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11 marzo 2019

Maggie Stiefvater
Ladri di Sogni

Serie Raven Cycle 2
Titolo originale Dream Thieves

Trama
Rizzoli
pag. 522 | € 16,00
La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c’è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero…Intanto Ronan s’inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s’inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c’è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.
"Possiamo fare finta. Solo una volta. E poi non ne parleremo più."
Commento
A questo punto inizia l'attesa. Per chissà quale motivo, per ora Rizzoli non ha in programma di pubblicare il terzo romanzo della serie, e non si sa se è una pausa oppure se proprio hanno accantonato il progetto. In ogni caso il risultato è lo stesso e mi metto in attesa come tutti gli altri fan della serie. Considerando il mio stitico livello di pazienza, probabilmente finirò per comprarmi il paperback inglese e proseguire per conto mio.
L'unica cosa positiva, in questa attesa forzata, è che il romanzo non ha un finale aperto, ma si chiude discretamente bene senza lasciare troppe questioni in sospeso: come a dire il problema principale è risolto, prenditi una pausa ma non rilassarti troppo perché tra poco le cose diventeranno ballerine.
C'è poco da stare sulle spine, viste le circostanze, quindi spariamoci un gelato e troviamo altro per cui fangirlare.
Primo punto da affrontare: il voto. Ci ho pensato qualche minuto, ho messo tre e mezzo e poi mi sono detta che era troppo basso. Sono passata al quattro ma ancora non sono convinta. Diciamo che punto al quattro meno, ecco.
Perché? Tanto per cominciare è un bel romanzo, ma non è bellissimo. Non mi è sembrato tanto diverso dal primo - nonostante i personaggi si muovano di più - e la trama continua a rimanere a tratti oscura. Forse sono io che faccio fatica ad acchiappare le teorie della linea di prateria che si sveglia e poi si spegne, e di come tutto sia collegato all'energia di non so che cosa e come alla fine tutto si risolva con una specie di interruttore on e off. Non so, non credo di essere la persona migliore per giudicare la trama, le sue fondamenta e i suoi contenuti. Come per il primo romanzo mi sono limitata a seguire la narrazione e concentrarmi su quello che capivo - che non è poi chissà che.
Quindi Ladri di sogni è bello, ma non bellissimo, è scritto bene, strutturato, bei dialoghi, ma manca di emozioni forti, non prende come dovrebbe e non coinvolge fino a portarti all'insonnia.
Il secondo punto traballante è che, per quanto venga spacciato come protagonista, Gansey continua a lasciare agli altri personaggi lo spazio e il ruolo, tanto da rimanere spesso nell'ombra e interagire ai minimi termini. Ad esempio, è Ronan il protagonista di questo secondo romanzo e lo è per un motivo preciso che per me non ha un collegamento chiaro con tutta la trama di base. I ladri di sogni sembrano essere una cosa separata rispetto alla linea di prateria, sembrano avere una connessione nell'energia ma oltre a quello il nulla. E' stato interessante, però, tutta questa storia del rubare e prendere oggetti dai sogni, dell'origine di Ronan stesso e di come il suo comportamento trovi una spiegazione proprio grazie a questo potere.
Ronan, che tanto mi piaceva, qui perde un po' di verve anche se è sicuramente un bel personaggio carismatico e profondo. Forse mi aspettavo che non si ammorbidisse così, forse speravo che rimanesse selvatico e imprevedibile, ma è chiaro che il suo percorso ha raggiunto una sorta di chiusura e che ora deve andare avanti esattamente come ha fatto Adam.
Ecco, Adam è strano. Dalla fine del primo romanzo ha subito un cambiamento e ora deve fare i conti con la sua nuova natura, con il suo nuovo scopo, e accettare che non può avere ciò che desidera. Continua a scontrarsi con Gansey, continua a odiare la sua condizione pur avendo pochi mezzi per migliorarsi, non ha nessuna pazienza, nessuna razionalità e, per quanto si possa comprendere questa sua fragilità, alla lunga stanca. Diciamo che non è tra i miei personaggi preferiti.
Allo stesso modo di Gansey, anche Blue non ha ancora sviluppato le sue potenzialità: aspetto il momento in cui le sorti della serie dipenderanno da lei, ma per ora mi tocca accontentarmi e apprezzare la sua normalità e il suo tenero cuore.
Non dirò altro, perché ci sono dei risvolti che non mi aspettavo e di cui non c'è stato sentore: un po' alla WTF, quando è successa questa cosa. Insomma, si capisce che l'autrice ha un progetto e che lo sta portando avanti, ma i suoi metodi mi sono in parte oscuri, così come è chiaro che per quanto sembrano slegate ogni cosa deve avere una ragione di esistere e un collegamento che andrà a formare il quadro d'insieme.
Ho apprezzato il punto di vista dell'uomo grigio e la sua interazione con il gruppo, ha dato un tocco di pericolo e di mistero più umano e meno paranormale, così come mi è piaciuto che le dinamiche familiari di Blue non rimanessero sullo sfondo ma agissero attivamente nella storia e nel cambiamento di Blue. 
Sono arrivata alla fine di Ladri di Sogni soddisfatta ma non del tutto. Ho assolutamente bisogno di proseguire la serie, perché ora come ora brancolo nel buio e oscillo tra amore e apatia. E io voglio amare questa serie, lo voglio proprio tanto. Perciò do ancora qualche mese alla Rizzoli per buttare fuori il terzo volume e, se non lo fa, mi organizzo diversamente. Va bene aspettare, va bene avere pazienza, ma sono sicura che se non lo leggo adesso che ho la storia fresca in testa alla fine mi scorderò tutto e perderò la magia della serie.
E io odio quando mi succede.

7 gennaio 2019

Maggie Stiefvater
All the Crooked Saints

Trama
Scholastic | pag. 311| € 8,50
Here is a thing everyone wants: A miracle.
Here is a thing everyone fears: What it takes to get one.
Any visitor to Bicho Raro, Colorado is likely to find a landscape of dark saints, forbidden love, scientific dreams, miracle-mad owls, estranged affections, one or two orphans, and a sky full of watchful desert stars. At the heart of this place you will find the Soria family, who all have the ability to perform unusual miracles. And at the heart of this family are three cousins longing to change its future: Beatriz, the girl without feelings, who wants only to be free to examine her thoughts; Daniel, the Saint of Bicho Raro, who performs miracles for everyone but himself; and Joaquin, who spends his nights running a renegade radio station under the name Diablo Diablo. They are all looking for a miracle. But the miracles of Bicho Raro are never quite what you expect.
You can hear a miracle a long way after dark. Miracles are very like radio waves in this way. [...] What a shame that both miracles and radio waves are invisible, because it would be quite a sight: ribbons of marvel and sound stretching out straight and true from all over the world.
Commento

Siamo agli sgoccioli, l'anno sta per finire e la mia pila di romanzi da smaltire è ancora alta come all'inizio dell'anno. In questi mesi ho fatto fatica a ingranare il mio solito ritmo di lettura martellante, ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. Sono riuscita a trovare un equilibrio tra la mia nuova ossessione (k-drama) e la lettura e con l'arrivo di Natale ho toccato la più che discreta quota di un romanzo letto a settimana. Visto che mi sono imposta di scegliere i titoli che ho già fuori da mesi, non ho molta voce in capitolo sul cosa, perché sul comodino sono rimasti praticamente solo i romanzi in inglese facenti parte di serie. E' solo una questione di quale sia il successivo, pescando quasi a caso.
Lunedì scorso mi è capitato All the crooked saints di quella maga delle parole Maggie Stiefvater.
Ho comprato il romanzo direi più di un anno fa, e non mi sono mai decisa ad iniziarlo perché - ad essere onesta - l'ho preso senza leggere la trama, solo perché era della Stiefvater. Indubbiamente è un'edizione bellissima, la copertina è meravigliosa e l'autrice riesce a piacermi tantissimo, ma per questo libro il mio voto è una sufficienza piena e ho già messo il romanzo nella pila dei da vendere.
Mi sento quasi in colpa a voler rivendere un romanzo della Stiefvater, ma onestamente sono arrivata al punto in cui devo fare una scelta e recuperare spazio, perciò molto a malincuore All the crooked saints se ne va.
Il problema principale del romanzo è che, per me, succede veramente troppo poco e la sensazione che non succeda mai nulla rimane fino alla fine del romanzo. La costruzione del ritmo e l'intessitura della trama sono lente, ma questo di per sé non è un male, il problema sorge quando dopo lungo aspettare, dopo capitoli e decine di pagine sembra che la trama non arrivi a nulla e che quello che è il punto di rottura in realtà scorre via quasi invisibile.
La storia però ha tanti punti di forza prima tra tutti la sua originalità. Ambientato negli anni '60, in una zona brulla, desertica e mezza nascosta del Colorado - Bicho Raro - dove si sono stabiliti i Soria, che hann portato con sé dal Messico la loro eredità di famiglia: i miracoli. I Soria hanno l'abilità di attirare a sé i miracoli, cioè rendono visibile ad una persona la sua oscurità (primo miracolo) affinché questa possa liberarsene (secondo miracolo) e vivere in pace con se stessa. A Bicho Raro, neanche a dirlo, c'è una processione continua di pellegrini che arrivano seguiti da stormi di gufi - pare che siano attirati dai miracoli come falene con la luce - per avere il loro miracolo. Da qualche anno, però, questi pellegrini non riescono a compiere il secondo miracolo, così rimangono a vivere a Bicho Raro, isolati dal mondo, isolati dai Soria che hanno il divieto assoluto di interferire con i miracoli, e bloccati in uno stato fisico che non ha niente di normale. C'è chi ha il corpo di uomo e la testa di coyote, chi è ricoperto di muschio come una seconda pelle, chi è costretto a ripete ciò che gli altri dicono, chi è seguito da una nuvola di pioggia personale, insomma in questi miracoli e in questi pellegrini non c'è assolutamente niente di normale.
Ed è questa la prima particolarità del romanzo, che può essere presa come un punto di forza ma anche come un grosso difetto: il fantastico qui è un dato di fatto. Succedono cose assurde e la Stiefvater le narra con una tranquillità totale, come se fossero perfettamente normali. Quando un pellegrino, dopo il primo miracolo, diventa un gigante, nessuno batte ciglio. C'è un'accettazione passiva di questi eventi fantastici che ti fa capire che o lo prendi così come viene, oppure rischi di diventare matta durante la lettura. La mia impressione è che l'autrice abbia lasciato andare la fantasia e abbia scritto quello che le veniva in mente senza porsi dei limiti: non è logico o non è credibile o è campato per aria sono pareri che in questo romanzo non possono essere applicati perché la natura della trama è senza logica, non è credibile, è campata per aria.
Per me è questo che rende il romanzo particolare e meritevole di essere letto. Un romanzo normale che parla di miracoli si sarebbe perso nei meandri delle pippe morali e religiose, qui invece è tutto un susseguirsi di gufi che volano, miracoli di ogni genere, personaggi diversi e strani mischiati insieme. Manca un trama più consistente, non lo nego, ed è per questo che il mio voto è rimasto basso, perché per quanto tutto mi sia piaciuto, dall'argomento, all'ambientazione, allo stile, non è abbastanza per rendere la lettura veramente coinvolgente.
Anche i personaggi seguono la stranezza della storia. Tanto per cominciare non c'è un vero protagonista, ma sono più personaggi che sostengono in gruppo la storia. Abbiamo i tre cugini, Beatriz, Daniel e Joaquin. Beatriz è una ragazza particolare, la sua stranezza risiede nell'essere una creatura di logica e per questo si è convinta di non provare sentimenti. Non è vero, ovviamente, ma questa è lei. Poi c'è Daniel, il santo ufficiale dei Soria, colui che compie i miracoli e che rompe il divieto di aiutare un pellegrino, scatenando così la sua terribile oscurità. Poi c'è Joaquin, il più giovane e quello più affamato di mondo esterno, di giorno è un adolescente con i capelli pieni di brillantina e la sera si trasforma in Diablo Diablo, la voce di una stazione radio clandestina. Questi tre ragazzi sono una sorta di anello di congiunzione tra la vecchia generazione di Soria - chiusi, sospettosi, schivi - e il cambiamento epocale che sta per coinvolgere la famiglia. E' come se con la loro voglia di raggiungere il mondo esterno tramite la radio abbiano trovato un modo per raggiungere anche i pellegrini, rompendo la tradizione e i suoi limiti.
Il rovescio della medaglia nell'avere così tanti personaggi e così poco da dire è che nessuno spicca sul serio, non ci si affeziona a nessuno di loro, e le loro storie sono solo un momento che passa via nell'attesa del finale. Ci sono ottimi personaggi secondari che rispecchiano la fantasia dell'autrice nel tirare fuori l'originalità anche in un gallo da combattimento, tantissimi piccoli momenti di meraviglia lessicale, invenzioni sfrenate e selvagge di trasformazioni quasi oniriche, personificazioni estreme - come il deserto che si innamora di Pete -, e una descrizione pittoresca e vivida degli spazi naturali.
C'è tanto di bello, in questo romanzo, c'è tanto di originale e di speciale, ma c'è anche un grosso buco che fatica ad essere riempito: la trama è debole, poco interessante, sbrigativa e nemmeno lo stile meraviglioso della Stiefvater riesce ad arginare questa sensazione.
Insomma, speravo in qualcosa di migliore, eppure avevo la sensazione che non avrei amato il romanzo, me lo sentivo proprio ed è forse per questo che ci ho messo così tanto a leggerlo. Non è un grande dramma, almeno ho scoperto che c'è qualcuno che ha le palle per mettere su carta delle assurdità totali e saperle trasformare in romanzo.Stima assoluta per Maggie.

5 novembre 2018

Maggie Stiefvater
Raven Boys

Serie Raven Cycle 1
Titolo originale The Raven Boys

Trama
BUR | pag. 462 | €11,00

Nata in una famiglia di chiaroveggenti, Blue Sargent, sedici anni, fin da piccola sa che con un bacio ucciderà il suo vero amore. Ora però a quanto pare il momento è prossimo: prova ne è la visione che Blue ha nella notte della vigilia di San Marco, quando gli spiriti dei futuri morti di Henrietta, una cittadina della Virginia, si mostrano alle veggenti Sargent: Blue vede lo spettro di Gansey e apprende che è proprio lui il suo vero amore, e quindi la persona che ucciderà. Fatalità vuole che Gansey di lì a poco si presenti alla porta delle Sargent per un consulto magico: da anni è sulle tracce di Glendower, mitico re gallese la cui salma è stata trafugata oltreoceano secoli prima e sepolta lungo la linea temporale che attraversa Henrietta. Blue decide di aiutare Gansey, e si ritrova coinvolta nella ricerca di questa sorta di Graal insieme agli altri Raven Boys, i problematici studenti della scuola che Gansey frequenta. Ma questo è solo l’inizio dell’avventura.
“If I were a tree, I would have no reason to love a human.”


Commento
Ormai un po' di tempo fa, quando ho letto Shiver, mi sono sentita dire che, se quella serie mi fosse piaciuta, allora avrei amato alla follia Raven Boys. Considerando com'è andata con quella trilogia non ci ho pensato due volte a prendere in mano questa serie, perché dalla Stiefvater mi aspettavo qualcosa di meglio o - almeno - di simile.
Ho dovuto meditare un po' prima di dare il voto, perché ero indecisa tra il tre e mezzo e il quattro, ma alla fine mezzo voto cos'è? e quindi ho dato quattro.
Metto le mani avanti dicendo che Raven Boys mi è piaciuto, a tratti anche molto, ma non mi ha presa come la serie di Mercy Falls. Forse è presto per dirlo, considerando che per ora ho letto solo il primo romanzo e la serie è ferma in italiano, ma da subito è mancata la stessa poesia e la stessa malinconia che ha reso tanto speciali quei quattro romanzi.
Eppure qualcosa di bello c'è, ed è l'amicizia che lega i quattro protagonisti. Sto correndo, lo so, ma quando si scrive un commento di solito ci sono alcune cose che premono per uscire e per me, in questo caso, è proprio l'incredibile profondità del rapporto tra i protagonisti.
Raven Boys è un fantasy a target young adult ma, al contrario della maggior parte dei romanzi che arrivano da noi, lascia scivolare in secondo piano l'aspetto romantico perché la trama non gli permette di concentrarsi su di un unico aspetto, e perdere tempo con le solite schermaglie amorose tra adolescenti sarebbe il modo più veloce per rovinare tutto. Questo perché la storia si presta molto bene a dare il meglio di sé quando rimane ancorata alla trama, al nucleo della storia, prendendosi i suoi maledettissimi tempi per creare la base della serie, per dare una caratterizzazione dei personaggi fin troppo dettagliata e senza curarsi se, alla fine, quello che ci viene presentato all'inizio come un evento in arrivo, nemmeno si fa vedere.
Raven Boys sembra una gigantesca introduzione, una specie di preparazione a quello che verrà con lo scopo di costruire uno schema, aumentare l'impazienza del lettore e farlo affezionare ai personaggi, tanto che alla fine vuoi subito il secondo, vuoi sapere subito cosa succederà - nonostante il finale non sia un cliffhanger -, vuoi avere subito la possibilità di andare avanti perché i personaggi già ti mancano. E', senza ombra di dubbio, un romanzo ben costruito, ben scritto e furbo, ma non nel senso negativo del termine. Raven Boys ha in sé la materia prima nel suo stato grezzo e, pian piano, comincia a darle una forma senza affrettare i tempi, senza svelare tutto e subito, senza scaricare sul lettore tutti gli elementi che la compongono. Per questo è furba, perché costruisce, prepara e racconta. Nel tempo del romanzo ci si può fare un'idea di come si svolgeranno gli eventi, ma ci si affeziona anche ai personaggi ed è questa la cosa che più mi è rimasta impressa.
Blue e le donne della sua strana famiglia, Gansey, Adam, Noah e Ronan. Sono loro a dare un senso a tutto, sono loro che ti fanno pensare oh sì ma, al contrario dei soliti fantasy per ragazzi, Blue è protagonista allo stesso identico modo di ognuno di loro, ha un ruolo determinante come gli altri e ha un vero scopo nel momento in cui la sua strada si incrocia a quella dei ragazzi.
Probabilmente non sarà una novità per chi ha già letto Raven Boys, ma per me il personaggio migliore del quartetto non è per forza sempre Gansey. E' il protagonista, è vero, ed è anche il teorico interesse amoroso, ma sento che ancora non ha preso le redini della storia. E' come se Gansey fosse il leader del gruppo ma le circostanze non gli permettano di determinare gli eventi e influenzare sul serio gli altri personaggi. Finché ci sarà Adam che lo ancora alla realtà con la sua fragilità, finché ci sarà Ronan che rompe gli schemi e supera i limiti, finché ci sarà Noah ad aleggiare su di lui, Gansey non potrà essere al 100% protagonista. Ci vorrà un po', forse, ma quando ai miei occhi supererà tutti, allora entrerà nel mio cuoricino. In sostanza, allo stesso modo, non vedo l'ora e non sento la necessità che Gansey si prenda il ruolo di protagonista unico, perché il rapporto tra i quattro amici è fantastico, è profondo, è forte ed è scritto talmente bene che ti fa sentire il bisogno fisico che tutto rimanga così com'è. E poi ho un debole per Ronan. Lo so, sono prevedibile, ma Ronan mi ricorda così tanto Cole che, niente, lo amo già alla follia.
Di tutto il resto devo ancora farmi un'idea precisa. La trama è così strana che a volte ho fatto fatica a seguirla perché, senza basi e senza spiegazioni vere e proprie, un po' si brancola nel buio. Ciò non toglie, però, che la questione delle linee di prateria sia molto interessante e che stuzzichi quel lato mistico/paranormale/new age che ogni tanto scopro di possedere. Ci vorrebbe una sorta di guida finale, oppure una breve introduzione tecnica per chiarire i contenuti del romanzo e facilitarne la comprensione, però va bene anche così, ovviamente, basta aprire Google.
In ogni caso sono presa piuttosto bene e prevedo di iniziare il secondo romanzo in tempi brevi. Il fatto che Rizzoli abbia sospeso la pubblicazione mi innervosisce parecchio perché non so se sarò in grado di seguire al meglio la trama in lingua originale. Ovviamente, se proprio sarò costretta a buttarmi sull'edizione americana mi metterò l'anima in pace, sarebbe un vero peccato - ma comunque proseguirei a leggerlo in lingua piuttosto che restare in sospeso. Magari nel frattempo quelli di Rizzoli si danno una svegliata, la speranza è l'ultima a morire.

26 gennaio 2017

Maggie Stiefvater
La corsa delle onde

Titolo originale The Scorpio Races

Trama
Rizzoli | pag. 450 | € 16,50
Succede ogni autunno, sull’isola di Thisby. Dalle gelide acque dell’oceano si spingono a riva i cavalli d’acqua, creature affascinanti e crudeli che gli abitanti catturano per montarli nella Corsa dello Scorpione. Il vincitore guadagnerà fama e denaro, i meno fortunati incontreranno la morte. Ma qualcosa cambia quando alla gara si iscrive Kate Connolly, capelli rossi e tempra di ferro. Kate è determinata a correre con la sua cavalla Dove, sfidando usanze secolari che vogliono solo concorrenti maschi e nessun cavallo ordinario. Certo, non ha molte possibilità contro Sean Kendrick, diciannove anni, il favorito, esperto domatore di cavalli. Nessuno dei due è preparato a ciò che sta per succedere, perché quest’anno la Corsa dello Scorpione non sarà solo questione di gloria e denaro, ma di amore e destino.
Sean aspetta sulla battigia, guarda l'oceano, e c'è qualcosa di struggente e malinconico nella sua espressione, come se anche lui volesse tuffarsi nell'acqua e scomparire. Soltanto allora capisco che è questo il motivo per cui Norman Falk ha chiesto a Sean di farlo. Non solo perché era l'unico in grado di svolgere il rituale, ma perché Sean Kendrick, con quel suo struggimento, è la corsa, anche se non fosse mai esistita nessuna corsa. Un simbolo di quello che significano i cavalli per l'isola, un ponte fra ciò che siamo e ciò che tutti vorremmo da Thisby ma non riusciamo mai a raggiungere. Quando Sean sta lì fermo sulla riva, il viso rivolto al mare, non sembra più umano di un qualunque capall uisce, e questo mi turba.
Commento
Per cortesia Rizzoli editore, ve lo chiedo in ginocchio, pubblicate l'edizione economica di questo romanzo, o ristampate la rilegata perché è introvabile. Introvabile. Come fa chi, come me, lo ha adorato alla follia e lo vuole con sé nella sua libreria? Come? COME? Vi prego, fate qualcosa, il pensiero di non poterlo possedere mi sta facendo venire l'ansia, e io non gestisco bene l'ansia.
La serie Wolves of Mercy Falls mi era piaciuta tanto, forse troppo, e Raven Boys e i due romanzi sulle fate non mi avevano convinta del tutto, avevo bisogno di un'ulteriore conferma, di un altro romanzo che mi annodasse le viscere e che superasse almeno in qualche cosa la serie sui lupi.
La corsa delle onde è bellissimo, non credo ci sia bisogno di trovare un termine migliore di questo. E' bellissimo e basta. Sicuramente non è una storia per tutti i palati, può risultare troppo lento, troppo statico, troppo selvaggio, ma se ti tocca, se è nelle tue corde allora è un colpo di fulmine.
Mi ci è voluta qualche pagina per capire l'aria che tirava, per farmi un'idea di come sarebbe proseguito e quali fossero i punti fermi attorno ai quali ruotava la storia, ma una volta che mi sono creata un angolo nella narrazione, una volta che ho stabilito una connessione mi sono staccata dal romanzo solo alla fine e mi è rimasta una ferita aperta.
Ho pianto come una fontana nelle ultime pagine. Ho pianto come ho fatto solo con Deeper, anche se questa volta era per un diverso tipo di struggimento che si trasforma in sollievo giusto nelle ultime righe. Ho pianto perché la Stiefvater ti permette un groppo in gola ogni tanto, ma non ti lascia la possibilità di sfogarti: è un continuo aggiungere e caricare, una lenta costruzione di uno strapiombo da dove ti lanci alla fine del romanzo. Ed esplodi. Esplodi perché è finito, hai tenuto duro, non hai perso la dignità, hai trattenuto le lacrime e fino alla fine sei stata stoica.
Ma quando finisce e il sollievo ti travolge, piangi per tutte le 450 pagine di emozioni. Piangi perché, in un certo senso, vorresti poter puzzare anche tu di pesce, vorresti avere la sabbia in faccia, o farti congelare dagli spruzzi dell'oceano, mangiare un pan di Novembre e godere della glassa che cola, guardare i capail uisce e averne una paura folle, affrontare la morte come un evento eroico e finire la giornata tornando dal paesello infagottata nel tuo maglione di lana vecchio e brutto, perché tanto ci sei solo tu e la natura e a nessuno importa di come ti vesti.
Per me La corsa delle onde è stata un'esperienza sensoriale, oltre che letteraria. Avere una buona storia e degli ottimi personaggi è un punto di partenza, saper scrivere crea da sé il romanzo, ma saper rendere reale ogni singola cosa di questa storia, saper trasportare il lettore dal suo divano al luogo dov'è ambientato il romanzo e fargli vivere tutto, dalle emozioni alle privazioni, dalla fatica alla fame, dal freddo al sonno, permette all'autore di raggiungere un livello di bravura che pochi ormai sanno toccare. 
In un certo senso, La corsa delle onde è stata una sorta di prova del nove. In alcuni romanzi la Stiefvater mi ha scavato nel cuore, in altri mi ha lasciata indifferente, ma qui ha solo confermato ciò che sospettavo da ormai qualche tempo: questa donna è brava. Non solo ha un fiuto particolare per scovare le leggende più strane, ma ha anche la pazienza di costruire una storia un tassello alla volta, prendendosi tutto il tempo che le serve per creare dei personaggi che, a seconda di come sono fatti, a volte si aprono del tutto al lettore, a volte neanche a morire. Ma più di tutto la Stiefvater, per me, eccelle in due cose: nel creare personaggi maschili magnifici e nel descrivere il paesaggio, lo sfondo, la natura dei suoi romanzi.
Se nella vostra vita vi siete trovati su una scogliera con l'oceano che ti urla nelle orecchie, ogni angolo dell'isola di Thisby vi sarà familiare ma, se non siete mai stati di fronte alla potenza del vento dell'oceano ci vorrà pochissimo per sentirlo sulla lingua e avere il sale appiccicato sulla pelle.
La Stiefvater sa fare questo: sa usare delle semplici parole per rendere reale un luogo che neanche esiste, sa farti vedere e sentire una natura che per molti passa solo in TV, sa trasformare quello che per molti autori è solo uno sfondo in un protagonista a tutti gli effetti. Thisby, l'oceano, l'acqua, le scogliere, le spiagge, il porto, le barche, i cavalli, le pecore, l'erba, il fango, la pioggia, il sale, le nuvole, l'umidità, tutto ha un ruolo, tutto trova una ragione per essere sulle pagine. Perché i cavalli d'acqua, i capaill uisce sono il nucleo della storia ma sono anche inscindibili dal luogo da cui provengono e sarebbe stato impossibile rendere la loro indomabilità senza dare il giusto spazio all'oceano. Questi cavalli mostruosi che fanno a pezzi i cavalieri, che popolano gli incubi e ti fanno sparire il bestiame sono stranamente vividi, bucano le pagine allo stesso modo dei personaggi umani: senza di loro non solo la storia non esisterebbe, ma anche Sean non avrebbe lo stesso fascino ruvido e salmastro.
Sean Kendrick, l'uomo che sussurrava ai capaill uisce, l'unico che li ama e li rispetta, l'unico che li vede per quello che sono e non come un animale da domare per vincere una corsa.
Sean è per metà umano e per metà creatura dell'oceano. Fin da piccolo è stato a stretto contatto con l'acqua e con i cavalli d'acqua e ha sviluppato una particolare conoscenza di questi animali leggendari, fino ad avere come favorito il rosso sangue Corr che, anni prima, ha ucciso suo padre durante la corsa. Sean è silenzioso ma intenso, è selvatico ma intelligente, tiene l'isola in pugno con il suo tocco magico ma non esce mai dai confini della sua realtà: addestratore di cavalli, devoto ai capail uisce, innamorato dell'oceano.
Un ragazzo dai capelli scuri, magro e spigoloso. E' il primo della fila davanti al bancone, taciturno e immobile nel suo giaccone blu scuro, le braccia incrociate sul petto. Ha l'aria fuori posto e selvatica qui dentro: l'espressione dura, il bavero del giaccone alzato sulla nuca, i capelli ancora spettinati dal vento della spiaggia. Non guarda nessuno in particolare: tiene gli occhi bassi, con la mente ovviamente lontana, lontanissima dalla macelleria. Tutti gli altri sgomitano e spingono, ma nessuno spinge lui, pur senza evitarlo di proposito. E' come se non si trovasse nello stesso luogo di noialtri.
L'ho adorato, esattamente come ho adorato tutti i personaggi maschili creati dalla Stiefvater. E' speciale pur essendo anonimo e silenzioso, senza di lui niente avrebbe la stessa intensità.
E poi abbiamo Kate Connolly, per gli amici Puck, ancora più incivile e selvatica di Sean. Io e lei abbiamo avuto dei momenti di tensione ma, alla fine, ho imparato a convivere con il suo carattere spigoloso e con la sua lingua tagliente. Di buono in lei c'è la sua tenacia, il suo coraggio, il suo essere intera nonostante le privazioni e i dolori, la sua passione per l'isola, il suo affetto per la cavalla Dove e l'ingenuità con la quale affronta l'abbandono del fratello, le cattiverie degli altri cavalieri e l'attrazione verso l'incomprensibile Sean.
Non si può riassumere la trama in poche righe, nonostante sia semplice e lineare, perché l'essenza stessa della storia, della corsa, dei cavalli d'acqua viene diluita in tutte e 450 pagine e non c'è una sola frase che non serva a rendere chiara, unica e speciale questa storia.
Non è un romanzo per chi cerca soddisfazione facile e immediata, per chi si aspetta un romanticismo sfacciato e grossolano, per chi apprezza un libro che dice tutto, mostra tutto, e che si conforma ai generi senza uscire dai bordi.
La corsa delle onde è tutto l'opposto ed è perfetto in ogni sua parte. Io l'ho adorato, ma mi rendo conto di essere una stranezza nel mondo dei lettori. 

26 settembre 2016

Maggie Stiefvater
Whisper & Destiny

Serie Books of Faerie 1
Titolo originale Lament: The Faerie Queen's Deception

Trama
Fanucci | pag. 313 | € 16.00
La sedicenne Deirdre Monaghan è una musicista incredibilmente timida ma prodigiosamente dotata. Inoltre sta per scoprire di essere una “cloverhand” – una che può vedere le fate. Quando un misterioso ragazzo sbucato dal nulla entra nella sua ordinaria vita di città, Deirdre se ne innamora. Il problema è che l’enigmatico e contraddittorio Luke si scopre essere un “gallowglass” – un assassino senz’anima di fate – e Deirdre sta per essere la sua prossima vittima. Deirdre deve decidere se i sentimenti di Luke verso di lei sono reali, o soltanto un modo per condurla più profondamente nel mondo delle Fate. L’amore di Deirdre per Luke, bello e pericoloso, la costringerà a prendere coscienza dei suoi poteri elfici, e a essere coinvolta in una lotta all’ultimo sangue contro esseri inimmaginabili.
"Tu sei come me. Noi siamo osservatori di questo mondo, non è vero? Non giocatori." Ma io non ero un'osservatrice di quel mondo, il piccolo pianeta all'interno dei confini della sua auto. In quel mondo, profumato con l'odore estivo di Luke, io ero un giocatore insostituibile.
Serie Books of Faerie 2
Titolo originale Ballad: The Gathering of Faerie

Trama
Fanucci | pag. 345 | € 16.00
Nuala è in parte una musa, in parte un vampiro con capacità psichiche. Se la libertà di cantare, scrivere o creare le è negata, il suo marchio è inconfondibile: ha alle spalle una scia di brillanti poeti, musicisti e artisti morti tragicamente giovani. Ogni tredici ad Halloween brucia in un falò e rinasce dalle sue ceneri senza alcun ricordo, tranne quello che riguarda il momento della sua morte. James è il migliore suonatore di cornamusa nello Stato della Virginia, e probabilmente il più giovane e bello: è questo ciò che pensa di lui Nuala. Ma James, estremamente convinto delle sue capacità e innamorato di un’altra ragazza, rifiuta le attenzioni di Nuala. Lui è occupato con problemi più grandi: una figura enigmatica gli appare al tramonto mentre avvolge in una spirale Dee, la sua ragazza. Dee è al centro di un gioco mortale, e mentre James fatica a districare i fili aggrovigliati della storia, Nuala lo segue, convinta che lui le faccia da specchio e nella speranza che prima o poi il suo affetto venga ricambiato. Ma mentre James comincia a realizzare i suoi sentimenti per entrambe, Dee e Nuala stanno mutando, Halloween si avvicina, con i suoi fuochi e riti per i defunti, mortali sia per Nuala che per Dee… E James può salvare solo una delle due.
"[...] Non penso che l'amore abbia niente a che fare con com'è fatta l'altra persona. Voglio dire, un po', forse. Penso che quello che veramente importa sei tu, te stesso. Come, per esempio, dire che ami...che ti piace veramente un cretino egocentrico. Non significa niente. Quello che ha davvero importanza è come il cretino ti fa sentire. Se quando stai con lui ti senti come la persona migliore del mondo, questo è quello che te lo fa piacere. Non ha veramente a che fare con quanto sia carina la persona di per sé."[...] "Mi piace. E' come la guida dell'amore egoista. Non sei tu, baby, sono io quello che amo."
Commento
Quando ho ritirato Whisper e Destiny in biblioteca ero convinta che fossero titoli non appartenenti ad una serie e che non fossero collegati l'uno all'altro. Non so perché, forse per la grafica totalmente diversa, forse perché non ho nemmeno pensato di approfondire i due titoli - ero in pieno raptus prenotatuttiiromanzidellaStiefvater - ma alla fine ho pensato di aprire Goodreads e ho fatto la scoperta.
Non solo fanno parte della stessa serie e sono strettamente intrecciati, ma la serie stessa non è mai stata conclusa dalla Stiefvater. Sul sito dell'autrice, nella sezione Q&A, c'è proprio una domanda riguardante il terzo romanzo di questa serie e la sua risposta è: l'ho scritto, non mi convince, non so quando uscirà.
Panico. Ansia. Terrore. 
Capiamoci. Ha una versione pronta da anni - anni - e ancora non l'ha ripresa per metterla a posto e buttarla in pasto ai fan. Per un momento ho pensato se non fosse meglio restituire i libri senza leggerli, ma poi ho pensato che se non l'ha fatto uscire subito probabilmente non lo farà mai, perciò eccomi qui.
Tra i due romanzi, senza ombra di dubbio, il migliore è Destiny, mentre Whisper è più infantile e meno organizzato. In entrambi, però, il grosso difetto è che non c'è nessuna forma di preparazione né introduzione che permetta al lettore di capire il soggetto principale, i termini, le leggende e le figure fantastiche che popolano i due titoli da pagina uno. E' come se si desse per scontato che certe cose sono universalmente conosciute, come se tutti possano sapere chi sono le fate, come si dividono, quali sono le loro caratteristiche e a quali leggende sono legate.
Io, ad esempio, non nutro una particolare simpatia per questo argomento e non possiedo grandi conoscenze: fate, gnomi, e cose simili, sono rimasti ai tempi della mia infanzia e non li ho più ripescati. Quindi la maggior parte dei contenuti sono stati oscuri e mi hanno lasciata al buio. Ho accettato le cose così come venivano e non mi sono fatta troppe domande. Per alcune cose ha funzionato, per altre meno.
Quello di cui sono sicura è che Whisper è lontano anni luce dai romanzi più recenti della Stiefvater e, anche se Destiny ha una struttura e caratterizzazioni migliori, entrambi sembrano solo embrioni di ciò che questa autrice è in grado di fare.
In Whisper la protagonista è Deirdre, una ragazzina di sedici anni che suona l'arpa in maniera fin troppo perfetta, e canta con una voce d'angelo. E' ansiosa, timida, un esserino che cerca sempre l'ombra e non vuole essere mai notata. Nonostante i modi dimessi, Deirdre non è una testa vuota e riesce ad essere sufficientemente interessante per tutto il romanzo. Certo, tutto di lei - dai pensieri alle reazioni - urla teenager! però almeno anche il resto segue il suo esempio e non ci sono sbalzi tra target opposti.
La trama gira attorno al fatto che Deirdre è una cloverhand ovvero, se ho capito bene, un essere umano con grandi poteri che ha le potenzialità di diventare regina delle fate. Siccome le fate sono attratte dal suo potere e cominciano ad infestarle la casa, la Regina la vuole morta prima che possa soffiarle il posto e così manda il suo killer personale a ucciderla. Caso vuole che il gallowglass Luke - un'altra figura fantastica mai sentita -, noto per essere senza cuore (o anima? o sentimenti?) si invaghisca di Deirdre. Come si può immaginare tra i due nasce un giovane amore, qualcosa fatto più di sguardi, sospiri e messaggi, che di passione travolgente: l'unico problema è che Luke sta semplicemente procrastinando e Deirdre riesce a mettere in fretta insieme i pezzi e capire che Luke non è poi così innocuo, e che nonostante dimostri sempre di tenere a lei, alla fine probabilmente le farà fare una brutta fine. La storia, in un certo senso, ruota attorno a questo problema anche se lo si capisce solo alla fine quando i due personaggi sono alla resa dei conti. Se tengo presente il modo in cui la storia si chiude - che non è per niente prevedibile né da ragazzini - è chiaro che leggere il seguito era praticamente obbligatorio.
Destiny, sempre al contrario delle mie strane convinzioni, non è assolutamente dedicato a Deirdre e Luke. Come, direte voi. E a loro cosa capita? Ebbene alla Stiefvater fregava ben poco e, invece, ha dato spazio a James, l'amico che Deirdre ha friendzonato in Whisper. Lo dico e non lo nego, James è un bellissimo personaggio, così simile ai protagonisti maschili della Maggie. Ha un senso dell'ironia tremendo, il sarcasmo è il suo modo di esprimersi ed è chiaramente più intelligente di quello che sembra. Anche lui è musicalmente molto dotato, tanto che finisce in questa scuola di prodigi come Deirdre, dove però rimane subito sulle sue. Lei ha scelto Luke e si tiene lontana, così James si fa altri amici e si rende conto che persino lui ha una sensibilità particolare per le fate.
Il momento in cui la sua cornamusa richiama una fata in particolare è quello in cui la vita di James cambierà completamente: Nuala, come si fa chiamare, si nutre della vita degli artisti. Li coltiva, li innalza alla perfezione, li rende leggende in cambio di anni. Il talento di James è talmente forte da spingerla a concludere l'accordo, ma lui la respinge ogni singola volta. Il tira e molla che si instaura tra i due porta inevitabilmente alla nascita di un sentimento, un forte legame che riuscirà a staccare James dalla sua infatuazione per Deirdre e a liberare Nuala dalla sua maledizione.
Destiny ha un finale chiuso, e persino la sua trama si conclude, eppure un difettuccio ce l'ha. Chissà perché, la Stiefvater ha voluto inserire il punto di vista di Deirdre attraverso dei finti sms, dove si leggono cose senza contestualizzazione - soprattutto verso la fine - e che continuano a rimanere inspiegate e insolute. Mi chiedo a cosa servisse, visto che gli eventi si sviluppano e si risolvono anche senza di lei. Però, per il resto è sicuramente un romanzo carino e coinvolgente, con un bel personaggio maschile e uno femminile strano ma affascinante.
Onestamente non so cosa pensare di un terzo libro che chissà quando/se verrà pubblicato. Visto com'è andata con questi due non soffro per la sua mancanza. Tanto, con tutti i bei romanzi della Stiefvater che ci sono, piuttosto mi rileggo quelli che mi sono piaciuti.

21 luglio 2016

Maggie Stiefvater
Sinner

Serie Wolves of Mercy Falls 4
Titolo originale Sinner

Trama
Rizzoli | pag. 410 | € 16,90
Cole St. Clair è un cantante affascinante e distruttivo, che si trasforma in lupo come gli altri di Mercy Falls, e ha spezzato il cuore di Isabel. Cole si trasferisce a Los Angeles, dove riprende a cantare e incide un nuovo disco. Spera di essersi lasciato alle spalle i suoi demoni, ma il ritorno alla musica porta con sé vecchi problemi. Isabel, dal canto suo, ha già sofferto molto a causa sua, e di sicuro non vuole ripetere l’esperienza. Il loro è un rapporto difficile, forse impossibile, sono entrambi preda di paure e debolezze, ma tra di loro c’è un’alchimia che non si può spezzare.
"Dimmi che ci vediamo domani."
"Ci vediamo domani."
"Dimmi che ci vediamo il giorno dopo. E il giorno dopo ancora. E il successivo."
Il cuore mi martellava impazzito. Era successo. Contro la mia volontà, nonostante le ragazze nude e l'odore di lupo e tutte le avvisaglie di una futura infelicità, mi ero innamorata di nuovo di Cole.
Così dissi: "Buona notte, Cole."
"Buona notte, Culpepper."
Commento
Amo, amo, amo, amo, potentemente AMO.
Un po' me lo aspettavo, considerando quanto mi sono piaciuti Shiver, Deeper e Forever, ma non pensavo che potessi toccare certi livelli di adorazione.
Nel momento in cui dovrò restituire la copia di Sinner alla biblioteca, togliere tutti i post-it che ho appiccicato con frenesia, e infine separarmene, sarà una sofferenza. Avrò fisicamente male, un dolore alle mani e al cuoricino, tanto che - probabilmente - per alleviarlo dovrò comprare la mia, di copia.
Come ormai mi capita sempre più spesso, ho potuto leggere Sinner senza pause, sfruttando un'intera giornata vuota, quasi senza fermarmi mai perché non potevo e non volevo farlo.
Per quanto sia sempre bellissimo leggere senza interruzioni inopportune, è anche vero che quando un romanzo ti sta solcando il cuore non vorresti finirlo mai e finirlo in fretta lascia l'amaro in bocca. Con il senno di poi avrei rallentato la lettura, avrei riletto i paragrafi che mi piacevano di più, avrei assaporato tutto, dalla prima all'ultima parola, perché una volta finito non si torna indietro e non si potranno ripetere le sensazioni della prima lettura.
Ma quelle sensazioni, dio mio, sono una tortura bellissima, sono una valanga senza controllo che ti sommerge e ti soffoca. Ma muori felice.
Non è tanto la trama - totalmente sottomessa ai personaggi - quanto la personalità dei due protagonisti a darti la scossa e rendere tutto, qualsiasi cosa, speciale.
Se devo dirla tutta, non mi aspettavo una trama del genere. Abituata a Mercy Falls, alla foresta, al freddo, all'isolamento, il pensiero che Cole potesse tranquillamente spostarsi a Los Angeles, una galassia diversa rispetto a Mercy Falls, un po' mi preoccupava. Dal freddo e la neve, al caldo torrido e al sole che brucia. Dalla conveniente e sicura solitudine, all'immersione totale in una città sempre sveglia, sempre attiva, sempre pronta a vederti chiunque tu sia. Ma del resto Cole non poteva sopportare a lungo l'isolamento, non poteva accontentarsi degli stimoli di Mercy Falls, dell'amicizia di Sam e di Grace, degli esperimenti sulla trasformazione, sul gestire il branco ormai al sicuro.
Cole aveva bisogno di due cose, una più importante dell'altra. La prima era Isabel, la seconda di resuscitare e di tornare a fare quello che gli riesce meglio: la musica. Nella più coerente ottica di Cole, basta un'azione mirata per ottenere entrambi, una sorta di minima spesa massima resa; e sempre secondo la sua ottica, bastava firmare un contratto per un reality musicale, scrivere musica, incidere un disco e fermarsi al negozio di Isabel. 
La razionalità di Cole, però, non tiene conto dei sentimenti e di quanto Isabel stessa influenzi i suoi pensieri e le sue reazioni, fino a costringerlo a mettersi in discussione ancora una volta e ancora più intensamente.
Essendo così lineare, la storia lascia tutto lo spazio necessario ai due personaggi per sfogare tutta la potenza delle loro personalità, rimasta schiacciata nei due romanzi precedenti.
Di Isabel potrei dire una valanga di cose, una più vera dell'altra, ma ho deciso che per me l'unica cosa importante è che è la regina indiscussa della brutale verità. Apre bocca lei, ed escono parole dure, coltelli verbali che colpiscono sempre nel punto perfetto. Isabel è un'arma vera e propria, pericolosissima da avere attorno a meno che tu non sia totalmente, irrevocabilmente immune, simile a lei o totalmente innamorato, come Cole.
Circondata da tutto quel luccichio, quel rumore e quella stupidità, in un mondo che io abitavo con goffaggine e fragore, lei era bellissima.
I ragazzi del gruppo la fissavano con timore misto a stupore. Osservavano il volto che mostrava ora e vedevano una incredibile regina di ghiaccio. Da scongelare.
Tutto quello che riuscivo a vedere io era la sua tristezza.
Anche Isabel è incompleta, infelice, in bilico tra la vecchia vita a Mercy Falls e quella nuova dove potrebbe essere chiunque, fare qualsiasi cosa, se non fosse per il grande assente che non riesce a lasciarsi alle spalle. Si può dire che non è innamorata tutte le volte che vuole, ma la verità è che il capitolo Cole non è stato mai chiuso.
E' solo quando è con lui che il lato umano di Isabel emerge, l'empatia, il calore umano, l'emozione. Solo con lui si sbilancia, solo per lui si permette di rischiare e di provare qualcosa.
Il mio cuore era così colmo che pensai sarebbe esploso. Era insolito che pulsasse sangue e non ghiaccio.
E niente, la amo. Algida, stronza, acida e fragile com'è. Cattiverie comprese.
Ma è per Cole che il mio cuoricino palpita, e lo fa dalla sua prima comparsa.
Tra tutti i pregi che la Stiefvater può avere, quello di aver creato un personaggio geniale e meraviglioso come lui è in cima alla mia lista. Cole è energia pura, frenesia, irrequietezza, non si ferma mai, ha bisogno di nuovi stimoli, non si accontenta mai - solo in un caso - e non rallenta. Mai.
Il pericolo più grosso, in questo romanzo, è stato il far combaciare il nuovo Cole con quello vecchio, il Cole St.Clare che tutti conoscevano. In agguato ci sono gli stessi problemi e le stesse paure dai quali è fuggito, alla causa dei quali si è rifugiato nel lupo. E noi - noi lettori e Isabel - tremiamo quando Cole tentenna, quando sente il bisogno di tornare alle vecchie abitudini salvo poi risalire il baratro con una velocità e una forza che aveva nascosto.
Nel momento in cui Cole decide che la musica è troppo importante per lui e che per continuare a comporre è disposto a scendere a patti con la sua vita, quella da umano, passa dalla certezza di essere un vuoto a perdere, una sorta di supernova destinata a bruciare in fretta, a quella di avere - tutto sommato - diverse ragioni per non buttarsi via, per credere in se stesso e anche negli altri.
Ed è per Isabel che compie lo sforzo più grande. Ha bisogno di lei e non molla mai, nemmeno quando lei si allontana, perché quello che prova e quello che vede in lei sono stati, per un certo tempo, l'unica cosa bella di lui.
Non volevo più stare da solo.
Volevo dirle Isabel, rimani. E volevo dirle Isabel, ti amo.
Non avevo detto niente ad alta voce, ma Isabel scosse appena la testa, come a dire non farlo.
Così aggiunsi solo: "E la mia stellina d'oro?".
La cosa bellissima di questo personaggio è che ha due lati totalmente opposti come il sole e la luna: quello distruttivo, triste, quello che rema contro e che lo spinge all'autodistruzione - struggente, drammatico, meraviglioso -, e quello solare, divertente, quello che spinge il suo cervello a mille all'ora e gli permette di esprimere la sua intelligenza e tutti i lati positivi che possiede. Quel lato che gli fa uscire battute come queste.
Le previsioni atmosferiche del mio cuore segnalavano tenebre.
E sì, lo so che in realtà è la Stiefvater ad averle scritte, ma essendo Cole un'entità definita e forte, per me ha una vita sua e una sua coscienza.
Sinner mi è piaciuto da morire. E' scritto benissimo, è divertente e commovente, è forte, è intenso e ha due protagonisti che vorrei poter abbracciare, che vorrei poter leggere e rileggere fino allo sfinimento. Purtroppo non sarà così, la serie è conclusa così come le loro storie. Un po' ci soffro e ci soffrirò, ma almeno ho il bellissimo ricordo di questi romanzi.
Il cuore stava pompando la luce del sole.
Come ti capisco, Cole, come ti capisco.

11 luglio 2016

Maggie Sietvater
Forever

Serie Wolves of Mercy Falls 3
Titolo originale Forever

Trama
BUR | pag. 447 | € 11,00
È arrivata una nuova primavera a Mercy Falls. Grace, che per sopravvivere ha dovuto cedere al suo animo di lupo, ora continua a mutare forma. Il dolore delle metamorfosi la dilania, nel corpo e nell’anima, lasciandola stremata e confusa. Sam invece è saldo nella sua pelle di umano e cerca di abituarsi a una nuova vita nella quale però avrebbe voluto Grace. Per ora può solo cercarla nella speranza di poterla aiutare. Perché la ama e conosce il dolore di quelle metamorfosi. La situazione precipita quando nel bosco viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Dolori mai dimenticati si riaccendono negli animi degli abitanti di Mercy Falls. Il branco è in pericolo. Grace è in pericolo. E Sam deve tentare di salvarli. A qualunque costo.
Per la prima volta dopo molto tempo mi sentivo potente. Il bosco si era preso il vuoto che ero stato, il vuoto che avevo creduto incolmabile, insaziabile, e che mi aveva fatto perdere tutto: cose che non mi ero mai reso conto di voler tenere.
Commento
Oh sì, questa è la conferma. Io adoro Maggie Stiefvater.
Avendo concluso la trilogia, non senza una buona dose di lacrime e sofferenza, mi faccio le domande che avrei dovuto farmi già con Shiver. Dov'ero quando la Rizzoli pubblicava questa autrice? Cosa facevo mentre il mondo scopriva questa trilogia? Che cosa ho aspettato per tutto questo tempo? Perché non l'ho letta prima?
Se, da un lato, mi rode non averla letta a tempo debito, dall'altro sono contenta di aver aspettato perché ho potuto divorare i tre romanzi uno dietro l'altro, senza nessuna attesa a rovinarne il ricordo e a smorzare l'entusiasmo.
Io la Maggie l'adoro. L'adoro perché, target e trama a parte, ha saputo toccare una corda particolare del mio cuoricino che in pochi hanno saputo raggiungere. Ha trovato le parole e il tono giusti, ha ricreato quella particolare miscela di malinconia, tristezza e felicità che soddisfano il mio oscuro desiderio di leggere una storia che sappia farmi soffrire e rendermi felice contemporaneamente. Lei ci è riuscita. Ha parlato al mio cuoricino in questa lingua dimenticata e lo ha fatto vibrare.
Forever è l'ultimo romanzo di questa trilogia dedicato ai due protagonisti. E' la chiusura della loro storia, è la fine di questi eventi, in questo spazio e in questo tempo. Anche se c'è la parola fine per loro, anche se la questione è chiusa, lo spiraglio lasciato aperto dall'autrice è sufficiente a farmi impazzire di gioia. Ma su questo ne parlerò alla fine.
Se nel primo romanzo, Shiver, il pericolo era lo scadere del tempo e l'inevitabile separazione, in Deeper il doppio ostacolo è stato quello della trasformazione e dei limiti imposti dalla famiglia di Grace; in Forever tutto ruota attorno ad un problema molto più grande e rischioso: la morte.
Il punto di svolta di questo ultimo capitolo è la fine che si avvicina: non solo la relazione di Sam e Grace è sempre legata alla trasformazione, ma è anche a rischio a causa delle accuse che cadono sulla testa del ragazzo, in più all'orizzonte l'odio della popolazione verso i lupi si sta sviluppando in un'ultima grossa e spietata caccia. Lo sterminio del branco, l'arresto di Sam, il lupo di Grace, tutto contribuisce a smontare sistematicamente quello che di bello e buono era capitato a tutti i personaggi.
Sam è sempre al centro del ciclone. Il peso che deve portare aumenta sempre più, così come le fonti di stress e i dubbi che lo bombardano da ogni parte. Il limbo in cui vive si trasforma in un inferno quando Grace non è con lui, e torna alla normalità solo quando è insieme a lei. E' Cole, per assurdo, a dare una spiegazione sull'apparente immobilità di Sam:
Ciò che cominciavo a capire riguardo a Sam e Grace - riguardo all'inettitudine di Sam, quand'era senza Grace - era che quel genere di amore funzionava solo se esisteva la certezza che entrambe le persone sarebbero state per sempre presenti l'una per l'altra. Se metà dell'equazione veniva a mancare, o moriva, o si dimostrava un po' meno perfetta nell'amore, la storia diventava la più tragica e patetica mai concepita, ridicola nella sua assurdità. Senza Grace, Sam era una barzelletta senza la battuta finale.
Chiaro, no? Non c'è nemmeno motivo per odiare Sam, ha tutte le ragioni per essere com'è, e alla fine tutti continuano a trovare in lui il punto fermo. Per quanto sia insicuro, umano ed estremamente emotivo, Sam è sempre il centro di ogni cosa.
Se Sam è il capobranco, dei lupi e dei ragazzi, Cole è il cervello, l'istinto, l'eroe. Senza di lui ogni buon proposito andrebbe a farsi benedire, ogni progetto fallirebbe, senza di lui non ci sarebbe la voglia di fare, di vincere, di vivere. Cole è tutto, in questo romanzo. E' il ragazzo rotto che si guarda alle spalle e dice ok, è arrivato il momento di cominciare da capo; è il cervello che non smette mai di lavorare, il genio che sfida ogni limite per arrivare ad un risultato; è il grillo parlante, la coscienza sporca e pulita, è chi desideri brutalmente avere e altrettanto brutalmente rifiutare. Cole è un eroe, punto. Sono in fibrillazione perché mi arrivi Sinner il più in fretta possibile, morirò nell'attesa.
I due personaggi femminili del romanzo sono leggermente meno incisive, leggermente meno intense rispetto a quello a cui mi avevano abituata, ma le adoro lo stesso.
Grace ci racconta il suo essere lupo e ci trasmette la felicità e la libertà che prova nell'essere finalmente ciò che avrebbe sempre dovuto essere. In fondo in fondo brama poter essere lupo con Sam, ma si accontenta di assaporare quei momenti per sé, con il branco vicino e con il bosco a proteggerla. I pericoli non mancano, i rischi sono dei compagni fissi per il suo lupo, così come l'essere costretta a prendere decisioni difficili: il rapporto con i suoi genitori, troncare la sua assenza per scagionare Sam, fidarsi di Rachel e uscire allo scoperto, tutto la spinge verso un nuovo capitolo della sua vita che chiude dando a Cole la sua totale e assoluta fiducia.
Isabel, invece, lascia cadere la corazza. Mantenere viva la rabbia così a lungo l'ha consumata e ora non riesce più a nascondere la sua vera paura: l'amore. Il terrore, la gelosia, la speranza, sono troppo per lei e nemmeno i brevi momenti con Cole la rimettono nella carreggiata di chi ritrova la speranza strada facendo. Isabel ha bisogno di spazio e di tempo, ha bisogno di chiudere con Mercy Falls e di tornare per prendersi la rivincita. Non vedo l'ora.
La struttura del romanzo è più fitta, più intensa la narrazione, più serrato il ritmo; Forever è una chiusura ben organizzata di una serie che si è evoluta in piccolissime dosi ed è cambiata negli aspetti importanti. La storia scorre sicuramente più veloce proprio perché il pericolo è maggiore, eppure si chiude con una porta in faccia che non solo non mi aspettavo ma proprio non ho digerito.
E' per questo - e solo per questo - che ho tolto la mezza fogliolina per arrivare a cinque. Per mia natura voglio e necessito di finali chiari, esplicitati, di chiusure che dicono tutto, sviluppano tutto, raccontano tutto. Quando amo una storia e i suoi personaggi, poi, sono morbosa al limite dell'osceno e non tollero che l'autrice lasci in sospeso o sotto intenda qualcosa.
Maggie cara, il tuo finale mi ha mandata al manicomio. Per un momento ho pensato adesso giro pagina e c'è l'epilogo ma no, tu non me lo hai dato. Mi hai costretta ad immaginare, a supporre e io non lo tollero. Ho imprecato come una dannata, ti ho maledetta, ho messo il muso e, alla fine, ho meditato. Nel mio cuore so che la fine è quella e che ho ragione, ma vorrei tanto una conferma. Ti odio per non avermela data, ti adoro perché anche alla fine hai saputo farmi soffrire.
Se c'è qualcuno in giro che ancora non ha letto questa serie e si chiede se sia il caso di farlo, date retta a me, fatelo. E poi fatemi sapere, sono pronta a prestarvi la mia spalla per piangerci sopra.

30 giugno 2016

Maggie Stiefvater
Deeper

Serie Wolves of Mercy Falls 2
Titolo originale Linger

Trama
BUR | pag. 396 | € 11,00
Il sole della primavera illumina e scalda l'amore di Grace e Sam. Dopo tanti anni a guardarsi da lontano, lui nel bosco insieme al branco, lei ossessionata da quel branco, finalmente sono insieme, certi del loro amore e del fatto che niente e nessuno potrà mai separarli.
Ma la serenità sembra destinata a durare poco. Mercy Falls è ancora scossa dalla scomparsa di Olivia. L'arrivo di Cole, un nuovo ragazzo-lupo, aggiunge solo altro scompiglio. E qualcosa - o qualcuno - si intromette tra Grace e Sam. Lui è solo, senza guide né amici: saprà lottare per salvare il suo amore?






Commento

Sono passati mesi da quando ho pianto così tanto per un romanzo.
Quando l'ho finito ero in uno stato tale che il mio fidanzato si è spaventato. Sul divano, abbozzolata nella copertina, con il labbro tremolante e una pila di fazzoletti zuppi. L'insensibile e cinica Miraphora è stata ridotta ad un mucchietto informe di feels e lacrime.
Sì, l'ho adorato. Non c'è proprio paragone rispetto a quel lieve dolorino che i vari YA romantici ti danno. Qui si parla di sofferenza e struggimento in quantità apocalittiche, si parla della bravura della Stiefvater di farti soffrire come se non più dei personaggi, si tratta di sviscerare fino all'ultima briciola il potenziale di una storia che è semplicissima ma ben fatta.
Il punto in cui il romanzo inizia è quello della fine di Shiver. Il cliffhanger finale mi aveva stordita talmente tanto da farmi saltare sulle pagine di Deeper con una certa ansia. 
Sam, il nostro dolce e poetico Sam, è umano. Lo è sul serio e non per finta, non è un sogno, è carne e sangue e pelle. Niente pelliccia, niente più terrore dell'inverno, niente separazione. Sam è Sam e niente più si può mettere tra lui e Grace.
A dispetto di quanto si può pensare, la trama di questo seguito è tutto tranne che ripetitiva o noiosa. Possiede, per farla breve, quello che Shiver non aveva in quantità sufficiente: il movimento. Sia per quanto riguarda i personaggi, sia per la sostanza della storia, Deeper è un romanzo più ritmato, più intenso e ricco di svolte, dove il filo conduttore non si lega solo alla trasformazione in lupo ma alle dinamiche sociali e familiari. Sam e Grace devono fare i conti con problemi che arrivano da ogni parte e, in più, altri due personaggi prendono prepotentemente spazio: Isabel e Cole di cui, però, parlerò più avanti.
Partiamo da Sam. Con l'assenza di Beck, è lui a prendere il ruolo di capofamiglia. La casa, le provviste, persino controllare i lupi, tutto questo prima era sulle spalle di Beck e ora è turno di Sam. Di fronte alla solitudine e all'incertezza Sam tentenna, si sente inadeguato e inevitabilmente perde subito autorità. Procede alla cieca, ma questa sua incapacità pesa pochissimo nella sua nuova realtà. Sam ancora non ha realizzato che, all'arrivo dell'inverno, sarà ancora ragazzo, non è capace di immaginare un futuro fatto di possibilità, di progetti, di età adulta. Solo Grace è il punto fermo della sua vita, il tempo che passano insieme, i progetti che fa con lei. Però, proprio come per tutti i ragazzi della sua età, Sam si scontra per la prima volta con il mondo degli adulti, delle regole imposte dai genitori, dai limiti sociali che lo dividono da Grace, per quanto assurdo sia. All'opposto di questa vita normale, c'è Cole. Tra i lupi nuovi reclutati da Beck, Cole è il primo e l'unico del branco a tornare umano. Cole è tutto quello che Sam non è: ama essere lupo, lo vuole a tutti i costi, odia il suo io umano, odia il mondo, odia la vita, odia se stesso e - come risultato - ha un'indole distruttiva, corrosiva, fatta di dolore e violenza. Sam non riesce a gestirlo, viene completamente travolto dalla sua potenza e rimane in balia dei suoi sbalzi d'umore.
Sam non è un debole: ama troppo, sente troppo, soffre troppo. La sua situazione, così diversa da quella degli altri, lo ha isolato da tutto: non è più lupo, non sa essere umano e Grace sta scivolando tra le sue dita.
Grace, esattamente come Sam, si trova a lottare su due fronti: i genitori che, all'improvviso, decidono di voler controllare la sua vita e la dividono da Sam, e il suo lupo rimasto dormiente per tutti questi anni, ora sveglio. Grace è uno di quei personaggi che sanno, sanno e non vogliono dire perché ammettere la verità è più doloroso per chi ama che per se stessi. Grace è silenziosa e in silenzio ama Sam follemente, vive intensamente i momenti che hanno insieme senza fargli sospettare nulla, senza fargli pesare nulla. Semplicemente, assapora il tempo che le rimane.
Ma noi lettori, che un po' stiamo tra i pensieri di Grace, sappiamo anche senza averlo letto. Sappiamo che il nodo centrale della storia, quello che si nasconde dietro Cole, dietro Isabel, dietro i genitori di Grace, dietro la scuola, è il lupo. Sentiamo che è inevitabile, proviamo la stessa ansia crescente, la stessa paura, la stessa tremenda sofferenza di fronte alla separazione. Solo perché Grace lo accetta, solo perché sotto sotto sappiamo che era inevitabile, ci rassegniamo a soffrire come dei cani e a piangere perché Sam è impotente, noi siamo impotenti, Grace è impotente e alla fine il lupo vince.
Se con Shiver le emozioni sono state intense nella loro pacatezza, in Deeper sono esplosive, improvvise, più forti e impietose.
Perché se da una parte abbiamo l'amore struggente di Sam e Grace, la Stiefvater ha pensato bene che non fosse sufficiente a farci soffrire, perché ci ha dato Cole.
Io ve lo dico, lo amo alla follia. Sam è un cuore di panna e lo adoro, ma Cole è veleno puro, di quelli che ti fanno toccare le stelle e poi morire tra atroci dolori. E' così oscuro, così negativo, così cattivo, respingente, cinico, consumato che è praticamente impossibile non essere attratti dalla sua ombra. Naturalmente, a dare due calci un culo a Cole ci pensa Isabel. Forse perché possiede la stessa vena autodistruttiva lo capisce fin troppo bene e lo strapazza senza nessun riguardo. Isabel sa che in questa loro realtà per sopravvivere o attacchi o vieni attaccata, sa che Cole - se glielo permetti - ti può distruggere.
A spezzare la poesia di Sam ci pensa Cole, a bilanciare l'equilibrio di Grace c'è Isabel, a compensare la relazione intensa e certa dei due protagonisti entra in scena quella contorta e difficile di Cole e Isabel. Anche quando non è il punto focale ci sono momenti in cui monopolizza l'attenzione del lettore. E' come se, ormai, chiuso o quasi il capitolo romantico di Sam e Grace, si apra quello futuro e incerto di due personaggi chiave che ancora non hanno preso il sopravvento.
Letto il primo romanzo, divorato il secondo, sono proiettata verso il capitolo finale e soffro di ansia. Voglio tutto, lo voglio subito e lo voglio come dico io.
Insomma, ora come ora, con Forever in lettura, smanio per Sam e Grace e per Cole, smanio e non vedo l'ora di leggere leggere leggere, arrivare alla fine e tornare nel mio bozzolo a dondolarmi e piangere. Masochismo puro, lo so, sublime, bellissimo, tremendo masochismo e io mi ci crogiolo dentro.

12 maggio 2016

Maggie Stiefvater
Shiver

Serie Wolves of Mercy Falls 1
Titolo originale Shiver


Trama
BUR | pag. 401 | € 11,00
Grace e Sam non si sono mai parlati, ma da sempre si prendono cura l’una dell’altro. Non si conoscono, eppure lei rischierebbe la vita per lui, e lui per lei. Perché Grace, fin da piccola, sorveglia i lupi che vivono nel bosco dietro casa sua, e in particolare uno dotato di magnetici occhi gialli, che negli anni è diventato il suo lupo. E perché Sam da quando era un bambino vive una doppia vita: lupo d’inverno, umano d’estate. Il caldo gli regala pochi preziosissimi mesi da essere umano prima che il freddo lo trasformi di nuovo. Grace e Sam ancora non si conoscono, ma tutto è destinato a cambiare: un ragazzo è stato ucciso, proprio dai lupi, e nella piccola città in cui vive Grace monta il panico, e si scatena la caccia al branco. Grace corre nel bosco per salvare il suo lupo e trova un ragazzo solo, ferito, smarrito, con due magnetici occhi gialli. Non ha dubbi su chi sia, né su ciò che deve fare. Perché Grace e Sam da sempre si prendono cura l’una dell’altro, e adesso hanno una sola, breve stagione per stare insieme prima che il gelo torni e si porti via Sam un’altra volta. Forse per sempre.
"Sei bello e triste" dissi alla fine, senza guardarlo. "Proprio come i tuoi occhi. Sei come una canzone che ascolti da piccolo e finché non la riascolti credi di averla dimenticata."
Commento
Totalmente contro ogni previsione, è amore.
Quello che sto per scrivere verrà capito probabilmente solo da una categoria di lettori, ma spero che invogli tutti gli altri ad entrare nel cerchio. Chi prende in prestito un libro in biblioteca vive un'esperienza di lettura diversa rispetto a chi lo ha acquistato o ricevuto. Possedere un libro, che tu lo abbia scelto o meno, porta sempre una specie di stress da prestazione, come se ci si sentisse in obbligo di farselo piacere.
Chi prende i libri in biblioteca non ha questo peso, è completamente libero di vivere la lettura e il romanzo, di amarlo, odiarlo, abbandonarlo, rileggerlo, stropicciarlo così come gli viene. E ora mi rivolgo a chi vive la realtà delle biblioteche: capita anche a voi di sentire un intenso slancio emotivo verso i romanzi che vi sono piaciuti? Vi capita che, se un romanzo vi piace, la soddisfazione è mille volte più intensa perché libera da vincoli, obblighi e sensi di colpa? Per me è così, se uno dei libri della biblioteca mi piace ho sempre la sensazione che sia destino.
Shiver ci ha messo sei anni per entrare nella mia vita. Sei anni in cui lo vedevo, lo prendevo in considerazione e poi lo mettevo da parte. Ora non vedo l'ora di leggere il resto e fare indigestione, perché io e questo romanzo siamo così in sintonia che non concepisco l'idea di non proseguire la lettura e, chissà, magari alla fine comprarli tutti. Probabilmente mi ha toccato così tanto perché è stato una sorpresa inaspettata, una scoperta improvvisa che mi ha regalato una delle migliori esperienze di lettura da inizio anno.
Cos'ha di così speciale per avermi colpita così, cos'è che rimane piantato in testa e che emoziona?
Per me rispondere è semplice: Shiver è malinconico, intriso di un romanticismo sofferto, doloroso e bellissimo, così commovente da lasciarmi un groppo dolorosissimo in gola.
Forse ci sono altri modi per descrivere Shiver ma non mi arrivano le parole. Sono sensazioni troppo viscerali, troppo timide e sfuggenti perché una semplice frase possa esprimere quello che emerge dalle pagine. E poi si sa, quando soffro finisco per adorare, quando piango venero e quando c'è struggimento gioisco, e Shiver è pieno di tutto questo, ne è intriso, gocciola emozioni da ogni pagina.
Tutto il romanzo ruota attorno ad un amore che travalica completamente la fisicità e si basa su una connessione. Gli ostacoli esaltano il dolore della lontananza, ma anche la vicinanza ha un sapore dolce amaro. Tutto è oscurato dall'ombra del tempo, dall'idea che ci sia una scadenza, così che ogni singolo momento è vissuto al massimo con una gioia totale, ma anche con un dolore costante.
La solitudine e la perdita non sono mostri orrendi, ma compagni fedeli che non abbandonano mai i due protagonisti. Tutto questo si mischia con la felicità del nuovo amore, con l'impazienza di spendere ogni secondo insieme, ogni sguardo l'uno per l'altra, con la frenesia di avere tutto e subito perché il domani forse non c'è. Lo struggimento è totale, la tenerezza anche.
Per estensione Grace e Sam mi sono entrati nel cuoricino. Lei perché è fuori dal canone dell'adolescente innamorata, è sicura, intensa nelle sue emozioni e non ha paura di andare contro le convenzioni e contro la realtà per seguire il suo cuore. Non ha mai paura, Grace, è come se conoscesse da subito lo svolgersi degli eventi e aspetta. Aspetta il suo lupo, aspetta l'inverno e aspetta Sam persino quando lui è perso nel suo io lupesco. E di Sam non si può non innamorarsi almeno un pochino: un ragazzo così malinconico, così desideroso di amore, così fragile suscita per forza attaccamento. E' giovane e saggio allo stesso tempo, goffo e profondo, recita poesie che ti fanno malissimo e poi illumina tutti con il suo sorriso. Entrambi i personaggi sono così lontani dallo stereotipo della coppia giovane e così immersi nella loro storia da risultare speciali, in tutto e per tutto. Sam e Grace sono inscindibili dal bosco, dal lato selvatico, selvaggio e imprevedibile della natura, sono un tutt'uno con ciò che normalmente passa in secondo piano.
Da buona ragazza di campagna che ha sempre preferito le ambientazioni selvagge a quelle urbane, i paesaggi descritti dall'autrice sono lo sfondo perfetto per una storia come questa ed evocano con una facilità allarmante le immagini del romanzo: i boschi che iniziano appena fuori dalla porta di casa, il clima che non si ferma di fronte a nulla, il freddo - il grosso terzo incomodo, il personaggio fantasma -, gli spazi aperti che a volte sono un luogo sicuro, altre una minaccia, tutto è parte integrante della storia. Non c'è Sam senza il bosco, non c'è il bosco senza i lupi, e Grace si infila prepotente in questa relazione strettissima.
Altro grosso pregio che ha contribuito a rendere speciale la lettura è la semplicità della trama: il nucleo è l'imminente trasformazione di Sam, l'ultima, e la disperazione con la quale Grace e Sam vivono il poco tempo rimasto. Non c'è stratificazione, non ci sono eventi esterni che complicano le cose, così come i personaggi secondari rimangono in disparte finché la loro presenza è richiesta. L'essenzialità della storia permette di concentrarsi totalmente sui sentimenti e non si spreca con cattivi da sconfiggere, antagonisti da schiacciare e sciocchi ostacoli da superare. La loro corsa contro il tempo è disperata, e la disfatta inevitabile.
Dulcis in fundo, la Siefvater scrive bene: è una storia per ragazzi ma non ha nulla della frivolezza e della leggerezza di quell'età, è seria, concentrata, ben articolata, esprime benissimo ogni concetto ed evoca le immagini senza sforzo apparente.
Insomma, se non si fosse capito, Shiver mi è piaciuto. Tanto.
Quasi non riesco a liberarmi, tanto mi è rimasto impresso.