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7 ottobre 2019

Diana Gabaldon
Legami di sangue & Prigioniero di nessuno

Serie Outlander 8
Titolo originale Written in My Own Heart's Blood

Trama
TEA | pag. 659 | € 12,00

Claire Fraser, l'affascinante viaggiatrice nel tempo protagonista della serie «Outlander», si è ormai abituata alla vita dell'America nel Settecento e assiste con animo consapevole ai rivolgimenti che porteranno alla nascita degli Stati Uniti, anche se, nel 1778, agli occhi dei contemporanei, la situazione è ancora incerta. Washington ha costretto gli inglesi ad abbandonare Philadelphia e incomincia a profilarsi l'indipendenza delle colonie, ma l'elemento veramente rivoluzionario nella vita di Claire è il ritorno dell'adorato marito Jamie, dato per morto, il quale scopre che Claire si è nel frattempo risposata con Lord John Grey, il suo più caro amico. Intanto, nella Scozia del Ventesimo secolo, la figlia di Claire, Brianna, è disperata perché il primogenito Jem è stato rapito da un individuo determinato a scoprire il mistero del cerchio di pietre che fa viaggiare nel tempo. Il marito Roger si avventura nel passato alla disperata ricerca di Jem, senza sospettare che il bambino in realtà è più vicino nel tempo di quanto non creda...

TEA | pag. 531 | € 12,00

Giugno 1778. Nell'infuriare caotico della battaglia di Monmouth, che vede la vittoria definitiva dell'esercito guidato da George Washington, Claire Fraser viene ferita gravemente ed è in pericolo di vita. Jamie, terrorizzato all'idea di perdere ciò a cui tiene di più, non ha un attimo di esitazione ad abbandonare la divisa di generale per restarle accanto, prima durante la pericolosa operazione e poi durante la difficile convalescenza. Ancora una volta insieme e innamorati più che mai pur tra mille avversità, Jamie e Claire si trasferiscono Philadelphia, a casa di amici, i Fergus, intenzionati a ricostruirsi una vita e determinati a trovare, insieme, un luogo da poter chiamare di nuovo, e forse per sempre, "casa". Intanto, nel Ventesimo secolo, Brianna comincia a pensare che il posto più sicuro per lei e i suoi bambini sia il passato, dove, forse, potrà ritrovare l'amato marito Roger. Ma viaggiare nel tempo con due bambini piccoli può essere molto rischioso... I pericoli e gli imprevisti per la famiglia Fraser e per i loro amici sembrano non finire mai. Tanti dolori e tante gioie, tante sorprese e tanti colpi di scena li attendono, prima di poter scrivere la parola fine a una tumultuosa avventura che supera il tempo, riscrive la storia e travolge il lettore con la forza dell'ironia, del romanticismo e della passione.
Be', io suppongo che gli uomini possano inventare tutte le leggi che vogliono. Ma dio ha creato la speranza. Le stelle non si esauriranno. [...] E non succederà nemmeno a noi.

Commento
Mi ero dimenticata totalmente dello stile della Gabaldon, mi ero scordata della pazienza e dell'attenzione che i suoi romanzi pretendono dal lettore, e mi ero dimenticata che pure quando sta descrivendo il colore di un bottone non c'è verso di scollare gli occhi dalla pagina.
Siccome sono da poco uscita da un lunghissimo periodo di blocco del lettore, appena ho preso il ritmo mi sono buttata subito su Legami di sangue perché sapevo - proprio me lo sentivo - che la sua mole, la sua trama, lo stile dell'autrice e tutto quello che dovevo ricordarmi dall'ultimo romanzo avrebbero consumato le mie energie. Quale momento migliore se non questo, quando ho le pile cariche e sono pronta per un tomo di 659 pagine?
Di solito i romanzi lunghi non mi hanno mai fatto paura ma questa volta ho avvertito un brividino di terrore: e se mi annoio? Se l'amore che ho provato per anni per questa serie sfiorisce di fronte al terribile blocco? In mio aiuto sono arrivati alcuni elementi: primo l'edizione, le economiche TEA sono belle morbide e le apprezzo proprio per la sensazione che mi danno, con un'edizione così leggo praticamente qualsiasi cosa e pure con il sorriso sulle labbra; secondo, la divisione dei capitoli composti da poche pagine e spesso divisi internamente, tanto che potevo tranquillamente leggere un paio di pagine e fermarmi senza avere l'ansia perché non mi ero fermata alla fine di qualcosa; infine, ovviamente, c'è lo stile della Gabaldon che, come sempre, fornisce una quantità incredibile di informazioni e descrizioni senza cadere nel pantano della manualistica o della saggistica. Quello che l'autrice scrive è sempre appassionante, sempre interessante e qualsiasi scelta faccia riesce a far in modo che il lettore la accetti, persino quando non ne è particolarmente felice.
Ora parliamo della storia. L'ultima volta che ho letto un romanzo della serie risale al 2012 con An echo in the bone e poi più avanti nel 2017 con il racconto Virgins che, però, conta poco in termini di trama visto che è antecedente alla serie. Sette anni sono un'eternità, infatti non mi ricordavo più nulla, solo qualche elemento chiave per ricollegarmi alla trama di An echo. Ho fatto fatica, non lo nego, e ho dovuto recuperare il maggior numero di informazioni tramite internet per non aprire Legami di sangue e avere il vuoto assoluto. Una volta tirato le fila della storia, però, sono partita senza indugi e ho terminato la lettura in meno di due settimane. Per la seconda parte del romanzo, invece, ho evitato di aspettare e l'ho presa in mano appena tornata dalle ferie per sfruttare il ricordo fresco della lettura e per concludere definitivamente la lettura dell'ultimo capitolo della saga.
La storia, volendo essere pignole, è forse la meno appassionante dell'intera saga, non perché non succeda nulla - perché così non è - ma perché il mio interesse personale per la guerra di indipendenza americana è praticamente inesistente e si è risvegliato solo e soltanto in funzione degli eventi che coinvolgono i protagonisti.
Avendo ancora alcune storyline appese dal romanzo precedente, la Gabaldon ha pensato bene di dedicare alcune sezioni del romanzo alla conclusione di quegli eventi rimasti in sospeso creando un collegamento quasi scontato che il lettore sa che, prima o poi, arriverà. Quello che era stato troncato nel romanzo precedente era la trama legata al rapimento di Jemmy e, quindi, alla vita in Scozia di Roger, Brianna e i bambini. Il loro presente si concentra sul ritrovare Jem e sul mettersi in salvo e, ad un certo punto, diventa super dinamico quando Roger decide di attraversare le pietre perché convinti che Jem sia stato portato indietro nel tempo per recuperare l'oro dei Fraser. Personalmente ho trovato l'avventura di Roger molto bella, sia perché ci ritroviamo in Scozia sia perché, per un piccolo twist sulle teorie dei viaggi del tempo, Roger e il suo compagno arrivano in un anno che è molto indietro rispetto a quello a cui miravano. Possiamo incontrare, così, il papà di Jamie e Lallybroch prima del crollo degli eventi con l'arresto di Jamie e la morte di Brian. E' uno spaccato affascinante, la storia diventa oltre che avventurosa anche sentimentale, per noi e per i personaggi, e diventa anche un pretesto per arricchire il funzionamento dei cerchi di pietre. Roger e Brianna, quindi, si tengono per sé una buona parte del romanzo ma lo fanno con un vago desiderio di ricongiungimento alla famiglia.
La famiglia Fraser, invece, è sempre più invischiata allo scoppio della guerra: Jamie e Jenny si scoprono vivi, Claire e John e pure William vedono le loro vite messe sottosopra e finalmente tutti i pezzi tornano a posto. Jamie e Claire si ricongiungono, non prima che lui venga coinvolto da Washington stesso; John finisce in mano ai ribelli, William deve scendere a patti con la verità su suo padre e nel frattempo giostrarsi in una guerra che non è la sua.
Per me i personaggi che si sono giocati una posizione importante in tutto il romanzo, oltre a Jamie e Claire, sono William, John, Ian e Rachel. Claire è molto attiva sul fronte medico, ma ho apprezzato che qui venga messa più in prima linea del solito e che finalmente anche lei risenta della guerra con tanto di ferite e traumi. La sua età comincia a farsi sentire soprattutto nella sua fragilità emotiva, nel modo in cui risente ancora di traumi passati e di come anche il minimo pericolo riesca a scuotere un carattere che è sempre stato forte. Intendiamoci, Claire è sempre lei, non si tira mai indietro, ma ha un lato più materno e mortale che fino ad ora era apparso pochissime volte. La sua voce narrante è diventata meno energica e più materna, in un certo senso, e trasmette una stanchezza che spesso vocalizza con Jamie. La stanchezza per le guerre, per i morti, per l'insicurezza, la nostalgia del Ridge e dell'avere una casa loro, una vita loro. Jamie, d'altro canto, prova in tutti i modi a schivare l'arruolamento ma la sua fama lo precede e lo incastra nel ruolo di comandante, come se non ne avesse le tasche piene di soldati, battagli e morte. Jamie, però, ha un carattere saldo e si rassegna ad affrontare l'ennesima guerra con l'unico obiettivo di rimanere vivo e di levare le tende il più in fretta possibile con tutta la famiglia. Loro due sono i soliti Jamie e Claire, con un po' più di acciacchi, più stanchi e desiderosi di pace, ma pur sempre solidi e tridimensionali, tanto li conosciamo.
Ian e Rachel sono la vera nuova coppia, se mettiamo da parte Roger e Brianna. Ian mi è sempre piaciuto e ho gradito che finalmente il suo punto di vista facesse luce su una personalità che all'esterno sembra viva con scioltezza, ma che dentro ribolle con una complessità sorprendente. Rachel è per lui una compagna perfetta, è capace di guardare senza pregiudizi e di comprendere quando è quasi impossibile farlo, per lei la natura mista di Ian così come la sua distanza morale dagli Amici non è un fattore negativo, la sua diversità è ciò che lo rende così speciale. Lei stessa dimostra di essere coraggiosa in modo sorprendente e di avere un nucleo avventuroso che la rende la metà perfetta per Ian.
William, infine, è un personaggio che spesso prende la direzione opposta a quello che vorremmo. La sua animosità per Jamie, il suo rifiutarsi di affrontare John, il voler a tutti i costi rimanere solo in una situazione già di per sé complicata lo rendono incline a cacciarsi nei guai e a farlo con un trasporto quasi suicida. Forse non ha niente da perdere, a parte la vita, e difende con i denti quel poco di dignità che sente di avere: prende sotto la sua protezione una prostituta e la sua sorellina, si fa carico della loro sopravvivenza e fino alla fine - anche se a distanza - non perde di mente tutte le persone a cui è legato. C'è un momento molto bello, verso la fine, quando ingoia il boccone amaro e chiede aiuto a Jamie, il loro confronto è quasi alla pari ed è una scena che desideravo vedere dall'inizio del romanzo. William e Jamie sono molto simili, ma allo stesso tempo sono diversi ed è giusto così, non c'è bisogno di un clone ma di un erede degno.
Tutti gli altri personaggi che entrano nella storia lo fanno in modo pacato e non sento l'esigenza di commentare più di cosi: Fergus, Marsali e i bambini sono una presenza costante in tutto il romanzo e la scena più crudele e drammatica è legata proprio a loro, per il resto credo che altro non ci sia da dire.
Sono lontani i tempi in cui divoravo i romanzi con un trasporto quasi maniacale, anni da quando l'entusiasmo della serie era al suo massimo, ma se anche la storia e la mia percezione di essa risentono del tempo e dei cambiamenti personali in fatto di gusti, questa saga rimane sempre una delle migliori che abbia letto, è un'avventura continua scritta con un dettaglio e una cura impossibili da non apprezzare, e con uno stile che ti fa entrare - sempre - nel vivo dell'azione, come se le pagine fossero degli ingressi e la Gabaldon avesse il potere di aprire le loro porte per te. 
Ancora una volta inizia la lunghissima attesa, solo che a questo giro l'affronterò con la calma zen di una veterana.

4 maggio 2017

Alexandra Bracken
Traveller

Serie Passenger 2
Titolo originale Wayfarer

Trama
Sperling & Kupfer
pag. 384 | € 18,90
Etta Spencer non sapeva di essere una viaggiatrice fino al giorno in cui si è ritrovata a chilometri e secoli di distanza da casa sua. Ora, di nuovo sola, in un luogo e in un tempo a lei sconosciuti, derubata dell'unico oggetto in grado di proteggere la linea temporale e salvare sua madre, e lontana da Nicholas, il ragazzo che ama, deve fare i conti con una rivelazione tanto scioccante da mettere in discussione quello per cui lei ha combattuto fino ad ora, e cambiare per sempre il suo futuro. Un futuro che Nicholas è pronto a tutto pur di salvare. Devastato dalla scomparsa di Etta, sta infatti cercando disperatamente di rintracciarla, per aiutarla a risolvere insieme questo disastro, come era destino. Ma, mentre Etta e Nicholas continuano a cercarsi ai confini del tempo e del mondo, e i viaggiatori sono impegnati in una spietata battaglia per il potere, la posta in gioco si alza.
Perché esiste qualcosa di ben più potente dell'astrolabio che tutti vorrebbero.
Un potere antico e pericoloso che minaccia di sradicare del tutto la linea temporale...
"Credi ancora nel mondo d cui hai parlato, quello fatto per noi?" Etta deglutì, annuendo. Posò le labbra morbide sulla sua pelle, ed era un uomo, maledizione, e bruciava per lei. Le parole che pronunciò erano cariche di emozione. "Se non potremo averlo in questa vita, allora nella prossima. Se non ora, allora avremo l'eternità."
Commento
Ufficializziamo la cosa, e non pensiamoci più. Questa duologia mi è piaciuta da matti. La congiunzione astrale iniziata sotto Passenger (QUI la recensione) è proseguita anche durante la lettura di Traveller al punto che mi sono addirittura barricata in casa (divano, patatine, libro) perché dovevo assolutamente finire il romanzo. Insomma, mi sono buttata la prima volta e ho guadagnato due romanzi veramente belli e avventurosi.
Ma veniamo a Traveller. Alla fine del romanzo precedente l'autrice ci aveva lasciati sull'orlo di un baratro nella disperazione più totale con un bel cliffhanger da manuale. Il leitmotiv della separazione apre brutalmente Traveller e ci lascia intendere che per molto tempo sarà nostro compagno e ci darà veramente pochissime gioie. La situazione di Etta è fin da subito di evidente pericolo: sola, sparata attraverso un portale sconosciuto, ferita e completamente inerme, si scontra con un viso maschile che non ha mai visto, un ragazzo poco più grande di lei dalla voce squillante, e poi il nulla. Dopo un periodo di buio totale, Etta si sveglia in una casa elegante circondata da Spine, in camicia da notte ed è impossibile fraintendere la sua situazione: è una prigioniera. Purtroppo non posso elaborare più di così, perché i colpi di scena cominciano ad arrivare uno dietro l'altro e martellano il lettore con un ritmo allarmante. Non si fa in tempo ad elaborarne uno, che subito se ne presenta un altro, esattamente come in Passenger ma con una marcia in più: in velocità, intensità, importanza e gravità. Così come per Etta, anche Nicholas si trova in una posizione difficile, ma per lui le cose sono ancora più complicate. Nicholas deve fare i conti con la certezza che Etta è morta, o svanita, e che sono stati separati per forse non incontrarsi mai più, e che l'unica possibilità di trovarla è Rose, sua madre, una donna che continua a dimostrare una freddezza e un distacco inumani. Seguendo le sue istruzioni, Nicholas decide di portare a termine due compiti, cercare l'astrolabio per poi ottenere da Rose l'informazione decisiva per trovare Etta, cioè sapere qual'è l'ultimo anno in comune prima del cambio della linea temporale.
Nel suo programma Nicholas, ragazzo onorevole e di buon cuore qual'è, decide di aiutare Sophia e di sfruttarla, in un certo senso, nella sua caccia all'astrolabio, mentre Rose lo obbliga ad un giro tortuoso tra i portali per poi sparire e lasciarlo completamente all'oscuro. Man mano che trascorrono i giorni e le idee e le speranze di Nicholas diminuiscono, Sophia riprende le forze e diventa un braccio destro velenoso ma efficace perché il suo carattere scontroso e l'ambiguità delle sue ragioni tengono Nicholas sulle spine, lo mantengono attento e lo stimolano a far lavorare il cervello. Ogni volta che qualcosa va male è Sophia a parargli le spalle, ed è sempre lei a trovare risorse alle quali lui non potrebbe altrimenti attingere. A questa strana accoppiata si aggiunge un altro personaggio, Lin Min, una viaggiatrice solitaria dal passato oscuro che prima li ostacola, e poi li aiuta, e infine diventa loro guida, alleata e, infine, amica. Il terzetto così composto vive una serie di rocambolesche avventure, tradimenti, combattimenti all'ultimo sangue, salti nel tempo e si sgretola proprio nel momento più importante della storia, quando Nicholas stringe alleanze pericolose e le ultime energie scivolano via.
E' praticamente impossibile riassumere quello che succede in questo romanzo, è talmente denso e ricco d'azione che sparare uno spoiler sarebbe solo un tiro nel vuoto. Ogni colpo di scena si incastra in un disegno più ampio come un tassello in un puzzle; spuntano fuori nuovi personaggi e, naturalmente, nuovi sfondi, nuovi intrighi e nuovi pericoli, e persino quello che sapevamo dopo la lettura del primo romanzo viene stravolto al punto che, per un attimo, rimani a fissare le pagine e pensi aspetta un attimo, cosa sta succedendo?
E' il bello di Traveller, questo, non c'è sicurezza, non c'è prevedibilità e non c'è un finale che si intraveda. Ogni cosa arriva inaspettata - e ti fa soffrire di brutto - e ti lascia giusto il tempo di comprendere come si inserisce nel quadro generale prima di fare spazio ad altri nuovi elementi.
Non nascondo che alcuni punti avrebbero dovuto essere maggiormente sviluppati, perché non c'è stato spazio né tempo perché diventassero chiari e messi così lasciano un senso di incompletezza e confusione: ad esempio chi è veramente l'Antico, come si è originato, com'è iniziato tutto, chi sono le Ombre e che cosa sono e, infine, chi è veramente la Belladonna e quali sono i suoi poteri? E' come se la Bracken volesse prima di tutto sviluppare la linea dell'astrolabio, darne più dettagli possibili, renderlo il vero nucleo della storia, per poi chiudere la duologia con l'ultimo e il più importante colpo di scena. Però questa lieve delusione viene smorzata ogni volta dall'entusiasmo della lettura e dalla partecipazione che mi ha suscitato.
Ho letteralmente adorato Sophia, un personaggio che meriterebbe di dire la sua come protagonista, così come il trio più improbabile e legato di sempre mi ha fatto tanta tenerezza; Nicholas ha saputo mettere a nudo un lato di sé completamente diverso, più emotivo e fragile, mentre Etta, che avrebbe potuto prendere la via scontata dell'eroina dura di cuore, ritrova la forza dalla presenza di nuove figure chiave. Henry, il capo delle Spine, un leader incline alla commozione, Julian, il fratellastro di Nicholas che, con il suo carattere superficiale e il suo modo di fare, riesce a sdrammatizzare la tristezza di Etta, sono i due compagni della protagonista e, fino alla fine, tenteranno di riempire il vuoto lasciato da Nicholas come compagni di viaggio senza mai riuscire a cancellare la sua assenza.
Per me Traveller è stato molto più emozionante e coinvolgente di Passenger perché, cosa ve lo dico a fare, la separazione forzata di Etta e Nicholas ha dato vita a una serie di contrasti e sentimenti intensi che, oltre all'amore, hanno aperto spiragli nuovi nelle personalità dei personaggi. Così Nicholas e Sophia hanno dimostrato di avere un lato umano, una fragilità di cuore di chi non ha mai avuto una vera famiglia che li appoggiasse e, anche se tentano di nasconderlo, è proprio questo lato che li avvicina; Etta, invece, si spoglia poco alla volta di quella ferocia ereditata da Rose nel cercare l'astrolabio, e si permette di lasciarsi trasportare da nuovi sentimenti e nuove speranze e di trovare un coraggio e una forza che non pensava di avere.
Esattamente come la storia è ricca di eventi così lo stile è un carosello di diversi ritmi e toni narrativi: la Bracken non perde un colpo e corre velocissima come una delle sue opere musicali, adeguando lo stile alla scena senza mai rallentare. Il mio povero cuore - ho una certa età, sapete - ha singhiozzato per la fatica ma il mio cuoricino ha bevuto le pagine e assorbito tutte le emozioni e, alla fine, c'è veramente poco che avrei voluto cambiare.
E' curioso come in soli due libri siano stati condensati così tanti elementi e che l'autrice sia comunque riuscita a saltare sui piccoli buchi neri della trama facendotene dimenticare completamente, ogni briciolo di attenzione, ogni palpito del cuoricino sono stati per Etta, Nicholas, Sophia, Lin Min, Julian e persino per Rose ed Henry.
Un po' mi dispiace che la storia sia finita, ma il finale ha saputo darci la soddisfazione di una chiusura vera, e ha anche lasciato un piccolo spiraglio di speranza per un futuro diverso, nuovo e, chissà, magari per un'altra duologia. 

19 gennaio 2014

Sandra Hill
The reluctant viking

Serie Viking I 1

Trama
Harper Collins
ebook | € 4,21
The hypnotic voice on the self-motivation tape was supposed to help Ruby Jordan solve her problems, not create new ones. Instead, she was lulled from a failing marriage to an era of hard-bodied warriors and fair maidens. But the world ten centuries in the past didn’t prove to be all mead and mirth.
Ruby had to deal with a Norseman who had her husband’s face, habits, and desire to avoid Ruby. Determined not to lose the same man twice, Ruby planned a bold seduction that would conquer the reluctant Viking—and make him an eager captive of her love.







Commento
Letture Revival pt.2. Della serie 'quello che ho letto anni fa e che voglio riprendere da capo'. Perché mi piace rispolverare i romanzi - o quelle serie - che mi hanno lasciato un bel ricordo. No, non ho tempo libero e sì, ho tantissimi romanzi nuovi da leggere ma a voi non capita mai di sentire il bisogno di percorrere strade conosciute e sicure? A me spesso viene voglia di rileggere una storia, soprattutto quando cerco un elemento che non c'è tra le novità del periodo.
In un momento di follia vichinga mi è preso lo sghiribizzo di rileggere - e completare - le due serie vichinghe di Sadra Hill. Oh yes, due serie - una storica e una contemporanea - con protagonisti vichinghi di Vikinghia, sgnoccoloni nordici da sturbo conditi in salsa humor tipica della Hill.
Siccome le cose vanno fatte bene, ho deciso di cominciare dal principio, con Ruby e Thork, anche se, devo ammetterlo, questo non è proprio uno dei migliori della Hill.
Tanto per cominciare dichiariamone l'età: 1994, vent'anni suonati e una ristampa all'attivo. Un bel vintage che però riesce ancora a sprizzare energia da ogni pagina e acchiappare l'attenzione grazie allo stile brioso e leggero della Hill.
Il punto forte di questo romanzo, quindi, è proprio lo stile. Ironia pura, battute veloci e dialoghi al limite del comico conditi da una sana dose di avventura - e di assurdità, ma accettiamo le licenze letterarie -, sesso, storia e tanta, tanta vichinghitudine (termine che non esiste ma vabbè).
La storia: Ruby ha 38 anni, è una donna sposata, ha due bambini e una brillante carriera come creatrice di intimo per donna. Vuoi per la routine, vuoi per i continui impegni, dopo 20 anni il suo matrimonio con Jack sta naufragando. Il poveretto non solo ha subito la crisi del mercato immobiliare - il suo settore - ma deve anche accontentarsi delle briciole della moglie, elemosinando la sua attenzione e il suo amore. Un bel giorno Jack, con il cuore spezzato e stanco morto, affronta Ruby e la lascia. Ci vuole questo brusco risveglio perché lei si renda conto che la maggior parte della colpa cade su di lei: in piena crisi isterica, Ruby esprime il desiderio di poter rimediare ai suoi errori e PUF! detto fatto, Ruby si risveglia su una nave vichinga circondata da strane persone e guerrieri biondi, massicci e terribili e più giovane di 20 anni.
Convinta di sognare, Ruby prende in giro i guerrieri e sfoggia tutta la sua modernità. La prova che tutto è solo un sogno le arriva quando la versione vichinga di Jack, con tanto di capelli lunghi e orecchino, scende dalla sua nave. Peccato che non risponda quando lo chiama e che il suo nome non sia Jack, ma Thork. Ruby comincia a rendersi conto che qualcosa non va quando Thork/Jack non dà segno di riconoscerla e quando senza pensarci su la tratta come una delle tante schiave che sta per vendere. Pian piano Ruby arriva alla conclusione che, in qualche modo, ha fatto un salto temporale, finendo a Jorvik, l'antica città di York. E' un trauma per lei, donna moderna, scoprire che è tornata indietro di centinaia di anni e che le sue spiegazioni la fanno finire direttamente dal terribile re vichingo con la mania di decapitare le persone. Ancora più traumatico è realizzare che se non trova subito un modo per convincere Thork a tenerla con sé rischia non solo di venire divisa da lui, ma di venir giustiziata come spia. Nel momento in cui Ruby capisce che Thork non è veramente Jack decide che questa è la sua occasione per ricominciare da capo, ed evitare di fare gli stessi errori.
Il gioco che si crea - ed in questo la Hill è bravissima - è tutto basato sulla resistenza di Thork e sui continui tentativi di Ruby di sedurlo. E' esilarante leggere di questa donna moderna che si depila le gambe e promuove i metodi contraccettivi mentre si adatta alla vita rurale e violenta dei vichinghi, ne impara la lingua e si arrabatta per sopravvivere e rendersi attraente agli occhi di Thork.
Lui, per parte sua, è un vichingo dalla testa ai piedi, dotato di una brutale razionalità ma anche capace di prendersi gioco della sua situazione e lasciarsi andare a scene da sganasciarsi dalle risate.
La storia d'amore che si sviluppa durante il romanzo è una di quelle che non ti fanno sentire la mancanza di un romanticismo classico e melenso e che spunta fuori vincitrice dalle avversità - anche un pò comiche - dei due protagonisti. Il livello di sensualità è esplosivo, perfettamente in linea con l'ambientazione e con la durezza granitica di Thork. Non c'è tempo per una seduzione cerebrale, tutto si sfoga in grandi momenti di passione o grandi litigi e sfuriate che divertono moltissimi nonostante Ruby venga strapazzata alla grande.
Nonostante la lettura scorra facilmente per tutte le numerosissime pagine, qualche punto debole c'è e fa vacillare tutto il romanzo. Non c'è un crollo drammatico però si sente che alcune scelte della Hill trasformano la storia in un romanzo d'amore che non si sforza di essere molto coerente né approfondito. Tanto per cominciare il salto temporale fa una breve comparsa, sparisce e poi ritorna per concludere la storia senza spiegazioni: non ci è dato sapere il meccanismo, né la teoria, prendiamolo così come viene come fa la stessa Ruby, e come lei non ci pensiamo troppo. Non è niente di che, tutto sommato. Un altro punto debole della trama è la sciocca convinzione di Ruby che Thork sia a tutti gli effetti suo marito, tanto da rendere irritante i suoi continui tentativi di convincere tutto il villaggio della loro relazione e di avere con lui anche due figli adolescenti: come più volte Thork le ribadisce, non può avere avuto figli da bambina. Insomma, martellare sul matrimonio non la rende simpatica né a Thork, né al lettore.
Ancora più tragica è l'inconsistenza generale della trama: a parte il viaggio nel tempo andata e ritorno con la Viking Airlines, la seduzione da esaurimento nervoso e l'eventuale risoluzione amorosa, non succede praticamente niente. Per molte pagine leggiamo di Ruby nel villaggio, Ruby che guarda Thor, che cuce vestiti, che fa amicizia, che cura i bambini, che pensa a Jack, che piange per ciò che ha perso, che piange per ciò che non ha...insomma non brilla per grandi avventure. Alla faccia delle razzie e dell'andare on a viking.
Però se devo essere sincera, tutti questi difetti e le debolezze perdono di importanza quando ci si diverte così tanto durante la lettura. E' per questo che la Hill mi ha colpita così tanto back then, ed è per questo che ho tenuto duro e continuato con le serie. Ho guadagnato tante letture divertenti e non mi sono persa romanzi mille volte migliori di questo.
Le due serie vichinghe della Hill hanno bisogno di tempo per ingranare, ma quando prendono il ritmo ti travolgono e non ti lasciano più. Senza contare che ti fanno venire una mania ossessiva per i vichinghi. Sbav.