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29 gennaio 2018

Jennifer L. Armentrout
Per Sempre Mia

Titolo originale Till Death

Trama

Nord | ebook | € 9,90
Ti amo da sempre. Ti ho atteso per anni. Adesso non mi sfuggirai…
Dieci anni prima. Sasha sta per morire. Ha visto che cosa è successo alle altre vittime dello Sposo e ormai sono giorni che lui la tiene prigioniera. Ben presto, il killer ucciderà anche lei. Ma ecco che accade il miracolo. Oggi. Sasha era scappata il più lontano possibile dalla sua città natale, dove tutto le ricordava lo Sposo e le torture che aveva subito. Eppure adesso è stanca di nascondersi: il suo sogno è sempre stato quello di portare avanti il bed & breakfast di famiglia e lei ha intenzione di realizzarlo. Non appena rivede Cole, però, si rende conto che aveva anche un altro motivo per tornare...Cole non si è mai perdonato per quanto accaduto quella notte. Avrebbe dovuto accompagnare Sasha, invece l'ha lasciata andare a casa da sola. E lo Sposo l'ha rapita. Tuttavia, ora che il destino gli sta dando una seconda occasione, Cole è determinato a sfruttarla al massimo. E non si lascia scoraggiare nemmeno quando Sasha inizia a ricevere strane minacce e in quietanti telefonate anonime. Ma questa volta Cole riuscirà a proteggere la donna che ama o lo Sposo finirà ciò che aveva iniziato?

Commento
Suppongo che, prima o poi, qualsiasi autore preferito pubblichi un romanzo così così. Io di solito sono di bocca buona, soprattutto se sono affezionata al nome sulla copertina, ma ogni tanto mi capita di dover affrontare un salto nel buio - o fare proprio una prova di fede - e rimanere delusa dall'esperienza. E' il caso di Per Sempre Mia.
Quando ho scoperto che la Jenny si sarebbe buttata sul genere suspense ho avuto un po' di paura.
Primo perché non sono una grande appassionata del genere - ne ho letti alcuni nel corso gli anni passati ma ho abbandonato in fretta la quest - e secondo perché questo è un genere molto difficile da scrivere bene, e finire nel pantano è un attimo.
Ora, da come si può immaginare guardando il voto, personalmente non l'ho trovato un romanzo bello. Di sicuro non è tra i migliori della Armentrout, o tra quelli che io ho apprezzato di più, ma ha comunque i suoi punti di forza ed è chiaramente un romantic suspense beginner friendly, quindi è veramente alla portata di tutti.
Comincio quindi con il punto di forza principale, quello che può convincere anche le più scettiche.
E' vero, si parla di serial killer e di donne morte ammazzate ma  il livello di violenza (e di sangue e di sbudellamenti e di cose inquietanti in generale) è molto ridotto e circoscritto. Se non vi piace il genere (come me), o non leggete romanzi che fanno paura o trattano di argomenti pesanti, Per Sempre Mia non è estremamente suspense, non fa paura e non è nemmeno esplicito sotto l'aspetto violenza &co. Si legge senza pensieri e non richiede nemmeno chissà quanta attenzione per seguire la storia. Essendo così blando sul lato thriller, è chiaro che da qualche altra parte l'autrice è andata giù con la mano pesante. Il lato romantic del romantic suspense è decisamente romantico (sorry per la ripetizione). La classica struttura che la Armentrout applica ai suoi romanzi qui c'è - temevo il contrario, onestamente - ed è piuttosto stabile. Ci sono tante scene che aiutano a ristabilire il rapporto e a svilupparlo da capo, quindi il fattore innamoramento non è secondario agli sbudellamenti. Anzi, in un certo senso lo spazio dedicato ai due protagonisti, così come quello per una sorta di normale quotidianità, supera di gran lunga quello destinato allo sviluppo della componente thriller.
Essendo, quindi, un romanzo forte nel suo contenuto romantico, è chiaro che i due personaggi principali hanno una bella presenza.
Sasha è una ragazza all'apparenza normale, con i suoi capelli biondi e la corporatura normopeso (grazie al cielo), ma in realtà è una sopravvissuta. Dieci anni prima era riuscita a scappare prima che il serial killer conosciuto come lo Sposo la uccidesse. Da allora ha cambiato stato, ha cambiato vita e si è allontanata dal suo passato, comprese le persone che le erano amiche o addirittura il suo ragazzo di allora, Cole. Sasha non è mi è dispiaciuta, si è comportata in modo coerente con la storia e con il suo passato, ma nemmeno mi ha convinta del tutto perché mi è sembrata poco carismatica e decisamente passiva rispetto alla storia e al resto dei personaggi. E' come se si lasciasse raccontare da ciò che le è successo nel passato e da ciò che le capita nel presente senza tentare di uscire dallo schema. Non ha grande carisma, viene definita dalla storia e dalle circostanze più che dalla sua personalità.
Aimé mi tocca dire lo stesso di Cole. Siamo lontane dai quei personaggi maschili della Armentrout che bucano la pagina, quelli che ti fanno sbavare appena entrano in scena. Cole è il bellone di turno, non dico il contrario, ma come per Sasha non riesce a uscire dallo schema e a rendere sua la situazione. Cole è un'occasione sprecata, perché rimane nello stesso limbo di Sasha e non riesce ad uscirne. Con lui mi sento di dire che è stato l'eroe che sta sempre appiccicato alla protagonista e che, alla fine, la salva corpo e anima. Non c'è niente di male, ovviamente, solo che ammetto di essere rimasta delusa quando mi sono resa conto che non mi sarei presa l'ennesima cotta letteraria.
Il vero punto debole del romanzo che, poi, mi ha portata a dare un voto basso, è la sensazione di inconsistenza e di prevedibilità. Come ho detto prima, questo può anche essere un pregio, ma se si ha un palato più fine beccare il cattivo al primo colpo e non riuscire a capacitarsi del fatto che nessuno si chieda se il killer era morto sul serio o meno ha fatto salire il sangue alle ginocchia. Insomma, i segni sono tutti lì com'è che a nessuno viene il dubbio?
Manca poi un approfondimento su ciò che è successo dieci anni prima, non c'è una preparazione sugli eventi e sulle indagini, non viene spiegato cos'è successo al killer né a Sasha. Quello che si conosce è talmente poco e talmente annacquato che non sembra nemmeno essere una parte importante del romanzo quando, invece, sappiamo che sarà determinante in quanto, poco alla volta, vengono fatti tanti riferimenti agli eventi passati. Senza contare che di fronte all'evidenza dei fatti Sasha - che dovrebbe essere traumatizzata - non si pone il benché minimo problema. Io avrei già chiamato la SWAT per controllare pure il porta scopino del cesso, lei niente, il vuoto totale.
Ecco, insomma, dal punto di vista del contenuto e della trama secondo me Per Sempre Mia non è esattamente ben riuscito. Ci sono alcuni buchi e la storia non ha una base solida, l'elemento suspense è debole e prevedibile, e c'è un dilungarsi tedioso sulle scene in solitaria di Sasha e - in generale - l'idea che mi sono fatta è che i personaggi siano tutti un po' delle zucche vuote. Sasha, che dovrebbe avere le antenne drizzate fino a Saturno, è di un tonto da non credere e Cole, che vi ricordo essere un federale, è più concentrato a giocare al fidanzato innamorato e protettivo. Non sono credibili, purtroppo. Carini, eh, ma per niente coerenti con la storia.
Tutto sommato, se penso al terrore che ho provato all'inizio, è andata bene. Non è stata una lettura impegnativa ma, purtroppo, nemmeno particolarmente emozionante. Qualche momento di noia c'è, così come qualche momento divertente o appassionante, ma siamo lontane anni luce da certi capolavori di NA che la nostra amata Jenny ha partorito.
Va bene così, mi accontento, le vogliamo bene e le permettiamo qualche romanzo un po' così. Tanto ho sempre Cameron che mi resuscita spirito e ormoni, quindi sono a posto.

23 ottobre 2017

Jennifer L. Armentrout
Sei tutto per me

Serie Wait For You 6
Titolo originale Fire In You

Trama
Nord | pag. 374 | € 16,40

Ci sono volute poche ore perché il mondo di Jillian Lima andasse in frantumi, e sei lunghi anni prima che lei trovasse il coraggio di tornare a casa per gestire la palestra del padre. Jillian adesso è pronta ad affrontare qualunque ostacolo, tranne uno...Brock, il ragazzo cui aveva confessato il suo amore, per ottenere in cambio un secco rifiuto. Brock Mitchell ha fatto molta strada da quand'era un teppista di quartiere. Grazie al padre di Jillian, è diventato un campione di boxe, nonché lo scapolo più ricercato della città. E gli basta uno sguardo per capire che Jillian non è più la ragazzina insicura che aveva respinto: è diventata la donna dei suoi sogni, l'unica che lo faccia sentire completo. E anche Jillian, ogni volta che è con lui, ha l'impressione che ogni difficoltà scompaia e sente rinascere il seme della speranza. Tuttavia, non appena il passato bussa alla sua porta, Jillian capisce che è venuto il momento di combattere contro i suoi demoni. La relazione con Brock le darà la forza necessaria per chiudere i conti in sospeso una volta per tutte o sarà il tallone d'Achille che la distruggerà?


Commento
Era il 26 di Agosto ed ero ancora in pieno blocco del lettore. Ho passato un mese a fissare la pila di romanzi da leggere e non ne ho preso in mano nemmeno uno.
Poi ho deciso che avrei tentato il tutto per tutto. Basta apatia, basta riletture di Harry Potter (per ora, almeno), basta pisolini sul divano. Ho scremato la pila, l'ho ridotta a tre titoli e mi sono imposta con la violenza a sceglierne uno e mettermi sul divano a leggere.
D'ora in poi io vorrò bene alla Jenny perché il suo romanzo ha compiuto il miracolo. Sono passata da zero pagine lette al finire un romanzo di 374 pagine in sei ore. Dal blocco del lettore al divorare senza pausa e adorare il romanzo. Il miracolo.
Quasi volevo saltare per casa dalla gioia, invece finito questo ho attaccato subito un altro libro e ho ripetuto il miracolo. Due libri in due giorni. Dio, che figata.
Comunque. Sei tutto per me è stata la chiave per sbloccarmi, mi ha completamente presa e coinvolta, mi ha riempito la pancia di felicità e il cervello di tante nuvolette fuffolose e mi ha resa così felice. Per poche ore, felicissima di leggere un romance e di sbrodolarci sopra.
Naturalmente il fatto che la Armentrout abbia sparato fuori l'ennesimo romanzo a voto alto non mi ha sorpresa per niente. Quasi tutti i libri di questa serie sono al limite della perfezione (del loro genere) e ,uno più uno meno, tutti mi hanno tenuta incollata alle pagine.
Sei tutto per me mi ha fatto lo stesso effetto: appassionante fin da subito, sexy al punto giusto, con tante scene ricche di movimento, di dialoghi e di feels, e i due protagonisti mi sono piaciuti entrambi, cosa da non sottovalutare affatto.
Jillian e Brock si muovono su un piano temporale spostato rispetto al resto delle storie, ormai le altre coppie sono formate e consolidate e le loro vite procedono e i due, in un certo senso, sembrano gli ultimi rimasti a doversi sistemare. Jillian è la figlia del proprietario della palestra dove Brock si allenava, la ragazzina un po' impacciata che gli correva dietro stile cucciolo innamorato, mentre ora è una donna, non più una ragazzina, e ha superato ormai da tempo lo stadio intermedio che avrebbe inserito il romanzo nella categoria NA. Come lei anche Brock è un uomo, ha 33 anni, si è ritirato dai combattimenti e ha preso una strada diversa, anche se sempre nello stesso ambiente.
La loro storia in parte inizia anni prima, ma sostanzialmente nasce e si sviluppa da adulti, quindi a tutti gli effetti questo romanzo è da considerarsi un romance contemporaneo.
Jillian ha lasciato la palestra, la famiglia, la sua casa dopo aver subito una rapina finita male. I mesi passati a recuperare le forze, la riabilitazione e le operazioni di chirurgia ricostruttiva l'hanno isolata dal resto della famiglia, e le circostanze che l'hanno portata a subire quel trauma le hanno indurito il cuore. La ragazzina innamorata di Brock, che non vede niente se non lui, ormai ha capito che il suo sogno non si realizzerà mai e che lui non la ama. Perciò decide di allontanarsi, di tentare di costruirsi una vita nuova, rimanere al sicuro e dimenticare. Brock, invece, persa la sua migliore amica, continua per la sua strada e si fidanza, combatte sul ring e - sostanzialmente - continua a vivere la sua vita.
Jillian non ha mai dimenticato, non ha nemmeno ripreso a vivere, e le sue cicatrici la rendono sensibile al giudizio altrui: cosa c'è che non va nella sua faccia, cosa le è successo? Così Jillian smette di uscire, smette di vedere gli amici, si limita a stare in casa con il gatto e a lavorare. 
Arriva il momento, però, in cui Jillian si rende conto che ha passato anni a nascondersi e, invece di recuperare e tornare in pista, si è praticamente messa sottovuoto, in una pausa continua e infinita. Stufa di questa situazione e di se stessa, inizia ad accettare gli stimoli esterni: esce con gli amici, cambia lavoro e torna nella palestra di famiglia, accetta persino di uscire a degli appuntamenti, ma il rovescio della medaglia è che Brock rientra nella sua vita.
All'improvviso, dopo anni di silenzio e di tentativi per dimenticarlo, Brock è di fronte a lei, bellissimo, e Jillian è messa di fronte alla scelta di rischiare o tornare nella relativa sicurezza della sua vecchia vita.
Il punto forte del romanzo, per me, è il conflitto tra Jillian e Brock, sia quello passato che quello presente. Quello passato è il classico conflitto da amore non corrisposto ed è il tipo perfetto per creare tante scene drammatiche, emozionanti, scene di sofferenza e di angst che rendono tutto più gustoso - per me, che amo soffrire -; il secondo, quello presente, è quello che si crea quando un personaggio prova a perdonare l'altro perché lo ama ancora  ma fatica a lasciarsi andare, con relative scene di seduzione parziale, dialoghi con doppi sensi, tira e molla, baci infuocati e situazioni imbarazzanti.
Ci sono due momenti diversi che regalano emozioni diverse: il primo è chiaramente più drammatico, perché Jillian viene rifiutata e rimbalzata, perché pian piano scopriamo cosa le è successo e perché con queste scene capiamo la Jillian adulta e le sue motivazioni nel cercare di resistere a Brock.
Il secondo è più sensuale, più leggero, più romantico e lascia intendere che a questo giro i rischi - e quindi l'angst - sono ridotti ma non per questo le scene sono meno appassionanti.
Non c'è scena che non emozioni, in un modo o nell'altro non ci si riesce a staccare dalle pagine.
Naturalmente, oltre alla bravura della Jenny gioca un ruolo determinante Brock, il nostro ex combattente di MMA, lo sgnoccolo muscoloso che lascia dietro di sé una scia di bava e cuori infranti. Brock è un ottimo personaggio maschile perché ha indubbiamente le sue colpe e nelle parti legate al passato scatena angst a pioggia, eppure non è un bastardo e riesce a redimersi piuttosto facilmente nella sua versione adulta. E' cresciuto, è maturato, ha capito, ha accettato e ha deciso che certe cose hanno un valore inestimabile e che vale la pena coltivarle, e così diventa una costante nella nuova vita di Jillian e non smette di stuzzicarla ma nemmeno la tratta come un'invalida, riprende da dove avevano lasciato e alza la posta.
Lo devo dire, la Armentrout è bravissima a creare atmosfera e alzare la temperatura, il crescendo nello sviluppo della storia ti fa dimenticare che i due personaggi ancora non si sono baciati, perché il suo tipo di sensualità riesce ad essere intenso soprattutto nelle scene in cui non c'è contatto fisico, riesce a rendere intense le parole e i gesti dei personaggi e solo dopo, solo alla fine, chiude il cerchio con la scena d'amore. Io preferisco così, se devo essere sincera, l'attesa ha sempre un gusto più intenso quando la si costruisce nel modo corretto e lei in questo è veramente brava perché, non solo dosa la sensualità e la carica nel modo giusto sui personaggi, ma perché non cede all'escamotage troppo facile di esagerare con il sesso, quando questo non solo non sarebbe coerente con la storia e i personaggi, ma non sarebbe nemmeno bello da leggere perché rovinerebbe tutto.
Non siamo ai livelli di Ti Aspettavo, quello è irraggiungibile, ma siamo in alto, molto in alto rispetto ad altri titoli della serie e siamo anche nel reame del romance adulto scritto bene. 
Ultima menzione alle citazioni da fangirl. La Armentrout ha dato al gatto di Jillian il nome di Rhage perché Rhage è il personaggio preferito di Jillian della BDB e il sogno di Jillian è incontrare J.R. Ward. Jennifer una di noi, stima.

2 ottobre 2017

Jennifer L. Armentrout
Ritorno da te

Serie A Wicked Saga 2
Titolo originale Torn

Trama

Nord | pag. 359 | € 16,90
Ivy Morgan pensava di avere tutto sotto controllo, di aver eretto una barriera impenetrabile tra sé e il resto del mondo. Ma le sue difese sono crollate nel momento in cui ha incontrato Ren Owens. Coi suoi penetranti occhi verdi e il sorriso da sbruffone, Ren ha fatto breccia nel cuore di Ivy, conquistandosi la sua fiducia. Anche perché, con lui, Ivy può finalmente condividere ogni aspetto della sua vita: Ren infatti è membro dello stesso, antichissimo Ordine di cui fa parte lei, perciò capisce benissimo che cosa voglia dire passare le giornate all'università e le notti a combattere contro il Male che si cela tra le strade di New Orleans. Però tutto cambia nel momento in cui Ivy scopre un segreto che la sua famiglia si tramanda da generazioni, un segreto che non può rivelare ad anima viva, neppure a Ren. Perché, se lui ne venisse a conoscenza, dovrebbe ucciderla. Ben presto, quindi, Ivy sarà costretta a fare una dolorosa scelta: mentire all'uomo che ama e mettere in pericolo tutto ciò per cui hanno lottato insieme, o sacrificare se stessa per la salvezza del mondo intero...

Commento
***spoiler***
Mi ero dimenticata quanto fosse pericoloso leggere i seguiti di una serie con una pausa di almeno un anno tra un titolo e l'altro. Praticamente non mi ricordo niente.
Già di mio ho una memoria tremenda, un colabrodo che perde tutte le informazioni futili e superficiali che non servono alla vita reale - la versione noiosa fatta di rate del mutuo e bollette -, in più si aggiunge la mia bruttissima capacità di dimenticare un romanzo appena ho finito di leggerlo neanche soffrissi di perdita di memoria a breve termine, ed ecco qua il risultato.
Prendo in mano Ritorno da te, inizio a leggerlo e rimango a fissare la prima pagina con il vuoto assoluto nella testa, e solo un grosso punto interrogativo che mi sbatacchia tra le pareti del cranio. Non mi ricordo niente, zero assoluto, non capisco cosa sta succedendo e perché, non ricordo la trama del primo romanzo se non a grandi linee e non riesco a recuperare quel briciolo che mi è rimasto in testa nemmeno se mi spremo le meningi.
Insomma, l'inizio di questo romanzo è stato traumatico. Ho capito che leggere una serie aspettando la pubblicazione dell'editore è un problema, per me, perché oltre a scordare la trama perdo completamente interesse. Il voto un pochino più alto della media è un segno di quanto poco il romanzo mi abbia entusiasmata, di quanto la storia non mi sia rimasta incollata addosso e di come non aspetti il terzo romanzo con ansia.
Per chi, come me, si è perso per strada faccio un brevissimo riassunto ad alto contenuto di spoiler. Pronti? Via. I portali sono stati aperti e il Principe con i suoi scagnozzi sono passati nel mondo umano, dopo una rissa Ivy si trova ad affrontare il Principe che la strapazza come una bambola di pezza, salvo poi prendere un assaggino del suo sangue e scoprire che Ivy è la mezzosangue che partorirà la sua progenie e darà il via alla dittatura fae sul mondo.
Ritorno da te inizia esattamente in questo punto, con Ivy ancora ammaccata e il quartier generale dei Cacciatori in pieno fermento per il tradimento di Val e per l'arrivo della corazzata delle tenebre. Nessuno sa che Ivy è la mezzosangue tranne lei e Campanellino e - naturalmente - il Principe, così la sua relazione con Ren comincia a traballare. Ivy è combattuta tra lo spiattellare tutto e farla finita, visto che sa bene che l'Ordine la farà fuori, o stare zitta e vedere come le cose si evolveranno perché va bene tutto, ma poveretta non è colpa sua e non vuole certo morire o farsi ingravidare dal Principe.
Chiaramente le cose le sfuggono di mano in fretta perché il Principe aka Drake tenta in ogni modo di sedurla - anche se, siamo onesti, non convincerebbe nemmeno la più disperata di noi - e tenere segreta la sua natura sta diventando sempre più complicato.
Essendo Ivy una dei buoni, dopo un po' decide di raccontarlo almeno a Ren pur sapendo che probabilmente lui non reagirà bene, ma facendo così si trova all'improvviso completamente isolata. Ren sparisce nel nulla, Val è stata uccisa dal Principe, l'Ordine la mette sempre a cuccia a causa delle ferite e dei traumi e Ivy deve fare i conti con il fatto che può girarci attorno quanto vuole, ma la resa dei conti sta per arrivare in fretta.
Infatti, dopo i primi maldestri tentativi, il Principe decide di prendere la situazione in mano e di imprigionare Ivy e prenderla per sfinimento. Scopriamo così che la natura della mezzosangue è più complessa del poter portare in grembo il figlio di un fae, e che le somiglianze tra lei e i fae sono preoccupanti. Infine si scopre anche che tra i fae non tutti sono cattivi, non tutti si vogliono nutrire degli umani e non tutti vogliono colonizzare il mondo sottomettendo la razza umana, ma ci sono anche fae che si fanno gli affari loro, vivono nascosti al mondo, non si nutrono di umani e vivono in armonia tra di loro.
Il finale lascia supporre che il prossimo romanzo sarà incentrato sullo scontro tra i buoni e i cattivi e sul mantenere Ivy il meno gravida possibile. Con Campanellino come amico, Ren al suo fianco e la squadra di fae pacifici il settore buoni è quasi al completo, anche se la mancanza di presa di posizione da parte dell'Ordine mi è sembrata una fesseria.
In tutto questo la relazione tra Ivy e Ren sobbalza un pochino, si ferma con il classico momento di rottura e poi riprende più zuccherosa di prima. Purtroppo non sono stata una fan del lato romantico del romanzo, mi è sembrato poco incisivo e forse d'intralcio rispetto alla trama portante della serie. Però è evidente che essendo uno NA paranormale partorito dalla mente della Jenny il lato romantico è presente e vincola e monopolizza quasi tutti i pensieri irrazionali della protagonista. Non che la cosa mi abbia causato fastidi o crisi di nervi, però avrei preferito una versione meno fuffolosa e un riappacificamento meno veloce, perché una porzione di angst da camionista è meglio di un briciolo buttato in mezzo come contentino.
In realtà il romanzo di per sé, se lo considero in maniera totalmente isolata rispetto al primo libro, non mi ha fatta impazzire. L'ho letto in tre giorni con una certa calma ma non mi ha nemmeno coinvolta. L'ho letto, mi è piaciucchiato, sono passata ad altro e per me, che adoro la Jenny, non è accettabile. Per carità, non tutte le ciambelle escono col buco e non tutti i gusti di gelato piacciono a tutti, però da lei mi aspettavo qualcosina di più. Adesso speriamo che il terzo romanzo non si faccia attendere troppo altrimenti alla sua uscita avrò tutti i capelli bianchi e sarà già emigrata sull'alpeggio ad allevare caprette.
Jenny ripongo in te le mie speranze, cerca di fare un buon lavoro. Grazie.

2 gennaio 2017

Trudi Canavan
L'apprendista del mago

Trilogia Black Magician 0.5
Titolo originale The Magician's Apprentice

Trama
TEA | pag. 694 | € 12,00
Diventare una guaritrice: questo è il sogno che Tessia ha coltivato da sempre, fin da quando ha cominciato ad affiancare il padre per acquisire i segreti dell'arte medica. Ma il destino ha in serbo per lei una sorpresa: mentre si trova nella residenza di Lord Dakon, il mago del villaggio, Tessia viene infatti molestata da uno straniero e, per difendersi, ricorre istintivamente a poteri magici tanto impensabili quanto devastanti. Intuendo le doti della ragazza, Lord Dakon le propone allora di diventare la sua apprendista e la porta con sé a Imardin, la vivace capitale del regno di Kyralia. Eppure, proprio a Imardin, Tessia si renderà conto di essere entrata a far parte di un mondo molto pericoloso, un mondo su cui grava la minaccia dei perfidi maghi sachakani, determinati a invadere Kyralia e a ridurre in schiavitù tutti i suoi abitanti... Ambientato secoli prima degli avvenimenti raccontati ne La corporazione dei maghi, questo romanzo è un'introduzione all' universo creato da Trudi Canavan.

Commento
E niente, non sono stata in grado di regolarmi e ho preso in biblioteca il prequel della serie.
Non avevo fatto bene i calcoli, non avevo nemmeno pensato che con tutte queste pagine e la scadenza imminente non avrei avuto tanto tempo per leggerlo - e finire un romanzo in fretta è una tortura! - eppure l'ho richiesto, l'ho lasciato sul comodino leggendo altro e poi, quando l'ho preso in mano, mi sono detta alla faccia! 
Ormai è nota la mia ossessione per i paperbacks, soprattutto quando sono grossi e ciccioni, ma a volte sottovaluto il rapporto dimensione - numero di pagine. L'apprendista del mago è gigantesco in edizione TEA e non voglio nemmeno immaginare quanto deve pesare quella Nord.
Mi ha fatto un po' paura aprirlo alla prima pagina e ho tremato al pensiero di avere solo dieci giorni per leggerlo. Praticamente sono arrivata al punto di controllare la media delle pagine lette ogni giorno per essere certa di avere un margine di sicurezza. Adesso è nelle mani di madreh che oggi lo riporterà in biblioteca, evitandomi il rischio multa per il ritardo nella restituzione.
Dopo tutto lo stress che mi ha causato, questo romanzo come minimo mi sarebbe dovuto piacere non dico alla follia, ma almeno da dire bello, mi è piaciuto. Invece sono qua a rimuginare sul senso della vita e sul perché ormai abbia letto quattro romanzi della Canavan senza imparare la lezione.
Questa donna ha uno stile tutto suo e devo farmene una ragione. Invece continuo a cancellare le esperienze precedenti e ad arrabbiarmi quando la storia non mi prende alla follia.
Quindi piccola premessa: la mia totale incapacità di ricordare le caratteristiche della Canavan ha inquinato il voto.
Detto questo posso solo confermare l'idea che mi sono fatta di questa autrice e del suo genere di fantasy: è alla portata di tutti, può andare bene per diverse fasce d'età ma solo per chi ha una santa pazienza e non si aspetta chissà quali sconvolgimenti o trame fantasmagoriche. Diciamo che può essere noioso per chi è abituato ad altri ritmi e ad altri tipi di trame. Non ci vedo un fan di GoT a sbrodolare sulla Canavan, ecco.
C'è da dire, però, che al contrario della prima trilogia - di cui solo il terzo mi aveva acchiappata sul serio - L'apprendista del mago è molto più interessante ed eccitante. A parte un senso di già letto dovuto alla scelta di avere - ancora una volta - una protagonista femmina che scopre di avere poteri magici e alla struttura un po' ripetitiva, tutto il romanzo ha un contenuto molto più complesso e ricco, una mobilità dei personaggi e una sequenza di eventi che la prima trilogia non possedeva.
Se si riesce a superare la somiglianza tra Tessia e Sonea così come la presenza del tutore che richiama in modo preoccupare il personaggio di Rothen, allora il romanzo è facile da apprezzare e si legge molto bene e anche velocemente.
Certo è che, aprendosi in questo modo con tutte queste somiglianze, il primo impatto è stato di già letto e per questo mi è scemata parecchio la curiosità verso la storia. Grazie al cielo, però, Tessia è sì la prima protagonista, ma poi se ne aggiungono degli altri che diversificano parecchio la narrazione.
Assieme alla presenza di diversi personaggi ci sono altrettanti punti di vista, in alcuni casi totalmente slegati e opposti alla narrazione principale. Questo fa sì che la storia - la guerra tra Kyralia e Sachaka - venga presentata da entrambe le fazioni e dia la possibilità di vedere come influenzi e cambi la vita delle persone comuni.
Il ritmo è talmente serrato - a volte forse troppo - che gli eventi si susseguono uno dietro l'altro e i personaggi sono costretti ad un'evoluzione veloce e altrettanto intensa: se Tessia all'inizio non mi diceva granché, nel corso del romanzo diventa un bel personaggio circondato da altrettanti personaggi interessanti, Jayan tra tutti. Il fronte opposto non è da meno perché lo schiavo Hanara è uno di quei personaggi che odi e ami allo stesso tempo, una specie di cattivo buono che ti permette di scoprire usi, costumi e pensieri di una parte di popolazione che fino ad ora non ha mai avuto voce. Stesso discorso per Stara, la giovane che si scontra con le tradizioni sachakane e trova una via d'uscita per se stessa e per le altre donne durante la guerra.
Insomma, i personaggi sono ben fatti e completano una trama quasi troppo arida: troppi fatti, troppe battaglie, pochi veri sentimenti e questa mancanza è ammorbidita proprio da loro.
Per il resto c'è poco da dire, lo stile della Canavan è sempre lo stesso identico, non cambia nulla, l'unica vera differenza tra L'apprendista del mago e la prima trilogia è la concentrazione di eventi e la presenza di più punti di vista nella narrazione.
Siccome il voto finale è stato decisamente inquinato da diversi fattori, credo che per il mio bene e per il bene dei prossimi romanzi, prenderò una vera pausa dalla Canavan, perché se mi ostino a proseguire la serie so già che farò una brutta fine, odiandola e sparando brutte parole. La noia è una brutta bestia, meglio fregarla e aggirarla, poi tornerò alla Canavan fresca e rigenerata. Ma ora no, ora mi prendo una pausa.

21 novembre 2016

Trudi Canavan
Il segreto dei maghi

Trilogia The Black Magician 3
Titolo originale The High Lord

Trama
TEA | pag. 534 | € 10,00
Da quando ha assistito alla morte di un uomo per mano del Sommo Lord, Sonea vive giorni di angoscia. E non le è certo di consolazione aver conquistato la fiducia e il rispetto degli altri novizi grazie alle sue eccezionali capacità magiche. Infatti Akkarin non solo le ha rivelato che una minaccia mortale aleggia sulla Corporazione dei maghi e sulla città di Imardin, ma le ha anche mostrato alcuni antichi tomi, in cui viene chiarito il motivo per cui la magia nera è stata bandita: molto tempo addietro, uno dei novizi l'aveva usata contro gli altri maghi della Corporazione e l'esito era stato drammatico. Sonea è confusa: il Sommo Lord l'ha resa partecipe di quei segreti perché è in ansia per il destino della regione di Kyralia o perché vuole servirsi di lei per i suoi oscuri piani? Poi uno schiavo della vicina Sachaka confessa alla ragazza di essere una spia, incaricata di scoprire i punti deboli della Corporazione, e allora Sonea, abbandonato ogni indugio, comprende che, se dovesse succedere qualcosa ad Akkarin, nessun altro potrebbe contrastare i maghi di Sachaka. A meno che lei, a sua volta, non venga iniziata ai misteri della magia nera.


Commento
Prima di scrivere qualsiasi cosa, devo liberarmi.
Non ero pronta. Non l'ho previsto, non l'ho capito, non l'ho accettato. Chi ha letto il romanzo sa di cosa sto parlando. Conosce il mio dramma, prova la stessa confusione e la stessa sorpresa. Non eravamo e non siamo pronti, punto e basta.
Prima di leggere il terzo romanzo della prima trilogia della saga dei maghi, mi sono imbattuta nella trama dei seguiti spoilerandomi, così, le relazioni tra i personaggi. A parte il fastidio, ho trovato la conferma ai miei sospetti e ho iniziato Il segreto dei maghi rilassata e motivata. Stavo per leggere il romanzo più importante dei tre e avevo dalla mia parte la consapevolezza che alcune cose sarebbero andate per il verso giusto.
E poi il dramma, in chiusura di romanzo.
Non so se stimo la Canavan per la sua scelta narrativa, o se la prenderei a schiaffioni per quello che ha combinato. Probabilmente solo proseguendo la lettura della serie riuscirò a metabolizzare la cosa. Per ora continuo a fissare il libro e a scuotere la testa - e a mandare messaggini sconvolti a Morwen.
I primi due romanzi della trilogia mi erano piaciuti ma mi ero tenuta da parte un po' di entusiasmo, perché in fin dei conti sono stati belli ma non eccezionali. La curiosità mi ha spinta a proseguire e a caricare Il segreto dei maghi di tutte le mie aspettative.
A parte quella cosa, il romanzo mi è veramente piaciuto.
Prima di tutto perché tutto quello che prima era sembrato un continuo dilungarsi, qui trova uno scopo, una motivazione, un'utilità. Quello che sembrava essere trascurato, esplode prepotentemente sulla scena. Quello che dava l'impressione di non seguire un filo logico, qui trova la sua spiegazione. E' come se in questo terzo romanzo confluiscano tutte le fila dei primi due romanzi, per trovare non solo una spiegazione, ma anche uno svolgimento ricco di azione e una risoluzione radicale.
Per questo devo ammettere che la Canavan è stata coraggiosa: ha mantenuto i primi due romanzi sullo stesso livello, seguendo un ritmo lento ma costante, intrecciando la trama senza anticipare troppo e senza dare più importanza ad un elemento a discapito di altri. Ha preparato una base solida, ha posizionate le sue pedine e poi ha scatenato l'inferno.
Il segreto dei maghi è un movimento continuo, una continua fuga, una continua lotta, ed è un'ecatombe. Un fiume di sangue. Uno sterminio di massa. Con leggerezza, la Canavan elimina sistematicamente i personaggi - alcuni più importanti di altri - e non torna indietro senza nessuna pietà. Ad un certo punto ho cominciato a temere di dover chiudere il romanzo con pochi superstiti, ma grazie al cielo non muoiono proprio tutti. Cioè, potrei aprire una parentesi grossa come lo spoiler del secolo, ma non lo farò. Vi basti sapere che i morti non si contano.
Forse proprio perché i personaggi giocano il tutto e per tutto, emergono dalla storia e si trasformano - a modo loro - in protagonisti. Su ogni fronte ci sono trame che si evolvono e personaggi le cui decisioni influenzano e determinano gli eventi: ognuno di loro, se prima era solo una comparsa o un personaggio secondario, diventa importante esattamente come i due protagonisti.
Perché non c'è alcun dubbio che Sonea è, finalmente, protagonista. Così come non c'è dubbio su chi sia il secondo personaggio a dominare la storia. A me è bastato conoscere il titolo originale (The High Lord) per capire che tutto sarebbe ruotato attorno alla figura misteriosa, pericolosa ed affascinante di Akkarin.
Ora, Sonea nel primo romanzo era giovane e vittima delle circostanze, mentre nel secondo romanzo più che studiare e subire gli scherzi degli altri ragazzi non ha fatto, ma qui è finalmente adulta, è finalmente autrice del suo destino perché si toglie i paraocchi, mette in dubbio tutto e lascia che siano i fatti a dimostrare quale sia la verità. Il cambiamento che compie dal primo al terzo romanzo è anche frutto di un percorso che dura anni e non mesi, e che la vede diventare adulta: anche la percezione che ha delle persone cambia, se prima vedeva tutti dal basso verso l'alto, adesso è una pari, consapevole della natura umana dei maghi e dei sentimenti che li dominano.
Sonea è una protagonista attiva con un ruolo importante: è lei che sostiene una causa in cui nessuno crede, ed è sempre lei - con il suo grande potere - a dare un contributo determinante nella storia.
Akkarin, invece, è il personaggio che svela se stesso, quello che racconta il suo passato e rende chiare le sue motivazioni, perché compie determinate scelte e perché, fino all'ultimo non teme di essere giudicato per il bene comune. Non posso dire molto su di lui, perché poi dovrei spoilerare alla grande, vi basti sapere che l'ho adorato (tranne per una scelta che, onestamente, mi ha mandata al manicomio).
Come per Sonea e Akkarin, anche gli altri personaggi entrano nel cuoricino: Lorlen, che fino alla fine ha Akkarin nel cuore, Rothen, che trova un coraggio che non pensava di avere, Cery, che trova amore e prestigio e che non si tira indietro di fronte al nemico.
E poi c'è il nemico: i maghi neri che vogliono distruggere la Corporazione, partendo da Akkarin fino al più umile servo, prosciugando la magia, seminando devastazione e morte. Un nemico che non si limita a fare una debole comparsa, ma che butta giù tutti gli ostacoli che trova come birilli, un nemico che non si ferma e non si lascia sconfiggere con facilità.
L'ansia, la mia, è stata la compagna di lettura, alimentata dal pericolo, dalle difficoltà dei personaggi e dalla sensazione che un lieto fine non era in programma per nessuno di loro.
Ma la Canavan è carogna solo fino ad un certo punto, perché non permette che tutto finisca così e ci regala un finale dolce amaro, uno di quelli che ti fanno pensare è finita, ma con le lacrime agli occhi.
Se prima di leggere Il segreto dei maghi ero indecisa se proseguire o meno la serie, ora non ho proprio dubbi: a volte è meglio arrivare alla fine con un ritmo lento, e poi lasciarsi trasportare dalla storia, piuttosto che bruciare tutto subito e non provare emozioni.

3 novembre 2016

Nalini Singh
Tra le braccia della notte

Serie Guild Hunter 3
Titolo originale Archangel's Consort

Trama
Nord | pag. 382 | € 18,00
Per Elena Deveraux, tornare a New York non significa solo riprendere il lavoro di Cacciatrice, ma anche fare i conti coi Sette, i fedelissimi consiglieri di Raphael, un gruppo addestrato per proteggere l’arcangelo da ogni possibile minaccia… compresa Elena: secondo loro, infatti, l’amore che Raphael prova per lei lo ha reso più umano e, di conseguenza, più debole. Una debolezza che potrebbe costargli cara, soprattutto ora che la città è sconvolta da una serie di catastrofi naturali e un gruppo di vampiri rinnegati sta approfittando della confusione per seminare ulteriore panico tra la popolazione inerme. Per questo, i Sette vorrebbero allontanare Elena, senza sapere che, in realtà, lei è l’unica che può salvare Raphael dalla terribile minaccia che grava di lui. Perché i terremoti e le mareggiate che si sono verificati a New York sono i segni che preannunciano il risveglio di Caliane, il più potente e pericoloso degli arcangeli dormienti, nonché madre di Raphael…


Commento
Aiutooo. Che fatica immensa finire questo romanzo, che tortura. Che barba, che noia!
Io adoro il paranormal romance, è uno di quei sottogeneri letterari a cui sono estremamente attaccata ma che, allo stesso tempo, è capace di annoiarmi al punto da farmi abbandonare un romanzo.
Nalini Singh è, ormai, in questa categoria.
E' brava, per carità, scrive bene e non ho veramente nulla da dire sulla forma dei suoi romanzi (ne ho letti tre, per ora), ma quanto a originalità e alla capacità di diversificare i suoi libri lascia un po' a desiderare. Se una serie è concentrata su due personaggi - una coppia, no less - devi, devi DEVI dare una svolta radicale ad ogni titolo, devi cambiare la struttura, le dinamiche, le motivazioni, i cattivi, lo svolgimento, lo devi fare altrimenti il risultato è ne: leggi uno, li hai letti tutti.
Tra le braccia della notte è stato, per me, una copia carbone del secondo romanzo con solo una piccola differenza che non ha comunque salvato la lettura. Troppo poco, troppo tardi e troppo male.
Considerando che là fuori ci sono fior fiori di serie paranormali che sono state indegnamente abbandonate - dai lettori e dagli editori - non mi spiego l'hype per questa serie, non mi capacito di come qualcosa di assolutamente normale - e a tratti mediocre - sia riuscito a guadagnarsi un seguito così agguerrito e fedele, tanto da spingere l'editore a pubblicare altri titoli. Insomma, cos'è che i lettori trovano di così bello in questa serie? Capisco l'entusiasmo per il primo romanzo, perché l'ho condiviso, capisco l'entusiasmo per il seguito sulla scia del primo, ma che si continui a sbandierarne la qualità quando io ne vedo un livello assolutamente nella norma no, non lo capisco.
I gusti son gusti, è vero, ma è anche vero che se ti ripeti, l'effetto novità svanisce in fretta.
Tanto per iniziare le dinamiche tra Raphael e Elena sono le stesse identiche del secondo romanzo. Stesse tipologie di scene, stessi dialoghi, stessi finti contrasti e stessa struttura delle scene: fanno sesso - di una noia mortale - discutono sull'indipendenza di Elena, lei lagna un po' quando lui fa l'arcangelo potente e crudele, repeat. Dov'è la nuova fonte di contrasto? Non c'è. L'unico momento in cui si smuovono le acque è quando Raphael le parla del suo passato e quando è costretto ad affrontare Caliane, ma per il resto non c'è nulla che non abbiamo già letto. Stessa cosa per Elena, la storia della madre, del padre, di Slater sta cominciando a perdere di mordente perché la ripete troppe volte. Non basta quel briciolo di novità per far tornare l'interesse, così come non basta non far andare avanti Elena.
Quindi abbiamo una coppia che si è bloccata e ripete le stesse cose, un arcangelo un po' castrato da questa relazione e Elena che è identica al secondo romanzo. Annusa in giro, caccia qualche vampiro, piagne la madre e le sorelle, tromba con Raphael, si allena a combattere e volare, repeat.
Io ad un certo punto volevo mollare. Perché perdere tempo se mi annoio, se non trovo nulla per la quale valga la pena proseguire? Perché per dire addio alla serie e alla Singh dovevo chiudere questo capitolo e farlo con cognizione di causa. Speravo che almeno il finale potesse dare una scossa, invece mi sono trovata a dover sopportare delle misere trenta paginette durante i quali Caliane si risveglia, Lijan fa la solita stronza e i due vincono sui cattivi e si dichiarano amore eterno. The end. Mi prendi in giro? Meno di trenta pagine su 382? E cosa cavolo hai raccontato nelle altre 350? Il nulla, scene ripetute, già lette e prive di qualsiasi forma di novità e di originalità.
Ora, siccome sono una che quando si fissa riesce a non mollare l'osso, ho controllato Goodreads perché mi avevano detto che alcuni titoli della serie non avevano Raphael ed Elena come protagonisti. In effetti il quarto dovrebbe avere Dmitri come personaggio principale perciò sono veramente molto combattuta. Provare un'ultima volta, dare un'ultima chance a questa serie, oppure mollarla senza guardarmi indietro? Non so che fare, probabilmente la metterò da parte nella speranza di dimenticare la noia che mi ha causato, e magari in un futuro riuscirà a risvegliare il mio interesse.
Nel frattempo la metto in pausa perché al pensiero di prendere in mano il quarto mi sale il fastidio.

24 ottobre 2016

Trudi Canavan
La scuola dei maghi

Serie The Black Magician Trilogy 2
Titolo originale The Novice

Trama
Nord | pag. 420 | € 18,60
Sonea ha finalmente accettato di entrare nella Corporazione dei Maghi, iniziando così il suo percorso di studi. Ma la strada davanti a lei è irta di pericoli, a cominciare dal fatto che numerosi Maghi disprezzano le sue umili origini e la giudicano indegna di quel privilegio. Il più spietato è Regin, un novizio che sembra avere come unico scopo quello d'istigare i compagni e gli insegnanti contro la ragazza, umiliandola ripetutamente e arrivando persino ad accusarla di essere una ladra. L'unica speranza per lei è rappresentata da Lord Dorrien, sensibile e intelligente figlio del potente Lord Rothen: il ragazzo, giunto alla scuola per far visita al padre, prende subito le parti di Sonea e si spinge addirittura a rivelarle alcuni segreti che la rendono più potente del perfido Regin. In tal modo, però, Sonea scopre pure che il Lord Supremo, Akkarin, fa uso della proibitissima Magia Nera, riuscendo a trarre forza da qualsiasi essere vivente, uomo o animale, e questo rischia di costarle la vita...

Commento
Signora Canavan, dove cavolo è la magia?
Dopo la lettura del primo libro della serie - La corporazione dei maghi - ho deciso che era necessario proseguire almeno con il secondo se non addirittura con il terzo (e chiudere, così, la prima trilogia) per capire se io e la signora Canavan potevamo essere compatibili.
Ovviamente, giusto per sottolineare la cosa, non sono riuscita a farmi un'idea precisa nemmeno con La scuola dei maghi: non so se questa serie mi piace, non so cos'è che mi piace e cosa no, insomma, sono ancora in quella fase in cui si rimugina e poi si raggiunge un verdetto.
Il mio è mah?! O meglio, è ma dove cavolo è la magia?
Dopo 800 pagine il mio dubbio è sempre più forte. Se questa è tutta la magia che avrò dalla lettura della Canavan, non so se ne vale la pena. Conseguentemente il voto è nella media ma per niente entusiasta.
Per prima cosa mi sento di dire che la trama, ancora un volta, esce decisamente in difetto in rapporto al numero di pagine, esattamente come per il primo romanzo. Sarà anche un tratto distintivo dello stile della Canavan, questo allungare un brodo sciapo, ma alla lunga sono sicura che mi verrà un po' a noia. Un fantasy che si basa sulla magia deve per forza essere ricco di azione, di intrighi, anche solo di qualcosa che renda possibile ai personaggi l'uso di questa benedetta magia.
Ne La scuola dei maghi, invece, l'autrice si focalizza su una routine scolastica che non spicca per originalità o ricchezza e che viene alternata da un'unica storia parallela che risulta essere il diversivo che salva il lettore dal coma totale. In sostanza c'è questo blocco centrale dedicato a Sonea, e tante piccole ramificazioni che smuovono la storia, che forniscono la scusa perché la magia venga usata e che smorzano il tono adolescenziale a favore di uno più o meno adulto.
In sostanza, per me, questo romanzo è un fantasy per ragazzi che non temono una lettura lenta, ed è anche un fantasy per adulti che non si aspettano granché e non vogliono impegnarsi troppo.
Però, ecco, che delusione. Io voglio la magia. La voglio, e qui ce n'è poca ed è sempre isolata alle stesse pratiche. L'unico guizzo sono le poche scene di Akkarin ma, anche qui, la Canavan castra la storia a favore di poche magie politically correct. Trudi, escila questa magia nera.
In La scuola dei maghi Sonea ha iniziato l'anno, è entrata nella sua classe ed è pronta per imparare ma, come si può immaginare, le sue origini la pongono subito nel ruolo della disadattata. Ne conseguono pagine e pagine e pagine di bullismo capitanato da questo Regin - che è un total douche - che si spertica per umiliare e maltrattare Sonea. Ora, qualche episodio di bullismo può anche aggiungere dramma alla storia della ragazza, ma che lei si rifiuti di reagire perché ha il blocco se uso la magia ammazzo qualcuno, quando basterebbe usare il cervello, la fa diventare una debole. Senza contare che le scene praticamente si ripetono con solo qualche variante e, a meno che non intervengano altri personaggi, Sonea non sembra essere un personaggio chiave. C'è e non c'è, è come una bambina che dipende in tutto e per tutto dalle decisioni degli adulti. Quindi, oltre ad essere un'alunna vittima di bullismo, Sonea viene usata come pedina da Akkarin (che la controlla da vicino) e dalla scuola (che controlla i suoi poteri da vicino), impara - forse - cose sulla magia, anche se non ci è dato sapere, e solo alla fine per grazia divina butta fuori tutta la sua forza in un duello di magia che avrebbe dovuto dettare il tono di tutto il libro.
Almeno, in tutto questo, ci sono altri personaggi che agiscono e vivono la trama in maniera decisiva: Lorlen, tra tutti, è quello che mi ha incuriosita di più. Vive un'avventura interessante, pratica la magia, incontra diversi maghi e diversi personaggi affascinati, non è per niente statico e lascia intendere cose su di sé che stuzzicano il lettore. La sua storia scorre parallela a quella di Sonea e si intreccia in alcuni punti ma, per la maggior parte, è indipendente.
Lord Rothen viene messo da parte un pochino per favorire il personaggio che mi affascina di più: Akkarin. Ora, se la Canavan non lo sfrutta a dovere anche nei prossimi libri mi imbestialisco perché se non ci fosse lui a dare un tono oscuro e misterioso al romanzo, ad aspettare Sonea facciamo in tempo a diventare vecchi e decrepiti.
Un po' subisco il fascino del pericolo, lo ammetto, ma Akkarin è decisamente un gran figoh, visto che è anche l'unico a usare questa benedetta magia senza stare a rimuginarci sopra. E poi sa tutto di tutti, ha una storia intrigante che non è stata nemmeno svelata ed è potente. Insomma, per me potrebbe essere protagonista della serie, visto la poca incisività di Sonea.
Eppure, nonostante la trama non mi abbia soddisfatta appieno, sono decisa a proseguire la serie. Il terzo romanzo, Il segreto dei maghi, pare essere quello più movimentato ed eccitante quindi per ora non ho intenzione di fermarmi. Prendo una pausa, però, perché digerisco il ritmo lento e pacato della Canavan solo a piccole dosi e non voglio rischiare di iniziare il capitolo finale con la noia come compagna.

7 luglio 2016

Elisa S. Amore
La carezza del destino. Touched

Serie Touched 1

Trama
Nord | pag. 489 | € 14,90
Uno sguardo, e Gemma Bloom capisce di essere perduta. Non ha idea di chi sia quel ragazzo, ma da quando l’ha incontrato non fa che pensare a lui, al suo sorriso enigmatico e ai suoi occhi impetuosi come il mare in tempesta. E anche Evan è rimasto stregato da lei e dalla forza del legame che si è subito creato tra loro. Potrebbe essere l’inizio di una storia d’amore perfetta, eppure Gemma è divorata dai dubbi. C’è qualcosa di oscuro in Evan, qualcosa che la spaventa. Forse perché, a volte, Gemma è l’unica a notare la presenza di Evan, mentre per tutti gli altri sembra invisibile?
O perché alcune persone sono state trovate morte poco dopo essere state viste con lui? Una sola cosa è certa: in fondo al cuore, Gemma sa che la sua vita dipende da Evan. E in effetti è così… anche se non nel modo in cui lei s’immagina. Il destino di Gemma, infatti, è segnato: il suo tempo sta per scadere. E la missione di Evan è accompagnarla nel regno dei morti. Questa volta però è diverso. Questa volta Evan si trova di fronte a una scelta dolorosa: obbedire agli ordini e uccidere la donna di cui è perdutamente innamorato, o sfidare le leggi del cielo e degli inferi per salvarla?

Commento
Niente, questo è un piacere di conoscerti addio.
Non riesco a capacitarmi di come, puntualmente, una serie che piace praticamente al mondo universo e che ha voti altissimi finisca per farmi l'effetto meh. Io ce l'ho messa tutta, lo giuro, ho cercato di farmi piacere La carezza del destino con tutta me stessa ma il risultato è stato tragico.
Se mai l'autrice dovesse leggere questo commento spero che non si offenda, sto per dire una delle cose più orrende di sempre: ho saltato delle pagine. Ho. Saltato. Le. Pagine. Tipo, almeno trenta pagine.
L'ho detto, ora sono pronta a ricevere insulti e pomodori marci.
A mia discolpa posso dire che ho resistito più che ho potuto, leggendo tutto ma proprio tutto, poi non ce l'ho più fatta e mi sono trovata di fronte al bivio: abbandona o salta. Ho saltato, ormai mi mancava troppo poco per abbandonare.
Ho fatto l'avanti veloce leggendo una frase per ogni pagina e non ho percepito nessuna grossa perdita. Sorry, ma è la verità. Scegliendo a caso qualche frase ho comunque acchiappato il senso degli eventi e ho ripreso la lettura verso la fine.
Naturalmente per me questo è un caso rarissimo, io non salto mai le pagine, e se lo faccio è come ultima opzione prima dell'abbandono totale. E poi, insomma, ho resistito per centinaia di pagine mi scocciava parecchio mollare a quel punto.
Perché è un addio? Perché mi sono annoiata. Io non sono una lettrice impaziente, attendo l'arrivo del cambio di ritmo, della svolta epocale, del brivido, con una certa stoicità. Però se aspetto e aspetto e non sento assolutamente niente, è evidente che tra me e il romanzo non ci sono punti di incontro. Con La carezza del destino ho aspettato per centinaia di pagine, poi me ne sono fatta una ragione.
Non è un problema di stile, perché l'autrice scrive bene, né un problema di trama - anche se le somiglianze con Twilight rimbombano nel cervello con una certa insistenza - il vero problema per me è il risultato dell'equazione: eventi rilevanti divisi per il numero di pagine, moltiplicati per il ritmo di narrazione. Per me non c'è abbastanza velocità, non c'è abbastanza coinvolgimento che ti invogli a girare le pagine, perché per interi capitoli non succede una beneamata mazza.
Non ha aiutato il fatto che la protagonista Gemma fosse insopportabile: troppo svampita, troppo vivo nei romanzi (se l'autrice scrive una cosa del genere a me scatta subito l'omicidio), una che non si fa mai domande, che si limita a seguire il corso degli eventi perché non capisce più niente dopo il suo risveglio ormonale non può avere la mia stima né il mio interesse. Gemma è bocciata, quindi.
Evan è Evan, né più né meno, né caldo né freddo. Passività totale, nessun brivido, nessuna emozione, nessun interesse, l'ormone dormiva. Per carità, non è certo un aspetto necessario perché il romanzo sia bello, ma a questo punto ero talmente disperata di trovare qualcosa - qualsiasi cosa - che mi piacesse che anche questa delusione mi ha segnata.
Non ce l'ho fatta, per me questo romanzo è un Twilight angelico più lungo e meno ricco d'azione. Mollo il colpo, mi scuso con l'autrice se l'ho urtata/offesa ma è stato più forte di me.
Addio.

13 giugno 2016

Trudi Canavan
La Corporazione dei Maghi

Trilogia The Black Magician 1
Titolo originale The Magicians' Guild

Trama
TEA | pag. 395 | € 9,00
A Imardin è il giorno dell'Epurazione, l'appuntamento annuale durante il quale, su ordine del re, la Corporazione dei maghi scaccia dalla città vagabondi, mendicanti e tutti coloro che sono sospettati di vivere da fuorilegge. E, come ogni anno, gli abitanti dei quartieri poveri si radunano nella piazza del Nord, per protestare, urlando la propria rabbia e lanciando sassi contro i maghi, i quali, però, essendo protetti da una barriera magica, ignorano altezzosamente quella rivolta. Tutto sembra svolgersi secondo un triste ma collaudato copione; poi, d'un tratto, una pietra manda in frantumi la protezione e ferisce un mago. Tra l'esultanza della folla e lo sgomento dei maghi, viene subito individuata la responsabile dell'incredibile gesto: è Sonea, una giovane orfana, che subito dopo fugge via, spaventata dalle conseguenze della sua azione. Ma la Corporazione dei maghi non può permettere che qualcuno dotato di un simile potere sfugga al loro controllo e vuole trovare la ragazzina per convincerla a unirsi a loro e a sottoporsi al necessario addestramento. Tuttavia, all'interno della Corporazione, c'è anche chi trama per sfruttare Sonea e raggiungere così i suoi scopi malvagi...

Commento
Vittima di un raptus psicotico, ho messo per aria la mia libreria e mi sono resa conto di essere tristemente orfana di fantasy di un certo spessore.
Per la cronaca, io ne leggo poco e tendo a cercare romanzi che un po' si somiglino. Non ho ancora avuto il coraggio di buttarmi su Martin e piango per lo stop alla pubblicazione di Jacqueline Carey - per cortesia risparmiamoci odio verso l'editore, è colpa dei lettori ok? - che resta tuttora la mia autrice preferita di questo genere.
Su suggerimento della mia amica Mara ho provato a leggere il primo della trilogia della Canavan perché, a suo dire, bellissima. Tanto cosa avevo da perdere? O mi sarebbe piaciuta oppure no, tentare non mi costava nulla. Bene, devo dire che, effettivamente, sono rimasta piacevolmente colpita. Non ammaliata, non innamorata persa, ma colpita.
Prima di tutto parliamo dei tempi di lettura. Quattro giorni per un fantasy di quasi 400 pagine, con circa 1 ora e mezzo di lettura al giorno, è un tempo di tutto rispetto. Va bene che io leggo in fretta, ma anche così, se sei un mattone, sotto alla settimana non ci arrivi. Invece per La Corporazione dei Maghi ho scoperto di poter procedere speditissima nonostante il genere, perché l'autrice ha uno stile molto leggero, stimolante e un ritmo piuttosto sostenuto. Se considero che la storia mi è piaciuta ma con qualche riserva, arrivo alla conclusione che sono riuscita a mantenere l'attenzione viva e attiva soprattutto grazie allo stile e alla strutturazione della narrazione.
Il costante alternarsi dei punti di vista, infatti, stimola la curiosità: i diversi momenti, con diversi personaggi, portati avanti contemporaneamente hanno cancellato qualsiasi forma di stagnazione della narrazione. In pratica non c'è tempo per annoiarsi e, per me, questo è un grosso punto a favore.
Nonostante il romanzo si legga in fretta e non ci si annoi mai, la trama di per sé non brilla per ricchezza, complessità o originalità. In tutte queste pagine oltre la metà è occupata da una sola cosa: la fuga, mentre il vero nucleo della storia viene tranquillamente relegato nell'ultima parte e - per me - sacrificato un pochino.
Di cosa parla questo fantasy? Sonea è una giovane e povera ragazza, vive con gli zii e sopravvive con i lavoretti che riesce a trovare. Come centinaia di persone come lei, per Sonea il giorno dell'Epurazione significa perdere tutto: casa, lavoro, dignità. Dal suo lato della città le persone odiano tutti quelli che vivono bene: i ricchi, i commercianti, i nobili, il re ma, in particolare, i maghi. Maghi che, come ogni anno, si occupano di scacciare le persone durante l'Epurazione avvalendosi dei loro poteri. Maghi che vivono isolati, che non fanno nulla per la povera gente, e che non si mischiano mai alle persone comuni se non raramente.
Nel momento in cui comincia l'Epurazione, Sonea di unisce ai ragazzi come lei nella protesta, prende un sasso e lo lancia, sfogando l'odio e la paura che ha dentro. Se per anni gli scudi dei maghi li avevano protetti dalle sassate e dalle ribellioni, basta un solo lancio da parte di Sonea per superare la barriera e colpire uno dei maghi. In pochi secondi la ragazza scopre di aver fatto qualcosa che non avrebbe dovuto essere in grado di fare, scopre di possedere la magia. Comincia, così, la sua fuga.
Per oltre duecento pagine Sonea scappa dai maghi, decisa a non farsi acchiappare: sicuramente la vorranno uccidere. I suoi aiutanti, però, contano sulla sua nuova abilità e la nascondono nei cunicoli e nelle gallerie. Da un lato i maghi, con i loro mantelli e i loro silenzi, dall'altro i Ladri, Cery e un futuro totalmente incerto.
Durante i lunghi mesi in cui sta nascosta, Sonea usa la magia poco e male, non riesce a controllarsi e non riesce a capire cosa la scatena; il lungo isolamento la intristisce e il costante pericolo rende la sua situazione insopportabile. Francamente, alla lunga lo è anche per noi, così quando finalmente i maghi la trovano la storia cambia rapidamente. Basta fughe improvvise, basta pericoli inutili, appena i maghi e Sonea si incontrano, tutto diventa logico, razionale, persino giusto.
La seconda parte del romanzo è tutta concentrata sull'apprendimento di Sonea, sul conoscere la realtà della Corporazione e imparare a svincolarsi dai preconcetti di una vita. Con l'aumento del suo Controllo, procede anche la sua istruzione e in fretta si scopre che Sonea è forte, così forte che rischia di scombinare il sistema dei maghi. C'è chi la vuole e c'è chi non accetta che una povera della parte sbagliata della città entri nei loro ranghi.
Bene, per quanto mi riguarda, tutto il romanzo pecca di una cosa: è tremendamente dispersivo. In 395 pagine tira per le lunghe due soli blocchi narrativi, e li stiracchia fino al punto di rottura. E' vero, se la prende comoda e così tutto è bello preciso, ma è anche vero che in proporzione al volume di parole, il volume di informazioni è decisamente carente. Avrebbe potuto combinare molto di più, invece la Canavan ha scelto la via del poco e del diluito.
Per i personaggi promuovo Sonea, anche se è talmente in balia delle circostanza da essere ancora poco incisiva, e Akkarin perché è oscuro, misterioso e - pare - faccia cose che sembrano troppo vicine alla magia nera.
Leggerò il seguito? Direi proprio di sì, sono curiosa di sapere cosa succederà a Sonea e se questo mondo magico troverà modo di spiccare sul serio.

21 aprile 2016

Jennifer L. Armentrout
Per sempre con me

Serie Wait for You 5
Titolo originale Forever with You

Trama
Nord | pag. 343 | € 16,40
In cuor suo, Stephanie sa di essere un’inguaribile romantica, una di quelle ragazze che crede nel colpo di fulmine e nel potere del vero amore. Tuttavia ha imparato a sue spese che è più saggio non farsi illusioni: troppe volte ha rinunciato a tutto per poi ritrovarsi da sola a rimettere insieme i pezzi del suo orgoglio. Perciò adesso preferisce concentrarsi sul lavoro e proteggere i sentimenti dietro una corazza di sfrontata sicurezza. Mai si sarebbe immaginata che un giorno si sarebbe lasciata sedurre da Nick, il barista più affascinante del Mona's pub.
Bello, arrogante e sempre pieno di donne, Nick è il classico tipo da una notte e via. Eppure Steph lo travolge, col suo sorriso disarmante, con la sua forza e con l'ostinazione con cui nasconde le proprie insicurezze. A poco a poco, Nick si rende conto di non poter più vivere senza di lei. Ma, per convincere la donna più diffidente del mondo a dargli una possibilità, Nick dovrà essere pronto a togliere la maschera da playboy e a mettere a nudo la propria anima. Anche se ciò significa rivelare un segreto che rischia di distruggerlo.

Commento
***spoilers***

Jennifer mi vuoi sposare?
Ti manterrò a vita, ti lascerò ingrassare e stare in tuta tutto il giorno. Potrai non farti la tinta, non lavarti i capelli, non truccarti, non muoverti dal computer e non parlare.
Purché tu scriva. Sempre.
Jennifer, rendimi la tua seguace più felice del mondo. Sposami. Io ti amo.
Che poi io ami i tuoi romanzi e i tuoi protagonisti maschili è solo un dettaglio, non c'è bisogno che tu lo venga a sapere. Del resto, è come se ti tradissi con te stessa, quindi non conta.
Appena arriva uno dei libri verdi della Jenny non ci sono per nessuno, non alzo lo sguardo dalle pagine e non rispondo finché non l'ho finito. E' così che funziona per me: inizio e finisco in un'unica sessione di lettura. Non conosco altro modo di affrontare questa serie e, francamente, non voglio cambiare metodo. La soddisfazione di divorare questi romanzi è enorme, è come se mangiassi una tonnellata di schifezze senza prendere duecento chili e gonfiarmi come un pallone. Il cervello è felice, il cuoricino è felice, il mio mostro mangia libri è felice, i miei occhi un po' meno. Forse dovrò rifare una visita per la vista, ma chissenefrega se ho perso altre diottrie. Finché c'è Jenny, c'è speranza.
Bene, ora arriviamo alla parte interessante.
Dopo Cameron, dopo Jase, Jax e Reece era il turno dell'ennesimo bellone. Nick, il barista misterioso e donnaiolo, quello che ha sempre una ragazza diversa e che non ripete l'esperienza per evitare legami. Nick, il bellone che parla poco ma agisce in fretta, quello che mi ha fatto pensare how the mighty fallen. Del resto lo sappiamo, più fanno gli scontrosi, più si prendono una super botta appena entra la strafiga che li usa come un mocio Vileda.
E, giusto perché in casa Armentrout non si butta via niente, la Jenny ha riciclato un personaggio che nei primi romanzi ci ha fatto salire la bile, a cui avremmo augurato cellulite e brufoli forevah: Stephanie. La mia ultima immagine di lei era in stile cozza, appiccicata a Cameron sul divano durante la serata per vedere il combattimento con una Avery 'mbriaca e depressa.
Let's say it, tutte noi l'abbiamo odiata, nessuna esclusa. Stephanie era il concentrato perfetto dell'anti protagonista: bella, sexy, stronza, disinvolta e con lo sguardo puntato sullo sgnoccolone, pronta a rovinare la vita alla poverina di turno.
A questo giro c'è stata l'accoppiata infernale, un po' come nel film Jurassic Park (quello nuovo, quello orrendo) con l'ultimate fight T-Rex vs T-Rex mutante. Lo scontro tra titani, l'Apocalisse amorosa, la resa dei conti, lo showdown del secolo. Stephanie vs Nick.
Quando metti due personaggi così il risultato può essere solo uno: ingravidamento istantaneo.
Nick, vabé cosa lo dico a fare, Nick è uno strafigo. Di quelli che ti guardano e tu ti immobilizzi sul posto, se ti respira vicino cominci a tremare e se ti sorride in stile o' famo strano tu muori. Nick è uno di quei personaggi che brami a tutti i costi anche se non sai come reagirà, cosa farà e cosa penserà. Poi, di fronte alle difficoltà buttate sulla sua strada dall'autrice, l'unica cosa che fa dall'inizio alla fine è sorprenderti.
Del resto anche Stephanie, che a tutto ci aveva preparate tranne che a questo, è una delle protagoniste più cazzute della Jenny. Steph è indipendente nel miglior senso possibile, ha una solidità e una sicurezza che spazzano via qualsiasi briciola di delicatezza e di ingenuità. A tratti sembra cinica, ma è solo realista, ed è anche una di quelle che chiama le cose con il loro nome e non ha paura di mandare il bellone di turno a fancubo. Esempio?
"Mi sono divertita, ma solo perché mi piace il sesso non vuol dire che sia una disperata, una puttana, o una stupida."
[...]"Non ho mai detto che tu fossi una di queste tre cose."[...]
"Ah, no?" Sbottai con una risata secca. "Non avrai usato queste tre parole esatte, ma, se pensi che io sia tornata qui a cercare te, insinui che sono disperata. Se pensi di poter stare di nuovo con me dopo avermi parlato in quel modo, significa che non hai una buona opinione di me. E dopo una sola notte pensi di potermi dire dove andare e cosa fare? Evidentemente mi credi stupida."
Inarcò le sopracciglia. "Steph..."
"No." Alzai una mano per zittirlo. E forse alzai il dito medio, mentre gli giravo intorno per recuperare la borsa. "La conversazione finisce qui. E vaffanculo."
A questo punto ho cominciato ad amare Steph con tutta me stessa e, fino alla fine, non ha mai perso il mio amore. Come protagonista mi è piaciuta perché non ha un passato tremendo (cosa che sta cominciando ad annoiarmi), ma vive nel suo presente un bel problema e lo affronta con la testa sulle spalle e con i dovuti momenti di debolezza.
In un certo senso Steph ha leggermente offuscato Nick - per quanto lui sia sempre un personaggio fighissimo - perché il romanzo è tutto dal suo punto di vista e la trama ha come punto centrale la gravidanza che, per forza di cose, ha Steph come giocatrice principale.
L'ho detto, ma ho anche messo lo spoiler iniziale. La Jenny ha giocato la carta della pagnotta nel forno, doppia dose.
So che a molte non piace quando entra in ballo la maternità, però se ci pensate è un argomento che nel New Adult non viene trattato abbastanza. Non è una cosa così assurda visto che i personaggi di solito si impegnano molto in questo campo e, prima o poi, qualcuna ci deve rimanere.
Personalmente, a me piacciono le storie dove c'è il bimbo in arrivo: c'è abbastanza dramma senza per forza tirare in ballo la violenza, fornisce numerosi spunti alla coppia per litigare, riappacificarsi ed evolvere e può avere un lieto fine super stucchevole oppure difficile, come in questo caso.
La giocata principale è la gravidanza inaspettata di Steph. Cioè, inaspettata mica tanto, uno come Nick non può fare altro che ingravidare al primo colpo. Testosterone super potente.
Nel momento esatto in cui Steph si rende conto di essere incinta sapevo - me lo sentivo proprio - che sarebbe successa quella cosa e averne la conferma mi ha fatta andare più veloce con la lettura. La prevedibilità è totalmente ammorbidita dalla fluidità della lettura, dall'alto livello di coinvolgimento e dalla pura e semplice bellezza di una storia che non tira in ballo traumi infantili, violenze estreme e torture medievali. La realtà e la normalità nella sua sfumatura dolorante funzionano benissimo, basta saperle sfruttare bene.
La seconda giocata - un momento di silenzio per sentire la felicità che sprizza dai miei pori, please - è di Cameron e Avery. Si riproducono, gente, ci sarà una o un mini Cameron nel mondo. Sanguino arcobaleni. Sì, sì, c'è anche la scena del matrimonio e siamo tutti felici e contenti, ma vogliamo mettere con il pensiero di Cameron papà. Ho appena perso le ovaie.
Tornando sulla storia principale - pardon la digressione - la parte finale è, secondo me, ben strutturata. Assieme al dramma - inevitabile - e alla rottura da manuale abbiamo anche una ridotta ma molto gradita gestione del problema con un seguente riavvicinamento e lieto fine.
Se penso alle storie degli altri personaggi - a parte la cavolata dello psicopatico della porta accanto - Per sempre con me è relativamente tranquillo, semplice, ma proprio per questo più gradevole. Tutto, nella trama, funziona talmente bene, ogni elemento è talmente ben incastrato e gestito che non ho niente, ma proprio niente, da dire di negativo su questo libro.
Anzi, diciamo che mi ha soddisfatta quasi come i primi due e si becca un bel terzo posto nel podio della serie. In ordine: Cameron, re del mio cuore, Jase e Nick, e poi gli altri in ordine sparso tanto uno vale l'altro.
Inizia l'attesa per il prossimo romanzo e la conseguente crisi d'astinenza. Facciamoci forza.