27 marzo 2017

Robert Galbraith aka J.K. Rowling
Il Richiamo del Cuculo

Serie Cormoran Strike 1
Titolo originale The Cuckoo's Calling

Trama
Salani | pag. 464 | € 16,90
Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all’ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l’ha schiacciata.
I morti possono parlare solo attraverso coloro che rimangono e attraverso le tracce che lasciano disseminate dietro di sé.

Commento
Era il lontano 2013 e la notizia che la Rowling aveva pubblicato in sordina un romanzo sotto pseudonimo è esplosa nella monotona e banale vita di noi lettori. Dopo l'ultimo romanzo di Harry Potter e Il seggio vacante che, siamo onesti, si poteva definire solo carino, ecco che zia Jo era tornata alla scrittura, ed ecco che io, affamata persino della sua lista della spesa, mi sono buttata questo romanzo senza saperne niente, nulla, zero, nisba, nemmeno la trama, nemmeno il genere. L'aveva scritto Jo e tanto mi bastava.
Poi è arrivato il 2014 e il secondo romanzo, poi il 2015 e il terzo romanzo, e io li ho comprati tutti diligentemente alla loro uscita, e li ho infilati nella libreria ordinati e puliti. E non li ho mai sfilati dal ripiano.
Il motivo per cui non ho mai iniziato la serie di Cormoran Strike è che io non leggo mystery, né crime, né thriller, né investigativi di nessun genere. Ho fatto un'eccezione perché Robert Galbraith è J.K. Rowling, punto.
L'unico obiettivo che mi sono prefissata per il mio 2017 di letture è quello di smaltire il maggior numero di romanzi acquistati e lasciati a prendere polvere, prima di leggere le novità dell'anno.
Certo, so già che alcuni romanzi passeranno davanti a tutto, però ho deciso di aprire l'anno con un titolo che era rimasto da troppo tempo in libreria, uno di quelli che non ho mai nemmeno aperto o sfogliato.
Ecco così che mi sono ritrovata con Il Richiamo del Cuculo tra le mani e tanta buona volontà e pazienza. L'ho iniziato senza aspettative, senza pregiudizi, senza nessun commento che mi girava in testa, e mi sono trovata incollata alle pagine nel giro di pochi capitoli.
Forse avrei dovuto aspettarmelo, eppure durante la lettura non ho mai pensato al fatto che dietro questa storia ci fosse la mamma di Harry Potter, e che la sua capacità di catturare l'attenzione e l'affetto del lettore è tanto efficace quanto è semplice il suo stile.
La storia è semplice, lo stile è semplice, ma il modo in cui si uniscono e l'effetto che fanno insieme sono estremamente accattivanti, gradevolmente piacevoli, alla portata di tutti e soprattutto alla portata di chi, come me, non è in grado di seguire i ragionamenti che stanno dietro ad un romanzo investigativo.
Il Richiamo del Cuculo non ti fa sentire stupida, non ti fa chiedere che cosa ti è sfuggito, non ti rende chiaro solo il fatto scatenante e il risultato, lasciandoti come una perfetta deficiente costretta ad accettare le cose così come sono state scritte. Insomma, quando leggi questo romanzo riesci perfettamente a seguire tutto, ogni intuizione, ogni elemento che si incastra e, quando alla fine, l'autore ti lascia in sospeso per aumentare la suspense ecco che al nome rivelato e alla spiegazione che c'è dietro pensi 'ora tutto ha un senso!'. Fino ad ora non mi era mai successo, ed essere stata in grado di seguire la storia, oltre che essere particolarmente colpita dai personaggi, è stata una sorpresa fantastica.
La vera calamita di tutto il romanzo è, senza ombra di dubbio, Cormoran Strike.
Ex militare, alto, con una corporatura massiccia ormai appesantita, peloso, con i capelli talmente incolti e crespi da avergli guadagnato da ragazzo il soprannome di testa di pube, Strike è completamente, totalmente al verde. Non ha più un soldo, non ha più clienti, e la sua storica e burrascosa storia d'amore con Charlotte è arrivata al capolinea, lasciandolo con uno zaino e l'ufficio come unici beni materiali. 
La bolla di autocommiserazione in cui vive e nella quale si crogiola per un po' gli esplode in faccia quando il fratellastro di Lula Landry, super modella morta suicida, si presenta nel suo ufficio chiedendogli di indagare sul presunto suicidio della sorella, pronto a sborsare una cifra ridicola per convincerlo. In più sembra che il destino gli abbia rifilato l'unica segretaria in tutta Londra a possedere discrezione e iniziativa, e ad avere il segreto desiderio di diventare un'investigatrice.
Il futuro sembra sorridere a Strike che, poco alla volta, si organizza con un lettino da campo, noodles precotti e un caso che è solo apparentemente già risolto.
La personalità di Strike, il suo modo di fare - a tratti estremamente geniale e intuitivo, a tratti goffo e impacciato - e il suo aspetto sfacciatamente virile sono ciò che attira le persone, emana un fascino che agisce su diversi livelli e che lo rende il perfetto investigatore. Non è solo carismatico, è pure bravo, intelligente, ha un'abilità innata e istintiva che non gli permette di mollare il suo lavoro nemmeno quando è chiaramente sull'orlo del lastrico. Per estensione anche il romanzo esercita lo stesso fascino sul lettore, perché la maggior parte dei suoi contenuti sono esposti dal suo punto di vista, e i pochi esterni gravitano comunque attorno a lui.
La trama di per sé, con ogni probabilità, con un protagonista diverso o con una voce narrante differente sarebbe stata banale, noiosa, il solito investigativo che porta al solito finale ad effetto. Ma qui c'è meticolosità, c'è metodo, e c'è il lettore che partecipa alla quasi totalità dei ragionamenti e delle deduzioni di Strike. Ovvio che appena Strike capisce chi è l'assassino noi non lo sappiamo, ma sappiamo che lui l'ha capito, che ci stiamo per arrivare e che ci dirà per filo e per segno come ci è arrivato. La soddisfazione, l'estrema soddisfazione di chiudere un romanzo del genere e non sentirsi una beneamata imbecille e avere persino una cotta per il peloso Strike è stata la miglior apertura di anno possibile, una sorpresa speciale che mi ha dato la carica per mantenere il mio proposito e portarlo avanti con una certa serenità.
In più, BBC girerà a breve tre diversi sceneggiati dedicati a tutti e tre i romanzi e Strike sarà interpretato da Tom Burke. L'hype per questa serie è già ai massimi livelli.

23 marzo 2017

Karina Halle
Dream. Offerta d'amore

Titolo originale The Offer

Trama
Newton & Compton
ebook | € 3,99
Lei pensa che lui sia un playboy arrogante. Lui pensa che lei sia una fredda bacchettona. Ma sta per farle una proposta che non potrà rifiutare.
Nicola Price aveva tutto: una carriera fantastica, il fidanzato perfetto, una collezione di scarpe esagerata e un appartamento in uno dei migliori quartieri di San Francisco. Ma quando rimane incinta e il suo stupido fidanzato la lascia di punto in bianco, il mondo perfetto di Nicola precipita. Senza rialzarsi. Oggi Nicola è la fiera madre single di una bambina di cinque anni e vive una gigantesca bugia. Può permettersi a malapena il suo appartamento, e tutti gli uomini con cui esce scappano quando scoprono che ha una figlia. Fatica a tirare avanti e ha paura, ed è ben lontana dalla posizione in cui si immaginava di essere a trentun'anni. La sua salvezza arriva sotto forma di uno scozzese alto, bello e ricco di nome Bram McGregor, il fratello maggiore del suo amico Linden. Bram ne sa qualcosa di orgoglio, così quando alcune circostanze tragiche fanno toccare il fondo a Nicola, le offre un appartamento dove stare in un palazzo di sua proprietà. È un'offerta fantastica, sempre che non sia un problema per lei vivere accanto a Bram, un uomo che, malgrado la sua generosità, sembra voler discutere con lei su tutto. Ma niente è gratis e mentre Nicola si rimette in sesto, scopre che l'enigmatico playboy potrebbe costarle più di quel che pensava. Potrebbe perdere il suo cuore. I fratelli McGregor portano solo problemi...

Commento
Quando due letture su quattro ti lasciano provata e ti fanno venire voglia di cavarti le palle degli occhi, si spera sempre nella lettura distensiva terapeutica che ti faccia tornare la voglia di vivere e di leggere. Normalmente non sono così sfortunata, di vere cantonate ne becco poche durante l'anno e mai ravvicinate, ma questo ultimo mese è stato una prova di forza e di costanza.
Dopo la Crownover che mi ha delusa alla grande e la Malpas che ha messo alla prova la mia pazienza, avevo un terrore mortale di aprire l'ebook di Dream. Offerta d'amore. Una paura viscerale mostruosa di non poter scampare alla terza lettura negativa e di dover sopportare altre ore di trash estremo.
Chissà quale santo lassù ha avuto pietà di me, perché per fortuna Karina Halle è stata tutto tranne che deludente o trash. Iniziato dopo tre secondi dall'aver chiuso ed eliminato l'ebook di The Protector ho pensato che tanto valeva proseguire con la tortura, seguendo il principio base di via il dente via il dolore. Ci ho messo una pagina e mezzo per capire che la Halle avrebbe surclassato con stile la Malpas, e che la storia avrebbe avuto un tono diametralmente opposto alla robah che ho dovuto sorbirmi con The Protector.
Se volete un romance contemporaneo bello gnucco, di quelli che a me piace affettuosamente definire ignorante, cioè quel tipo di romance che richiede zero sforzi mentali da parte tua a parte quello di sbrodolare sulla sgnoccolaggine del protagonista maschile, sghignazzare o piagnucolare un po'. Easy, veloce, leggero, senza pretese, un romance che non si traveste e non vuole apparire ma che ha come unico scopo quello di avere al suo centro la storia d'amore, e il resto è contorno.
Avevo bisogno di una storia come questa, me ne sono resa conto solo durante la lettura, perché ha saputo accompagnarmi verso lo stop del week-end, quando la stanchezza esplode e la voglia di vegetare ti blocca dal prendere in mano qualsivoglia forma di romanzo, digitale o cartaceo che sia. E per, se hai voglia di proseguire con la lettura in queste condizioni, allora vuol dire che l'autrice ha centrato l'obiettivo.
Certo, non sono una grande fan dei romance con bambini di mezzo, ma devo dire che qui ci sono state giuste dosi di marmocchitudine senza togliere spazio alla coppia o allo smutandamento generale. Perché, patti chiari e amicizia lunga, il dramma familiare della bambina diabetica viene tollerato solo nel momento in cui serve a unire i due personaggi e a forzare la mano, altrimenti addio people.
Nicola è la protagonista di questo romance, ed è una donna che ha superato i 30, è senza uomo, senza lavoro e con una bambina diabetica, senza contare che abita in un quartiere orrendo e fatiscente. Nicola è la classica donna che ha vinto la lotteria della sfiga e le capitano una dietro l'altra senza pietà. Persino flirtare con un uomo diventa fonte di stress e di sogni infranti, perché sono tutti maiali che fuggono di fronte alla notizia che ha una bambina e tanti saluti alla notte di sesso esplosivo.
Poi arriva Bram, il non plus ultra dei maiali, l'esemplare perfetto che incarna tutti i difetti che Nicola ritiene mortalmente negativi: è un seduttore seriale, un collezionista di scappatelle, è ricco, è egoista, è superficiale, maleducato e pure infantile. Peccato che sia così bello da rincretinire persino una donna pragmatica e concreta come Nicola, e peccato che Bram sia molte di quelle cose e anche alcune nascoste.
Bram e Nicola bisticciano e si stuzzicano continuamente in dialoghi veloci e divertenti, c'è un sacco di movimento nel romanzo, non ci sono tempi morti e la noia neanche si intravede con il binocolo. Aiuta il fatto che la Halle abbia impostato tutto sulla classica vicinanza forzata, sulla seduzione serratissima e sulla esplosiva sensualità che si instaura tra i due, così che tutto ha un ritmo piuttosto sostenuto e si arriva alla fine senza accorgersene.
Tanto sesso? Sì, in effetti ce n'è abbastanza e Bram è decisamente un personaggio esplicito a cui piace dare sfoggio delle sue capacità, ma è anche il classico tenerone, l'eroe che vuole essere buono soprattutto visto che tutti lo considerano un buono a nulla. E Nicola è la classica eroina un po' gnucca che si tiene sulle sue fino alla fine, dopo aver fatto soffrire il povero Bram, ma che nel mentre non si priva della materia prima. Come biasimarla, Bram è uno scozzesone profumato, sempre in completo, ricco sfondato e pure porco inside, cioè vince a mani basse.
Sono molto ma molto curiosa di leggere anche la storia di Linden e Steph, che è chiaramente prima di questa, e quella del cugino rugbista Lachlan e di Kayla. Diciamo che ho bisogno di fare scorta per i momenti duri di disperazione, perché ultimamente sono più i casi di meh che di yeah, ma non è questo. Dream è un romance moderno un po' spinto e divertente, ed è una lettura estremamente distensiva e frivola, perfetta per arrivare alla fine di una domenica pomeriggio, o per chiudere la settimana.

20 marzo 2017

Jodi Ellen Malpas
The Protector

Titolo originale The Protector

Trama
Newton & Compton
ebook | € 5,90
La gente pensa di sapere davvero chi sia Camille Logan: una giovane figlia di papà, bella, viziata e con un conto in banca che le permette di fare la vita che vuole. Ma Camille ha deciso di liberarsi per sempre dai legami familiari e di cavarsela da sola. All’inizio commette parecchi errori, ma dopo aver passato un lungo periodo di sofferenze, finalmente sembra essere riuscita a conquistare indipendenza e felicità.
Proprio quando tutto sembra andare come aveva sempre desiderato, però, le conseguenze di alcuni rapporti d’affari intrattenuti da suo padre con persone senza scrupoli minacciano seriamente la sua serenità. Camille, in bilico tra risentimento e paura, deve anche stare in guardia dalle contromisure che il padre vuole adottare per difenderla. Ma nulla le servirà per proteggersi dai sentimenti burrascosi che le suscita l’ex cecchino pagato per sorvegliarla…



Commento
Tutti in coro! Aaaaaaaaaand IIIIIIIIIIIIIII will always looooooooooooove youuuuuuuuuuuuu. I will always love youuu uuuuuuuuuuuuuhuuhhhhhhhhhh.
Quanti di voi, leggendo la trama di The Protector, hanno pensato al film The Bodyguard con Whitney Houston e Kevin Costner. Quante? Io di sicuro, ho praticamente passato tutto il tempo di lettura canticchiando la colonna sonora perché - dai - siamo seri, era impossibile non farlo.
Non ho il benché minimo ricordo di quel film - ero troppo piccola e non l'ho mai più rivisto (not my cup of tea) - ma la somiglianza di base è bastata a far scattare un guizzo di fastidio nella mia testolina. Normalmente non avrei letto un romanzo dove almeno uno dei protagonisti è un personaggio famoso, semplicemente perché non mi piacciono e si prestano a determinati tipi di trame che, once again, non mi piacciono particolarmente.
Per The Protector ho fatto un'eccezione perché volevo dare alla Malpas un'ultima occasione prima di chiudere definitivamente con lei, e perché era da molto tempo che non leggevo un contemporaneo un po' spintarello con un protagonista maschile macho fino all'ultimo pelo del petto.
Mi sono buttata e ho fatto un volo d'angelo schiantandomi al suolo. Lo splat fatto dal mio cervello mentre mi colava dal naso ha sovrastato anche la canzone di The Bodyguard, cantata dalla sottoscritta con acuti imbarazzanti e interpretazione al limite dell'isterico.
Per essere giusta dei confronti di questo romanzo e della Malpas confesserò di aver resistito alla tortura fino al 71%, poi non ce l'ho fatta veramente più e ho letto 4/5 righe ad ogni giro di pagina fino alla fine. Il fatto che abbia ceduto con l'avanti veloce è decisivo per comprendere il mio umile e personalissimo giudizio: il protagonista è un pirla di prima categoria.
Analizziamo un attimo la storia. Jack è un ex SAS, un soldato (cecchino, per l'esattezza) delle forze speciali britanniche congedato dall'esercito a seguito di un episodio in cui ha mandato alle quaglie una missione causando la morte di due soldati del suo team. Per riempire il vuoto, Jack diventa una guardia del corpo super efficiente e super specializzata, una specie di best of the best, er mejo di tutti, una macchina precisa, un uomo di ferro, insomma è super pagato e super richiesto e - chiaramente - è un esemplare di maschia virilità concentrato all'ennesima potenza. Bello, super sexy, super pericoloso e super stronzo, Jack è lo stereotipo del protagonista maschile duro e bastardo che manda in tilt gli ormoni. E fin qui, ok.
Chiamato per proteggere la figlia di un magnate inglese, Jack non ha molta voglia di fare il babysitter a questa modella super paparazzata e pagata, perché chiaramente gli sembra tempo sprecato. Poi WHAM BAM la incontra e, niente, decide che è gnocca super e quasi quasi si tiene il lavoro.
Camille è una ragazza più giovane di lui (Jack ne ha 35 e lei 24?) che vuole farsi un nome senza i soldini di papino caro e non prende tanto sul serio la minaccia che qualcuno vuole farle del male, né prende bene la notizia che lo sgnoccolo super sexy è la sua guardia del corpo.
E' chiaro che buona parte della storia si basa sullo scontro tra i due: lei che fa i capricci e vuole seminare Jack, e Jack che le rotola dietro cercando di tenersi il pisello nei pantaloni. Poi finiscono a letto insieme e la cosa è talmente atomica che Jack decide che si vuole tenere Camille, e Camille decide che anche se non sa una beneamata mazza di Jack se lo vuole tenere. Classico romance contemporaeo, direi, niente di nuovo.
Quello che mi ha mandato a male il cervello e che ha condannato il romanzo dopo pochissime pagine è Jack. Io adoro - adoro - i protagonisti duri e cattivi, quelli che fanno piangere e disperare, ma francamente trovo imbarazzanti quelli che vengono creati come se fossero super uomini con l'ego gonfiato al limite dell'esplosione. E odio - ODIO - quando le autrici piazzano in testa a questi Big Jim dei pensieri al limite dell'assurdo che nessuno - se non qualche pazzo terrorista esaltato - può pensare. Jack ha una concentrazione di pensieri idioti talmente alta che per me è stato impossibile salvarlo, o giustificarlo, o anche solo tollerarlo. Lo avrei preso a pedate e gli avrei bruciato le sopracciglia, oppure gli avrei tirato le mutande urlandogli chi è che è l'uomo più pericoloso del mondo adesso?
Jack è un pirla, lo è e non mi vergogno a dirlo. E' esagerato sotto qualsiasi aspetto, al limite della caricatura, è un eroe uscito male, troppo prevedibile e ridicolo.
Insomma, dai, come si fa a dire che un personaggio che passa tutto - e intendo tutto - il romanzo sparando pensieri come questo possa essere un figo spaziale?
Che si sappia, e Dio mi è testimone, che distruggerò chiunque proverà a portarmela via, che sia il suo ex, suo padre, o una minaccia sconosciua. Verrà versato il sangue, e non mostrerò nessun rimorso per la carneficina che potrei fare lungo la strada. Amen.
Devo analizzare tutto quello che c'è di sbagliato in questa frase? Bene, la prima frase: distruggerò chiunque proverà a portarmela via, neanche quella povera ragazza fosse un pezzo di pizza che puoi sfilargli sotto al naso, come a dire sono un povero sfigato insicuro che non è in grado di affrontare il mondo e il destino perché gne gne gne nessuno può averla tranne me. Cresci.
Verrà versato il sangue. Quanti film si è visto in età infantile? Quanti problemi può avere uno che pensa verserò del sangue. Gne gne gne. Farà una carneficina. L'unica carneficina che può fare questo pezzo d'idiota è quello di rendere il mio cervello una poltiglia informe. L'unica, perché cosa pensi di poter fare? Lo sai vero che basta una botta in testa ben piazzata e cadi a terra morto stecchito come tutti gli altri essere umani, sì?
Insomma, avrei anche potuto sopportare una quantità ridotta di pensieri del genere, ma dovermi sorbire il 70% di boiate come queste ha consumato tutta la mia tolleranza. O mollavo, o bruciavo il restante 30% in pochi minuti. E, siccome l'unica cosa interessante spunta fuori alla fine, ho fatto un ultimo sacrificio e ho finito di leggere.
Altra cosa che mi ha infastidita parecchio è la mancanza assoluta di sostanza: in pratica succede pochissimo e la Malpas risolve tutto a caso nel giro di due righe. La presunta minaccia per Camille? Arriva e se ne va in cinque minuti netti, naturalmente con Jack che schizza di qua e di là come una pallina da flipper senza meta e senza senso e magicamente la salva. Così, a caso.
E non fatemi parlare della questione patetica dell'ex moglie e della figlia perché mi parte un rigurgito a getto tipo la bambina dell'Esorcista, talmente mi ha fatto venire il vomito.
Almeno le scene di sesso fossero interessanti. Nemmeno quello! E' solo una serie di quanto cazzo sei bella, ho il cazzo duro eccetera, senza considerare il tipo di scene scritte. Ben due scene di sesso nella doccia, due, e la scena della caccia al tesoro nel boschetto, che è al limite del ridicolo con Camille che deve girare nuda in mezzo ai rovi per trovare un campo di fiori e un Jack altrettanto nudo. E vogliamo parlare di quando lei vede un tronco - un tronco, perdio - e pensa chissà quando mi scoperà sul tronco. Ma sei seria? Vuoi veramente provare l'ebrezza di avere il sedere pieno di schegge di legno? Ma soprattutto come si fa a pensare che sia anche solo lontanamente eccitante leggere di questi due che girano nudi nel campo?
No, no, non salvo assolutamente niente di questo romanzo, niente. Ho letto in giro pareri super positivi, neanche fosse un capolavoro, e per carità buon per loro che hanno trovato un punto di contatto con la storia, ma per me è stata una sofferenza dall'inizio alla fine che mi ha fatto depennare la Malpas dalla lista in modo definitivo. Per come la vedo io, la prima trilogia che aveva scritto è stata la classica botta di culo che non sarà mai in grado di ripetere, e fino ad ora ha solo scritto storie che hanno confermato la mia teoria.
La Malpas è stata pure fortunata perché mi sono ammalata e sono troppo stanca per dare sfoggio della mia vera cattiveria, perché mi ricordo perfettamente il livello di acidità che ho provato durante la lettura e non è per niente paragonabile a questo commento. Il confronto è tsunami del Giappone e temporale estivo. Devastazione totale e qualche ramo rotto. Jodi abbella mia, ringrazia il virus.
Quindi questo è un addio a Jodi Ellen, perché l'idea di dover bruciare i miei poveri neuroni con cose così mi fa sentire in colpa. La vita è troppo breve e il mio tempo libro troppo poco per sprecarlo con autrici con cui non vado d'accordo.
E ora parte un candeggio letterario potentissimo per resuscitare il mio cervello.

16 marzo 2017

Elle Kennedy
Lo Sbaglio

Serie Off-Campus 2
Titolo originale The Mistake

Trama
Newton & Compton
ebook | € 2,99
John Logan, tra i ragazzi più popolari dell’università, può avere qualsiasi ragazza. È una stella dell’hockey, ha fascino da vendere e nessuno ha il coraggio di negargli nulla. Ma dietro il suo sorriso assassino e quei modi di ragazzo sicuro di sé, si nasconde una crescente disperazione per quello che lo aspetta dopo la laurea. Una strada senza uscita e il progetto di una vita in cui non si riconosce. Un incontro sexy con la matricola Grace Ivers è la distrazione perfetta per non pensare al futuro, ma quando per un banale errore manda a monte la loro avventura, Logan decide che trascorrerà l’ultimo anno cercando di ottenere una seconda possibilità. Questa volta però le regole del gioco le detta lei, e non ci saranno concessioni né scorciatoie…






Commento
Nota iniziale: ho scritto il commento per l'edizione americana e l'ho adattato alla seconda lettura dell'edizione italiana.
Quando leggo New Adult tendo a ossessionarmi con le autrici e le serie. Se il primo romanzo mi è piaciuto tanto non riesco a diluire la lettura dei seguiti e divoro un libro dietro l'altro come una pazza invasata.
E' esattamente quello che mi è successo con Elle Kennedy e la serie Off-Campus. Ho letto il primo uscito con Newton & Compton e non ci ho pensato un secondo di aspettare l'eventuale futura pubblicazione dei seguiti, sono andata su Amazon e ho comprato tutti gli ebook esistenti della serie.
Ho divorato Lo Sbaglio (The Mistake) in un due serate secche e ho subito aperto The Score, che mi ha occupata per altre tre sere.
Risultato? Adesso mi sto facendo violenza che tenermi The Goal per i momenti di magra, anche se ammetto che per iniziare altro ci ho messo un bel po' di tempo. Non sono brava a frazionare la lettura di una serie e non sono brava a rallentare quando tutti i romanzi mi sono piaciuti così tanto.
Ci proverò, lo giuro, ma non assicuro niente.
Allora, Il contratto (QUI il commento) è il romanzo di Garrett, Lo Sbaglio quello di Logan e The Score quello di Dean. Lo vedete il collegamento? E' il loro gruppetto ad essere protagonista della serie (e non le ragazze) così come l'hockey, che rimane sempre in sottofondo e che stabilisce il livello di atleticità e di figaggine dei nostri protagonisti. Cosa ve lo dico a fare, sono tutti e tre degli sgnoccoli da paura, tutti e tre con storie divertenti, emozionanti e - per Dean - estremamente hot. La Kennedy non si è certo tirata indietro sulle scene di sesso ma non ha mai perso di vista il nucleo delle storie.
E, dopo l'introduzione smodatamente esagitata dei tre romanzi, ecco qui quello che penso di Lo Sbaglio.
Nonostante Il Contratto sia in questo momento, con la lettura di tutti e tre i primi romanzi sulle spalle, il mio preferito, posso tranquillamente equiparare Lo Sbaglio a Il Contratto. Dal punto di vista del tipo di storia sono molto simili, con la stessa vitalità e la stessa dose di ironia, anche se con Logan la Kennedy ha cominciato a calcare la mano sulla presenza di un lato oscuro nel personaggio maschile e sull'uso di lessico esplicito che, per quanto mi riguarda, un po' ha rovinato l'impressione generale del romanzo.
Però, per tutto il resto, Lo Sbaglio è esattamente come dovrebbe essere: è emotivo e ricco di quelle situazioni che rendono appassionanti i NA. C'è un sacco di interazione tra i due protagonisti, così come una serie di turbolenze con un livello accettabile di angst e, cosa ancora più importante, i due protagonisti sono ben fatti e ben accoppiati.
Logan è un mix equilibrato tra bad boy e ragazzo della porta accanto, un atleta promettente la cui storia inizia in parte già nel primo romanzo. Logan, infatti, ha una cotta per la ragazza di Garrett e combatte tra il senso di colpa e il desiderio, scatenandosi alle feste e sbronzandosi senza tanti complimenti per cercare di togliersela dalla testa.
Questo, però, non lo rende necessariamente sgradevole, così quando incontra Grace la situazione cambia leggermente e Logan si trova ad essere sempre più preso da questa ragazza che è l'esatto opposto di quelle che di solito preferisce.
Grace è una ragazza tremendamente timida, una di quelle che parla a macchinetta quando è nervosa e che si tiene in disparte perché nessuno la noti e, come metà della popolazione femminile del campus, ha una mezza cotta per Logan. Quando se lo trova per sbaglio di fronte alla porta della sua stanza, Grace mette da parte qualsiasi timidezza e si lancia.
In un certo senso Grace è tutte noi: è normalissima (anche se, ovviamente, bella) e non cambia in nessun modo il suo modo di essere per diventare più desiderabile agli occhi di Logan, perché se è vero che non le dispiacerebbe riuscire a sedurlo è anche vero che non potrebbe fingere di essere qualcosa che non è. E Grace non è una ragazza sfacciata né navigata, è una ragazza normalissima che si trova di fronte un ragazzo che è un concentrato di testosterone e sensualità, ma non si lascia fregare o umiliare.
I tira e molla tra Logan e Grace creati dalla Kennedy sono frizzantini e divertenti e - punto a favore - la carta sesso viene introdotta molto in là nella storia, puntando così su tutta una serie di scene che ricordano molto Il Contratto. La loro storia è carinissima e con la giusta dose di sensualità, spensieratezza e sentimenti e, sempre sul modello stabilito dal primo romanzo, di passati difficili e bagagli emotivi impegnativi. Logan non ha una situazione familiare felice e non è molto più fortunato nel consolidare il suo futuro: l'hockey sembra esserci solo qui e ora, e ci soffre parecchio perché sapere di avere la possibilità di diventare titolare e di dover rinunciare gli pesa come un macigno.
Ma il lieto fine non si fa desiderare troppo, così anche questi due personaggi chiudono la loro storia in modo semplice e netto, senza lasciarci a soffrire a lungo.
Come nota finale sparo il mio parere sulla lettura di entrambe le edizioni. Purtroppo, e lo dico un po' a malincuore, l'edizione italiana non è lontanamente paragonabile a quella americana in quanto a fluidità e a resa. Naturalmente non si possono giudicare le scelte lessicali, perché ad esempio dove in americano pussy non risulta essere fastidioso, in italiano la sua controparte letterale mi ha fatto venire la pelle d'oca. Un dato di fatto, invece, è la mancanza di precisione nella traduzione, questo sì, con tanti errori dettati dalla fretta e dalla probabile mancata rilettura, con sostituzioni di maschili e femminili, typos e simili. Insomma, il voto così alto è frutto della lettura in americano, ma quella in italiano ha solo confermato quanto mi piaccia questa serie.
Ora non vedo l'ora di poter rifare la stessa esperienza con The Score, che già letto in americano, così da vedere come verrà resa la storia super hot ed esplicita di Dean.

13 marzo 2017

K. A. Tucker
La ragazza che amava la pioggia

Serie Burying Water 2
Titolo originale Becoming Rain

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99

Luke Boone non sa esattamente di cosa si occupi suo zio Rust, ma è deciso a entrare nello stesso giro per avere ciò che ha lui: auto, soldi, donne. E sembra che il suo desiderio si stia finalmente realizzando. Quando Rust gli consegna le chiavi del garage, c'è un secondo mazzo che apre la porta a tonnellate di denaro e opportunità. Certo, si tratta di affari non esattamente legali, ma Luke non è mai stato il tipo che si preoccupa per questo genere di cose. Soprattutto quando in ballo ci sono una Porsche 911 e una ragazza mozzafiato di nome Rain. Clara Bertelli è una ragazza in carriera: a soli ventisei anni è uno dei migliori agenti sotto copertura della polizia di Washington, e le hanno appena affidato un caso che potrebbe far schizzare la sua carriera e incastrare una delle più famigerate bande di ladri d'auto della costa occidentale. Per riuscire però, dovrà calarsi molto a fondo nel personaggio di Rain Martines. Il suo obiettivo? Il nipote ventiquattrenne di un pezzo grosso, pronto a seguire le orme di suo zio. Mentre Clara scivola sempre più nella lussuosa vita di Rain, e tra le braccia del suo bellissimo e affascinante obiettivo, il confine tra giusto e sbagliato inizia a farsi confuso. Sarà capace di lasciarsi tutto alle spalle? E lo vorrà davvero?
Mi concentro sul muschio che cresce tra le pietre ai miei piedi, incerta su cos'altro dire, a parte: "Il mondo ha bisogno di pioggia."
"Be', io ho te. Conta lo stesso?" Quando oso alzare la testa scopro che i suoi occhi non guardano gli alberi, né le pagode. Guardano me.
Commento
Dopo la batosta di Bad Love (potete leggere il mio momento post traumatico qui) avevo quasi paura di sbagliare scelta e iniziare un romanzo che mi avrebbe solo sepolta ancora di più nel buco nero della disperazione. Per fortuna, insieme a Bad Love ho ricevuto altri ebook delle novità di Newton & Compton, per un totale di cinque compresa la Crownover. Avendo spuntato Bad Love dalla lista senza gradirlo particolarmente, ed essendo moralmente costretta a proseguire la lettura delle novità, mi è salita l'ansia perché temevo la disfatta, temevo una seconda delusione, temevo di perdere lo slancio e il ritmo di lettura che ho consolidato da inizio anno.
Non mentirò, ho avuto un momento di crisi serio perché non avevo voglia di leggerne nemmeno uno nonostante li avessi chiesti io e per questo mi sono sentita una cacca. Poi ho pensato, ma tra tutte le autrici che ho chiesto ce ne deve essere almeno una che sono sicura mi aiuterà ad uscire dal pantano. E al posto di una, ne ho trovate ben due, ma mi sono lasciata tentare dal romanzo più drammatico, più impegnativo, quello che avrebbe dovuto darmi una bella batosta e farmi dimenticare l'esperienza precedente.
Non so cosa mi fosse preso, perché non è mai stata mia abitudine dubitare di K.A. Tucker. Mai. Questa autrice non ha fatto che sfornare ottimi romanzi - alcuni migliori di altri - ed è rimasta nel mio cuoricino con 99 Giorni, del quale ho ancora un ricordo più che positivo, ed essendo La ragazza che amava la pioggia il suo seguito non ho nemmeno preso in considerazione gli altri romanzi, ho semplicemente aperto questo e iniziato a leggere.
Mi sembra doveroso aggiornare sulla mia situazione: con La ragazza che amava la pioggia non solo mi sono ripresa alla grande, ma ho anche superato alcuni blocchi che ad oggi non avevo ancora affrontato. Perché se non ci fosse stato il nome di K.A. Tucker sulla copertina col cavolo che avrei letto questo romanzo. O meglio, forse lo avrei letto dopo aver ricevuto una quantità assurda di ottime referenze, in ogni caso non lo avrei mai preso in considerazione.
Perché? Perché normalmente non mi piacciono le storie con situazioni come questa, poliziotta infiltrata e delinquente troppo buono; mi irritano tremendamente, mi sembrano sempre troppo campate per aria e invariabilmente tendo a non sopportare il protagonista maschile e a odiare le circostanze che portano la poliziotta buona a seguire il cattivo.
Non è stato questo il caso, perché La ragazza che amava la pioggia è una versione meno pesante di 99 Giorni ma ha la stessa drammaticità, la stessa sensazione di disfatta imminente, la stessa trama che sembra portare ad una catastrofe emotiva epocale (my kind of story, btw), lo stesso impatto emotivo e lo stesso coinvolgimento. Il mezzo attraverso il quale avrei ottenuto la mia dose di angst letterario è stato uno di quelli che di solito evito, ma la Tucker ha saputo convincermi, ha saputo farmi passare il fastidio e farmi concentrare totalmente sui due personaggi e per niente sulle questioni formali che hanno sostenuto tutta la struttura della trama.
Luke Boone, l'amico di Jesse, il ragazzo viziato, quello abituato alla bella vita e a non chiedersi mai da che parte arrivino tutti questi soldi, ha deciso di compiere il passo successivo e di farsi coinvolgere attivamente dagli affari dello zio. Luke è diventato avido di soldi e di potere, vuole di più, vuole smettere i panni del nipote da mantenere e vuole prendersi il ruolo di erede di Rust. Gli piace pensare che sia tutto leggermente fuori dalle regole, che nessuno si faccia male e che - un po' alla Robin Hood - solo chi può permetterselo entri nel mirino dell'impresa di famiglia. Quello che Luke decide di non vedere è la parte sporca, quella vera, dura e cruda dell'organizzazione, e finché non la vede e finché lui non ci è dentro fino al collo va tutto bene, no?
Invece no, perché Luke è il punto debole della catena, sa qualcosa ma non tutto, è facile da leggere, facile da manipolare, e il suo ruolo di protetto lo rende il candidato ideale per cominciare a smontare la struttura dalle sue fondamenta. Ed è qui che entra in scena Clara, agente sotto copertura alla sua prima vera missione importante, quella che la lancerà tra i candidati favoriti per entrare nell'FBI. Clara gioca la carta della bellissima ragazza ricca e annoiata, la preda perfetta per Luke che non si tira indietro di fronte alla sfacciata seduzione di Clara. Sotto il falso nome di Rain - pioggia, appunto - Clara ha il compito di diventare la nuova conquista di Luke, stargli appiccicata per registrare ogni singola parola compromettente, raccogliere abbastanza indizi perché le indagini vadano avanti e perché i suoi capi possano finalmente e una volta per tutte distruggere l'impero di Rust.
Quello a cui Clara non era pronta è che Luke, nonostante sia chiaramente debole di fronte ai premi scintillanti di questa vita, sotto sotto è insicuro e non ha ancora preso coscienza che una volta dentro non se ne esce più. Ogni tanto la sua coscienza si sveglia ed è allora che Clara vede che, sotto allo strato splendido del ragazzo ricco, c'è una persona che è stata cresciuta e plasmata a immagine e somiglianza dello zio, un giovane che per amore fa fatica a mettere in dubbio la fiducia che ripone in Rust. Ed è facile per Clara affezionarsi a quel Luke, ed è facile aggrapparsi a quei singoli momenti per spingerlo lontano dal baratro. Ci sono tanti passi falsi, ci sono tanti errori tra entrambe le parti, ma Clara non perde di vista mai il suo obiettivo, solo cerca di attutirne il colpo.
Il problema principale, per me, sarebbe stata la credibilità dei sentimenti di Clara, temevo che non ci fosse spazio per uno sviluppo coerente e credibile e soprattutto che il finale fosse forzato, troppo calcato perché poi tutto si unisse in modo fluido. Naturalmente non avevo ragione di tirarmi così tante storie: Clara è un bel personaggio e non cade mai nel cliché della donna poliziotto dura, la badass che risolve tutto e salva capre e cavoli. Lei è solo una piccola pedina nel gigantesco sistema di indagine ed è per questo che rimane sempre stabile e coerente con se stessa, com'era all'inizio, così è alla fine. E' in Luke che si vede il cambiamento più importante, invece. E' lui che cambia impostazione mentale, cambia visione del mondo e delle cose, cambia priorità e interpretazione ed è sempre lui che, alla fine, accetta la situazione con una dignitosa rassegnazione: me la sono cercata, ora faccio quello che devo anche se fa male.
Ammetto che avrei preferito un epilogo meno frettoloso, perché a me piace sempre soffrire e avere uno stacco temporale lungo è sempre fonte di grandi soddisfazioni in un romanzo del genere, eppure la Tucker non ci ha pensato due volte, perché una volta eliminato l'ostacolo e una volta lasciati i personaggi a crescere, non serve gingillarsi e spara il lieto fine con sorprendente leggerezza. Del resto tutto il romanzo è un lungo - oh, così dolce - soffrire, con tanto di consapevolezza che le cose prenderanno presto una bruttissima piega e lacrime scorreranno. Quanto mi piace.
Quindi sì, La ragazza che amava la pioggia è stata la botta di vita di cui avevo bisogno, la dose di angst che mi mancava da troppo e la buona versione di una struttura che generalmente evito come la peste. La Tucker, del resto, è una delle poche autrici che sanno essere veramente stabili, sicure, qualitativamente sempre eccellenti e che mai si ripetono: onestamente non siamo ai livelli di 99 Giorni ma si è vicini, molto vicini e ho come l'impressione che se mai dovesse andarci ancora più pesante mi troverete in una pozza di lacrime con il sorriso sulle labbra e il cervello ubriaco di endorfine. Alza la posta, K.A., io sono pronta.