Visualizzazione post con etichetta DeAgostini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DeAgostini. Mostra tutti i post

25 novembre 2019

Katie McGarry
Ogni nostro segreto

Serie Pushing the Limits 5
Titolo originale Chasing Impossible

Trama
De Agostini
pag. 418 | € 14,90
Per Abby e Logan la vita è una partita, e a entrambi piace giocare. Spesso con il fuoco. Ribelle e indipendente, Abby lascia entrare solo pochissime persone nella sua cerchia. Non si fida di nessuno. E non è disposta a cedere all’amore. Mai. Perché quello che fa per racimolare spiccioli è un lavoro troppo pericoloso. Un lavoro di cui non va fiera, ma che – per via di suo padre e del doloroso segreto che entrambi custodiscono – non può abbandonare. A Logan però non importa di quel che fa Abby per vivere; i suoi occhi sono solo per lei. Logan è bello, atletico, arrogante e imprevedibile. Ma è anche il ragazzo più gentile e leale che Abby conosca. Farebbe qualsiasi cosa per essere più di un amico per lei… Eppure, più i due si avvicinano, più il muro di segreti che li separa sembra farsi invalicabile. Ed è proprio quando la posta in gioco si alza che Abby e Logan dovranno decidere quale mossa fare per vincere la partita più importante di tutte. Quella per il loro amore.
I don’t know what love is very well either, but I hope it feels like this.
Commento
Sto per avere un mancamento, anche se sono seduta. Portate i sali, portate qualcosa che mi faccia riprendere dal trauma perché nemmeno un croissant di Bastianello ha saputo farmi tornare dal baratro della disperazione.
E' la prima volta da che leggo la McGarry che le ho dato un voto così misero. E' la prima volta, e onestamente non riesco ancora a capire se il problema sono io, o se effettivamente il romanzo non è in linea con gli altri della serie.
La prima possibilità è che mi sia definitivamente allontanata dal genere YA, e che ora faccia fatica a farmi coinvolgere da uno stile, da delle storie e da dei personaggi che non rispecchiano più i miei gusti letterari. A me è sempre piaciuto il genere YA e non ho mai avuto nessuna difficoltà con le storie della McGarry, ma è anche vero che è ormai da più di un anno che non leggevo romance YA e che probabilmente il mio cervello si è ripulito poco alla volta dall'assuefazione che mi avevano dato. Non dico che d'ora in poi non leggerò più YA o che non leggerò mai più la McGarry, dico solo che invece di comprare i suoi romanzi a scatola chiusa controllerò la trama e poi deciderò.
La seconda possibilità è che questo ultimo romanzo della serie sia effettivamente il meno riuscito, quello che ha fatto il passo più lungo della gamba, quello che ricalca la struttura dei suoi senior per poi cadere nel tranello del too much. Oppure la media di voti su Goodreads è giusta e io sono diventata vecchia e inacidita.
Il problema insormontabile che ho avuto con questo romanzo è stata la protagonista principale e tutto il mondo che l'autrice le ha creato addosso. Sono consapevole di preferire da sempre che la part bad, really bad, di uno YA cada solo sul personaggio maschile, è uno stereotipo che mi piace e che accetto senza problemi; mentre le protagoniste femminili mi sta bene che siano delle focaccine - lo preferisco - o al massimo le classiche problematiche ma che non toccano certi estremi.
Detto questo posso confessare di aver detestato Abby dalla prima all'ultima pagina. Oltre a non essere bendisposta nei confronti di personaggi criminali, il fatto che lei sia una spacciatrice e che abbia un carattere - detto terra terra - di merda me l'ha resa immediatamente antipatica. Sì, sì l'autrice le affibbia delle attenuanti ma, secondo il mio punto di vista, mancano di logica e risultano talmente assurde e forzate da andare a rafforzare il fastidio suscitato dal personaggio.
Abby spaccia erba, ok. Abby ha la nonna malata di Alzheimer, ok. Abby è figlia di questo super spacciatore famosissimo di nome Mozart, ok. Abby eredita la fama del padre e parte del suo territorio, ok. Abby odia la sua vita, e ci mancherebbe. Abby è convinta che spacciare sia l'unica opzione per mantenere la nonna malata e non finire in affido, se lo dice lei. Abby è convinta di essere parte di un sistema criminale e di avere un ruolo così importante che ogni persona che ha a che fare con lei rischia la morte, sempre. Io capisco la necessità di trovare l'espediente narrativo per isolare la protagonista in una bolla di angst, ma ci vuole un briciolo di credibilità. Al di là del fatto che io rifuggo qualsiasi trama legata alla droga, di qualunque genere sia, se pure la protagonista gioca a fare il gangster e ha l'attitude stile sono una dura, sono una solitaria, non ho bisogno di nessuno, non provo sentimenti, allora io non ce la posso fare. Proprio no.
Abby non mi è piaciuta, non ho provato pena per lei ma soprattutto non sono riuscita a superare la sua personalità che ho trovato inutilmente chiusa e facile alla rispostaccia. Il contesto nella quale è inserita sarebbe pure quello giusto, ma non aiuta di certo a farmela piacere; del resto no più no fa sempre no.
L'unico elemento che ho veramente gradito è stato Logan. Non tanto perché è il classico bellone americano, bruno muscoloso e atletico, ma perché ha portato su pagina una patologia che lo pone tra i pochi eroi che, pur essendo malati, non sono vittime della loro patologia. Logan ha il diabete di tipo 1 e, come si può immaginare, la malattia occupa gran parte della sua vita non solo in termini di possibilità ma anche in termini di identità: non avendo le stesse scelte dei suoi coetanei, Logan ha sviluppato una sorta di valvola di sfogo ricercando attività o esperienze che gli dessero una scarica di adrenalina e che lo facessero sentire normale, se non addirittura più vivo delle persone sane. Convinto di dover nascondere il diabete per non essere trattato da malato, Logan si guadagna presto la nomea del ragazzo fuori di testa, quello che accetta ogni sfida e non si tira indietro da nulla, non importa quanto folle sia. Dal punto di vista umano, la sua lotta ad accettare il diabete e tutto quello che comporta è intensa e credibile, la profondità del personaggio guadagna solo in complessità - proprio l'opposto di Abby. Quindi, per quanto Logan sia un personaggio complesso e folle, bilancia alla perfezione l'assenza di queste qualità in Abby. Anche se è lei che dovrebbe essere più adulta, più razionale e matura, è Logan a reagire nel modo giusto e a rimettere le cose nella giusta prospettiva, è lui che martella continuamente con il si può trovare un'altra soluzione, riflettendo al 100% il mio pensiero: tutta la situazione di Abby è assurda, sciocca e ci vuole un Logan a raddrizzare le cose, specialmente la visione di Abby.
La storia è abbastanza prevedibile, ragazzo malato ma molto atletico e attraente con una vena di follia diventa amico di un gruppo di ragazzi problematici. Da questo gruppo entra e esce Abby, e i due subito cominciano a provare attrazione l'uno per l'altra. Motivo di crisi tra lei e Logan, e tutto il gruppo in realtà, è la vita di Abby, e tra vari tira e molla e pure sparatorie, i due finalmente troveranno il modo per stare assieme nella legalità e in una versione personalizzata di normalità. La trama non mi ha fatta impazzire per il semplice fatto che ruota per la maggior parte attorno alla questione della droga, ci sono alcune scene che mi sono piaciute, altre di meno, ma in generale ho trovato il romanzo molto calcato, quasi troppo, e in un certo senso mi ha fatto l'effetto opposto: invece di dare il senso o il brivido del pericolo a me è sembrato una caricatura di una trama più seria e adulta che applicata ad un target adolescenziale è grottesca, esagerata, assurda. Non ha giovato l'uso di un lessico volgare, con i vari fucked/fucking/damned/damn dei quale avrei fatto volentieri a meno.
Per quanto riguarda lo stile, è l'unica cosa che mi ha fatta arrivare alla fine quando il mio istinto diceva di droppare. Conoscendo l'autrice ho voluto fare uno sforzo extra e vedere se il fastidio fosse solo passeggero ed effettivamente un po' ha perso intensità, cosa che ha agevolato la lettura.
In sostanza per me questo romanzo è stato una delusione che non mi aspettavo e per la quale non ero pronta, d'ora in poi sarò più guardinga con la McGarry e i suoi romanzi, anche se mi si spezza il cuore al pensiero.

9 luglio 2018

Jennifer Niven
L'universo nei tuoi occhi

Titolo originale Holding up the Universe

Trama
De Agostini
pag. 416 | € 14,90
Affascinante. Divertente. Distaccato. Ecco le tre parole d'ordine di Jack Masselin, sedici anni e un segreto ben custodito. Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell'impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell'universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per farsi accettare dai suoi compagni. Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, un gioco che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due tipi più diversi di loro. Eppure...più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera.

Commento
Quando stavo leggendo Raccontami di un giorno perfetto arrivata neanche a metà ho prenotato nella mia biblioteca L'universo nei tuoi occhi. Poi, siccome la Niven mi ha letteralmente strappato il cuore, ho avuto un mese per superare la paura di soffrire ancora così tanto. Se mi avesse riproposto una storia anche solo un briciolo come quella di Finch probabilmente avrei mollato il colpo. Ho tenuto questo libro da parte fino ad una settimana prima della scadenza del prestito, ho fatto terapia preventiva leggendo una manciata di romance e mi sono buttata.
Fin da subito ho avvertito una certa differenza tra i due romanzi, una leggerezza diversa e quasi una voglia di disincastrarsi dalla tragedia del precedente romanzo. Solo a lettura completata posso confermare che la paura di soffrire qui non serve, perché la Niven ha mantenuto lo stesso registro ma ha cambiato la struttura. Ci sono comunque delle tematiche importanti che tratta con una consapevolezza data solo dall'esperienza diretta (come per Raccontami di un giorno perfetto, l'autrice ha scritto di ciò che ha vissuto), ma il sottofondo che si percepisce è quello della speranza.
Prendendo per buono quello che la Niven ha creato, la storia si basa principalmente sullo scontrarsi con gli altri: bullismo ed emarginazione in primis, ma anche accettazione, empatia e altruismo. Insomma, di temi importanti il romanzo è pieno e la Niven li ha trattati con equilibrio dando il giusto spazio ad ogni singolo elemento. Avendo come base una storia d'amore è chiaro che l'autrice ha sviluppato alcune parti più di altre, ma il punto di vista narrativo alternato ha permesso di comprendere sia il bullo - anche se Jack non è esattamente un bullo, eh - sia chi è vittima di bullismo.
In particolare ho gradito il punto di vista di Libby soprattutto quando ragiona sulla sua storia e perché non si nasconde, esterna tutto fino all'onestà più estrema. Il percorso di perdita di peso, l'accettazione della morte della madre, la forza per tornare nella società e immergersi in un gruppo spietato come quello degli adolescenti: Libby affronta tutto con grinta, senza false speranze, consapevole dei propri punti di forza e per niente in imbarazzo della sua nuova forma fisica.
L'universo nei tuoi occhi merita un voto alto anche solamente per la scelta dei protagonisti. Fino ad oggi non avevo mai - e sottolineo mai - incontrato un personaggio femminile sovrappeso. Mai. A volte erano in carne, rotondette, o considerate curvy e morbide ma sempre con quella bellezza sfacciata di chi è comunque perfetto. Libby pesa 150 kg, è obesa. Lo è, non è una finta grassa, o una finta curvy. Libby è così, la sua forma fisica non si può camuffare o nascondere ed è una meraviglia.
Finalmente, per una volta, la protagonista femminile di YA non è esteticamente perfetta: è un modello nel quale tantissime adolescenti ma anche ragazze e donne possono rispecchiarsi. E' assurdo che ci sia una discriminazione in questo genere, come a dire se non sei bellissima o perfetta non meriti una storia d'amore epica. Che cazzo, gente siamo nel 2018 i ragazzi si meritano di fantasticare nonostante il loro aspetto esteriore: Libby è una figa atomica perché ha accettato il suo corpo. Ci convive, ha imparato ad amarsi, a valorizzarsi e non capisce perché agli altri importi così tanto del suo peso. La Niven ha dimostrato che persino con 150 kg si può essere toste, divertenti, attraenti e piene di forza.
Libby è anche un personaggio che risponde, le dici una cattiveria e lei ripaga con la stessa moneta ma in modo più elegante, non si fa maltrattare, non subisce, non perdona e non permette agli altri di influenzare le sue scelte: mi rendo conto che non sia molto realistica, ma mi piace pensare che là fuori qualche ragazzina alla quale danno della cicciona sappia trovare il coraggio di rispondere per le rime.
Se Libby è una carinissima ragazza di 150 kg, Jack è un afroamericano con tanto di capelli leonini e pelle color nocciola. Qua la Niven non ha potuto farne a meno e lo ha reso bello, affascinante, popolare, un po' strafottente ma con un deficit del sistema nervoso centrale, la prosopagnosia, che non gli permette di riconoscere i volti delle persone. Jack, però, vivendo in una famiglia caotica con due fratelli e due genitori un po' assenti, ha progressivamente nascosto la sua condizione al punto che ha costruito una personalità attorno alle sue difficoltà, con tanto di fidanzata riconoscibile per un neo, amici che si distinguono dalla massa per i capelli strani e cose simili.
Dal mio punto di vista, Jack è un personaggio con un ottimo potenziale ma con una resa meno riuscita di Libby, e mi ha lasciata un po' indifferente - non è per niente come Finch anche se quel filo di originalità e di genialità lo contraddistinguono più del colore della sua pelle. Quello che un po' ha smontato l'entusiasmo per il protagonista è il fatto che si faccia definire in modo così invalidante dalla sua malattia - che ci sta, per carità - fino a trasformarlo in un bullo contro la sua volontà. Con una condizione del genere le circostanze per avere una storia ricca di angst erano le migliori, invece viene sfruttata in parte e solo come un segreto che Jack non vuole condividere con nessuno.
Non ho capito, ad esempio, perché la sua famiglia non sia a conoscenza della sua malattia, né come sia possibile che nessuno si sia accorto che Jack ha qualcosa che non va. Va bene essere assenti, va bene avere tre figli da gestire, ma se il maggiore non trova il fratellino in un gruppo di cinque persone fatevi due domande. Sempre per me, è incomprensibile la fissazione di Jack di nascondere la malattia agli altri. Va bene che gli adolescenti sanno essere crudeli, ma così mi sembra solo un accanirsi su se stesso e peggiorare una situazione difficile e penosa.
Al di là di questo, però, il romanzo è bello perché è scritto bene, la Niven è molto brava nel delineare personaggi vividi, reali e belli da leggere, ed è solamente perché sa usare le parole che la trama non risulta eccessivamente banale o superficiale. Il lieto fine arriva inaspettato - fino all'ultimo pensavo che la mazzata fosse in agguato - e soddisfa il lato romantico tipico del genere YA. Più di Raccontami di un giorno perfetto, L'universo nei tuoi occhi parla ai ragazzini, ha un ritmo, un lessico e un tema che sono facili da sentire propri ad una certa età e riesce a far passare un messaggio importante senza quel tono saccente e pedante tipico degli adulti.
Ora che non ho più romanzi della Niven da leggere ho quasi voglia di riprendere in mano Finch e soffrire come una bestia un'altra volta, ma non lo farò perché certe storie meritano di essere metabolizzate con i loro tempi.

4 giugno 2018

Huntley Fitzpatrick
Un cattivo ragazzo come te

Serie My Life Next Door 2
Titolo originale The Boy Most Likely To

Trama
De Agostini
pag. 447 | € 14,90
L’ultima cosa di cui una maniaca del controllo come Alice Garrett ha bisogno è un tipo come Tim Mason. Tim che è il migliore amico di suo fratello minore. Tim che attira i guai come una calamita. Tim che fiuta l’alcol anche bendato. Ma si sa, le cose non vanno sempre come si vorrebbe. Così, quando Tim si trasferisce nell’appartamento sopra il garage dei Garrett, Alice comincia a conoscerlo meglio.
E capisce che dietro quella maschera da bad boy si nasconde un ragazzo che, dopo aver toccato il fondo, è pronto a tutto pur di cambiare. Anche a prendersi finalmente la responsabilità per il guaio che ha combinato un anno prima. Un guaio che Tim non ricorda nemmeno ma le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Qualcosa di così scomodo che potrebbe mettere fine alla storia con Alice ancora prima che abbia inizio. 



Commento
Lo dirò solo una volta e guai a chi mi prenderà in giro. Questo romanzo per un attimo ha quasi - e sottolineo quasi - resuscitato il mio ormai sepolto spirito materno. Quasi, per un secondo, un po' di tenerezza mi è venuta, poi l'ho brutalmente soppressa pensando al nipote indemoniato. Non ne parleremo mai più.
Huntley Fitzpatrick è quella donna che ha scritto Quello che c'è tra noi (QUI la recensione), uscito nel Luglio 2014 sempre con De Agostini. Mi era piaciuta all'epoca, mi è piaciuta ora e conferma in me la convinzione che questa autrice sappia scrivere sul serio YA per ragazzi e che sappia unire tematiche impegnative a storie romantiche che ti fanno sospirare, commuovere e sognare di essere ancora una ragazzina.
Con Un cattivo ragazzo come te la musica non cambia. Siamo nella stessa ambientazione e i personaggi sono della stessa cerchia ma, questa volta, la protagonista femminile è Alice, la sorella maggiore della numerosa famiglia dei Garrett, mentre il protagonista maschile è Tim, migliore amico di Jase Garrett.
Oltre ad esserci una differenza d'età, tra i due c'è un abisso in fatto di personalità. Alice è più grande di un paio di anni, studia e lavora come infermiera ed è ormai fin troppo abituata a sostituire la madre nella gestione della casa e dei fratelli più piccoli. Di carattere Alice è brusca, autoritaria, e lascia trasparire dai suoi modi di fare l'infelicità di essere stata costretta dalle circostanze a diventare una madre sostitutiva, un'adulta in tutto e per tutto, obbligandola a mettere da parte la sua realtà di giovane e i suoi desideri. Alice ama moltissimo la sua famiglia, ma prova un po' di risentimento: verso la madre e il padre che, quasi a farlo apposta, aspettano un altro bambino; con la madre di Samantha che ha causato l'incidente del padre, e con il mondo intero perché deve fare i conti con i soldi che mancano sempre, due fratelli grandi che sono poco presenti e con se stessa perché non può fare a meno di sentirsi così. In un certo senso su di Alice viene scaricato il peso maggiore: far quadrare i conti e assicurarsi che questi conti vengano pagati, lasciandola senza il supporto dei genitori.
Come se la situazione non fosse già abbastanza, l'appartamento sopra il garage che avrebbe dovuto diventare suo all'improvviso è occupato da Timothy, il miglior amico del fartello noto per essere un alcolizzato tossico buono a nulla. Conta poco che Tim vada splendidamente d'accordo con la sua famiglia, adori i suoi fratellini e abbia sempre il sorriso sulle labbra, la sua sola presenza è la goccia che fa traboccare il vaso e Alice comincia a scaricare su di lui la sua frustrazione.
Tim, che è stato e in parte è un buono a nulla tossico alcolizzato, a soli diciassette anni si è visto sbattere fuori di casa dal padre con la richiesta di diventare un uomo - qualsiasi cosa voglia dire - altrimenti lo avrebbe tagliato fuori dalla famiglia e gli avrebbe chiuso i conti.
In un certo senso Tim aveva già preso la strada verso la sobrietà, lasciandosi dietro le canne e lottando con tutte le sue forze per resistere al richiamo dell'alcool. Venire abbandonato ma, soprattutto, non essere capito lo privano delle ultime forze e gli inchiodano in testa la convinzione di non meritarsi un bel niente.
Eppure Tim non perde mai il sorriso, è sempre gentile, gioca con i piccoli Garrett e ce la mette tutta affinché quel buco di appartamento possa dargli una stabilità di cui ha disperatamente bisogno. Nemmeno le sferzate verbali di Alice lo demoralizzano più di tanto, ormai è arrivato talmente in basso che ogni attenzione che riceve da lei è positiva.
E' ovvio, a questo punto, che Tim nutre per Alice un'adorazione totale. Ogni volta che la vede sospira un Oh, Alice che strappa il cuoricino e ogni cosa che fa ha il fine ultimo ben poco nascosto di mettersi in buona luce con lei.
Povero Tim, però, perché ancora una volta la vita gli riserva un colpo mica da ridere. Come ultimo strascico della sua vita del prima, quando era perennemente fatto e sbronzo, dal nulla compare una ex compagna di classe con appresso un bebé con i suoi stessi capelli rossi. La doccia fredda dell'improvvisa paternità è un colpo basso e Tim rimane spiazzato, isolandosi da tutti e soprattutto da Alice. In questo isolamento, costretto ma anche un po' consapevole e consenziente, Tim comincia a prendersi cura del piccolino e a sviluppare con lui un legame fortissimo: in quel momento nessuno dei due è voluto, hanno solo l'un l'altro e Tim prende sul serio il compito di curare, coccolare e proteggere il bambino traendone un conforto e una fiducia che nessuno gli ha dato quando ne aveva più bisogno.
La bomba esplode anche in faccia ad Alice, che non si aspettava per niente di dover fare i conti con questa situazione: per un attimo era arrivata alla decisione di voler provarci sul serio con Tim, di dargli una possibilità e di sentirsi per la prima volta da tanto tempo viva, coinvolta ed emozionata, invece il suo piccolo sogno si sbriciola di fronte alla serietà con la quale Tim affronta il problema e di fronte anche alla sua tragica situazione familiare.
Si direbbe che due personaggi così non hanno tante possibilità di farcela, invece si rimboccano le maniche e, pur separatamente, ce la mettono tutta per tornare in carreggiata. Alice accetta, anche se un po' a malincuore, di dover essere il terzo adulto della famiglia ottenendo risultati che facilitano la loro situazione, mentre Tim in cuor suo accetta di essere un padre e di non voler separarsi dal bambino.
Onestamente non mi aspettavo una trama simile, ma proprio perché mi ha sorpresa e perché l'autrice è molto brava nello sviluppare la personalità dei personaggi, mi sono ritrovata spesso con le lacrime agli occhi e a provare un trasporto emotivo e una tenerezza più intensi del normale.
Ho adorato Tim, gli ho voluto proprio bene e devo a lui questo improvviso picco di istinto materno (verso di lui, oltre che verso quel povero bebé), ho trovato che il suo personaggio sia più riuscito rispetto ad Alice perché in generale ha un bagaglio emotivo più intenso e ha anche più spazio per evolvere nel corso del romanzo.
Per quanto il romanzo sia uno YA con tutti i crismi, la presenza di un tema come quello della paternità e il modo in cui l'autrice lo ha gestito hanno reso il libro speciale ed in un certo senso diverso dai suoi simili. Forse per questo è un romanzo che tocca corde del cuore che si sviluppano in età adulta, o forse è perché l'ultima scelta narrativa dell'autrice ci regala un lieto fine dolce amaro, che mi ha lasciata sorpresa per quanto mi ha fatta soffrire ma che, in fondo, ho trovato logico, credibile e persino giusto.
Mi piacerebbe molto che la Fitzpatrick proseguisse le storie degli altri membri della famiglia Garrett, mi sono affezionata e mi dispiacerebbe vederli sparire nel dimenticatoio. Però, per adesso, mi tengo questi due romanzi nello scaffale dei preferiti e soprattutto mi tengo Tim nel cuoricino arido di trentenne.

17 maggio 2018

Jennifer Niven
Raccontami di un giorno perfetto

Titolo originale All the Bright Places

Trama
De Agostini
pag. 400 | € 10,90

È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L’ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d’altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d’auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l’amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l’incanto di una storia d’amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d’incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.
Tu sei tutti i colori in uno, nel loro massimo splendore.

Commento
***spoiler***

Mi avevano preparata.
Ingenuamente lo avevo messo in pila con dei romanzi auto conclusivi per il semplice motivo che lo avevo in lista di lettura da molto tempo. Pensavo fosse uno YA come tanti, che mi avrebbe portato via poco tempo e poche energie, pensavo di infilarlo tra una lettura impegnativa e l'altra e smaltirlo dalla lista. Ho preso alla leggera gli avvertimenti sul suo essere pesante e, invece, mi sono lasciata catturare dalla quarta di copertina. Queste convinzioni mi si sono ritorte contro con gli interessi.
Raccontami di un giorno perfetto finisce dritto nella categoria dei romanzi meravigliosi e devastanti, capitanata dall'inarrivabile Proibito (QUI la recensione), e anche in quella dei romanzi che avevo stupidamente sottovalutato e che mi hanno rubato il cuore.
Proprio perché il romanzo ricade in questa categoria, trovo sia impossibile fare una recensione senza spoiler, tanto più che credo siano indispensabili per chi ha paura di leggere questa storia perché ha capito che c'è qualcosa di potenzialmente drammatico.
La Niven ha costruito una storia che è solo all'apparenza un romanzo per ragazzi. Lo è, ma è anche per gli adulti perché riesce ad unire due mentalità e due approcci diversi trattando un argomento impegnativo con uno stile chiaro e sincero senza ricamarci sopra. C'è romanticismo, è vero, vengono trattati temi impegnativi e socialmente controversi (bullismo, assistenza ai più giovani, malattie mentali), ma è più di ogni cosa il romanzo di un ragazzo e di come la sua natura influenzi prima di tutto se stesso e poi tutte le persone che lo circondano.
Questo ragazzo è Theodore Finch, un giovane quasi diciottenne che nella sua scuola è conosciuto come il Fenomeno o lo Schizzato. Bello, di una bellezza nata da una combo speciale di lineamenti e personalità, e strano a causa di un comportamento sopra le righe che lo ha messo spesso nei guai, Finch è un maestro nel costruirsi un'identità da presentare alla società, mentre nella sua testa il vero Finch rimbalza tra le pareti di un disturbo non diagnosticato che nemmeno lui riesce a riconoscere.
Se si guarda solo la superficie di Finch è facile farsi fregare dal suo modo di fare e pensare che sia solo un ragazzo troppo esuberante, a tratti irresponsabile e con un brutto carattere. Gli scatti d'ira, le assenze da scuola, i picchi di euforia e di energia vengono sempre interpretati come ragazzate, come espressione di un'età problematica e per questo non preoccupanti. Ma se ci si sforza un pochino, se solo ci si pone la domanda giusta, si apre un intero mondo nella mente di Finch dove niente è semplice, niente è banale, e ogni cosa è proiettata a tutto volume e a colori sgargianti.
Non sapremo mai se la malattia di Finch è veramente il disordine bipolare (lo dice l'autrice, comunque), quale diagnosi corretta e quali spiegazioni si nascondono dietro la sua natura perché Finch accarezza il desiderio di uccidersi con il sorriso sulle labbra e contrasta questa oscurità correndo verso la vita, ma alla fine la sua natura vince, il suo desiderio viene espresso ed esaudito e Finch non c'è più.
Quindi sì, a chiunque abbia timore di leggere questo romanzo dico che il lieto fine non c'è, che il protagonista si suicida e che se pensate di soffrire troppo (e si soffre) forse non è il caso di prenderlo in mano. Però vi dico anche questo: prima del finale c'è un intero romanzo di mezzo, c'è Finch, c'è Violet, c'è il loro amore e ci sono una maturità e un'onesta nel raccontare la loro storia che valgono tutte le lacrime che si verseranno.
E' l'ultimo anno di superiori, Finch è sulla torre della scuola e guarda di sotto i suoi compagni. E' di buon umore, non ha veramente intenzione di buttarsi perché si è appena Risvegliato dopo un periodo di Sonno. Valuta i pro e i contro della situazione, decide che il brivido della possibilità è - per ora - sufficiente, e fa per rientrare oltre la ringhiera quando si accorge che al lato opposto della torre, nella sua stessa posizione c'è una ragazza. Al contrario di Finch, questa ragazza sembra pietrificata, come se non avesse ben capito che sporgersi da una torre senza protezioni la porti ad un soffio dal cadere di sotto e morire. Finch non crede che quella ragazza voglia veramente buttarsi, il suo modo di fare così contrario al suo ne è chiaro segno, così prende l'iniziativa e l'aiuta a mettersi al sicuro.
Quella ragazza è Violet Markey, piuttosto popolare, molto carina e, per questo, in una posizione potenzialmente pericolosa. Se i loro compagni sapessero, la sua vita sociale sarebbe finita, così Finch, abituato ad assumere il ruolo dello Schizzato, le dice di raccontare a tutti che lei è salita sulla torre per salvarlo.
Chiusa questa questione, però, Finch non riesce a togliersi Violet dalla testa e coglie al volo l'opportunità di starle più vicino mettendosi in coppia con lei per un progetto di geografia. Finch si impone, seppure con il sorriso, su una Violet che non solo non si fida ma non vuole proprio averci a che fare perché lui è strano, è chiassoso, è invadente ed è Theodore Finch il Fenomeno.
In realtà Finch è proprio quello di cui Violet ha bisogno. Mentre tutti accettano la sua immobilità perché sta ancora soffrendo per la morte della sorella, Finch la scuote, la obbliga a uscire dal bozzolo e mettersi in moto perché per lui l'azione e il muoversi sono espressione di libertà e di vita.
Ogni giorno Finch trova qualcosa di positivo che gli ricordi perché è felice, che lo sproni a non cadere nel grande Sonno e in Violet trova qualcuno che piano piano lo apprezza per quello che è, anche se a volte nemmeno lui quale sia il vero Finch.
La storia d'amore tra i due ragazzi è, in realtà, una scoperta di entrambi. Il tempo che passano insieme diventa un modo per conoscersi, per imparare a vedere le cose in modo diverso e per dimostrare che c'è ancora qualcosa di buono, qualcosa di importante, per cui valga la pena vivere - non solo in senso letterale.
Tra i due è Finch che comanda, sia perché prende l'iniziativa di fronte ad una Violet passiva, sia perché il suo modo di pensare lo costringe spesso a vivere le esperienze ad una velocità diversa da quella degli altri. A volte Finch risente di questo stato, si sente come se il mondo andasse a rallentatore, a volte è lui a muoversi lentamente, ma sempre in qualsiasi situazione si trovi i suoi pensieri sono nettamente più intensi e vibranti della media delle persone.
Finch è consapevole della sua diversità ma, soprattutto, della fragilità della sua esistenza: il desiderio di suicidio non è un semplice desiderio di morire, quanto un bisogno di perdersi, di annullarsi, di sparire in un universo parallelo dove sentirsi finalmente in pace. E' nell'acqua che Finch riesce a rilassare il corpo e i pensieri, ed è sempre l'acqua l'elemento che lo richiama a sé alla fine, ma è la poesia che gli permette di comunicare agli altri cosa gli passa per la testa: Cesare Pavese e Virginia Wolf (entrambi morti suicidi) sono i due autori che gli regalano i versi perfetti:
Sono radicato, eppure fluttuo
Ma anche se l'amore tra Violet e Finch nasce e cresce, Theodore è pur sempre solo, isolato a causa della condizione, incapace di fermare un corso di pensieri autodistruttivi che offuscano la realtà. Finch soffre da solo sia per scelta, perché rifiuta di essere definito da termini impersonali che lo identificherebbero con la malattia, sia perché è incapace di superare le fasi della malattia stessa, senza supporto, senza comprensione, senza attenzione, lasciato andare alla deriva da una famiglia assente e sottovalutato da un sistema sanitario che preferisce prendere per buoni i suoi sto bene, grazie.
Siamo tutti soli, intrappolati nel corpo e nella mente, e qualsiasi compagnia troviamo a questo mondo non è che superficiale e passeggera.
La verità è che Finch, per quanto voglia vivere e per quanto sia innamorato di Violet, è malato e la sua fine è inevitabile, eppure riesce a lasciare un segno indelebile, a colorare il mondo di Violet e del lettore che finisce per adorarlo e per affezionarsi anche se sente incombere la vibrazione della tragedia.
Cosa lo dico a fare, le ultime cento pagine sono strazianti. L'assenza improvvisa del punto di vista narrativo di Finch e la sua fuga nella realtà del romanzo contagiano Violet e il lettore con una disperazione mista a speranza. Sarà a fare uno dei suoi giri, come sempre, perché Finch è fatto così. E poi arrivano i messaggi di addio, e lo stomaco ti si chiude, rifiuti l'inevitabile e rimani incredulo e anestetizzato tanto quanto Violet.
Tutti i colori di Finch, la sua energia, la sua esuberante presenza sono spariti e quello che rimane in Violet è rabbia, perché lui l'ha lasciata; senso di colpa, perché se solo non lo avesse fatto arrabbiare; incapacità di accettare la sua morte, perché com'è possibile che lui le ha fatto tornare la voglia di vivere quando non ne aveva per sé; dolore perché un mondo senza Finch è all'improvviso meno bello, meno intenso, meno interessante, meno emozionante, meno colorato.
Ed è così anche per noi, che siamo costretti a sopportare e a condividere le emozioni verosimili di una ragazza inventata per la morte di un ragazzo inventato.
Questo romanzo è tragicamente bello, così come il personaggio di Finch è tragicamente bello, meravigliosamente creato con tutti i difetti della malattia e i pregi della sua mente brillante, e la narrazione non scade mai nel banale, non c'è una sola espressione, un solo gesto, un solo pensieri che risultino forzati e poco credibili. L'autrice conosce, sa, lo ha vissuto, e la sua esperienza esce fuori dalla scelta lessicale, dal modo in cui descrive i pensieri di Finch e i sentimenti di Violet. Forse è per questo che il romanzo rimane dentro anche giorni dopo la sua lettura, perché è vero quanto può esserlo una storia inventata. Nei nostri cuoricini Finch è vero, però, e forse adesso fluttua nell'iperspazio senza nessun pensiero, un tutt'uno con le stelle.
Per una volta non desidero essere nessun altro se non Theodore Finch, il ragazzo che la frequenta. Lui sa perfettamente cosa significa essere elegante ed euforico, e un centinaio di altre cose: imperfetto, stupido, in parte stronzo, in parte incasinato, in parte fuori di testa, uno che non vuole causare problemi alla gente che ha intorno, ma, soprattutto, a se stesso. Un ragazzo che si sente a proprio agio in questo mondo e nella propria pelle. Ecco il ragazzo che voglio essere. E questo è quello che voglio sia scritto sul mio epitaffio: Il ragazzo che piaceva a Violet Markey.

21 settembre 2017

Katie McGarry
Un cuore bugiardo

Serie Pushing the Limits 4
Titolo originale Take Me On

Trama
De Agostini | pag. 474 | € 14,90
Lunghi capelli castani, occhi penetranti, fisico atletico e una passione per la kick boxing. Haley non è una ragazza come le altre. Ma dalla tragica notte in cui, per difendersi da un’aggressione, ha perso il controllo pestando a sangue il suo ex, ha giurato di rinunciare a tutto. Non rimetterà mai più piede sul ring. Poi però incontra West e non riesce a smettere di pensare a lui. West è un vero e proprio golden boy: ricco, affascinante e leale. Talmente leale che per difenderla accetta di battersi in un incontro di arti marziali. Eppure West non sa nulla di lotta e senza l’aiuto di Haley rischia di farsi davvero male. Haley accetta di allenarlo e stringe con lui un patto. Un patto basato su un castello di bugie che, se crollasse, distruggerebbe per sempre il sentimento che sta nascendo tra loro.
Agli occhi degli estranei, West e io vi eravamo avvicinati troppo, troppo in fretta. I nostri mondi non si erano solo scontrati, si erano mescolati come colori versati sul marciapiede, e sembrava che nessuno dei due fosse tornato alla propria sfumatura.
Commento
Ed ecco qua il secondo miracolo di Agosto, il secondo romanzo che ha buttato giù gli ultimi pezzi del mio blocco del lettore. Io lo sapevo, che questo romanzo sarebbe stato bello come gli altri, e l'ho comprato convinta che me lo sarei conservato per l'autunno o per i mesi di morte editoriale.
Però a mali estremi, estremi rimedi, e dopo aver lanciato la prima offensiva con la Armentrout ho deciso di sparare un'altra cartuccia pesante e distruggere il blocco che mi ha tenuta ferma per un mese.
Ovviamente, come mi è sempre successo con la McGarry, è bastato leggere il primo capitolo per essere risucchiata dalla storia, e anche con questo titolo ho fatto un pomeriggio intero di lettura senza fermarmi finendolo in un'unica sessione.
Anche se alla fine ho dato un voto alto e ho veramente amato la storia, ho trovato un paio di sbavature che, personalmente, hanno inquinato leggermente la lettura. Per prima cosa l'inizio incasinato. Non so se è stato un problema mio, se magari ero stordita dalle troppe ore di lettura (troppo, troppo in fretta), o se effettivamente è capitato ad altri, ma ho trovato l'inizio di questo romanzo leggermente confuso. Non tanto perché non veniva spiegato nulla, quanto perché l'autrice ha aperto la narrazione scaricando tante cose (problemi, personaggi, contesti) ma lasciando i bordi sfumati, così che al di là dell'evento descritto - chiaro e semplice da capire - le motivazioni o la linea temporale rimanevano confuse.
Ad esempio ci ho messo un attimo a capire che Un cuore bugiardo si sovrappone alla fine di Una sfida come te e ha come protagonista uno dei fratelli di Rachel. Anche qui, non c'è nemmeno un minimo di antefatto o due righe spese per ricordarci chi fossero i personaggi già conosciuti, si entra direttamente nel vivo senza preparazione, così ho dovuto stare attenta ai minimi dettagli e fare due più due.
West, il protagonista, è il fratello di Rachel il terzo elemento del trio dei piccoli assieme al gemello di lei Ethan, ed è anche il fratello che ha preso i soldi di Rachel scatenando il casino di Una sfida come te. Ora, stabilito chi sia West, Haley è facile da inquadrare perché è un personaggio nuovo che, però, arriva dalla stesso ambiente di Abby e Isaiah, anche se non ne è amica. Quello che di lei all'inizio è incasinato sono le reazioni che ha di fronte a determinate cose, o i pensieri relativi ad alcuni argomenti che risultano abbastanza incomprensibili perché non hanno un contesto che li chiarisca.
Questo caos, per fortuna, si raddrizza in fretta e anche quello che rimane non detto diventa abbastanza prevedibile.
Se poi devo trovare un altro lievissimo difetto - che è proprio tirato per i capelli - è l'eccessiva densità di sfighe scaricate sulle spalle dei personaggi. E' ovvio che essendo questa la natura del romanzo ci siano abbondanti sfighe da entrambe le parti, ma di solito sono poche, ridotte, circoscritte e ben specifiche; raramente ho letto romanzi dove i due protagonisti non avessero un momento di tregua e fossero bombardati letteralmente dall'inizio alla fine. A me il drama e l'angst piacciono assai, ma ad un certo punto pure io raggiungo il limite del tollerabile. Ecco, in Un cuore bugiardo secondo me la McGarry si è fatta prendere un po' troppo la mano e ha rovesciato una sequenza di macigni che, per me, hanno livellato tutto su un tono drammatico/esagerato andante che alla lunga perde di potenza e di drammaticità e ti fa pensare ancora?
Però - e qui si capisce quando un'autrice è brava - ci si dimentica davvero in fretta di queste piccole sbavature perché il coinvolgimento emotivo è talmente intenso che non si può fare a meno di lasciarsi travolgere dagli eventi.
La storia è una versione un pochino più originale della solita che la McGarry propone: tanto per cominciare non c'è un bad boy o una bad girl, perché entrambi hanno momenti no e momenti sì, e poi il ruolo di lottatore è adatto a entrambi. West a modo suo è un combattente perché non molla, si butta subito nella mischia, è un po' grezzo nei suoi modi e urta i nervi delle persone ma i motivi che sono dietro al suo comportamento sono quelli giusti. Haley, invece, è una combattente di testa, disciplinata, precisa, con tantissime regole, che ha espresso questo suo modo di essere attraverso la kick boxing. Al di fuori della palestra e del ring, Haley non combatte fisicamente ma solo con la testa: tiene duro nonostante la situazione familiare sia un disastro e nonostante debba fare i conti con delle brutte esperienze.
I due, apparentemente, non hanno niente in comune. Uno è di famiglia ricca, un po' viziato e abituato ad agire senza curarsi delle conseguenze, mentre l'altra ha dovuto assistere impotente mentre la sua vita andava a rotoli. Eppure un momento di contatto c'è, ed è quando entrambi hanno bisogno di un'intervento esterno, quando hanno bisogno che nella loro vita entri qualcuno che non li conosce, che non sa chi sono e che nonostante tutto non li abbandona.
Mi è piaciuto che dei due fosse Haley ad essere il centro gravitazionale della trama. La McGarry ha sviluppato la sua storia intrecciandola con quella di West in modo che entrambi si muovessero sulla stessa strada e condividessero parte delle difficoltà. Il ruolo di West, e qui ho apprezzato molto la McGarry, non è quello di salvatore della fanciulla. Anche se il suo scopo è quello di salvarla, perché per un contorto ragionamento si sente incapace di fare qualcosa di buono per gli altri, West accetta subito la forza di carattere di Haley e quasi si ripropone di creare solide basi perché questa forza venga fuori più spesso. Da salvatore, West vuole diventare un amico e un sostegno per Haley e, naturalmente, man mano che i sentimenti maturano anche un compagno.
Haley, lo ammetto, pensavo che mi sarebbe stata antipatica. Non amo le protagoniste che giocano ad essere maschiacci e il fatto che fosse una sportiva e che la kick boxing fosse una parte così importante della sua vita mi aveva fatto temere per una situazione di antagonismo tra i due protagonisti. Invece no, Haley è una combattente nel vero senso della parola, ma è prima di tutto una ragazza che impara a conoscere i propri limiti attraverso l'umiliazione, la paura, l'insicurezza, vivendo una realtà di povertà e di incertezza senza poter contare sulla sua famiglia.
La loro storia d'amore si sviluppa in modo omogeneo nei limiti del possibile tra tutte le sfighe, ed è veramente ricca di scene diverse, con tanti momenti di contrasto e di ricongiungimento e - punta di diamante della McGarry - dialoghi ben fatti, con un ottimo livello di leggerezza e drammaticità.
Il bilancio della lettura è sicuramente positivo. Il romanzo mi è piaciuto molto e l'ho divorato in una giornata, ma dal punto di vista romantico forse non è proprio il mio preferito perché ha poche scene classiche, anche se forse è proprio per questo che ha avuto un impatto più forte: c'è più angst, più tira e molla, più sofferenza e io ci sguazzo dentro anche se poi, alla fine, desidero sempre la nuvoletta fuffolosa e glitterosa.

13 aprile 2017

Katie McGarry
Una sfida come te

Serie Pushing the Limits 3
Titolo originale Crash Into You

Trama
De Agostini
pag. 484 | € 14,90
Ottimi voti, stile impeccabile e una carriera di successo: ecco cosa si aspettano tutti da Rachel Young. Specialmente la sua numerosa e assillante famiglia. Ma nessuno sospetta che dietro quella maschera di perfezione si nasconda una ragazza fragile con una lista interminabile di segreti. Segreti inconfessabili come la passione per la velocità e le auto da corsa. O come Isaiah, il bad boy dai penetranti occhi grigi che una notte la aiuta a sfuggire alla polizia. Isaiah rimane subito affascinato dal sorriso dolce e innocente di Rachel, ma l’ultima cosa di cui ha bisogno è rimanere invischiato nei problemi di una ragazza come lei. Quando però una minaccia incombe prepotente sulle loro vite, Isaiah e Rachel sono costretti a collaborare e a partecipare insieme alle corse automobilistiche. Solo così scopriranno quanto in là sono disposti a spingersi per salvare ciò che resta del loro futuro, e del loro cuore.
"Quando sto con te, perfino il mio passato sembra un brutto sogno" disse lui. "Mi sono seduto su questa collina un centinaio di volte, e tutto ciò che vedevo erano le luci dei luoghi dove non mi volevano, di cui non ho mai fatto parte. Ora, quando non sei con me, guardo a est e so che una di quelle luci rappresenta te...e non mi sento più solo."
Commento
Katie McGarry colpisce ancora.
Quando ho comprato Una sfida come te alla sua uscita non me la sono sentita di leggerlo subito. Ho preferito tenerlo da parte, far passare del tempo, e prenderlo in mano quando il polverone della novità si fosse placato. 
Ero sicura che questo romanzo mi avrebbe risucchiata dalla realtà, che avrebbe monopolizzato le mie ore libere e che non sarei stata in grado di staccarmene. Avevo ragione perché, come al solito, questa autrice è riuscita a centrare perfettamente trama, personaggi e dialoghi. 
Se penso a quanto sono fortunate le teen ager di questi anni ad avere a disposizione romanzi come questo, quando ai miei tempi (e si parla di almeno 15 anni fa) esistevano pochissimi libri per adolescenti con tematiche adatte a quella età, mi sento incredibilmente gelosa. La possibilità di avere un romanzo che sia vicino alle reazioni e ai sentimenti di questa età instabile, che tratti argomenti importanti e per niente semplici, e che riesca ad essere anche romantico nel giusto modo non è da tutti. Un'autrice di YA non sempre sa dosare i diversi elementi, non sempre capisce quando è il caso di calcare la mano, su quali punti insistere e in che modo inserire la sessualità.
Katie McGarry non ha mai sbagliato. Se si cerca una storia d'amore che sia più romantica che carnale, se si cercano protagonisti che abbiano una storia da raccontare, se si cerca un romanzo che sappia farti emozionare per le piccole cose, allora Una sfida come te è la scelta giusta.
Quando un'autrice riesce a darti tutto questo e a superare qualche limite per aggiungere drama alla storia, senza che questa diventi un'esagerazione, allora merita tutto il suo successo. Non è facile scrivere un buon YA, proprio per niente. O è troppo, o è troppo poco e le vie di mezzo sono - nella maggior parte dei casi - scomposte e frammentate.
Ma per Isaiah e Rachel scorre tutto come se fosse totalmente naturale, una sorta di destino che si compie, fila liscio come l'olio e, una volta concluso il romanzo, il senso di soddisfazione è intenso.
Da quando è uscito il primo libro della serie, Isaiah ha esercitato su di me un fascino tutto suo: il bad boy scostante e silenzioso, quello che parla poco, interagisce poco, ma quando si muove sulle pagine ci si ferma e si prende nota. Isaiah - per me - non ha un solo difetto, ci ho provato a trovarne uno che mi facesse quantomeno rivedere la mia opinione, ma non c'è stato verso.
Isaiah è un duro dal cuore tenero: è un giovane temprato dalle difficoltà e disilluso dalla vita, un adolescente con la testa di un adulto e il cuore di un ragazzino. I suoi punti di forza e le sue debolezze vengono abilmente accentuati dall'interazione con gli altri personaggi: senza di loro Isaiah rimarrebbe abbozzolato dietro la sua corazza. Con Noah ed Echo esce il suo disperato bisogno di avere una famiglia, di avere un punto fermo che lo ancori durante gli scossoni più bruschi; con Rachel emerge la sua necessità viscerale di essere amato e, soprattutto, rispettato e apprezzato.
Come protagonista maschile, Isaiah è decisamente riuscito: è un giovane di 17 anni e oscilla in modo credibile tra la fragilità e l'insicurezza della sua età e la maturità forzata di chi si è visto rubare l'infanzia. Male non fa che sia uno sgnoccolo tatuato, rasato e dallo sguardo profondo.
Se proprio devo essere sincera, però, è stata Rachel la vera scoperta del romanzo. So che a molti non piacciono le protagoniste femminili che a prima vista danno l'impressione di essere deboli. Le femminucce carine e delicate, quelle un po' ingenue e paurose che non sanno come si vive fuori dalla loro gabbia dorata. Eppure proprio perché sono così impotenti, perché sembra che non abbiano il diritto di avere reazioni forti a situazioni banali, mi affeziono di più. Più sono fragili e problematiche, più rovinano la patina della normalità con problemi emotivi, più sento che abbiano il potere di emozionare.
Rachel soffre di attacchi di panico. Chi non ha mai avuto la sfortuna di averne o di conoscere qualcuno che ne soffre non potrà mai capire quanto siano debilitanti, imprevedibili, irrazionali. Basta pochissimo per scatenare un attacco e in genere, chi non ne è affetto, non capisce le motivazioni che portano le persone ad avere una crisi. Gli attacchi di panico cambiano una persona, ne influenzano la personalità e il comportamento e non importa se la loro vita è perfetta, se hanno una bella famiglia, se sono benestanti: il panico se ne sbatte.
Naturalmente, la McGarry ha calcato la mano dando a Rachel una storia che supera quella di Isaiah in quanto a sfiga. La morte della sorella e il suo essere la figlia di rimpiazzo sono forse stratagemmi che potevano essere tralasciati, ma che aumentano il carico emotivo sul personaggio. Lo ammetto, per quanto sia innegabile che la storia fosse un po' troppo, mi ha commossa in diversi punti e sempre durante scene in cui è Rachel a dover fare i conti con la sua realtà.
Sulla storia d'amore non ho nulla da dire: è adorabile, emozionante e tira fuori il meglio di tutto e di tutti. Ci sono scene bellissime e romantiche all'inverosimile, dialoghi delicati e impacciati, e una giusta dose di pericolo che obbliga i personaggi a scelte e azioni fuori dalle righe.
Sono stata contenta di trovare Noah, di avere da lui più che una semplice comparsa, e sono stata decisamente contenta che la McGarry sfruttasse alcuni personaggi secondari tanto da farmici affezionare. Forse anche loro avranno un romanzo tutto loro, forse no, ma nel frattempo mi crogiolo nella dolcezza di Una sfida come te. Non c'è niente di meglio di uno YA romantico come terapia per il cattivo umore.

8 febbraio 2016

Amy Plum
Die for Me

Serie Revenants 1
Titolo originale Die for Me

Trama
De Agostini
pag. 416 | € 14,90
Quando i genitori di Kate e Georgia muoiono in un incidente stradale, la vita delle due sorelle viene stravolta e le ragazze sono costrette a trasferirsi a Parigi dai nonni. L’unico modo che ha Kate per soffocare il dolore è rifugiarsi tra le pagine dei libri che ama di più. Fin quando non incontra Vincent. Bello, misterioso e affascinante, Vincent scioglie a poco a poco il ghiaccio attorno al cuore di Kate che si innamora perdutamente di lui.
Ma Vincent non è un ragazzo come gli altri: è un Revenant, un vero e proprio angelo custode, destinato a sacrificare la propria vita per salvare le anime in pericolo, e a risvegliarsi tre giorni dopo la morte, in un circolo senza fine. Kate si ritrova quindi davanti a una scelta difficilissima: proteggere ciò che rimane della sua esistenza e della sua famiglia... oppure rischiare tutto per un amore impossibile?



Commento
***spoilers***
La prima cosa che mi sento in dovere di dire, in questo commento, è che da Die for me non mi aspettavo niente. Nel senso che, come lettrice, non ricevevo quelle vibrazioni che ti fanno sentire la tipica eccitazione da romanzo nuovo.
No, non sono malvagia inside, semplicemente l'ho scelto a caso in uno dei miei book haul mensili in biblioteca. Prima di prenderlo in mano ed iniziare a leggerlo, non conoscevo né l'autrice, né il romanzo, né tantomeno la serie. Mai sentita nominare, mai vista in libreria e mai letta una recensione.
Un salto nel buio, insomma, che tutto sommato non è andato poi così male.
Va bene che, dopo la lettura depressa di Marked, mi sarebbe andata bene praticamente qualsiasi cosa, però ho come la sensazione che la Plum sia una di quelle autrici che hanno un'idea graziosa, la sanno scrivere bene e chiudono l'ambaradan senza tirarlo troppo per le lunghe.
Mi intriga, questa signorina Plum, e mi attira questo suo modo di scrivere soft che ti acchiappa.
Ma andiamo con ordine - se lo trovo.
Die for me è il primo titolo della trilogia Revenants e già sapere che la serie è bella che conclusa (in Italia deve ancora uscire il terzo) mi ha messa subito in un mood positivo. E' ambientata a Parigi ed ha come protagonista una sedicenne di nome Kate, una ragazzina come tante che della sua semplicità fa virtù. Assieme a Kate sulla scena c'è la sorella Georgia, anche se sullo sfondo, e i revenants tra i quali spicca il bel tenebroso Vincent.
Ora, detta così sembra una versione europea chic di Twilight, ma la verità è che questa storia, oltre ad avere l'aria sofisticata e meravigliosa di Parigi che rende tutto perfetto, è anche meno adolescenziale, più serio e semplice nei suoi contenuti.
Kate e Georgia sono americane, trapiantate a Parigi perché i loro genitori sono morti e hanno solo i nonni a cui aggrapparsi. Nonostante conoscano la lingua e la città, entrambe elaborano il lutto a modo loro ma solo Kate sembra sfruttare Parigi e la solitudine tranquilla che sa offrire. Tra lo stare chiusa in casa a piangere e stare seduta ad un café a leggere, la seconda scelta sembra essere quella più intelligente. Del resto la frase motto delle prime pagine del romanzo è andare avanti. E avanti Kate ci va, ma con una spinta bella forte che ha l'aspetto di un bellissimo ragazzo dagli occhi scuri.
Per giorni Kate intravede Vincent e i suoi bellissimi amici, per giorni le rimane in testa il suo viso finché alla fine si parlano e quello che ne esce è la classica scena boy meets girl: semplice ma d'effetto. Perché Vincent è talmente bello e misterioso che fare due passi con lui, uscirci assieme, non può essere vero.
Scoprire che Vince nasconde qualcosa e infilarsi a forza tra i suoi segreti a Kate viene naturale, così com'è naturale per lui assecondare la sua sete di sapere. Del resto, per quanto sembri navigato, Vincent ha l'anima di un giovane. Di un giovane che supera i cento anni e che muore ciclicamente per salvare il prossimo. Eccolo il suo segreto, quello che Kate assorbe con estrema facilità e che non passa inosservato nel suo cuoricino.
In un romanzo meno serioso, la protagonista avrebbe accettato ciecamente ogni cosa anche se gli effetti hanno un potenziale catastrofico. Qui, invece, Kate si ferma un attimo e ragiona. La sua conclusione è: Vincent è un figo, mi piace, io gli piaccio ma, dopo la morte dei genitori e non avendo ancora superato il lutto, vivere regolarmente la morte (violenta) di Vince potrebbe sbarellarmi. E' questo ciò che mi è piaciuto del romanzo: il fantastico c'è e i protagonisti lo vivono ma sempre con una certa razionalità, con un continuo contatto con la realtà che impedisce al mondo dei revenant e a quelli degli umani di stare separati.
Dal punto di vista della trama non siamo di fronte ad un romanzo complesso, c'è una storia che ha uno svolgimento lineare e sul classico andante, con una scelta di scene che ci si aspetta di leggere e che si riceve senza clamore. La storia d'amore, naturalmente, occupa buona parte del romanzo ma, una volta appurato che i due stanno insieme, la palla passa allo scontro revenants cattivi vs revenants buoni per movimentare la storia e per dare una bella chiusura adrenalinica al romanzo.
Il voto che gli ho dato non è alto, lo so, perché dall'aspettarsi niente ho raggiunto solamente il livello ho gradito, grazie che non mi ha fatto depennare la serie dalla mia lista. Non sono sicura di voler leggere il seguito, ancora non ho deciso, ma se un giorno dovessi aver voglia di una lettura carina ma che non mi impegni troppo allora so dove andare a pescare.

2 luglio 2015

Katie McGarry
Un'estate contro

Serie Pushing the Limits 1.5
Titolo originale Breaking the Rules

Trama
De Agostini
pag. 516 | € 14,90
Sono passati due mesi da quando Echo e Noah hanno deciso di lasciarsi tutto alle spalle e partire per un viaggio. Un viaggio pieno di sogni e di speranze, lungo un’estate. Prima di partire Echo si era prefissata due obiettivi. Primo: dimostrare a tutti di avere un vero, inconfondibile talento per l’arte. Secondo: esplorare sotto ogni aspetto la relazione con Noah. Ma entrambi i propositi si sono presto rivelati più difficili del previsto. E ora, a una settimana dalla fine della vacanza, Echo non si sente affatto cambiata: è ancora la stessa ragazza insicura e tormentata di sempre. Anche Noah aveva un sogno da realizzare durante l’estate: diventare l’uomo perfetto per Echo. Per riuscirci era pronto a tutto, anche a mettere fine alla fama di cattivo ragazzo. Ma l’incontro con Mia, una sua ex convinta che la storia con Echo sia solo una parentesi momentanea, mette a dura prova tutte le sue buone intenzioni… L’amore e la fiducia basteranno ai due ragazzi per superare le nuove prove che li aspettano?
Noah era diventato un uomo e aveva costruito una casa per noi. Non un palazzo. Non un luogo dove appoggiare fisicamente la testa, ma una casa nell'unico senso che contava davvero...appartenevamo l'uno all'altra.
Commento
In un mondo di serie e di romanzi che continuano le storie dei primi libri, raramente un seguito ha la stessa fortuna del suo predecessore, soprattutto quando i protagonisti sono gli stessi. Troppo spesso mi è capitato di avere un seguito per le mani e rimanere passiva, nonostante il primo romanzo mi avesse coinvolta. Troppo spesso non si ripete la magia, così spesso che ormai - per me - proseguire le storie di due personaggi è un rischio. Diffido dei seguiti perché temo una ripetizione o, anche peggio, una delusione.
Chi, come me, ha questo timore può cancellare ogni dubbio e prendere in mano Un'estate contro senza pensieri e senza paure. Katie McGarry non ha ripetuto lo stesso bellissimo romanzo, con le stesse bellissime emozioni di Oltre i limiti, ma ci è andata molto vicina. Maledettamente vicina. Così vicina che sono in dubbio se regalarle il mezzo voto e lasciare che questa briciolina la separi dal suo stesso podio.
Dopo più di un anno, dopo un altro titolo pubblicato di questa serie, un po' ci eravamo scordati di Noah e Echo. Pur essendo nominati in Scommessa d'amore, pur rimanendo sullo sfondo degli altri personaggi, Echo e Noah non si sono messi in pausa. La McGarry ha fatto procedere la loro storia anche quando non era sulla scena ed tornata a loro quando entrambi avevano qualcosa da dire.
Oltre i limiti è stato un romanzo toccante, bellissimo per così tanti diversi aspetti che è impossibile riassumerli qui, ma è lontano da Un'estate contro. I personaggi sono gli stessi ma le storie no, così come i sentimenti, i pensieri e le paure dei due protagonisti sono cambiate insieme a loro.
In viaggio per tutta l'estate solo loro due, Echo e Noah stanno imparando a conoscersi sul serio. Un conto è passare del tempo insieme nella quotidianità, un conto è passare insieme ogni ora, senza amici, senza famiglia, senza tutti quei piccoli richiami alla realtà che rompono la bolla di felicità che si sono costruiti attorno.
Echo ha puntato tutto su questo viaggio: spera di poter trovare in se stessa una forza che non sente di avere, e vuole a tutti i costi sfogare le sue frustrazioni e i suoi desideri per una vita serena e normale cercando una conferma nella pittura. Girando le gallerie d'arte, Echo tenta di vendere i suoi quadri confondendo la sua smania per qualcosa che non è: vuole affermarsi sopra il nome della madre, rendersi autonoma senza distaccarsi dal suo passato, peccato che questo non possa essere cancellato. La strada che Echo si sceglie non si discosta dalla sua vita prima del viaggio tanto che i suoi incubi e le sue paure si ripropongono con regolarità, sempre in agguato. E' chiaro che Echo non è pronta a rompere del tutto con il passato, non è nemmeno onesta con se stessa e ha paura di tirare fuori il grande elefante dell'abbandono: sua madre sceglieva sempre l'arte, suo padre l'ha lasciata in disparte per rifarsi una nuova famiglia e il fratello Aires è partito per la guerra per non tornare più. L'unico che, per ora, ancora non l'ha lasciata è Noah.
Noah, che in Oltre ai limiti soffriva di solitudine, in Un'estate contro si aggrappa a Echo e reinventa il suo concetto di famiglia. Poco alla volta si allontata dall'amarezza che lo aveva contraddistinto per avvicinarsi, invece, ad una consapevolezza che è l'anticamera della maturità. Messo alle strette, Noah conosce le giuste azioni, i giusti pensieri e le giuste parole e ci mette tutto il suo impegno per seguirli, sbandando com'è giusto che sia quando è fragile e insicuro.
Tra i due è Echo a vacillare costantemente ed è sempre lei che fa sbandare Noah: tutto ruota attorno alle sue paure, a ciò che vuole e a ciò che è disposta a fare pur di ottenerlo. Ad esempio Echo, assaporando per la prima volta un amore potente e suo, si lascia andare ad un egoismo che finisce con il ferire proprio Noah. Ogni cosa deve rispondere, direttamente o meno, ai suoi bisogni: le mostre d'arte, dove Noah si sente così fuori luogo, il suo continuo silenzio di fronte alla morte di Aires, l'ossessione per l'arte e le scelte che ne conseguono, tutto schiaccia i desideri e i bisogni di Noah.
Insomma, non è sempre tutto rose e fiori, nemmeno per le storie d'amore che hanno un sapore di perfezione. Gli aggiustamenti, soprattutto quando entrambi hanno un grosso bagaglio di difficoltà, sono spesso dolorosi e fanno male anche se si cerca di evitarlo.
E' questo l'aspetto che mi è piaciuto di Un'estate contro. La McGarry non ha permesso a Echo e Noah di nascondersi e ha messo in risalto quello che succede quando una persona cresce e cambia. Gli amici di un tempo magari vengono dimenticati e l'amore lasciato indietro, ma la famiglia rimane e non è sempre quella di sangue. Noah riscrive per entrambi il presente e spiana la strada per il futuro: è lui che si piega, ma non si spezza, è lui che si sacrifica senza rimpianti, è lui che costituisce la base solida sulla quale Echo si può aggrappare quando si sente affondare. Noah cresce, diventa adulto, e non si nasconde mai nemmeno di fronte ai suoi errori.
Tra alti e bassi Echo e Noah trovano prima se stessi e poi si ritrovano: l'amore che provano l'uno per l'altra è sempre lì, forte e puro, e si sviluppa con i suoi tempi senza i ritmi assurdi della gioventù.
Un piccolo passo alla volta, una tappa alla volta, quello che era un amore tra due ragazzi pieni di problemi diventa l'amore che unisce due persone e che le rende più forti, più unite e più felici.
Rispetto agli altri due romanzi della serie, se devo essere sincera, questo titolo a tratti mi ha un po' annoiata. Non perché fosse veramente noioso, ma perché trovato certi punti scarsi in emozioni, mentre altri mi facevano tornare in mente perché ho amato così tanto Noah e Echo.
Di sicuro la McGarry è un'autrice capace, profonda, che riesce a riprendere i suoi stessi personaggi senza calcare le stesse strade ed è, sicuramente, una di quelle autrici che vanno tenute presente come must read se ci si vuole immergere nel mondo Young Adult.

13 novembre 2014

Katie McGarry
Scommessa d'amore

Serie Pushing the Limits 2
Titolo originale Dare You To

Trama
DeAgostini
pag. 500 | € 14,90
Beth Risk non è abituata a farsi mettere i piedi in testa da nessuno, ma stavolta non ha scelta: deve tornare a vivere nella sua città natale insieme allo zio Scott, altrimenti lui rivelerà alla polizia il segreto di sua madre. E se la verità saltasse fuori, la donna finirebbe in prigione. Perciò Beth è costretta a cedere al ricatto, anche se questo significa sacrificare la propria felicità e abbandonare i suoi due migliori amici, Noah e Isaiah. Ryan Stone è una promessa del baseball e un brillante scrittore. La sua "perfetta" famiglia, però, nasconde un segreto, qualcosa che non ha mai rivelato a nessuno, nemmeno al gruppo di amici con cui è solito divertirsi giocando a sfidarsi alle imprese più pazze. L'ultima scommessa riguarda la bellissima e scostante studentessa che si aggira come un pesce fuor d'acqua nei corridoi della scuola. A Ryan non piace perdere e ce la mette tutta per riuscire nell'impresa di portarla fuori... ma ciò che nasce per gioco si trasforma ben presto in un'attrazione a cui né lui né Beth sapranno resistere.
Vorrei poter dire che sono io che ti ho spinto a fuggire, ma non è così. Non ho quel potere. Stai scappando da quando ti ho incontrata, e probabilmente lo facevi anche prima. Assomigli tanto a quell'uccello, nel fienile. Hai così tanta paura di restare intrappolata dentro per sempre, che non vedi la via d'uscita. Continui a sbattere contro il muro, ancora e ancora. La porta è aperta, Beth. Smetti di correre in cerchio ed esci.
Commento
In un paesino immerso tra campi di granturco e campi da baseball, dove le persone si conoscono tutte e i segreti non esistono, è facile dimenticare di essere se stessi.
Quando la società, i genitori e gli amici ti dicono cosa fare, cosa dire, cosa pensare, cosa sentire, quando si viene plasmati a immagine e somiglianza dei desideri degli altri si vive in una bolla dove tutto è chiaro e prevedibile, semplice, giusto. Non c'è sforzo, non c'è paura, non c'è emozione.
Così, appena la superficie della vita perfetta di incrina, tutto crolla come un castello di carte.
L'identità costruita ad arte diventa una maschera troppo stretta, le passioni coltivate diventano un peso, le amicizie che ti davano conforto si trasformano in mostri di egoismo, i riferimenti di una vita diventano colonne pericolanti pronte a schiacciarti con il loro peso.
Ryan, puro e bello, il ragazzo sano, sportivo, gentile, quello popolare ma simpatico, quello alla mano ma quasi inarrivabile, esemplare di perfezione fisica e morale è il classico bravo ragazzo.
Promessa del baseball, fidanzato modello, figlio modello, amico modello, tutto in lui rispecchia i desideri di qualcun altro. Il padre, che in lui riversa i desideri della sua giovinezza; la madre, che lo vuole accoppiato con chi vuole lei; gli amici, che da lui si aspettano sempre il meglio; e Ryan stesso, che asseconda tutti con il sorriso sulle labbra, convinto di vivere la vita perfetta e felice di essere la persona che è.
Tutta questa perfezione viene deturpata dalla macchia dell'omosessualità. Un fratello gay cacciato di casa che non viene nemmeno nominato, come se non fosse mai esistito o peggio, morto e dimenticato. Ma per Ryan l'assenza del fratello è un buco nero che lo inghiotte e oscura la luce della sua vita. E' il primo, grosso, punto di rottura, quello che lo destabilizza e lo prepara ad un terremoto ancora più forte che metterà in discussione ogni cosa.
Dall'altra parte della città, come sul retro ammaccato di una medaglia splendente, c'è il quartiere degradato, covo di droga, delinquenza e infelicità. E' la zona di Noah, di Isaiah, di Beth.
Beth, che nel primo romanzo ci era sembrata aggressiva e scontrosa, si lascia vedere per com'è davvero, un fuscellino sferzato dalle tempeste. Con una madre alcolizzata e drogata, succube di un uomo violento che picchia sia lei che Beth, senza famiglia, con pochi amici che sanno poco della verità, la vita di Beth è fatta di solo due cose: il galleggiare fumoso dello stato post canna e il terrore puro, viscerale, di vivere la sua vita.
A differenza dello splendente Ryan, Beth è oscura, è portatrice di sofferenza e caos. Come una malattia, la vita di Beth ha alti e bassi, momenti semplici e fugaci di gioia alternati a vere e proprie fasi di dolore e sfortuna. E' la norma, per Beth, rattoppare gli stracci della sua esistenza e prendersi cura di se stessa e della madre, anche se è l'opposto di come dovrebbe essere. Appena Beth compie quella scelta, di difendere sua madre nonostante tutto, è chiaro che la sua vita prenderà una piega inaspettata.
Così Beth e Ryan dal parcheggio del Taco Bell si ritrovano un'altra volta in un'altra occasione senza un confine che li separi.
Il punto forte di questo romanzo? La semplicità di Ryan. E' lui, con il suo modo schietto e un po' timido di affrontare un osso duro come Beth, a ridimensionare il dramma di una vita al limite; ed è sempre lui che rappresenta alla perfezione la lotta d'identità di tantissimi teen ager di tutto il mondo, ma è il suo modo di innamorarsi, la sua lenta e consapevole presa di coscienza di Beth come ragazza e come essere umano a toccare più di ogni altro aspetto del romanzo. Perché l'amore e i sentimenti di Ryan sono puliti, trasparenti, semplici, sono talmente veri che nemmeno Beth riesce a smontarne il peso, nemmeno le circostanze possono affievolire ciò che prova.
Da una scommessa nasce una relazione che tocca ogni stadio dall'avversione, alla complicità, all'amicizia e all'amore. C'è un mondo intero in questa scommessa, un mondo dove Beth ha una seconda possibilità e ritrovare la serenità non è un sogno irrealizzabile, dove Ryan può liberarsi dalle catene di una vita preimpostata ed imparare a combattere.
Istintivamente non posso equiparare Scommessa d'amore a Oltre i limiti. Il primo, che non si scorda mai, aveva dalla sua parte due personaggi intensi, difficili, e una storia d'amore molto più forte ed incisiva. Il secondo romanzo, però, seppure manchi di quel qualcosa che manda su di giri, entra in sintonia con il lettore in modo più sottile e spontaneo ed emoziona in un modo completamente diverso. In un certo senso ho apprezzato di più la storia di Ryan e Beth rispetto a quella di Echo e Noah principalmente perché ho trovato un'affinità con l'umanità di Ryan: è troppo dolce e genuino per non vincere a mani basse.
La McGarry si conferma autrice di uno young adult maturo, che non abusa dell'aspetto romantico e della sessualità, focalizzandosi prima sui protagonisti - tratteggiandoli senza fretta e approfonditamente - e poi sul tutto il resto, aggiungendo con moderazione tutti gli elementi distintivi del genere.
Che poi, chi l'ha detto che per emozionarsi si devono patire sofferenze? A volte basta la semplicità per venire colpiti al cuore.