18 dicembre 2017

Marissa Meyer
Cress

Serie Cronache Lunari 3
Titolo originale Cress

Trama
Mondadori
pag. 446 | € 19,00

Cress ha solo sedici anni e per gran parte della sua vita ha vissuto prigioniera o, come preferisce dire lei, "damigella in difficoltà" su un satellite in orbita nello spazio, dove gli unici contatti con l'esterno sono avvenuti tramite Internet. Ed è proprio attraverso la Rete che viene contattata dalla Rampion, la nave spaziale del capitano Carswell Thorne, sulla quale viaggiano anche Cinder, Scarlet e Wolf. Cress, infatti, negli anni di isolamento forzato è diventata una hacker eccezionale, e proprio per questo motivo pare l'unica speranza per mettere in atto il piano di Cinder e sconfiggere una volta per tutte la regina Levana e il suo terribile esercito prima che invadano la Terra. Per farlo, però, Cinder e i suoi devono prima di tutto liberare Cress. Peccato che, una volta approdati sul satellite in cui è imprigionata, il piano non vada esattamente come previsto. Dopo Cinder e Scarlet, Marissa Meyer ci regala un altro romanzo avvincente, il terzo della saga delle Cronache lunari, dove i colpi di scena si succedono in un mix perfetto di azione, humour e romanticismo. Ma soprattutto, ancora una volta, dà vita a un'eroina che i lettori difficilmente potranno dimenticare.

Commento
Mi sono divertita come una pazza! Forse sarà stato un effetto collaterale dell'antibiotico, non so, o forse la mia anima era felice per l'inaspettata pausa dal lavoro, l'unica cosa che so è che con Cress mi sono divertita e mi sono goduta la lettura.
Mi ero dimenticata quanto fosse bello iniziare un romanzo - non uno di quelli usa e getta, per intenderci - con la tranquillità del non avere impegni e preoccupazioni. Poter aprire il mattoncino nel primo pomeriggio e chiuderlo prima di cena, con solo la pausa merenda e medicine a interrompere la lettura, è stata un'esperienza rilassante oltre che godereccia. C'è anche da dire che se avessi scelto un romanzo diverso, o se semplicemente avessi scelto male, l'idillio non si sarebbe verificato, ma io preferisco pensare che in quel momento i pianeti fossero allineati e il destino mi avesse premiata per aver superato gastroenterite e faringite.
Allora, con Cress siamo al terzo retelling legato alla serie ed è il turno di Raperonzolo. Mi ricordavo piuttosto bene la storia perché il film della Disney mi fa spaccare dal ridere ogni volta e lo rivedo sempre molto volentieri (Rapunzel, l'intreccio della torre), quindi sono arrivata alla lettura preparata. Quello che non mi aspettavo ma che ho gradito tantissimo è stato il tono divertente e sbarazzino con il quale la Meyer ha sviluppato la storyline di Cress e Thorne: esattamente come Cinder e Scarlet, che sono state due storie con un'identità e caratteristiche precise, anche Cress ha un ritmo e uno spirito completamente diversi e ha saputo colmare la lacuna ironica e un po' goffa che i precedenti romanzi non avevano sviluppato.
Cinder è l'eroina di tutta la serie, quindi fila via liscia sul genere classico e non sfora troppo né nel drammatico, né nel divertente; Scarlet è un personaggio più duro, serio che si presta bene ad una storia più intensa e passionale, e Cress è il personaggio tenero, innocente ma extra smart, che suscita tanta tenerezza e sa far ridere. Su tre romanzi, la Meyer non ha ripetuto né lo schema, né lo stile, né il tipo di protagonista e questo per me è una delle cose migliori della serie.
Stesso discorso si può fare sui personaggi maschili: qui è il turno di Thorne che è perfetto per questo romanzo spassoso con i suoi momenti di drammaticità. Se non ci fosse stato lui ad accompagnare Cress probabilmente la storia avrebbe perso un pochino di grinta, perché è sì un mattacchione, ma è anche pieno di risorse e non si lascia scoraggiare da nulla.
Bene, il romanzo regala dei momenti di soddisfazione estremi - Sybil Mira brutta stronza parlo di te - e dei momenti di epicità super: il combattimento iniziale, la traversata del deserto, il piano elaborato da Cinder, Wolf che è in caduta libera, Kaito che sta per finire nelle grinfie della pazza Levana, fino all'ultima parte che è piena di azione e di colpi di scena fantastici.
Naturalmente la Meyer non si risparmia sulle botte emotive: con Scarlet, ad esempio, ci mette nella posizione di soffrire per l'incertezza e per come Wolf si è conciato, e con il dottore che a me ha sempre fatto tenerezza e che è riuscito a sganciare un'ultima bomba prima della fine del romanzo.
Insomma, anche se lo spirito e lo stile frizzanti sono protagonisti, non mancano momenti di emozione e di drammaticità forti ma, soprattutto, non mancano azione, colpi di scena, e cattiverie potenti.
E' veramente difficile fare una recensione su Cress senza lasciarmi sfuggire uno spoiler, perché praticamente ogni cosa è legata alla trama e non si può spiegare cosa c'è di bello in questo libro senza raccontare almeno un pochino la trama. Mi sono tenuta questa parte per ultima, così se qualcuno non gradisce può chiudere qua e tanti saluti.
Subito in apertura di romanzo, Cress viene salvata da Cinder and Co., però le cose vanno malissimo: la taumaturga intercetta la navicella e il gruppo viene diviso: Cress e Thorn rimangono sul satellite e vengono sparati sulla Terra come un proiettile verso morte certa, Wolf viene ferito gravemente, Scarlet viene rapita da Sybil Mira, e Cinder si ritrova con un soldato lunare che pare sia passato dalla loro parte. A questo punto seguiamo due gruppi: da una parte Cress e Thorne che arrancano nel deserto, incrociano dei mercanti e finiscono dalla padella alla brace, dall'altra c'è Cinder che è costretta a prendere in mano la situazione e decidere quali sono le sue priorità. Nel frattempo Scarlet è diventata una specie di cavia per i Lunari, e Kaito ha accettato l'inevitabile matrimonio nonostante continui a cercare una via di uscita. Gli intrecci della storia diventano poco a poco più chiari, le posizioni si allineano e il piano prende forma, finché ognuno ha trovato il suo ruolo temporaneo affinché il risultato non sia una catastrofe totale.
L'ultima parte del romanzo si ristabilizza con una vittoria per i nostri eroi e con una semi disfatta della pazza lunare. Naturalmente c'è il finale aperto, con tanto di breve e romantico interludio tra Kaito e Cinder, che lascia intendere che il prossimo capitolo sarà quello in cui il gioco si farà veramente duro.
Aimé, la mia biblioteca non era in possesso di Winter, così non ho potuto spararmelo subito dopo Cress, ma sto curando la copia di un'amica perché non so quanto riuscirò a resistere, tanto più che la serie è quasi finita ed è pure conclusa. Mi toccherà aspettare.

14 dicembre 2017

Marissa Meyer
Scarlet

Serie Cronache Lunari 2
Titolo originale Scarlet

Trama

Mondadori
pag. 427 | € 17,00
Androidi ed esseri umani popolano le strade di Nuova Pechino, sotto lo sguardo implacabile degli abitanti della Luna... Mentre Cinder tenta in ogni modo di scappare dal carcere in cui è rinchiusa, dall'altra parte del mondo Scarlet Benoit cerca disperatamente la persona a lei più cara, sua nonna, scomparsa senza lasciare traccia.
Nella ricerca arriva ad aiutarla Wolf, esperto di combattimenti clandestini, e insieme partono per Parigi. Qui incontrano, per caso, proprio Cinder. Con lei dovranno battere sul tempo la malvagia Regina lunare Levana, disposta a fare qualsiasi cosa per indurre il bel principe Kai a sposarla. Qualsiasi cosa: anche scatenare la guerra più distruttiva di tutti i tempi.






Commento
Adesso ci siamo. Con Scarlet la Meyer mi ha convinta a salire sul treno dei fans della serie.
Cinder (QUI la recensione) mi era piaciuto ma non mi aveva coinvolta. Lo spirito troppo adolescenziale e prevedibile della storia aveva rovinato il brivido dello scoprire la trama con la lettura, e in generale tutta l'aria da ragazzini mi aveva ammosciata un pochino. A me piacciono gli YA, però ultimamente tendo ad avere poco interesse per quelli troppo giovanili. Per un attimo ho temuto che tutta la serie fosse così - e già mi vedevo ad abbandonarla a metà - invece con Scarlet è cambiato tutto, sia la mia reazione sia il tono della narrazione.
Tra i vari retelling - che già non mi fanno impazzire - una delle poche storie che non mi ha mai urtato i nervi è quella di Cappuccetto Rosso. Il gore del lupo che si mangia la vecchia mi ha sempre affascinata, così ero curiosa di vedere come l'autrice avesse adattato questa fiaba alla serie.
L'unione della favola con le caratteristiche della serie è indolore, fila via liscia al punto che non si sentono forzature per inserire gli elementi distintivi della favola all'interno di un'ambientazione decisamente particolare. Cappuccetto Rosso con un twist di quelli giusti, Scarlet è un retelling decisamente convincente che ha fatto cambiare idea persino a me, che sono acida e difficile a cambiare idee.
Prima di tutto devo dire che mi sono resa conto molto avanti nel romanzo del collegamento con il precedente, al di là del filo conduttore della trama. C'è un particolare in Cinder che qui diventa un elemento fondamentale della storia e che io - notoriamente addormentata - ho capito solo quando era evidente e mi ha illuminata a giorno. Abbiamo il lupo, Wolf, e Cappuccetto, Scarlet, e abbiamo un bel modo di maneggiare la questione da parte dell'autrice.
Tanto per iniziare l'ambientazione è totalmente lontana e diversa rispetto a Cinder. Se nel primo romanzo eravamo a Nuova Pechino in una metropoli con più ferro e cemento e navicelle che altro, a Rieux, Francia, c'è un mix gradevolissimo tra futuro e passato, tra un paesino rurale della campagna francese e droidi, navicelle, tecnologia rappresentato alla perfezione in Scarlet.
Non posso dire nulla su Cinder come personaggio femminile, mi era piaciuta e tutt'ora mi piace, eppure sentivo che le mancava qualcosa affinché diventasse una protagonista di quelle che piacciono a me. Poi è arrivata Scarlet e ho capito cos'era che volevo da questa serie: la grinta. Cinder era troppo legata all'idea di adolescente, di vittima che subisce le ingiustizie, mentre Scarlet è indipendente, autonoma, lavoratrice e, nonostante la giovane età, matura e grintosa.
Da una parte mi spiace che Cinder venga offuscata da Scarlet, ma dall'altra sono contenta che la serie non si sia appiattita sulla solita solfa adolescenziale e abbia messo il turbo. In questo romanzo c'è più azione nel senso vero del termine, c'è una sorta di mistero da risolvere, ci sono personaggi che cambiano dall'inizio alla fine e che smettono di evolvere solo quando la loro storyline - in un certo senso - arriva alla conclusione.
Naturalmente sto parlando di Wolf che amo, adoro, gli voglio bene e continuerò fino alla fine della serie. Kaito è carino, Wolf è da sturbo. Quindi tenetevi il principe, io mi cucco il soldato lupesco misterioso. Come sono prevedibile.
Comunque, Wolf è uno di quei personaggi che pensi di aver inquadrato, che risponde fin troppo bene alle necessità della storia e anche ai desideri inespressi dei lettori, e poi sgancia la bomba che destabilizza tutto e cambia la rotta della storia. Ma è anche un personaggio bello da leggere perché non è facile da capire, non è quasi mai quello che sembra, e in una serie in cui fino ad ora il personaggio maschile - Kaito - è rimasto fossilizzato nel suo ruolo (non certo per colpa sua) la scossa emotiva e narrativa di Wolf è stata più che gradita.
Tanto più che tra Scarlet e Wolf le scintille erano più che sufficienti per far resuscitare la mia attenzione, ma oltre a loro la trama stessa del romanzo è più appassionante e veloce, più ricca di svolte, colpi di scena, azione, pericolo e - in generale - sviluppo della trama.
Ho gradito molto che, oltre alla storia principale di Scarlet, anche quella di Cinder continuasse il suo sviluppo parallelamente, diventando ai miei occhi quasi più interessante del primo romanzo. Forse è stata l'influenza dell'energia della storia, ma ho trovato che i pochi momenti dedicati a Cinder siano stati una pausa necessaria affinché la struttura della serie si sviluppasse omogeneamente, così che ogni personaggio confluisse verso il punto di contatto. Perché ci sarà, questo contatto, ovviamente. Scarlet, Wolf, Cinder e il nuovo personaggio di Thorne diventeranno una specie di team di ricercati che poi continuerà la sua avventura in Cress.
Devo per forza citare anche il Capitano Thorne, nuovo personaggio che all'inizio non mi diceva molto ma che adesso trovo spassoso e stranamente affascinante, e poi Iko che è la voce senza corpo più tenera e divertente che ci sia, le voglio bene.
Siccome ho una pessima memoria, sono stata veramente contenta che le storyline di questi due primi romanzi si sovrapponessero, in questo modo ogni elemento importante è rimasto vivido nella mia mente e ho potuto fare i giusti collegamenti (anche se in ritardo), capire certe cose e apprezzare anche l'immobilità forzata di Kaito. Decisamente questa è una serie che andrebbe letta con poco tempo di pausa tra un libro e l'altro, visto che tutto succede in così poco tempo e ogni sfumatura apportata dai nuovi personaggi sono dettagli decisivi per la trama generale, non solo per il singolo romanzo.
Sono già in piena lettura di Cress e devo dire che questo continuo cambiare tipo di protagonista mi ha fatto salire tantissimo il livello di gradimento, non c'è ancora niente di uguale tra un romanzo e l'altro, nonostante siano tutti una cosa sola, e per me questo è quasi più importante della storia in sé.
Per ora Scarlet è il mio titolo preferito, soprattutto per le storie dei due protagonisti, ma spero comunque che il voto salga con gli altri due romanzi perché ora sì che ripongo grande speranza nella serie.

11 dicembre 2017

Stephanie Garber
Caraval

Serie Caraval 1
Titolo originale Caraval

Trama
Rizzoli | pag. 429 | € 18,00
Il mondo, per Rossella Dragna, ha sempre avuto i confini della minuscola isola dove vive insieme alla sorella Tella e al potente, crudele padre. Se ha sopportato questi anni di forzato esilio è stato grazie al sogno di partecipare a Caraval, uno spettacolo itinerante misterioso quanto leggendario in cui il pubblico partecipa attivamente; purtroppo, l’imminente, combinato matrimonio a cui il padre la sta costringendo significa la rinuncia anche a quella possibilità di fuga. E invece Rossella riceve il tanto desiderato invito, e con l’aiuto di un misterioso marinaio, insieme a Tella fugge dall’isola e dal suo destino… Appena arrivate a Caraval, però, Tella viene rapita da Legend, il direttore dello spettacolo che nessuno ha mai incontrato: Rossella scopre in fretta che l’edizione di Caraval che sta per iniziare ruota intorno alla sorella, e che ritrovarla è lo scopo ultimo del gioco, non solo suo, ma di tutti i fortunati partecipanti. Ciò che accade in Caraval sono solo trucchi ed illusioni, questo ha sempre sentito dire Rossella. Eppure, sogno e veglia iniziano a confondersi e negare la magia diventa impossibile. Ma che sia realtà o finzione poco conta: Rossella ha cinque notti per ritrovare Tella, e intanto deve evitare di innescare un pericoloso effetto domino che la porterebbe a perdere Tella per sempre...

Il cielo era nero, la luna in visita da qualche altra parte del mondo, quando Rossella mosse il suo primo passo dentro Caraval.
Commento
Nonostante l'ansia da prestazione, il poco tempo e i tanti romanzi da recensire, sono arrivata abbastanza precisa sulla tabella di marcia chiudendo l'anno di richieste con un romanzo che - a dispetto delle mie previsioni - mi è piaciuto parecchio.
Posso dire di aver avuto un colpo di fortuna sotto molti punti di vista perché non mi aspettavo assolutamente di ricevere una copia del libro dall'editore - tanto per cominciare -, non mi aspettavo che l'edizione fosse così bella e, infine, che il romanzo stesso mi appassionasse e mi piacesse.
Considerando la solida pubblicità fatta al romanzo, con tanto di sito ufficiale dedicato (QUI per esplorarlo), è chiaro che l'editore ha puntato parecchio su Caraval. La bellezza della confezione, tanto per cominciare, va decisamente oltre la media: la rilegatura, la copertina, le decorazioni interne al libro, tutto fa pensare che Caraval sia molto di più, un'esperienza tattile oltre che letteraria.
Devo dire che sono d'accordo. Al di là delle osservazioni riguardo la scelta editoriale di italianizzare il nome della protagonista da Scarlet a Rossella che, tra l'altro, per me non ha rovinato né la lettura né l'uso dei nomignoli, non ho trovato niente fuori posto, né la traduzione, né il prezzo (per niente alto rispetto alla qualità del prodotto) e nemmeno la storia stessa. La lettura è andata liscia senza intoppi, senza scossoni e senza momenti di vera noia.
Proverò a dare una definizione di genere, visto che siamo su territori sicuri. Prima di tutto Caraval è un fantastico poco pretenzioso, con un argomento circoscritto dal quale non esce evitando, quindi, di incasinarsi e fare pasticci. Sul target sono indecisa, se mi dovessi basare solo sull'età dei personaggi direi new adult o per adulti, ma se penso anche allo stile direi che si può tranquillamente leggere anche in giovane età. E' un fantasy - anche se mi sembra un po' eccessivo definirlo tale - che si adatta a diverse fasce d'età ma che non si carica mai né nel contenuto né nello stile, per cui è velocissimo e leggero, semplice e senza fronzoli ma piuttosto denso nel suo piccolo orticello.
Caraval si basa sull'idea di un gioco itinerante, una sorta di circo magico al quale si accede solo con un invito del proprietario e ideatore, Legend. Ogni volta che Caraval inizia, a distanza anche di molti anni, il gioco cambia così come il premio ma rimane sempre ammantato di un alone di magia, di pericolo e di avventura che attira sempre tantissime persone, chi per pura fame di potere, chi per vincere il premio, chi per vivere una magica avventura. Ci sono delle voci, però, che mettono in cattiva luce Legend, definendolo come un folle che mette a rischio la vita dei giocatori e che, guarda caso, ha causato la morte di una donna. Le leggende che girano attorno a Caraval e a Legend sono tantissime, alcune più fantasiose e oscure di altre, eppure nonostante il pericolo e il rischio di perdersi nei meandri magici del gioco, tutti subiscono il suo fascino.
La protagonista è Rossella che, fin da bambina, sognava di poter assistere a Caraval e un giorno magari partecipare. Nel corso degli anni Rossella ha imparato a non aspettare una risposta alle numerose lettere spedite a Legend, finché un bel giorno ha perso del tutto la spensieratezza dell'infanzia. La vita di Rossella e della sorella Donatella non è proprio felice: il padre è un manipolatore disonesto e spesso violento, che le controlla, le punisce, le priva di ogni gioia di vivere ma che, ancora, non ha del tutto schiacciato la loro immaginazione.
Un giorno, durante l'ennesima dimostrazione di forza del padre, Rossella riceve un doppio invito da Legend, uno per lei e uno per il suo promesso sposo ma la ragazza non ha nessuna intenzione di rischiare l'ira del padre, nemmeno per il gioco che ha sempre voluto vedere. Sarà Donatella, la sorella irrequieta e impulsiva a costringere Rossella in una vera e propria fuga verso Caraval al fianco di un improbabile salvatore, un marinaio furfante ma molto affascinante di nome Julian.
Arrivati sull'isola di Caraval, però, Rossella si rende conto che il gioco non è come se lo era immaginato: prima di tutto Donatella è sparita, forse in pericolo di vita, secondo ha solo pochi giorni per trovare la sorella e tornare a casa, e terzo le prove che si trova di fronte sono per niente divertenti. Solo la presenza di Julian le infonde un briciolo di sicurezza, visto che lui sembra sapersi muovere nel gioco con sorprendente dimestichezza.
Presto si scoprirà che Donatella è stata rapita niente di meno che da Legend stesso e che è la chiave per risolvere il gioco e ottenere il premio, un desiderio esaudito. Ma per Rossella gli indizi sembrano portarla sempre più lontana dalla sorella e convergono verso una versione di Caraval macabra, pericolosa, lugubre e piena di trabocchetti. Persino Julian, ormai suo alleato, nasconde qualcosa di grosso e nemmeno l'attrazione che sembrano provare l'uno per l'altra riuscirà a cancellare il sospetto e i dubbi.
Qui mi fermo, altrimenti gli spoiler potrebbero arrivare in quantità imbarazzanti.
Due parole sulla sostanza me le dovete concedere. Sebbene l'idea di base sia molto bella e, tutto sommato, ben sviluppata, ho accusato una leggerezza troppo accentuata nei momenti topici dello sviluppo della trama. Gli indizi, ad esempio, arrivano e vengono risolti senza quasi porsi il problema e senza curarsi granché che risultino comprensibili e chiari al lettore. In un certo senso ci si deve fidare del romanzo e lasciarsi letteralmente trasportare dalla storia, anche se l'impressione di essere arrivati ad un punto attraverso la nebbia diventa sempre più forte fino al finale che, secondo la mia modestissima opinione, sembra troppo all'acqua di rose e - ancora una volta - poco preciso e dettagliato. Non che i pezzi del puzzle non si incastrino, perché lo fanno, ma è il meccanismo che si perde e rimane confuso. Poi chissà, magari sono io a non aver colto i dettagli, il che è possibilissimo.
Anche se la trama scorre via senza intoppi, in un certo senso la vera caratteristica vincente del romanzo è l'insieme. L'insieme dello stile, né troppo semplice né troppo elaborato, dei personaggi quasi tutti molto interessanti e godibili, e della presenza nemmeno troppo velata di intrighi, violenza e tantissimi segreti che donano un lato oscuro bello corposo alla storia.
Ecco, se dovessi scegliere i miei personaggi preferiti direi che Julian li batte tutti perché alimenta la curiosità del lettore in un crescendo che, aimè, vede il suo culmine in un finale piuttosto prevedibile. Legend, allo stesso modo, ruba la scena anche se non si vede mai. E' lui che tira le fila del gioco e che controlla gli attori e i giocatori, ed è sempre lui che mantiene un'aura di segretezza e di pericolo fino alla fine. Tra le due sorelle, ovviamente, Rossella vince su Donatella ma solo perché questa viene continuamente descritta come un'oca che non pensa a niente se non a se stessa, nel finale si redime e cambia radicalmente ma, sempre secondo il senso di confusione, le sue motivazioni rimangono vaghe e non si capisce bene perché, dove, come e quando.
Una cosa l'ho capita, e cioè che Caraval non è finito e probabilmente l'accordo tra Donatella e Legend sosterrà il secondo romanzo della serie.
Tirando le somme, Caraval è un romanzo molto carino e riuscito, con qualche sbavatura ma anche con un grosso potenziale che, spero, verrà sfruttato di più negli eventuali seguiti. Comunque ne è valsa la pena, e se vi state chiedendo se vale le 18€ io vi dico di sì, tanto con un bel 15% di sconto lo paghereste addirittura di meno, ma non aspettatevi un colpo di fulmine di quelli che cambiano la vita. Certe esperienze, alla mia età, si fanno solo su altri standard e questo romanzo, senza nulla toglierli, non ci si avvicina nemmeno con tutta la buona volontà.

4 dicembre 2017

Makoto Shinkai
Your Name

Titolo originale Kimi no na wa

Trama
Edizioni BD J-POP romanzi
pag. 184 | € 14,00
Mitsuha, una ragazza di provincia, e Taki, giovane di Tokyo, sconosciuti entrambi delusi dalle loro quotidianità, si ritrovano un giorno a vivere in sogno una la vita dell'altro. Lasciandosi dei messaggi per il "risveglio" inizieranno a comunicare e a conoscersi, cercando di capire la loro strana relazione e il legame che li unisce e si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa...Una storia per tutti a cui è impossibile rimanere indifferenti, capace su carta come sullo schermo di danzare sul filo del reale, del sogno e del soprannaturale e di farci entrare nelle vite dei suoi protagonisti.
Mitsuha è una ragazza realmente esistente. Sono sicuro di avere sentito la sua temperatura corporea e i suoi battiti, il suo respiro e la sua voce, il rosso acceso che attraversava le sue palpebre e le vivaci lunghezze d'onda che raggiungevano i suoi timpani. Se non è viva nonostante tutto ciò, allora nulla è vivo.
Commento

E' obbligatoria un'introduzione, al fine di contestualizzare e giustificare la quantità di castronate che mi usciranno dalla tastiera tra pochi istanti.
Chiedo a chi ha più competenza di me in fatto di anime e manga, nonché dimestichezza con i termini e le parole precise per descrivere o denominare concetti, fatti, nomi, situazioni, di avere pazienza e di non lanciarmi insulti e maledizioni. Mi sto timidamente affacciando su questo mondo e solo da pochi mesi ho cominciato a nutrire un sincero interesse per queste produzioni. So di non avere le competenze tecniche o contenutistiche per poter sviscerare al meglio Your Name - ma nemmeno altri titoli - per questo cercherò di stare sul sicuro ed evitare di impantanarmi in concetti che non saprei argomentare.
Appurata la mia totale ignoranza in materia - ma giuro che ci sto lavorando - mi sento abbastanza tranquilla nel proporre una recensione classica di un romanzo che è molte cose, ma sicuramente non classico.
Your Name è la trasposizione in romanzo dell'omonimo film d'animazione di Makoto Shinkai (anche se il regista ha detto che potrebbe essere benissimo il contrario, il film essere la trasposizione del romanzo) e, secondo la mia modestissima opinione, leggerlo senza aver visto il film potrebbe essere una pessima scelta.
Ora capisco perché molti commenti sul romanzo erano negativi, perché effettivamente questo non è un libro di immediata comprensione. Non è che inizi a leggere e capisci tutto al volo, non vieni gentilmente accompagnato all'interno della storia dalle descrizioni, non ci sono dialoghi costruiti con divisioni nette tra gli interlocutori, non c'è il tipo di chiarezza a cui la narrativa ci ha abituati.
Non perché Your Name è un romanzo buttato giù a casaccio e scritto male per incapacità, ma perché è volontariamente frammentato e confuso, oscilla continuamente da un luogo all'altro e da un personaggio all'altro senza specificare nulla così che il lettore all'inizio rischia l'aneurisma per lo sforzo, ma poi impara a prestare la massima attenzione ai dettagli, ai pronomi, al femminile e al maschile e a ricercare - anche quasi ossessivamente - la presenza di indizi che facciano capire chi è chi.
Del resto questa struttura caotica e mischiata è dovuta alla natura stessa della trama: lo scambio dei due personaggi durante i sogni e il vivere la quotidianità dell'altro nel suo corpo danno il via ad una serie di scene di scambio tra lui e lei (nel senso che lei, nel corpo di lui, parla di se stesso - corpo maschile - come una lei e viceversa) che all'inizio sono difficili da codificare, ma poi assumono un senso diverso rispetto al semplice imbarazzo della gag adolescenziale.
L'idea di base di queste due persone che non si incontrano mai perché vivono in luoghi e tempi diversi e dell'amore che - pare - non ha modo di essere vissuto con conseguente struggimento e sofferenze estreme è ciò che rende speciale il romanzo.
Ammetto che forse il mio giudizio è inquinato dal ricordo del film che ha lasciato me con il cuoricino pulsante e Fidanzato in una valle di lacrime, e che effettivamente è emozionante e poetico all'ennesima potenza, eppure appena si prende il ritmo è impossibile rimanere indifferente alla storia. Certo, la resa su pellicola è più d'impatto, in un secondo capisci mille cose che un romanzo magari non sa esprimere al meglio, però un'immagine non sa entrare nella testa del personaggio, non sa dirti per filo e per segno cosa passi nella testa di Taki o di Mitsuha e non sa cogliere le sfumature delle emozioni come un testo scritto sa fare.
Diciamo che, a voler essere proprio pignoli, i due formati si compensano e si equilibrano a vicenda perché forniscono due versioni della storia uguali nei contenuti ma diverse nella resa ma, al contrario del film che è un prodotto finito che non ha bisogno di altro, il romanzo rischia di essere visto come una versione peggiore o strana del film.
Sempre se vogliamo essere pignoli, sarebbe il caso di vedere il film e poi leggere il libro primo perché la storia è bella, romantica e struggente con tanti momenti che sdrammatizzano, sia perché l'animazione come la letteratura riesce a rappresentare una storia senza limiti: le immagini come le parole posso diventare realistiche o fantastiche e oniriche, così sia il film che il romanzo viaggiano tra il credibile e l'incredibile senza mai diventare grottesco o caricatura del genere.
Sicuramente chi ha dimestichezza con l'animazione e la narrativa giapponese potrebbe continuare per ore e sviscerare tutto fino alle virgole (perché ovviamente anche la punteggiatura ha un significato), io mi fermo qui perché più che dirvi che il film è da vedere e il romanzo da leggere (anche se non è meravigliosamente meraviglioso) non so cosa aggiungere.
PS. Se volete eccedere in precisione, esiste anche il manga in tre volumi.

30 novembre 2017

Kendare Blake
La Battaglia delle Tre Corone

Serie Three Dark Crowns 1
Titolo originale Three Dark Crowns

Trama
Newton Compton
ebook | € 2,99
Tre sorelle, un solo trono. Una guerra all'ultimo sangue. La storia di tre sorelle che dovranno combattere per diventare regine: quella che rimarrà in vita otterrà la corona. Da che se ne ha memoria, sull’isola di Fennbirn ogni generazione è stata scandita dalla nascita di tre gemelle: tre regine, tutte ugualmente degne nella successione ereditaria della corona e tutte in grado di padroneggiare la magia. Mirabella è una fiera elementalista, sfacciata come i suoi incantesimi: governa il fuoco, i flutti e i fulmini con il solo schioccare delle dita. Katharine è sottile e insinuante come il suo potere: la sua simbiosi con i veleni è tale che può ingerire anche la più letale delle sostanze tossiche senza che le accada nulla. Arsinoe, invece, ha sviluppato una perfetta comunione con la natura: può far sbocciare le rose più incantevoli o ammansire i leoni con il suono gentile della sua voce. Ma per diventare regina non basta il diritto di nascita: dovranno combattere duramente l’una con l’altra, per ottenere la corona, perché non si tratta di un gioco in cui si vince o si perde… In ballo c’è la vita. Ecco, questa è la notte in cui le gemelle compiono sedici anni: la battaglia ha inizio.
Le regine non dovrebbero voler bene alle sorelle. L'ha sempre saputo, da quando vivevano insieme al Black Cottage, ma anche lì si era presa cura di loro. "Non sono più le bambine con cui sei cresciuta", bisbiglia con le mani sul viso. Ora sono regine. E devono morire.

Commento
Quando si dice un'occasione sprecata.
Non che io sia un guru, l'esperta massima mondiale o possa anche solo pretendere che il mio parere conti qualcosa, però un pochino ormai ne capisco, soprattutto di un genere che leggo da molti anni.
Il fantasy è strano, o ci azzecchi subito al primo colpo, o sbagli tutto, oppure - terza opzione più pericolosa - metà romanzo è una palla e l'altra metà è appassionante. La terza opzione, per me, è la peggiore perché o sbagli l'inizio e, quindi, il lettore muore di noia e perde interesse, o centri l'obiettivo con la prima parte e poi combini un casino nella seconda.
Kendare Blake ha sbagliato la prima metà e ha azzeccato la seconda, ma ormai mi aveva persa per strada perché sono anziana e mi stufo in fretta.
Ovviamente sono arrivata alla fine e ho dato un voto più che decente perché quello che mi è piaciuto mi è piaciuto tanto.
Storia. Sull'isola di Fennbirn - isolata dal resto del mondo per cultura, tradizioni e popolazione - regna una regina che, a seconda della sua nascita, è dotata di poteri particolari. Può avere il dono della guerra, essere una naturalista, una elementale o una avvelenatrice. Da questa regina nascono sempre tre figlie gemelle, anch'esse dotate di poteri. Delle tre, solo una diventerà regina dopo una selezione mortale: le tre regine devono - in breve - ammazzarsi l'una con l'altra sfruttando i loro poteri. Tutto questo si ripete da centinaia di anni, nascono, vengono cresciute dai loro gruppi di appartenenza e istruite per uccidere e sopravvivere, finché a sua volta la regina incoronata si sposerà e darà alla luce tre gemelle.
La generazione di regine protagoniste della serie non è delle più promettenti, e tutti lo sanno fin dalla loro nascita. Arsinoe è una naturalista che non è ancora riuscita a richiamare il suo famiglio e a dimostrare di possedere un briciolo di potere; Katharine un'avvelenatrice il cui unico potere è saper creare veleni; Mirabella appartiene agli elementali e, delle tre, sembra essere l'unica abbastanza potente per vincere. Le tre ragazze da sole non potrebbero combinare un'accidente, sono le loro famiglie ad istruirle, ad allenare i loro poteri e a crescerle con la consapevolezza di dover uccidere le proprie sorelle. Il legame affettivo è inesistente, essendo state divise da piccole, e quello di sangue è irrilevante, così le tre sono sostanzialmente estranee che conoscono pochi dettagli sulle loro capacità e personalità e che si appoggiano in tutto e per tutto ai loro protettori.
Così Arsinoe viene cresciuta quasi selvatica, affiancata dalla potente amica e insegnante Jules non si cura affatto delle apparenze e non crede nel dissimulare o nel camuffare. Arsinoe è così com'è, può essere scambiata per una sempliciotta ma in realtà è genuina fino all'estremo.
Poi c'è Katharine, la cui fama è di essere debole, malaticcia, consumata da tutti i veleni assunti negli anni, uno spettro destinato a morte certa e facile da battere, quando in realtà il suo punto di forza risiede nella resistenza stessa - non solo ai veleni, ma anche alla cattiveria - così che Kat più che un esserino magro e debole pare essere inattaccabile persino dagli intrugli più assurdi propinati dagli Arron, avvelenatori che hanno messo sul trono le ultime regine.
L'ultima è Mirabella, l'unica delle tre ad aver sviluppato i suoi poteri e ad essere in grado di metterlo in mostra, è la protetta del Tempio ed è considerata quasi già Regina. Poco importa se è tutta una montatura, un progetto stilato a tavolino in segreto, mentre lei sogni di nascosto di andarsene e scappare dal controllo ossessivo delle sacerdotesse. Mirabella è potente, sì, ma è anche l'unica che ha dei ricordi vividi delle sorelle e per questo la più vulnerabile.
Delle tre la mia preferita è Arsinoe, seguita a ruota da Katharine mentre Mirabella mi ha lasciata indifferente e poi mi ha dato i nervi un pochino, come conseguenza di alcune svolte della trama.
Ora, la storia è chiara: le tre devono uccidersi e chiaramente il romanzo è - o dovrebbe essere - un crescendo al momento dell'apertura delle ostilità dopo Beltane. I capitoli dedicati ad ognuna di loro, dove l'autrice entra nel dettaglio della loro vita, della loro personalità e persino dei personaggi ad esse legate, rendono lo sviluppo della storia estremamente preciso e dettagliato.
Non posso, ad onor del vero, lamentarmi del contenuto, dello stile, o della capacità dell'autrice di creare una struttura più che solida, perché il romanzo è solido, è ben scritto, ed è articolato a sufficienza perché il lettore non senta la mancanza di dettagli.
Quello che non mi ha convinta affatto della parte iniziale è che sembra che non succeda quasi nulla. La lentezza non è un male, e nemmeno costruire pezzettino per pezzettino personaggi e contesto, però ci vuole sempre qualcosa che spezzi il ritmo monotono, o la mancanza di eventi rilevanti, perché altrimenti l'impressione generale di noia diventa un ostacolo difficile da superare.
Almeno per me, dopo i primi capitoli, quando la storia ormai avrebbe dovuto prendere il volo, è stato difficile trovare la voglia di proseguire con la lettura e concentrarmi.
Non c'è niente che oggettivamente sia brutto, o fatto male, e probabilmente a molti il romanzo è piaciuto così com'è, io avrei gradito che il romanzo prendesse il suo bel ritmo prima della seconda metà.
La parte migliore per me è proprio questa: il crescendo è serrato, gli eventi cominciano a mettersi in moto, i personaggi hanno pianificato e tramato, e da quel momento è tutto un susseguirsi di azione, di pericolo, di drama e di suspense. Le tre regine devono fare i conti con le prove che dovranno superare, e nel frattempo anche metabolizzare tutti i cambiamenti che questa Ascensione porta con sé.
Devo dire che il mio coinvolgimento è aumentato parecchio appena le tre protagoniste escono un po' dal seminato. Arsinoe, Jules, Joseph - quante mazzate, brutto scemo - e Billy sono i più attivi, si muovo e agiscono in modo più esplicito e sono anche i più vicini al lettore; Katharine è quella che sembra sbocciare man mano che l'Ascensione si avvicina, e Mirabella pare crollare un poco alla volta per colpa della sua fragilità: innamorata delle sorelle, innamorata del ragazzo sbagliato, completamente controllata dalle sacerdotesse, si fa fatica a provare simpatia nei suoi confronti ma - visto che le cose si faranno sicuramente più intense - probabilmente smetterà in fretta i panni della preziosa regina elementale gentile e giudiziosa. O almeno spero.
La Blake ha chiuso il romanzo con un bel botto: ha condensato una sequenza di colpi di scena nella parte finale - uno più succoso dell'altro, btw - e ha lasciato in sospeso le cose. E' evidente che con il secondo romanzo molti nodi verranno al pettine, spero solo che non faccia come con il primo e parta subito in quarta perché ora voglio proprio che le tre regine si diano da fare: tirate fuori gli artigli che voglio vedere scorrere del sangue.