15 febbraio 2018

Erin Watt
Paper Princess

Serie Royals 1
Titolo originale Paper Princess

Trama
Sperling & Kupfer
pag. 352 | € 14,90
Un patto che nasconde più di un segreto. Un sogno fragile come carta. Una passione che non darà tregua. A diciassette anni, Ella Harper ha già imparato a sbrigarsela da sola. Sempre in fuga, dalle difficoltà economiche e dagli uomini sbagliati di sua madre, si è districata tra mille lavori per riuscire a far quadrare i conti, studiare e costruirsi un futuro migliore. Finché, un giorno, nella sua vita compare un certo Callum Royal. Distinto ma deciso, nel suo costoso abito di sartoria, dice di essere il migliore amico del padre, che lei non ha mai conosciuto, nonché il suo tutore legale. In quanto tale, sarà lui d'ora in poi a sostenere le spese per il suo mantenimento e la sua istruzione, a patto che Ella accetti di vivere con lui e i suoi cinque figli. Ella sa che il sogno che Callum Royal sta cercando di venderle è sottile come carta. Ed è diffidente e furiosa. Ma ancora di più lo sono i fratelli Royal. Easton, Gideon, Sawyer, Sebastian e... Reed. Magnetici e pericolosi, non mancano di farla sentire un'intrusa: lei non appartiene, e non apparterrà mai, alla loro famiglia. E a nulla valgono i tentativi pacificatori di Callum. Ella però non è certo il tipo che si lascia intimorire, e le scintille a casa Royal non tardano ad arrivare. Soprattutto dopo un bacio rubato, che innescherà un'inarrestabile spirale di rabbia, gelosia e desiderio. Per non scottarsi, Ella dovrà imparare presto le regole del gioco..

Commento
Faccio l'anarchica. A me, Paper Princess è piaciuto.
Mi ricordo vagamente che nel periodo della sua uscita ci fu una polemica assurda sul romanzo (contenuto, battage pubblicitario e compagnia bella) al punto che si erano create delle vere fazioni che si scannavano su Facebook (beate loro che non avevano altro da fare). Diseducativo, brutto, scritto male, pornografico, ne ho lette di tutti i colori su questo libro che - non ci voleva certo una laurea per capirlo - era un fulgido esemplare di trash.
Ora che l'ho letto non capisco perché ha creato tutto questo scompiglio. Paper Princess è trashissimo, e allora? E' fuori da ogni umana concezione di letteratura per ragazzi/adolescenti, e allora? Pensate sul serio che gli under 18 di questi anni siano tutte anime pure che non fantasticano sul sesso, su feste estreme e storie al limite della realtà? Allora siete fuori dal mondo, siete vecchi, sorpassati, mummificati. Accettate i trend per quello che sono e vivete tutti sereni, che aimé il Gaviscon prima o poi finisce e la gastrite aumenta e i ragazzini di 17 anni trombano più di tutti noi messi insieme, garantito.
Sarà che sento ancora gli strascichi tremendi dell'aver letto due romanzi di Tijan, sarà che avevo proprio bisogno di un'iniezione di trash cazzaro, sarà che sotto il nome sapevo nascondersi la Kennedy che adoro, sta di fatto che ci ho messo un paio di capitoli per capire che avrei macinato l'ebook in tempi brevi senza colpo ferire e senza rimanerne traumatizzata come con Tijan.
Il paragone, tra l'altro, cade a fagiuolo perché l'idea di base di entrambi i romanzi è identica: ragazza che si trova a vivere sotto lo stesso tetto di una mandria scatenata di ragazzi gnocchi e un po' stronzi e finisce per farsi il più figo. La differenza fondamentale è che le signore Watt hanno saputo evitare di impantanarsi nel finto proibito (hello, zero legami di sangue!) e hanno spinto più sulla protagonista e sulla sua situazione, piuttosto che adattare tutto al concetto di incesto/proibito/farsi il fratellastro. Certo, qua non si parla di fratellastri perché a tutti gli effetti il padre Royal è suo tutore legale, però questo non smorza l'idea che vivendo sotto lo stesso tetto, essendo una ragazzina, la promiscuità è quasi un taboo.
Bene, l'idea di base l'ho già spiegata e non c'è molto altro da aggiungere perché il romanzo si basa su due cose: Ella e l'antagonismo dei fratelli, Ella e l'attrazione per Reed. Se la protagonista fosse stata una scemetta senza arte né parte tutta la storia sarebbe crollata, invece Ella è cazzuta. Non solo è una tosta che ha vissuto ovunque in qualsiasi condizione, ma è anche indipendente, determinata, con un cervello che funziona perfettamente quando c'è da rispondere per le rime. Forse è proprio questo aspetto che mi è piaciuto di più di Ella: se le rompono le palle lei reagisce, se le dicono qualche cattiveria risponde a tono e asfalta tutti, non è solo un atteggiamento spavaldo, c'è sostanza sotto, c'è un atteggiamento di bring it on che ha reso i battibecchi e le cattiverie estremamente stimolanti da leggere. La vittima, la passiva, la ragazzina impotente sono figure che contro un gruppo come i Royal reggono poco o niente, soprattutto se tutta la storia si basa sullo scontro tra le due fazioni. Se una parte cede dopo la prima bordata, non ha senso proseguire, se invece da entrambe le parti arrivano colpi e nessuna delle due sembra cedere allora tutto diventa più interessante.
Appurato che Ella la cazzuta mi è piaciuta, passiamo ai Royal.
Se non ho fatto male i conti e ne ho perso uno per strada, i ragazzotti sono cinque: il maggiore Gideon è già al college e lo si vede pochissimo; poi c'è Reed che è il capo della banda nonché colui che scatena l'ormone a Ella; poi Easton che è il cazzaro del gruppo, il classico casinista incasinato; e due gemelli che si scambiano mutande, fidanzata e pure nome.
Essendo la coppia Ella/Reed quella attorno alla quale gira la storia, è ovvio che il personaggio di Reed sia quello messo più in evidenza dalle autrici. E' lui che controlla i fratelli, che decide cosa fare, come e quando ed è sempre lui che risulta a capo della cricca persino fuori dal perimetro della famiglia. Nella scuola di fighetti ricchi, Reed è il capo indiscusso: le ragazze lo venerano, i ragazzi stanno ben attenti a non inimicarselo e in generale è lui - con i fratelli - a stabilire le regole della fauna scolastica. In sostanza i Royal possono farti diventare zimbello della scuola solo per capriccio, oppure innalzarti a livelli di intoccabilità incredibili. Reed non è uno di quei bellocci un po' scemi con la composizione corporea 50% ormoni 50% sudore (chissà perché, sudano sempre tutti). Per quanto a volte sia sfacciatamente stronzo, Ella lo ripaga con la stessa moneta (vogliamo parlare di quando lo lega sulla barca e lo lascia a mutande calate?) e lui accetta di buon grado il cambiamento della situazione. Un po' di resistenza c'è, è normale e necessaria per la storia, ma poi Reed diventa l'interesse amoroso complicato, perché le autrici non potevano rendere le cose semplici. Non mi è dispiaciuto affatto, sono sincera, soprattutto perché la coppia era ben assortita e non ha ripetuto lo stesso schema per tutto il romanzo.
Gli altri fratelli sono un mistero, Gideon e i due gemelli stanno nell'ombra ed escono veramente poco per cui è impossibile farsi un'idea, mentre Easton (giuro che nella serie di Tijan i due fratelli erano uguali a Reed ed Easton) essendo il cazzaro casinista è più interessante e quasi quasi avrei voglia di un romanzo su di lui.
Dal punto di vista della trama sapevo fin da subito che il romanzo sarebbe stato infarcito di sesso, quindi non ne sono rimasta particolarmente sorpresa, e mi è sembrato in linea con tutti gli altri romanzi simili a questo. Non capisco perché si sono accaniti così tanto contro Paper Princess quando la maggioranza degli NA sono pieni di sesso. E in ogni caso il bello del trash è questo, no? A qualsiasi target si rivolga tende a esagerare e rendere accettabili situazioni che nella vita normale non lo sarebbero neanche con il lanternino.
Sicuramente proseguirò con la serie, accumulerò i titoli sotto la categoria trash di scorta e mi farà compagnia quando avrò il cervello troppo stanco per leggere altro.

12 febbraio 2018

Jacqueline Carey
Il Dono e il Sacrificio & La Fiamma e la Guerriera

Trilogia di Naamah 1
Titolo originale Naamah's Kiss

Trama
TEA | pag. 382 | € 10,00
C’è stato un tempo in cui l’isola di Alba era dominata dai Maghuin Dhonn, un’antica tribù depositaria di poteri straordinari. Un secolo fa, però, quella terra è stata sconvolta da un crimine orrendo: l’assassinio della moglie e del figlio di Imriel de la Courcel. Da quel giorno, la magia è svanita quasi del tutto. L’oracolo è stato chiaro: sarà Moirin, la figlia della venerata strega dei Maghuin Dhonn, a riportare la tribù allo splendore che merita; tuttavia, perché il fato si compia, la giovane dovrà intraprendere un lungo viaggio alla scoperta delle proprie origini. Moirin lascia quindi le foreste di Alba alla volta di Terre d’Ange, dove vive il padre che non ha mai conosciuto. Di lui, Moirin sa solo che è un sacerdote di Naamah, la dea del desiderio, la stessa divinità che spesso le appare in sogno e che le ha donato innate abilità di seduzione. Non appena arriva nella capitale Moirin viene prima derubata e poi investita dalla carrozza di Raphael de Mereliot, uno degli uomini più potenti della città. Un incontro che segnerà il suo destino.

TEA | pag. 391 | € 10,00
Cresciuta nei remoti boschi di Alba, Moirin mac Fainche ha faticato ad ambientarsi nella raffinata Terre d’Ange, tra radicate convenzioni sociali e pericolosi intrighi di corte. Tuttavia i suoi sforzi sono stati premiati: non solo lei è diventata la preferita della regina, al punto di essere accolta nel palazzo reale, ma è stata pure accettata come discepola dal maestro Lo Feng, giunto dalla lontana Ch’in per insegnare l’arte della medicina e della magia. Moirin si dimostra subito un’allieva eccellente: oltre alla capacità di rendersi invisibile, infatti, la giovane dà prova di possedere straordinarie capacità curative. Ecco perché, quando viene improvvisamente richiamato in patria, Lo Feng la prega di accompagnarlo. Tigre di Neve, la figlia dell’imperatore, è caduta vittima di un terribile sortilegio, che l’ha spinta ad assassinare il marito la notte delle nozze. E adesso l’impero è sull’orlo di una guerra civile: furioso, il padre dello sposo sta sobillando i nobili locali, per convincerli a marciare sulla capitale e a uccidere la principessa. L’ultima speranza per Tigre di Neve è smascherare il traditore che le ha lanciato contro l’incantesimo e costringerlo a liberarla. E, secondo Lo Feng, solo una persona è in grado di riuscirci: Moirin.
Ero molto, molto lontana da casa mia. E per la prima volta da quando la Maghuin Dhonn aveva distolto da me il volto pieno di tristezza e di rimpianto, per la prima volta da quando avevo visto il mare oltre la porta di pietra e capito quale difficile destino mi aspettava, mi parve che qualunque errore avessi fatto lungo la strada fosse valso la pena di quel viaggio.
Commento
Tra tutti i buoni propositi letterari del 2018, quello di iniziare e finire l'ultima trilogia di Jacqueline Carey era nella top five. L'idea di avere tutti e tre i romanzi ormai da qualche anno, e che la trilogia fosse completa continuava a tornarmi in mente non appena dovevo scegliere un nuovo romanzo da leggere. Ho aspettato tanto, forse troppo, finché ad un certo punto mi sono detta o la leggi adesso, altrimenti aspetterai altri tre anni. Ammetto che il ritardo è stato causato da due motivi: il primo, la paura che Moirin non mi entrasse nel cuore come Phedre e Imriel, il secondo, che il dover leggere la trilogia in buona parte in lingua originale fosse un'impresa troppo impegnativa. Il fatto che Nord abbia interrotto la pubblicazione dopo il primo volume per le scarse vendite non mi aveva frenata dal comprare l'edizione economica del secondo e del terzo romanzo e devo dire che, in effetti, ora che ho in lettura Naamah's Curse, l'aver potuto conoscere i personaggi e i luoghi in italiano in Naamah's Kiss mi sta rendendo la transizione all'inglese meno complicata.
Tutto questo per dire che, sebbene il voto non sia alto - forse è il più basso che ho mai dato alla Carey - c'è un risvolto positivo nella mia critica principale.
Ma andiamo per ordine. L'ultima volta che ho letto la Carey, ho concentrato in un unica recensione (qui) il mio amore per Imriel e la mia passione smodata per lo stile narrativo dell'autrice. Se è vero che certe cose non cambiano, è vero anche che un autore non può ripetere la creazione perfetta di un determinato momento narrativo: la Carey ha fatto un lavoro meraviglio con le due trilogie di Kushiel, i primi tre romanzi dedicati a Phedre spiccano per romanticismo e avventura, e con gli altri tre dedicati a Imriel si è superata dando vita ad una storia appassionante, oscura e passionale; aimé l'autrice non ha saputo - ancora - ricreare una forma definita, incisiva e senza ombra di dubbio appassionante, con Naamah's Kiss.
La mia critica è relativa alla noia e alla sproporzione tra numero di pagine ed eventi importanti del romanzo. Su 773 pagine un terzo è tranquillamente trascurabile, un terzo è composto da sce di transizion e l'ultimo terzo è quello ricco di azione dove gli eventi si sviluppano. Per farla breve, un terzo del romanzo si poteva alleggerire e magari così far diminuire la sensazione che la storia si stava dilungando troppo e che fosse immobile, fossilizzata, poco accattivante.
Certo, per me la Carey avrebbe potuto fare a meno di usare ancora una volta Terre d'Ange come setting perché ormai la conosciamo talmente bene che l'elemento novità si è consumato. Speravo che la trilogia sfruttasse un po' di più l'ambientazione di Alba e vederla relegata come sfondo per la descrizione dell'infanzia di Moirin mi è sembrato uno spreco assoluto. Da Alba si passa a Terre d'Ange, ed è questa la parte che meno mi ha convinta del romanzo: i ruoli si ripetono, le circostanze si ripetono, non c'è un vero elemento di novità e la sensazione di già letto è così forte che smorza lo slancio della lettura. La svolta radicale che aspettavo è l'inizio del viaggio vero e proprio verso Ch'in dove grazie al cielo la trama comincia a svilupparsi e diventare più coinvolgente.
Per me i personaggi hanno rispecchiato il loro spazio: Fainche, la madre di Moirin, e tutti i Maghuin Dhonn oltre la loro magia e le loro tradizioni legate alla Dea Orsa non avevano altro da raccontare. Personaggi secondari erano, personaggi secondari sono rimasti, e hanno svolto senza infamia e senza lode il loro compito di accompagnare la narrazione dell'infanzia e della giovinezza di Moirin.
Da Terre d'Ange spiccano due personaggi che non ho particolarmente apprezzato: Rapahel de Mereliot e la regina Jehanne de la Courcel. Rispondendo allo schema creato dalla Carey, i due sono amanti capricciosi, volubili, infidi, calcolatori e - in pieno stile angelino - promiscui. E' Rapahel a prendere Moirin sotto la sua ala protettrice, sia per interesse personale sia per un capriccio del momento, la sua personalità si camuffa bene, fingendo di essere sensuale e innocuo per poi dimostrarsi freddo, egoista e chissà probabilmente malvagio. Jehanne è, invece, una regina capricciosa e irascibile, tende a vendette e giochi di potere sottili e all'inizio usa Moirin come pedina nel suo tira e molla amoroso con Rapahel per poi prendersela come amante e monopolizzare la sua vita tarpandole le ali.
Nel periodo in cui Moirin vive a Terre d'Ange si lascia usare e controllare da personaggi che la vedono solo per i loro interessi, mentre nel frattempo godono della sua sensualità come figlia di Naamah. In parole povere scopano come ricci e Moirin non capisce che altro fare di se stessa e del suo flebile potere.
L'arrivo del maestro Lo nella vita di Moirin riequilibra le cose. Mollati i due pesi morti (e finalmente finite le interminabili scene di sesso con quei due) Moirin sente che il suo diadh-anam reagisce alla presenza dell'anziano studioso, così decide di seguire il suo istinto e partire con loro.
Ch'in è un'ambientazione nuova e, quindi, stimola la curiosità e l'interesse, tanto più che vengono inserite tradizioni e elementi fantastici che fino ad ora non avevamo ancora incontrato. Ed è in questa fase del romanzo che Moirin smette finalmente i panni della selvaggia che serve Naamah per diventare una rappresentate potente dei Maghuin Dhonn, una donna che ha saputo legare con il saggio Lo e diventare sua discepola, imparare a conoscere i suoi poteri e sviluppare la sua personalità. Gli stimoli che Moirin riceve nel suo percorso a Ch'in sono così diversi dai banali incontri sessuali a Terre d'Ange: ora il sesso è intrecciato ai sentimenti, la sua vocazione ha uno scopo così come i suoi poteri e finalmente il suo destino viene in parte rivelato, aiutare la Principessa Tigre di Neve e liberare il drago.
Ce ne vuole di tempo, però, prima di arrivare a questa parte del romanzo e per me questo è stato un punto a sfavore: sopportare per arrivare alla parte bella non è certo un buon segno.
Non ha aiutato nemmeno che Moirin non ha ereditato il carisma di Phedre o Imriel. Le mancano intensità e forza nel carattere, non parte subito bene come gli altri protagonisti ma rimane nel limbo della gioventù docile e speranzosa che si innamora di tutti e crede sempre a quello che le viene detto anche quando di fronte ha dei serpenti.
Naturalmente Moirin, così come l'intera trilogia, hanno tutto il tempo di migliorare ed evolversi in qualcosa di bellissimo e io lo spero con tutto il cuore (altrimento sfodero un bastone come Bao e li meno tutti), ma nel frattempo devo per forza dare a questo romanzo un voto positivo ma non troppo.

8 febbraio 2018

Nicole Williams
Damaged Goods

Serie Outsider Chronicles 2

Trama
Ebook | € 3,57

When Liv Bennett said good-bye to her sinkhole of a hometown, she planned to leave that chapter of her life behind forever. But forever turned out to only be three years. After her addict of a mother up and disappears, Liv returns to what she considers her own personal hell smack in the middle of nowhere Nevada to take care of her two younger sisters, and she promptly reinstitutes the golden rule that got her through her first nineteen years of life without getting knocked up, roughed up, or messed up: don’t date the local boys and, god forbid, don’t fall in love with one of them. It isn’t long before that golden rule is put to the test. Will Goods grew up in the next trailer over, but the wild, careless boy who used to tear up the town with his three brothers has morphed into someone else so completely, he’s almost unrecognizable. The quiet, contemplative man who works on cars every night and takes care of his mentally ill mother every day is nothing like the local boys Liv grew up avoiding. But when Liv considers suspending her golden rule just this once, she finds out something about Will that will change everything. Will Goods isn’t who he used to be—he’s not even the man Liv thinks she’s gotten to know over the summer. He’s become someone else entirely. He’s become...Damaged Goods.

Commento
Oltre un anno fa ho sperimentato un attacco di isteria dovuta alla voglia di leggere un romanzo, convinta di averlo sul Kindle, salvo scoprire che avevo solo il titolo precedente e l'altro no
La voglia di leggere Damaged Goods mi è tornata (è stata ciclica negli ultimi due anni, roba da matti) e ho pensato sicuramente lo avrò scaricato sul Kindle, figuriamoci se dopo l'ultima volta non l'ho fatto.
Non lo avevo fatto e la crisi isterica si è riproposta. Però questa volta ero a casa, con un bel credito sul mio account Amazon e il polpastrello puntato su Acquista con 1-click.
Tragedia scongiurata, penserete voi.
Ebbene, no. Perché c'è sicuramente una regola aurea che dice così: se vuoi disperatamente leggere un romanzo specifico e se sei convinta che sarà un'esperienza trascendentale, certa che ti innamorerai e che sarà la lettura dell'anno stai sicura che, invece, sarà tutto il contrario.
Tutto il contrario, con mia somma eterna imperitura felicità.
Non che sia qui a dire che DG fa schifo, che è il peggior romanzo di sempre e che la Williams è un'incapace, lungi da me le voglio bene, ma io volevo adorarlo questo benedetto libro invece mi sono annoiata! Annoiata! Leggendo un romanzo della Williams! Inconcepibile!
Tanto per cominciare la trama è fuorviante: mi aspettavo un tipo di storia ben preciso e invece è stato tutt'altro. Pensavo di leggere un romance da bassifondi, con protagonisti poveri in canna e senza prospettive, una storia d'amore un po' ruvida, polverosa, depressa ma sempre con amore e speranza in grandi quantità. No, per niente, nulla di tutto ciò: l'ambientazione è sì determinante ma fino ad un certo punto, Will e Liv vivono sul serio in un caravan, sono veramente poveri, l'ambiente è davvero degradato e depresso ma è un contorno, è uno sfondo sul quale la storia di appoggia senza mescolarsi e rimane quasi incompiuto. E' un continuo almost there, ma alla fine non si arriva mai.
Non si arriva mai perché la quantità di parole usate dalla Williams è stata esagerata, sproporzionata rispetto al contenuto e rispetto persino alle scene. Parole parole parole: concetti ripetuti o spiegati con troppe parole, monologhi interiori di Liv al limite dell'infinito e una costruzione dei periodi talmente fitta e senza stacchi che ad un certo punto non ce la facevo, giuro. Dovevo fare una pausa, o concentrarmi tantissimo sulla lettura, con il risultato che già prima della metà non solo avevo capito dove stava andando a parare, ma avevo addirittura perso interesse.
Questo perché la protagonista Liv non è per niente riuscita. Il suo essere cinica, dura e fredda, chiusa a tutto e a tutti e concentrata sulla sua vita è un comportamento che viene subito a noia perché appena viene inserita in un contesto dove le persone sono gentili lei non sa adattarsi e sembra una stronza acida senza cuore. Ci sta che sia pragmatica, concreta e non si nasconda sotto ad un sasso quando ci sono problemi da risolvere, ma essendo stupidamente convinta di essere dalla parte della ragione combina - ovviamente - una serie di pasticci che poteva evitarsi.
Un'altra cosa che pensavo fosse diversa è il personaggio di Will: manca di intensità, di presenza, è talmente schiacciato dalla onnipresente voce narrativa di Liv da finire relegato ad un angolino senza possibilità di prendersi spazio. Così, se pensavo di leggere un personaggio maschile frutto della società in cui è cresciuto, mi sono dovuta ricredere in fretta di fronte all'ex soldato taciturno ma gentile perché Will non buca le pagine, rimane tranquillo nella sua zona e quando ne esce non è nemmeno con il botto. La Williams ha creato personaggi maschili migliori di Will, senza ombra di dubbio, ma poverino a me ha fatto tenerezza.
Insomma, personaggi a parte, la Williams ha tirato la storia per le lunghe e ha scelto un punto di rottura decisamente banale che fatica a dare intensità alla storia e che è debole persino nelle spiegazioni. Se l'ho capito io, che non sono particolarmente sveglia, mi chiedo come la Williams avesse potuto pensare di usarlo come misunderstading. Va bene non andare sul complicato, ma così - dopo tutto lo sforzo per arrivare alla fine - non c'è nemmeno la soddisfazione di aver raggiunto un punto intenso e gustoso della storia.
Che ci abbia  messo comunque poco a leggerlo non conta, perché ero a casa senza cose da fare e ho potuto spalmarmi sul divano, mentre in circostanze diverse mi avrebbe impegnata almeno una settimana. Damaged Goods è un romanzo che non sa che strada prendere e ha una protagonista invadente e fastidiosa.
E sì, la delusione è cento volte peggiore proprio perché lo volevo leggere da tanto ed ero convinta che fosse il mio tipo di storia. Me ne farò una ragione e mi butterò su un altro romanzo della Nicole, tanto sono sicura che i nuovi sono mille volte meglio.

1 febbraio 2018

Lisa Kleypas
Il diavolo in primavera

Serie Ravenels 3
Titolo originale Devil in Spring

Trama
Mondadori | ebook | €  7,99
Londra, 1876. A differenza di tutte le debuttanti londinesi, la bellissima Lady Pandora Ravenel non sogna di frequentare balli e trovarsi un marito. Preferisce di gran lunga dedicarsi ai suoi affari.
Ma la sua strada si incrocia con quella di Gabriel, Lord St. Vincent, impenitente libertino, altrettanto determinato a non essere ingabbiato in un matrimonio. E per entrambi sarà la scoperta di un brivido fino allora sconosciuto…








Commento
Parliamo di una cosa prima di partire con la recensione. Perché le trame dei romance sono sempre di cinque righe? Perché sono così brevi? Nessuno in redazione aveva voglia di sbattersi un briciolo di più? Perché io odio le trame corte: primo non si capisce una mazza e devi andare a caso e fidarti, secondo perché sformano la formattazione dei post e devo sempre lottare con Blogger per farlo uscire come tutti gli altri. Tra l'altro stiamo parlando della Kleypas, che è una superstar del genere e vende sempre e comunque, magari se ci spendessero le energie per presentarla meglio sarebbero tutti più contenti e soddisfatti.
Dopo questo sfogo isterico quasi insensato, mi butto nell'altrettanto isterico commento.
Lisa, io ti voglio bene, lo sai. Ti ho seguito fin dal primo romance uscito in edicola e da allora mi hai rovinata. A volte, però, mi fai incazzare come una biscia perché cominci daddio, crei personaggi fantastici, riesci a farmi cambiare idea su eroine che non sopporto e poi mandi tutti a remengo.
Il Diavolo in Primavera, ovvero come ti alzo l'hype - e l'ormone - a manetta e poi ti disintrego il sogno a colpi di noia, cliché e banalità.
Gabriel è il figlio di Sebastian (protagonista extra figo di Devil in Winter. Capito, no? Il padre è un devil in winter, il figlio è un devil in spring), erede sputato del padre sia per aspetto che per portamento. Biondo, algido, bellissimo e con una reputazione di uomo d'affari e estremamente devoto al ruolo di erede del ducato, Gabriel si porta dietro anche la cattiva reputazione del padre. Essendo figlio del Diavolo, la società gli ha cucito addosso la stessa fama del padre anche se lui, alla fine, non ha le sue stesse abitudini. In Gabriel ci sono più discrezione e senso della misura, indubbiamente caratteristiche della madre, ma dal padre ha ereditato una sessualità oscura fatta di estremi. Ecco, qui Lisa avrebbe potuto essere più esplicita e raccontarci un po' delle cose innominabili che soddisfano Gabriel, invece lascia intendere senza entrare nel dettaglio. L'unica cosa che sappiamo è che, nonostante la sua regola sia di evitare le donne sposate, la sua amante del momento è moglie di un ambasciatore ed è una di quelle che fanno di tutto.
Bene, Gabriel è un personaggio che riesce a mantenere alto il suo potenziale anche quando la trama perde intensità: il suo modo di fare rigido contrasta con la sua natura passionale, così i suoi sguardi di fuoco assumono un'importanza tutta nuova proprio perché non esagera con le espressioni e i movimenti. Però, per quanto lui sia intenso e perfetto, la sua controparte femminile è la wildcard del romanzo. Pandora è la gemella incasinata, la figlia insopportabile, la sorella ingestibile. E' quella che parla troppo, urla troppo, esagera sempre in qualsiasi cosa. Una giovane lady della nobiltà in età da debutto che si sdraia a terra e si fa leccare dal cane, si comporta come una bambina senza assorbire un briciolo di buon senso e logica dagli adulti, non poteva che farmi salire il nervoso. Fin dal primo romanzo della serie sapevo che Pandora non mi sarebbe piaciuta, essendo così fuori dalle mie grazie, invece la Kleypas ha saputo inserirla in un contesto tale, farla agire in un certo modo che il suo essere sempre troppo era comico, o goffo, o tenero, ma mai irritante. Affiancata da un personaggio come Gabriel le sue stranezze diventano peculiarità che contrastano in modo affascinante con la maturità di Gabriel, così anche la sottoscritta cinica ha dovuto capitolare di fronte alla riuscita della coppia.
La coppia funziona perché la storia viene impostata in un modo preciso: la Kleypas sfrutta la natura di Pandora per creare situazioni che mandano avanti la trama. Il modo in cui i due si incontrano, ad esempio, e tutto ciò che ne consegue è una scena che funziona proprio perché Pandora è a testa in giù bloccata nel divano e Gabriel è impassibile ma divertito. Esattamente per questo, poi, il tira e molla tra lei che non ne vuole sapere di sposarsi e lui che fa solo finta di esserne infastidito (con conseguente corteggiamento serrato) danno vita ad una prima parte che scorre via veloce come la luce e super coinvolgente, sexy e divertente.
Poi arriva il matrimonio e l'entusiasmo scende in picchiata.
Certo, ci sono ancora scene che mi sono piaciute, però ho trovato che la Kleypas, una volta che si supera la novità delle nozze, non sappia più come aggiungere brio alla coppia. Va bene inserire l'elemento esterno, ma se vuoi ficcare a tutti i costi il gruppo terroristico almeno abbi la decenza di renderli parte importante nella trama, non solo l'espediente per scrivere la scena in cui lei rischia la vita e Gabriel salva il mondo. Non ci crede nessuno, ma soprattutto a me non interessa, avrei gradito di più un classico misunderstanding nato dalla gelosia o qualche cazzata combinata da Gabriel, piuttosto che la coltellata e il ballo esplosivo.
Avrei persino preferito che la continua e martellante ossessione di Pandora per la sua impresa fosse il vero punto di contrasto, invece qua sembra sorvolare la storia senza influenzarla sul serio. Vuoi mettere in commercio un gioco da tavolo e avere la tua azienda? Ci pensano il marito della sorella e il tuo. Anche se l'idea è corretta, la messa in atto è sbagliata: Pandora non affronta mai i suoi desideri e le sue attività con maturità, sembra sempre una bambina che sogna e papino che esaudisce e non riesce ad uscire dall'immagine goffa e ingenua della ragazzina che sogna il suo gioco da tavolo.
Quindi, al di là del guizzo momentaneo di indipendenza e femminismo, la vera parte forte è la prima fino al matrimonio stesso, poi la storia procede per inerzia e non riesce più ad emozionare sul serio.
Che gran peccato, perché Gabriel mi aveva risvegliato il neurone e Pandora era riuscita a sorprendermi. La Kleypas, invece, non mi ha sorpresa affatto. Diciamo che rispetto al primo - che non mi era piaciuto molto - e il secondo - che ho ampiamente apprezzato - questo è una via di mezzo, il classico bene ma non benissimo.
Spero solo che non mi tocchi aspettare anni per avere un altro romance storico della Lisetta perché potrei entrare in crisi. Poco importa se i voti sono mosci, io la bramo comunque.

29 gennaio 2018

Jennifer L. Armentrout
Per Sempre Mia

Titolo originale Till Death

Trama

Nord | ebook | € 9,90
Ti amo da sempre. Ti ho atteso per anni. Adesso non mi sfuggirai…
Dieci anni prima. Sasha sta per morire. Ha visto che cosa è successo alle altre vittime dello Sposo e ormai sono giorni che lui la tiene prigioniera. Ben presto, il killer ucciderà anche lei. Ma ecco che accade il miracolo. Oggi. Sasha era scappata il più lontano possibile dalla sua città natale, dove tutto le ricordava lo Sposo e le torture che aveva subito. Eppure adesso è stanca di nascondersi: il suo sogno è sempre stato quello di portare avanti il bed & breakfast di famiglia e lei ha intenzione di realizzarlo. Non appena rivede Cole, però, si rende conto che aveva anche un altro motivo per tornare...Cole non si è mai perdonato per quanto accaduto quella notte. Avrebbe dovuto accompagnare Sasha, invece l'ha lasciata andare a casa da sola. E lo Sposo l'ha rapita. Tuttavia, ora che il destino gli sta dando una seconda occasione, Cole è determinato a sfruttarla al massimo. E non si lascia scoraggiare nemmeno quando Sasha inizia a ricevere strane minacce e in quietanti telefonate anonime. Ma questa volta Cole riuscirà a proteggere la donna che ama o lo Sposo finirà ciò che aveva iniziato?

Commento
Suppongo che, prima o poi, qualsiasi autore preferito pubblichi un romanzo così così. Io di solito sono di bocca buona, soprattutto se sono affezionata al nome sulla copertina, ma ogni tanto mi capita di dover affrontare un salto nel buio - o fare proprio una prova di fede - e rimanere delusa dall'esperienza. E' il caso di Per Sempre Mia.
Quando ho scoperto che la Jenny si sarebbe buttata sul genere suspense ho avuto un po' di paura.
Primo perché non sono una grande appassionata del genere - ne ho letti alcuni nel corso gli anni passati ma ho abbandonato in fretta la quest - e secondo perché questo è un genere molto difficile da scrivere bene, e finire nel pantano è un attimo.
Ora, da come si può immaginare guardando il voto, personalmente non l'ho trovato un romanzo bello. Di sicuro non è tra i migliori della Armentrout, o tra quelli che io ho apprezzato di più, ma ha comunque i suoi punti di forza ed è chiaramente un romantic suspense beginner friendly, quindi è veramente alla portata di tutti.
Comincio quindi con il punto di forza principale, quello che può convincere anche le più scettiche.
E' vero, si parla di serial killer e di donne morte ammazzate ma  il livello di violenza (e di sangue e di sbudellamenti e di cose inquietanti in generale) è molto ridotto e circoscritto. Se non vi piace il genere (come me), o non leggete romanzi che fanno paura o trattano di argomenti pesanti, Per Sempre Mia non è estremamente suspense, non fa paura e non è nemmeno esplicito sotto l'aspetto violenza &co. Si legge senza pensieri e non richiede nemmeno chissà quanta attenzione per seguire la storia. Essendo così blando sul lato thriller, è chiaro che da qualche altra parte l'autrice è andata giù con la mano pesante. Il lato romantic del romantic suspense è decisamente romantico (sorry per la ripetizione). La classica struttura che la Armentrout applica ai suoi romanzi qui c'è - temevo il contrario, onestamente - ed è piuttosto stabile. Ci sono tante scene che aiutano a ristabilire il rapporto e a svilupparlo da capo, quindi il fattore innamoramento non è secondario agli sbudellamenti. Anzi, in un certo senso lo spazio dedicato ai due protagonisti, così come quello per una sorta di normale quotidianità, supera di gran lunga quello destinato allo sviluppo della componente thriller.
Essendo, quindi, un romanzo forte nel suo contenuto romantico, è chiaro che i due personaggi principali hanno una bella presenza.
Sasha è una ragazza all'apparenza normale, con i suoi capelli biondi e la corporatura normopeso (grazie al cielo), ma in realtà è una sopravvissuta. Dieci anni prima era riuscita a scappare prima che il serial killer conosciuto come lo Sposo la uccidesse. Da allora ha cambiato stato, ha cambiato vita e si è allontanata dal suo passato, comprese le persone che le erano amiche o addirittura il suo ragazzo di allora, Cole. Sasha non è mi è dispiaciuta, si è comportata in modo coerente con la storia e con il suo passato, ma nemmeno mi ha convinta del tutto perché mi è sembrata poco carismatica e decisamente passiva rispetto alla storia e al resto dei personaggi. E' come se si lasciasse raccontare da ciò che le è successo nel passato e da ciò che le capita nel presente senza tentare di uscire dallo schema. Non ha grande carisma, viene definita dalla storia e dalle circostanze più che dalla sua personalità.
Aimé mi tocca dire lo stesso di Cole. Siamo lontane dai quei personaggi maschili della Armentrout che bucano la pagina, quelli che ti fanno sbavare appena entrano in scena. Cole è il bellone di turno, non dico il contrario, ma come per Sasha non riesce a uscire dallo schema e a rendere sua la situazione. Cole è un'occasione sprecata, perché rimane nello stesso limbo di Sasha e non riesce ad uscirne. Con lui mi sento di dire che è stato l'eroe che sta sempre appiccicato alla protagonista e che, alla fine, la salva corpo e anima. Non c'è niente di male, ovviamente, solo che ammetto di essere rimasta delusa quando mi sono resa conto che non mi sarei presa l'ennesima cotta letteraria.
Il vero punto debole del romanzo che, poi, mi ha portata a dare un voto basso, è la sensazione di inconsistenza e di prevedibilità. Come ho detto prima, questo può anche essere un pregio, ma se si ha un palato più fine beccare il cattivo al primo colpo e non riuscire a capacitarsi del fatto che nessuno si chieda se il killer era morto sul serio o meno ha fatto salire il sangue alle ginocchia. Insomma, i segni sono tutti lì com'è che a nessuno viene il dubbio?
Manca poi un approfondimento su ciò che è successo dieci anni prima, non c'è una preparazione sugli eventi e sulle indagini, non viene spiegato cos'è successo al killer né a Sasha. Quello che si conosce è talmente poco e talmente annacquato che non sembra nemmeno essere una parte importante del romanzo quando, invece, sappiamo che sarà determinante in quanto, poco alla volta, vengono fatti tanti riferimenti agli eventi passati. Senza contare che di fronte all'evidenza dei fatti Sasha - che dovrebbe essere traumatizzata - non si pone il benché minimo problema. Io avrei già chiamato la SWAT per controllare pure il porta scopino del cesso, lei niente, il vuoto totale.
Ecco, insomma, dal punto di vista del contenuto e della trama secondo me Per Sempre Mia non è esattamente ben riuscito. Ci sono alcuni buchi e la storia non ha una base solida, l'elemento suspense è debole e prevedibile, e c'è un dilungarsi tedioso sulle scene in solitaria di Sasha e - in generale - l'idea che mi sono fatta è che i personaggi siano tutti un po' delle zucche vuote. Sasha, che dovrebbe avere le antenne drizzate fino a Saturno, è di un tonto da non credere e Cole, che vi ricordo essere un federale, è più concentrato a giocare al fidanzato innamorato e protettivo. Non sono credibili, purtroppo. Carini, eh, ma per niente coerenti con la storia.
Tutto sommato, se penso al terrore che ho provato all'inizio, è andata bene. Non è stata una lettura impegnativa ma, purtroppo, nemmeno particolarmente emozionante. Qualche momento di noia c'è, così come qualche momento divertente o appassionante, ma siamo lontane anni luce da certi capolavori di NA che la nostra amata Jenny ha partorito.
Va bene così, mi accontento, le vogliamo bene e le permettiamo qualche romanzo un po' così. Tanto ho sempre Cameron che mi resuscita spirito e ormoni, quindi sono a posto.