19 luglio 2018

Rebecca Donovan
Una ragione per dirti di no

Serie Cursed 1
Titolo originale If I’d Known

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99
Lana Peri ha quindici anni e non ha paura di dire quello che pensa, persino quando, così facendo, rischia di mettersi nei guai (cosa che in effetti succede spesso). La sua incapacità di filtrare i pensieri non le ha fatto guadagnare molte simpatie. Lana ha sempre saputo che la verità sarebbe stata la sua rovina. Ma non aveva idea che sarebbe successo così presto. Accade tutto in una notte, davvero indimenticabile. Ma non nel senso positivo del termine, perché Lana assiste non a uno, ma a ben due crimini violenti commessi dalla stessa persona. E sa perfettamente che se vuole proteggere i suoi amici, non potrà dire una sola parola. Il silenzio, però, fa di lei una complice del colpevole. Non che abbia scelta. Lui è potente. Intoccabile. Ed è amico di Joey Harrison, il ragazzo per cui Lana ha una cotta sin dal momento in cui si sono conosciuti. Il silenzio li proteggerà, ma tutte le bugie per mantenerlo la potrebbero annientare. Ma la verità non avrà pietà per nessuno di loro.


Commento
Pensavo fosse amore, invece era un calesse.
Trainato da un vecchio bue malconcio. Carico di concime.
Pur essendo passati molti anni dall'ultimo romanzo della Donovan, ho sempre atteso con una certa eccitazione una sua novità. La trilogia uscita con Newton mi era piaciuta da impazzire e questo entusiasmo mi è rimasto attaccato da allora ed è resuscitato con l'uscita di Una ragione per dirti di no. Purtroppo, affrontare il nuovo romanzo con quell'umore è diventato un'arma a doppio taglio.
La caduta dallo stato di grazia mi ha lasciato un ematoma bello grosso, perché il tonfo è stato spettacolare.
Tanto per cominciare ero convinta che questo fosse il primo titolo della serie dedicata ad un personaggio secondario della trilogia Breathing. Invece no, quel romanzo nemmeno esiste (forse non l'ha finito? Magari non l'ha nemmeno iniziato) e Una ragione per dirti di no è il primo titolo di una nuova serie ancora in corso d'opera. Secondo, non ho fatto in tempo ad iniziarlo che, dopo neanche due ore, ero già al 50% dell'ebook e l'ho finito in giornata, segno che la lunghezza del romanzo è pari a circa 1/3 di un romanzo normale (1/4 dei suoi). Terzo, essendo il romanzo così breve e la storia così frammentata - proiettata com'è nel secondo episodio - mi è stato impossibile apprezzarla.
Delusione, delusione e ancora delusione.
Tralasciando il fatto che il romanzo non è quello che speravo, la sua lunghezza, la forma e il suo contenuto secondo me non funzionano. Vero, ultimamente molte autrici puntano su serie a uscite ravvicinate pensate per chiudere ogni storia con un cliffhanger potente e creare una specie di dipendenza facile da soddisfare: storie brevi con trame contorte e uscite ravvicinate. Questo trucchetto con la Donovan non funziona. Come autrice lei è molto brava nella narrazione, specialmente nella costruzione di un personaggio e del contorno della storia: è impossibile che mi dimentichi dell'omogeneità della prima trilogia, della ricchezza dei romanzi, della pazienza e della lentezza che l'autrice si era presa per sviscerare le scene fino all'ultimo briciolo.
Qui no, anche se il romanzo è brevissimo - al punto che secondo me non si può nemmeno definire tale - ed è pensato per essere una puntata che lascia in sospeso il lettore, i personaggi, l'ambientazione e la trama stessa sono un macigno che non fa decollare la storia.
L'ambientazione è una cittadina suburbana come tante, con quartieri ricchi e quartieri poveri. Dalla zona meno pulita della città esce Lana, un'adolescente di quindici anni che ne dimostra almeno venti sia per maturità - sembra consumata e disillusa come una vecchia - sia per comportamento e aspetto. Lana è molto bella, con lunghi capelli biondi e lineamenti delicati, è una bambolina tanto carina fuori quanto cinica e oscura dentro. Lana ha una visione strana della vita: affibbia ad ogni persona una maledizione che inevitabilmente rovinerà la loro vita. Gentilezza, fedeltà, altruismo e per se stessa onestà. Essere onesta per lei è uno stile di vita, oltre che una maledizione, dire la verità può essere un bene ma anche un male, far soffrire e mettere nei guai o liberarsi del superfluo.
Lana è brusca, cinica, isolata dai suoi coetanei perché non li sopporta, costretta a comportarsi da adulta perché la madre è una debole che passa la sua vita ad innamorarsi e a soffrire per amore, lavora in nero e in condizioni poco sicure, beve, si droga, è promiscua. Insomma, Lana non è un personaggio amabile ma, in parte e soprattutto all'inizio, la accettiamo così com'è anche perché la Donovan delinea una situazione tutt'altro che rosea.
Tanto l'inizio si impegna ad essere drammatico e controverso, tanto cade nel tranello del dark YA infarcito di violenza, sesso, droga e rock n' roll gratuiti. Per carità, di sesso vero e proprio non ce n'è, ma di arrapamento inspiegabile ce n'è fin troppo tanto che persino io - nota per non essere una che cincischia sull'argomento - mi sono chiesta ma perché? Ma soprattutto quando? In pratica l'interesse sessuale - amoroso non è un termine che si possa applicare a questo caso - è Joey, un figaccione che va ad una scuola privata ed è famoso per essere una specie di mito tra i coetanei. Non ci viene detto perché, solo che lo è, e Lana ovviamente sviluppa un istantaneo quanto intenso interesse per lui, ricambiata.
Se ci fosse stato più spazio, probabilmente questa accoppiata avrebbe avuto un senso, messa così è fredda, noiosa, un po' sporca: manco si conoscono e sono in fregola peggio di due adulti ninfomani navigati. Non c'è romanticismo neanche a vomitare sangue, solo attrazione di un genere che non mi interessa. Lana e Joey pare siano due magneti, a parte quando lei decide di no e lui da mandrillone diventa uno sfigato, nel giro di un secondo. Senza contare che dal nulla spunta fuori il fratello maggiore di Joey, e scopriamo che Lana lo conosce, c'è un precedente e questo è ovviamente interessato a farsi una minorenne. Rebecca, deciditi perché così non va.
La trama è altrettanto edgy, perché c'è l'elemento di disturbo, una specie di psicopatico di ricca famiglia che si è accozzato a Joey e che gioca a fare il rapinatore e l'assassino, soltanto che per quanto sia chiaramente disturbato e ovviamente cattivo, la gestione della situazione da parte dei personaggi è completamente illogica e senza senso. Questa fesseria che Lana tiene la bocca chiusa per non tirare in mezzo i suoi amici, diventando per prima una sospettata, mi ha mandata fuori di testa, il ragionamento che c'è dietro questa scelta non si vede, non si capisce, sembra che la Donovan abbia preferito puntare sull'inserire quanti più colpi di scena assurdi potesse prima di chiudere il primo titolo con il casino più grosso - fino ad ora.
Secondo me Una ragione per dirti di no non funziona, c'è troppa carne al fuoco, troppi estremi poco approfonditi e decontestualizzati, e i personaggi sembrano macchiette di una gioventù bruciata e tormentata. La poca simpatia iniziale che ho provato per Lana è sparita quando ha rubato il sacchetto di pillole e si è sparata un Molly neanche fosse un'aspirina, per poi morire definitivamente al silenzio insensato per coprire un deficiente che nemmeno conosce. I personaggi secondari sono talmente estremi che risultano falsi fino al midollo e persino quello che dovrebbe essere il personaggio maschile - forse, a questo punto non lo so - viene maltrattato e messo in un angolo.
Non so cosa pensare, forse prima di essere così negativa avrei dovuto aspettare di leggere tutta la serie ma onestamente mi sembra ingiusto nei miei confronti. Anche se sono puntate strettamente legate l'una all'altra, questa non mi è piaciuta per niente e mi ha veramente delusa. Mi aspettavo un romanzo della Donovan, mi sono trovata per le mani qualcosa di troppo breve e troppo raffazzonato per resistere al paragone. Solo perché è lei, leggerò anche gli altri titoli e proverò a farlo senza pregiudizi, anche se sarà difficile separare questa delusione dal resto della serie.
Ora vado a sfondarmi di patatine per riprendermi dal trauma.

16 luglio 2018

Winter Renshaw
Arrogant Bastard

Serie Arrogant 1

Trama
Ebook | € 0,99
The last time my father beat me to a bloody pulp was the night he walked in on me with his woman in his bed. To be fair, she seduced me. And to be honest, I liked it. But to CPS, I was a victim. They shipped me to Utah where my estranged mother lived with her husband and two sister-wives.
And that’s when I met her. My innocent, wholesome, perfect step-sister. Well, one of many. But Waverly stood out because just like me, we’d been fighting a losing battle our entire lives. Falling for her was a mistake, but shit, it’s not like I ever made good decisions. F**k being “family.” I must have Waverly Miller, and I won’t stop until she’s mine.






Commento
Per come la vedo io, a caval donato non si guarda mai in bocca. Se trovo un romanzo gratis su Amazon e la trama mi ispira lo prendo, tanto male che vada non lo leggerò mai. Però se mi capita di trovarne uno con una trama veramente interessante, come in questo caso, è difficile che resista.
Avevo giusto giusto qualche ora libera, in attesa di iniziare un romanzo più impegnativo, e la voglia di NA un po' cheap mi aveva costretta a sfogliare l'elenco di ebook su Kindle.
Ho trovato Arrogant Bastard, ho rispolverato la trama, scoperto che mi attirava parecchio e l'ho iniziato.
Sarò onesta, il fattore famiglia poligama è stato determinante nella mia scelta. Mi era sembrata una basa estremamente ricca per una storia piena di angst e conflitti e, in parte, ho avuto ragione, ma soprattutto ero pronta ad un livello di incazzatura tale da polverizzare le reazioni moderate che normalmente mi caratterizzano.
La violenza assoluta, cieca, totalizzante provata per alcuni personaggi ha decisamente movimentato la mia lettura facendo innalzare a eroe il protagonista maschile.
Ecco, una cosa pare che accomuni chi ha letto questo romanzo, cioè la confusione legata al titolo. Jensen Mackey non è per niente un bastardo, e onestamente non credo nemmeno che sia arrogante ma più di tutto non è un bastardo arrogante. Anzi, è un cazzo di eroe con un autocontrollo stellare e un cervello e un senso della morale che lo innalzano sopra tutti i personaggi di questo NA.
Jensen vive con il padre, un pastore/predicatore che tiene in mano le redini della sua parrocchia e che ha una vena sadica ben nascosta. A questo uomo pio piace umiliare e picchiare le persone che sceglie di avere in famiglia, moglie e figlio compresi, ed è talmente furbo da essere riuscito a farla franca. Jensen, che ha subito per anni le violenze del padre, ha raggiunto un punto in cui non gliene frega più niente e sopporta stoicamente la situazione ritagliandosi piccole rivincite sul padre. Tipo farsi la matrigna, ad esempio. Quando il padre scopre la tresca, la scarica di botte che Jensen riceve è un prezzo che paga volentieri perché il risultato è l'allontanamento dal padre.
Quello che Jensen non si aspettava era di finire dritto dalla madre, scappata quando lui era piccolo, e ritrovarsi in una famiglia poligama. La madre, infatti, è diventata la terza moglie di un uomo che crede fermamente nello stile di vita poli e nella vita cristiana bigotta che ha imposto a tutti.
Jensen, che ne ha già le palle piene di finta bontà e di religione, inquadra subito la situazione ma decide che per il momento gli conviene seguire le regole. Del resto nel giro di pochi mesi sarà maggiorenne e niente e nessuno potrà fermarlo dal levare le tende.
In questa famiglia ci sono una quantità di figli e una di loro è Waverly, coetanea di Jensen e figlia modello. Bella, pulita, brava, giudiziosa, obbediente, una noia mortale. Sotto sotto, però, proprio come la sorella Bellamy, Waverly desidera una vita normale senza segreti, regole, e senza l'obbligo di essere sottomessa. Più di ogni cosa le pesa non poter essere se stessa.
Quando Jensen arriva in casa la facciata di perfezione di Waverly si rompe: il fatto che lui sia così adulto, così sicuro, che non risenta minimamente dell'autorità del padre e che non si lasci andare a esplosioni di rabbia lo rende un soggetto da ammirare in segreto. Non solo è bello da stare male, è anche un ribelle con un senso della logica e del controllo fortissimi.
Jensen non è uno da privarsi di divertimenti, ma capisce subito che Waverly è troppo rigida per stare al suo gioco e troppo ingenua per seguirlo. Però c'è una cosa che Jensen vuole fare prima di sparire dalla circolazione ed è insegnare a Waverly cos'è l'indipendenza di pensiero, cosa vuol dire mettere in discussione le persone e la propria vita e farle imparare che il padre non è il dio in terra, ma solo un uomo ignorante che gode nel sottomettere le persone e controllarle.
Ovviamente, essendo questo un NA, la coppia si forma con una serie di scene anche piuttosto spinte e il finale regala una soddisfazione inaspettata grazie ad un personaggio secondario. Si gioca un pochino sul tema fratellastri/finto incesto, ma siccome Jensen è dotato di buon senso sbriciola subito la questione come illogica e falsa. Il resto del romanzo è senza infamia e senza lode, scritto senza grandi difetti e scorrevole. Jensen è l'elemento migliore, soprattutto quando schiaccia verbalmente quella merda del padre di Waverly, ed è il classico personaggio maschile da NA senza essere troppo. E' un bad boy? Non so, a me sembra solo uno con le palle e il cervello che, guarda caso, è pure uno sgnoccolo da paura. Forse in un contesto diverso avrebbe potuto essere estremizzato, ma così in questo romanzo va benissimo. Waverly è ok, non mi ha fatta impazzire e non l'ho trovata particolarmente riuscita.
In quanto a NA si legge bene, ci sono conflitti sufficienti a farmi esplodere il cervello e odiare tutti, e una coppia discreta con un lieto fine convincente. Non è un capolavoro, ecco, non l'ho amato alla follia né mi ha rapita, però non avendolo pagato non mi sento di bocciarlo. Va bene come lettura tappa buchi, secondo me, e se non si hanno grandi aspettative, in questo caso svolge il suo dovere.
Non so se proseguirò, anche se devo dire che la storia della sorella di Waverly mi attira un sacco. Magari la metterò in wish list e si vedrà.

12 luglio 2018

Amy Harmon
L'incantesimo della Spada

Serie The Bird and the Sword Chronicles 1
Titolo originale The Bird and the Sword

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99

In un regno in cui gli incantesimi sono banditi, l’unica magia rimasta è l’amore. «Deglutisci, figlia. Ingoia le parole, bloccale nel profondo della tua anima. Nascondile, chiudi la bocca sul tuo potere. Non maledire, non curare. Non parlerai, ma imparerai. Silenzio, figlia. Rimani viva».
Il giorno in cui mia madre è stata uccisa, ha detto a mio padre che non avrei mai più pronunciato una sola parola e che se fossi morta, lui sarebbe morto con me. Predisse anche che il re avrebbe venduto la sua anima e avrebbe ceduto suo figlio al cielo. Da allora mio padre attende di poter avanzare la sua pretesa al trono e aspetta nell’ombra che tutte le parole di mia madre si avverino. Desidera disperatamente diventare re. Io voglio solo essere finalmente libera. Ma la mia libertà richiede una fuga e io sono prigioniera della maledizione di mia madre tanto quanto dell’avidità di mio padre. Non posso parlare o emettere suoni. Non posso impugnare una spada o ingannare un re. In un regno in cui gli incantesimi sono stati banditi, l’unica magia rimasta potrebbe essere l’amore. Ma chi potrebbe mai amare...un uccellino?


Commento
Dopo il trauma dell'ultimo romanzo della Harmon - Il segreto di Eva QUI la recensione - ho avuto un momento di tentennamento. La leggo, non la leggo, aspetto, rimando? Poi mi sono rivista al RARE, con la Harmon meravigliosa, bellissima, sorridente, mentre mi firmava un quadretto di carta e io in preda al deliquio da fan e mi sono detta falla finita e leggila.
Per quanto il suo ultimo romanzo sia stato per me uno strazio assoluto, non ho mai dubitato della bravura della Harmon ed ero molto curiosa di leggere il suo fantasy. Non so perché, però, mi aspettavo qualcosa di impegnativo, drammatico, una versione fantastica delle sue storie, insomma.
L'incantesimo della spada (il titolo non è male, dai, anche se non è proprio preciso) è un fantasy molto delicato e leggero che non ha molto delle particolarità del genere al di là dell'elemento magico - se così lo posso definire -, e non ha nemmeno la stratificazione della trama che caratterizza questo genere di romanzo. Il fatto che sia superficiale - nel senso positivo del termine - secondo me è un bene: permette al romanzo un'incursione nel fantasy senza appesantirsi con un world building complicato, e la caratterizzazione dei personaggi richiede meno fatica, anche nella loro comprensione.
Più che un fantasy io definirei questo romanzo una favola, oltre a starci benissimo un inizio alla c'era una volta, tutta la sua struttura sia per tema che per svolgimento ricorda la leggerezza di una favola d'altri tempi. Sarà che romanzi simili mi fanno venire in mente romance fantasy d'annata, sarà che lo stile unito al contenuto mi ha fatta tornare indietro di parecchi anni, per me questo romanzo è come un viaggio indietro nel tempo quando un romance casto, leggermente antiquato e dotato di un lieve elemento fantastico mi regalava materiale a sufficienza per sospirare e sognare.
Unico difetto, se così si può dire, è proprio la sua levità: se da un lato è un fattore positivo perché rende la lettura facile e veloce, dall'altra pecca di inconsistenza. In particolare per me il world building è assolutamente inesistente ed è per questo che ho definito il romanzo una favola, perché in questo caso le ambientazioni non sono necessarie, solo gradite e il contorno serve solo a far muovere i personaggi. Stesso discorso per l'elemento magico che non viene mai spiegato veramente, solo illustrato ai fini della trama e inizia e finisce con i due protagonisti. Nel suo contesto va bene, non pesa più di tanto, ma per come sono fatta io avrei gradito un po' più di precisione e di descrizione.
L'ambientazione, non molto curata e decisamente sfocata e indefinita, richiama un periodo quasi medievale con dame, cavalieri, castelli e torrioni, e ci presenta un regno dove la popolazione a volte nasce con dei poteri: mutare la propria forma in animale, intessere oggetti in altri oggetti, curare, vedere il futuro o creare incantesimi per il dono delle parole.
Protagonista del romanzo è Lark, che fin da bambina è stata capace di infondere potere alle parole, ma dopo aver visto morire la madre per mano del Re, non è più stata in grado parlare. Ultimo regalo della madre, anche lei dotata di poteri, Lark viene privata della parola affinché il suo potere non la metta in pericolo e la sua vita viene intrecciata a quella del padre. Se lei muore, muore anche lui. Così Lark diventa una reclusa a tutti gli effetti, senza amici a parte un grottesco troll, senza amore paterno, senza istruzione, chiusa nel suo torrione con pochissima libertà.
Un bel giorno (si sente la favola, eh?) l'arrivo inaspettato del nuovo Re manda tutti nel panico: cosa vorrà, perché e soprattutto come può fare Lark ad arrivare per prima e nascondersi? Il nuovo Re è un uomo bellissimo, dai candidi capelli bianchi e dal modo di fare autoritario. Perfettamente calato nel suo ruolo di Re guerriero, Tiras decide di approfittare della situazione e usare Lark come leva affinché il padre di lei invii i suoi soldati per combattere i Volgar, mostruose creature alate che stanno sterminando gli abitanti del regno.
Quando Lark arriva al castello è chiaro che, pur essendo ostaggio del Re, gode di un certo rispetto e di un trattamento di favore da parte di Tiras. Buona parte del romanzo si basa sui giorni che Lark passa rinchiusa nel torrione, a imparare a leggere e a entrare in confidenza con Tiras, così che la loro relazione si sviluppa in modo graduale e con fin troppi dettagli. Ci sono un paio di misteri legati ai due personaggi che dovrebbero aumentare la tensione della trama, ma sappiamo subito senza grande fatica cosa sta succedendo proprio perché la trama non ha nessuna intenzione di risultare complicata. La concentrazione massima risiede nella storia d'amore, e non c'è molto che io possa dire a riguardo: è pudica, romantica all'eccesso, discretamente ben riuscita, ma presa singolarmente e fuori dal contesto del romanzo non è niente di che. Purtroppo devo dire la stessa cosa dei personaggi: insieme e inseriti nel contesto funzionano, ma se isolati e analizzati come ormai è abitudine fare vengono fuori grossi difetti di caratterizzazione. Tiras è un eroe discreto, è un uomo adulto e un re quindi non si lascia andare a reazioni sciocche, e la sua situazione - evito lo spoiler - aumenta il conflitto e la tensione romantica, però per me non esce dalle pagine. E' il re delle favole, né più né meno. Lark invece non mi ha colpita per niente, è generalmente infantile, superficiale, a volte pure sciocca e risente del modello fanciulla che aspetta che l'eroe la salvi. Ripeto, nel modello della favola, nel contesto, nel romanzo preso nella sua totalità, anche Lark funziona, ma è talmente poco incisiva come protagonista che francamente credo sia l'elemento che meno ho preferito di tutto il romanzo.
Appena il blocco romantico e i conflitti secondari arrivano alla loro realizzazione, l'autrice finalmente si concentra su quello che sarà il conflitto finale, tirando fuori i cattivi e schierando i buoni nella prevedibile ma corretta lotta tra bene e male. Sempre seguendo la linea guida della favola, il finale va bene perché è talmente essenziale nel suo sviluppo che non c'è molto da contestare, ma se lo si paragona ad un fantasy la sua debolezza è uno schiaffo in piena faccia.
Esattamente con per la storia d'amore e i personaggi che funzionano inseriti nel contesto, anche il finale e le sue macchinazioni ben poco misteriose funzionano se lette e considerate come parte in una favola.
Ed è per questo che ho dato un voto alto, perché questo romanzo è una favola romantica che non vuole essere complicata, non vuole distrarre il lettore, non vuole affaticare la lettura, e si snoda semplice e prevedibile perché è la sua natura. Se poi si tiene presente che lo stile della Harmon si adatta perfettamente alla storia e che è pur sempre un'autrice che scrive bene, allora è chiaro che il voto alto è determinato dall'insieme di tutti gli elementi.
L'incantesimo della spada non è un capolavoro del genere, e nemmeno un romanzo che rimarrà nel mio cuore per sempre, però è stato estremamente piacevole, dolcemente romantico e sufficientemente magico da farmi dire grazie al cielo Amy sei tornata in riga.

9 luglio 2018

Jennifer Niven
L'universo nei tuoi occhi

Titolo originale Holding up the Universe

Trama
De Agostini
pag. 416 | € 14,90
Affascinante. Divertente. Distaccato. Ecco le tre parole d'ordine di Jack Masselin, sedici anni e un segreto ben custodito. Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell'impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell'universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per farsi accettare dai suoi compagni. Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, un gioco che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due tipi più diversi di loro. Eppure...più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera.

Commento
Quando stavo leggendo Raccontami di un giorno perfetto arrivata neanche a metà ho prenotato nella mia biblioteca L'universo nei tuoi occhi. Poi, siccome la Niven mi ha letteralmente strappato il cuore, ho avuto un mese per superare la paura di soffrire ancora così tanto. Se mi avesse riproposto una storia anche solo un briciolo come quella di Finch probabilmente avrei mollato il colpo. Ho tenuto questo libro da parte fino ad una settimana prima della scadenza del prestito, ho fatto terapia preventiva leggendo una manciata di romance e mi sono buttata.
Fin da subito ho avvertito una certa differenza tra i due romanzi, una leggerezza diversa e quasi una voglia di disincastrarsi dalla tragedia del precedente romanzo. Solo a lettura completata posso confermare che la paura di soffrire qui non serve, perché la Niven ha mantenuto lo stesso registro ma ha cambiato la struttura. Ci sono comunque delle tematiche importanti che tratta con una consapevolezza data solo dall'esperienza diretta (come per Raccontami di un giorno perfetto, l'autrice ha scritto di ciò che ha vissuto), ma il sottofondo che si percepisce è quello della speranza.
Prendendo per buono quello che la Niven ha creato, la storia si basa principalmente sullo scontrarsi con gli altri: bullismo ed emarginazione in primis, ma anche accettazione, empatia e altruismo. Insomma, di temi importanti il romanzo è pieno e la Niven li ha trattati con equilibrio dando il giusto spazio ad ogni singolo elemento. Avendo come base una storia d'amore è chiaro che l'autrice ha sviluppato alcune parti più di altre, ma il punto di vista narrativo alternato ha permesso di comprendere sia il bullo - anche se Jack non è esattamente un bullo, eh - sia chi è vittima di bullismo.
In particolare ho gradito il punto di vista di Libby soprattutto quando ragiona sulla sua storia e perché non si nasconde, esterna tutto fino all'onestà più estrema. Il percorso di perdita di peso, l'accettazione della morte della madre, la forza per tornare nella società e immergersi in un gruppo spietato come quello degli adolescenti: Libby affronta tutto con grinta, senza false speranze, consapevole dei propri punti di forza e per niente in imbarazzo della sua nuova forma fisica.
L'universo nei tuoi occhi merita un voto alto anche solamente per la scelta dei protagonisti. Fino ad oggi non avevo mai - e sottolineo mai - incontrato un personaggio femminile sovrappeso. Mai. A volte erano in carne, rotondette, o considerate curvy e morbide ma sempre con quella bellezza sfacciata di chi è comunque perfetto. Libby pesa 150 kg, è obesa. Lo è, non è una finta grassa, o una finta curvy. Libby è così, la sua forma fisica non si può camuffare o nascondere ed è una meraviglia.
Finalmente, per una volta, la protagonista femminile di YA non è esteticamente perfetta: è un modello nel quale tantissime adolescenti ma anche ragazze e donne possono rispecchiarsi. E' assurdo che ci sia una discriminazione in questo genere, come a dire se non sei bellissima o perfetta non meriti una storia d'amore epica. Che cazzo, gente siamo nel 2018 i ragazzi si meritano di fantasticare nonostante il loro aspetto esteriore: Libby è una figa atomica perché ha accettato il suo corpo. Ci convive, ha imparato ad amarsi, a valorizzarsi e non capisce perché agli altri importi così tanto del suo peso. La Niven ha dimostrato che persino con 150 kg si può essere toste, divertenti, attraenti e piene di forza.
Libby è anche un personaggio che risponde, le dici una cattiveria e lei ripaga con la stessa moneta ma in modo più elegante, non si fa maltrattare, non subisce, non perdona e non permette agli altri di influenzare le sue scelte: mi rendo conto che non sia molto realistica, ma mi piace pensare che là fuori qualche ragazzina alla quale danno della cicciona sappia trovare il coraggio di rispondere per le rime.
Se Libby è una carinissima ragazza di 150 kg, Jack è un afroamericano con tanto di capelli leonini e pelle color nocciola. Qua la Niven non ha potuto farne a meno e lo ha reso bello, affascinante, popolare, un po' strafottente ma con un deficit del sistema nervoso centrale, la prosopagnosia, che non gli permette di riconoscere i volti delle persone. Jack, però, vivendo in una famiglia caotica con due fratelli e due genitori un po' assenti, ha progressivamente nascosto la sua condizione al punto che ha costruito una personalità attorno alle sue difficoltà, con tanto di fidanzata riconoscibile per un neo, amici che si distinguono dalla massa per i capelli strani e cose simili.
Dal mio punto di vista, Jack è un personaggio con un ottimo potenziale ma con una resa meno riuscita di Libby, e mi ha lasciata un po' indifferente - non è per niente come Finch anche se quel filo di originalità e di genialità lo contraddistinguono più del colore della sua pelle. Quello che un po' ha smontato l'entusiasmo per il protagonista è il fatto che si faccia definire in modo così invalidante dalla sua malattia - che ci sta, per carità - fino a trasformarlo in un bullo contro la sua volontà. Con una condizione del genere le circostanze per avere una storia ricca di angst erano le migliori, invece viene sfruttata in parte e solo come un segreto che Jack non vuole condividere con nessuno.
Non ho capito, ad esempio, perché la sua famiglia non sia a conoscenza della sua malattia, né come sia possibile che nessuno si sia accorto che Jack ha qualcosa che non va. Va bene essere assenti, va bene avere tre figli da gestire, ma se il maggiore non trova il fratellino in un gruppo di cinque persone fatevi due domande. Sempre per me, è incomprensibile la fissazione di Jack di nascondere la malattia agli altri. Va bene che gli adolescenti sanno essere crudeli, ma così mi sembra solo un accanirsi su se stesso e peggiorare una situazione difficile e penosa.
Al di là di questo, però, il romanzo è bello perché è scritto bene, la Niven è molto brava nel delineare personaggi vividi, reali e belli da leggere, ed è solamente perché sa usare le parole che la trama non risulta eccessivamente banale o superficiale. Il lieto fine arriva inaspettato - fino all'ultimo pensavo che la mazzata fosse in agguato - e soddisfa il lato romantico tipico del genere YA. Più di Raccontami di un giorno perfetto, L'universo nei tuoi occhi parla ai ragazzini, ha un ritmo, un lessico e un tema che sono facili da sentire propri ad una certa età e riesce a far passare un messaggio importante senza quel tono saccente e pedante tipico degli adulti.
Ora che non ho più romanzi della Niven da leggere ho quasi voglia di riprendere in mano Finch e soffrire come una bestia un'altra volta, ma non lo farò perché certe storie meritano di essere metabolizzate con i loro tempi.

5 luglio 2018

Melissa Marr
Darkest Mercy. Discordi Armonie

Serie Wicked Lovely 5
Titolo originale Darkest Mercy

Trama
Fazi | pag. 340 | € 14,90
Aislinn, la ragazza che poteva vedere il mondo delle fate e che cercava in tutti i modi di evitarlo, è ora diventata la Regina dell’Estate. È stato il re Keenan, incantevole e pericoloso, a volerla con sé; una scelta per il bene comune che però non ha tenuto conto dei sentimenti della ragazza, innamorata da sempre di Seth, personaggio carismaticoe ribelle, che vive al confine tra il mondo magico e la realtà della cittadina di Huntsdale. E così, quel matrimonio di convenienza si trasforma ben presto in un rapporto conflittuale dove per i sogni non c’è spazio: Keenan abbandona le proprie responsabilità in cerca di una risposta alla propria insoddisfazione e Aislinn si ritrova sola nell’ardua impresa di mantenere il controllo su un regno minacciato. Infatti Bananach, la donna corvo, personificazione della Discordia, incombe con la sua forza distruttrice diffondendo il panico nell’intero Piccolo Popolo. Ma la regina non è sola come sembra: a sua insaputa, infatti, Seth è alla ricercadi una definitiva vittoria su chi sta minacciando la vita della sua amata. Bananach vuole la guerra e vedere le Corti una contro l’altra non può che soddisfare la sua natura malvagia, ma la donna corvo non ha fatto i conti con il legame imprescindibile che unisce i regni incantati: l’amore.

Commento
Se c'è una cosa che mi manda in bestia come lettrice è finire una serie e rimanere particolarmente delusa dall'ultimo romanzo. Non che in generale abbia provato un trasporto estremo per la serie Wicked Lovely però la speranza di un suo miglioramento è deceduta con la sua chiusura.
Purtroppo gli alti e bassi che hanno caratterizzato la lettura mi hanno confermato che, dopo un romanzo decente, inevitabilmente ne sarebbe arrivato uno un po' meno piacevole e Darkest Mercy non è stato da meno.
In realtà non sono poi così tanto in crisi nera, perché la Marr è un'autrice capace che scrive molto bene e non si lascia andare ad una narrazione semplicistica e telegrafica; però il fatto che la forma e l'idea generale, oltre che la spietatezza con la quale l'autrice miete vittime, siano assolutamente gradevoli e nelle mie corde non sono riuscite a cancellare completamente il mio dislike totale nei confronti dei due personaggi che hanno aperto la serie.
Wicked Lovely era il romanzo di apertura ma era anche quello su Ash e in parte su Keenan, e Darkest Mercy è la loro chiusura definitiva che si intreccia e si mescola con la conclusione di tutte le storylines. Per me né Ash né Keenan migliorano al punto da farmi ricredere su di loro, da farmi dire meno male che si sono ripigliati. Ho dovuto, in un certo senso, sopportare tutto per arrivare al finale e per vedere gli altri personaggi finalmente sistemati.
Ash e Kennan, cosa dire di loro. Ash per tutta la serie si comporta da ragazzina lagnosa, persino quando la sua trasformazione in essere fatato è completa non riesce a lasciare andare comportamenti che non hanno senso. Va bene, ami Seth e per Keenan non provi nulla, ma qui stiamo parlando di potere, di vincere una guerra, di rafforzare una corte per non morire. Cos'è in confronto il sesso? C'è tanta maturità nella serie, ma qui si cade nella forzatura che il sesso è sinonimo di amore. Non lo è, se la Marr avesse voluto essere veramente coraggiosa avrebbe fatto bombare questi due e basta.
Essendo quindi Ash inutile e lagnosa per la maggior parte del tempo, mi ha colpita che Keenan, al contrario, abbia dimostrato un buon senso sorprendente. Per la prima volta si dedica a qualcosa che non sia fare dichiarazioni d'amore sdolcinate a Donia o conquistare il corpo di Ash: convinto di dover fare qualcosa, si allontana per mesi dalla sua corte con l'obiettivo di contattare le creature solitarie e trovare alleati potenti per lo scontro con Bananach. Quando torna e si rende conto che le cose stanno andando a remengo e che Ash non vedrà la luce della ragione, Keenan compie un gesto che avrebbe potuto fare praticamente a inizio serie e che, per questo, mi ha fatto dubitare della solidità del romanzo.
Perché, mi chiedo, arrivare alla fine quando si potevano evitare sofferenze e casini? Quando la Marr ha giocato questa carta mi è finita la pazienza e ho capito che per me questi due personaggi potevano benissimo sparire. Certo, Keenan si rivela essere un tenerone e tutto sommato a qualcosa serve, ma Ash no, non mi è piaciuta e non mi è bastata la sua esplosione di potenza finale.
Tutt'altro discorso per gli altri personaggi. A parte Seth che, poverino, viene maltrattato praticamente da tutti e rimane letteralmente in gabbia fino alla fine, Niall è un pazzo scatenato che combina dei casini e se ne frega perché soffre, ma alla fine è lui che affronta di petto Bananach, ed è sempre lui che si rivela essere il Re più potente. Cattivo, pazzo ma coerente, grande Niall.
Donia, lo ammetto, è la mia preferita in assoluto. Si strugge ma con buonsenso, spera ma non si illude, si incazza e non si prostra, Donia è forte, è salda, non si accontenta ma, soprattutto, nella guerra imminente non si tira indietro mai neppure quando le sue creature cadono una dietro l'altra. E' lei, insieme a Niall, a controllare la bordata finale contro Bananach.
Una new entry molto interessante è Far Dorcha, la Morte, che destabilizza tutti e che si aggira inquietante tra una corte e l'altra. Per me, se la Marr avesse sfruttato di più il personaggio, la storia avrebbe giovato grandemente di Far Dorcha, invece anche qui è un'occasione sprecata.
Per quanto riguarda la soddisfazione generale per gli eventi non posso che dire di aver sofferto grandemente con Gabriel, con Evan, e di aver in parte apprezzato che Bananach non ha ceduto un secondo e ha mantenuto la sua condotta spietata fino alla fine.
In generale, se tralascio Ash e Keenan, il romanzo raggiunge la sua chiusura senza lasciare nulla in sospeso: tutto viene completato, ogni personaggio ottiene un suo lieto fine - oddio, non proprio tutti - e le ship a cui tenevo vengono realizzate. Avrei gradito poter dare un voto più alto, perché tutto sommato non l'ho odiato, però non mi sento nemmeno totalmente soddisfatta. Speravo in qualcosa di meglio, come una bella ciliegina sulla torta, invece mi sono trovata il fiore di plasticaccia che non si può mangiare.