18 marzo 2019

K-Drama della settimana: My Strange Hero

When Kang Bok Soo was a high school student, he was falsely accused of committing acts of violence and ended up expelled from school. Those who brought the accusations against him were his first love, Son Soo Jung (Jo Bo Ah), and a fellow student Oh Se Ho. Kang Bok Soo has now become an adult, but in his life, nothing seems to go right for him. To get revenge on Son Soo Jung and Oh Se Ho, he decides to return to the same high school. There Kang Bok Soo gets involved in a series of unexpected cases.
Anno: 2018-2019
Episodi: 32 (30 min. circa per episodio)
Genere: Friendship, Mystery, Comedy, Romance, School
Dove guardarlo: Viki in streaming sottotitolato in italiano







Se c'è una cosa che ho capito nell'ultimo anno di drama è che se c'è Bambolottoh nel cast, io lo guardo. Bambolottoh è Yoo Seung Ho, il primo attore coreano del primo drama che ho visto e gli voglio bene. Ha un faccino da strapazzare, è dolcino e super espressivo e se c'è lui - a prescindere dal genere - allora io ci sto.

Appena ho visto che My Strange Hero era in arrivo (dopo un anno di attesa per Bambolottoh) ho deciso che mi ci sarei buttata sopra, a costo di soffrire come una cane perché avrei dovuto guardarlo on air. La trama, devo essere sincera, non era delle più accattivanti ma con grande fiducia per le capacità interpretative di Bambolottoh ho seguito il mio istinto e ho subito iniziato il drama. La trama a grandi linee è quella del riscatto di Kang Bok Soo (Bambolottoh) che torna nella sua vecchia scuola come studente per portare a termine la sua vendetta personale.

Kang Bok Soo è un uomo fatto e finito, ha raggiunto i 30 anni ma purtroppo non si è mai realizzato nel mondo del lavoro perché non ha ottenuto la licenza superiore. Quando era ancora uno studente è stato espulso a causa di un incidente in cui era stato accusato di aver spinto dal cornicione della scuola un suo amico, rimasto poi gravemente ferito. A causa di questa accusa e dell'espulsione Bok Soo non ha trovato spazio in nessun'altra scuola, rimanendo così senza un diploma e vedendosi precluse molte carriere lavorative. Anche se studiava poco e male, Bok Soo non era uno stupidotto, e sotto il suo modo di fare da sbruffoncello c'era il cuore gentile di un ragazzo che trovata qualcosa di buono in tutti. Nonostante il suo carattere, però, Bok Soo non ha mai dimenticato come il suo amico Oh Se Oh e la sua ragazza Soo Jung gli abbiano voltato le spalle rovinandogli la vita.

Dopo una serie di eventi improvvisi, Bok Soo si ritrova sotto le luci della ribalta e si trova davanti alla possibilità di tornare nella sua vecchia scuola come studente per terminare gli studi e finalmente ottenere il diploma. Per Bok Soo questa è l'occasione perfetta: non solo potrà ottenere qualcosa che gli è stata sottratta ingiustamente ma, tornando a scuola, potrà vendicarsi di chi lo ha tradito. Per prima Soo Jong, che lui amava pensando di essere ricambiato, ora insegnante nella stessa scuola; secondo Se Oh, diventato preside della scuola con l'obiettivo di distruggere i progetti di sua madre e di Bok Soo.

Son Soo Jung era in classe con Bok Soo ed era la studentessa più brava di tutti. Sempre prima dei test, sempre preparata, concentrata sugli studi, aveva un unico punto debole: Bok Soo che, con il suo carattere aperto e spigliato e il suo bel viso le aveva conquistato il cuore. Soo Jung, però, è stata testimone indiretta dell'incidente e ha accusato Bok Soo di aver spinto Oh Se Ho - pur non avendo visto nulla. Lei, devo dirlo, non mi ha fatto né caldo né freddo. A volte è un personaggio molto divertente ma in generale non riesce a raggiungere lo stesso livello di Bok Soo. L'attrice è carina e bravina, forse è troppo limitata dal fatto che la protagonista rimane schiacciata tra i due personaggi maschili e si lascia un po' trascinare senza dare una sua impronta alla storia.
Oh Se Ho era l'amico silenzioso che guardava a Bok Soo e lo invidiava per la sua famiglia, per i suoi amici e per la sua ragazza, della quale era segretamente innamorato. La sua bugia ha creato una reazione a catena che ha rovinato Bok Soo e cambiato per sempre Soo Jung, ma persino lui si è ritrovato a dover fare i conti con le sue azioni, diventando un uomo freddo, crudele ma in fondo estremamente solo. Questo personaggio, invece, mi è piaciuto parecchio. Come cattivo non ha credibilità perché i flashbacks continui fanno capire che, sebbene sia uno stronzo, sotto sotto non era poi così male. Personalmente mi ha fatto tenerezza, l'ho apprezzato molto anche grazie all'interpretazione di Kwak Dong Yeon che ho trovato veramente commovente.

Il punto forte di questo drama sono le scene comiche, che sono tante. Oltre ai due protagonisti, bravissimi nel rendere spassose e sopportabili anche scene zuccherose, ci sono tantissimi personaggi secondari che contribuiscono alla resa comica del drama. Dagli amici d'infanzia di Bok Soo, ai ragazzini della classe, ai suoi familiari, tutti sono perfetti nella veste comica ma altrettanto bravi quando l'ago della bilancia si sposta improvvisamente verso il dramma.

My Strange Hero è un drama da guardare per rilassarsi e spegnere il cervello, se si è in vena di qualcosa di leggero, poco impegnativo, divertente e romantico, con tre attori protagonisti giovani e bellissimi, e un lieto fine da manuale. Si guarda facilmente perché le puntate sono brevi (perfette per una pausa pranzo o per guardarlo sui mezzi) e la trama è un mix perfetto di comicità e romanticismo condite con una dose abbondante di drammaticità.
Proprio perché non aspira ad essere un pozzo di complessità, questo drama non è nemmeno un esempio di maestria di sceneggiatura. La trama ha dei punti deboli, si lascia andare al melodramma con troppa facilità e il finale è un crescendo di cattiveria quasi grottesca che ti fa un po' storcere il naso perché contrapposta alla bontà dei personaggi forse un filo stucchevole. Su 32 episodi per fortuna sono pochi i momenti in cui il drama non mi ha convinta, la maggior parte del tempo l'ho passato con il sorriso ebete o a ridere.

Non guasta che l'estetica generale del drama sia gradevolissima: a parte la saturazione extra e le labbra di Bok Soo di un bel fucsia acceso (amorino), gli attori protagonisti sono tutti e tre belli - persino il cattivo che ha dei lineamenti meravigliosi (allego diapositiva).
I costumi  fino alla ciabattina da scuola sono super stilosi, le musiche sono azzeccatissime (l'entrata in scena di Bok Soo su Michael Jackson è epica), le location talmente precise che sembrano uscite da un manga. Insomma, My Strange Hero si guarda perché è un dolcetto per gli occhi e per il cuoricino.
E poi perché c'è Bambolottoh, of course.

11 marzo 2019

Maggie Stiefvater
Ladri di Sogni

Serie Raven Cycle 2
Titolo originale Dream Thieves

Trama
Rizzoli
pag. 522 | € 16,00
La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero…Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.
"Possiamo fare finta. Solo una volta. E poi non ne parleremo più."
Commento
A questo punto inizia l'attesa. Per chissà quale motivo, per ora Rizzoli non ha in programma di pubblicare il terzo romanzo della serie, e non si sa se è una pausa oppure se proprio hanno accantonato il progetto. In ogni caso il risultato è lo stesso e mi metto in attesa come tutti gli altri fan della serie. Considerando il mio stitico livello di pazienza, probabilmente finirò per comprarmi il paperback inglese e proseguire per conto mio.
L'unica cosa positiva, in questa attesa forzata, è che il romanzo non ha un finale aperto, ma si chiude discretamente bene senza lasciare troppe questioni in sospeso: come a dire il problema principale è risolto, prenditi una pausa ma non rilassarti troppo perché tra poco le cose diventeranno ballerine.
C'è poco da stare sulle spine, viste le circostanze, quindi spariamoci un gelato e troviamo altro per cui fangirlare.
Primo punto da affrontare: il voto. Ci ho pensato qualche minuto, ho messo tre e mezzo e poi mi sono detta che era troppo basso. Sono passata al quattro ma ancora non sono convinta. Diciamo che punto al quattro meno, ecco.
Perché? Tanto per cominciare è un bel romanzo, ma non è bellissimo. Non mi è sembrato tanto diverso dal primo - nonostante i personaggi si muovano di più - e la trama continua a rimanere a tratti oscura. Forse sono io che faccio fatica ad acchiappare le teorie della linea di prateria che si sveglia e poi si spegne, e di come tutto sia collegato all'energia di non so che cosa e come alla fine tutto si risolva con una specie di interruttore on e off. Non so, non credo di essere la persona migliore per giudicare la trama, le sue fondamenta e i suoi contenuti. Come per il primo romanzo mi sono limitata a seguire la narrazione e concentrarmi su quello che capivo - che non è poi chissà che.
Quindi Ladri di sogni è bello, ma non bellissimo, è scritto bene, strutturato, bei dialoghi, ma manca di emozioni forti, non prende come dovrebbe e non coinvolge fino a portarti all'insonnia.
Il secondo punto traballante è che, per quanto venga spacciato come protagonista, Gansey continua a lasciare agli altri personaggi lo spazio e il ruolo, tanto da rimanere spesso nell'ombra e interagire ai minimi termini. Ad esempio, è Ronan il protagonista di questo secondo romanzo e lo è per un motivo preciso che per me non ha un collegamento chiaro con tutta la trama di base. I ladri di sogni sembrano essere una cosa separata rispetto alla linea di prateria, sembrano avere una connessione nell'energia ma oltre a quello il nulla. E' stato interessante, però, tutta questa storia del rubare e prendere oggetti dai sogni, dell'origine di Ronan stesso e di come il suo comportamento trovi una spiegazione proprio grazie a questo potere.
Ronan, che tanto mi piaceva, qui perde un po' di verve anche se è sicuramente un bel personaggio carismatico e profondo. Forse mi aspettavo che non si ammorbidisse così, forse speravo che rimanesse selvatico e imprevedibile, ma è chiaro che il suo percorso ha raggiunto una sorta di chiusura e che ora deve andare avanti esattamente come ha fatto Adam.
Ecco, Adam è strano. Dalla fine del primo romanzo ha subito un cambiamento e ora deve fare i conti con la sua nuova natura, con il suo nuovo scopo, e accettare che non può avere ciò che desidera. Continua a scontrarsi con Gansey, continua a odiare la sua condizione pur avendo pochi mezzi per migliorarsi, non ha nessuna pazienza, nessuna razionalità e, per quanto si possa comprendere questa sua fragilità, alla lunga stanca. Diciamo che non è tra i miei personaggi preferiti.
Allo stesso modo di Gansey, anche Blue non ha ancora sviluppato le sue potenzialità: aspetto il momento in cui le sorti della serie dipenderanno da lei, ma per ora mi tocca accontentarmi e apprezzare la sua normalità e il suo tenero cuore.
Non dirò altro, perché ci sono dei risvolti che non mi aspettavo e di cui non c'è stato sentore: un po' alla WTF, quando è successa questa cosa. Insomma, si capisce che l'autrice ha un progetto e che lo sta portando avanti, ma i suoi metodi mi sono in parte oscuri, così come è chiaro che per quanto sembrano slegate ogni cosa deve avere una ragione di esistere e un collegamento che andrà a formare il quadro d'insieme.
Ho apprezzato il punto di vista dell'uomo grigio e la sua interazione con il gruppo, ha dato un tocco di pericolo e di mistero più umano e meno paranormale, così come mi è piaciuto che le dinamiche familiari di Blue non rimanessero sullo sfondo ma agissero attivamente nella storia e nel cambiamento di Blue. 
Sono arrivata alla fine di Ladri di Sogni soddisfatta ma non del tutto. Ho assolutamente bisogno di proseguire la serie, perché ora come ora brancolo nel buio e oscillo tra amore e apatia. E io voglio amare questa serie, lo voglio proprio tanto. Perciò do ancora qualche mese alla Rizzoli per buttare fuori il terzo volume e, se non lo fa, mi organizzo diversamente. Va bene aspettare, va bene avere pazienza, ma sono sicura che se non lo leggo adesso che ho la storia fresca in testa alla fine mi scorderò tutto e perderò la magia della serie.
E io odio quando mi succede.

4 marzo 2019

K-Drama della settimana:
The Smile Has Left Your Eyes


An older brother will do anything to protect his younger sister. Yoo Jin Kook (Park Sung Woong) is a veteran homicide detective who is getting weary of his job. The only light in his life is his younger sister, Yoo Jin Kang (Jung So Min). He dotes on her and is protective of her like a father figure ever since they lost their parents. When Jin Kook starts investigating a suicide of a university student, he can’t help but feel that  Kim Moo Young (Seo In Guk) may have been responsible for her death. Moo Young seems like a nice guy who works at a Korean beer microbrewery, but there seems to be a dark side to him. When Moo Young meets Jin Kang and the two begin to develop a relationship, Jin Kook is determined to stop it. But can Jin Kook protect Jin Kang when she needs it the most?
Trailer
Anno: 2018
Episodi: 16 (1 h. circa a puntata)
Dove guardarlo: Viki streaming sottotitolato in italiano
Genere: Thriller, Mystery, Romance, Drama, Melodrama, Tragedy


Per riassumere il mio stato alla fine di questo drama userò una diapositiva.
The Smile has left your eyes, my eyes, our eyes. Il drama più tragico e drammatico che ho visto fino ad ora, e uno dei più belli. Dopo aver fatto scorpacciata di drama leggeri il mio subconscio ha cominciato a mandarmi segnali precisi: molla i coniglietti saltellanti, buttati su lacrime e sangue. L'unica cosa che sapevo di questo drama era che non aveva un lieto fine, non ho cercato la trama e non mi sono nemmeno preoccupata di conoscerla prima di iniziarlo. Mi chiamava e basta.

Faccio una premessa: forse farò spoiler, forse no, in ogni caso questo drama non è per chi desidera il lieto fine o storie romantiche e fuffolose. Qua di soffice c'è solo la scodella di capelli color melanzana del protagonista e il sorriso dolcino della protagonista, il resto ti strappa il fegato.

Siete avvisati.

In questo drama ci sono tre grandi protagonisti, tutte e tre diversi, tutti e tre importanti. Le loro storie si incrociano prima per caso, poi con il procedere del drama si svelano risvolti nascosti del loro passato che li vedono parte di uno schema più grande di loro, fatto di segreti, cattive azioni e traumi che portano alla tragica fine.

Jin Kook è un detective della polizia. Ha molti anni di servizio alle spalle eppure si è ritrovato in una squadra dove viene sempre messo da parte, mai coinvolto e apertamente disprezzato dal suo capo. Nonostante la sua situazione sia difficile, Jin Kook nasconde bene la sua amarezza e resiste in nome di una passione che lo ha tenuto vivo fino ad ora. Per carattere, poi, non lascia che la sua esclusione dai casi gli impedisca di farsi una sua idea, nonché indagare quando ne sente la necessità. Così Jin Kook si trova a scavare in un caso di apparente suicidio che diventa subito omicidio, vedendo indizi che gli altri non trovano e arrivando addirittura a tracciare un profilo del sospettato. Jin Kook è un personaggio solare, sorridente, molto intuitivo e saldo sui suoi principi oltre ad essere affezionato alla sorella minore con un trasporto quasi paterno. Questo suo amore totale per la sorella lo rende anche imprevedibile, e sarà proprio lui a rompere lo schema e a compiere alcune delle azioni più sorprendenti del drama.

La sorella di Jin Kook è Jin Kang, una giovane gentile, sorridente, felice, una ragazza che ha vissuto circondata da amore, dagli amici, con un bel lavoro. Questo però non la rende un'ingenua, anche se il fratello la vede ancora come una bambina e la vuole proteggere a tutti i costi, Jin Kang vede e capisce e ha una profondità che le permette di andare oltre le apparenze, credere in qualcosa di più, vivere al 100% le sue emozioni. Il primo impatto di Jin Kang non è notevole, non suscita grande attaccamento, perché è lieve e dolcina con il suo viso tenerino e il sorriso enorme. La sua vera forza viene fuori poco alla volta, così come il suo carattere che cancella l'idea di ragazza arrendevole e ingenua. Attraverso lo svolgersi della trama emerge la sua vera personalità, così come il suo passato, e regala al drama alcune scene che ti lasciano in una pozza di lacrime.

Il terzo personaggio è il vero protagonista del drama ed è quello più complesso. Moo Young è un giovane che lavora come mastro birraio. E' silenzioso, solitario, senza pretese, la classica persona che fa economia di parole e porta a termine le cose senza troppe scene. Questo suo carattere schivo, unito al viso affascinante attirano le ragazze come falene. Moo Young riesce ad incantare, se vuole, ma riesce anche ad usare le persone, se ne ha bisogno perché fondamentalmente non viaggia sulla loro stessa frequenza. I sentimenti per lui sono incomprensibili, non capisce perché le persone si facciano tanti problemi, perché reagiscano in un determinato modo e le vede quasi come delle pedine su una scacchiera. Cosa succede se le muove in un certo modo? Per Moo Young è quasi un gioco, ma sembra che aspetti di essere stuzzicato prima di agire, altrimenti se ne sta per conto suo. La sua natura lo mette subito sulla strada di Jin Kook come sospettato numero uno dell'omicidio.
Fin da subito Moo Young si presenta come un personaggio tendenzialmente negativo, tutto quello che fa dirige il pubblico verso un verdetto assoluto, ma il suo disinteresse è talmente strano da instillare un dubbio: è veramente cattivo? E' veramente lui? E poi, perché lo fa?
Moo Young è un personaggio che si svela pochissimo, e se lo fa c'è un motivo dietro. Solo quando Jin Kang entrerà nella sua vita a gamba tesa sarà costretto ad affrontare un paio di cose: prima di tutto chi è lei e perché ne è così affascinato, e poi il suo passato sarà anche la sua fine?

Raccontare le storyline dei tre personaggi è impossibile, sono troppo intricate, troppo complesse e sono talmente ben gestite che rivelare anche solo un dettaglio fuori dal suo contesto gli faperde di potenza. Per questo alla fine il personaggio di Moo Young è quello che splende di più: con i suoi numerosissimi difetti cerca un riscatto che non otterrà, trova l'amore e lo perde, e alla fine l'unica verità che gli esce di bocca senza che ci abbia dovuto pensare su è l'ultima cosa che dirà a questo mondo. Moo Young spezza il cuore, riesce nonostante tutto a farsi voler bene perché la sua vita è stata talmente dura, talmente ingiusta che per lui si desidera un briciolo di normalità.

Per forza devo dire due parole sugli attori. Io non conoscevo Seo In Guk ma santa madreh è mostruoso. Il suo personaggio è difficilissimo, controverso, a tratti crudele, è un buco nero che ti risucchia. Eppure In Guk riesce ad interpretarlo così bene che gli basta il più impercettibile movimento del viso per trasformarlo, per passare dal Moo Young cattivo a quello normale. Guardarlo interpretare Moo Young è ipnotizzante, fin nella postura, nel modo di camminare, di muoversi, di parlare, per me è stato bravissimo, una vera scoperta. Anche Park Sung Woong, che interpreta il poliziotto, è stato fantastico. E' riuscito ad esprimere perfettamente la discesa del suo personaggio nel buco nero di Moo Young, ha saputo sorprendere - la scena dell'incrocio è una di quelle che non puoi prevedere - ha saputo commuovere, ha saputo vincere e perdere e poi rivincere il mio favore. Accoppiato a Tak è uno spasso, con Jin Kang è affettuoso, con Moo Young tira fuori il meglio e il peggio di sé. Altrettanto brava, ma forse un po' meno perché oscurata da In Guk, Jung So Min che con quell'aria dolce è stata l'unico punto di luce di questo drama.

Per me questo è uno dei drama da top 5. E' intenso, drammatico, ben fatto, alla sua fine ha lasciato uno strascico emotivo che mi sta bloccando. Ci rimugino sopra, mi manca, mi mancano i personaggi, ne vorrei ancora. Invece no, devo metabolizzare. Forse sono un po' a lutto.

Chiudo con una seconda diapositiva sul mio stato d'animo post-drama.

25 febbraio 2019

J.R. Ward
Prisoner of Night


Serie Black Dagger Brotherhood 16.5

Trama

Gallery Books
ebook | € 1,99
When Ahmare’s brother is abducted, there is nothing she won’t do to get him back safely. She is unprepared, however, for the lengths she will have to go to save his life. Paired with a dangerous but enticing prisoner, she embarks on an odyssey into another world. Duran, betrayed by his father, imprisoned in a dungeon for decades, has survived only because of his thirst for vengeance. He has been biding his time to escape and is shocked to find an unlikely and temporary freedom in the form of a determined young female. Battling against deadly forces and facing unforeseen peril, the pair are in a race to save Ahmare’s brother. As time runs out, and the unthinkable looms, even true love may not be enough to carry them through.

“Just do it,'' she prompted him. Then she rolled her eyes. ''God, you've turned me intro a Nike commercial.”

Commento
La situazione al momento è drammatica: sto fissando lo schermo del pc cercando di capire cos'è successo, come mai questo racconto breve è stato un macigno da finire e quali sono stati gli scogli che ho faticato a superare.
Inserito nella serie portante della BDB, Prisoner of Night mi ha ricordato quei vecchi romance paranormali che andavano circa dieci anni fa, quelli dove la coerenza non esisteva e l'insta-love era talmente pronunciato da farmi esplodere il cervello. Non che ci sia nulla di male, del resto qua la Ward aveva poco spazio, però per me è stato il primo grande scoglio: la credibilità. Per quanto una storia di vampiri sia chiaramente un'opera di fantasia, se è inserita nel contesto reale (umano) e le reazioni dei protagonisti sono per il 90% uguale alle nostre, beh come minimo mi aspetto una verosimiglianza con ciò che la lettrice potrebbe provare. La storia di questo racconto inizia, si svolge e termina nel giro di tre giorni. Tre, non me lo sono inventato io eh, lo ripetono più volte persino i protagonisti. E va bene che sono vampiri, va bene che vivono esperienze estreme, ma anche così tre giorni sono veramente pochi per far sì che la lettrice metabolizzi gli eventi senza sbuffare.
Ahmare è una civile rimasta orfana dopo i raid dei lesser e costretta suo malgrado a ripulire il casino di un fratello che ha saputo solo cacciarsi nei guai. Infatti questo soggetto - di cui ho già dimenticato il nome - è riuscito a far incazzare una sorta di boss locale che ha tenuto in pugno per anni un territorio passando inosservato persino alla BDB. Questo boss, come da manuale, sequestra il giovanotto e lo tiene prigioniero nelle sue segrete. Sì, siamo nel 2018 (2019?) e sì questo vive in una fortificazione medievale con segrete, ponti levatoi, zero riscaldamento. Un cliché ambulante, quindi.
Ahmare, ovviamente, convinta di avere in pugno la situazione grazie ad un corso di autodifesa, prende e va dal Boss per salvare il fratello ottenendo però un accordo che non le è granché favorevole. In cambio della liberazione del fratello, Ahamare dovrà recuperare per questo boss un oggetto di valore che gli è stato rubato. Siccome il soggetto è un vampiro vecchio e bavoso ma molto furbo, pensa di metterla in difficoltà obbligandola a portarsi dietro quello che lui definisce l'arma.
Questa arma altro non è che Duran, un vampiro tenuto prigioniero per 20 anni nella segreta più segreta e blindata del castello. Sì, perché Duran, nonostante la prigionia, la denutrizione e le torture è ancora nel pieno vigore della forma fisica, è un pericolo da tenere in catene.
Qualcuno sente l'odore del riciclo? Vi ricorda un membro della BDB? Personalmente credo che la Ward non avesse bisogno di riutilizzare un modello di eroe già usato - e daddio aggiungo - dandoci l'impressione di non avere grande fantasia quando sappiamo che non è così. Duran è una pallida e lontanissima copia di Zsadist, e ovviamente non è all'altezza del suo ricordo.
Comunque, giusto perché la Ward si deve spicciare, appena Duran snasa Ahmare parte il bond automatico e il rolleyes da parte mia. Va bene capisco che è stata costretta ed è funzionale alla trama (oltre a velocizzare la nascita della relazione), ma che entrambi siano così rimbambiti da non capirlo è imbarazzante.
Quindi Ahmare si porta dietro Duran che conosce l'ubicazione di questo oggetto da recuperare.
A questo punto inizia il disagio. Tra fughe rocambolesche in mezzo alla foresta, accoppiamenti poco probabili e ancora meno emozionanti dove lui sembra, ancora una volta, la pallida copia di Z, sentimenti di amore che nascono nel giro di poche ore, i due arrivano in questo luogo. Duran a questo punto prende in mano la situazione: si scoprono le sue origini familiari e come è finito schiavo del boss e il disagio già forte diventa intollerabile. Figlio di un capo di una setta religiosa (di vampiri, anche questa setta passata inosservata dalla BDB) Duran è stato sempre stato in una sorta di schiavitù con la madre, fino a quando è stato venduto (o regalato non ricordo) al boss. I due, ormai piccioncini che si struggono, si infiltrano nella base della setta per scoprire che non c'è più nessuno tranne il padre di Duran, ridotto a un mostro assetato di sangue che vive nei sotterranei. Ahmare riesce a prendere l'oggetto ma rimane ferita dopo uno scontro con questo vecchio rimbambito e Duran decide di tornare indietro (nonostante stia crollando tutto) per recuperare le ossa della madre.
Qui parte il drammone esistenziale di Ahmare: Duran è morto, oddio come soffro, non lo dimenticherò mai, lo amo, ecc...anche se l'ha conosciuto il giorno prima. Però siccome si sente super cazzuta vuole vendicarsi, così decide di andare dal boss, recuperare il fratello e ammazzare tutti.
Il finale più o meno va così: entrata epica, fregata in corsa, salvata dall'entrata provvidenziale di Duran redivivo, tutti si salvano, happy ending, addio.
L'epilogo è di uno stucchevole che preferisco far finta di niente, tanto non aggiunge nulla alla trama.
La vera domanda è come ho fatto a resistere nonostante la storia non mi stesse prendendo per niente. Come ho fatto a scollarmi dal tablet e portare stoicamente a termine un racconto bruttino anche se tecnicamente eccellente, me lo sto chiedendo ancora. Il contenuto questa volta non è stato per niente degno del nome della Ward, l'ho trovato banale, stucchevole, troppo ristretto sulle tempistiche, con troppa carne al fuoco e poca costruzione dei personaggi. Se penso che la Ward è tornata in carreggiata e sta sfornando romanzi molto belli, questo racconto è così old school che puzza di muffa.
Non mi è piaciuto, si capisce, e pure lo stile della Ward si è perso nella fretta: non c'è quasi nulla dei suoi modi di dire che la rendono immediatamente riconoscibile anche se, per carità, è scritto sicuramente bene.
E' la prima volta che sono così dura con la Ward, di solito riesco sempre a trovare qualcosa da salvare o a vederne i lati positivi, ma qui sento che si è impantanata in uno schema vecchio, banale e in una trama appesantita da tantissimi elementi che non hanno trovato uno sviluppo degno della loro complessità. Per quanto l'idea e la forma siano buone, il contenuto viene spietatamente bocciato.

16 febbraio 2019

Non solo libri. La svolta del 2019.

Ebbene sì, dopo anni e anni e anni di fedeltà alla natura dura e pura di blog letterario ho deciso di inserire in Miraphorando una piccola variazione che potrebbe rimanere o sparire, ancora non mi è chiaro. Siccome sono diventata una drama dipendente e il mio bisogno di sfogarmi ha preso il sopravvento, ho accettato che fosse arrivato il momento di adeguarmi a questa nuova passione e darle tutto lo spazio che desideravo avesse. 


A Ottobre 2018, a causa di un blocco del lettore che non se ne andava, ho dovuto prendere la decisione di dimezzare i post pubblicati, passando da due a uno alla settimana. Per me, che sono sempre stata ossessionata dalla regolarità e dall'organizzazione, è stato difficile accettare che io, e di conseguenza il blog, eravamo cambiati. Ho progressivamente chiuso le collaborazioni, ho ridotto gli acquisti e ho messo tra le priorità quella di riscoprire titoli datati senza rincorrere le novità, che evidentemente avevano contribuito a farmi perdere la voglia di leggere.
Tra un romanzo brutto e l'altro, quando lo scazzo era forte e nessun titolo riusciva ad appassionarmi, subdoli ma magnifici sono entrati di soppiatto nella mia vita i k-drama. Guardando i drama ho riscoperto la semplicità di lasciarsi acchiappare da qualcosa e di godersela fino in fondo, senza aspettative e senza scadenze. Con una facilità allarmante ne sono diventata dipendente. Ne finisco uno e ne inizio subito un altro, non rimango mai a secco perché questi benedetti coreani sparano drama di ogni tipo con una frequenza tale da assecondare la fame che generano.


Così, visto che non ho saputo rispettare la tabella di marcia che mi ero imposta, nemmeno quella ridotta, e ad oggi pubblico recensioni a singhiozzo, ho pensato di dare al blog una botta di vita con un arricchimento, una variazione, un lieve inquinamento della sua natura: le review di drama.
Con i libri non ci azzecca molto, lo so, ma molto spesso la visione di questi drama mi prende talmente tanto che mi ritrovo a scrivere una recensione nella mia testa. Sopprimi una volta, sopprimi due, alla fine mi sono detta sai che c'è? meglio un blog vivo che uno morto.

Quindi ecco qua, complici un abbonamento a Netflix, siti di streaming e gruppi su Facebook che sostengono e alimentano questa mia nuova passione, ho deciso che voglio provare a buttarmi perché male che vada tornerò a bruciarmi la vista sul divano e a ripristinare la purezza del blog.

Oppure questa è la vera svolta del 2019, la botta di vita che aspettavo per uscire dall'immobilità.