10 maggio 2021

Deborah Harkess
L'ombra della notte

Serie All Souls 2
Titolo originale Shadow of Night

Trama
Piemme Pickwick
pag. 736 | € 12,90
Nella biblioteca Bodleiana di Oxford, Diana Bishop, giovane storica e studiosa di alchimia, scopre un misterioso manoscritto: prima di restituire il libro, il tocco della sua mano sulla copertina riaccende in lei la magia che aveva tentato invano di bandire dalla sua vita dopo la morte dei genitori. Diana discende infatti da una nota stirpe di streghe, e non è l'unica a essere fatalmente legata all'Ashmole 782, di cui nel frattempo si sono perse le tracce: demoni, vampiri e streghe ne subiscono il fascino e cercano di decifrarne i contenuti sibillini. Tra questi, l'affascinante professore di genetica Matthew Clairmont, vampiro eternamente giovane. Il libro regola l'esistenza delle creature ultraterrene e nasconde i segreti per scongiurarne l'estinzione. Diana e Matthew si innamorano e si scelgono per la vita secondo il disegno di un destino a loro sconosciuto. Ma la loro unione è bandita dalla legge delle streghe e dei vampiri. Alla ricerca del prezioso volume, i due innamorati si catapultano nel cuore dell'Inghilterra elisabettiana del 1591, alla corte della regina. Li accoglie un esclusivo circolo di personaggi: la misteriosa "Scuola della Notte", tra cui spiccano il drammaturgo Christopher Marlowe, il poeta George Chapman, l'astronomo e matematico Thomas Harriot. Ma il XVI secolo non è un posto sicuro: in quegli anni di spietata caccia alle streghe e diffuso pregiudizio, l'unione dei due giovani rischia di scatenare un conflitto di proporzioni inimmaginabili.
Sei una creatura sempre al bivio, né da una parte né dall'altra.
Commento
Come per il primo romanzo della serie - ho letto prima il libro e poi ho visto la serie TV (carina, sicuramente fedele anche se sbrigativa) - anche con il secondo ho deciso di seguire lo stesso programma perché l'uscita della seconda stagione mi ha colta un po' alla sprovvista.
In realtà non avevo in programma di leggere L'ombra della notte così presto, primo perché volevo smaltire titoli che ormai hanno un centimetro di polvere sopra e secondo perché non ne sentivo la necessità. Forse è stata colpa della combo serie tv/ultima lettura pesantina che mi ha spinta a prendere in mano questo romanzo prima del tempo. Qualunque sia stata la motivazione, mi sono goduta la lettura e ho bruciato le sue 700 pagine e spicci in meno di una settimana e, considerando il mio ritmo attuale, è un miracolo fatto e finito.
Il primo romanzo della serie mi era piaciuto davvero tanto (letto in pieno primo lockdown) e, pure a distanza di un anno, mi ricordavo i punti più importanti della trama così, appena ho preso in mano il seguito, mi sono riallacciata alla narrazione come se la pausa fosse durata solo qualche settimana.
Siamo quindi appena atterrati nella Londra di fine '500 con Diana e Matthew alla ricerca dell'Ashmole 782 e delle origini del potere di Diana. Il loro programma è abbastanza semplice e si appoggia al ruolo che Matthew aveva in quel periodo, sfruttando i suoi agganci e le sue ricchezze, e ha come scopo principale quello di passare inosservati e fare toccata e fuga. Quello che i due non tengono in conto è che trovare un volume misterioso e arrivare alle origini dei poteri di Diana non sono affari che si risolvono in una settimana, infatti il loro programma viene deviato praticamente subito.
Questo romanzo è molto diverso dal primo e non solo per il cambio radicale di ambientazione storica. Quello che cambia in modo piuttosto evidente è la dinamicità della trama: sebbene si cambi spesso location e i personaggi si spostino di continuo si ha l'impressione che si proceda molto a rilento e che gli sviluppi della storia si facciano desiderare. Anche se il contesto storico e l'inserimento di nuovi personaggi sono un cambio di aria notevole e decisamente interessante, la lentezza della storia è tale che appena succede qualcosa si ha la sensazione che sia incastrata in un pantano e fatichi ad uscirne per prendere il volo. Personalmente gradisco i romanzi mattoni che hanno una contestualizzazione storica minuziosa senza cadere nel tedioso o nel manualistico e qui la Harkness ha dato sfoggio della sua professionalità, ricreando una Londra che raramente si vede e ha messo in luce dettagli storici che di solito si scoprono in documentari o musei senza che questi siano stati di peso alla lettura.
Tenendo presente, quindi, che ho molto apprezzato il set storico e la precisione della Harkness, ho meno apprezzato l'inserimento di personaggi storici con una superficialità un po' strana: Marlowe, Shakespeare, per non citarne altri, entrano in scena e ti aspetti chissà cosa mentre in realtà rimangono solo dei nomi ad uso e consumo della trama rivisitati in chiave fantastica. La cosa non mi avrebbe disturbata minimamente se non fosse che purtroppo quasi tutti i personaggi rimangono marginali rispetto ai due protagonisti e, pur avendo un ruolo decisivo, questo non viene quasi mai messo in luce ma dato per scontato. Ad esempio i compari di Matthew sono importanti, così come i suoi parenti vampiri, eppure entrano ed escono di scena come se non avessero grande importanza. Discorso molto diverso per il personaggio di Philippe che ruba la scena e mette in diversa prospettiva la stessa natura di Matthew.
Non ho voglia di recuperare ogni singolo episodio della trama, mi limito a dire che è molto lineare e rimane salda sul suo aspetto storico, mentre quello fantastico è lievemente messo in secondo piano. Forse la mia grossa delusione è dovuta al fatto che c'è poco di quello che mi aspettavo ed in particolare della magia. Diana fatica a trovare qualcuno che la aiuti e deve tenere conto dei rischi (hello, caccia alle streghe), ma quando si arriva al dunque la magia non prende il sopravvento nella trama e rimane quasi in superficie mentre la narrazione si lascia andare a continui episodi di vita quotidiana che, alla lunga, per quanto interessanti, perdono di fascino. Questo non significa che di magia non ci sia l'ombra, anzi, ma è meno del previsto e ha meno peso rispetto a quello che mi aspettavo.
Invece ho gradito il cambio di rotta del personaggio di Matthew che qua è un giocatore storico con poteri molto al di sopra del sospettabile: è una spia, è un membro del Consiglio, è un rappresentate dei De Clermont ed è un vampiro con contatti e reti che si estendono praticamente ovunque e questo suo potere si riflette nel cambio della sua personalità: il vampiro misterioso e metodico, quasi scientifico, ha ceduto il posto ad un vampiro dominante e protettivo, pericoloso e autoritario quasi al limite del fastidioso che - per assurdo - schiaccia quasi definitivamente la personalità di Diana. 
Ed ecco quello che mi ha deluso più di tutto: Diana. Mentre nel primo romanzo l'avevo trovata interessante e con una personalità autonoma e solida, qui diventa una moglie un po' lagnosa e con una perdita progressiva di grinta. All'inizio, quando deve adattarsi al luogo e ai costumi, si intravede ancora la vecchia Diana, poi appena Matthew prende il sopravvento lei si ammoscia e diventa più che altro una voce narrante. Non penso che questo cambio di personalità si possa ripresentare nel terzo romanzo, visto che si torna nel presente, ma ho un po' il dubbio che la Diana grintosa sia per sempre sparita a causa di ciò che succede nel finale - che non dirò ma che è un po' citofonato. La relazione di coppia si sbilancia quasi sempre a favore di Matthew, e non solo perché lui vorrebbe chiudere Diana in casa e isolarla dal mondo, alla fine la storia si ambienta in un periodo storico in cui le donne avevano pochissima utilità ed è chiaro che l'autrice ha voluto stressare quanto fossero immersi in un ambiente diverso dal loro. Onestamente speravo che Diana si ribellasse più spesso alla regressione dominante di Matthew, che a volte è davvero insopportabile, ma immagino non ci si possa aspettare granché. Diana è come se fosse sopraffatta dal contesto storico e, pur essendo lei stessa una storica, invece di diventare parte del tessuto sociale, si mette in un angolo e lascia che siano gli altri a muoverla come una pedina. Da un certo punto di vista ha senso, ma questa piega non le ha giovato e io ho perso molto dell'interesse che provavo con lei. Anche la magia, che dovrebbe essere la componente più importante nell'esperienza di Diana, viene un po' ridimensionata dai giochi di potere e da eventi e personaggi storici che accadono e che li travolgono. Quando la magia entra in scena è confinata tra mura domestiche e sempre sotto forma di esercizio, mai di abilità, e le cose date per scontate sono veramente troppe per i miei gusti, eppure i personaggi e il concetto di magia sono stati molto interessanti e avrebbero potuto aprire un mondo completamente nuovo.
Altro punto dominante della storia è il benedetto Ashmole che, ad un certo punto, pareva quasi che si fossero scordati di cercarlo. Nel momento in cui la trama si focalizza sul libro e i personaggi finalmente escono dalla loro apparente immobilità, ecco che si scopre qualcosa di più di questo libro e delle pagine mancanti, incluso pure il significato che hanno per Diana e Matthew. Comunque non è nemmeno lontanamente sufficiente, se penso che il primo romanzo della serie ha ruotato quasi totalmente attorno all'Ashmole vi fa capire che in un tomo di oltre 700 pagine rimane marginale, suppongo però sia già qualcosa che il poco che si ha abbia un senso e abbia importanza nella trama.
Lo so, ho parlato quasi solamente di ciò che non mi è andato giù della storia, ma vi assicuro che il romanzo mi è piaciuto molto, è un ottimo storico con elementi fantasy per chi apprezza le narrazioni minuziose e lente e per chi non teme di affrontare un mattonazzo che abbia tantissima forma e una sostanza che è un mix tra storia, magia e avventura. La Harkness è sicuramente una scrittrice che sa quel che fa e che non ha paura di sfoggiare la sua competenza e se solo si ha pazienza ci si rende conto della quantità enorme di dettagli storici presenti nel romanzo, in particolare quelli legati all'alchimia (suo settore professionale).
Il terzo ed ultimo romanzo della serie è già nelle mie mani ma non penso che lo leggerò subito, ho bisogno di far decantare questo e di cambiare genere, forse lascerò la pausa di un anno chi lo sa.

26 aprile 2021

Matt Haig
La biblioteca di mezzanotte

Titolo originale The Midnight Library

Trama
Edizioni E/O
pag. 329 | € 18,00
Fra la vita e la morte esiste una biblioteca.
Quando Nora Seed fa il suo ingresso nella Biblioteca di mezzanotte, le viene offerta l’occasione di rimediare agli errori commessi. Fino a quel momento, la sua vita è stata un susseguirsi di infelicità e scelte sbagliate. Le sembra di aver deluso le aspettative di tutti, comprese le proprie. Ma le cose stanno per cambiare. Come sarebbe andata la vita di Nora se avesse preso decisioni diverse? I libri sugli scaffali della Biblioteca di mezzanotte hanno il potere di mostrarglielo, proiettando Nora in una versione alternativa della realtà. Insieme all’aiuto di una vecchia amica, può finalmente cancellare ogni suo singolo rimpianto, nel tentativo di costruire la vita perfetta che ha sempre desiderato. Ma le cose non vanno sempre secondo i piani, e presto le sue nuove scelte metteranno in pericolo la sua incolumità e quella della biblioteca. Prima che scada il tempo, Nora deve trovare una risposta alla domanda di tutte le domande: come si può vivere al meglio la propria vita?
Se volessimo cercare una definizione più appropriata, si tratta di un mondo di mezzo. Non è vita. Non è morte. Non è il mondo reale nel senso convenzionale del termine. Ma non è neppure un sogno. Non è né una cosa né l'altra. Per farla breve, è la Biblioteca di Mezzanotte.
Commento
Ma che bello questo romanzo, per una volta lasciarmi convincere dalla classifica ha dato un esito positivo. Non ho mai letto nulla di Haig, per anni ho girato al largo dalla narrativa classica perché ero alla ricerca di altro, ma in questi ultimi due anni mi sono avvicinata al genere pescando un po' a caso e un po' seguendo i titoli del momento. Conoscendomi, affidarmi alla classifica o alle recensioni di lettori molto diversi da me è sempre un rischio perché spesso questi romanzi - sicuramente pregevoli in forma e contenuto - non mi lasciano nulla né durante né dopo la lettura.
Con La biblioteca di mezzanotte, invece, ho sentito una connessione non perché io soffra di depressione o perché conosca persone che hanno vissuto un episodio tanto doloroso, ma perché l'autore ha saputo presentare un momento difficile ed estremamente personale affidandolo ad un personaggio che di speciale non ha poi molto.
Lo spaccato di vita di una persona comune che non ha avuto un'esistenza speciale, una persona che non lascia l'impronta nel mondo e nelle persone, e che vive come dimenticata è un esempio molto calzante di una società che spesso dimentica che là fuori ci sono persone che si sentono sole, anche se magari non lo sono, e che soffrono per un senso di inadeguatezza e fallimento derivati da aspettative fantasmagoriche ma assolutamente inarrivabili. Una società dove le persone che vivono vite comuni si sentono fuori luogo, anonime, inutili, è una società dove la felicità non ha casa e dove il saper riconoscere la bellezza delle piccole cose è svanito dietro carriere sfolgoranti, soldi e apparenza.
Haig ci presenta la sua protagonista Nora come una donna arrivata ad un punto della sua vita dove ogni sua azione e la sua stessa esistenza vengono rifiutate dal mondo che la circonda. I genitori sono morti, il fratello non le parla più, l'ex fidanzato è un lontano rimpianto, il suo gatto muore, perde il lavoro e il vicino non ha più bisogno di lei: Nora si sente abbandonata, inutile, e la sofferenza della sua condizione si accentua man mano che pensa al passato e alle azioni che ha compiuto per farla arrivare lì. Lo sconforto di Nora e la sua sofferenza sono delicatamente rappresentate, senza fronzoli o esagerazioni, con una scelta di parole che colpisce nel segno e ti suscita una forte di empatia. Nora sarà anche una donna che ha fatto scelte sciocche o che si lascia schiacciare da una depressione apparentemente evitabile, ma è anche una persona comune che soffre come fanno in tanti e che nel momento più buio della sua vita non trova altra soluzione che porre fine al suo tormento e alla sua vita.
Quando Nora tenta il suicidio la sua esistenza si ferma in un limbo dove non si è né vivi né morti e dove lo spazio si trasforma in un luogo che è stato importante nella sua vita. Per Nora questo posto è una biblioteca e il suo guardiano è la bibliotecaria della scuola e i libri sono le sue possibili vite: nella biblioteca di mezzanotte ogni libro è una vita e ogni vita è una chance per Nora di ritrovare la voglia di vivere. All'inizio Nora non vede l'utilità di questo luogo, la sua determinazione a morire è tale che le sembra tutto inutile e ogni cosa irreversibile, ma appena comincia a sperimentare le sue vite - dalle più scontate a quelle più imprevedibili - il suo desiderio muta e, invece di continuare a desiderare la morte, comincia a riconoscere che i suoi rimpianti sono stati dei macigni che hanno influenzato la sua esistenza nonostante fossero spesso solo produzione della sua depressione.
Le vite che Nora sperimenta sono poche ma hanno per lei un significato particolare: ogni volta che pone rimedio ad un suo rimpianto si rende conto che le sue paure sono infondate e che quella vita, quella che pensava sarebbe stata migliore, non è affatto come se la immaginava. Quello che cambia Nora non è sperimentare le vite possibili, ma vivere attraverso di esse esperienze che la fanno ritrarre sempre più dalla fantasia e tornare a desiderare la sua vita, quella imperfetta e infelice, ma che è sua e di nessun'altra Nora.
Il messaggio di Haig a me pare chiaro, e cioè che non importa quando il mondo ti paia oscuro e inospitale, quanto tu ti senta inadeguato o inutile, là fuori ci sono innumerevoli piccole cose che colorano la tua vita e ti permettono di sentire una felicità che non dipende dagli altri, che non può risentire di scelte diverse ma che è lì pronta per essere riconosciuta e vista. Le piccole cose, una volta che si distoglie lo sguardo da improbabili desideri e si mette a fuoco il qui e ora, sono ciò che porta una contentezza solida e semplice ma non per questo meno significativa.
Leggere questo romanzo ha sicuramente messo in prospettiva un senso di infelicità troppo dipendente da oggetti e attività e aspettative che possono essere ridimensionate, e spinge a mettere a fuoco quanto non sia necessario vivere vite da film per vedere quanto sia bello e soddisfacente vivere una vita semplice che non ha bisogno di likes e ostentazione.
Naturalmente, ad ogni persona corrisponde una percezione differente, e chi ha sofferto o soffre di depressione magari vede in questo romanzo una possibile interpretazione della loro condizione, ma il modo in cui Haig ha presentato Nora l'ha resa facile da comprendere anche a chi non è vittima di questa malattia. Lo stile di Haig è semplice ma efficace, con delicatezza tira fuori verità scomode e riesce a far sentire il dolore e la lotta interiore di Nora ed infine la speranza dolce e amara che prova durante la sua ultima vita. Il finale, secondo me, è perfetto e non ne avrei desiderato uno diverso perché Nora non aveva bisogno di essere diversa da quello che era, ma di scoprire che la sua vita valeva la pena di essere vissuta.
Ora mi farò una ricerca tra i vecchi titoli di Haig e magari proverò a leggere qualcos'altro, ho come l'impressione che potrebbe essere un autore da tenere in lista quando mi torna il desiderio di narrativa e non mi sento particolarmente avventurosa.

19 aprile 2021

Milla Vane
A Heart of Blood and Ashes

Serie A Gathering of Dragons 1

Trama
Berkley | ebook | € 4,42
A generation past, the western realms were embroiled in endless war. Then the Destroyer came. From the blood and ashes he left behind, a tenuous alliance rose between the barbarian riders of Parsathe and the walled kingdoms of the south. That alliance is all that stands against the return of an ancient evil--until the barbarian king and queen are slain in an act of bloody betrayal. Though forbidden by the alliance council to kill the corrupt king responsible for his parents' murders, Maddek vows to avenge them, even if it costs him the Parsathean crown. But when he learns it was the king's daughter who lured his parents to their deaths, the barbarian warrior is determined to make her pay. Yet the woman Maddek captures is not what he expected. Though the last in a line of legendary warrior-queens, Yvenne is small and weak, and the sharpest weapons she wields are her mind and her tongue. Even more surprising is the marriage she proposes to unite them in their goals and to claim their thrones--because her desire for vengeance against her father burns even hotter than his own...
There are enemies, and there are monsters. Always slay the monsters first, because enemies may one day become allies – but monsters never will.
Commento
Parto con la premessa che non conosco l'autrice sia sotto questo nome che sotto Meljean Brook, non ho mai letto nulla di suo in italiano o in inglese, quindi non ho idea se tenere AHOBAA come riferimento sia una buona idea. Quindi, detto questo passo con il dire che ci ho messo una vita a decidermi di leggere questo romanzo e, ora che l'ho fatto, dare un 3 e mezzo  mi sembra un esito deludente per un titolo che suscita un interesse molto alto ma delivers an it's ok. Elaboro: ho visto questo titolo spinto spesso nel panorama del romance americano e me lo sono segnato perché la trama mi sembrava succosa e diversa dal solito. Un fantasy romance con guerrieri, matrimonio combinato, il trope enemies to lovers e una lunghezza a dir poco allarmante per il genere con 555 pagine sul Kindle. Mi è sembrato un romanzo impegnativo nella sua categoria ma affascinante per la sua trama, così l'ho preso ma ho faticato a convincermi ad iniziarlo.
Una volta aperto, una volta letto il primo capitolo ho capito che avrei avuto difficoltà a digerire lo stile: per farvi capire in fretta senza citazioni, tutto il romanzo è scritto con un vago stile Yoda (es: felice lei è, pericoloso è combattere) che in italiano stimola malissimo i miei centri nevrosi ma in inglese scatena una confusione e una repulsione tali da avermi fatto prendere una pausa di un paio giorni prima di tornarci sopra. Lo stile non mi è piaciuto, capisco il desiderio di usarne uno che si adatti alla trama e capisco che così facendo sembri di essere più coinvolti dalla storia, ma è stato difficile superare questo scoglio fisico. Spesso ho dovuto rileggere due volte le frasi perché il mio cervello riconosceva le parole ma non la loro posizione e quindi il significato si mescolava nella mia mente. Insomma, già il romanzo è lungo, già abbiamo nomi strani e cose strane da ricordare, se poi mi shakeri le parole io devo proprio farmi violenza per procedere con la lettura allora anche no, non ci siamo.
Ipotizziamo, però, che questo stile da Maestro Yoda non sia un ostacolo e che la lettura scorra liscia, rimane la trama da analizzare e qui o è il tuo genere o non lo è, c'è poco da fare. Personalmente trovo che l'idea di base sia stata interessante ma che la resa spesso non fosse all'altezza, come se l'idea iniziale non riuscisse a trovare una realizzazione sulla carta, perdendo gran parte della sua originalità. In generale, quindi, mi è sembrato quasi di leggere una versione personalizzata e più civilizzata di una storia in stile Dothraki (e su Goodreads in molti la pensano come me), con il Ran (Khal) che si ritrova una moglie piccolina e deboluccia con la famiglia disagiata ma che alla fine è potente e sconfigge il mondo. Ecco, mi sembra chiaro che le somiglianze siano sostanziali, però per fortuna man mano che si legge ci si dimentica del retrogusto da serie tv e ci si concentra su quello che invece è presente nel libro.
La storia si basa sulla formazione di un'alleanza, nata sotto la stella della vendetta. Da un lato abbiamo Maddek, figlio dei Ran di Parsathe, che desidera vendicare l'omicidio dei due genitori e dall'altra abbiamo Yvenne, figlia dell'uomo che ha ucciso i Ran e pedina nel progetto di potere del padre. I due si trovano insieme con l'obiettivo comune di uccidere non solo il padre della ragazza, ma praticamente tutti i fratelli, che per anni hanno tramato per aumentare il loro potere, rinchiudendo la madre e la sorella discendenti di una stirpe ormai persa di donne guerriere.
Il progetto di Maddek, in linea con la sua origine, è più brutale e istintivo: a lui interessa solo la vendetta e nella sua rabbia cieca non pensa ai risvolti diplomatici e al rischio di scatenare su Parsathe una guerra illegittima. Maddek è un guerriero, non sa fare altro, e pur essendo il miglior condottiero delle armate dell'Alleanza, è pur sempre abituato a usare le mani prima che il cervello. Questo suo carattere, che spesso lo limita in questioni più sottili e di astuzia, non lo rende uno scimmione incapace di buon senso. Affiancato dal suo Dragone, un gruppo tra i migliori soldati parsathe, Maddek riesce a filtrare la sua rabbia e a pianificare la vendetta. Ma sarà l'ingresso in scena di Yvenne a cambiare la situazione perché lei è più astuta, furba e lungimirante di Maddek. Yvenne ha avuto anni per superare la fase iniziale di rabbia e odio e ha avuto anni per decidere il suo piano d'azione, scegliendo Maddek come mano armata del suo cervello sceglie non solo lo strumento per portare la vendetta sul padre ma anche il mezzo per diventare regina. L'alleanza tra i due si basa sul matrimonio: Yvenne, che ancora non è in età per diventare regina, per salire al trono in modo legittimo deve avere un erede, mentre Maddek, sposando Yvenne avrebbe legittimato la sua vendetta detronizzando - e uccidendo - il suo nemico.
E' chiaro che il grosso della trama si basa sul rapporto tra i due e sui problemi che nascono da un'alleanza romantica tra un bestione guerriero e una focaccina piccolina che non ha mai visto il mondo. Seppur godibile, alla lunga il ripetersi delle scene tra i due mi ha annoiata, perché anche se l'autrice ha trovato una giustificazione per la totale assenza di comunicazione, dopo un po' la frustrazione ha preso il sopravvento, soprattutto quando le cose si ripetevano nello stesso identico modo. Un'altra cosa che mi ha lasciata con l'amaro in bocca è che le scene di combattimento venivano preannunciate da lungo tempo e poi al suo svolgersi erano meno epiche di quello che pensavo: non c'è rischio di scambiare questo romanzo per un fantasy epico, perché alla fine è un romance e come tale ha degli schemi da rispettare, ma un filo in più di dettaglio mi sarebbe piaciuto. Alla fine con tutte quelle pagine la Vane avrebbe potuto benissimo dilungarsi un pochino e nessuno si sarebbe lamentato, gli elementi c'erano tutti perché la parte forte del romanzo è l'ambientazione. Se si considera che siamo nei limiti di un genere preciso, i luoghi, le tradizioni, i nomi, le creature e persino i personaggi avevano un'identità precisa e ben presentata, e nel contesto ogni elemento ha funzionato benissimo.
Mi è piaciuto molto anche il rapporto tra Maddek e i guerrieri del Drago, forse perché erano molto vari in personalità e rappresentazione, uomini e donne visti sullo stesso piano e con la stessa forza, sessualità libera e senza malizia e pudore, per il poco spazio che hanno avuto ognuno di loro ha portato qualcosa alla storia e hanno stuzzicato abbastanza la mia curiosità da farsi tenere d'occhio i seguiti della serie. Per una volta, poi, non abbiamo il solito guerriero bellissimo e gay, ma una guerriera talmente libera nella sua fisicità e nella sua sessualità da essere un genere a se stante; ma soprattutto l'autrice non ha sentito la necessità di sottolineare la diversità, semplicemente l'ha inserita e le ha dato il giusto spazio. Detto questo il romanzo ha i suoi pregi e i suoi difetti, e forse il fatto di avere due piedi in due staffe diverse ha reso un po' estrema la differenza tra romance e fantasy, lasciando la trama a metà senza una definizione precisa. Il problema di fondo per me è stata la ripetitività nei tira e molla tra i due protagonisti, a volte erano succosi ma altre erano deludenti perché l'angst era solo un'illusione mai realizzata. Ora, non so se e quando proseguirò questa serie, alla fine il romanzo mi è piaciuto con qualche riserva e non ho avuto un colpo di fulmine tale da farmi correre sui seguiti, però me lo tengo in lista perché è difficile trovare titoli di fantasy romantico che abbiano un po' di sostanza oltre alla storia d'amore.

16 aprile 2021

K-drama della settimana:
Flower of Evil


Dall'esterno Baek Hee Sung (Lee Joon Gi) sembra il marito ideale. Artigiano instancabile, la sua impresa di lavorazione del metallo ha avuto la sua discreta quota di successo. In grado di offrire una buona vita alla moglie e alla figlia, è un ottimo esempio di come dovrebbe essere un marito. Ma i suoi riconoscimenti non finiscono qui, così come si trova a suo agio nel fare i lavori di casa e nel lavorare nel suo studio, Hee Sung riesce a vestire i panni di marito e padre con la stessa facilità con cui riveste quelli di imprenditore e artigiano. Ma questa facciata perfetta nasconde alcuni oscuri segreti. Segreti che preferirebbe che sua moglie detective, Cha Ji Won (Moon Chae Won) non conoscesse mai. Purtroppo i segreti trovano il modo di venire allo scoperto e da energica detective di omicidi quale è, Cha Ji Won lavora per scoprire quanti più segreti è possibile, nella sua incessante ricerca della verità. Con un'insaziabile curiosità e la ferma determinazione a risolvere anche i casi più difficili, Ji Won vive per il suo lavoro. Spinta dall'eccitazione di scoprire misteri e dall'adrenalina che nasce dall'assicurare i criminali alla giustizia, Ji Won è sempre alla ricerca dell'indizio successivo. Ma quando Ji Won affronta un caso particolarmente crudele, si avvia lungo un percorso oscuro che potrebbe far crollare le fondamenta stesse della sua vita felice. Determinata ad assicurare alla giustizia questo malvagio psicopatico, si immerge sempre più in profondità in questo caso, solo per scoprire che il criminale che sta inseguendo potrebbe essere stato accanto a lei sin dall'inizio.
Trailer
Anno: 2020
Episodi: 16 (1 ora e 10 minuti circa a episodio)
Dove guardarlo: Viki sottotitolato in italiano (con Viki Pass)
Genere: ThrillerMysteryPsychologicalRomanceCrimeMelodrama
Diapositiva: 

L'anno scorso, quando questo drama è andato in onda, è stato un mega successone. Tutte lo hanno visto, il rating era alle stelle così come il gradimento e io, come ormai sanno anche i sassi, ho evitato accuratamente di vederlo anche se era nella mia lista. Questo per l'ormai consolidato motivo che più se ne parla, più si innalza un drama a livelli eccelsi, meno mi piace, quindi ho deciso di tenerlo da parte per quei momenti in cui non so che diavolo guardare.

A Marzo si è presentato il problema, quindi ho spulciato su Viki e ho tirato fuori questo, perché prima o poi avrei dovuto levarlo dalla lista e quale momento migliore di un secondo mini lockdown?

Io ce l'ho messa tutto e giuro che non faccio a posta a fare il bastian contrario, né punto sul bashing per fare la fygah di Seoul in provincia di Milano, semplicemente le mie aspettative e la resa del drama non corrispondevano, quindi eccomi qui con una recensione bipolare che sarà inevitabilmente infarcita di spoiler, ma dopo un anno penso che chi lo voleva vedere lo abbia già fatto.

Anyway, ATTENZIONE SPOILER!

Hee Sung è sposato con Ji Won, una detective della polizia, e insieme hanno una bella bambina. Hee Sung è un artigiano del metallo e gioca al marito devoto e perfetto, tanto perfetto da causare cringe continuo. La moglie è sempre presa dal lavoro e accetta questa perfezione con fiducia cieca, perché dopo 14 anni di relazione pensa di essere arrivata alla parte facile della sua vita e del suo matrimonio. Hee Sung, però, è un personaggio particolare: prima di tutto la sua identità è falsa e secondo la sua stessa natura è l'opposto di quello che fa vedere. Nato come Do Hyun Soo, figlio di Do Min Seok serial killer ormai morto, l'uomo è incapace di provare sentimenti e a causa della sua natura viene ingiustamente associato al padre come complice e viene accusato dell'omicidio del capo villaggio. La sua fuga a soli 18 anni e la sua condanna da parte della polizia lo hanno reso un fuggitivo, per anni Hyun Soo si nasconde e vive alla giornata sempre con la difficoltà di integrarsi in una società che non ha posto per le persone come lui. Un giorno, proprio durante un momento critico della sua vita, viene investito e poi soccorso da Baek Hee Sung, figlio di una coppia ricca. Succedono cose - lo spoiler sarebbe troppo grosso - e Hyun Soo si ritrova a stringere un accordo con queste due persone: con il figlio in coma i due gli offrono la possibilità di prendere il suo posto, dandogli una via d'uscita dalla sua esistenza e nascondendo il figlio vero, con tutto quello che ne consegue.

Ora, il nuovo Hee Sung si inserisce nella sua identità con facilità, si fa una carriera, si sposa, ha una figlia, solo che ad un certo punto il suo passato si rifà vivo e arriva ad un punto critico sia per il personaggio stesso che per il pubblico: l'immagine fredda di Hyun Soo unita al sospetto dell'omicidio spingono il pubblico a farsi un'idea ben precisa del personaggio con la conseguenza che da lui ci si aspettano delle azioni che rispecchino questa immagine. La mia grossa delusione è stato questo: più cercavano di convincermi che Hyun Soo era uno psicopatico capace di uccidere, più le sue azioni erano opposte e indicavano l'evidente natura buona di un falso cattivo che sarebbe diventato l'eroe tormentato del drama. In generale ho trovato che l'oscillazione del personaggio fosse troppo netta e le due estremità troppo lontane per avere un senso. Faccio un esempio: pur essendo incapace di provare sentimenti (a detta sua), pur comportandosi all'inizio in modo assolutamente criminale, quando si tratta di arrivare al dunque non solo si tira indietro ma lo fa senza una vera logica, comportandosi come farebbe una persona normalissima. Tutta questa freddezza, tutta questa natura sociopatica svaniscono di fronte alla scelta tra bene e male, quindi l'illusione della sua colpevolezza svanisce praticamente subito. Non so se la causa sia semplicemente la sceneggiatura o il timore sacrosanto di intaccare la fama stellare di Luigi con un personaggio apertamente negativo, per me il risultato non cambia perché mi aspettavo da lui qualcosa che mi era stato dipinto e che non ho avuto. Hyun Soo è un finto cattivo e a me questi personaggi non fanno impazzire, perché quando devono mostrare il loro lato buono è sempre un'esagerazione di melassa, cringe, amore cuoricini e lacrime a fiotti.

Il personaggio femminile, la moglie, è quella che all'inizio dovrebbe funzionare da opposto a Hyun Soo: non solo indaga su di lui e lo cerca come colpevole, ma si trova di fronte anche l'enorme tradimento di un marito che le ha mentito per 14 anni. Insomma, siamo di fronte ad un possibile personaggio forte, interessante, e in parte lo è perché appena scopre di essere stata ingannata agisce in modo meticoloso per avere prove certe e per spingere il marito a fare un passo falso. Eppure, di pari passo con la logica dell'indagine che scagiona irrevocabilmente Hyun Soo, abbiamo l'attaccamento di Ji Won per il marito. In pratica seleziona il problema più grosso e accantona quello più umano e personale, dando precedenza al caso e senza mai sollevare il tradimento usando tutte le attenuanti possibili per ridimensionare la gravità del fatto. Personalmente credo che se una persona scopre che il marito le ha nascosto la sua vera identità - tra l'altro presunto criminale - per 14 anni e in più le ha nascosto di non poter provare sentimenti non c'è sangue freddo che tenga, l'enormità del tradimento è tale da impedire l'uso di logica e razionalità. Invece Ji Won è quasi sempre sul pezzo, anche quando ha le lacrime agli occhi, e nonostante la sua mente investigativa mi sia piaciuta, l'ho trovata un po' troppo stucchevole nel suo cieco amore per il marito. Dai, non gli rifila nemmeno una mazzata, non è credibile.

La cosa che mi è piaciuta del drama è stata l'inserimento di un personaggio che all'inizio sembra inutile o un cretino totale, ma poco alla volta si mette in fianco a Hyun Soo e ne riequilibra le mancanze: impulsività, emotività, umanità, quello che in teoria Hyun Soo non può esprimere lo fa Kim Moo Jin, giornalista e conoscente di Hyun Soo da quando erano bambini. Moo Jin entra in scena come potenziale vittima, perché riconosce Hyun Soo e lo teme perché è convinto della sua colpevolezza, poi il suo personaggio diventa un prezioso alleato, quasi necessario, perché sarà lui ad aiutare Hyun Soo a scoprire chi è il vero killer che sta uccidendo ancora. Moo Jin è un personaggio che all'inizio si sottovaluta ma che diventa uno dei migliori di tutto il drama proprio perché indirizza uno Hyun Soo totalmente incapace di intuito e lungimiranza verso un percorso di indagine parallela a quella di Ji Won. Senza di lui Hyun Soo non arriverebbe a raggiungere determinate tappe e a possedere determinate informazioni. Come secondario c'è anche il personaggio della sorella di Hyun Soo, primo amore di Moo Jin, che entra in scena in modo molto pacato e rimane quasi sempre sullo sfondo tranne verso il finale, quando la sua utilità diventa chiara.
 
Infine abbiamo il lato oscuro del drama.
Non sto a parlare del serial killer originale, il padre, perché non ho nulla da dire a riguardo ed è relativamente importante ai fini della trama; mentre c'è parecchio da dire sul serial killer attuale, quello che perseguita Hyun Soo. Io sapevo già chi era perché sfuggire agli spoiler di questo drama è stato impossibile, quindi non nutrivo la speranza che mi sorprendessero e infatti così è stato. Ancora una volta si cade nel tranello dell'assurdo, lasciando una persona in coma per 14 anni e facendola risorgere come se avesse semplicemente dormito, la fanno alzare e camminare e avere la forza sufficiente non solo per deambulare ma per uccidere. Ok, la credibilità in un drama è sempre l'ultima cosa da desiderare, ma almeno un briciolo di coerenza medica la vogliamo? E' stato un peccato che abbiano fatto un errore così grossolano perché il personaggio di Hee Sung - quello vero - è molto interessante. Abbiamo un vero psicopatico, uno disturbato sul serio, con un passato oscuro e una famiglia che copre - o che finge di non vedere - le sue perversioni e cosa fanno? lo trasformano in un support che ha reale spazio di manovra solo nella parte finale. Hee Sung avrebbe dovuto essere presente fin da subito, avrebbero dovuto ridimensionare il melodramma dei due piccioncini e sparare tutte le cartucce oscure di questo pazzo perché Kim Ji Hoon è stato bravissimo nel rappresentarlo. Senza nulla togliere a Luigi che è tanto bravo, ma questo pazzo è stato inquietante e credibile (a parte la sua mobilità miracolosa) ma soprattutto ha dato delle svolte importanti alla storia. A me è piaciuto molto, peccato sia stato sfruttato solo in una parte del drama.
Ora la domanda vera: Flower of Evil mi è piaciuto? La mia curva di gradimento è andata da bassa, ad alta, ad ancora bassa con un guizzo verso l'alto per poi precipitare sul finale. Non posso dire di averlo detestato, non posso dire di averlo adorato, semplicemente ho apprezzato il drama senza particolare entusiasmo o trasporto anche se ammetto che al di là delle cose che non mi sono piaciute abbiamo un cast di attori che hanno dato prova di essere molto ma molto bravi, una produzione tosta e ben fatta e una sceneggiatura che in larga parte è stata pazzesca. Purtroppo l'ho preso io per il verso sbagliato, capisco come mai sia stato apprezzato così tanto, gli attori sono bravi e la storia - per quanto trita e ritrita - è ben presentata. Anche la colonna sonora è molto bella, cosa che mi riconferma la teoria che i drama più tosti e seri abbiano OST stellari.

Faccio un'ultima nota che lascia un po' il tempo che trova, perché sappiamo quanto le trame si ripetano.
Padre serial killer di un figlio incapace di emozioni accusato di essere suo complice suona tanto come l'inizio di Born Again, se poi confrontiamo le locandine scopriamo che sono praticamente uguali. Certo, Born Again è stato una truzzata, ma aveva dentro Lee Soo Hyuk e Jang Ki Yong mentre Flower of Evil è una versione più chic e costosa senza i due bonazzi e la catechista cardiopatica. 

The end.

12 aprile 2021

Laura Thalassa
Pestilence

Serie The Four Horsemen 1

Trama
ebook | € 2,99
They came to earth - Pestilence, War, Famine, Death - four horsemen riding their screaming steeds, racing to the corners of the world. Four horsemen with the power to destroy all of humanity. They came to earth, and they came to end us all. When Pestilence comes for Sara Burn’s town, one thing is certain: everyone she knows and loves is marked for death. Unless, of course, the angelic-looking horseman is stopped, which is exactly what Sara has in mind when she shoots the unholy beast off his steed. Too bad no one told her Pestilence can’t be killed. Now the horseman, very much alive and very pissed off, has taken her prisoner, and he’s eager to make her suffer. Only, the longer she’s with him, the more uncertain she is about his true feelings towards her...and hers towards him. And now, well, Sara might still be able to save the world, but in order to do so, she'll have to sacrifice her heart in the process.
Bit by bit, all the world's great innovations ceased to be, anf the globe slid into darkness. And so it was, and so it shall be, for the Age of Man is over, and the Age of the Horseman has begun. They came to earth, and they came to end us all.
Commento
In una situazione normale non sarei mai arrivata a leggere un romanzo come Pestilence, non perché schifi il genere ma perché fa parte di una nicchia che si raggiunge solo seguendo il panorama americano (o anglofono) del romance. Infatti ho scoperto questo titolo tramite una sbirulina che sta su Youtube e legge solo romance, un canale che spesso tira fuori delle chicche assolute e senza tempo e a volte spara fuori anche titoli come Pestilence, un po' più particolari della media.
Siccome questa cara ragazza (Peacelovebooks, se vi interessa) ne aveva fatto una recensione positiva e la trama mi incuriosiva parecchio, mi sono lasciata convincere e l'ho preso. Ora, è ovvio che se si spende del soldino si spera sempre di avere per le mani IL romanzo del mese o dell'anno o della vita, ma io ormai tendo a non avere più grandi aspettative ed infatti la signora Thalassa non ha colpito al centro.
Pestilence si può inserire nella categoria dei post-apocalittici e si apre all'arrivo di quattro cavalieri misteriosi, riconosciuti come i Cavalieri dell'Apocalisse, che così come sono arrivati se ne vanno. Come segno del loro arrivo l'elettricità e tutti i devices hanno smesso di funzionare e gli uomini si ritrovano a dover reinventare la loro quotidianità senza le comodità moderne. Dopo qualche anno, quando ormai le società si sono abituate ad un nuovo stile di vita, dal nulla riappare il primo Cavaliere, Pestilence, portatore di una malattia mortale che si sparge a macchia d'olio e non risparmia nessuno e per la quale non c'è nessuna cura. Le notizie del passaggio di Pestilence sono seguite da bollettini di morte e le città sulla sua strada vengono evacuate, ma alcune persone rimangono indietro per aiutare i bisognosi o, in alcuni casi, per tentare di abbattere Pestilence.
Sara è un pompiere e con i suoi colleghi decide di rimanere a controllare l'evacuazione della loro città, in più decidono di pescare a caso chi tra loro dovrà tentare di uccidere il Cavaliere. Caso vuole che a pescare quella carta sia proprio lei, così Sara si organizza ai margini della città in attesa di Pestilence.
Quando il Cavaliere compare all'orizzonte Sara prende il fucile, spara e colpisce Pestilence ma, per essere assolutamente certa di averlo ucciso, decide di dargli fuoco. In tutto questo Sara ha paura, soffre, è totalmente disgustata dalle sue azioni e quando Pestilence geme di dolore, la poverina scappa e si rifugia nella sua tenda. Il giorno dopo Pestilence, con il corpo carbonizzato e a brandelli, si presenta davanti a Sara che si rende conto di essere finita dentro un incubo. Il Cavaliere, che fino a quel momento aveva semplicemente ucciso al suo passaggio, decide di prendere Sara come prigioniera e farle pagare quello che gli ha fatto, così inizia un viaggio di dolore fisico ed emotivo, di lotta, di sopravvivenza e, infine, di amore.
Ora contestualizzo il mio voto. Ho dato un voto basso non perché la storia sia brutta o scritta male, o perché lo stile dell'autrice sia illeggibile: ho dato un voto basso perché le basi per una storia bella, tormentata e complessa c'erano tutte, ma alla fine mi sono ritrovata a leggere un romance vagamente paranormale che si lascia andare a scene forti solo nella primissima parte, per poi cadere nel cliché della sindrome di Stoccolma e nell'innamoramento ingenuo e anche un po' forzato che sfocia nel lieto fine citofonato che sa tanto di Harmony.
La prima parte del romanzo è esattamente come me l'aspettavo: Pestilence non è un essere umano, non possiede compassione o empatia (o altri sentimenti), ma prova rabbia e quindi agisce di conseguenza, torturando e facendo del male fisico a Sara. Che poi man mano che il romanzo proceda e questa rabbia e le torture svaniscano un po' è scontato, ma a quel punto mi aspetto che subentri una complessità maggiore nei personaggi e invece si rimane con un protagonista maschile che all'inizio è un'entità e alla fine è alla stregua di un uomo normale, e tutta la sua mistica essenza sparisce senza spiegazione alcuna.
Un'altra cosa che ho trovato fastidiosa è stata la tendenza a minimizzare il dolore fisico: Sara si ritrova con due frecce nella schiena e magicamente non subisce danni agli organi interni, le sparano con un fucile a cartucce con pallini e, ancora una volta, magicamente nessun organo interno viene toccato, senza considerare che i tempi di recupero sono troppo veloci per essere credibili. Ok, è un romance paranormale post apocalittico, ma questo non significa che si debbano stravolgere i pochi limiti di un'ambientazione umana, sulla Terra. Un altro aspetto che mi ha delusa parecchio è la totale assenza di contestualizzazione, sappiamo solo che questi Cavalieri spuntano fuori perché Dio vuole punire l'umanità ma oltre a questo il nulla, non si sa niente di più e nemmeno sulla natura di Pestilence si scopre nulla di nuovo, cosa che personalmente avrei gradito avere dal momento in cui lui e Sara instaurano un rapporto basato non più sull'odio ma sulla compagnia reciproca. La seconda parte del romanzo è decisamente meno originale della prima, le scene di pericolo vengono risolte troppo velocemente e con troppa superficialità e alla fine si ripetono apportando nulla di nuovo alla storia, e l'aspetto romantico prende il sopravvento rendendo la trama un romance puro e semplice senza carattere, senza sostanza, con scene di sesso che paiono tra due umani e non tra una donna e l'entità divina di una malattia mortale. Insomma, ci rendiamo conto che alla fine Pestilence ripete continuamente di essere solo questo e non c'è mai occasione per andare a fondo e dargli una dimensione più complessa e affascinante. Nulla, dal momento in cui si invaghiscono l'uno dell'altra ogni altra cosa sparisce e si rimane a leggere una love story stucchevole, banale, ripetitiva. 
Bene, tutto sommato non mi sento di dire che Pestilence è un romanzo orrendo, perché si fa leggere, ma se pensate di avere per le mani un piccolo scrigno di angst soprannaturale...nope, no mi spiace guardate verso altri titoli. So che sono usciti già i seguiti ma onestamente ho perso interesse e non credo che proseguirò la serie, per adesso. Poi chissà, mai dire mai.