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12 luglio 2018

Amy Harmon
L'incantesimo della Spada

Serie The Bird and the Sword Chronicles 1
Titolo originale The Bird and the Sword

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99

In un regno in cui gli incantesimi sono banditi, l’unica magia rimasta è l’amore. «Deglutisci, figlia. Ingoia le parole, bloccale nel profondo della tua anima. Nascondile, chiudi la bocca sul tuo potere. Non maledire, non curare. Non parlerai, ma imparerai. Silenzio, figlia. Rimani viva».
Il giorno in cui mia madre è stata uccisa, ha detto a mio padre che non avrei mai più pronunciato una sola parola e che se fossi morta, lui sarebbe morto con me. Predisse anche che il re avrebbe venduto la sua anima e avrebbe ceduto suo figlio al cielo. Da allora mio padre attende di poter avanzare la sua pretesa al trono e aspetta nell’ombra che tutte le parole di mia madre si avverino. Desidera disperatamente diventare re. Io voglio solo essere finalmente libera. Ma la mia libertà richiede una fuga e io sono prigioniera della maledizione di mia madre tanto quanto dell’avidità di mio padre. Non posso parlare o emettere suoni. Non posso impugnare una spada o ingannare un re. In un regno in cui gli incantesimi sono stati banditi, l’unica magia rimasta potrebbe essere l’amore. Ma chi potrebbe mai amare...un uccellino?


Commento
Dopo il trauma dell'ultimo romanzo della Harmon - Il segreto di Eva QUI la recensione - ho avuto un momento di tentennamento. La leggo, non la leggo, aspetto, rimando? Poi mi sono rivista al RARE, con la Harmon meravigliosa, bellissima, sorridente, mentre mi firmava un quadretto di carta e io in preda al deliquio da fan e mi sono detta falla finita e leggila.
Per quanto il suo ultimo romanzo sia stato per me uno strazio assoluto, non ho mai dubitato della bravura della Harmon ed ero molto curiosa di leggere il suo fantasy. Non so perché, però, mi aspettavo qualcosa di impegnativo, drammatico, una versione fantastica delle sue storie, insomma.
L'incantesimo della spada (il titolo non è male, dai, anche se non è proprio preciso) è un fantasy molto delicato e leggero che non ha molto delle particolarità del genere al di là dell'elemento magico - se così lo posso definire -, e non ha nemmeno la stratificazione della trama che caratterizza questo genere di romanzo. Il fatto che sia superficiale - nel senso positivo del termine - secondo me è un bene: permette al romanzo un'incursione nel fantasy senza appesantirsi con un world building complicato, e la caratterizzazione dei personaggi richiede meno fatica, anche nella loro comprensione.
Più che un fantasy io definirei questo romanzo una favola, oltre a starci benissimo un inizio alla c'era una volta, tutta la sua struttura sia per tema che per svolgimento ricorda la leggerezza di una favola d'altri tempi. Sarà che romanzi simili mi fanno venire in mente romance fantasy d'annata, sarà che lo stile unito al contenuto mi ha fatta tornare indietro di parecchi anni, per me questo romanzo è come un viaggio indietro nel tempo quando un romance casto, leggermente antiquato e dotato di un lieve elemento fantastico mi regalava materiale a sufficienza per sospirare e sognare.
Unico difetto, se così si può dire, è proprio la sua levità: se da un lato è un fattore positivo perché rende la lettura facile e veloce, dall'altra pecca di inconsistenza. In particolare per me il world building è assolutamente inesistente ed è per questo che ho definito il romanzo una favola, perché in questo caso le ambientazioni non sono necessarie, solo gradite e il contorno serve solo a far muovere i personaggi. Stesso discorso per l'elemento magico che non viene mai spiegato veramente, solo illustrato ai fini della trama e inizia e finisce con i due protagonisti. Nel suo contesto va bene, non pesa più di tanto, ma per come sono fatta io avrei gradito un po' più di precisione e di descrizione.
L'ambientazione, non molto curata e decisamente sfocata e indefinita, richiama un periodo quasi medievale con dame, cavalieri, castelli e torrioni, e ci presenta un regno dove la popolazione a volte nasce con dei poteri: mutare la propria forma in animale, intessere oggetti in altri oggetti, curare, vedere il futuro o creare incantesimi per il dono delle parole.
Protagonista del romanzo è Lark, che fin da bambina è stata capace di infondere potere alle parole, ma dopo aver visto morire la madre per mano del Re, non è più stata in grado parlare. Ultimo regalo della madre, anche lei dotata di poteri, Lark viene privata della parola affinché il suo potere non la metta in pericolo e la sua vita viene intrecciata a quella del padre. Se lei muore, muore anche lui. Così Lark diventa una reclusa a tutti gli effetti, senza amici a parte un grottesco troll, senza amore paterno, senza istruzione, chiusa nel suo torrione con pochissima libertà.
Un bel giorno (si sente la favola, eh?) l'arrivo inaspettato del nuovo Re manda tutti nel panico: cosa vorrà, perché e soprattutto come può fare Lark ad arrivare per prima e nascondersi? Il nuovo Re è un uomo bellissimo, dai candidi capelli bianchi e dal modo di fare autoritario. Perfettamente calato nel suo ruolo di Re guerriero, Tiras decide di approfittare della situazione e usare Lark come leva affinché il padre di lei invii i suoi soldati per combattere i Volgar, mostruose creature alate che stanno sterminando gli abitanti del regno.
Quando Lark arriva al castello è chiaro che, pur essendo ostaggio del Re, gode di un certo rispetto e di un trattamento di favore da parte di Tiras. Buona parte del romanzo si basa sui giorni che Lark passa rinchiusa nel torrione, a imparare a leggere e a entrare in confidenza con Tiras, così che la loro relazione si sviluppa in modo graduale e con fin troppi dettagli. Ci sono un paio di misteri legati ai due personaggi che dovrebbero aumentare la tensione della trama, ma sappiamo subito senza grande fatica cosa sta succedendo proprio perché la trama non ha nessuna intenzione di risultare complicata. La concentrazione massima risiede nella storia d'amore, e non c'è molto che io possa dire a riguardo: è pudica, romantica all'eccesso, discretamente ben riuscita, ma presa singolarmente e fuori dal contesto del romanzo non è niente di che. Purtroppo devo dire la stessa cosa dei personaggi: insieme e inseriti nel contesto funzionano, ma se isolati e analizzati come ormai è abitudine fare vengono fuori grossi difetti di caratterizzazione. Tiras è un eroe discreto, è un uomo adulto e un re quindi non si lascia andare a reazioni sciocche, e la sua situazione - evito lo spoiler - aumenta il conflitto e la tensione romantica, però per me non esce dalle pagine. E' il re delle favole, né più né meno. Lark invece non mi ha colpita per niente, è generalmente infantile, superficiale, a volte pure sciocca e risente del modello fanciulla che aspetta che l'eroe la salvi. Ripeto, nel modello della favola, nel contesto, nel romanzo preso nella sua totalità, anche Lark funziona, ma è talmente poco incisiva come protagonista che francamente credo sia l'elemento che meno ho preferito di tutto il romanzo.
Appena il blocco romantico e i conflitti secondari arrivano alla loro realizzazione, l'autrice finalmente si concentra su quello che sarà il conflitto finale, tirando fuori i cattivi e schierando i buoni nella prevedibile ma corretta lotta tra bene e male. Sempre seguendo la linea guida della favola, il finale va bene perché è talmente essenziale nel suo sviluppo che non c'è molto da contestare, ma se lo si paragona ad un fantasy la sua debolezza è uno schiaffo in piena faccia.
Esattamente con per la storia d'amore e i personaggi che funzionano inseriti nel contesto, anche il finale e le sue macchinazioni ben poco misteriose funzionano se lette e considerate come parte in una favola.
Ed è per questo che ho dato un voto alto, perché questo romanzo è una favola romantica che non vuole essere complicata, non vuole distrarre il lettore, non vuole affaticare la lettura, e si snoda semplice e prevedibile perché è la sua natura. Se poi si tiene presente che lo stile della Harmon si adatta perfettamente alla storia e che è pur sempre un'autrice che scrive bene, allora è chiaro che il voto alto è determinato dall'insieme di tutti gli elementi.
L'incantesimo della spada non è un capolavoro del genere, e nemmeno un romanzo che rimarrà nel mio cuore per sempre, però è stato estremamente piacevole, dolcemente romantico e sufficientemente magico da farmi dire grazie al cielo Amy sei tornata in riga.

19 marzo 2018

Amy Harmon
Il segreto di Eva

Titolo originale From sand and ash

Trama
Newton & Compton
ebook | € 0,99
1943. La Germania occupa gran parte dell’Italia e le deportazioni degli ebrei aumentano di giorno in giorno. Fin da bambini Eva Rosselli e Angelo Bianco sono cresciuti come una famiglia, divisi solo dalla religione. Con il passare degli anni si sono innamorati, ma per Angelo è arrivata la vocazione e, nonostante i suoi profondi sentimenti per Eva, ha preso i voti.
Adesso, più di dieci anni dopo, Angelo è un prete cattolico ed Eva è una donna ebrea che rischia la deportazione. Con la minaccia della Gestapo in avvicinamento, Angelo nasconde Eva tra le mura di un convento, dove Eva scopre di essere solo una dei tanti ebrei protetti dalla Chiesa. Ma la ragazza non riesce proprio a stare nascosta, in attesa della liberazione, mentre Angelo rischia la vita per salvarla. Con il mondo in guerra e le persone ridotte allo stremo, Angelo ed Eva affrontano sfida dopo sfida, scelta dopo scelta, fino a che il destino e la fortuna non decideranno di incontrarsi, lasciandoli stremati davanti alla decisione più difficile di tutte.

Commento
Sarò brutalmente onesta, volevo regalare tre pallini, ma man mano che scrivevo la recensione mi saliva il travaso di bile e ho deciso di sbandierare il voto che mi è sorto spontaneo.
Per buona parte della lettura ero convinta che avrei chiuso su un bel tre diplomatico, ero dispiaciuta di non dare di più ma tutto sommato non ci ho perso il sonno. Poi il tracollo finale, unito alla noia dilagante mi hanno innervosita. Dal tre diplomatico sono passata ad un due e mezzo senza nemmeno sentirmi in colpa, perché alla fine non basta la bravura a scrivere della Harmon se scrive una storia banale.
Per un'autrice come la Harmon, che naviga tra i quattro e i cinque pallini, cadere in picchiata è una brutta cosa. Il trauma di non averla più tra le autrici sicure mi ha fatto ridimensionare parecchio la sua posizione nella mia lista (un po' come per la Hoover). Per carità, non tutti i romanzi possono piacerci e non gliene faccio certo una colpa, ma credo che in questo caso la Harmon abbia puntato troppo in alto e il tonfo sia stato bello potente.
Parto con una premessa: normalmente giro alla larga dai romance ambientati in momenti storici impegnativi come questo scelto dalla Harmon, primo perché mi sembra che nessuno sappia gestire l'ambientazione e secondo perché il romanticismo stucchevole del romance infilato in un contesto del genere per me diventa grottesco. O scrivi romance, e diluisci tutto, o scrivi storico e lasci perdere l'amore. A meno che tu sia Paullina Simons.
Detto questo è chiaro che affrontare un libro del genere è stato rischioso, infatti ho tentato di rimanere neutrale ma gli elementi che non mi piacciono si sono impilati uno alla volta fino a nascondere completamente quello che c'è da salvare (che è poco, in ogni caso).
Inizio con la banalità dei nomi. Angelo Bianco è un prete. Angelo, come gli angeli, bianco per la purezza. Lei si chiama Batsheva ma tutti la chiamano Eva e, come mi ha fatto notare Silvia, è la tentatrice. Got it? Ecco queste cose mi fanno cadere le braccia. Gli americani non sanno inventarsi nomi italiani che non siano uno stereotipo, cadono nella banalità più assoluta e la Harmon ha pure giocato con i significati religiosi. Non so se l'ha fatto volutamente o se è stato un caso, per me è comunque un no.
Proseguo con i ruoli. Lui è un prete. Un prete che è innamorato di una donna. Non sono per niente fan di romanzi con protagonisti religiosi, meno che meno un romance. Figurarsi di uno alla Uccelli di Rovo. Per me è no, assolutamente no. Lei è la solita femmina ribelle indipendente ed energica che può dire e fare quello che vuole tanto tutti la amano (tranne me), anche se è completamente fuori contesto sociale e storico. Bellissima, bravissima, fortunatissima, praticamente svolazza nel periodo più merdoso di tutta la storia italiana e se la cava con qualche ammaccatura, e vorrei sottolineare che è ebrea.
Quindi, appurato che i nomi dei personaggi mi hanno fatto roteare gli occhi come una pallina del flipper e che i ruoli scelti e sviluppati dalla Harmon mi hanno raffreddata fino al midollo, passiamo al resto.
Se tu autrice scegli di trattare un momento storico come l'occupazione nazista, la persecuzione degli ebrei e tutto quello che comporta non ti puoi limitare a fare un elenco di eventi, non è mica un manuale di storia. Se scrivi un romanzo e lo infarcisci di tanti - troppi - eventi senza descriverne veramente nessuno (scusate ma il pezzo delle Fosse Ardeatine mi ha lasciata senza parole) il risultato è che il lettore non ne rimane toccato per niente anzi, forse la quantità e la superficialità lo anestetizzano e lo costringono ad un'attesa piatta (perché tanto stabilisci un ritmo preciso se scarichi così tanto contenuto) che non emoziona nemmeno quando tocchi momenti veramente pesanti.
Forse per me è questo il vero difetto: la Harmon ha esagerato. Se invece di abbracciare un arco temporale così lungo, con così tanti micro eventi importanti, spostando i personaggi da Firenze a Roma e poi nel Nord Europa, si fosse concentrata in un breve momento e in un unico luogo, avendo così tempo e spazio per intrecciare per bene la storia e il lato romantico, forse sarebbe riuscita a coinvolgere di più. Per quanto mi riguarda, mi sono annoiata. Se avessi voluto leggere un elenco di eventi mi sarei presa un manuale, anche solo uno schema riassuntivo, invece ho dovuto resistere per intere pagine di cui non ho capito il senso: aggiungere drammaticità? Ma ce n'era bisogno? Per come la vedo io bastava un solo momento, ben scritto, ben argomentato e con i dettagli precisi, per rendere speciale la storia.
Così arrivo all'ultimo punto, ed è il romance. Ora, se sei immersa (o impantanata) nel sussidiario scolastico e nel frattempo tenti di sviluppare una storia d'amore e non ci riesci, fatti due domande. La storia tra Angelo e Eva è di una noia allarmante. Non c'è sentimento, le scene sono abbozzate e poco coinvolgenti e spesso la Harmon cade nel melenso, nello stucchevole, in una rappresentazione dell'amore patinata e superficiale, un po' da manuale per una storia ambientata durante il periodo nazista. Devo per forza dire due parole sul finale perché mi ha fatto salire la glicemia.
Non bastava tutto quello che ho letto, la pazienza che mi ci è voluta per arrivare alla fine, mi sono dovuta sciroppare il ricongiungimento miracoloso coronato dalla nascita del bambinello il giorno di Natale. Che scivolone orrendo, che chiusura patetica, che tristezza. Dalla Harmon non mi aspettavo certe banalità e, onestamente, non riesco a condividere tutti i pareri entusiasti che questo romanzo ha raccolto. Per me è un no enorme, nonostante stilisticamente non abbia nulla da dire.
Perché se vogliamo considerare solo l'elemento tecnico, la Harmon sa scrivere, lo fa bene ma il problema non è lo stile quanto il contenuto. Per me un romanzo del genere non può essere salvato né dalla bravura tecnica dell'autrice, né dalla media dei voti alti che le ho dato in tutti i suoi romanzi.
Questo non mi è piaciuto, l'ho trovato privo di un'identità precisa, sbrigativo, banale e troppo attaccato ad una visione miracolosa, spirituale e romantica della vita.
Faccio fatica ad immaginare che certe parole possano essere dette mentre ti bombardano la casa o ti mandano nel carcere della Gestapo. Però pare che la Harmon possa.
Io non sono d'accordo.

6 febbraio 2017

Amy Harmon
Hai cambiato la mia vita

Serie Law of Moses 1
Titolo originale The Law of Moses

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99
Lo trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni: aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi, e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e morte. La nostra storia, una vera storia d’amore.

Commento
***spoiler***
Quando un nuovo romanzo di Amy Harmon sta per uscire in Italia mi sale sempre l'ansia di poterlo leggere il più presto possibile, come una specie di smania isterica che non sparisce fino a quando metto le mani sul romanzo.
A questo giro stessa cosa, appena poco prima della sua uscita ho recuperato la copia ebook di Hai cambiato la mia vita e ho mollato a metà il libro che stavo leggendo perché non ho saputo resistere. Amy Harmon fa questo effetto, anche quando non sai niente di niente della trama, lo prendi ciecamente e con devozione, neanche fosse la tavola dei comandamenti (comandamenti, Moses, capito?).
Bene, con la mia solita ingordigia, ho bruciato il romanzo nel giro di due giorni e non me ne pento affatto perché se avessi impiegato diverse sessioni di lettura per terminarlo, probabilmente avrei perso lo slancio e l'entusiasmo iniziali.
Diciamo che il problema principale, per me, è legato ad un aspetto del romanzo che devo tenere sotto spoiler - e di cui parlerò alla fine - che ha inquinato la mia esperienza di lettura. Non è negativo al punto da aver rovinato il mio giudizio, anche perché credo sia impossibile disprezzare un romanzo della Harmon, però ha avuto il suo bel peso.
Il voto, comunque, è alto perché la Harmon è una scrittrice estremamente capace sia nella stesura della storia, sia nella scelta delle trame. Non c'è mai nulla di scontato, nei suoi romanzi, e riesce sempre ad unire sacro e profano in un miscuglio di passione e spiritualità che permea la storia.
In questo caso questa solidità nella fede, nella speranza, nel credere in un aldilà, è presente più che mai e rimane sullo sfondo durante tutto il percorso dei due protagonisti. Perché Hai cambiato la mia vita è, di base, un romanzo che si basa sulla fede intesa nel suo concetto più ampio e non solo religioso. Entrambi i personaggi dimostrano di possedere una forza spirituale sostenuta soprattutto dalla fede - negli altri, nella vita, in se stessi - e di tenere duro durante le difficoltà proprio grazie a questa solidità. Certo, sia a Moses che a Georgia capitano delle disgrazie che francamente mi hanno devastata, però l'autrice riesce sempre a lasciare in sottofondo equilibrio, serenità, speranza, come a dire ora stai soffrendo come un cane, ma andrà tutto bene.
Ecco, è lo stesso spirito con il quale dovete affrontare questo romanzo: la consapevolezza che piangerete e che soffrirete, per poi avere un finale abbastanza lieto, più realistico che da fiction.
Se farete come me, cioè leggerete il romanzo senza preparazione, tutta la prima parte vi sembrerà seria, dura, drammatica e intensa, ma non è niente in confronto alla mazzata emotiva che la Harmon ci rifila nella seconda parte, qualcosa che ho capito prima che diventasse chiaro ma che ho rifiutato fino all'ultimo, perché no, perché certe cose io non riesco a leggerle e non le voglio proprio leggere.
Il romanzo, comunque, è bellissimo e drammatico, è una di quelle storie che si incolla al lato masochista del lettore e gli fa volere di più, leggere più in fretta, nonostante stia già piangendo da un bel po' e non riesca a smettere, è l'effetto Harmon e tanto vale farsene una ragione, perché il dolore e la bellezza viaggiano di pari passo.
Sui personaggi posso aggiungere poco, perché sono troppo legati alla storia per poterli giudicare come singoli, però posso dire che tra i due Moses è chiaramente il protagonista indiscusso: il suo dono lo fa brillare, perché suo malgrado è un diverso in un mare di normali e come tale subisce una serie infinita di dolori e difficoltà, prove che lo trasformano e lo costringono a decisioni drastiche. Il Moses giovane e quello adulto sono due versioni diverse, due Moses speciali a modo loro, intensi in modi diversi, e sono fantastici da leggere. Non nego che la versione adulta, più incline alla commozione, mi sia piaciuta di più.
Georgia è una specie di amazzone, una persona che vive la sua vita affrontandola a muso duro, senza nascondersi e senza piegarsi alle convenzioni sociali: nella sua totale devozione a Moses si capisce bene che del colore della sua pelle non gliene importa nulla, le supposizioni e i sospetti non la toccano perché vede Moses per quello che è, nonostante i suoi segreti.
Infine, gli spoiler. Per evitare di rovinare la lettura del romanzo li ho messi qui sotto.
Gli spoiler che voglio fare sono due - grossi - perché di uno non viene fatta parola nella quarta di copertina e il secondo è uno di quegli elementi che molti, come me, non vogliono leggere.
Primo spoiler, il romanzo ha una componente soprannaturale piuttosto importante, un'abilità di Moses che si avvicina molto al concetto di medium. Per me, però, questo elemento è un valore aggiunto all'intensità e alla drammaticità della storia, è un qualcosa che arricchisce il personaggio di Moses e che andrebbe forse anticipato lievemente in modo da preparare il lettore.
Il secondo spoiler è stato il più critico, per me. Sono particolarmente sensibile alla morte dei bambini, è un tema che rifiuto e che non riesco a leggere, e avrei gradito poter evitare anche questa volta. Purtroppo è un momento della storia che non puoi prevedere, qualcosa che ti arriva alle spalle e per il quale non ti puoi preparare, quindi non ho potuto fare altro se non proseguire e soffrire come un cane. Questo non significa che il romanzo sia gratuitamente crudele o che questo elemento poteva essere eliminato, perché è necessario, però è sicuramente delicato e magari avere la possibilità di saperlo prima può preparare emotivamente.

18 febbraio 2016

Amy Harmon
Infinito + 1

Titolo originale Infinity + 1

Trama
Newton & Compton
ebook | € 4,99
Bonnie Rae Shelby è una superstar. È ricca, bellissima e famosa. E desidera morire. Finn Clyde è un signor nessuno. È brillante e cinico. Ma è completamente a pezzi. E tutto ciò che vuole è la possibilità di vivere ancora. Finn ha un passato con cui confrontarsi, Bonnie un futuro che non vuole affrontare. Un ragazzo, una ragazza, una strana serie di circostanze impreviste e una scelta: voltarsi dall’altra parte e ignorare ogni cosa o tendere la mano e rischiare tutto. Così, mentre il ticchettio di un orologio scandisce il tempo della scelta, inizia la loro avventura, un viaggio che cambierà per sempre le loro vite.
"Quanto fa infinito più uno?", m'intromisi per fermarla, ma rivolgendo la domanda a Finn."Fa sempre infinito", sospirò Finn."Sbagliato. Fa due.""Davvero? E come fai a calcolarlo?".Indicai Finn e dissi: "Infinito". Poi indicai me e dissi: "Più uno. Fa due, genio."
Commento
Se c'è qualcuno là fuori che pensa di sapere come sia questo romanzo, che pensa di aver inquadrato - grazie a non so quale competenza letteraria - l'autrice, lo stile, il target e il genere e che relega questa storia nella stessa categoria dei vari After o simili, allora forse è meglio che perda il diritto di giudicare e impari a leggere da capo, partendo dalle basi.
Infinito + 1 è il terzo romanzo di Amy Harmon che viene pubblicato in Italia ed è la conferma, senza possibilità di errore, che questa persona è una scrittrice vera.
Detto così sembra una boiata colossale ma, quando si legge tanto e diversi generi, si tende a sviluppare una sensibilità verso chi sa scrivere una storia - struttura, personaggi, dialoghi, - che lascia al lettore più delle semplici parole scritte, e chi invece si limita a raccontare qualcosa - chi meglio di altri - coinvolgendo il lettore solo fino ad un certo punto.
Ma quando un autore, oltre all'abilità, dimostra di possedere un cuore e di rivoltarlo dentro le sue storie è impossibile - per me, almeno - fermarmi alla superficie delle cose.
L'apparenza, infatti, potrebbe ingannare e far pensare che Infinito + 1 sia una storia di ragazzi per ragazzi scritto discretamente bene, giusto per evitare di scadere nella mediocrità. No, niente di tutto questo. I protagonisti sono due ragazzi, vero, ma la storia e lo stile non sono solo per ragazzi, sono per chiunque.
Allo stesso modo, se c'è qualcuno che - per non so quale ragione - pensa che Newton & Compton pubblichi solo cazzate, si merita una bella A di asino in testa e un'ora dietro la lavagna. Amy Harmon è un fiore all'occhiello e questo editore lo sfoggia benissimo, con cura, con copertine belle e una traduzione che non singhiozza mai, che non sporca la lettura con typos o con strafalcioni grammaticali. E' come se la qualità della storia elevasse tutto: editore, prodotto fisico ed esperienza di lettura. Ogni cosa è bellissima, quando un romanzo è bellissimo.
Così mi ritrovo a scrivere un commento stringendo ancora l'ereader tra le mani, con talmente tante citazioni sottolineate da poterci riempire tre pagine e non avere la certezza di sapere esprimere bene com'è stata questa esperienza. E' sciocco, forse, ma è vero. Mi è piaciuto così tanto che non so cosa scrivere.
Forse potrei dire che Infinito + 1 è una storia d'amore universale, se si riesce ad andare sotto lo strato sottile delle apparenze. Bonnie Rae è una cantante country famosissima mentre Infinity (da qui il titolo) è un ragazzo che vive al limite della società, per quanto possa avere un cervello matematico e un cuore enorme. La storia non è come le solite dove lei è ricca, bella, depressa e incontra il bello, povero e dannato. Qui la fragilità delle persone, della vita, dei sentimenti e la purezza dell'amore in senso ampio sono talmente brillanti da permeare tutte le parole del romanzo. L'intensità dei dialoghi, la tenerezza di Bonnie Rae e di Infinity sono ciò che rende speciale il romanzo. Perché in soldoni non succede poi chissà che cosa tra loro e forse proprio perché passano il loro tempo a parlare tutto è meno superficiale e più vero, coinvolgente e commovente.
"Quello che provo per te, Finn, è qualcosa che non ho mai sentito prima. E' più bello del reale. Quindi forse la vera sfida della vita è non lasciare che il reale ci convinca che non ci sia altro."
Finn non rispose, e non sapevo se ero riuscita o meno a fargli capire cosa pensavo, ma avevo bisogno di sentire che mi credeva, e il malessere che sentivo nel petto mi costrinse ad alzare lo sguardo verso di lui, a implorarlo di ascoltarmi.
"Forse smetterò di cercare il reale", sussurrai vedendo chiaramente i suoi occhi che mi fissavano il viso, i suoi tratti appena illuminati dalla luce tenue della luna che avvolgeva il mondo oltre il finestrino del pullman. "Forse smetterò di cercare il reale, ora che ho trovato l'infinito."
Entrambi i personaggi sono piacevoli ed è impossibile non amarli. Bonnie Rae per la sua tristezza e per la spontaneità che mette nel conoscere Finn, la semplicità con la quale si lascia andare all'amore. Infinity è meno espansivo, forse più chiuso e timido, ma riesce a suscitare tenerezza per la sua impotenza di fronte a Bonnie Rae: lei chiede, lui fa. Lei ama, lui assorbe e riflette il suo amore.
Forse Infinito + 1 è così speciale perché le parole hanno un valore mille volte più alto delle azioni: non c'è la minima traccia di sensualità, le poche scene d'amore sono così dolci e caste da passare in secondo piano perché il romanzo sta urlando amoreamoreamore e non sessosessosesso.
Come la storia, anche lo stile è fantastico. E' lento, ponderato, si lascia andare a canzoni - alcune scritte dall'autrice stessa - e a dialoghi lunghi, quasi dei monologhi, dove i due personaggi si mettono a nudo. Sembra quasi uno di quei romanzi a cui non importa di farsi notare, purché vengano sentiti dal cuore del lettore.
Questo è stato uno di quei commenti che non raccontano nulla della trama, e in modo per niente elegante, perché sto ancora cavalcando la scia di emozioni lasciate dalla storia. L'unica cosa che mi viene da dire, pur ripetendomi, è che Infinito + 1 è dolce, speciale, intenso e così romantico, così veramente romantico che vi toccherà il cuore.
"Noi siamo Bonnie e Clyde! Ricercati e non desiderati. Ingabbiati e intrappolati. Siamo persi e siamo soli. Siamo un disastro inestricabile e infinito. Siamo uno sparo nel buio. Siamo due persone che non hanno un posto al mondo, e nessun altro al mondo, eppure all'improvviso a me sembra che questo basti! E mi dispiace se a te non basta".
[...] Lui non disse una sola parola, ma dopo un minuto cominciò ad accarezzarmi i capelli, all'inizio con un po' di esitazione. La sua mano così grande, tenera e pesante sulla mia testa, mi provocò altre lacrime, ma allentò l'agonia del pianto.
"Mi basta eccome, Bonnie Rae", mormorò Finn, e mi tornò alla mente la prima volta che avevo sentito la sua voce, quella notte in cui mi ero arrampicata sopra un ponte e pensavo di diventare come Sal il suicida.

13 aprile 2015

Amy Harmon
Sei il mio sole anche di notte

Titolo originale Making Faces

Trama
Newton & Compton
pag. 351 | € 9,90
Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio.
Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere.
E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere…
Ma la vita a volte prende pieghe inattese. Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé?


Nell'ultimo anno mi sono sentito come uno di quei fiocchi di neve che facevamo a scuola. Quelli che ricavavi piegando un foglio in un certo modo e poi tagliando e riatgliando fino a fare a brandelli la carta. E' questo che sembro, un fiocco di neve di carta. E ogni buco ha un nome. E nessuno, né tu né io, potrà mai riempire quelli lasciati da qualcun altro. Possiamo solo aiutarci a non cadere in quei buchi rischiando di non venirne mai fuori.

Commento
Tutte le persone che si lamentano tanto che gli editori pubblicano troppo New Adult dovrebbero leggere questo romanzo. In realtà dovrebbero proprio leggere Amy Harmon e farsi un'idea di come un genere non sia per niente prevedibile, a dispetto di quello che si può pensare.
Perché nella definizione di genere, il New Adult racchiude tutta una serie di tematiche che non necessariamente vengono tinte di rosa. La scoperta dell'identità, l'inizio di una nuova vita, le responsabilità dell'età adulta e i suoi problemi non sempre vanno di pari passo con la scoperta della sessualità, dell'amore e dei drammoni ad esso collegati. E' vero che la maggior parte delle autrici NA gioca questa carta, ma è anche vero che ce ne sono alcune che, al contrario, puntano su molte altre tematiche e lasciano in secondo piano l'amore.
Amy Harmon è una di queste autrici. Che bisogno c'è di dare sfogo ad una sensualità sopra le righe quando la vita stessa offre mille spunti per dare un risvolto vero, profondo e toccante, alle storie inventate di personaggi inventati?
La storia di Making Faces - mi rifiuto di usare il lungo titolo italiano - è quanto di più toccante e tenero si possa leggere negli ultimi mesi. E' un romanzo che, in tutta la sua semplicità, riesce a segnare il cuore del lettore e smuove quei sentimenti che spesso rimangono schiacciati dalla prepotenza del lato romantico del genere New Adult. La storia d'amore - se proprio ci tenete a saperlo - c'è, ma la cosa più bella, quella che si ricorda a romanzo chiuso, è la profondità dei sentimenti dei personaggi e non il lato fisico dell'amore.
La Harmon sa bene, del resto, che costruire un personaggio nella sua intimità vale più di mille coppie ben assortite. E' per questo che Ambrose e Fern sono speciali, perché hanno un'identità al di fuori della storia d'amore, perché parlano al lettore e perché i loro pensieri creano l'anima del romanzo.
Senza calcare la mano, la Harmon tratteggia l'ultimo anno di liceo di un gruppo di ragazzi che vivono in un piccolo paese. I gruppi di quelli belli, il gruppo di quelli normali, i campioni sportivi, le reginette, tutti hanno qualcosa di speciale. Il bel Ambrose Young è campione di lotta libera, è bello, è promettente ed è gentile. Gentile con gli adulti, con i compagni, con gli amici, Ambrose è un cuore buono dotato di un corpo perfetto, è un ragazzo che teme la pressione ma non le sfide, è un ragazzo che vuole trovare la sua strada ma ha paura di staccarsi dalla sua vita. Ambrose è un misto di tenerezza infantile e passione giovanile, è troppo bello dentro per limitarsi al suo aspetto ed è per questo che lui - più di tutti - riesce a cancellare completamente i pregiudizi: bellezza esteriore è anche bellezza dell'anima?
Al contrario di Ambrose, Fern è anonima - a tratti bruttina - insicura, isolata, felice di condurre la sua vita così come ha sempre fatto. Prendersi cura del cugino Bailey, scrivere, leggere, amare i genitori e gli amici e amare in modo totale e incondizionato Ambrose Young. Fern è troppo matura per sciogliersi in sciocchi pensieri d'amore, è troppo radicata alla realtà per sognare ad occhi aperti, ma non è abbastanza cinica per riuscire a cancellare un sentimento che la completa. Per Fern amare Ambrose è parte del suo carattere e parte di ciò che vuole essere.
La loro relazione è bella non tanto perché segue il classico schema del bello che si innamora della bruttina, o della bruttina che si trasforma in cigno e il bello in mostro, l'amore di Ambrose e Fern è quello dell'anima, più che del corpo, è quell'amore che ti fa crescere e che segue gli alti e bassi della vita.
In tutto questo, spicca brillante e fantastico il personaggio di Bailey. Mi perdonerete se, più che perdere tempo sulla coppia, mi soffermo su un secondario ma Bailey è troppo speciale per relegarlo ad una semplice citazione. Nella sua condizione di malato cronico, con una vita limitata, possibilità limitate, certezza di morte precoce e poche speranze di vivere quello che un giovane dovrebbe poter vivere, Bailey sprizza entusiasmo, vitalità e forza. E' un punto fermo, sia per Fern che per Ambrose, regge sulle sue spalle minute i momenti più toccanti e drammatici del romanzo e lascia un'impronta definita del suo passaggio che si trasforma in un sorriso lacrimoso.

I fatti terribili succedono a tutti. Solo che siamo sempre così presi dalla nostra merda personale che non ci rendiamo conto che nella merda ci stanno anche tutti gli altri.

Bisogna per forza di cose soffermarsi anche sull'arruolamento, sulla guerra e sulla morte. Con una semplicità straziante la Harmon racconta la storia di cinque ragazzi che credevano di fare qualcosa di giusto, qualcosa di utile e sono rimasti segnati dalla loro scelta. La morte improvvisa, il senso di colpa, il senso di fallimento che traspirano dal nuovo Ambrose, quello con il volto sfigurato, sono fin troppo reali e non hanno bisogno di niente se non di essere raccontati nella loro semplicità. Il dolore, l'impotenza e i passaggi nell'elaborazione del lutto fanno male al cuore e commuovono come solo questi temi sanno fare.
Lasciamo da parte per un momento, anzi dimentichiamoci proprio dell'amore romantico, delle relazioni difficili, della carnalità e della passione. Soffermiamoci, come la Harmon ha fatto, sull'amore puro, quello per l'essere umano, per la sua anima e per la sua esistenza e non per un corpo, una faccia o un ruolo. Solo così Ambrose, Fern e Bailey riusciranno a toccarvi e solo così riuscirete ad andare oltre gli stereotipi di un genere letterario.
Making Faces mi ha fatto piangere talmente tante volte che ad un certo punto ho smesso di trattenermi e ho permesso all'autrice di farmi male, di farmi sorridere e di farmi innamorare della storia e non di un solo personaggio. Detto da una cinica acida come me può sembrare assurdo, ma questo romanzo è magicamente toccante.

26 maggio 2014

Amy Harmon
I cento colori del blu

Titolo originale A Different Blue

Trama
Newton & Compton
pag. 377 | € 9,90
Tutti a scuola conoscono Blue Echohawk. Abbandonata da sua madre quando aveva solo due anni, Blue non sa se quello sia il suo vero nome né quando sia davvero il suo compleanno. Ma ha imparato a fuggire il dolore con atteggiamenti da ribelle: indossa sempre vestiti attillatissimi e un trucco pesante. E soprattutto il sesso è il suo rifugio, un gioco per dimenticare tutto, per mettere sotto chiave le sue emozioni. A scuola poi è un caso disperato. Eppure il suo nuovo insegnante di storia, il giovane Darcy Wilson, non la pensa così: Darcy crede in lei, e sa che Blue ha bisogno di capire chi sia prima di trovare un posto nel mondo. E così la sprona a guardarsi dentro e a ripercorrere il passato, a scrivere la sua storia, a dar voce alle sue emozioni. Tra i due nasce una grande amicizia, e forse, a poco a poco, qualcosa di più: un sentimento forte, travolgente, a cui ciascuno dei due tenta in tutti i modi di resistere.
"Dio...sono brutta dentro, e non è colpa mia - lo sai anche tu. Me ne prendo parte della responsabilità, ma anche tu devi accollarti la tua parte. Nessuno mi ha salvata, a nessuno frega niente di me, nessuno è venuto a salvarmi". [...] "Quindi adesso ti chiedo: potresti togliermela questa bruttezza? Potresti portare via tutte le cose brutte che ci sono dentro di me?" [...] "Dio? Se mi ami...liberami. Ti prego. Portalo via da me, non voglio mai più sentirmi così."
Commento
Quante volte al liceo ci siamo trovati di fronte la ragazza tamarra? Quella con i vestiti troppo stretti e il trucco pesante, quella perennemente in conflitto con gli insegnanti e la battutaccia volgare? Quella che nessuno vuole farsi amica e che tutte temono? La bulla che ruba le attenzioni dei fidanzati e che nessuno sa come prendere? E' un personaggio di quelli che ispirano disgusto e fascino contemporaneamente e che, ogni volta senza esclusioni, dimostra quanto le apparenze siano ingannevoli, quanto i giudizi possano ferire. Lo so perché ho avuto un'amica proprio così.
Queste persone non sono mai come sembrano, hanno mille strati, mille sfumature una più nascosta dell'altra. I cento colori di Blue, per l'appunto.
Quando è uscito questo romanzo ammetto di non essermi lasciata prendere dalla trama, mi attirava ma non abbastanza per leggerlo. Ma quando un romanzo ti arriva inaspettato, quando rientra nel tuo radar non puoi ignorarlo. Così ho ceduto e ho scoperto che avrei fatto malissimo a non leggerlo.
Blue è appariscente e sregolata, esagerata, aggressiva, indisponente. E' una di quelle persone che detesti immediatamente perché non ti lascia scelta. Eppure Blue, unica e potentissima voce narrante, nell'intimità della sua mente è un'altra persona, opposta a quella che finge di essere. La Blue sexy e vistosa è una corazza che protegge la piccola Blue, senza radici, senza famiglia, un'orfana con il cuore affamato d'amore, che si agrappa al suo papà Jimmy come se fosse il centro del suo universo.
Fuori dura, dentro tenera, Blue non è un'eroina di romance e non è nemmeno la solita protagonista di NA: è un work in progress, un'opera in lavorazione, un pezzo di legno scheggiato, rovinato dalle intemperie, trasportato dal fiume, rotto dai sassi, è una scultura che attende il giusto scalpello per liberarla dall'eccesso. Quello strumento è Darcy Wilson, il professore di storia. 22 anni, studente prodigio, inglese di cultura tipicamente inglese, dai modi imperturbabili, colto, affascinante, ma pur sempre un ragazzo. Wilson racchiude in sé la saggezza di chi ha una maturità fuori dal comune e l'insicurezza, la genuinità e la passionalità dei giovani: è amico e guida assieme non solo per Blue ma anche per chi legge il romanzo.
Blue e Wilson sono ai poli opposti ma, stranamente, nella loro diversità riescono a trovare un minuscolo punto in comune, una base che piano piano si allarga e che segue il corso della storia evolvendo fino a trasformarsi in quello che è - in sostanza - il nutrimento di Blue. Da una lezione di storia alla storia della propria vita, Wilson accompagna Blue con garbo ma con fermezza nelle tappe della sua vita, come se fosse un punto di riferimento mutevole: autoritario, in quanto professore, paterno quando Blue ha bisogno di un adulto, amico quando lo cerca per il conforto e amore quando finalmente Blue gli permette di esprimere i suoi sentimenti.
I cento colori del blu non è una storia d'amore, però, nonostante questo sia una parte importante del romanzo. E' la storia di Blue e della sua maturazione, delle difficoltà che deve affrontare e delle scelte che compie per lasciarsi alle spalle la Blue dal trucco pesante per una Blue nuova, che si rispetta e si ama, che affronta la vita con maturità e coraggio e che non teme di mettersi in discussione. E' un romanzo con un'unica protagonista e un'unica voce, è un romanzo che parla di speranza, di sofferenza e di amore, un romanzo che commuove e fa sorridere, un romanzo che vuole lasciare un messaggio e che ci riesce perché non vuole essere un romanzo che parla di giovani con frivolezza: parla di giovani che diventano adulti e lo stile, il lessico, il ritmo seguono l'evoluzione della storia e dei personaggi in un alto e basso di emozioni.
Ammetto candidamente di aver trovato molto più coinvolgente ed emozionante il personaggio di Blue in quanto tale rispetto al necessario risvolto romantico (quello che sdrammatizza e regala il lieto fine). Ho apprezzato l'intimità dei pensieri di Blue e la sua lotta verso la felicità e il modo sincero con cui l'autrice li ha messi in parole. Insomma, I cento colori del blu non va letto se si cerca una storia d'amore perché è il romanzo di un personaggio, è il viaggio privato di Blue e va letto come una lunga e toccante confidenza.