20 febbraio 2017

Philippa Gregory
La Signora dei Fiumi

Serie La Guerra dei Cugini 3
Titolo originale The Lady of the Rivers


Trama
Sperling & Kupfer
pag. 527 | € 19,90
Francia, 1430. Jacquetta di Lussemburgo è una dei discendenti dei duchi di Borgogna, la cui stirpe si dice abbia ereditato il dono della preveggenza dalla mitica capostipite Melusina, divinità del fiume, in grado di leggere il futuro nello scorrere delle acque. Jacquetta è poco più di una bambina quando viene data in sposa al duca di Bedford che, convinto dei suoi poteri divinatori, la introduce al misterioso mondo dell'alchimia. Ma il destino ha in serbo altro per lei: quando, all'età di diciannove anni, la duchessa si ritrova prematuramente vedova, sfidando qualunque convenzione si unisce in seconde nozze al ciambellano del marito, Richard Woodville, un giovane di belle speranze e di umili origini al quale già da tempo la legava un amore segreto e proibito. Grazie all'ambizione di lui e al proprio fascino e carisma, in breve tempo Jacquetta conquista un posto di primo piano alla corte dei Lancaster. Ma sono anni turbolenti e sanguinosi: Jacquetta sente che la famiglia rivale, gli York capeggiati dal temibile duca Riccardo, si fa sempre più pericolosa e minaccia di distruggere l'intero regno. Jacquetta combatte per il suo re, per la sua regina e per sua figlia, Elisabetta Woodville, per la quale prevede un destino straordinario e inatteso: un capovolgimento di fortuna, il trono d'Inghilterra e la bianca rosa di York.


Commento
L'anno scorso mi sono spolpata uno sceneggiato della BBC e mi è partita l'ossessione. Tanto per cambiare.
Sto parlando di The White Queen, andato in onda su Rai4, e tratto dall'omonimo romanzo di Philippa Gregory. Mi è piaciuto talmente tanto che all'ultima puntata mi sono promessa di leggere anche il romanzo. O meglio, la serie dei romanzi.
Ci ho messo un pochino a decidermi (prima ho tentato la via dello scambio con un bel nulla di fatto), poi mi sono tirata giù la lista dei romanzi e ho razziato la biblioteca.
Ci sono due teorie riguardo alla serie: leggerla nell'ordine di pubblicazione, oppure leggerla nell'ordine cronologico degli eventi storici; la maggioranza sosteneva caldamente il secondo metodo così ho deciso di dare ascolto a chi aveva già sperimentato prima di me.
Ha giocato un ruolo importante nella decisione la mia incapacità di ricordare gli eventi storici, le date e i personaggi - secondari -, soprattutto nelle serie che fanno avanti e indietro come questa e soprattutto nelle serie che ripropongono eventi storici di cui bisogna ricordarsi per poter apprezzare bene il romanzo. Essendo io pessima in ambito storico, avendo io una memoria tremenda, ho optato per il metodo che mi avrebbe facilitata nel ricordare personaggi ed eventi (o almeno i principali, ecco).
Quindi, in base all'ordine cronologico di lettura, il primo romanzo da leggere è La Signora dei Fiumi che è il terzo in ordine di pubblicazione.
Quindi eccomi qui. Pur essendo un volume di oltre 500 pagine, mi ha sorpresa la velocità con la quale sono arrivata alla fine. Ci ho messo cinque giorni spaccati e non mi è pesato mai, sebbene lo stile della Gregory e la struttura della storia non fossero proprio in sintonia con i miei gusti.
Il romanzo è dedicato alla figura storia di Jacquetta di Lussemburgo e segue la sua vita dai primi anni di adolescenza fino al momento in cui la storia sposta l'attenzione sulla figlia Elisabetta.
L'arco storico è, quindi, molto lungo e chiaramente l'autrice ha dovuto fare una sorta di pulizia mantenendo (e romanzando) eventi storici ritenuti importanti nella formazione della figura di Jacquetta ed escludendo tutto quello che non era necessario.
Da un lato questa scelta ha reso meno opprimente il romanzo, perché entrano in gioco molti personaggi storici e alcuni di questi sono personaggi chiave di cui non si poteva evitare di parlare, il filo storico è lineare, è chiaro, è di facile comprensione e cattura l'attenzione grazie agli intrighi politici, alle lotte familiari, alle guerre, e al pizzico di storia d'amore sparsa qua e là tra le pagine.
Dall'altro lato, però, questo susseguirsi di anni e di eventi, questo scorrere velocissimo della vita di Jacquetta e degli altri protagonisti impoverisce il romanzo, lo rende quasi arido, clinico, un elenco di eventi storici senza approfondimento del lato umano. Per quanto la trama sia appassionante, se non si entra in sintonia con i personaggi di quel romanzo si ricorda tutto tranne della protagonista.
Jacquetta è una sorta di voce narrante e osservatrice. Non è una figura importante, come può esserlo la regina Margherita, o il primo marito. Certo, è una duchessa, certo il suo ruolo ha un certo peso, ma sembra sempre confinata negli schemi femminili: è figlia, è moglie, è madre, è dama di compagnia della regina e, solo a momenti, è consigliera o informatrice, o semplicemente un nome con una reputazione che influenza le persone. Ma al di là di questo, l'unica caratteristica chiaramente romanzata è la leggenda di Melusina, una sorta di antenata i cui poteri magici si tramandano nei discendenti della famiglia. Jacquetta possiede questi doni, ha delle specie di visioni del futuro, può divinare con le carte, o con gli oggetti, ma - come la Gregory ripeterà spesso nel corso della storia - sono poteri che vengono consapevolmente nascosti per evitare la nomea di strega.
Tutto sommato, se penso a quanto ero in pensiero (mi piacerà? Non mi piacerà affatto? Non riuscirò nemmeno a finirlo?), La signora dei fiumi è stata una lettura diversa rispetto a quelle a cui mi sono abituata, decisamente più adulta e priva di romanticismo inutile, un romanzo storico fino al midollo che ha come obiettivo principale quello di raccontare la vita di una persona, nel bene e nel male, e di dare una visione più ampia di questa vita includendo eventi storici di portata europea, faide familiari che hanno portato a bagni di sangue, ascese e declini di personaggi storici, morti violente e nascite miracolose, finte amicizie ed alleanze costruite a tavolino.
Nonostante l'aspetto romantico sia veramente ridotto ai minimi termini - e mi chiedo perché fossi convinta del contrario - il romanzo è riuscito comunque a coinvolgermi. Ammetto di aver trovato decisamente più affascinanti gli scambi di potere rispetto a una qualsiasi storia d'amore, tanto che ho in programma di proseguire la serie senza aspettare troppo tempo.
Il mio primo tentativo con Philippa Gregory è andato bene: avrebbe potuto essere una catastrofe, avrebbe potuto essere un colpo di fulmine. Non posso dire di essere delusa che La signora dei fiumi stia nel mezzo: piacevole ma non indimenticabile, intrigante ma non appassionante, scorrevole senza essere frivolo, abbastanza serio e corposo senza essere un mattone.
Sono contenta di averlo letto, sono contenta di aver sperimentato un'autrice e un genere che non ho mai considerato più di tanto e sono decisamente felice di poter leggere La regina della rosa rossa e poi buttarmi sul romanzo di Elisabetta - che è quello per cui ho iniziato la serie - perché ho ancora in testa lo sceneggiato della BBC (e Max Irons) e sono super pompata per La regina della rosa bianca.

16 febbraio 2017

Nicole Williams
Finders Keepers & Losers Weepers

Serie Lost & Found 3
Trama
Amazon Media
ebook | € 0,00
There’s tortured. And there’s Garth Black.
His life has been a constant carousel of tragedy and disappointment, including his love life. Of course, applying the term “love” to Garth’s conquests is a gross misuse of the word. Some people were made to give and accept love, and others weren’t. Garth Black redefines the “others” category. He’s made a vow that the day he meets a woman who could sucker him into falling in love will be the day he runs away.
Garth’s plan has one flaw. What happens when he’s already fallen hard for a girl before the warning signs and red flags go up? What happens when the love he’s avoided his entire life brings him to his knees? What happens when Garth Black lets the dirtiest four letter word he’s ever known into his dark, lonely life? This cowboy’s about to find out he can control some things, and he can’t control others. Number one on the what he can’t control list? Love.
"You know I worried about the same things you're worried about: hurting the person you love, destroying their chance for a happy life. But I finally realized something," - Rowen nudged me - "I've got some pretty great stuff to five, too. The Jesses and the Josies of the world aren't the only ones with something to give. We - the misunderstood misfits of the world - do too."
Serie Lost & Found 4
Trama
Amazon Media
ebook | € 3,50
If we didn’t know darkness, we couldn’t fully appreciate the light. 
Garth Black’s more familiar with this concept than most people are. He hadn’t just lived in the dark for the majority of his life—he thrived in it. With a mom who’d bailed on him and a dad whose understanding of coddling started and ended with a bottle of whiskey, Garth had never been expected to rise to any sort of occasion other than following down the same dead-end paths. That changed when he fell in love with Josie Gibson. After years of pulling each other closer before shoving the other way, they finally stopped shoving. Josie’s love is like nothing Garth’s ever experienced. He holds it close. He holds it sacred. He would do anything to preserve it and keep it from pollution, even if that means removing himself from the picture. 
Garth might have been allowed a temporary furlough to bask in the light, but that pass has been revoked, and he’s been swallowed again by the dark. Will he revert to his old ways of hurting those he cares for most? Will he go back to the same destructive patterns...or will it be worse this time? 
We can’t know light without first knowing dark...and Garth Black’s about to get acquainted with the dark in a whole new way.
My life had grown small. Microscopically small. Hers was still immense, spilling over into the realm of infinite almost. I wouldn't allow her to shrink her world in order to stay in mine. 

Commento
***Spoiler***
Nella mia impazienza di arrivare a Garth ho fatto un piccolo passo falso.
Sono passata dal primo romanzo della serie, Lost and Found, direttamente al terzo senza pormi il benché minimo problema. Spoilers? Me ne sono beccata talmente tanti da rovinarmi la lettura del secondo libro, eppure non mi sono pentita. Avevo bisogno di leggere Garth e basta, e così ho fatto.
Nella mia impazienza, ho pagato lo scotto di desiderare troppo un romanzo e un personaggio. Risultato? Dall'immensità del Garth di Lost and Found, alla mediocrità del Garth di Finders Keepers all'assurdità del Garth di Losers Weepers.
Il karma mi ha ripagata e si è pure fatto quattro risate. Okay, il voto è alto e chiaramente regalato - sono troppo affezionata alla serie per stroncarla-, ma quando dico che questi due romanzi mi hanno delusa intendo rispetto al quadro generale della serie e rispetto allo stile e alla qualità dell'autrice. Quindi sì, mi sono piaciuti, anche se mi aspettavo qualcosa di più, convinta com'ero che fossero altrettanto meravigliosi di Lost and Found.
La prima cosa in assoluto che mi ha delusa, quella che continua a girarmi in testa, è che in entrambi i romanzi manca il punto di vista di Josie. A parte la scelta coraggiosa di utilizzare una voce narrante maschile in ben due romanzi - uno che fa seguito all'altro -, il problema è che manca il lato femminile, manca l'altra parte della storia, manca un pezzettone enorme della narrazione che avrebbe sicuramente - per come la vedo io - aggiunto complessità, profondità ed emozioni alla parte maschile.
Privandosi del punto di vista di Josie la Williams ha privato al lettore di una parte della storia, ha mozzato i due romanzi, li ha costretti ad un unico punto di vista che, nella maggior parte dei casi, non fa grande affidamento sulla razionalità o sulla logica.
All'inizio ero entusiasta che Garth fosse protagonista unico, che fosse solo lui a raccontare la sua storia, ma dopo un po' ho cominciato a sperare che Josie prendesse possesso della narrazione, che quella parte mancante, quei sentimenti mancanti, spuntassero fuori per migliorare la situazione.
No, niente, né nel primo né nel secondo romanzo, e per me è un grosso difetto.
In Finders Keepers la trama riprende da un punto imprecisato, in cui Garth e Josie sono sempre ai ferri corti, dove Jessie e Rowen - SPOILER - sono una coppia consolidata, lontana da Willow Springs, Montana.
Garth, l'oscuro, disadattato, scontroso Garth, è ormai arrivato al punto in cui della sua vita se ne frega totalmente. Non ha un futuro promettente, a parte il rodeo; non ha una casa a parte il suo pick-up e a volte la roulotte del padre, quando può dormirci dentro senza rischiare le botte; non ha soldi, a parte quelli guadagnati lavorando per i Walker, e non ha più amici perché Jessie e Rowen sono a Seattle e Josie non gli parla più. Insomma, Garth non ha niente da perdere, nemmeno la dignità.
L'unica cosa che Garth possiede ancora, l'unica cosa che sa di non poter cancellare con una sbronza o una scazzottata, è Josie. O meglio, l'affetto, l'amore, l'ossessione per Josie.
Rispetto all'immagine oscura e maligna che mi ero fatta di Garth, questa versione nasconde un insospettabile passato. Ad esempio si scopre che fin da piccolo era amico di Jessie e Josie, al punto da essere un trio inseparabile; sappiamo che da sempre ha provato un forte affetto per Josie che poi si è trasformato in amore appena è stato grande abbastanza da capirne il significato. Sappiamo che il momento esatto in cui Josie e Jessie diventano una coppia è quello in cui il lato oscuro di Garth prende il sopravvento.
Oltre ad aver perso Josie, Garth perde anche Jessie e si ritrova ad essere l'amico scartato, il ragazzo scartato, quello che dalla polvere arriva e nella polvere ritorna, quello che si è fatto una ragione della sua sfortuna. Per Garth le cose belle, se arrivano, si portano dietro un sacco di dolore.
In Finders Keepers Garth tocca il fondo e non ha nessuna intenzione di sforzarsi di risalire. L'unico momento importante è la morte del padre che lo libera da vent'anni di sofferenza e di maltrattamenti. E' Josie che prende in mano la situazione: lo trascina di peso fino a casa sua e gli dice chiaramente che lei gli vuole bene, che in lui crede, che non vuole che stia solo e soffra. E lui si illumina d'immenso e decide che what the hell tanto vale buttarsi. Professa il suo amore, chiede una possibilità e la ottiene. Da qui comincia uno strano meccanismo: Garth passa dalla felicità all'autocommiserazione in due secondi netti, dal credere in se stesso al decidere che Josie si merita di meglio. Over and over again.
Il problema è che a lungo andare questo comportamento diventa infantile: di fronte all'evidenza dei fatti, nonostante i tuoi problemi, c'è un limite oltre il quale passi dall'essere un tortured hero all'essere un ragazzino.
E veniamo a Losers Weepers. Onestamente non ho idea di cosa sia passato nella testa della Williams quando ha deciso di buttarsi sul drama sanitario. Il problema, se proprio vogliamo dirla tutta, non è nemmeno il contenuto, ma il modo con il quale tratta tutto l'argomento e gestisce l'evoluzione della trama. Subito all'inizio Garth cade durante un rodeo e si sveglia in un letto d'ospedale, paralizzato dal collo in giù. Non ero pronta a questa svolta ma ero assolutamente pronta per la sfida: le difficoltà fisiche, quelle economiche e soprattutto quelle emotive per Garth sarebbero state esplosive. Infatti così è stato, ma fino ad un certo punto. La Williams ha preferito concentrarsi, ancora una volta, sull'instabilità emotiva di Garth e sulla solita solfa lei merita di più, tanto sono spacciato.
Questo continuo comportamento viene battuto dall'assurdità della paralisi: Garth esce dall'ospedale meno di 48 ore dopo l'incidente, senza medicine di sorta, senza terapie, senza cure. Niente, firma il foglio e torna a casa ciao ciao. Poi magicamente la paralisi comincia a sparire gradualmente, senza che lui faccia nulla, solo perché deve difendere Josie. Cioè, qua siamo nel reame dell'assurdo dei romance. L'unica nota positiva è che, nonostante le stranezze e le sciocchezze, la Williams riesce sempre a dirottare l'attenzione del lettore verso le emozioni dei personaggi e qui ce ne sono veramente tante.
Garth, a parte il suo atteggiamento distruttivo, è tenero, tanto che a volte mi ricordava Jessie. Josie, purtroppo, non potendo esprimersi direttamente, punta sull'apparire forte, decisa, è il pilone portante della relazione. E poi ci sono anche Jessie e Rowen, che supportano Garth con la loro amicizia, con la loro esperienza e con l'amore che riescono a trasmettere persino al cinico paralitico. Io questi due li adoro, sono fantastici e mi hanno più volte convinta che persino Finders Keepers e Losers Weepers hanno del buono, perché non vanno analizzati nella coerenza con la vita reale, ma devono essere presi per quello che sono: storie d'amore di personaggi che sembrano uscire da un telefilm, da una fantasia che non si cura per niente se qualcosa stona finché riesce ad emozionare.
Quindi, sì, questi due romanzi hanno molte debolezze e avrebbero potuto essere mille volte migliori con le dovute modifiche, ma chi sono io per dimenticare tutte le volte che ero con le lacrime agli occhi di fronte ad un Garth sofferente? Onestamente non mi piace aggrapparmi troppo a ciò che non mi piace, finché c'è almeno un momento che non mi fa rimpiangere di aver letto queste storie.
E poi, tutto sommato, Garth è Garth ed è fantastico, difetti e tutto il resto, e non vedo l'ora - proprio sono in pieno trip - di buttarmi sul secondo titolo della serie Near &Far e sull'ultimo Heart & Soul, per chiudere anche questa serie con il sorriso sulle labbra.
Ps: Finders Keepers è ancora gratis su Amazon!

13 febbraio 2017

Jeaniene Frost
L'oscurità della notte

Serie Night Huntress 7
Titolo originale Up From the Grave

Trama
Fanucci
pag. 282 | € 14,90
Nell’ultimo periodo, la vita è stata stranamente tranquilla per Cat e Bones, ma i due vampiri avrebbero dovuto immaginare che il tempo di abbassare la guardia non è ancora giunto. Una rivelazione sconvolgente sta per porre fine alla fragile pace che resiste tra gli umani e i non morti, portando la tensione a un livello senza precedenti. A quanto pare un agente della CIA, fuori controllo, è coinvolto in pericolose attività segrete che se portate a compimento potrebbero segnare per sempre le sorti delle forze in campo.
Il mondo è sull’orlo di una guerra devastante, da scongiurare a ogni costo: per Cat e Bones è il momento di uscire allo scoperto e tornare in azione. Spetta a loro intraprendere questa lotta contro il tempo per sfuggire a un destino che sembra peggiore della morte, perché più segreti riusciranno a svelare, più mortali si riveleranno le conseguenze. E se falliranno, le loro vite e quelle di coloro che amano finiranno sull’orlo di una fossa.


Commento
***spoiler***
Mettiamo in chiaro una cosa, io non sento nessuna affezione nei confronti degli editori italiani, non mi sento obbligata a sostenerli per chissà quale motivazione personale o professionale e, normalmente, di fronte ad una cosa come questa avrei scaricato la patata bollente e proseguito la serie in inglese. Ma, proprio quando stavo per acquistare Up from the grave è uscita l'edizione italiana.
E cosa fai, non completi la serie con la stessa edizione, tanto più che è l'ultimo romanzo?
Ma sia chiaro, questo è stato l'ultimo romanzo di Fanucci che ho comprato e d'ora in poi tanti saluti e tanti auguri perché da me non avranno più un euro.
A parte le discutibili scelte editoriali, non è possibile che ci abbiano messo quattro anni, QUATTRO, per terminare la serie e dando pure la botta finale (mi verrebbe da usare un altro termine ma mi freno) aumentano considerevolmente il prezzo. Cioè, oltre alla beffa dell'attesa c'è pure il rincaro. No, grazie, non ci sto.
Quindi, se già i presupposti per questo ultimo romanzo erano di acidità a profusione, il fatto che di per sé il libro non sia stato niente di indimenticabile con molti momenti WTF non mi ha per niente ammorbidita e, anzi, sono ancora più infastidita.
Quattro anni sono un'eternità nel mondo delle serie, e cosa vuoi che mi ricordi se non le cose essenziali? Niente, lo zero assoluto, ma non avevo né tempo né voglia per riprenderla dall'inizio nonostante l'abbia sempre apprezzata, quindi mi sono dovuta adeguare.
Non sarà una sorpresa che il voto finale sia così tiepido, ma in buona parte lo devo attribuire alla storia e alla sua totale inconsistenza.
Tanto per cominciare la Frost ha voluto a tutti i costi trasformare Cat in una vampira domestica. Mi spiego. La sua vita e la sua natura sono tutto tranne che ordinari, così se sente il desiderio di fare una vita normale nessuno si può sorprendere. Quello che stona non solo con il personaggio ma con tutta la serie, è questo sentimento svenevole che Cat sviluppa nei confronti di un qualcosa che non è mai stato nemmeno contemplato per diversi motivi, uno più valido dell'altro. Va bene voler fare la mogliettina, ma sei comunque una vampira sposata con un super mega vampiro a capo di una dinastia e la vita normale te la puoi sognare. L'aspetto meno credibile è, come si potrà immaginare, quello legato a Katie. A me sta bene quando un'autrice vuole a tutti i costi infilare la maternità - perché che tu sia vampira, zombie, qualsiasi cosa devi per forza riprodurti - ma che venga forzato sulla natura del personaggio senza avere la possibilità di approfondire o elaborare - siamo pur sempre in chiusura di serie - è una specie di lieto fine stucchevole mal piazzato. Questo istinto di maternità che si sveglia come un interruttore acceso è assolutamente non credibile e stona con tutto. All'improvviso, solo perché esiste, Cat prova questo travolgente affetto di mamma al punto da mettere a rischio qualsiasi cosa per poterla avere con sé. Quindi da una trama tutto sommato stabile alla cancellazione totale del primo rischio per mettere al primo posto Katie. Perché, quando il pericolo di scatenare una guerra tra ghoul e vampiri è molto più ricca di spunti rispetto alla presenza di una mezzosangue killer psicopatica? Persino la presenza del demone e i segreti di Madigan da soli avrebbero potuto sostenere l'intera narrazione, invece così c'è una dissolvenza verso il lieto fine immancabile.
Purtroppo il resto della trama sembra pressata in poco spazio, sviluppata velocemente con tanti buchi tra un momento e l'altro e senza nessuna vera articolazione. Sono un colpo dietro l'altro in un susseguirsi veloce e superficiale di eventi che avrebbero potuto tranquillamente riempire altre cento pagine. Qui siamo sotto le trecento, sono 282 imbarazzanti pagine, pochissime considerato il contenuto, con un blocco finale che suscita una serie di WTF che rovinano l'esperienza della lettura. 
Per come la vedo io l'unico momento da brividi è stata la morte apparente di Bones che mi ha tramortita e che per un attimo mi ha pure convinta, mentre il resto è scontato.

9 febbraio 2017

Rachel Gibson
In amore solo guai

Serie Chinooks Hockey Team 5
Titolo originale Nothing but trouble

Trama
I Romanzi Mondadori
ebook | € 3,99
La carriera di attrice di Chelsea Ross è stata un completo disastro. Eppure è convinta che abbandonare Hollywood per diventare l'assistente personale di un famoso giocatore di hockey non sarà una grande svolta nella sua vita.
Tanto meno se si tratta di Mark Bressler, star sulla via del tramonto a causa di un grave incidente, e che per di più mal tollera quella bambola dai capelli biondi con sfumature rosa che la dirigenza dei Seattle Chinooks gli ha affibbiato. Eppure…Chelsea può anche cercare di essere paziente nei confronti di Mark, ma come può resistere ai suoi bicipiti? Come può sottrarsi a tutti i suoi insaziabili capricci?






Commento
Non so se è una cosa che capita solo a me, ma quando sento il bisogno di leggere un romance e non ho in mente nessun titolo in particolare, finisco sempre per scegliere a caso e a trovare romanzi che sono ok ma che non soddisfano per niente la mia smania.
Il che è controproducente su entrambi i fronti: per me, perché mi innervosisco e continuo a cercare altro, e per il romanzo perché subisce parte della mia frustrazione e non guadagna un bel voto.
Poi, vabé, io sono recidiva nei miei errori e ogni santa volta non imparo la lezione. Perciò la colpa è mia, in buona parte, se In amore solo guai è scivolato via senza infamia e senza lode.
Avevo letto i primi titoli della serie Chinooks e mi erano piaciuti, così ho deciso di riprendere da questo e assecondare la mia voglia di rosa sperando che lo sport romance riuscisse a intrattenermi in quei trenta minuti di veglia prima del coma profondo.
In amore solo guai è la storia di Chelsea Ross, sorella gemella di Piccolo Pit, attrice poco fortunata, super maggiorata e orgogliosa indossatrice di vestiti sgargianti e orrendi. Per quanto ci provi, Chelsea non riesce a sfondare nel mondo del cinema e secondo lei la colpa è delle sue forme: il suo seno generoso la relega sempre nel ruolo della bella prosperosa e sciocca, e la esclude da ogni altro ruolo impegnativo. Il suo obiettivo, ora che è senza ingaggi e vive con la sorella, è trovare un lavoro che le permetta di farsi l'operazione di riduzione al seno, e poi tornare a Los Angeles per trovare un ruolo vero che la lanci nell'olimpo degli attori. Grazie alla sorella, il lavoro che riesce a trovare è quello che nessuno vuole: fare da assistente a Mark Bressler, ex capitano dei Chinooks, reduce da un indicente d'auto che lo ha costretto a ritirarsi dall'hockey. Mark fa scappare tutte le infermiere e le assistenti per colpa del suo brutto carattere, ma Chelsea tiene duro perché la compagnia, per invogliarla a sopportarlo, le promette un bonus di diecimila dollari.
Mark è mezzo sciancato, dolorante e incazzato, quasi sempre imbottito di medicine e inacidito dalla consapevolezza che la squadra ha vinto la coppa per cui li ha lavorato tanto, proprio senza di lui.
Ma, perché nei romance c'è sempre un ma, è anche il classico eroe ferito, l'alfa bisognoso di attenzioni che resuscita la crocerossina che è in noi: può brontolare quanto vuole, emana talmente tanto testosterone che Chelsea non se ne accorge nemmeno.
La prima parte del romanzo - diciamo fino a quando non concludono - è spassona, è divertente, è ricca di dialoghi e di scene che intrattengono, ma appena la coppia si forma e la Gibson gioca la solita carta del misunderstanding cala la noia più totale. La prevedibilità è un bene, ma quando è ridotta alle ultime pagine e tutto viene sbrigato velocemente diventa solo un peso che frena la lettura.
Altro elemento poco riuscito sono le scene d'amore: mai letto un romance con scene di sesso più noiose di queste. Sono state tagliate? Sono state censurate? Persino la Balogh descrive di più, e lei è già piuttosto casta! Insomma, mi aspettavo qualcosa di meglio oltre alla solita - e per me disgustosa - scena di sesso con tanto di champagne versato addosso.
Diciamo che l'entusiasmo della prima metà muore di una morte lenta ed inesorabile man mano che ci si avvicina alla fine: l'energia delle prime pagine svanisce, il divertimento viene sostituito da un romanticismo stucchevole e da manuale, e il lieto fine sembra tagliuzzato e smembrato.
Certo, è pur sempre un romance ed è pur sempre in linea con gli stereotipi del suo genere, però a volte mi sembra che si sbilanci perdendo l'equilibrio: diverte troppo, ma coinvolge poco. Di sicuro terrò la Gibson nell'elenco delle autrici da rispolverare quando ho toccato il fondo per tutte le altre che adoro. Non c'è mai abbastanza sport romance, quindi c'è poco da fare la schizzinosa, me la tengo buona e mi faccio andare bene anche quello che mi annoia.

6 febbraio 2017

Amy Harmon
Hai cambiato la mia vita

Serie Law of Moses 1
Titolo originale The Law of Moses

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99
Lo trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni: aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi, e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e morte. La nostra storia, una vera storia d’amore.

Commento
***spoiler***
Quando un nuovo romanzo di Amy Harmon sta per uscire in Italia mi sale sempre l'ansia di poterlo leggere il più presto possibile, come una specie di smania isterica che non sparisce fino a quando metto le mani sul romanzo.
A questo giro stessa cosa, appena poco prima della sua uscita ho recuperato la copia ebook di Hai cambiato la mia vita e ho mollato a metà il libro che stavo leggendo perché non ho saputo resistere. Amy Harmon fa questo effetto, anche quando non sai niente di niente della trama, lo prendi ciecamente e con devozione, neanche fosse la tavola dei comandamenti (comandamenti, Moses, capito?).
Bene, con la mia solita ingordigia, ho bruciato il romanzo nel giro di due giorni e non me ne pento affatto perché se avessi impiegato diverse sessioni di lettura per terminarlo, probabilmente avrei perso lo slancio e l'entusiasmo iniziali.
Diciamo che il problema principale, per me, è legato ad un aspetto del romanzo che devo tenere sotto spoiler - e di cui parlerò alla fine - che ha inquinato la mia esperienza di lettura. Non è negativo al punto da aver rovinato il mio giudizio, anche perché credo sia impossibile disprezzare un romanzo della Harmon, però ha avuto il suo bel peso.
Il voto, comunque, è alto perché la Harmon è una scrittrice estremamente capace sia nella stesura della storia, sia nella scelta delle trame. Non c'è mai nulla di scontato, nei suoi romanzi, e riesce sempre ad unire sacro e profano in un miscuglio di passione e spiritualità che permea la storia.
In questo caso questa solidità nella fede, nella speranza, nel credere in un aldilà, è presente più che mai e rimane sullo sfondo durante tutto il percorso dei due protagonisti. Perché Hai cambiato la mia vita è, di base, un romanzo che si basa sulla fede intesa nel suo concetto più ampio e non solo religioso. Entrambi i personaggi dimostrano di possedere una forza spirituale sostenuta soprattutto dalla fede - negli altri, nella vita, in se stessi - e di tenere duro durante le difficoltà proprio grazie a questa solidità. Certo, sia a Moses che a Georgia capitano delle disgrazie che francamente mi hanno devastata, però l'autrice riesce sempre a lasciare in sottofondo equilibrio, serenità, speranza, come a dire ora stai soffrendo come un cane, ma andrà tutto bene.
Ecco, è lo stesso spirito con il quale dovete affrontare questo romanzo: la consapevolezza che piangerete e che soffrirete, per poi avere un finale abbastanza lieto, più realistico che da fiction.
Se farete come me, cioè leggerete il romanzo senza preparazione, tutta la prima parte vi sembrerà seria, dura, drammatica e intensa, ma non è niente in confronto alla mazzata emotiva che la Harmon ci rifila nella seconda parte, qualcosa che ho capito prima che diventasse chiaro ma che ho rifiutato fino all'ultimo, perché no, perché certe cose io non riesco a leggerle e non le voglio proprio leggere.
Il romanzo, comunque, è bellissimo e drammatico, è una di quelle storie che si incolla al lato masochista del lettore e gli fa volere di più, leggere più in fretta, nonostante stia già piangendo da un bel po' e non riesca a smettere, è l'effetto Harmon e tanto vale farsene una ragione, perché il dolore e la bellezza viaggiano di pari passo.
Sui personaggi posso aggiungere poco, perché sono troppo legati alla storia per poterli giudicare come singoli, però posso dire che tra i due Moses è chiaramente il protagonista indiscusso: il suo dono lo fa brillare, perché suo malgrado è un diverso in un mare di normali e come tale subisce una serie infinita di dolori e difficoltà, prove che lo trasformano e lo costringono a decisioni drastiche. Il Moses giovane e quello adulto sono due versioni diverse, due Moses speciali a modo loro, intensi in modi diversi, e sono fantastici da leggere. Non nego che la versione adulta, più incline alla commozione, mi sia piaciuta di più.
Georgia è una specie di amazzone, una persona che vive la sua vita affrontandola a muso duro, senza nascondersi e senza piegarsi alle convenzioni sociali: nella sua totale devozione a Moses si capisce bene che del colore della sua pelle non gliene importa nulla, le supposizioni e i sospetti non la toccano perché vede Moses per quello che è, nonostante i suoi segreti.
Infine, gli spoiler. Per evitare di rovinare la lettura del romanzo li ho messi qui sotto.
Gli spoiler che voglio fare sono due - grossi - perché di uno non viene fatta parola nella quarta di copertina e il secondo è uno di quegli elementi che molti, come me, non vogliono leggere.
Primo spoiler, il romanzo ha una componente soprannaturale piuttosto importante, un'abilità di Moses che si avvicina molto al concetto di medium. Per me, però, questo elemento è un valore aggiunto all'intensità e alla drammaticità della storia, è un qualcosa che arricchisce il personaggio di Moses e che andrebbe forse anticipato lievemente in modo da preparare il lettore.
Il secondo spoiler è stato il più critico, per me. Sono particolarmente sensibile alla morte dei bambini, è un tema che rifiuto e che non riesco a leggere, e avrei gradito poter evitare anche questa volta. Purtroppo è un momento della storia che non puoi prevedere, qualcosa che ti arriva alle spalle e per il quale non ti puoi preparare, quindi non ho potuto fare altro se non proseguire e soffrire come un cane. Questo non significa che il romanzo sia gratuitamente crudele o che questo elemento poteva essere eliminato, perché è necessario, però è sicuramente delicato e magari avere la possibilità di saperlo prima può preparare emotivamente.