14 gennaio 2019

Kresley Cole
The Dark Calling

Serie Arcana Chronicles 5

Trama
Valkyrie Press
pag. 352 | € 12,50

In a world teetering on the edge...When Evie receives life-changing—and possibly game-changing—news, she has trouble believing it. Why doesn’t she feel any different? Is it possible someone she trusts might be lying? With enemies at every turn...Tensions seethe inside the castle of lost time as Evie starts to doubt her own sanity. Answers can be found outside their stronghold, but will Death help her find them—or prevent her from learning the truth about her future and Jack’s possible survival? Darkness beckons. A mysterious, sinister power begins to affect the Arcana in its path. Forced out into the wasteland alone, Evie must depend on unexpected allies. But as a battle with Richter looms, can her new alliance defeat the Dark Calling before hell reigns on earth?
One love fated. One love endless. Since perfect for me couldn't be bested, how could I live without either?
Commento
***spoiler***
Il tre del voto è giusto perché sto scrivendo la recensione alla Vigilia di Natale e mi sento buona, perché qua la situazione è talmente drammatica che in tempi normali avrei scaricato un bel due cattivissimo.
Non pensavo sarebbe mai arrivato il momento in cui avrei dovuto sopprimere il nervoso durante la lettura di un romanzo della Cole, perché fino ad ora non aveva mai sbagliato. Certo, alcune scelte narrative sono state meno vincenti e incisive di altre, eppure nella totalità della storia riuscivano a lasciare qualcosa e a farsi perdonare.
Con The Dark Calling ho avuto due pensieri fissi: il primo, che palle non succede niente; il secondo, questo triangolo si risolverà mai? Con oltre trecento pagine non riuscire ad uscire da questi due chiodi fissi è stato troppo frustrante. Io non sono una che si lamenta, che cerca l'errore, però mi aspetto che una serie evolva e che - in genere - non si ripeta. Ormai lo schema proposto in questo romanzo è qualcosa di già letto e persino alla fine non ha risolto praticamente niente della macro trama della serie. Come si può pensare che un romanzo simile possa essere all'altezza degli altri? Come ci si può aspettare che il lettore accetti passivamente qualcosa che non fa procedere la storia? Per me, con tutto l'affetto per la Cole e con tutta la mia pazienza, questo è il romanzo meno riuscito della serie.
Il primo grosso problema è a livello di trama. Anche se la Cole avvisa che la fine della serie sta arrivando, gli eventi di TDC non lasciano intravedere né la fine né il culmine di questa guerra tra Arcani. Evie e Aric non escono dallo schema della coppietta neanche quando vengono fisicamente divisi, rimbalzano tra le pareti della coppia e perdono di vista qualsiasi altra cosa. Tra i due non so chi mi ha delusa di più, perché entrambi hanno perso carisma, logica e affetto (da parte mia).
Evie non riesce ad evolversi, non cambia, non migliora, di nuovo per lei c'è pochissimo e quel poco rimane confinato verso la fine, quando ormai la solita solfa non può essere tirata fuori ed è costretta a usare l'arsenale pesante della Red Witch. L'unico momento di rottura per lei è la gravidanza che, se proprio volete saperlo, ho trovato di uno stucchevole allucinante. Evie è incinta e basta, in tutto il romanzo la sua stessa esistenza ruota attorno al feto. Ogni personaggio smette di vederla come l'Imperatrice e la identifica con il feto. Persino Aric diventa di un nauseante da non credere: la Morte che non poteva toccare nessuno bla bla all'improvviso si ritrova padre ed è la creatura più felice e docile del mondo. Anche per lui zero evoluzione, zero novità, ruota attorno al suo ruolo di innamorato marito e padre e basta, con un unico momento di pausa quando la sua carta viene rovesciata.
I due personaggi principali stagnano, e la situazione non migliora nemmeno con la svolta grossa del romanzo: il ritorno di Jack. Io sono team Jack, non odio Aric e mi piace tanto, ma se proprio dovessi scegliere non avrei dubbi (del resto come posso dimenticare Poison Princess), purtroppo la Cole ha gestito malissimo la cosa perché il suo ritorno è una delle scene meno emozionanti di tutto il romanzo. Un momento Jack non c'è e Evie è convinta che sia morto, quello dopo lo vediamo rombare sulla moto mentre incrocia la strada di Evie nel nulla cosmico, proprio una coincidenza assurda. Lui rispunta fuori, Aric è stato rovesciato e Evie è in giro da sola quindi ovviamente la situazione si ribalta: da sposina di Aric, Evie torna a struggersi per Jack, perché le circostanze le permettono di oscillare tra uno e l'altro senza il minimo tentennamento. Unica giustificazione, Evie aveva scelto Aric solo perché pensava che Jack fosse morto. Ma ora ama anche Aric e del resto è sua moglie e aspetta suo figlio, però è diventato cattivo anche se non è colpa sua ma è comunque cattivo e non sa se può perdonarlo. Ora, vogliamo soffermarci un secondo sulla completa idiozia della cosa? Aric cambia non per colpa sua, ma Evie lo ritiene responsabile neanche fosse lucido, così cambia bandiera e si accozza a Jack. Non solo la loro relazione perde di significato, ma persino il ritorno di Jack diventa l'ennesimo tira e molla che ormai ha solo l'effetto di innervosire perché su tre teste è possibile che nemmeno una abbia il buon senso di troncare le cose?
Come se mi avesse letto nella mente, Jack si dimostra l'unico personaggio lucido di fronte al caos assurdo creato dalla Cole: a fronte di una situazione particolare, considerando le circostanze, decide di fare un passo indietro spezzandoci il cuore ancora una volta.
Per quanto io adori Jack, per quanto Aric sia un personaggio meraviglioso, nessuno dei due spicca e nessuno dei due detiene il ruolo portante. L'indecisione di Evie si rispecchia nella trama, lasciandoci ancora una volta in sospeso e lasciando il triangolo vivo e vegeto.
Altro grosso buco nella trama è la scelta del cattivo. Se pensate che sia Richter preparatevi ad una delusione perché lui compare poco, male, e non segna la trama. Il cattivo è l'Arcano mancante, però starvi a spiegare la situazione sarebbe uno spoiler veramente grosso, mi limito a dire che la sua attivazione è un flop pazzesco, il suo ruolo è statico, molto limitato e per niente interessante. Più che un cattivo sembra solo un ostacolo da superare, un rallentamento nello sviluppo del romanzo verso una fine che sembra sempre più lontana. 
Messa giù così sembra che ho odiato TDC, invece sono solo molto critica verso una serie che mi è sempre piaciuta molto e che a questo giro ha preso una piega che ho gradito poco. Ad aver avuto un palato meno fino non avrei accusato granché tutti i difetti che ho elencato, ma essendo ormai molto difficile e avendo trovato difficoltà con romanzi molto più articolati di questo non ho potuto risparmiare la Cole dalla valanga di delusione.
Di per sé TDC è uno YA che si legge senza problemi, che ha i suoi momenti romantici e di azione, ma che rimane molto indietro rispetto al resto della serie. 
Non so quanti libri rimangono prima della fine, spero solo che la Cole smetta di stiracchiare la trama e cominci a far saltare gli Arcana ma, soprattutto, chiuda definitivamente il triangolo amoroso. 

7 gennaio 2019

Maggie Stiefvater
All the Crooked Saints

Trama
Scholastic | pag. 311| € 8,50
Here is a thing everyone wants: A miracle.
Here is a thing everyone fears: What it takes to get one.
Any visitor to Bicho Raro, Colorado is likely to find a landscape of dark saints, forbidden love, scientific dreams, miracle-mad owls, estranged affections, one or two orphans, and a sky full of watchful desert stars. At the heart of this place you will find the Soria family, who all have the ability to perform unusual miracles. And at the heart of this family are three cousins longing to change its future: Beatriz, the girl without feelings, who wants only to be free to examine her thoughts; Daniel, the Saint of Bicho Raro, who performs miracles for everyone but himself; and Joaquin, who spends his nights running a renegade radio station under the name Diablo Diablo. They are all looking for a miracle. But the miracles of Bicho Raro are never quite what you expect.
You can hear a miracle a long way after dark. Miracles are very like radio waves in this way. [...] What a shame that both miracles and radio waves are invisible, because it would be quite a sight: ribbons of marvel and sound stretching out straight and true from all over the world.
Commento
Siamo agli sgoccioli, l'anno sta per finire e la mia pila di romanzi da smaltire è ancora alta come all'inizio dell'anno. In questi mesi ho fatto fatica a ingranare il mio solito ritmo di lettura martellante, ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. Sono riuscita a trovare un equilibrio tra la mia nuova ossessione (k-drama) e la lettura e con l'arrivo di Natale ho toccato la più che discreta quota di un romanzo letto a settimana. Visto che mi sono imposta di scegliere i titoli che ho già fuori da mesi, non ho molta voce in capitolo sul cosa, perché sul comodino sono rimasti praticamente solo i romanzi in inglese facenti parte di serie. E' solo una questione di qual'è il successivo, pescando quasi a caso.
Lunedì scorso mi è capitato All the crooked saints di quella maga delle parole Maggie Stiefvater.
Ho comprato il romanzo direi più di un anno fa, e non mi sono mai decisa ad iniziarlo perché - ad essere onesta - l'ho preso senza leggere la trama, solo perché era della Stiefvater. Indubbiamente è un'edizione bellissima, la copertina è meravigliosa e l'autrice riesce a piacermi tantissimo, ma per questo libro il mio voto è una sufficienza piena e ho già messo il romanzo nella pila dei da vendere.
Mi sento quasi in colpa a voler rivendere un romanzo della Stiefvater, ma onestamente sono arrivata al punto in cui devo fare una scelta e recuperare spazio, perciò molto a malincuore All the crooked saints se ne va.
Il problema principale del romanzo è che, per me, succede veramente troppo poco e la sensazione che non succeda mai nulla rimane fino alla fine del romanzo. La costruzione del ritmo e l'intessitura della trama sono lente, ma questo di per sé non è un male, il problema sorge quando dopo lungo aspettare, dopo capitoli e decine di pagine sembra che la trama non arrivi a nulla e che quello che è il punto di rottura in realtà scorre via quasi invisibile.
La storia però ha tanti punti di forza prima tra tutti la sua originalità. Ambientato negli anni '60, in una zona brulla, desertica e mezza nascosta del Colorado - Bicho Raro - dove si sono stabiliti i Soria, che hann portato con sé dal Messico la loro eredità di famiglia: i miracoli. I Soria hanno l'abilità di attirare a sé i miracoli, cioè rendono visibile ad una persona la sua oscurità (primo miracolo) affinché questa possa liberarsene (secondo miracolo) e vivere in pace con se stessa. A Bicho Raro, neanche a dirlo, c'è una processione continua di pellegrini che arrivano seguiti da stormi di gufi - pare che siano attirati dai miracoli come falene con la luce - per avere il loro miracolo. Da qualche anno, però, questi pellegrini non riescono a compiere il secondo miracolo, così rimangono a vivere a Bicho Raro, isolati dal mondo, isolati dai Soria che hanno il divieto assoluto di interferire con i miracoli, e bloccati in uno stato fisico che non ha niente di normale. C'è chi ha il corpo di uomo e la testa di coyote, chi è ricoperto di muschio come una seconda pelle, chi è costretto a ripete ciò che gli altri dicono, chi è seguito da una nuvola di pioggia personale, insomma in questi miracoli e in questi pellegrini non c'è assolutamente niente di normale.
Ed è questa la prima particolarità del romanzo, che può essere presa come un punto di forza ma anche come un grosso difetto: il fantastico qui è un dato di fatto. Succedono cose assurde e la Stiefvater le narra con una tranquillità totale, come se fossero perfettamente normali. Quando un pellegrino, dopo il primo miracolo, diventa un gigante, nessuno batte ciglio. C'è un'accettazione passiva di questi eventi fantastici che ti fa capire che o lo prendi così come viene, oppure rischi di diventare matta durante la lettura. La mia impressione è che l'autrice abbia lasciato andare la fantasia e abbia scritto quello che le veniva in mente senza porsi dei limiti: non è logico o non è credibile o è campato per aria sono pareri che in questo romanzo non possono essere applicati perché la natura della trama è senza logica, non è credibile, è campata per aria.
Per me è questo che rende il romanzo particolare e meritevole di essere letto. Un romanzo normale che parla di miracoli si sarebbe perso nei meandri delle pippe morali e religiose, qui invece è tutto un susseguirsi di gufi che volano, miracoli di ogni genere, personaggi diversi e strani mischiati insieme. Manca un trama più consistente, non lo nego, ed è per questo che il mio voto è rimasto basso, perché per quanto tutto mi sia piaciuto, dall'argomento, all'ambientazione, allo stile, non è abbastanza per rendere la lettura veramente coinvolgente.
Anche i personaggi seguono la stranezza della storia. Tanto per cominciare non c'è un vero protagonista, ma sono più personaggi che sostengono in gruppo la storia. Abbiamo i tre cugini, Beatriz, Daniel e Joaquin. Beatriz è una ragazza particolare, la sua stranezza risiede nell'essere una creatura di logica e per questo si è convinta di non provare sentimenti. Non è vero, ovviamente, ma questa è lei. Poi c'è Daniel, il santo ufficiale dei Soria, colui che compie i miracoli e che rompe il divieto di aiutare un pellegrino, scatenando così la sua terribile oscurità. Poi c'è Joaquin, il più giovane e quello più affamato di mondo esterno, di giorno è un adolescente con i capelli pieni di brillantina e la sera si trasforma in Diablo Diablo, la voce di una stazione radio clandestina. Questi tre ragazzi sono una sorta di anello di congiunzione tra la vecchia generazione di Soria - chiusi, sospettosi, schivi - e il cambiamento epocale che sta per coinvolgere la famiglia. E' come se con la loro voglia di raggiungere il mondo esterno tramite la radio abbiano trovato un modo per raggiungere anche i pellegrini, rompendo la tradizione e i suoi limiti.
Il rovescio della medaglia nell'avere così tanti personaggi e così poco da dire è che nessuno spicca sul serio, non ci si affeziona a nessuno di loro, e le loro storie sono solo un momento che passa via nell'attesa del finale. Ci sono ottimi personaggi secondari che rispecchiano la fantasia dell'autrice nel tirare fuori l'originalità anche in un gallo da combattimento, tantissimi piccoli momenti di meraviglia lessicale, invenzioni sfrenate e selvagge di trasformazioni quasi oniriche, personificazioni estreme - come il deserto che si innamora di Pete -, e una descrizione pittoresca e vivida degli spazi naturali.
C'è tanto di bello, in questo romanzo, c'è tanto di originale e di speciale, ma c'è anche un grosso buco che fatica ad essere riempito: la trama è debole, poco interessante, sbrigativa e nemmeno lo stile meraviglioso della Stiefvater riesce ad arginare questa sensazione.
Insomma, speravo in qualcosa di migliore, eppure avevo la sensazione che non avrei amato il romanzo, me lo sentivo proprio ed è forse per questo che ci ho messo così tanto a leggerlo. Non è un grande dramma, almeno ho scoperto che c'è qualcuno che ha le palle per mettere su carta delle assurdità totali e saperle trasformare in romanzo.Stima assoluta per Maggie.

17 dicembre 2018

J.R. Ward
The Thief

Serie Black Dagger Brotherhood 16

Trama
Piatkus | pag. 464 | € 13,00
Sola Morte, former cat burglar and safecracker, has given up her old life on the wrong side of the law. On the run from a drug lord's family, she is lying low far from Caldwell, keeping her nose clean and her beloved grandmother safe. Her heart, though, is back up north, with the only man who has ever gotten through her defenses: Assail, son of Assail, who never meant to fall in love - and certainly not with a human woman. But they have no future, and not just because she doesn't know he is a vampire, but because he is not about to stop dealing arms to the Black Dagger Brotherhood. Fate, however, has other plans for them. When Assail falls into a coma and lingers on the verge of death, his cousins seek out Sola and beg her to give him a reason to live. The last thing she wants is a return to her past, but how can she leave him to die? As a lethal new enemy of the vampires shows its face, and the Brotherhood needs Assail back on his feet, Sola finds herself not only a target, but a mission-critical force in a war she doesn't understand. And when Assail's truth comes out, will she run from the horror...or follow her heart into the arms of the male who loves her more than life itself?
[...] no matter what happened, she had made sure her male was safe. Because that was what real women did. Real women didn't wait for their dragon slayers to come save them. They were true partners - and good with a gun on their own. Booyah.

Commento
***spoiler***
Jessica, tu lo sai che ti voglio tanto bene. Ti ho seguita e adorata, ti ho venerata, ti ho comprata anche quando il cringe factor scuoteva la mia anima fin nel midollo, anche quando ero in crisi mistica, piena di scetticismo e scazzata per la scelta dei tuoi protagonisti ho seguito ciecamente il tuo nome, trepidante come una damina del settecento.
Jessica, lo so che la mia cieca fedeltà al limite del culto religioso ti è arrivata sotto forma di vibrazioni, lo so, altrimenti non me lo spiego. Non mi spiego come possa essere successo che The Thief, romanzo dedicato a Sola e Assail, sia stato occupato da V e Jane come un liceo classico milanese preso d'assalto dall'autogestione studentesca, rendendomi così una delle più felici tra le tue adepte.
Della mia totale mancanza di interesse per Assail e Sola ormai ne erano a conoscenza pure le cimici del mio balcone ma, non potendo fare altrimenti, ho fatto pace con l'idea e ho comprato l'edizione paperback senza la smania da tossica di leggere l'ebook. Non pensavo che avrei dato un voto alto al romanzo, lo ammetto senza vergogna. Mi aspettavo di arrancare, di arrabbiarmi, di smadonnare e di sopportare una coppia che mi ha sempre detto poco, di elemosinare le scene con gli altri personaggi e soffrire per tutto il tempo.
Sarà stata la potenza del mio amoreh, ma la Ward non solo è come se si fosse dimenticata di Assail e Sola, ma si è proprio concentrata su V e Jane con una sfacciataggine adorabile.
Per molti questo sbilanciamento potrebbe essere un elemento negativo, perché il titolo, la trama, lei stessa davano per scontata la coppia dominante, ma in corso d'opera i deboli vengono spazzati via da elementi che hanno retto per ben quindici romanzi e che non devono chiedere permesso mai.
Ciò che per me è un miracolo, per molti è stata una tragedia. La Ward comunque non è nuova al ridurre la coppia protagonista in un angolino, quindi non capisco perché ci sia stato tanto clamore. Quando lo ha fatto per Phury e Cormia nessuno è andato in depressione, a parte poche pazze inclusa la sottoscritta, invece per i due slavati si sono incazzati neanche avesse ucciso un cucciolo.
Che poi, parliamone, la storyline di questi due è una delle più insulse e mediocri che abbia mai letto nel corso della serie, talmente banale e priva di emozione che leggerla causava al massimo una scrollata di spalle. Ogni cosa sapeva di romance, ogni svolta era citofonata, ogni parola stucchevole, forzata, da diabete, il punto di rottura talmente inconsistente e breve che è durato il tempo di un caffé. Oltre al problema di fondo di una storia che manca di sostanza, i due personaggi non riescono nemmeno a superare i secondari quanto a spessore. Assail, pur essendo un maschio della glymera, pur avendo un passato da trafficante, pur rimanendo metà del tempo in clinica, al di là dell'apparenza non ha niente. La sua fisicità è assente, la sua natura di vampiro spunta fuori come un guizzo che sparisce subito, rimane dipendente dai Fratelli in tutto e per tutto, non si muove al di fuori del loro cerchio e persino l'evoluzione della storia d'amore rimane sciapa, poco passionale e appassionante.
Sola, giusto per confermare la mia impressione iniziale, è tutto fumo e niente arrosto. Come umana non è male, quanto meno non stressa quei tratti che tanto odio nei personaggi come lei, eppure inserita nel contesto della Confraternita si perde fino a diventare invisibile. Rispetto ad Assail ha una personalità più frizzante, ha dei momenti esilaranti con V e chiude il romanzo - e la loro storyline - in modo pulito e senza fronzoli. Certo, se si pensa al fatto che è la protagonista femminile un po' delude però è inevitabile considerando il resto dei personaggi.
Messi da parte i finti protagonisti, parliamo di chi ha dominato il romanzo senza nemmeno sforzarsi. V, brontolone del mio cuore, e Jane la fantasmina da schiaffoni. Allora, tanto per cominciare V ha aperto il romanzo con una bordata di proporzioni epiche. Mastodontiche. Apocalittiche. Del tipo che a pagina 30 ero talmente in ansia da metterci un'ora per addormentarmi. L'angst scorreva nelle mie vene al posto dei globuli rossi, stavo per avere un tracollo emotivo perché porcaputtana, V. Però, però, la Ward è una maestra nel farci soffrire: arriva in cima alla montagna della disgrazia e, al secondo prima della discesa fatale, cambia rotta e ci salva la vita. Perché V è tante cose ma non scemo, e il suo cervello funziona fin troppo bene. Certo, un po' lo si odia, ma subito dopo la sua cazzata viene livellata dal semplice assunto che se una coppia sta per scoppiare molto spesso la colpa è di entrambi. Quindi Jane, che stimo e apprezzo, è senza dubbio la vittima ma è anche un po' carnefice soprattutto quando nel romanzo precedente V lascia intendere più volte di sentirsi solo, abbandonato, un po' messo da parte a favore di una vocazione assoluta com'è quella di Jane. La loro è la storia d'amore portante, quella che scuote la trama, quella che finalmente emoziona e se poi ci aggiungiamo il fatto che è V a seguire lo svolgersi dei fatti legati alla guerra è chiaro che il romanzo sarà pure dedicato ai due biancomangiare ma è V a tenere in mano la situazione.
A questo punto mi tocca parlare dei due cattivi, so to speak. Per la coppia protagonista c'è Vitoria, sorella dei fratelli Benlois, quelli che avevano conciato Sola per le feste. La signorina atterra dalla Colombia, sola, senza colpo ferire, prende in mano l'attività del fratello, elimina qualche ostacolo, tenta disperatamente di diventare una trafficante credibile e poi fallisce miseramente. Entra in scena, rompe le palle con i capitoli del suo pov - di una noia e lunghezza ingiustificate - e per farci venire l'acidità, sparisce in un battito di ciglia. Non ho capito la sua utilità, considerando che non ha turbato gli animi di nessuno.
Il secondo cattivo è, once again, Throe ormai perso in un delirio erotico per il libro oscuro. Come cattivo non è per niente credibile, sembra uno sfigato che le tenta tutte ma non riesce in niente, ma non ho dubbi che nella sua immensa inettitudine riuscirà a combinare qualche grossa cazzata. Una cosa sola ha combinato in questo romanzo, creare delle ombre apparentemente indistruttibili al suo servizio nella sua immaginaria scalata verso la detronizzazione di Wrath. Da quando l'Omega è andato in villeggiatura non c'è una vera controparte in questa guerra, e l'impressione che ho è che la Ward ci stia illudendo per poi darci una mazzata con i controfiocchi.
Per ora la situazione è questa, siamo al punto in cui tutto pare tranquillo ma all'orizzonte c'è una strana nube. Io prevedo casini infiniti e ansia costante, ma nel frattempo dobbiamo aspettare e accontentarci. Next in line, Murdher e non vedo l'ora perché prevedo scintille. 

10 dicembre 2018

Katie McGarry
Dimmi che ti ricorderai di me

Titolo originale Say You'll Remember Me

Trama
Harper Collins
pag. 441 | € 16,90
Quando Hendrix è finito in carcere per un crimine che non ha commesso, per un po' ha pensato che la sua vita fosse arrivata al capolinea. Poi è stato inserito in un ambizioso programma di riabilitazione, fiore all'occhiello del governatore del Kentucky, e si è reso conto subito che quella era la sua unica possibilità di rimettersi in riga. Ora, finalmente libero, ha tutte le intenzioni di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per costruirsi una vita. Ellison, invece, ha un'esistenza privilegiata: essere figlia del governatore le apre tutte le porte, anche se a volte le aspettative paterne e le pressioni a cui è sottoposta sono dure da mandar giù. A lei piacerebbe seguire le proprie inclinazioni e andare avanti per la propria strada, ovunque porti. Elle e Drix vivono realtà completamente diverse, eppure, quando le loro strade si incrociano, è subito chiaro a entrambi che tra loro c'è qualcosa di molto speciale. Ma è altrettanto evidente che ci sono anche parecchi problemi, perché Drix non è il tipo di ragazzo che il governatore ha in mente per la figlia, ed Elle non è il genere di ragazza che potrebbe capire la vita incasinata di Drix. Certo, l'amore potrebbe infrangere qualunque barriera... se solo avessero il coraggio di lottare contro una società che non vuole vederli insieme.

La vita non è una corsa in piano e senza ostacoli. E' un'arrampicata sulla montagna più alta a mani nude, e una volta arrivati in cima si scopre che non è la fine. E' solo l'inizio, e la discesa fino alla montagna successiva è lunga e difficile. Ma nonostante ciò che mi aspetta oltre questa porta, ne vale la pena. Valeva la pena vivere questo amore...anche se ora sto perdendo un pezzo del mio cuore.
Commento
Per combattere attivamente il blocco del lettore sto dando fondo alla mia scorta, tirando fuori autrici che hanno sempre saputo entusiasmarmi. La McGarry è una delle autrici top, una delle poche che nel corso degli anni è riuscita a non farmi stancare del suo stile e delle sue storie e che tengo da parte per i momenti di crisi estrema. E' chiaro che questa scorta è stata irrimediabilmente intaccata e che toccherà il fondo ben prima di quanto mi aspettassi, ma in un certo senso sono contenta di aver fatto la formichina e aver resistito all'urgenza di consumare questi romanzi quando non ne avevo davvero bisogno.
Nonostante il voto non particolarmente alto - indice di un'esperienza di lettura positiva ma non indimenticabile - questo romanzo è volato via, iniziato e finito in pochi giorni (cosa già memorabile di per sé), mi ha ricordato quanto sia rilassante perdersi in un libro senza sentire il peso dell'ansia del dover leggere con una scadenza. Persino la trama più rilassata e semplice ha bisogno dell'approccio giusto, e ormai ho capito che probabilmente per me sono finiti i tempi in cui leggevo dai due ai tre romanzi a settimana.
Con la McGarry non mi è importato di mettere il turbo, non avevo scadenze e non mi importava far uscire la recensione rispettando il ritmo dei due post a settimana. Se non avevo voglia non leggevo, se mi andava mi portavo dietro il libro e mi gustavo anche poche pagine al giorno.
E' per questo che Dimmi che ti ricorderai di me è stata una lettura piacevole, me la sono goduta con i miei tempi e mi sono fermata quando la situazione si faceva critica e la noia rischiava di bloccarmi del tutto.
Un po' sulla scia dell'ambientazione dei romanzi legati ai motociclisti, la McGarry rientra nei quartieri poveri dove gli adolescenti o fanno una brutta fine o sono sulla cattiva strada. Hendrix è un esemplare perfetto di questo ambiente: madre alcolizzata, padre assente e tossicodipendente, un fratello più grande che si spacca in quattro per stare a galla, una sorella minore con tendenze autodistruttive e dipendenze emotive pericolose, pochissimi soldi, zero prospettive. In questo contesto Drix, come si può immaginare, compie scelte negative e si fa riconoscere più per il suo carattere orrendo che per il suo talento di musicista. Non conosciamo il vecchio Drix perché ci troviamo subito di fronte quello appena uscito dal riformatorio, il ragazzo che ha sopportato un anno lontano da casa per un reato che non ha commesso e che intravede un barlume di luce nella sua vita quando viene scelto come rappresentante del progetto che lo ha rimesso in pace con se stesso.
Fautore del progetto è il governatore del Kentucky, un uomo che porta avanti politiche sociali controverse e che ha dato a Drix una vera seconda chance. Caso vuole che il governatore sia il padre di Ellison, una ragazza bellissima che ha incrociato la strada di Drix proprio nel momento più critico della sua vita. Elle è la classica figlia modello: segue i genitori durante la campagna elettorale, permette di essere sfruttata e usata per il bene del padre e non riesce a imporre la sua volontà anche quando le sue preferenze e i suoi desideri vengono schiacciati con la scusa del vogliamo ciò che è meglio per te. Elle è sostanzialmente una ragazzina che ancora idealizza i genitori, una di quelle che non vede il male attorno a sé e che si ribella in cose piccole perché nel resto non ha alcun potere.
Drix e Elle sono due opposti, non solo perché arrivano da due contesti sociali e familiari diversi. Drix è maturato, ha fatto i conti con i suoi errori e con il passato e ha accettato di essere stato marchiato a fuoco come criminale, non intende tornare sulla vecchia strada e non crede che questo programma potrà farlo andare molto più in là. Drix si accontenta di vivere nella legalità, di avere attorno la famiglia e di non dover ricorrere a mezzi alternativi per non morire di fame. Elle vive in un mondo tutto suo, quasi distaccata dalla realtà e non basta la sua voglia di essere normale a farla scendere dal piedistallo. Quello della bambolina fragile, bella e gentile è il ruolo che le è stato affibbiato dalla McGarry e che le rimarrà attaccato addosso fino alla fine, nonostante una sorta di ribellione finale che ai miei occhi è stata poco credibile.
E' Drix il vero protagonista perché la sua personalità riesce a toccare il lettore persino quando ci sono le solite scene stucchevoli di amore adolescenziale. Lui è un poveraccio che non si illude, però si innamora, che compie scelte difficili e non se ne lamenta, vive tutto in funzione della dignità ritrovata e non cade mai nel cliché del bad boy. Sì, a volte lascia trasparire una ruvidezza marcata ma è sempre intrisa di buon senso e non lo trasforma in una macchietta.
La trama è assolutamente semplice e prevedibile perché punta sulle reazioni dei due protagonisti e sui sentimenti che gli ostacoli suscitano in loro: l'autorità dei genitori, il non sapere cosa voler fare della propria vita, l'insicurezza, anche se in modi diversi entrambi sono messi alla prova e la McGarry, come si può immaginare, lascia che il loro amore trionfi su tutto con un lieto fine che lascia intendere la redenzione assoluta per Drix e la tanto desiderata indipendenza di Elle.
Certo, materia prima che fare qualcosa di più c'era eccome, e per me alcune scene sono risultate esageratamente stucchevoli, ma vanno bene per un YA dove non c'è interesse per il sesso, dove i protagonisti sono ancora due bambini e dove i problemi sono trattati con una leggerezza quasi imbarazzante. Poi è chiaro che certe cose vanno lette e accettate e superate, mentre è sempre bello soffermarsi su alcuni piccoli momenti della narrazione che si fanno ricordare per la loro dolcezza.

26 novembre 2018

Lisa Kleypas
Come due sconosciuti

Serie Ravenels 4
Titolo originale Hello Stranger

Trama
Mondadori
ebook | € 6,99
Garrett Gibson è l'unica donna medico di Inghilterra, coraggiosa e indipendente come un uomo. Ma non ha mai avuto tempo per una relazione amorosa. Fino a quando non conosce Ethan Ransom, ex detective di Scotland Yard. Di lui si dice che sia un assassino, di certo è pericoloso, soprattutto per Garrett. Perché da nessuno si è mai sentita attratta così...
“The first moment I saw you, I knew you were my share of the world. Iʹve always loved you. If I could choose my fate, Iʹd never be parted from you. Acushla...pulse of my heart, breath of my soul...thereʹs nothing on this earth more fair and fine than you. Your shadow on the ground is sunlight to me.”



Commento
Cara Lisa, dal profondo del mio cuoricino ti dico grazie. Grazie perché mi sono rivolta a te in un momento di disperato bisogno e tu mi hai ascoltata. Se non avessi avuto te, nel mio Kindle, a quest'ora probabilmente sarei ancora impantanata con un romanzo che non avevo voglia di leggere e che mi annoiava. Fresca della più intelligente decisione presa quest'anno (droppare i libri che non mi prendono), ho mollato la zavorra senza sensi di colpa e mi sono buttata su di te.
Io non so quale allineamento planetario fosse in atto in quel momento, l'unica certezza è che d'ora in poi venererò la Kleypas come una delle poche autrici che hanno saputo salvarmi dall'ormai sempre presente blocco del lettore. In realtà, quando ho mollato il romanzo che avevo in lettura, nemmeno ci avevo pensato a iniziare subito la Kleypas perché ero talmente delusa che ho chiuso il Kindle e aperto Amazon. Ricordarmi di avere una piccola scorta di nomi sicuri nella libreria mi ha risollevato il morale e mi ha messa nel giusto mood per leggere. Fa un po' ridere che ormai mi sorprenda di avere il mood per leggere, eppure è così.
In ogni caso appena ho iniziato Come due sconosciuti mi sono ritrovata a divorare la storia con una velocità entusiasmante. Il romanzo prende il via qualche mese dopo la chiusura del titolo precedente e si concentra nella sua totalità sui due protagonisti principali, lasciandosi un bel margine per farci innamorare di un altro personaggio che, a questo punto, suppongo sarà protagonista del quinto titolo della serie.
Garrett e Ethan sono in tutto e per tutto padroni della situazione: non solo la loro è una trama serrata nei tempi e appassionante nei contenuti, ma le loro personalità hanno un'autorità e una definizione talmente evidenti che anche quando ci sono solo dei dialoghi non è possibile perdere interesse.
Tra i due, è chiaro che la Kleypas ha puntato tanto su Garrett. In quanto primo medico donna d'Inghilterra su di lei ricade un peso importante e c'è una ricerca storica discreta ma mai invadente che lascia trasparire la volontà dell'autrice di darle uno spessore ben diverso rispetto alle protagoniste precedenti. La cosa che ho gradito in particolare è che la Kleypas ha saputo sfruttare il ruolo di Garrett e la sua competenza senza farla scadere nel solito schema della donna indipendente e fastidiosa. Garrett è indipendente, ma è anche intelligente e capisce in fretta quando è il caso di fare un passo indietro e dare retta a chi ne sa più di lei. In lei c'è una modernità che la avvicina molto alle lettrici ma c'è anche una fragilità che non la distacca completamente dal suo periodo storico. C'è un equilibrio perfetto nel suo personaggio e in generale la sua caratterizzazione è piacevole.
Ethan, invece, è quel personaggio rimasto avvolto nel mistero per tre romanzi, del quale si sapeva poco o niente e che poteva essere meraviglioso o totalmente scialbo. Dubitare dei personaggi maschili della Kleypas è da ingenue, infatti io mi sono fidata ciecamente di lei e di Ethan. Purtroppo siamo lontani dal carisma e dalla virilità prorompenti dei protagonisti precedenti, ma non c'è motivo per essere deluse perché Ethan è un eroe affascinante, con la giusta dose di ruvidezza e di dolcezza che tanto riesce bene alla Kleypas. Ci sono delle dichiarazioni d'amore quasi - quasi, sottolineo - al limite dell'esagerato ma che, con la giusta prospettiva, son a dir poco poetiche.
Per quanto riguarda il personaggio secondario a cui ho fatto riferimento prima, Weston Ravenel è da innamoramento istantaneo. Nel corso della serie abbiamo imparato ad apprezzarlo ma qui lo si ama: fa ridere, fa commuovere, gioca un ruolo importantissimo nel momento più critico del romanzo ed è una spalla di tutto rispetto che affianca i due protagonisti senza portare via troppa attenzione. Quando West è sulla scena è impossibile ignorarlo, tanto è esagerato, ma allo stesso tempo si eclissa con una facilità disarmante. Bramo il suo romanzo con un'intensità assurda, spero che il prossimo sia il suo altrimenti mi verrà una crisi isterica.
La trama è in generale perfetta per un romance storico. Ethan fa parte di una sezione ufficiosa del ministero della difesa e da tempo indaga sugli attentati terroristici legati all'indipendenza irlandese. Anche se è silenzioso e passa inosservato, Ethan vede tutto e analizza le informazioni con la sua testa, arrivando alla conclusione di aver scoperto del marcio proprio nella sua sezione. Vivere al limite e conoscere i segreti dello Stato lo mette in bilico tra il perdere la vita e macchiarsi del sangue di innocenti. Quando Ethan decide di procedere sulla giusta strada, contemporaneamente questa si incrocia con Garrett. Il pericolo e l'amore per lui si sviluppano di pari passo: tanto rischia, tanto non riesce ad allontanarsi da lei al punto che si ritrova ad essere una pedina nel gioco di potere.
Ci sono momenti tragici nel romanzo che vengono gestiti come piace a me: l'azione, il pericolo, la sofferenza ci sono ma non schiacciano la narrazione e trovano una risoluzione precisa e veloce facilitata da uno sviluppo sottointeso che non lascia grossi buchi nell'immaginazione del lettore. Tutto serve a saldare il legame tra i due personaggi, e la Kleypas qui ha potuto superare quello che abbiamo già letto con Winterbone e Helen calcando la mano grazie alle competenze mediche di Garrett.
Sì, i cattivi ci sono, sì, scorre del sangue, ma in linea di massima tutto questo non porta via spazio e attenzione e di questo sono immensamente felice.
Non so se è stata la mia situazione precaria o se effettivamente questo romanzo è sopra la media, è sicuro che Come due sconosciuti è un romance storico ben fatto, appassionante e a tratti persino divertente, che si legge tutto d'un fiato e non annoia mai nemmeno per un secondo.
Sono così contenta anche perché grazie a questo romanzo sono passata direttamente ad un altro senza rompere il ritmo di lettura. Considerando quanta fatica ho fatto negli ultimi mesi a provare entusiasmo per un libro questo è un successo su tutta la linea, ed è grazie alla Kleypas.