24 luglio 2017

Leylah Attar
Senza nessun segreto

Titolo originale The Paper Swan

Trama
Newton & Compton
ebook | € 2,99
Un normale giorno di shopping sta per trasformarsi in un incubo per Skye Sedgewick. A un passo dalla sua macchina nel parcheggio viene rapita e narcotizzata. Poco dopo sembra arrivata la sua fine: lo sconosciuto la costringe a inginocchiarsi e le tiene puntata una pistola alla tempia. Skye aspetta che parta il colpo mentre recita la preghiera che l’aiutava a dormire da bambina, ma riceve solo un fortissimo colpo alla testa che la tramortisce.
Al suo risveglio, l’incubo è ancora al suo fianco, ha i lineamenti scolpiti e uno sguardo impenetrabile. Chi è quest’uomo e perché le è così familiare? Questo è solo l’inizio di una storia sconvolgente, una tempesta di emozioni violente e di sentimenti che travolgono il lettore sin dalle prime pagine. Un romanzo d’amore epico, oscuro e indimenticabile.





Commento
***spoiler***
Io non capisco, giuro. Perché ad ogni novità super osannata io mi ritrovo a fissare le pagine chiedendomi perché. Perché a me non piace, perché lo trovo noioso, scontato, banale, brutto. Perché? C'è qualcosa di sbagliato in me, oppure sono gli altri che hanno un metro di giudizio più morbido del mio? Non lo so, so solo che ancora una volta per me è un no grosso come una casa mentre per tutti gli altri è un sì.
Quindi prendete il mio commento con le pinze perché può essere che qua il problema sia io (anche se, onestamente, sono piuttosto convinta delle mie motivazioni).
Anyway, Senza nessun segreto è un dark romance slash romance che, a detta della maggioranza, è bellissimo meraviglioso perfetto. Ho letto persino chi lo ha definito IL romanzo (con l'articolo in maiuscolo) e un po' mi è venuta l'ansia. Ora che l'ho finito - dopo due settimane DUE - io, di così indimenticabile e meraviglioso, non ci ho trovato niente.
La storia è questa: il giorno del suo compleanno Skye, ereditiera ricca, bella, bionda, un po' frivola, viene rapita da uno sconosciuto che la droga e la carica su una barca. Il rapitore - oscuro ma affascinante - la maltratta, le taglia una falange del dito, e più in generale cerca di ucciderla per vendicarsi del padre di lei. Il soggetto in questione, che si fa chiamare Damian, non riesce ad ucciderla perché ogni volta sembra bloccarsi, però non la libera e Skye viene strapazzata in ogni modo.
In buono stile dark la ragazza comincia a sviluppare un'attrazione morbosa nei confronti di Damian che la schifa senza mezze misure. Seppur tenti di fuggire ogni volta, alla fine Skye si attacca a Damian e comincia a vederlo come un porto sicuro: essendo sperduti in mezzo al mare non ha molte vie di fuga. L'occasione perfetta per scappare capita durante una burrasca quando Damian si prende una trave in testa e sviene e Skye riesce ad usare il telefono satellitare per chiamare aiuto e per chiamare il padre.
Però l'aiuto arriva sotto forma di Rafael, amico d'infanzia di Damian e suo complice, che li porta su un isolotto di proprietà del rapitore dove Skye viene a conoscenza della storia di Damian.
Ora, non mi ricordo nemmeno più se lei lo scopre prima o se qui Rafael le spiega il come, comunque il colpo di scena citofonatissimo che ho capito dopo due pagine è che Damian è Esteban, il bambinetto suo amico d'infanzia. Infilati nella narrazione ci sono dei flashback e dei ricordi di Skye dove ci vengono propinate un sacco di scene dei due da bambini e quindi è evidente fin da subito che Esteban e Damian sono la stessa persona.
E quindi il primo colpo di scena non mi ha colpita per niente.
Appena Skye scopre che Damian è Esteban magicamente decide che nonostante siano passati anni - anni - e che fossero due bambini piccoli lei lo ama lo stesso ed è disposta a perdonarlo (e il tuo dito? e le botte? e il rapimento? e le umiliazioni?) perché sotto sotto deve essere il suo Esteban, no?
Quante fesserie, dai, questo passa le pene dell'inferno in una concentrazione di sfighe che solo nei film, passa la maggior parte della sua vita convinto che il padre di lei ha causato tutto quello che gli è capitato ma no, lui è ancora il suo amichetto solo che adesso è un uomo ed è gnocco e quindi se lo farebbe volentieri e lo ama.
Cioè, per favore, dai.
Comunque la storia procede, con i due che giocano ai piccioncini sull'isolotto mangiando cocchi e pescando pesciolini e trombando come ricci perché si sa, niente eccita una donna e la fa innamorare più di due settimane di prigionia.
L'idillio finisce quando il padre di Skye li rintraccia e piomba dal cielo con un'intera squadra di guardie neanche fosse l'esercito. Damian e Skye vengono divisi e lui tenta un'ultima volta di vendicarsi sparando verso il padre di lei, solo che la signorina - che, poverina, ama entrambi - si mette in mezzo e prende il proiettile.
Quindi Damian, traumatizzato perché l'ama con tutto il cuore, si lascia prendere e arrestare e comincia così l'ennesimo spiegone sul suo passato. Okay, va bene, sopporto. Gli fanno il processo, si becca sette anni e dopo un anno di detenzione Skye lo va a trovare. Magicamente lui la trova più rotondetta - ma chissà come mai! - e poi non si rivedono più per sette anni.
Avete indovinato? Non ci vuole poi molto a capire che Skye era gravida e ha sbolognato la creatura mentre lui era in prigione.
Così siamo all'ultima parte del romanzo, in cui Damian compra la casa d'infanzia di Skye e comincia a restaurarla perché ormai ha chiuso con il passato, si è vendicato, sono morti tutti, e può mettersi l'anima in pace che non avrà mai Skye anche se l'ama così tanto, poverino.
Un giorno mentre lavora in casa trova nel nascondiglio di quando era piccolo una bambinetta. Chissà chi sarà, mi chiedo. Questa bambinetta è una specie di bulla che lo picchia, gli entra in casa, lo maltratta e a lui piace perché è una bambina e lui ormai è un uomo diverso.
Chissà chi sarà, ripeto, quando la incontra al cimitero sulla tomba della madre di Damian e lei gli chiede di aiutarla a decorare la tomba dei suoi nonni materni. Chissà, mi chiedo.
Caspita, non l'avrei mai detto! è la figlia di Skye e guarda un po' chi viene a recuperare la figlia? Ma Skye!
Il momento Carramba è un qualcosa di talmente scontato che, francamente, a quel punto mi è venuta voglia di eliminare l'ebook. Lui che guarda lei, lei che guarda lui, la bambinetta che parla del padre detenuto, insomma una roba prevedibile tipo Beautiful.
In chiusura Skye è diventata una sorta di buona samaritana che ha unito il suo innato senso della moda (certo, come la minigonna di paillettes) con l'aiutare le detenute del carcere dove era stata rinchiusa la madre di Esteban, e lui che gioca al maschio alfa infilandosi di notte nella sua stanza come un ninja perché oh, ti amo troppo ci dobbiamo sposare. Seguono ulteriori rocambolesche avventure, sparatorie, cattivi che muoiono e poi, ovviamente, il lieto fine.
Sì, vissero per sempre felici e contenti. No, non c'è una sola parte di questo romanzo che abbia smosso un solo neurone e mi abbia sorpresa. Niente emozione, solo noia. Niente originalità, solo una sequenza di banalità. Due personaggi che boh, onestamente se vuoi creare un cattivo molla il passato tormentato perché ormai puzza peggio di un pesce sotto il sole d'agosto. E per favore, basta con questi improvvisi innamoramenti quando nella realtà uno può anche essere mio amico d'infanzia ma se mi taglia un dito, anche solo un pezzetto, io rovino lui e tutta la sua stirpe altro che fargli gli occhi dolci e saltargli addosso.
Quindi, per finire qui la tortura, non faccio parte di chi ha amato questa storia, ma proprio per niente, perché non ci ho trovato nulla di mio gradimento. Sarò anche parte di una minoranza, ma credo di avere tutte le ragioni per andare contro corrente. Se vi è piaciuto buon per voi, io mi sono fatta violenza per portare avanti la lettura e ho dovuto spremermi le meningi per tirare fuori un commento che avesse un minimo di logica. Già sono stanca di mio, non ho energie da buttare in letture brutte, noiose e banali, figuriamoci se ho tempo, voglia e energie per scriverci pure un commento.
Addio signora Attar, non è stato per niente un piacere.
PS: neanche a farlo apposta, il titolo riassume perfettamente il contenuto del mio commento. Senza nessun segreto, appunto.

20 luglio 2017

Jennifer L. Armentrout
The Problem with Forever

Trama
Mira | pag. 480| € 8,60

Growing up, Mallory Dodge learned that the best way to survive was to say nothing. And even though it’s been four years since her nightmare ended, she’s beginning to worry that the fear that holds her back will last a lifetime. Now, after years of homeschooling, Mallory must face a new milestone—spending her senior year at a public high school. But she never imagined she’d run into Rider Stark, the friend and protector she hasn’t seen since childhood, on her very first day. It doesn’t take long for Mallory to realize that the connection she shared with Rider never really faded. Yet soon it becomes apparent that she’s not the only one grappling with lingering scars from the past. And as she watches Rider’s life spiral out of control, Mallory must make a choice between staying silent and speaking out—for the people she loves, the life she wants and the truths that need to be heard.

Forever was something we all took for granted,
but the problem with forever was that it really didn't exist.
Commento
Quando ho fatto il preorder di questo romanzo, ormai molti mesi fa, non sapevo nemmeno che la copertina fosse così bella e che rispecchiasse in modo così preciso uno dei tratti distintivi della storia. Si tende sempre a sottovalutare la potenza delle copertine, ma un buon accostamento di colori, quando è coerente al contenuto, così come la scelta discreta di immagini di persone, è un fattore decisivo sia nell'acquisto, sia nel giudizio generale. Quando mi è arrivato non sapevo che Nord lo avrebbe pubblicato, e probabilmente se lo avessi saputo avrei aspettato la loro edizione ma, quando ho visto la loro copertina sono stata molto contenta di aver preso l'edizione originale. Non c'è storia, vince a mani basse, e non lo dico per parlare male di Nord, per carità, ma perché questi schizzi di colore hanno un significato e poter avere un riscontro visivo di ciò che stai leggendo è emozionante.
Era da molto tempo che non mi accostavo ad un romanzo young adult e onestamente non ne sentivo nemmeno la necessità. A volte mi prende la smania di tornare indietro nel tempo - quando l'età adulta mi causa stress - e solo una buona storia YA riesce a sollevarmi il morale, eppure ho notato che quando non ho particolare bisogno di questo genere e ne leggo uno lo stesso è molto difficile che io rimanga delusa o che dia un voto sfacciatamente negativo.
Poi, diciamocelo, avere per le mani un romanzo della Armentrout è un po' una giocata vinta in partenza, perché lei è veramente brava in quello che fa ed è brava nel costruire delle storie di giovani con quel lato romantico dolce amaro che la rende così speciale tra tutte le sue colleghe.
Quindi, anche se l'edizione morbidina e colorata ha soddisfatto l'occhio e il nome della Armentrout ha influenzato il cuore, la storia mi è piaciuta molto ma solo fino ad un certo punto, ed è per questo che il mio voto è un tre e mezzo pieno e abbondante.
L'argomento di base di questa storia è legato al problema del sistema di accoglienza e di affido di bambini e ragazzi orfani o abbandonati, un sistema che spesso funziona bene ma quando funziona male trasforma la realtà di poveri bambini nell'Inferno in Terra. E' una realtà purtroppo diffusa ed è anche una fabbrica di disagio fortissimo: alcuni di questi bambini subiscono violenze di ogni tipo, da quelle fisiche a quelle psicologiche, e molti crescono patendo la mancanza di amore, di sostegno, di rispetto, e si convincono di essere delle nullità, di non valere niente e di non avere futuro.
E' il caso di Mallory e di Rider, entrambi creature del sistema ed entrambi segnati in modi diversi dagli abusi subiti da bambini. I due erano in affido ad una famiglia - se così si può definire - uscita dagli incubi: una donna dipendente dall'alcool e indifferente ai loro bisogni, e un uomo che più che picchiarli ed esporli a pericoli di ogni genere non ha fatto. L'unico aspetto positivo in questa situazione era che Mallory e Rider sono cresciuti insieme e si sono uniti in un'alleanza indissolubile fatta di aiuto reciproco e di affetto. Ma come si può immaginare, alla fine i due bambini vengono divisi e, ormai adolescenti, prendono strade completamente separate perdendo i contatti.
Da una parte c'è Mallory, adottata da una coppia di dottori che le vogliono bene come fosse figlia loro e l'aiutano a lottare contro il suo mutismo, uno dei sintomi del suo PTSD, sostenendola nei suoi piccoli passi e aiutandola a gestire una realtà che la mette in difficoltà per ogni cosa. Dall'altra parte c'è Rider, rimasto un po' ai margini della società e ancora bloccato in quel limbo che non gli permette di mettersi il passato alle spalle e cominciare a costruirsi un futuro.
Proprio durante uno dei momenti cruciali nella nuova vita di Mallory, il primo giorno di scuola pubblica, Rider rientra nella sua vita. Mallory fa fatica ad associare l'immagine del Rider bambino con quella del giovane ragazzo che si trova di fronte: indubbiamente bello, indubbiamente popolare, indubbiamente un bad boy, ma sotto quello strato nuovo e scintillante c'è lo sguardo del vecchio Rider. I due riallacciano subito i rapporti, come se non si fossero mai separati, ma con la consapevolezza che ormai nessuno dei due è più lo stesso e che la percezione che hanno l'uno dell'altra è distorta dall'attrazione, dalla curiosità e dal fascino di vedere una persona amata sotto una luce diversa.
L'elemento vincente di questo romanzo è la sua delicatezza: la Armentrout punta la luce su diversi lati oscuri, oltre a quello del sistema di affido. Ci sono per esempio le difficoltà oggettive del combattere con problemi fisici, Mallory si blocca letteralmente di fronte alle persone e non riesce a parlare, così come i pericoli della vita dei meno fortunati, fatta di spaccio, di delinquenza e di pochi mezzi per starne fuori e sopravvivere. Il legame dei due ragazzi è tenero e per niente estremizzato, entrambi hanno i loro problemi e questi hanno la precedenza su qualsiasi forma di sensualità. Il target YA è rispettato non solo nella storia e nei contenuti, ma soprattutto nella forma: i primi baci e le prime carezze sono inseriti nel contesto dell'amore, dei sentimenti, e di una relazione che punta al per sempre, e non ci sono scene esplicite o gratuitamente piazzate per soddisfare un prurito tutto adulto.
Tutto il romanzo ha questo tono ed è così in sintonia con i protagonisti che non si può sentire la mancanza della versione più grintosa della Armentrout: Mallory è così fragile e desiderosa di superare i suoi problemi da suscitare solo tanto affetto e Rider, per quanto sia innegabilmente un bad boy dal cuore tenerissimo, è pur sempre un ragazzo che ha sofferto tanto e che nella vita ha avuto pochissimo per sé e gli si vuole bene come ad un fratello minore.
Una cosa non mi è piaciuta granché e solo perché secondo me il livello di dramma era già fin troppo pesante: Jayden, e più di questo non dico.
Ora, nonostante sia tutto preciso, ben scritto e dai contenuti forti e ben sviluppati, mi è sembrato che mancasse qualcosa dal punto di vista emotivo. Non ho sentito lo stesso tipo di coinvolgimento che altri romanzi della Armentrout hanno saputo darmi e non mi ha commossa veramente, come se ci fosse un sottofondo di artificiale che mi impediva di lasciarmi prendere dalla storia. Persino adesso che sto scrivendo il commento non sento nessuno slancio emotivo nei confronti di questo romanzo e me ne dispiace tantissimo: mi è piaciuto tanto, ma non mi ha toccata sul serio.
Immagino che sia la maledizione di chi ha troppe aspettative, ti aspetti qualcosa di mindblowing e alla fine è solo una bella storia, un bel romanzo, e due personaggi dolci.
Va bene così, sono sicura che certi livelli di drama li potrò raggiungere in altri modi e in altri contesti, e questo romanzo mi sarà servito per riscoprire il valore di un romanzo YA che sia davvero uno YA.

17 luglio 2017

Julia Quinn
Quella volta a Londra

Serie Bevelstoke 2
Titolo originale What Happens in London

Trama
I Romanzi Mondadori
ebook | € 3,99
Lady Olivia Bevelstoke ha saputo che il suo nuovo, affascinante vicino potrebbe aver ucciso la fidanzata e, determinata a scoprire la verità, decide di spiarlo. Sir Harry Valentine lavora per il ministero della Guerra traducendo documenti di importanza vitale per la nazione.
Quando si accorge della splendida bionda che lo osserva di nascosto, dapprima si allarma, poi viene a sapere che potrebbe trattarsi della fidanzata di un principe russo sospettato di tramare contro l'Inghilterra. Riceve quindi l'ordine di indagare su entrambi: un incarico che ben presto si tramuta in piacere, poiché Olivia gli sta conquistando il cuore. E quando un grave pericolo incomberà su di lei, Harry dovrà ricorrere a tutta la sua abilità per proteggerla...





Commento
Quando un romance ti traumatizza, è meglio buttarsi su un altro romance ma, questa volta, di qualità. Un po' come quando dicono che se cadi da cavallo devi subito risalire in sella. Uguale.
Io, reduce da un mappazzone noiosissimo che di romantico aveva poco, ho pescato un romanzo a caso - letteralmente a caso - in quella che sta diventando la scorta della disperazione. Caso ha voluto che, ancora una volta, il romance storico di Julia Quinn venisse in mio soccorso.
Quella volta a Londra è una storia romantica e divertente che si intreccia con la serie Smythe-Smith e nel quale ritroviamo alcuni personaggi già noti.
Avendo letto le due serie a casaccio, conoscevo già la coppia Olivia/Harry ma non ero riuscita a farmi un'idea né del carattere dei due, né delle circostanze nelle quali si sono messi insieme.
Essendo una grandissima fan dei romance storici senza azione e privi di qualsivoglia forma di pericolo, intrigo, spionaggio eccetera sono stata molto felice di aver scelto un titolo che di questi elementi ha pochissimo e usati solo per dare profondità al passato dei personaggi e perché regalano un pizzico di brivido che - per fortuna - viene risolto in fretta.
Harry Valentine è un dipendente del Ministero della Guerra inglese, ormai congedato dal fronte dopo le guerre napoleoniche, ed è stato assunto come traduttore di documenti dal russo grazie alla sua approfondita conoscenza della lingua, forte di una nonna russa che lo ha cresciuto parlando solo la sua lingua. Harry è piuttosto soddisfatto della sua situazione, ha una bella casa a Londra, trascorre le sue giornate lavorando, e può riprendere in mano la quotidianità della gestione familiare, anche se ormai sono rimasti solo lui e il fratello minore.
Anche se Harry è un uomo tranquillo, razionale e senza vizi, le voci sulla sua reputazione nella buona società di Londra non si sprecano. Tra le giovani in cerca di marito corre voce che Harry abbia assassinato la fidanzata, anche se lui fidanzato non lo è stato mai, e la giovane Olivia Bevelstoke - sua dirimpettaia - da una parte non crede alle voci e dall'altra preferisce spiarlo per scoprire se ha qualche scheletro nell'armadio.
Per un'intera settimana Oliva siede alla sua finestra e spia Harry nel suo studio, convinta di passare inosservata e di riuscire a raggiungere un verdetto sulla sua presunta colpevolezza. Harry, d'altra parte, che in guerra ha svolto anche compiti di spionaggio, scopre che la sua vicina lo sta spiando già al primo giorno ma decide di fare finta di niente, un po' perché è curioso di scoprire cosa farà, un po' perché questa svolta rompe una routine che lo annoia.
Ma quando si trova di fronte la giovane e bellissima Olivia, decide di affrontarla e prenderla un po' in giro lanciandole frecciatine che lei capisce subito, sentendosi messa alle strette si trasforma in una snob maleducata e cerca di risolvere la questione evitando il povero Harry.
La parte divertente di questo romance è questa: i dialoghi, le battute, le scene divertenti (quella in cui Sebastian legge ad alta voce nel salotto è esilarante - gli incroci di personaggi e la gara tra Harry e il Principe russo per prenotarsi le attenzioni di Olivia, persino il breve risvolto del rapimento ha avuto un effetto positivo. Mi è piaciuto proprio tutto, mi ha rilassata e mi ha divertita e ha anche soddisfatto il mio bisogno fisiologico e compulsivo di romanticismo casto e divertente.
Purtroppo credo che questo fosse anche l'ultimo romanzo della Quinn che avevo in scorta, quindi adesso la situazione è critica. Spero solo che lo sghiribizzo romantico mi torni tra un po'. Un bel po'.

13 luglio 2017

Nicole Williams
Trusting you and other lies

Trama
Crown Books for Young Readers
ebook | € 10,40
Phoenix can't imagine anything worse than being shipped off to family summer camp. Her parents have been fighting for the past two years--do they seriously think being crammed in a cabin with Phoenix and her little brother, Harry, will make things better? On top of that, Phoenix is stuck training with Callum--the head counselor who is seriously cute but a complete know-it-all. His hot-cold attitude means he's impossible to figure out--and even harder to rely on. But despite her better judgment, Phoenix is attracted to Callum. And he's promising Phoenix a summer she'll never forget. Can she trust him? Or is this just another lie?
I knew he was my boss on paper, and that summer romances never worked, and that I'd just gotten out of a relationship and shouldn't be looking to hop into another one so quickly. I knew he was temperamental at best and unpredictable at worst. I knew he rubbed me in more wrong ways than right ones, and that I probably did the same with him. But at that moment, sitting across from him, pretending to study for our SATs, I wasn't thinking about the heap of reasons we didn't make sense. I was only thinking about the reasons we did.
Commento
Non sono una blogger particolarmente seguita, i numeri parlano chiaro. E' normale, quindi, che gli editori non mi filino granché e che ad ogni copia omaggio che ricevo la mia prima reazione sia di stupore. Mai, nemmeno per una volta da quando ho aperto il blog ormai dieci anni fa, ho pensato che un giorno avrei ricevuto una copia omaggio da un editore straniero per recensire un'autrice che adoro.
Datemi questi cinque minuti per godere di questa esperienza, perché sarà probabilmente la prima e l'ultima volta che NetGalley approverà una mia richiesta.
C'è anche da dire che la Williams è una gemma assoluta. E' generosa oltre ogni possibile immaginazione, regala i suoi libri come fossero caramelle e spessissimo crea dei giveaway per il  suo gruppo Facebook è, quindi, molto probabile che la mia richiesta sia stata accettata perché la Williams aveva stabilito la regola di mandarlo a tutti, ma anche se fosse così è arrivato ad una blogger italiana sconosciuta. Il fatto che lei sia così disponibile, gentile e alla mano è solo l'ennesima dimostrazione che questa autrice è una combo perfetta di qualità personali e professionali e che la lista dei suoi pregi si allunga ad ogni romanzo che leggo.
Trusting you & other lies è il suo primo Young Adult ed è un esempio perfetto del genere non solo per la sua appartenenza alla categoria, ma soprattutto per il contenuto fedele al genere come solo i vecchi YA sanno essere. Il target di lettori viene rispettato perché gli elementi principali e determinanti sono la famiglia, il primo amore, e il primo approccio con i cambiamenti della vita. In questo contesto, ad esempio, il sesso non ha nemmeno spazio, non ce n'è nel modo più assoluto, perché non è necessario alla storia e perché - in base alle caratteristiche del genere - è conseguente all'elemento amore e viene solo lasciato sotto inteso come un qualcosa che accadrà in futuro.
Siccome si parla tanto del sesso come strumento portato all'estremo e usato per fare cassa nel settore YA e NA, mi sembra giusto sottolineare che questo romanzo è assolutamente adatto a lettori anche al di sotto dei quindici anni.
Tolto questo pensiero, possiamo buttarci a capofitto nella storia.
Non so voi, ma io ho sempre avuto un debole per tutte quelle attività e quei luoghi comuni tipici della cultura americana. Il football, i cowboys, le ambientazioni tipicamente americane, gli hamburger e le tavole calde, il puré di patate e le pannocchie, le scuole superiori con gli armadietti nei corridoi e i campi estivi. I campi estivi, quei luoghi mitici immersi nei boschi dove passare mesi tra attività, sport, amici, famiglia, e perché no, pure qualche bella e sana cotta estiva.
Ecco qui l'ambientazione di TY&OL, un bel campo estivo in Arizona meta di super entusiasti e di allergici alle attività di gruppo, luogo mitico in cui non essere il bambino senza amici e farsene dieci diversi in due minuti e girone infernale per chi non ha nessuna voglia di passare due mesi con la propria famiglia disastrata. Harrison e Phoenix, esemplari perfetti, sono fratello e sorella e si trovano seduti sul sedile posteriore della macchina del padre, reduci da sei ore di viaggio senza stop verso Camp Kysmet. Harrison, dieci anni, ha programmato ogni secondo con tutte le attività che gli interessano in ordine di importanza, Phoenix neanche ci pensa a muovere un piede o un dito con quei pazzi invasati e, anzi, la sua politica è di mutismo e disprezzo misto a scontrosità come solo una diciassettenne in rotta con i genitori può mettere in atto.
Perché Phoenix sa che questo viaggio è solo una facciata, sa che il gestore del campo è amico del padre e non li farà pagare, sa che il padre non lavora da ben tre anni e che i genitori le hanno nascosto l'avviso di pignoramento della casa, sa che non le dicono la verità, che fingono che vada tutto bene e sa che i suoi vecchi genitori si sono trasformati in repliche fredde, scostanti, perennemente arrabbiate e indifferenti ai due figli.
Da un lato c'è il fratellino, contento come non mai, e dall'altro c'è lei che non solo deve sopportare questa situazione ma deve anche mettersi d'impegno perché per quei due mesi lavorerà come istruttrice nel campo. Caso vuole che il suo tutor, colui che le insegnerà come organizzare le attività e seguire i clienti, è anche una delle persone più dotate e capaci in fatto di sport all'aria aperta ed è una specie di maschio diciottenne in via d'estinzione: Callum, un momento serio e professionale e quello dopo divertente, un momento le scarica mille incombenze sulle spalle urlandole contro e quello dopo le regala un paio di scarponi da montagna. Callum non è solo un bel vedere, atletico com'è e con quegli occhi intensi, ma è anche stimolante: ogni volta Phoenix si sente in competizione con lui, cerca il suo sostegno e la sua approvazione e lo ascolta sul serio quando ha qualcosa da dirle. Il che è tutto dire, visto che Phoenix è una di quelle persone che hanno la testa dura e non sentono ragioni se non sono le loro.
Così iniziano i due mesi, tra un giro in gommone, un'escursione in montagna, cene in sala comune, corse mattutine e un crescente e fastidioso interesse verso Callum.
Phoenix ha un piano piuttosto preciso per la sua estate e non è molto contenta di vederlo cambiare poco alla volta: sua mamma assomiglia sempre più alla sua vecchia versione, partecipa alle attività e si interessa dei figli, il fratello non ha più bisogno di lei e ha preso il volo, il padre sembra essere sparito nel nulla e Callum le sta facendo cambiare idea sulla regola niente ragazzi.
La cosa divertente è che per tutto il romanzo Phoenix non perde di vista le cose che sono alla base di tutto: la famiglia, la scuola, la felicità e, anche se a volte le sue scenate sono completamente esagerate, alla fine si abitua agli scossoni e ai cambiamenti e li accetta perché non può fare altro. I segreti di famiglia peggiorano per poi migliorare, la strana relazione con Callum si stabilizza in fretta e i due vanno d'amore e d'accordo e le attività del campo cominciano a piacerle.
Poi, naturalmente, le cose prendono una brutta strada e Phoenix compie il classico errore provocando una rottura con Callum e una frattura con la famiglia. E, come da manuale, le cose lentamente migliorano, Phoenix impara dagli errori e capisce che la sua versione, la sua visione della vita in bianco e nero debba trovare spazio per il grigio e che le persone possono avere mille motivazioni per fare certe scelte.
Cosa mi è piaciuto? A parte l'ambientazione, così particolare e da sogno, così piena di cose bellissime che farei pure io e lo stile della Williams, i due protagonisti sono al centro di tutto. Phoenix, in particolare, è una protagonista femminile che può risultare antipatica, scontrosa, a volte persino capricciosa e lo è. Lo è perché ha diciassette anni e a quell'età siamo tutti convinti di aver ragione, ed è per questo che mi è piaciuta: è ben lontana dall'immagine carina e perfettina delle ragazzine degli YA, è una che picchia duro, che corre e si allena alle cinque ogni mattina per mantenere la media e ottenere la borsa di studio, è una che ha un programma di studio serrato per poter avere il risultato più alto ai test orientativi, è una ragazzina che spera che i genitori la trattino da adulta parlandole dei problemi della famiglia ed è la stessa ragazzina che soffre tantissimo perché si sente trascurata, perché crede di dover proteggere il fratellino e di dover affrontare ogni singola cosa come una sfida, persino allacciare gli scarponi, persino un'escursione in bicicletta. Ed è per questo che sbaglia, perché non riesce a capire quando le è permesso essere ancora adolescente e quando ci si aspetta da lei un comportamento più razionale, adulto, consapevole e la delusione che questi errori creano nelle persone a cui si rapporta la costringono a mettersi in discussione.
Chiaramente è Callum il personaggio che le fa da muro. Non le risparmia nessuna critica, anche se sempre costruttiva, sempre razionale, educata, Callum le sbatte in faccia i suoi errori e si aspetta da lei sempre di più. E nel progetto di vita di Phoenix ci finisce anche lui, perché appena appena si tengono timidamente la mano lei vuole spronarlo a migliorare in qualsiasi campo non eccella: la scuola, ad esempio, e i test per il college, o semplicemente nel duro compito di avere stima di se stessi.
Così i due - in un modo totalmente troppo maturo, lo so - decidono di frequentarsi di darsi una seconda possibilità e di continuare a cercare la propria strada. Mi è piaciuto tanto il finale, anche se forse troppo scontato è pur sempre un lieto fine che migliora le cose, le rende accettabili, stabilisce dei compromessi tra i personaggi e lascia intendere che per certe cose ci vuole spazio, ci vuole tempo e ci vuole un sacco di impegno da entrambe le parti.
E quindi questo YA mette l'amore al primo posto ma soprattutto mette l'amore e la fiducia verso se stessi, nel credere di poter fare qualsiasi cosa, di essere in grado di raggiungere certi traguardi senza mettere da parte la famiglia, l'amore e l'istruzione.
La Williams è brava in queste cose, riesce sempre a trovare un equilibrio in un genere che ama gli estremi, e riesce a creare personaggi maschili che entrano nel cuoricino senza sollevare un polverone o giocando la carta del drammone - e Callum ne ha da vendere, di problemi, ma non li usa come scusa per essere attraente -, ma soprattutto, riesce a creare romanticismo e scene emozionanti senza che i due protagonisti si tocchino. Ditemi voi quante autrici sono capaci di farlo, in questo genere.

10 luglio 2017

Alessia Gazzola
Non è la fine del mondo

Trama
Feltrinelli | pag. 219 | € 15,00
Emma De Tessent. Eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento – ma solo per il momento – insieme alla madre, rea di aver chiamato le figlie (Emma e Arabella) come le protagoniste di un romanzo Regency nella convinzione che avere nomi romantici sarebbe stato un punto di forza per loro (per essere sfottute, senz’altro). Cosa non le piace: il chiasso. Le diete. La mondanità. Il rumore dell’aspirapolvere. La maleducazione. La sua idea di felicità: bufera con folate di vento ululanti. Una candela, un divano e un plaid. Un romanzo rosa un po’ spinto, rigorosamente ambientato in epoca Regency. Un pacco di biscotti – vanno tutti bene, purché basti guardarli per dichiarare guerra alle coronarie. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia sempre quando si sente giù. Un uomo che non può (non deve!) avere. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo della zitella, solo l’allergia ai gatti. Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo molti colloqui fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove finisce per essere presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista. Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov’è, in quel piccolo paradiso di tulle e colori pastello? E perché il famoso scrittore che aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica per il suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell’affascinante produttore che per qualche ragione continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?
Commento
Onestamente? Per me è no.
A me la Gazzola piace tanto, sia per come scrive, sia per quello che scrive, sia per l'impressione che mi ha dato quando l'ho incontrata ad un firmacopie. Penso che sia un'autrice dolcissima, gentile e che sappia buttare sul ridere una quotidianità che le persone comuni vivono come deprimente e per niente divertente. Eppure, per quanto possa apprezzarla, questo romanzo è uno dei più mediocri che ho letto negli ultimi mesi. Non è brutto, non è scritto male, non è noioso, è semplicemente molto al di sotto delle aspettative, molto al di sotto di quello che la Gazzola scrive di solito, ed è un romanzo che lascia un senso di incompiuto piuttosto forte.
Per assurdo, la trama proposta nei vari store online riassume in modo preciso la trama, praticamente lasciando poco o nulla di nuovo da scoprire e niente che sia di grande impatto narrativo.
Il pregio di questo romanzo - perché comunque ne ha - è che è una lettura leggera, velocissima, uno di quei classici romanzi da vacanza che non impegnano e non possono nemmeno annoiare, visto quando sono brevi. Non mi piace usare la definizione lettura da ombrellone, eppure in un certo senso è così, perché ne rispecchia tutti i cliché. Forse ho sbagliato io, leggendolo aspettandomi chissà cosa, o forse non vado molto d'accordo con romanzi contemporanei che hanno durata breve e consistenza poco definita, perché non è la prima volta che questa categoria mi lascia molto delusa.
La storia, in base alla quarta di copertina, è quella di una giovane donna precaria a cui capitano una serie di sfighe e di avventure che trasformano il tragico in comico e in avventuroso. Insomma, per chi vive la schifezza dei lavori a tempo determinato questa storia è una specie di voler indorare la pillola, lasciando intendere che c'è sempre una seconda chance per tutti e che ogni cosa andrà a posto.
Emma è un soggetto interessante perché, a parte il lavoro traballante, è una persona nella media: non è la classica bellona, non è particolarmente dolce e arrendevole ma è brava nel suo lavoro ed è una persona che cerca di tenersi strette le sue cose, compreso il posto di lavoro. La dimostrazione che non importa quanto sei brava o fedele o volenterosa o professionale è il fatto che Emma viene eliminata dal budget aziendale, come molti poveri cristi ogni giorno nel mondo reale. Ma, essendo questo un romanzo, Emma - dopo l'obbligatorio mese di abbrutimento - si butta in una nuova avventura lavorativa in un negozio di abiti per bambini, facendo comunque colloqui per la sua specializzazione. Così si scorna con il Produttore della Waldau, una specie di squalo fascinoso cattivo come una iena ma molto molto bravo, uno di quei personaggi che puzzano di guru e che cadono in piedi in qualsiasi occasione e verso il quale Emma sente una certa affinità professionale e non solo.
Le schermaglie lavorative con il vecchio e il nuovo posto di lavoro sono palliducce e non diventano mai abbastanza importanti perché, per quanto gli intrighi lavorativi e i tira e molla con il Produttore possano essere divertenti, e per quanto il vecchio capo sia una specie di mostro tragicomico, la Gazzola cade sempre nel brutto vizio di troncare le scene sul più bello, dando per scontato che poi il lettore se le immagina e trae da solo le conclusioni. Onestamente? A me piace che le scene vengano sviscerate perciò questo svolazzare senza posarsi mai, questo stile etereo un po' filosofeggiante alla lunga mi ha snervata finché ho chiuso il romanzo e l'ho fissato come se mi avesse fatto un affronto personale.
L'unico elemento che, tutto sommato, a modo suo è piacevole è Emma anche se - battute divertenti e sfighe atomiche a parte - non decolla mai sul serio. Pur essendo protagonista e voce narrante, rimane sempre nel limbo della sfortunata comica e della speranzosa nuova mega manager, e non tira mai fuori la grinta perché una scena che sia una si chiuda con tutti i crismi. Tra i personaggi secondari il Produttore è interessante ma per niente indimenticabile e non è un grande interesse amoroso, visto che di romantico c'è pochissimo e si vede solo con la lente d'ingrandimento; mentre la madre del Produttore nonché proprietaria del negozio e il suo cane scoreggione sono due soggetti piacevoli da leggere ma, ancora una volta, non è abbastanza.
Niente è abbastanza per dare un voto alto a questo romanzo, e lo dico con molta tristezza perché puntavo su questo titolo per staccare da una serie di letture di genere opposto. Poi, per carità, si è fatto leggere con facilità ed è durato veramente pochissimo, quindi alla fine della fiera mi posso lamentare solo perché sono una rompipalle che non si accontenta mai e che quando sgancia dei soldi per comprare un libro si aspetta sempre il colpo di fulmine.
Spero che i due romanzi della serie Alice Allevi che mi rimangono da leggere sapranno risollevarmi il morale.