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14 gennaio 2019

Kresley Cole
The Dark Calling

Serie Arcana Chronicles 5

Trama
Valkyrie Press
pag. 352 | € 12,50

In a world teetering on the edge...When Evie receives life-changing—and possibly game-changing—news, she has trouble believing it. Why doesn’t she feel any different? Is it possible someone she trusts might be lying? With enemies at every turn...Tensions seethe inside the castle of lost time as Evie starts to doubt her own sanity. Answers can be found outside their stronghold, but will Death help her find them—or prevent her from learning the truth about her future and Jack’s possible survival? Darkness beckons. A mysterious, sinister power begins to affect the Arcana in its path. Forced out into the wasteland alone, Evie must depend on unexpected allies. But as a battle with Richter looms, can her new alliance defeat the Dark Calling before hell reigns on earth?
One love fated. One love endless. Since perfect for me couldn't be bested, how could I live without either?
Commento
***spoiler***
Il tre del voto è giusto perché sto scrivendo la recensione alla Vigilia di Natale e mi sento buona, perché qua la situazione è talmente drammatica che in tempi normali avrei scaricato un bel due cattivissimo.
Non pensavo sarebbe mai arrivato il momento in cui avrei dovuto sopprimere il nervoso durante la lettura di un romanzo della Cole, perché fino ad ora non aveva mai sbagliato. Certo, alcune scelte narrative sono state meno vincenti e incisive di altre, eppure nella totalità della storia riuscivano a lasciare qualcosa e a farsi perdonare.
Con The Dark Calling ho avuto due pensieri fissi: il primo, che palle non succede niente; il secondo, questo triangolo si risolverà mai? Con oltre trecento pagine non riuscire ad uscire da questi due chiodi fissi è stato troppo frustrante. Io non sono una che si lamenta, che cerca l'errore, però mi aspetto che una serie evolva e che - in genere - non si ripeta. Ormai lo schema proposto in questo romanzo è qualcosa di già letto e persino alla fine non ha risolto praticamente niente della macro trama della serie. Come si può pensare che un romanzo simile possa essere all'altezza degli altri? Come ci si può aspettare che il lettore accetti passivamente qualcosa che non fa procedere la storia? Per me, con tutto l'affetto per la Cole e con tutta la mia pazienza, questo è il romanzo meno riuscito della serie.
Il primo grosso problema è a livello di trama. Anche se la Cole avvisa che la fine della serie sta arrivando, gli eventi di TDC non lasciano intravedere né la fine né il culmine di questa guerra tra Arcani. Evie e Aric non escono dallo schema della coppietta neanche quando vengono fisicamente divisi, rimbalzano tra le pareti della coppia e perdono di vista qualsiasi altra cosa. Tra i due non so chi mi ha delusa di più, perché entrambi hanno perso carisma, logica e affetto (da parte mia).
Evie non riesce ad evolversi, non cambia, non migliora, di nuovo per lei c'è pochissimo e quel poco rimane confinato verso la fine, quando ormai la solita solfa non può essere tirata fuori ed è costretta a usare l'arsenale pesante della Red Witch. L'unico momento di rottura per lei è la gravidanza che, se proprio volete saperlo, ho trovato di uno stucchevole allucinante. Evie è incinta e basta, in tutto il romanzo la sua stessa esistenza ruota attorno al feto. Ogni personaggio smette di vederla come l'Imperatrice e la identifica con il feto. Persino Aric diventa di un nauseante da non credere: la Morte che non poteva toccare nessuno bla bla all'improvviso si ritrova padre ed è la creatura più felice e docile del mondo. Anche per lui zero evoluzione, zero novità, ruota attorno al suo ruolo di innamorato marito e padre e basta, con un unico momento di pausa quando la sua carta viene rovesciata.
I due personaggi principali stagnano, e la situazione non migliora nemmeno con la svolta grossa del romanzo: il ritorno di Jack. Io sono team Jack, non odio Aric e mi piace tanto, ma se proprio dovessi scegliere non avrei dubbi (del resto come posso dimenticare Poison Princess), purtroppo la Cole ha gestito malissimo la cosa perché il suo ritorno è una delle scene meno emozionanti di tutto il romanzo. Un momento Jack non c'è e Evie è convinta che sia morto, quello dopo lo vediamo rombare sulla moto mentre incrocia la strada di Evie nel nulla cosmico, proprio una coincidenza assurda. Lui rispunta fuori, Aric è stato rovesciato e Evie è in giro da sola quindi ovviamente la situazione si ribalta: da sposina di Aric, Evie torna a struggersi per Jack, perché le circostanze le permettono di oscillare tra uno e l'altro senza il minimo tentennamento. Unica giustificazione, Evie aveva scelto Aric solo perché pensava che Jack fosse morto. Ma ora ama anche Aric e del resto è sua moglie e aspetta suo figlio, però è diventato cattivo anche se non è colpa sua ma è comunque cattivo e non sa se può perdonarlo. Ora, vogliamo soffermarci un secondo sulla completa idiozia della cosa? Aric cambia non per colpa sua, ma Evie lo ritiene responsabile neanche fosse lucido, così cambia bandiera e si accozza a Jack. Non solo la loro relazione perde di significato, ma persino il ritorno di Jack diventa l'ennesimo tira e molla che ormai ha solo l'effetto di innervosire perché su tre teste è possibile che nemmeno una abbia il buon senso di troncare le cose?
Come se mi avesse letto nella mente, Jack si dimostra l'unico personaggio lucido di fronte al caos assurdo creato dalla Cole: a fronte di una situazione particolare, considerando le circostanze, decide di fare un passo indietro spezzandoci il cuore ancora una volta.
Per quanto io adori Jack, per quanto Aric sia un personaggio meraviglioso, nessuno dei due spicca e nessuno dei due detiene il ruolo portante. L'indecisione di Evie si rispecchia nella trama, lasciandoci ancora una volta in sospeso e lasciando il triangolo vivo e vegeto.
Altro grosso buco nella trama è la scelta del cattivo. Se pensate che sia Richter preparatevi ad una delusione perché lui compare poco, male, e non segna la trama. Il cattivo è l'Arcano mancante, però starvi a spiegare la situazione sarebbe uno spoiler veramente grosso, mi limito a dire che la sua attivazione è un flop pazzesco, il suo ruolo è statico, molto limitato e per niente interessante. Più che un cattivo sembra solo un ostacolo da superare, un rallentamento nello sviluppo del romanzo verso una fine che sembra sempre più lontana. 
Messa giù così sembra che ho odiato TDC, invece sono solo molto critica verso una serie che mi è sempre piaciuta molto e che a questo giro ha preso una piega che ho gradito poco. Ad aver avuto un palato meno fino non avrei accusato granché tutti i difetti che ho elencato, ma essendo ormai molto difficile e avendo trovato difficoltà con romanzi molto più articolati di questo non ho potuto risparmiare la Cole dalla valanga di delusione.
Di per sé TDC è uno YA che si legge senza problemi, che ha i suoi momenti romantici e di azione, ma che rimane molto indietro rispetto al resto della serie. 
Non so quanti libri rimangono prima della fine, spero solo che la Cole smetta di stiracchiare la trama e cominci a far saltare gli Arcana ma, soprattutto, chiuda definitivamente il triangolo amoroso. 

6 aprile 2017

Anne Rice
Il dono del lupo

Serie The Wolf Gift Chronicles 1
Titolo originale The Wolf Gift

Trama
Longanesi
pag. 442 | € 19,90
La villa è magnifica, a strapiombo Pacifico, circondata da sequoie secolari. Reuben, giovane giornalista incaricato di scrivere un articolo per la messa in vendita che ne decanti la meraviglia, ne è affascinato. Ma a colpirlo ancora di più è Marchent, la proprietaria, bella e misteriosa come la sua casa. Per lui è inevitabile subire il fascino di quella donna che lo guida tra le stanze splendidamente ammobiliate, raccontandogli del prozio scomparso nel nulla da vent'anni e solo ora dichiarato ufficialmente morto. La notte di passione tra i due sembra scritta nel destino, ma la brutale irruzione nella villa di due criminali pone fine al sogno prima ancora che inizi. Marchent soccombe sotto i colpi dei malviventi e Reuben sta per fare la stessa fine, quando viene salvato da qualcuno - qualcosa? - che uccide i suoi aguzzini e ferisce lui, lasciandolo agonizzante. Ricoverato in ospedale, si riprende in maniera sorprendente, in pochissimi giorni. Reuben sta bene, anzi benissimo, il suo corpo non è mai stato così forte, il suo udito così fine, il suo sguardo così acuto: un nuovo vigore sembra pervaderlo, una forza che si risveglia quando sente l'odore del male... Perché in quella notte maledetta Reuben ha ricevuto il dono del lupo. Ora possiede una doppia natura umana e ferina, e ne è perfettamente consapevole. Una realtà che solleva inquietanti interrogativi... Chi lo ha trasformato così? Qual è la sua vera natura? E soprattutto, esistono altri come lui nel mondo?
In tutta la sua vita la notte non gli era mai parsa più dolce, e gli piaceva illudersi di poter vivere così in eterno: autosufficiente, forte, mostruoso, impavido. Se era questo che il dono del lupo aveva in serbo per lui, forse lo avrebbe accettato.
Commento
C'è qualcosa di terribilmente sbagliato nel dare un voto così scandalosamente basso alla mia Annina, the Queen, però le cose stanno così. Ci ho pensato su, ho anche meditato sul perché sarebbe stato meglio essere di manica larga, ma alla fine non ce l'ho fatta.
La delusione è talmente forte che oltre il due e mezzo non posso andare.
Penultimo titolo della mia tbr di Gennaio/Febbraio, Il dono del lupo era anche l'ultimo romanzo di Anne Rice che dovevo ancora leggere e l'ho lasciato volutamente dopo Il Principe Lestat perché era una serie nuova, con un argomento totalmente nuovo per la Rice, un romanzo che avrebbe potuto scatenare in me la voglia irrefrenabile di abbuffarmi.
Invece no.
Normalmente, se si è abituati allo stile della Rice, si sa che gli inizi dei suoi romanzi sono lenti. Il crescendo della trama, la costruzione dei personaggi e delle vicende vengono prese con calma, una parola alla volta fino a che l'immagine finale che si crea nella nostra testa è fatta e finita, reale quanto può essere quella fornita da un romanzo. Anche in questo caso le cose vanno così, un po' per le lunghe, con questo ritmo da vacanza pigra, con questa cura maniacale per i dettagli, per gli aggettivi, per le descrizioni, eppure il crescendo è continuo finché raggiunge un certo livello e poi rimane uguale fino alla fine del romanzo.
Dal punto di vista stilistico non c'è niente che si possa dire di negativo, è tutto talmente ricco, opulento, preciso, evocativo, ma per quanto riguarda i contenuti non c'è descrizione che possa camuffare la sua banalità, nonostante la sua perfezione. C'è uno sbilanciamento assurdo tra la forma e il contenuto, manca l'equilibrio, manca la coerenza, manca - in parole povere - quello che la storia avrebbe dovuto raccontare, invece di lasciarsi andare a tranquille scene ripetute.
Reuben si muove al rallentatore e come lui tutti i personaggi senza eccezione alcuna. Solo la sua controparte lupesca riesce ad aumentare il ritmo della narrazione, a renderla più selvaggia e affascinante, ma anche qui la novità svanisce rapidamente e ancora una volta si torna alle descrizioni delle foglie, degli alberi, della caccia. Non voglio essere fraintesa, è tutto meravigliosamente scritto come solo la Rice sa fare, ma manca di carattere.
Ecco, l'ho detto. Reuben e la sua storia mancano di carattere e il problema è che tutta la questione del lupo viene presa come un'esperienza mistica, come un dono accolto con felicità, in comunione con la natura, come se fosse tutto bellissimo, magnifico, di una facilità disarmante. Manca la drammaticità, manca la fisicità di questo argomento, anche se la Rice si è concentrata benissimo sulla trasformazione non basta descrivere l'esperienza come lo scorrere orgasmico di sensazioni per dare una versione meno poetica e facile della cosa.
Sangue e violenza ci sono in abbondanza, ma sono avvolte in questa aurea di ricchezza, di opulenza, di ricchezza, che rende questo lupo uno snob fatto e finito, una figura fantastica che si muove isolato dal resto del mondo, forte di tutti i mezzi economici possibili per prosperare e aiutarlo nei suoi movimenti. I soldi, i soldi che girano in questo romanzo sono incalcolabili, e la ricchezza che sanguina dalle scene è sfacciata, totale, assurda, una condizione mitica dove chi vive in questa bolla può permettersi qualsiasi capriccio senza minimamente intaccare il suo patrimonio. Stiamo parlando di una ricchezza che scorre nel sangue stesso dei personaggi, del genere che ti rende la vita magnifica e priva di pensieri, quella che ti fa girare in Porsche e comprare manieri pieni zeppi di reperti archeologici senza spendere una goccia di sudore. Insomma, è una realtà che di reale ha ben poco e che si sposa benissimo con l'aria svampita del protagonista.
Altro aspetto negativo è la lunghezza del romanzo. Oltre 400 pagine racchiudono una storia che potrebbe tranquillamente occuparne la metà, se solo la Rice avesse dimezzato le descrizioni, le scene ripetute o quelle chiaramente fini a se stesse. Vogliamo parlare di tutte le descrizioni dei piatti, dei cibi e addirittura dei condimenti delle insalate? Ne accetto una, e solo perché è fatta ad arte, ma poi non vedo più l'utilità. Vogliamo parlare dell'inserimento assolutamente casuale di Laura, il personaggio che dovrebbe essere l'interesse amoroso di Reuben? Anonima, trasparente, non decisiva, sembra una mezza pazza che gode solo ad accoppiarsi con il lupo e discorre di filosofia e morale con Reuben come se la vita fosse fatta di elucubrazioni mentali e sesso al limite dell'assurdo. Non l'ho capita, non ho capito a cosa serviva, perché non dare più spazio a Felix o a Margon, invece, che sono due personaggi chiave in tutta questa storia? E perché riservare alla storia del Crisma solo poche pagine finali, come indizio di dove si dirigerà la serie?
Non mi spiego come sia stato possibile che la Rice scrivesse un romanzo così anormale. E' come un unione dei suoi primi libri con quelli più mistici degli ultimi anni, un miscuglio disomogeneo di sacro e profano, di violento e mistico. Eppure l'idea era perfetta, speravo in una nuova saga come quella delle Streghe Mayfair, invece mi sono ritrovata a lottare con me stessa per aprire il romanzo.
L'agonia di arrivare alla fine del libro non è mai sparita, anzi è solo aumentata man mano che passavano i giorni e le pagine sembravano non diminuire mai. Ho avuto persino un momento di crisi, pochi secondi, in cui ho pensato che se avessi mollato nessuno me ne avrebbe fatto una colpa ma poi mi sono impuntata per terminare un romanzo che, a modo suo, può essere considerato sensuale e appassionante, se solo appartenessi a quella categoria di lettori.
Insomma, per me è un no dato molto a malincuore, con un peso sul cuore e la depressione nell'anima, perché Annina è la mia Annina e per me nessuno la potrà mai superare, eppure a volte riesce a scendere dal suo piedistallo e farsi una passeggiata. Per me, l'importante è che poi ritorni, poi le concedo qualsiasi scappatella.

21 luglio 2016

Maggie Stiefvater
Sinner

Serie Wolves of Mercy Falls 4
Titolo originale Sinner

Trama
Rizzoli | pag. 410 | € 16,90
Cole St. Clair è un cantante affascinante e distruttivo, che si trasforma in lupo come gli altri di Mercy Falls, e ha spezzato il cuore di Isabel. Cole si trasferisce a Los Angeles, dove riprende a cantare e incide un nuovo disco. Spera di essersi lasciato alle spalle i suoi demoni, ma il ritorno alla musica porta con sé vecchi problemi. Isabel, dal canto suo, ha già sofferto molto a causa sua, e di sicuro non vuole ripetere l’esperienza. Il loro è un rapporto difficile, forse impossibile, sono entrambi preda di paure e debolezze, ma tra di loro c’è un’alchimia che non si può spezzare.
"Dimmi che ci vediamo domani."
"Ci vediamo domani."
"Dimmi che ci vediamo il giorno dopo. E il giorno dopo ancora. E il successivo."
Il cuore mi martellava impazzito. Era successo. Contro la mia volontà, nonostante le ragazze nude e l'odore di lupo e tutte le avvisaglie di una futura infelicità, mi ero innamorata di nuovo di Cole.
Così dissi: "Buona notte, Cole."
"Buona notte, Culpepper."
Commento
Amo, amo, amo, amo, potentemente AMO.
Un po' me lo aspettavo, considerando quanto mi sono piaciuti Shiver, Deeper e Forever, ma non pensavo che potessi toccare certi livelli di adorazione.
Nel momento in cui dovrò restituire la copia di Sinner alla biblioteca, togliere tutti i post-it che ho appiccicato con frenesia, e infine separarmene, sarà una sofferenza. Avrò fisicamente male, un dolore alle mani e al cuoricino, tanto che - probabilmente - per alleviarlo dovrò comprare la mia, di copia.
Come ormai mi capita sempre più spesso, ho potuto leggere Sinner senza pause, sfruttando un'intera giornata vuota, quasi senza fermarmi mai perché non potevo e non volevo farlo.
Per quanto sia sempre bellissimo leggere senza interruzioni inopportune, è anche vero che quando un romanzo ti sta solcando il cuore non vorresti finirlo mai e finirlo in fretta lascia l'amaro in bocca. Con il senno di poi avrei rallentato la lettura, avrei riletto i paragrafi che mi piacevano di più, avrei assaporato tutto, dalla prima all'ultima parola, perché una volta finito non si torna indietro e non si potranno ripetere le sensazioni della prima lettura.
Ma quelle sensazioni, dio mio, sono una tortura bellissima, sono una valanga senza controllo che ti sommerge e ti soffoca. Ma muori felice.
Non è tanto la trama - totalmente sottomessa ai personaggi - quanto la personalità dei due protagonisti a darti la scossa e rendere tutto, qualsiasi cosa, speciale.
Se devo dirla tutta, non mi aspettavo una trama del genere. Abituata a Mercy Falls, alla foresta, al freddo, all'isolamento, il pensiero che Cole potesse tranquillamente spostarsi a Los Angeles, una galassia diversa rispetto a Mercy Falls, un po' mi preoccupava. Dal freddo e la neve, al caldo torrido e al sole che brucia. Dalla conveniente e sicura solitudine, all'immersione totale in una città sempre sveglia, sempre attiva, sempre pronta a vederti chiunque tu sia. Ma del resto Cole non poteva sopportare a lungo l'isolamento, non poteva accontentarsi degli stimoli di Mercy Falls, dell'amicizia di Sam e di Grace, degli esperimenti sulla trasformazione, sul gestire il branco ormai al sicuro.
Cole aveva bisogno di due cose, una più importante dell'altra. La prima era Isabel, la seconda di resuscitare e di tornare a fare quello che gli riesce meglio: la musica. Nella più coerente ottica di Cole, basta un'azione mirata per ottenere entrambi, una sorta di minima spesa massima resa; e sempre secondo la sua ottica, bastava firmare un contratto per un reality musicale, scrivere musica, incidere un disco e fermarsi al negozio di Isabel. 
La razionalità di Cole, però, non tiene conto dei sentimenti e di quanto Isabel stessa influenzi i suoi pensieri e le sue reazioni, fino a costringerlo a mettersi in discussione ancora una volta e ancora più intensamente.
Essendo così lineare, la storia lascia tutto lo spazio necessario ai due personaggi per sfogare tutta la potenza delle loro personalità, rimasta schiacciata nei due romanzi precedenti.
Di Isabel potrei dire una valanga di cose, una più vera dell'altra, ma ho deciso che per me l'unica cosa importante è che è la regina indiscussa della brutale verità. Apre bocca lei, ed escono parole dure, coltelli verbali che colpiscono sempre nel punto perfetto. Isabel è un'arma vera e propria, pericolosissima da avere attorno a meno che tu non sia totalmente, irrevocabilmente immune, simile a lei o totalmente innamorato, come Cole.
Circondata da tutto quel luccichio, quel rumore e quella stupidità, in un mondo che io abitavo con goffaggine e fragore, lei era bellissima.
I ragazzi del gruppo la fissavano con timore misto a stupore. Osservavano il volto che mostrava ora e vedevano una incredibile regina di ghiaccio. Da scongelare.
Tutto quello che riuscivo a vedere io era la sua tristezza.
Anche Isabel è incompleta, infelice, in bilico tra la vecchia vita a Mercy Falls e quella nuova dove potrebbe essere chiunque, fare qualsiasi cosa, se non fosse per il grande assente che non riesce a lasciarsi alle spalle. Si può dire che non è innamorata tutte le volte che vuole, ma la verità è che il capitolo Cole non è stato mai chiuso.
E' solo quando è con lui che il lato umano di Isabel emerge, l'empatia, il calore umano, l'emozione. Solo con lui si sbilancia, solo per lui si permette di rischiare e di provare qualcosa.
Il mio cuore era così colmo che pensai sarebbe esploso. Era insolito che pulsasse sangue e non ghiaccio.
E niente, la amo. Algida, stronza, acida e fragile com'è. Cattiverie comprese.
Ma è per Cole che il mio cuoricino palpita, e lo fa dalla sua prima comparsa.
Tra tutti i pregi che la Stiefvater può avere, quello di aver creato un personaggio geniale e meraviglioso come lui è in cima alla mia lista. Cole è energia pura, frenesia, irrequietezza, non si ferma mai, ha bisogno di nuovi stimoli, non si accontenta mai - solo in un caso - e non rallenta. Mai.
Il pericolo più grosso, in questo romanzo, è stato il far combaciare il nuovo Cole con quello vecchio, il Cole St.Clare che tutti conoscevano. In agguato ci sono gli stessi problemi e le stesse paure dai quali è fuggito, alla causa dei quali si è rifugiato nel lupo. E noi - noi lettori e Isabel - tremiamo quando Cole tentenna, quando sente il bisogno di tornare alle vecchie abitudini salvo poi risalire il baratro con una velocità e una forza che aveva nascosto.
Nel momento in cui Cole decide che la musica è troppo importante per lui e che per continuare a comporre è disposto a scendere a patti con la sua vita, quella da umano, passa dalla certezza di essere un vuoto a perdere, una sorta di supernova destinata a bruciare in fretta, a quella di avere - tutto sommato - diverse ragioni per non buttarsi via, per credere in se stesso e anche negli altri.
Ed è per Isabel che compie lo sforzo più grande. Ha bisogno di lei e non molla mai, nemmeno quando lei si allontana, perché quello che prova e quello che vede in lei sono stati, per un certo tempo, l'unica cosa bella di lui.
Non volevo più stare da solo.
Volevo dirle Isabel, rimani. E volevo dirle Isabel, ti amo.
Non avevo detto niente ad alta voce, ma Isabel scosse appena la testa, come a dire non farlo.
Così aggiunsi solo: "E la mia stellina d'oro?".
La cosa bellissima di questo personaggio è che ha due lati totalmente opposti come il sole e la luna: quello distruttivo, triste, quello che rema contro e che lo spinge all'autodistruzione - struggente, drammatico, meraviglioso -, e quello solare, divertente, quello che spinge il suo cervello a mille all'ora e gli permette di esprimere la sua intelligenza e tutti i lati positivi che possiede. Quel lato che gli fa uscire battute come queste.
Le previsioni atmosferiche del mio cuore segnalavano tenebre.
E sì, lo so che in realtà è la Stiefvater ad averle scritte, ma essendo Cole un'entità definita e forte, per me ha una vita sua e una sua coscienza.
Sinner mi è piaciuto da morire. E' scritto benissimo, è divertente e commovente, è forte, è intenso e ha due protagonisti che vorrei poter abbracciare, che vorrei poter leggere e rileggere fino allo sfinimento. Purtroppo non sarà così, la serie è conclusa così come le loro storie. Un po' ci soffro e ci soffrirò, ma almeno ho il bellissimo ricordo di questi romanzi.
Il cuore stava pompando la luce del sole.
Come ti capisco, Cole, come ti capisco.

11 luglio 2016

Maggie Sietvater
Forever

Serie Wolves of Mercy Falls 3
Titolo originale Forever

Trama
BUR | pag. 447 | € 11,00
È arrivata una nuova primavera a Mercy Falls. Grace, che per sopravvivere ha dovuto cedere al suo animo di lupo, ora continua a mutare forma. Il dolore delle metamorfosi la dilania, nel corpo e nell’anima, lasciandola stremata e confusa. Sam invece è saldo nella sua pelle di umano e cerca di abituarsi a una nuova vita nella quale però avrebbe voluto Grace. Per ora può solo cercarla nella speranza di poterla aiutare. Perché la ama e conosce il dolore di quelle metamorfosi. La situazione precipita quando nel bosco viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Dolori mai dimenticati si riaccendono negli animi degli abitanti di Mercy Falls. Il branco è in pericolo. Grace è in pericolo. E Sam deve tentare di salvarli. A qualunque costo.
Per la prima volta dopo molto tempo mi sentivo potente. Il bosco si era preso il vuoto che ero stato, il vuoto che avevo creduto incolmabile, insaziabile, e che mi aveva fatto perdere tutto: cose che non mi ero mai reso conto di voler tenere.
Commento
Oh sì, questa è la conferma. Io adoro Maggie Stiefvater.
Avendo concluso la trilogia, non senza una buona dose di lacrime e sofferenza, mi faccio le domande che avrei dovuto farmi già con Shiver. Dov'ero quando la Rizzoli pubblicava questa autrice? Cosa facevo mentre il mondo scopriva questa trilogia? Che cosa ho aspettato per tutto questo tempo? Perché non l'ho letta prima?
Se, da un lato, mi rode non averla letta a tempo debito, dall'altro sono contenta di aver aspettato perché ho potuto divorare i tre romanzi uno dietro l'altro, senza nessuna attesa a rovinarne il ricordo e a smorzare l'entusiasmo.
Io la Maggie l'adoro. L'adoro perché, target e trama a parte, ha saputo toccare una corda particolare del mio cuoricino che in pochi hanno saputo raggiungere. Ha trovato le parole e il tono giusti, ha ricreato quella particolare miscela di malinconia, tristezza e felicità che soddisfano il mio oscuro desiderio di leggere una storia che sappia farmi soffrire e rendermi felice contemporaneamente. Lei ci è riuscita. Ha parlato al mio cuoricino in questa lingua dimenticata e lo ha fatto vibrare.
Forever è l'ultimo romanzo di questa trilogia dedicato ai due protagonisti. E' la chiusura della loro storia, è la fine di questi eventi, in questo spazio e in questo tempo. Anche se c'è la parola fine per loro, anche se la questione è chiusa, lo spiraglio lasciato aperto dall'autrice è sufficiente a farmi impazzire di gioia. Ma su questo ne parlerò alla fine.
Se nel primo romanzo, Shiver, il pericolo era lo scadere del tempo e l'inevitabile separazione, in Deeper il doppio ostacolo è stato quello della trasformazione e dei limiti imposti dalla famiglia di Grace; in Forever tutto ruota attorno ad un problema molto più grande e rischioso: la morte.
Il punto di svolta di questo ultimo capitolo è la fine che si avvicina: non solo la relazione di Sam e Grace è sempre legata alla trasformazione, ma è anche a rischio a causa delle accuse che cadono sulla testa del ragazzo, in più all'orizzonte l'odio della popolazione verso i lupi si sta sviluppando in un'ultima grossa e spietata caccia. Lo sterminio del branco, l'arresto di Sam, il lupo di Grace, tutto contribuisce a smontare sistematicamente quello che di bello e buono era capitato a tutti i personaggi.
Sam è sempre al centro del ciclone. Il peso che deve portare aumenta sempre più, così come le fonti di stress e i dubbi che lo bombardano da ogni parte. Il limbo in cui vive si trasforma in un inferno quando Grace non è con lui, e torna alla normalità solo quando è insieme a lei. E' Cole, per assurdo, a dare una spiegazione sull'apparente immobilità di Sam:
Ciò che cominciavo a capire riguardo a Sam e Grace - riguardo all'inettitudine di Sam, quand'era senza Grace - era che quel genere di amore funzionava solo se esisteva la certezza che entrambe le persone sarebbero state per sempre presenti l'una per l'altra. Se metà dell'equazione veniva a mancare, o moriva, o si dimostrava un po' meno perfetta nell'amore, la storia diventava la più tragica e patetica mai concepita, ridicola nella sua assurdità. Senza Grace, Sam era una barzelletta senza la battuta finale.
Chiaro, no? Non c'è nemmeno motivo per odiare Sam, ha tutte le ragioni per essere com'è, e alla fine tutti continuano a trovare in lui il punto fermo. Per quanto sia insicuro, umano ed estremamente emotivo, Sam è sempre il centro di ogni cosa.
Se Sam è il capobranco, dei lupi e dei ragazzi, Cole è il cervello, l'istinto, l'eroe. Senza di lui ogni buon proposito andrebbe a farsi benedire, ogni progetto fallirebbe, senza di lui non ci sarebbe la voglia di fare, di vincere, di vivere. Cole è tutto, in questo romanzo. E' il ragazzo rotto che si guarda alle spalle e dice ok, è arrivato il momento di cominciare da capo; è il cervello che non smette mai di lavorare, il genio che sfida ogni limite per arrivare ad un risultato; è il grillo parlante, la coscienza sporca e pulita, è chi desideri brutalmente avere e altrettanto brutalmente rifiutare. Cole è un eroe, punto. Sono in fibrillazione perché mi arrivi Sinner il più in fretta possibile, morirò nell'attesa.
I due personaggi femminili del romanzo sono leggermente meno incisive, leggermente meno intense rispetto a quello a cui mi avevano abituata, ma le adoro lo stesso.
Grace ci racconta il suo essere lupo e ci trasmette la felicità e la libertà che prova nell'essere finalmente ciò che avrebbe sempre dovuto essere. In fondo in fondo brama poter essere lupo con Sam, ma si accontenta di assaporare quei momenti per sé, con il branco vicino e con il bosco a proteggerla. I pericoli non mancano, i rischi sono dei compagni fissi per il suo lupo, così come l'essere costretta a prendere decisioni difficili: il rapporto con i suoi genitori, troncare la sua assenza per scagionare Sam, fidarsi di Rachel e uscire allo scoperto, tutto la spinge verso un nuovo capitolo della sua vita che chiude dando a Cole la sua totale e assoluta fiducia.
Isabel, invece, lascia cadere la corazza. Mantenere viva la rabbia così a lungo l'ha consumata e ora non riesce più a nascondere la sua vera paura: l'amore. Il terrore, la gelosia, la speranza, sono troppo per lei e nemmeno i brevi momenti con Cole la rimettono nella carreggiata di chi ritrova la speranza strada facendo. Isabel ha bisogno di spazio e di tempo, ha bisogno di chiudere con Mercy Falls e di tornare per prendersi la rivincita. Non vedo l'ora.
La struttura del romanzo è più fitta, più intensa la narrazione, più serrato il ritmo; Forever è una chiusura ben organizzata di una serie che si è evoluta in piccolissime dosi ed è cambiata negli aspetti importanti. La storia scorre sicuramente più veloce proprio perché il pericolo è maggiore, eppure si chiude con una porta in faccia che non solo non mi aspettavo ma proprio non ho digerito.
E' per questo - e solo per questo - che ho tolto la mezza fogliolina per arrivare a cinque. Per mia natura voglio e necessito di finali chiari, esplicitati, di chiusure che dicono tutto, sviluppano tutto, raccontano tutto. Quando amo una storia e i suoi personaggi, poi, sono morbosa al limite dell'osceno e non tollero che l'autrice lasci in sospeso o sotto intenda qualcosa.
Maggie cara, il tuo finale mi ha mandata al manicomio. Per un momento ho pensato adesso giro pagina e c'è l'epilogo ma no, tu non me lo hai dato. Mi hai costretta ad immaginare, a supporre e io non lo tollero. Ho imprecato come una dannata, ti ho maledetta, ho messo il muso e, alla fine, ho meditato. Nel mio cuore so che la fine è quella e che ho ragione, ma vorrei tanto una conferma. Ti odio per non avermela data, ti adoro perché anche alla fine hai saputo farmi soffrire.
Se c'è qualcuno in giro che ancora non ha letto questa serie e si chiede se sia il caso di farlo, date retta a me, fatelo. E poi fatemi sapere, sono pronta a prestarvi la mia spalla per piangerci sopra.

30 giugno 2016

Maggie Stiefvater
Deeper

Serie Wolves of Mercy Falls 2
Titolo originale Linger

Trama
BUR | pag. 396 | € 11,00
Il sole della primavera illumina e scalda l'amore di Grace e Sam. Dopo tanti anni a guardarsi da lontano, lui nel bosco insieme al branco, lei ossessionata da quel branco, finalmente sono insieme, certi del loro amore e del fatto che niente e nessuno potrà mai separarli.
Ma la serenità sembra destinata a durare poco. Mercy Falls è ancora scossa dalla scomparsa di Olivia. L'arrivo di Cole, un nuovo ragazzo-lupo, aggiunge solo altro scompiglio. E qualcosa - o qualcuno - si intromette tra Grace e Sam. Lui è solo, senza guide né amici: saprà lottare per salvare il suo amore?






Commento

Sono passati mesi da quando ho pianto così tanto per un romanzo.
Quando l'ho finito ero in uno stato tale che il mio fidanzato si è spaventato. Sul divano, abbozzolata nella copertina, con il labbro tremolante e una pila di fazzoletti zuppi. L'insensibile e cinica Miraphora è stata ridotta ad un mucchietto informe di feels e lacrime.
Sì, l'ho adorato. Non c'è proprio paragone rispetto a quel lieve dolorino che i vari YA romantici ti danno. Qui si parla di sofferenza e struggimento in quantità apocalittiche, si parla della bravura della Stiefvater di farti soffrire come se non più dei personaggi, si tratta di sviscerare fino all'ultima briciola il potenziale di una storia che è semplicissima ma ben fatta.
Il punto in cui il romanzo inizia è quello della fine di Shiver. Il cliffhanger finale mi aveva stordita talmente tanto da farmi saltare sulle pagine di Deeper con una certa ansia. 
Sam, il nostro dolce e poetico Sam, è umano. Lo è sul serio e non per finta, non è un sogno, è carne e sangue e pelle. Niente pelliccia, niente più terrore dell'inverno, niente separazione. Sam è Sam e niente più si può mettere tra lui e Grace.
A dispetto di quanto si può pensare, la trama di questo seguito è tutto tranne che ripetitiva o noiosa. Possiede, per farla breve, quello che Shiver non aveva in quantità sufficiente: il movimento. Sia per quanto riguarda i personaggi, sia per la sostanza della storia, Deeper è un romanzo più ritmato, più intenso e ricco di svolte, dove il filo conduttore non si lega solo alla trasformazione in lupo ma alle dinamiche sociali e familiari. Sam e Grace devono fare i conti con problemi che arrivano da ogni parte e, in più, altri due personaggi prendono prepotentemente spazio: Isabel e Cole di cui, però, parlerò più avanti.
Partiamo da Sam. Con l'assenza di Beck, è lui a prendere il ruolo di capofamiglia. La casa, le provviste, persino controllare i lupi, tutto questo prima era sulle spalle di Beck e ora è turno di Sam. Di fronte alla solitudine e all'incertezza Sam tentenna, si sente inadeguato e inevitabilmente perde subito autorità. Procede alla cieca, ma questa sua incapacità pesa pochissimo nella sua nuova realtà. Sam ancora non ha realizzato che, all'arrivo dell'inverno, sarà ancora ragazzo, non è capace di immaginare un futuro fatto di possibilità, di progetti, di età adulta. Solo Grace è il punto fermo della sua vita, il tempo che passano insieme, i progetti che fa con lei. Però, proprio come per tutti i ragazzi della sua età, Sam si scontra per la prima volta con il mondo degli adulti, delle regole imposte dai genitori, dai limiti sociali che lo dividono da Grace, per quanto assurdo sia. All'opposto di questa vita normale, c'è Cole. Tra i lupi nuovi reclutati da Beck, Cole è il primo e l'unico del branco a tornare umano. Cole è tutto quello che Sam non è: ama essere lupo, lo vuole a tutti i costi, odia il suo io umano, odia il mondo, odia la vita, odia se stesso e - come risultato - ha un'indole distruttiva, corrosiva, fatta di dolore e violenza. Sam non riesce a gestirlo, viene completamente travolto dalla sua potenza e rimane in balia dei suoi sbalzi d'umore.
Sam non è un debole: ama troppo, sente troppo, soffre troppo. La sua situazione, così diversa da quella degli altri, lo ha isolato da tutto: non è più lupo, non sa essere umano e Grace sta scivolando tra le sue dita.
Grace, esattamente come Sam, si trova a lottare su due fronti: i genitori che, all'improvviso, decidono di voler controllare la sua vita e la dividono da Sam, e il suo lupo rimasto dormiente per tutti questi anni, ora sveglio. Grace è uno di quei personaggi che sanno, sanno e non vogliono dire perché ammettere la verità è più doloroso per chi ama che per se stessi. Grace è silenziosa e in silenzio ama Sam follemente, vive intensamente i momenti che hanno insieme senza fargli sospettare nulla, senza fargli pesare nulla. Semplicemente, assapora il tempo che le rimane.
Ma noi lettori, che un po' stiamo tra i pensieri di Grace, sappiamo anche senza averlo letto. Sappiamo che il nodo centrale della storia, quello che si nasconde dietro Cole, dietro Isabel, dietro i genitori di Grace, dietro la scuola, è il lupo. Sentiamo che è inevitabile, proviamo la stessa ansia crescente, la stessa paura, la stessa tremenda sofferenza di fronte alla separazione. Solo perché Grace lo accetta, solo perché sotto sotto sappiamo che era inevitabile, ci rassegniamo a soffrire come dei cani e a piangere perché Sam è impotente, noi siamo impotenti, Grace è impotente e alla fine il lupo vince.
Se con Shiver le emozioni sono state intense nella loro pacatezza, in Deeper sono esplosive, improvvise, più forti e impietose.
Perché se da una parte abbiamo l'amore struggente di Sam e Grace, la Stiefvater ha pensato bene che non fosse sufficiente a farci soffrire, perché ci ha dato Cole.
Io ve lo dico, lo amo alla follia. Sam è un cuore di panna e lo adoro, ma Cole è veleno puro, di quelli che ti fanno toccare le stelle e poi morire tra atroci dolori. E' così oscuro, così negativo, così cattivo, respingente, cinico, consumato che è praticamente impossibile non essere attratti dalla sua ombra. Naturalmente, a dare due calci un culo a Cole ci pensa Isabel. Forse perché possiede la stessa vena autodistruttiva lo capisce fin troppo bene e lo strapazza senza nessun riguardo. Isabel sa che in questa loro realtà per sopravvivere o attacchi o vieni attaccata, sa che Cole - se glielo permetti - ti può distruggere.
A spezzare la poesia di Sam ci pensa Cole, a bilanciare l'equilibrio di Grace c'è Isabel, a compensare la relazione intensa e certa dei due protagonisti entra in scena quella contorta e difficile di Cole e Isabel. Anche quando non è il punto focale ci sono momenti in cui monopolizza l'attenzione del lettore. E' come se, ormai, chiuso o quasi il capitolo romantico di Sam e Grace, si apra quello futuro e incerto di due personaggi chiave che ancora non hanno preso il sopravvento.
Letto il primo romanzo, divorato il secondo, sono proiettata verso il capitolo finale e soffro di ansia. Voglio tutto, lo voglio subito e lo voglio come dico io.
Insomma, ora come ora, con Forever in lettura, smanio per Sam e Grace e per Cole, smanio e non vedo l'ora di leggere leggere leggere, arrivare alla fine e tornare nel mio bozzolo a dondolarmi e piangere. Masochismo puro, lo so, sublime, bellissimo, tremendo masochismo e io mi ci crogiolo dentro.

11 aprile 2016

Nalini Singh
La carezza del buio

Serie Guild Hunter 2
Titolo originale Archangel's kiss

Trama
Nord | pag. 400 | € 18,60

Dopo essere rimasta in coma per quasi un anno, Elena Deveraux si risveglia con un bellissimo paio di ali blu: un miracolo reso possibile dall’amore di Raphael, che l’ha trasformata in un angelo. Pur essendo diventata immortale, Elena non ha perso la capacità di fiutare la brama di sangue e non vede l’ora di tornare a dare la caccia ai vampiri ribelli. Tuttavia deve ancora imparare a volare e a controllare i suoi nuovi, straordinari poteri, perciò Raphael l’accompagna al Rifugio, il luogo in cui vengono addestrati gli angeli bambini. Ma persino quell’oasi di pace e serenità viene sconvolta da una serie di sventure: all’inizio si tratta solo di scherzi crudeli e piccoli furti, ma poi tutto cambia: un ragazzino viene rapito e un altro viene brutalmente aggredito e ferito con un coltello regolamentare da cacciatore di vampiri. Elena capisce subito che qualcuno vuole incastrarla e decide d’indagare per smascherare il vero colpevole ed evitare che Raphael dia credito alle voci che circolano nel Rifugio. Se si convincesse di essere stato ingannato dalla donna che ama, infatti, l’arcangelo non esiterebbe a condannarla alla tortura eterna…


Commento
Allora, dove iniziare. Nel 2014 ho letto Il profumo del sangue (QUI il commento) e poi, per non so quale motivo, ho semplicemente messo da parte la serie.
Non so perché, ricordo benissimo che il romanzo mi era piaciuto molto, mi aveva lasciato un'impressione talmente positiva che volevo continuare. Poi non so come, non so perché, è finita nel dimenticatoio. Finché ho deciso di prendere il secondo - questo, La carezza del buio - in biblioteca.
Lo ammetto, sono piuttosto meh in questo momento.
Ci ho messo una settimana a finirlo, ed è un tempo lunghissimo se penso che è stato anche l'unico romanzo che ho letto in sette giorni. Praticamente lo prendevo in mano anche a letto, la sera, e sul divano. Cosa che non faccio mai, se ti leggo di giorno non ti leggo la sera.
Ma avevo voglia di finirlo, volevo proseguire nella speranza che migliorasse e poi sono arrivata al punto in cui volevo finirlo e basta.
Mi sono annoiata. Ve lo dico, mi sono annoiata.
La media su Goodreads è altissima, ma a questo punto me ne dovrò fregare perché è chiaro che non è un metro di giudizio adatto a me e, ogni volta, il voto alto è contrario al mio.
Non sto dicendo che La carezza del buio è un brutto romanzo, perché non lo è. Da un certo punto di vista è bello, coinvolgente e interessante, ma da un altro è ripetitivo, la storyline non è abbastanza incisiva, è poco chiara e francamente poco interessante.
In sostanza il primo romanzo si è chiuso con Elena in coma (quella cosa lì che fanno gli angeli, insomma) e questo si apre con lei che si sveglia e - sorpresa! - ha un bel paio di ali ed è un angelo.
Penso di aver colto, tra i vecchi ricordi e le cose che ho captato durante la lettura, che Raphael le ha dato un bacio all'ambrosia, trasformandola in un angelo in corner, per salvarle la vita. Pare, dicono, sia una cosa rarissima che un Arcangelo trasformi un mortale in angelo e quindi eccoci qui.
Io ho già perso interesse, non so voi.
Quindi, Elena si sveglia ed è debole, mezza rotta, non sa volare, non sa usare le ali, non può fare nulla perché è nella Torre d'avorio - wait...no - nella Torre di Raphael dove deve imparare ad essere un angelo mentre lui fa cose da Arcangelo.
Ora, a me sta bene che la maggior parte delle scene siano incentrate su di lei che impara la sua nuova natura, quello che odio ODIO odio in queste situazioni è che l'autrice si sia soffermata a descrivere come si chiudono le maglie sulle spalle, come cadono i vestiti sulle ali e cagate simili, ma poi sia caduta sulle cose più banali. Per esempio, Rapahel e Elena fanno il bagno. Fanno il bagno assieme. O hanno una piscina olimpionica per accomodare le ali, oppure non mi spiego come fanno a stare a cucchiaio con le ali di mezzo.
Poi si sdraiano sulla schiena a letto. Cioè, se le ali sono enormi e non spariscono, se ti sdrai sulla schiena le schiacci, ti fai male, stai scomodo. E' come quando ci si addormenta sul braccio e ti si ferma la circolazione! Insomma, a tratti queste ali ci sono e sembra influenzino i movimenti e la vita di tutti i giorni, in altri sembrano sparire, oppure non essere di nessuna importanza.
Per come la vedo io, o ci sono queste benedette ali, oppure trovi il modo di farle sparire.
E qui già mi è venuto il nervoso, e avrei mollato tutto.
Ora veniamo alla trama.
Nella Torre più alta del reame più lontano c'è qualcuno - non si capisce bene chi e come - che scarica cadaveri dal cielo. Brivido, pericolo, crudeltà! Sì, sì, sì. Ma la domanda è: come diavolo fanno a non beccarlo? Passi una, passi due, ma che si infiltrino dentro il reame di Raphael e nessuno se ne accorga...perché? Per fare in modo che Elena sniffi in giro? Cioè, va bene che è una Cacciatrice ma i suoi poteri sono mezzi spompati e serve veramente a poco. E' circondata da esseri millenari e nessuno ha un briciolo di abilità per trovare questo soggetto? Il mistero.
Quindi in sostanza, cadaveri che piovono dal cielo e incubi che spuntano in ogni momento. Mentre dorme Elena rivive ricordi di quando Silas ha ucciso le sorelle, con la differenza che questi sono nuovi, never seen before ed è una cosa interessante perché si costruisce un'idea precisa che arriva alla fine e che - meh - ormai l'avevo capito quindi la sorpresa è zero. Non si capisce perché, forse perché è un angelo, ma anche da sveglia Elena ricorda.
In tutto questo ricordare c'è Raphael che è tutto il contrario di come lo ricordavo. E' un tenerone, ama ama AMA Elena e la coccola e la culla e la bacia e dopo decine e decine di pagine si decide a darglielo e la scena è meh. Cioè, continua a dire per quello che voglio farti devi stare bene, lascia intendere che farà cose mai viste prima e poi...niente di che. Una delusione totale.
Sì, è il lord del maniero, sì è un figo super potente, sì è innamorato, sì è tormentato. Ma meh. Semplicemente meh. A parte la questione dei cadaveri c'è anche quella di Lijuan, l'Arcangelo più vecchio e psicopatica, anche se in un modo tutto razionale e furbetto. Anche qui, la questione viene risolta in poche righe e non ha nessun impatto sui personaggi: tante pagine per aumentare l'attesa e poi la bolla si sgonfia in pochi secondi.
Se non è una ragione per rimanere delusa, allora vivo in un altro universo, non c'è altra spiegazione.
In generale né la trama né i personaggi mi hanno particolarmente colpita e non riesco nemmeno a darmi una parte di colpa perché, va bene non ricordare, ma se la storia non ti prende non ti prende, c'è poco da fare. Del resto, se paragono La carezza del buio al primo titolo della serie, questo è nettamente inferiore e non mi ha lasciato la voglia di proseguire. Lo farò, questo è certo, ma senza fretta. Se ripeto lo stesso schema fra due anni leggerò il terzo. Ah!

29 febbraio 2016

P.C. & Kristin Cast
Betrayed

Serie House of Night 2
Titolo originale Betrayed
Trama
TEA | pag. 366 | € 8,50 
"Mi chiamo Zoey, ho sedici anni e mi sto trasformando. Come tutti i ragazzi che hanno ricevuto il Marchio - una mezzaluna blu tatuata sulla fronte - tra qualche anno diventerò un vampiro. Oppure morirò. Per sempre. Ma al momento ho altro cui pensare. Da quando sono stata nominata capo delle Figlie Oscure, il club più esclusivo della Casa della Notte, altrimenti nota come Scuola Superiore per Vampiri, ho il mio bel daffare a rendere questa setta di ragazzine spocchiose e arroganti un vero club, in cui chiunque possa sentirsi accettata. Perché io so cosa significa essere emarginati. Nella mia vita da umana lo sono sempre stata. E anche qui, comunque, sono "diversa", perché il mio Marchio è simile a quello di un vampiro adulto e mi conferisce poteri straordinari. Tuttavia mi procura anche parecchi guai. E poi, da qualche tempo, vedo strane creature che camminano nel giardino della scuola, come se fossero sonnambule. All'inizio pensavo che fossero frutto della mia immaginazione ma, adesso che alcuni adolescenti umani sono svaniti nel nulla, sto cominciando a preoccuparmi. La gente pensa che sia colpa dei vampiri. Ma io so che non è così. Ci sono loro dietro tutto questo. E io li devo fermare, prima che facciano del male alle persone che amo..."
Commento
L'unico verdetto possibile dopo aver buttato via intere giornate per leggere Betrayed (e prima Marked) è NO.
No nel senso che no, grazie, non ho nessuna intenzione di proseguire la lettura e torturarmi. No, perché il secondo romanzo è praticamente uguale al primo con solo poche varianti e no, lo stile - che è la cosa che meno ho tollerato - non migliora.
Non c'è speranza per le Cast, quindi, vi elimino dalla lista di letture senza il benché minimo scrupolo e vi auguro gioia e prosperità lontanissime dai miei occhi.
Allora vediamo di entrare nel dettaglio. La cosa più fastidiosa, la parlata da ccciovani ragazzini partorita da una mente anziana - babbo, strafigo, rompi (as in rompipalle) - rimane indisturbata regina delle pagine. Sul serio, se volete trovare il modo più veloce per farmi abbandonare/bruciare/stracciare un libro è questo: ripetere continuamente vocaboli al limite dell'eutanasia, robe che mi mandano talmente in bestia che il cervello rifiuta di leggere. Persino controllare i cartelli del treno è stato meglio di leggere questa robah. Non infierisco sui dialoghi, d'altronde se usano certe parole non possono certo spiccare per la brillantezza dei dialoghi.
Zoey ha bisogno di una scarica di botte, quelle che mamma ti da quando fai una cagata pazzesca e ti deve raddrizzare. Una sana sculacciata materna, ecco. Magari così la smette di lagnarsi costantemente e di asciugarci con l'eterno dilemma dei teen agers: mi piace uno, ma mi piace anche l'altro e non riesco a dimenticarmi del mio ex. La violenza che sale, l'omicidio, proprio.
La trama è pari pari al primo, praticamente si potrebbe pure evitare di leggere Marked che tanto le scene sono le stesse. L'unica aggiunta è la presenza di Loren, qualche robetta di Afrodite e Neferet e dell'amica campagnola. Basta.
Insomma, ho perso un sacco di tempo che avrei potuto dedicare ad altri romanzi.
L'abbandono, la depenno e, questa volta, mi segno di non rileggerla a distanza di anni.


4 febbraio 2016

P.C. & Kristin Cast
Marked

Serie House of Night 1
Titolo originale Marked

Trama
Nord | pag. 333 | € 16,50
Mi chiamo Zoey, ho sedici anni, una madre apprensiva, un patrigno scostante e una sorella maggiore tutta perfettina. E per lungo tempo sono stata convinta che questi fossero i miei problemi. Mi sbagliavo. Perché un giorno ho ricevuto il Marchio: una mezzaluna blu tatuata sulla fronte. E tutto è cambiato. Dovete sapere che il Marchio è la prima tappa per diventare un vampiro. La successiva è entrare nella Casa della Notte, una scuola dove s'impara a controllare i propri poteri e ad affrontare la delicatissima fase della Trasformazione. Cosa succede, allora? Alternativa uno: mi trasformo in vampiro, cioè divento più che umana; più forte, più intelligente, più dotata. Alternativa due: il mio corpo rifiuta la trasformazione e io muoio. Per sempre. Ma neppure questo è il mio problema più grosso. Oh, no. Il fatto è che il mio marchio è diverso da quello degli altri, è il segno di capacità incredibili per una ragazza della mia età, e ciò non aiuta a farmi nuovi amici. Senza contare che Afrodite, la presidentessa delle Figlie Oscure, il club più esclusivo della scuola, non ha preso molto bene la mia "superiorità". Insomma mi odia. Talvolta vorrei tornare indietro, ma non posso. Anche perché qui, nella Casa della Notte, sta succedendo qualcosa di profondamente sbagliato e pericoloso. E io sono l'unica che possa fermarlo.
Commento
Vi capita mai di leggere un romanzo e, dopo qualche anno, scordarvi completamente di averlo letto?
Bene, esattamente 6 anni fa, nel lontano 2010, ho letto Marked (qui la recensione anche se è datata 2012, colpa del cambio piattaforma) e non ho più continuato la serie. Naturalmente, essendo stata una lettura assolutamente dimenticabile, è entrata in quel buco nero dove - chissà come - finiscono i libri che mi sono rimasti indifferenti e che cancello dalla memoria, come se non li avessi mai letti.
Odio, odio quando mi succede. Perché naturalmente poi li riprendo in mano, convinta di non averli mai letti, e puntualmente mi fanno cagare come la prima volta.
Capiamoci, non stiamo parlando di schifezze cosmiche, ma di quei romanzi meh che non ti fanno né caldo né freddo, che non lasciano nulla del senso più ampio del termine (nemmeno la voglia di iniziare il seguito), parliamo di quei romanzi che rientrano nella tua TBR list dalla finestra e che ti fregano per ben due volte.
A questo giro, però, sono giustificata. In piena frenesia Shadowhunters ho stilato una lista di serie - vagamente simili - per contenere la mia depressione e, tra tutte, ci è finita pure questa.
Il voto, guardate un po', è lo stesso della prima lettura. Due e mezzo.
Iniziamo dalla sostanza vs il numero di pagine. Ci sono fior fior di romanzi che in 300 pagine ti raccontano un mondo, te lo creano da zero e intanto ci ficcano dentro avventure e storie da morirci dietro. Qui, in 333 pagine succedono due o tre cose, niente di trascendentale, e nel resto c'è il vuoto cosmico: una serie di scene di transizione e di riempimento, dialoghi al limite del nervoso, personaggi che boh, e basta. Basta.
Fatemi capire, ho letto 333 pagine per non apprezzare niente? Perché che un romanzo, soprattutto il primo di una serie, non sia un granché ci sta anche, ma che persino ogni elemento preso da solo non mi sia piaciuto è al limite dell'isteria. Non mi era mai capitato.
Per togliermi il sassolino inizio con la cosa che mi ha dato più sui nervi. Il lessico. L'autrice è una donna fatta e finita che si è fatta aiutare dalla figlioletta a scrivere il romanzo. Orrore. Tutto - ma proprio tutto - il libro ha uno stile da adulto che parla come un ragazzino, con tanto di termini orrendi che al solo leggerli mi sanguinavo gli occhi (profe, tanto per dirne una), e il risultato è ridicolo. Ragazzini che parlano come ragazzini stereotipati, come una vecchia che vuole essere amica dei giovani. Orrore, raccapriccio, fastidio.
Poi la protagonista, Zoey, è sciocchina. Sei giovane, è giusto, nel cervello non ti naviga nemmeno un neurone, lo accetto, ma che le poche cose che devi fare le fai a caso, senza un briciolo di pensiero francamente non lo accetto. Zoey rispecchia il vuoto cosmico del romanzo: un buco nero che fissa un altro buco nero.
Per non parlare degli altri personaggi. Erik dovrebbe essere il figo di turno ma è un cetriolo che non si capisce a cosa serva, dice due battute in croce e non fa altro. Afrodite, la stronza di turno, ha forse più carisma di tutti gli altri messi insieme, e le cosiddette amiche di Zoey sono interscambiabili per quanto sono originali.
Poi c'è la trama - o l'assenza di trama. Le basi, ad essere del tutto onesti, sono interessanti. La scuola di vampiri (che richiama la Mead), la dea Nyx, il marchio e la trasformazione in vampiro hanno potenziale ma, purtroppo, lo svolgimento della storia è tutto fumoso, un po' buttato a casaccio. Alla fine del romanzo Zoey fa cose, bene, brava, senza che almeno una di queste emozioni o interessi. Si legge per arrivare alla fine, in sostanza, e lo si fa con il fastidio continuo del lessico da babbi (cit.), sopportando personaggi con cervelli che ancora devono svilupparsi e intanto dialogano su chi è figo e strafigo (cit.), elemosinando un bacetto a stampo che emoziona quanto una camomilla.
Insomma, sì Marked è una lettura che ti toglie la voglia di leggere YA, che ti annoia e ti fa pensare quanto mai. Eppure, nonostante il voto basso, probabilmente tenterò di leggere il secondo solo perché quando ho preso questo in prestito in biblioteca - in preda ad un delirio mistico di fiducia mal riposta - ho preso anche Betrayed. Sarà meglio che non betray me, altrimenti lancio tutto dalla finestra (simbolica, mica che poi devo pure pagare la multa per questa serie).

9 novembre 2015

Charlaine Harris
Morti per sempre

Serie Sookie Stackhouse 13
Titolo originale Dead Ever After
Trama
Delos Books
pag. 355 | € 16,90
Nella città di Bon Temps ci sono segreti che minacciano le persone più vicine a Sookie, e che potrebbero annientare il suo cuore. La sua relazione con Eric Northman non è più così ben definita. Lui e i suoi vampiri si stanno tenendo a distanza… e mantengono un gelido silenzio.
E quando ne scopre il motivo, Sookie ne è devastata. Poi uno sconvolgente omicidio scuote Bon Temps, e Sookie viene arrestata come colpevole. Le prove contro di lei sono però deboli, e riesce a uscire su cauzione. Indagando sull’omicidio, scoprirà che quella che sembra la verità a Bon Temps è soltanto una comoda menzogna. Che quanto passa per giustizia è più che altro sangue versato. E che ciò che passa per amore non è mai sufficiente...







Commento
***spoiler***
Questo sarà un commento talmente pieno di spoilers che, se non volete sapere niente della fine, è meglio se evitate di proseguire con la lettura.
Sono amareggiata, ma non sopresa. Sono delusa, ma non brokenhearted. Sono intristita, ma non depressa.
Dopo la lettura del penultimo romanzo della serie, e prima dell'inizio di questo, sapevo esattamente cosa avrebbe combinato la Harris. Sapevo, anche se non ci sono stati indizi per tutti e i 12 romanzi, che la fine sarebbe stata così. Non solo avevo previsto una certa cosa - poi entrerò nel dettaglio - ma avevo pure capito con chi Sookie avrebbe avuto l'ultimo e, in teoria, il duraturo legame romantico.
In cuor mio speravo che la Harris facesse la scelta dell'indipendenza, che mandasse a fanculo tutto il mondo soprannaturale e che lasciasse Sookie da sola, libera da tutto e da tutti e felice di proseguire la sua vita prima che i vampiri le scombussolassero la realtà. Invece, purtroppo, a quanto pare l'autrice non ha saputo resistere al finale dove sistema tutti, capre e cavoli compresi, e dove i personaggi di cui veramente ci fregava qualcosa spariscono nel nulla come se non fossero mai stati importanti.
E qui cominciano gli spoilers.
Di Bill non mi è mai importato granché e sono stata felice quando la Harris lo ha messo da parte, relegandolo a personaggio secondario. Di Eric, invece, mi importava parecchio: è un personaggio troppo carismatico ed interessante per non sentire il suo richiamo ed ero particolarmente soddisfatta di saperlo insieme a Sookie.
Ora, nel 12esimo romanzo, la Harris ha raffreddato brutalmente la loro relazione ma pensavo che: o si sarebbero lasciati con grandi fuochi d'artificio, o sarebbero rimasti insieme. No, non illudetevi, Eric e Sookie si lasciano, lui tiene fede al contratto e sposa la regina dell'Arkansas e sparisce - letteralmente - nello sfondo sciapo e annacquato dell'ultimo romanzo. Eric, il vampiro vichingo che oscura tutto e tutti, diventa solo un nome che spunta ogni tanto ma che non fa nulla, non è nulla, non lascia nulla. Dov'è l'Eric che tanto mi era piaciuto? Non c'è e non ci è dato sapere cosa ne sarà di lui perché tanto a Sookie non frega una mazza. Si lasciano, dice di amarlo, ma non spreca una lacrima per lui, non ci rimugina sopra, non fa una piega. Anzi, non solo se ne sbatte ma appena passa qualche giorno decide che è pronta per scoparsi Sam. Avete capito benissimo. Sam Merlotte è il finale amoroso di Sookie. Vomitiamo insieme. Eppure, per quanto me lo sentissi fin dentro la flora batterica intestinale che sarebbe stato lui, vederlo succedere su carta mi ha depressa come non mai. Ma si può? C'è più dignità nello stare da sola, piuttosto che con Sam Merlotte. Da Eric a Sam. Dal vampiro strafigo a quello a cui piace trasformarsi in un Border Collie. Tagliamoci le vene.
Quindi ecco qui, in tutta la sua bruttezza, la risposta alla domanda che tutti si facevano da un tot di romanzi.
Cercando di passare oltre, aimé c'è poco di cui essere felici in questo ultimo romanzo. La trama, che dovrebbe chiudere in super bellezza, rimane sempre sottotono, esattamente come gli ultimi libri, e non si degna mai di un guizzo di originalità. Si ripete lo stesso schema di sempre: spunta fuori un nemico psicopatico che vuole uccidere Sookie, ma l'indagine si riduce ai minimi termini, il cattivo viene liquidato in poche righe e l'azione e l'emozione sono quasi inesistenti. Io, in questo caso, ho fatto persino fatica a capire i chi e i perché e solo alla fine, quando il personaggio cattivo esce allo scoperto, ho pensato che tutto fosse comunque molto confuso e raffazzonato.
Quindi, la trama è banale e per niente elaborata, le scelte romantiche sono ampiamente discutibili e non si ha mai la sensazione che si stia leggendo il gran finale, ma solo l'ennesimo episodio di transizione. Non ha aiutato, come al solito, la presenza quanto mai densa di refusi e di errori - maschi che diventano femmine e viceversa - che ha caratterizzato quasi dall'inizio la traduzione italiana.
Nel mio povero cuoricino nutrivo la speranza di qualcosa di migliore, di più piacevole, invece tutti noi ci siamo dovuti accontentare di una fine che boh, non lascia nemmeno un sapore felice sulla lingua.
Si poteva fare molto di meglio, probabilmente, ma dopo tredici romanzi forse Sookie e la Harris non avevano più niente da dire e noi avevamo perso l'entusiasmo lungo la strada.
Addio Sookie, addio Eric e addio Charlaine, all'inizio è stato bello ma poi non più di tanto.

1 ottobre 2015

Charlaine Harris
A un punto morto

Serie Sookie Stackhouse 12
Titolo originale Deadlocked

Trama

Delos Books
pag. 365 | € 15,90
Essendo da sempre in possesso di poteri telepatici, Sookie Stackhouse si è resa conto prestissimo dell'esistenza di cose che preferiva non sapere. E adesso che è adulta si rende conto che ci sono cose di cui è a conoscenza, ma che preferirebbe non vedere... per esempio Eric Northman intento a nutrirsi da un'altra donna. Una più giovane.
Ci sono un paio di cose che le piacerebbe dire al riguardo, ma è costretta a tacere, perché Felipe de Castro, il re vampiro della Louisiana (e dell'Arkansas e del Nevada) è in città. Quello è decisamente il momento peggiore perché un corpo umano venga ritrovato nel giardino di Eric...
Sookie pensa che, almeno questa volta, il destino della ragazza morta non abbia niente a che vedere con lei, ma si sbaglia. Non sa di avere un nuovo nemico, molto più astuto di quanto potrebbe mai sospettare, e deciso a distruggere il suo mondo.


Commento
*sigla di Rocky in sottofondo* Tananaaaaaaa, nananaaaaaaa, tananaaaaaaaaaaaaa, nananaaaaaaaaaaaaaa. Come sono fiera di me stessa! Sto procedendo secondo la mia scaletta e non sto sgarrando. Poter spuntare il penultimo titolo della serie Sookie Stackhouse dalla mia lista infinita di serie da completare mi ha dato una grandissima soddisfazione.
Il pensiero, poi, che mi manchi solo l'ultimo romanzo e poi ho chiuso mi riempie di trepidazione. E' da tempo immemore che non ero così ansiosa di iniziare un romanzo della Harris e, francamente, pensavo che non mi sarebbe più capitato. Invece eccomi qui, soprendentemente soddisfatta della mia prova e del romanzo stesso. E' un momento epico, direi, ci vuole un minuto di raccoglimento e riflessione.
Perché ho lasciato questa serie a languire per ben - fatemicontrollare - tre anni e mezzo? Facile. Perché la serie TV True Blood, liberamente ispirata ai romanzi, mi ha talmente annoiata/schifata che ho deciso di mollare il colpo senza completare di vedere né l'ultima stagione né di leggere i romanzi. Insomma, c'è stata una specie di intossicazione che ha avvelenato la mia percezione di questa saga.
Ora, però, sulla scia della mia ossessione per finire di leggere le serie complete, non ho potuto trovare una scusa credibile per non portare a termine il progetto Sookie.
Ogni volta che mi cadeva l'occhio sulla mia libreria mi dicevo dovresti finire Sookie e prontamente iniziavo altro. Ci è voluto l'allineamento planetario niente nuovi romanzi/niente soldi per comprarne per convincermi che era arrivato il momento. Ammetto di non aver iniziato A un punto morto con la giusta predisposizione mentale, convinta com'ero che sarebbe stato noioso. Sono felice di essere stata smentita, con qualche riserva.
Naturalmente, dopo tre anni e mezzo, non mi ricordavo quasi più niente a parte l'essenziale; così mi sono rivolta all'oracolo Wikipedia, ho letto il riassunto del terzultimo romanzo e sono partita spedita con A un punto morto. Se anche voi non avete memoria della situazione eccovi il riassunto del riassunto del riassunto: Sookie ha una relazione con Eric, anche se ultimamente non sta andando bene, vuoi perché il Re potrebbe arrivare e scoprire cos'hanno combinato, vuoi perché Eric sembra essere promesso sposo ad una vampira. Nel frattempo Sookie vive con i suoi parenti fae, Dermot e Claude, e cerca di capire cosa fare del cluviel d'or e di rimanere fuori dalle faide e dalle lotte che la circondano.
A un punto morto inizia esattamente da qui, senza pause e senza grossi scossoni con lo scopo di chiudere uno dei due filoni narrativi principali, portando verso il compimento del secondo e chiudendo quelli più piccoli - legati ai personaggi secondari - inseriti nel corso dei romanzi.
Così, mentre Sookie fa quello che deve fare, la Harris regala una serie di lieti fine più che meritati agli umani della serie, senza preoccuparsi di risultare troppo stucchevole o scontata perché tanto c'è Sookie che equilibra la situazione.
Il primo grosso blocco che viene risolto è quello dei fae che è, del resto, anche alla base della trama del romanzo. Chi è che cerca disperatamente il cluviel d'or, chi è che perseguita Sookie, trama contro di lei con ogni mezzo e, nella foga, tira in balli anche i vampiri e i mannari? Bene, se temete che la Harris non dica tutto state sereni, si toglie ogni sassolino dalla scarpa indicando senza ombra di dubbio il colpevole e chiudendo letteralmente i fae a casa loro. Certo, ora che spunta fuori il nome del colpevole ne succedono di tutti i colori e, come è solita fare la Harris, costruisce una specie di indagine amatoriale fatta da Sookie e sostenuta dagli altri personaggi. Onestamente il fatto che l'autrice abbia chiuso con decisione la parte sui fae mi ha resa felice: ormai si tirava troppo per le lunghe e più di una volta mi sono trovata a chiedermi quale fosse la necessità di ripetere scene e situazioni che non avevano più nessun potenziale. Quindi tanti saluti ai fae e spazio ai vampiri!
Ebbene sì, la relazione di Sookie con i vampiri, che poi è ciò che ha iniziato la serie, è ancora in sospeso e - in particolare - la relazione con Eric è traballante dalla prima all'ultima pagina. Non sono soddisfatta, nossignore, di quanto poco ci sia il vampirone vichingo rispetto a quello che ci si aspetterebbe: Sookie e Eric hanno un problema di fondo, un grosso problema che rischia di distruggere non solo la loro relazione ma proprio la loro realtà. In tutto questo, tra l'accordo di matrimonio e la crescente distanza che si crea tra di loro, si infiltra un senso di insoddisfazione e di distacco che accompagna Sookie fino alla fine. Temo che la Harris, incapace di compiere una scelta, si stia orientando verso il classico meglio sole che male accompagnate, che potrebbe anche essere un finale giusto se non fosse che io amo i finali dove le coppie si formano e rimangono salde.
Considerando quanto poco succede nel mondo dei vampiri e considerando che il Re è ancora in zona, è evidente che mi devo aspettare un ulteriore sviluppo nell'ultimo romanzo: non c'è molto che io possa fare a parte iniziarlo il prima possibile.
In chiusura mi confermo soddisfatta ed intrattenuta da A un punto morto, al punto da lasciarmi la voglia di completare la serie e al punto da farmi tornare alla mente perché questa serie mi sia piaciuta così tanto all'inizio: Sookie, se è padrona della scena, è una protagonista davvero fantastica da leggere!