in piano e senza ostacoli. E' un'arrampicata sulla montagna più alta a mani nude, e una volta arrivati in cima si scopre che non è la fine. E' solo l'inizio, e la discesa fino alla montagna successiva è lunga e difficile. Ma nonostante ciò che mi aspetta oltre questa porta, ne vale la pena. Valeva la pena vivere questo amore...anche se ora sto perdendo un pezzo del mio cuore.
Commento
Per combattere attivamente il blocco del lettore sto dando fondo alla mia scorta, tirando fuori autrici che hanno sempre saputo entusiasmarmi. La McGarry è una delle autrici top, una delle poche che nel corso degli anni è riuscita a non farmi stancare del suo stile e delle sue storie e che tengo da parte per i momenti di crisi estrema. E' chiaro che questa scorta è stata irrimediabilmente intaccata e che toccherà il fondo ben prima di quanto mi aspettassi, ma in un certo senso sono contenta di aver fatto la formichina e aver resistito all'urgenza di consumare questi romanzi quando non ne avevo davvero bisogno.
Nonostante il voto non particolarmente alto - indice di un'esperienza di lettura positiva ma non indimenticabile - questo romanzo è volato via, iniziato e finito in pochi giorni (cosa già memorabile di per sé), mi ha ricordato quanto sia rilassante perdersi in un libro senza sentire il peso dell'ansia del dover leggere con una scadenza. Persino la trama più rilassata e semplice ha bisogno dell'approccio giusto, e ormai ho capito che probabilmente per me sono finiti i tempi in cui leggevo dai due ai tre romanzi a settimana.
Con la McGarry non mi è importato di mettere il turbo, non avevo scadenze e non mi importava far uscire la recensione rispettando il ritmo dei due post a settimana. Se non avevo voglia non leggevo, se mi andava mi portavo dietro il libro e mi gustavo anche poche pagine al giorno.
E' per questo che Dimmi che ti ricorderai di me è stata una lettura piacevole, me la sono goduta con i miei tempi e mi sono fermata quando la situazione si faceva critica e la noia rischiava di bloccarmi del tutto.
Un po' sulla scia dell'ambientazione dei romanzi legati ai motociclisti, la McGarry rientra nei quartieri poveri dove gli adolescenti o fanno una brutta fine o sono sulla cattiva strada. Hendrix è un esemplare perfetto di questo ambiente: madre alcolizzata, padre assente e tossicodipendente, un fratello più grande che si spacca in quattro per stare a galla, una sorella minore con tendenze autodistruttive e dipendenze emotive pericolose, pochissimi soldi, zero prospettive. In questo contesto Drix, come si può immaginare, compie scelte negative e si fa riconoscere più per il suo carattere orrendo che per il suo talento di musicista. Non conosciamo il vecchio Drix perché ci troviamo subito di fronte quello appena uscito dal riformatorio, il ragazzo che ha sopportato un anno lontano da casa per un reato che non ha commesso e che intravede un barlume di luce nella sua vita quando viene scelto come rappresentante del progetto che lo ha rimesso in pace con se stesso.
Fautore del progetto è il governatore del Kentucky, un uomo che porta avanti politiche sociali controverse e che ha dato a Drix una vera seconda chance. Caso vuole che il governatore sia il padre di Ellison, una ragazza bellissima che ha incrociato la strada di Drix proprio nel momento più critico della sua vita. Elle è la classica figlia modello: segue i genitori durante la campagna elettorale, permette di essere sfruttata e usata per il bene del padre e non riesce a imporre la sua volontà anche quando le sue preferenze e i suoi desideri vengono schiacciati con la scusa del vogliamo ciò che è meglio per te. Elle è sostanzialmente una ragazzina che ancora idealizza i genitori, una di quelle che non vede il male attorno a sé e che si ribella in cose piccole perché nel resto non ha alcun potere.
Drix e Elle sono due opposti, non solo perché arrivano da due contesti sociali e familiari diversi. Drix è maturato, ha fatto i conti con i suoi errori e con il passato e ha accettato di essere stato marchiato a fuoco come criminale, non intende tornare sulla vecchia strada e non crede che questo programma potrà farlo andare molto più in là. Drix si accontenta di vivere nella legalità, di avere attorno la famiglia e di non dover ricorrere a mezzi alternativi per non morire di fame. Elle vive in un mondo tutto suo, quasi distaccata dalla realtà e non basta la sua voglia di essere normale a farla scendere dal piedistallo. Quello della bambolina fragile, bella e gentile è il ruolo che le è stato affibbiato dalla McGarry e che le rimarrà attaccato addosso fino alla fine, nonostante una sorta di ribellione finale che ai miei occhi è stata poco credibile.
E' Drix il vero protagonista perché la sua personalità riesce a toccare il lettore persino quando ci sono le solite scene stucchevoli di amore adolescenziale. Lui è un poveraccio che non si illude, però si innamora, che compie scelte difficili e non se ne lamenta, vive tutto in funzione della dignità ritrovata e non cade mai nel cliché del bad boy. Sì, a volte lascia trasparire una ruvidezza marcata ma è sempre intrisa di buon senso e non lo trasforma in una macchietta.
La trama è assolutamente semplice e prevedibile perché punta sulle reazioni dei due protagonisti e sui sentimenti che gli ostacoli suscitano in loro: l'autorità dei genitori, il non sapere cosa voler fare della propria vita, l'insicurezza, anche se in modi diversi entrambi sono messi alla prova e la McGarry, come si può immaginare, lascia che il loro amore trionfi su tutto con un lieto fine che lascia intendere la redenzione assoluta per Drix e la tanto desiderata indipendenza di Elle.
Certo, materia prima che fare qualcosa di più c'era eccome, e per me alcune scene sono risultate esageratamente stucchevoli, ma vanno bene per un YA dove non c'è interesse per il sesso, dove i protagonisti sono ancora due bambini e dove i problemi sono trattati con una leggerezza quasi imbarazzante. Poi è chiaro che certe cose vanno lette e accettate e superate, mentre è sempre bello soffermarsi su alcuni piccoli momenti della narrazione che si fanno ricordare per la loro dolcezza.

16 luglio 2018

Winter Renshaw
Arrogant Bastard

Serie Arrogant 1

Trama
Ebook | € 0,99
The last time my father beat me to a bloody pulp was the night he walked in on me with his woman in his bed. To be fair, she seduced me. And to be honest, I liked it. But to CPS, I was a victim. They shipped me to Utah where my estranged mother lived with her husband and two sister-wives.
And that’s when I met her. My innocent, wholesome, perfect step-sister. Well, one of many. But Waverly stood out because just like me, we’d been fighting a losing battle our entire lives. Falling for her was a mistake, but shit, it’s not like I ever made good decisions. F**k being “family.” I must have Waverly Miller, and I won’t stop until she’s mine.






Commento
Per come la vedo io, a caval donato non si guarda mai in bocca. Se trovo un romanzo gratis su Amazon e la trama mi ispira lo prendo, tanto male che vada non lo leggerò mai. Però se mi capita di trovarne uno con una trama veramente interessante, come in questo caso, è difficile che resista.
Avevo giusto giusto qualche ora libera, in attesa di iniziare un romanzo più impegnativo, e la voglia di NA un po' cheap mi aveva costretta a sfogliare l'elenco di ebook su Kindle.
Ho trovato Arrogant Bastard, ho rispolverato la trama, scoperto che mi attirava parecchio e l'ho iniziato.
Sarò onesta, il fattore famiglia poligama è stato determinante nella mia scelta. Mi era sembrata una basa estremamente ricca per una storia piena di angst e conflitti e, in parte, ho avuto ragione, ma soprattutto ero pronta ad un livello di incazzatura tale da polverizzare le reazioni moderate che normalmente mi caratterizzano.
La violenza assoluta, cieca, totalizzante provata per alcuni personaggi ha decisamente movimentato la mia lettura facendo innalzare a eroe il protagonista maschile.
Ecco, una cosa pare che accomuni chi ha letto questo romanzo, cioè la confusione legata al titolo. Jensen Mackey non è per niente un bastardo, e onestamente non credo nemmeno che sia arrogante ma più di tutto non è un bastardo arrogante. Anzi, è un cazzo di eroe con un autocontrollo stellare e un cervello e un senso della morale che lo innalzano sopra tutti i personaggi di questo NA.
Jensen vive con il padre, un pastore/predicatore che tiene in mano le redini della sua parrocchia e che ha una vena sadica ben nascosta. A questo uomo pio piace umiliare e picchiare le persone che sceglie di avere in famiglia, moglie e figlio compresi, ed è talmente furbo da essere riuscito a farla franca. Jensen, che ha subito per anni le violenze del padre, ha raggiunto un punto in cui non gliene frega più niente e sopporta stoicamente la situazione ritagliandosi piccole rivincite sul padre. Tipo farsi la matrigna, ad esempio. Quando il padre scopre la tresca, la scarica di botte che Jensen riceve è un prezzo che paga volentieri perché il risultato è l'allontanamento dal padre.
Quello che Jensen non si aspettava era di finire dritto dalla madre, scappata quando lui era piccolo, e ritrovarsi in una famiglia poligama. La madre, infatti, è diventata la terza moglie di un uomo che crede fermamente nello stile di vita poli e nella vita cristiana bigotta che ha imposto a tutti.
Jensen, che ne ha già le palle piene di finta bontà e di religione, inquadra subito la situazione ma decide che per il momento gli conviene seguire le regole. Del resto nel giro di pochi mesi sarà maggiorenne e niente e nessuno potrà fermarlo dal levare le tende.
In questa famiglia ci sono una quantità di figli e una di loro è Waverly, coetanea di Jensen e figlia modello. Bella, pulita, brava, giudiziosa, obbediente, una noia mortale. Sotto sotto, però, proprio come la sorella Bellamy, Waverly desidera una vita normale senza segreti, regole, e senza l'obbligo di essere sottomessa. Più di ogni cosa le pesa non poter essere se stessa.
Quando Jensen arriva in casa la facciata di perfezione di Waverly si rompe: il fatto che lui sia così adulto, così sicuro, che non risenta minimamente dell'autorità del padre e che non si lasci andare a esplosioni di rabbia lo rende un soggetto da ammirare in segreto. Non solo è bello da stare male, è anche un ribelle con un senso della logica e del controllo fortissimi.
Jensen non è uno da privarsi di divertimenti, ma capisce subito che Waverly è troppo rigida per stare al suo gioco e troppo ingenua per seguirlo. Però c'è una cosa che Jensen vuole fare prima di sparire dalla circolazione ed è insegnare a Waverly cos'è l'indipendenza di pensiero, cosa vuol dire mettere in discussione le persone e la propria vita e farle imparare che il padre non è il dio in terra, ma solo un uomo ignorante che gode nel sottomettere le persone e controllarle.
Ovviamente, essendo questo un NA, la coppia si forma con una serie di scene anche piuttosto spinte e il finale regala una soddisfazione inaspettata grazie ad un personaggio secondario. Si gioca un pochino sul tema fratellastri/finto incesto, ma siccome Jensen è dotato di buon senso sbriciola subito la questione come illogica e falsa. Il resto del romanzo è senza infamia e senza lode, scritto senza grandi difetti e scorrevole. Jensen è l'elemento migliore, soprattutto quando schiaccia verbalmente quella merda del padre di Waverly, ed è il classico personaggio maschile da NA senza essere troppo. E' un bad boy? Non so, a me sembra solo uno con le palle e il cervello che, guarda caso, è pure uno sgnoccolo da paura. Forse in un contesto diverso avrebbe potuto essere estremizzato, ma così in questo romanzo va benissimo. Waverly è ok, non mi ha fatta impazzire e non l'ho trovata particolarmente riuscita.
In quanto a NA si legge bene, ci sono conflitti sufficienti a farmi esplodere il cervello e odiare tutti, e una coppia discreta con un lieto fine convincente. Non è un capolavoro, ecco, non l'ho amato alla follia né mi ha rapita, però non avendolo pagato non mi sento di bocciarlo. Va bene come lettura tappa buchi, secondo me, e se non si hanno grandi aspettative, in questo caso svolge il suo dovere.
Non so se proseguirò, anche se devo dire che la storia della sorella di Waverly mi attira un sacco. Magari la metterò in wish list e si vedrà.

12 luglio 2018

Amy Harmon
L'incantesimo della Spada

Serie The Bird and the Sword Chronicles 1
Titolo originale The Bird and the Sword

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99

In un regno in cui gli incantesimi sono banditi, l’unica magia rimasta è l’amore. «Deglutisci, figlia. Ingoia le parole, bloccale nel profondo della tua anima. Nascondile, chiudi la bocca sul tuo potere. Non maledire, non curare. Non parlerai, ma imparerai. Silenzio, figlia. Rimani viva».
Il giorno in cui mia madre è stata uccisa, ha detto a mio padre che non avrei mai più pronunciato una sola parola e che se fossi morta, lui sarebbe morto con me. Predisse anche che il re avrebbe venduto la sua anima e avrebbe ceduto suo figlio al cielo. Da allora mio padre attende di poter avanzare la sua pretesa al trono e aspetta nell’ombra che tutte le parole di mia madre si avverino. Desidera disperatamente diventare re. Io voglio solo essere finalmente libera. Ma la mia libertà richiede una fuga e io sono prigioniera della maledizione di mia madre tanto quanto dell’avidità di mio padre. Non posso parlare o emettere suoni. Non posso impugnare una spada o ingannare un re. In un regno in cui gli incantesimi sono stati banditi, l’unica magia rimasta potrebbe essere l’amore. Ma chi potrebbe mai amare...un uccellino?


Commento
Dopo il trauma dell'ultimo romanzo della Harmon - Il segreto di Eva QUI la recensione - ho avuto un momento di tentennamento. La leggo, non la leggo, aspetto, rimando? Poi mi sono rivista al RARE, con la Harmon meravigliosa, bellissima, sorridente, mentre mi firmava un quadretto di carta e io in preda al deliquio da fan e mi sono detta falla finita e leggila.
Per quanto il suo ultimo romanzo sia stato per me uno strazio assoluto, non ho mai dubitato della bravura della Harmon ed ero molto curiosa di leggere il suo fantasy. Non so perché, però, mi aspettavo qualcosa di impegnativo, drammatico, una versione fantastica delle sue storie, insomma.
L'incantesimo della spada (il titolo non è male, dai, anche se non è proprio preciso) è un fantasy molto delicato e leggero che non ha molto delle particolarità del genere al di là dell'elemento magico - se così lo posso definire -, e non ha nemmeno la stratificazione della trama che caratterizza questo genere di romanzo. Il fatto che sia superficiale - nel senso positivo del termine - secondo me è un bene: permette al romanzo un'incursione nel fantasy senza appesantirsi con un world building complicato, e la caratterizzazione dei personaggi richiede meno fatica, anche nella loro comprensione.
Più che un fantasy io definirei questo romanzo una favola, oltre a starci benissimo un inizio alla c'era una volta, tutta la sua struttura sia per tema che per svolgimento ricorda la leggerezza di una favola d'altri tempi. Sarà che romanzi simili mi fanno venire in mente romance fantasy d'annata, sarà che lo stile unito al contenuto mi ha fatta tornare indietro di parecchi anni, per me questo romanzo è come un viaggio indietro nel tempo quando un romance casto, leggermente antiquato e dotato di un lieve elemento fantastico mi regalava materiale a sufficienza per sospirare e sognare.
Unico difetto, se così si può dire, è proprio la sua levità: se da un lato è un fattore positivo perché rende la lettura facile e veloce, dall'altra pecca di inconsistenza. In particolare per me il world building è assolutamente inesistente ed è per questo che ho definito il romanzo una favola, perché in questo caso le ambientazioni non sono necessarie, solo gradite e il contorno serve solo a far muovere i personaggi. Stesso discorso per l'elemento magico che non viene mai spiegato veramente, solo illustrato ai fini della trama e inizia e finisce con i due protagonisti. Nel suo contesto va bene, non pesa più di tanto, ma per come sono fatta io avrei gradito un po' più di precisione e di descrizione.
L'ambientazione, non molto curata e decisamente sfocata e indefinita, richiama un periodo quasi medievale con dame, cavalieri, castelli e torrioni, e ci presenta un regno dove la popolazione a volte nasce con dei poteri: mutare la propria forma in animale, intessere oggetti in altri oggetti, curare, vedere il futuro o creare incantesimi per il dono delle parole.
Protagonista del romanzo è Lark, che fin da bambina è stata capace di infondere potere alle parole, ma dopo aver visto morire la madre per mano del Re, non è più stata in grado parlare. Ultimo regalo della madre, anche lei dotata di poteri, Lark viene privata della parola affinché il suo potere non la metta in pericolo e la sua vita viene intrecciata a quella del padre. Se lei muore, muore anche lui. Così Lark diventa una reclusa a tutti gli effetti, senza amici a parte un grottesco troll, senza amore paterno, senza istruzione, chiusa nel suo torrione con pochissima libertà.
Un bel giorno (si sente la favola, eh?) l'arrivo inaspettato del nuovo Re manda tutti nel panico: cosa vorrà, perché e soprattutto come può fare Lark ad arrivare per prima e nascondersi? Il nuovo Re è un uomo bellissimo, dai candidi capelli bianchi e dal modo di fare autoritario. Perfettamente calato nel suo ruolo di Re guerriero, Tiras decide di approfittare della situazione e usare Lark come leva affinché il padre di lei invii i suoi soldati per combattere i Volgar, mostruose creature alate che stanno sterminando gli abitanti del regno.
Quando Lark arriva al castello è chiaro che, pur essendo ostaggio del Re, gode di un certo rispetto e di un trattamento di favore da parte di Tiras. Buona parte del romanzo si basa sui giorni che Lark passa rinchiusa nel torrione, a imparare a leggere e a entrare in confidenza con Tiras, così che la loro relazione si sviluppa in modo graduale e con fin troppi dettagli. Ci sono un paio di misteri legati ai due personaggi che dovrebbero aumentare la tensione della trama, ma sappiamo subito senza grande fatica cosa sta succedendo proprio perché la trama non ha nessuna intenzione di risultare complicata. La concentrazione massima risiede nella storia d'amore, e non c'è molto che io possa dire a riguardo: è pudica, romantica all'eccesso, discretamente ben riuscita, ma presa singolarmente e fuori dal contesto del romanzo non è niente di che. Purtroppo devo dire la stessa cosa dei personaggi: insieme e inseriti nel contesto funzionano, ma se isolati e analizzati come ormai è abitudine fare vengono fuori grossi difetti di caratterizzazione. Tiras è un eroe discreto, è un uomo adulto e un re quindi non si lascia andare a reazioni sciocche, e la sua situazione - evito lo spoiler - aumenta il conflitto e la tensione romantica, però per me non esce dalle pagine. E' il re delle favole, né più né meno. Lark invece non mi ha colpita per niente, è generalmente infantile, superficiale, a volte pure sciocca e risente del modello fanciulla che aspetta che l'eroe la salvi. Ripeto, nel modello della favola, nel contesto, nel romanzo preso nella sua totalità, anche Lark funziona, ma è talmente poco incisiva come protagonista che francamente credo sia l'elemento che meno ho preferito di tutto il romanzo.
Appena il blocco romantico e i conflitti secondari arrivano alla loro realizzazione, l'autrice finalmente si concentra su quello che sarà il conflitto finale, tirando fuori i cattivi e schierando i buoni nella prevedibile ma corretta lotta tra bene e male. Sempre seguendo la linea guida della favola, il finale va bene perché è talmente essenziale nel suo sviluppo che non c'è molto da contestare, ma se lo si paragona ad un fantasy la sua debolezza è uno schiaffo in piena faccia.
Esattamente con per la storia d'amore e i personaggi che funzionano inseriti nel contesto, anche il finale e le sue macchinazioni ben poco misteriose funzionano se lette e considerate come parte in una favola.
Ed è per questo che ho dato un voto alto, perché questo romanzo è una favola romantica che non vuole essere complicata, non vuole distrarre il lettore, non vuole affaticare la lettura, e si snoda semplice e prevedibile perché è la sua natura. Se poi si tiene presente che lo stile della Harmon si adatta perfettamente alla storia e che è pur sempre un'autrice che scrive bene, allora è chiaro che il voto alto è determinato dall'insieme di tutti gli elementi.
L'incantesimo della spada non è un capolavoro del genere, e nemmeno un romanzo che rimarrà nel mio cuore per sempre, però è stato estremamente piacevole, dolcemente romantico e sufficientemente magico da farmi dire grazie al cielo Amy sei tornata in riga.