28 giugno 2019

K-Drama della settimana: My ID is Gangnam beauty



This is the story of Kang Mi Rae (Im Soo Hyang), a girl once bullied for her looks. Mi Rae decides she wants a fresh start and gets plastic surgery to transform her face. When she becomes a college student, she meets Do Kyung Suk (Cha Eun Woo) from their middle school days, who sees people for what they are on the inside and not on the outside; he then becomes attracted to Kang Mi Rae. As Mi Rae begins to get teased once more and labeled as a "Gangnam Beauty" for getting plastic surgery, Kyung Suk becomes the one person that stands up for her. In the process, Mi Rae begins to recover her lost confidence and discovers that true beauty is not about what's on the outside.

Anno: 2018
Episodi: 16 (1 h. circa a episodio)
Dove guardarlo: Viki con sottotitoli in italiano
Genere: FriendshipPsychologicalComedyRomanceLifeSchool, Melodrama


Dovrei aprire una categoria solo per i drama carini e fuffolosi, quelli che ti avviluppano in una nuvoletta di zucchero e poi ti lasciano agonizzante con il desiderio disperato di sangue e sbudellamenti.
Al contrario di quello che pensavo fosse, My ID is Gangnam beauty è un drama che entra pulito pulito nel target giovanile: i personaggi sono matricole universitarie e l'argomento di base è il concetto di bellezza portato all'estremo nella società sudcoreana. Ora, io che sono una grande appassionata di New Adult in ogni sua forma e colore, ho accolto questa sorpresa con entusiasmo, senza considerare però che non avrei mai e poi mai visto soddisfatto il mio lato oscuro.

Protagonista del drama è Mi Rae, una ragazza che fin da quando era piccina ha dovuto fare i conti con gli standard di bellezza imposti dalla società e da lei mai raggiunti. Quando era bambina veniva presa in giro perché era troppo grassa, quindi è dimagrita. Raggiunta la forma fisica giusta, però, è sorto il problema della sua faccia da tutti considerata così brutta da essere rinominata Kang Orco. Insomma, per questa poverina non c'è mai stato un attimo di pace, così Mi Rae decide di farla finita e sottoporsi ad una serie di operazioni di chirurgia plastica per diventare almeno almeno normale, se non addirittura carina.

La nuova faccia di Mi Rae è, a tutti gli effetti, molto carina peccato che sia anche l'immagine stessa dello stereotipo della bellezza di Gangnam, cioè quel tipo di bellezza finta ricreata dalla chirurgia (anche noi occidentali abbiamo una cosa simile, solo che non ha un nome). Anche quando è bella, Mi Rae viene presa in giro perché non è naturale. Per lei la situazione migliora solo parzialmente: le ragazze la guardano con sospetto perché riconoscono i segni della chirurgia, e i ragazzi la vedono come una facile.

Tra tutto questo Mi Rae è una ragazza complessata e insicura che teme il giudizio degli altri e per questo non riesce ad uscire dal guscio. Nel corso del drama ci sono diversi momenti in cui la voglia di scrollarla con forza per farle uscire un briciolo di energia mi hanno lasciata esausta e un poco scocciata. La tendenza di Mi Rae a farsi prendere in giro, a farsi fregare e a reagire solo quando le cose si mettono male è, per me, fastidiosa anche se coerente con il personaggio. Per fortuna ad affiancarla abbiamo la sua amica, una tipetta sveglia, e il protagonista maschile Kyung Suk, il bellissimo ma impassibilissimo ex compagno delle medie che la ricorda ancora e che l'ha sempre trovata carina (cute, cioè tenerella, simpatica, non bellah).
Kyung Suk è sì belloh, ma soprattutto regala l'impagabile soddisfazione di mandare a quel paese tutti i personaggi odiosi del drama. Non si lascia fregare, snasa subito la falsità e non si cura per niente di apparire brusco e maleducato. Sei uno stronzo? Ti  mena. Sei una figlia di Maria falsa peggio di Giuda? Ti scarica a suon di veleno. Stima fortissima per lui.

La storia non ha grandi contorsioni, si basa principalmente sul giudizio dei ragazzi e sulle macchinazioni di Soo Ah, la ragazza più popolare tra le matricole e un concentrato di cattiveria e veleno camuffati sotto strati di finta gentilezza e ingenuità. Il lieto fine c'è, ovviamente, così come ci sono moltissime scene standard per questo genere, l'unica che ho trovato poco entusiasmante  è stata la prevedibilità dello sviluppo della trama e l'inserimento di alcune scene che hanno potentemente scatenato il cringe factor, con tanto di skip perché non potevo farcela. La cosa curiosa è che My ID ha avuto un effetto strano su di me: volevo vederlo ma allo stesso tempo no, perché sapevo che mi sarei incazzata come una biscia.

Due parole sugli attori. La protagonista femminile è interpretata da Im Soo Hyang che, a questo punto, suppongo sia super rifatta e ha la veneranda età di 29 anni. A me è piaciuta, l'ho trovata capace di rinfilarsi nei panni di una ventenne e non è sembrata troppo vecchia.
L'attore che interpreta Kyung Suk è il cantantino acrobatico degli ASTRO Cha Eun Woo, anni 22, che mi ha fatto tanta tenerezza: gli avranno detto che il suo personaggio era impassibile e freddo, così lui si è limitato a sbarrare gli occhi o a socchiuderli, senza muovere un muscolo. Certo, il risultato è che sembra congelato. Solo verso la fine gli permettono di sorridere e allora la sua faccina si trasforma e diventa tanto carino e puccioso.
Ah, ultimissima cosa. Niente limone, zero assoluto. L'unico bacio viene sapientemente ripreso in modo da nascondere le labbra dei due per metà del tempo, forse per evitare l'ira funesta delle fans degli ASTRO.

24 giugno 2019

T.M. Frazier
King

Serie King 1
Titolo originale King

Trama
Newton & Compton
ebook | € 5,99
King non è esattamente il classico tipo di uomo da cui andare a cercare protezione. È il capo di una banda criminale coinvolta in ogni tipo di traffico illecito ed è appena uscito di galera. Per questo è sorpreso di ritrovare in casa sua, durante una festa, una perfetta sconosciuta. Doe ha perso la memoria. Non sa chi sia o cosa le sia successo. Anche Doe è solo un soprannome. Vive per strada e rischia la vita ogni giorno, affamata e infreddolita. E così una sera entra in casa di King. A suo rischio e pericolo. Quell’uomo, infatti, la attrae come la fiamma attrae la farfalla. I suoi modi brutali non la spaventano. E quando lui ascolta la sua storia, qualcosa cambia. Chi è davvero la sconosciuta? C’è il rischio che il suo passato riemerga? Affezionarsi a lei è sicuramente un rischio. Ma potrebbe già essere troppo tardi. Mi ero ritrovato negli occhi stregati di una ragazza che era perduta quanto me. O forse non ci eravamo trovati affatto. Forse avevamo semplicemente deciso di perderci insieme.
Non sarò mai il buono della storia.
Commento
Cos'ho letto?
Non so se è la mia tolleranza che, con questo blocco del lettore ballerino, è drasticamente peggiorata, o se obiettivamente questo romanzo è - come dire - scadente. Magari è una combinazione delle due opzioni, magari non sono più così trash addicted come lo ero mesi (anni) fa, forse quello che prima avrei liquidato con una risata ora mi fa roteare vorticosamente gli occhi facendoli bloccare nelle orbite. Insomma, la domanda è cosa diavolo ho appena letto. La risposta è trash, o una versione poco elegante, poco stilisticamente riuscita di dark romance. A voler essere precise e meno stronze, ecco.
Onestamente non so cosa mi aspettassi, in genere questi romanzi riempiono uno spazio lasciato vuoto dai neuroni in villeggiatura, e non so perché mi sento così inacidita a riguardo, forse speravo di alternare le mie letture con un romance un po' piccante e edgy senza tenere presente che spesso e volentieri questi romanzi esagerano con le caratteristiche della categoria e lasciano a desiderare sulla forma.
Parliamo un po' di cosa non mi è piaciuto. La trama non ha una struttura logica, sembra viga la regola dell'improvvisazione spesso dimenticando quello che è successo prima o cadendo direttamente nell'incoerenza. Durante la lettura spesso ho pensato che gli eventi arrivassero a caso, o che l'autrice infilasse dei colpi di scena - per modo di dire - giusto perché ci stavano bene o perché davano un tono dark alla narrazione. Un po' come a dire qua ci stanno bene insieme un tentato stupro e un omicidio, poi dopo due secondi si scorda di quello che è successo e i personaggi vanno avanti come se niente fosse. Così per molte e molte volte. Mi rendo conto che questo non è un capolavoro della letteratura, ma ho letto dark romance che avevano un senso e non necessariamente scaricassero una quantità gratuita di violenza per fare scena.
Caos, quindi, e collegamenti praticamente inesistenti che spuntano fuori out of the blue per chiudere la trama del romanzo e lasciare aperto lo spiraglio per il seguito (che, per inciso, non leggerò nemmeno sotto tortura). Lo slegamento assoluto delle scene causa - ovviamente - disagio nei personaggi che, così, diventano degli imbecilli che fanno e dicono cose senza una motivazione logica.
O meglio, King potrebbe anche essere preso così com'è becero, disadattato e delinquente, ma la protagonista femminile è un esemplare di assurdità concentrate.
Doe, Jane Doe, è una giovane senza tetto che ha perso la memoria. Si è svegliata un giorno ed era per strada e non sapeva niente di sé. Quasi sicuramente minorenne, finisce in un istituto che sembra sfondo di un film horror e decide di scappare, diventando così una senza tetto. Disperata tra i disperati, Doe diventa un sorta di cucciolo per una prostituta tossica che la convince ad andare con lei ad una festa di motociclisti per guadagnare qualche soldo. Ovvero prostituirsi.
Doe non ha sa se nella sua vita aveva già fatto cose simili, quindi la vive come una tragedia assoluta e, proprio quando deve stringere i denti, scappa. La poverina finisce dentro la casa del festeggiato appena uscito di prigione che, causa darkness indotta dal carcere, si nasconde nella sua tana come un orso a fare cose. La povera Doe si trova a sbirciare King mentre fa sesso con una mezza fatta e tra i due scocca subito la scintilla.
Yes, lui appena la intravede ha un orgasmo nucleare e lei pensa sticazzi che gnocco. Il disagio. Anyway, Doe si ritrova poi ad essere presa prigioniera da King che comincia a farfugliare cose tipo la tua amica mi deve dei soldi e quindi io ti tengo e sei mia. Legata al letto. Il disagio.
Da qui inizia la storia, cioè quella che dovrebbe essere una relazione incasinata e malata perché Doe è sì prigioniera, ma è anche attratta da King e stranamente sboccata e poco agnellina e King è un cattivone che urla e sbraita e la tratta di merda, salvo poi struggersi perché la desidera.
Quella che avrebbe potuto essere una storia dark, morbosa e un po' malata si rovina esattamente nel momento in cui il soggetto King capisce di avere un debole per la nostra protagonista. Il problema è che, quindi, la parte iniziale è abbastanza interessante e illude che quello che verrà dopo sarà malatissimo e squisitamente indecente. Invece no, Doe reagisce sempre nel modo sbagliato agli estremi di King: lui la strapazza e la maltratta e lei fa la fyga reagendo, come se una persona normale riuscisse a ripagare un criminale con la stessa moneta. Insomma, è assurdo, dai. King ammazza gente e lei non lo teme nemmeno per un secondo perché quello che ha ucciso era cattivo. Grazie, e quindi? questo rende King meno pericoloso? Tanto più che King è uno spacciatore, si affianca ad un soggetto psicotico cocainomane peggio di lui e a motociclisti criminali. L'introduzione del lato buono di King è un debole tentativo di farlo sembrare un eroe, perché siccome ha una figlia, siccome ha una figura materna, allora automaticamente tutte le cavolate che ha fatto diventano marginali.
Doe quindi ha una visione miope e romanzata di King, lo guarda e vede i tatuaggi e la bella faccia, fa la spaventata solo come scena e non sente veramente nessuna forma di disgusto o paura di lui o del bagaglio di criminali che si porta dietro. Solo perché lui le ha dato una casa e del cibo - sequestrandola, non dimentichiamocelo - lei accetta tutto e ci si infila come se fosse la sua nuova vita.
Non c'è margine di introspezione, non c'è evoluzione nei personaggi, l'autrice si limita a far fare loro cose senza preoccuparsi di come possano essere letti, senza curarsi della mancanza di profondità e di veri sentimenti che avrebbero dovuto bilanciare l'oscurità del romanzo.
Perché il vero problema non è nemmeno la violenza, o l'assurdità della storia d'amore, il problema è la superficialità con la quale i personaggi si muovono nella storia, o nel modo in cui agiscono o accettano gli eventi. Non c'è una controparte seria al trash, non c'è margine per migliorare la storia perché ogni spazio viene occupato dal lato erotico del romance che di erotico non ha veramente niente.
Non sto nemmeno a commentare il finale finto drammatico di lui che piange e le dice che la ama perché è di un vomitevole assoluto, ma devo per forza commentare l'ingegnosa e rovinosa densità di cavolate che portano al finale, cioè al classico momento pericolo: tanto per iniziare King, il suo amico pazzo e Bear o Bard o come diavolo si chiama, pur essendo criminali scafati, si fanno fregare dal primo imbecille e cadono dritti in un'imboscata; secondo, Doe viene stuprata e non se ne fa più parola solo un vago cenno ma per carità ci sarà mica da rimanere traumatizzati, no?, in più le pugnalano la gamba con una lama seghettata che le strappa la carne ma, anche qui, nemmeno un cenno e lei torna in salute il giorno dopo come se niente fosse.
Ora, capisco che quando si leggono romanzi come questo non si dovrebbe badare ai dettagli ma alla resa generale, ma per me persino la resa è drammaticamente pessima. Non c'è niente che renda più tollerabile la lettura, nessun virtuosismo stilistico - e la quantità di parolacce non può considerarsi tale -, i personaggi sono dei disagiati assoluti che si spacciano per buoni diventati cattivi, la storia d'amore è quanto di più becero ci sia, si basa sul sesso e basta e di romantico non c'è niente, forse solo le manette al letto.
Mi sono fatta un torto, leggendo King, ma ho saggiamente alternato l'esperienza con un altro romanzo mille volte più gradevole che ha sgrassato i neuroni dallo strato di mediocrità lasciata da questo dark-qualcosa. Ora torno nel mio antro buio a dondolare nella speranza che questa acidità passi in fretta.

21 giugno 2019

K-Drama della settimana: 100 Days my Prince


Lee Yul is the Crown Prince of Joseon, a perfectionist who disregards the majority of those in the royal palace and appears cold and demanding when in reality, he is just lonely. One day, he passes a law stating that all Korean citizens of marriageable age must do so before they reach the age of 28. Hong Shim is a strong, intelligent woman who takes on multiple jobs to support herself and her father. She is also the oldest unmarried woman in her village and is in need of a husband in order to avoid punishment from law officials. In an attempted assassination, Lee Yul finds himself severely injured and under Hong Shim and Hong Sim's father's care. Due to his injuries, Lee Yul develops temporary amnesia and wanders around aimlessly as a commoner with no name or identity. Because of the law passed By Lee Yul, he and Hong Shim are forced to marry each other in order to save Hong Shim from punishment as well as her village from the drought. What follows is the love story of Hong Shim, 'Joseon's oldest unmarried woman,' and Lee Yul, the amnesiac Crown Prince.
Anno: 2018
Episodi: 16 (1 ora e 10 min. circa a episodio)
Dove guardarlo: Viki con restrizione, Kissasian streaming con sottotitoli in inglese
Genere: HistoricalComedyRomance

Questo drama è un amore. Letteralmente un amore. L'ho iniziato a caso, senza aspettarmi granché e senza aspettative sulla storia e sui protagonisti. Adorabile: la trama, la fotografia, il genere, i personaggi, i costumi. Mi è piaciuto tutto tantissimo e ho scoperto persino un attore che mi ha veramente sorpresa.

La storia ha come protagonista il Principe Lee Yul, un soggetto generalmente poco apprezzato perché troppo esigente e per niente divertente. Nonostante sia giusto, razionale e capace, le persone attorno a lui lo vedono come un peso, un sovrano impossibile da soddisfare oppure come un ostacolo fastidioso da gestire sulla strada verso il trono.
L'iconica frase che gli esce di bocca ogni volta che vuole congelare qualcuno rende bene l'idea di come sia: tiene lontani tutti, non si fida di nessuno e generalmente non apprezza niente. Cibo, vestiti, servitori, persino la moglie che ha dovuto sposare in quanto Principe Ereditario non gli va particolarmente a genio tant'è che non si sono mai tenuti per mano. Dietro al suo aspetto rigido e intransigente c'è, ovviamente, un motivo: l'attuale re, suo padre, non era in linea di successione e per salire al potere si è messo nelle mani di un soggetto poco raccomandabile che gli ha ucciso la moglie e ha sterminato la famiglia ereditaria, assassinandone il padre e facendo credere di aver ucciso anche i due figli, un ragazzino e una bimba che era amica di Lee Yul. Il poveretto cresce con la consapevolezza di avere tra i piedi l'uomo che ha ucciso sua madre, la sua amica e che tiene sotto controllo il padre.

Penso che se Lee Yul fosse stato interpretato da un attore con tratti più spigolosi e mascolini avrebbe perso la maggior parte del suo fascino. Invece è interpretato da D.O. (EXO) che ha un viso talmente perfetto e dolce che contrasta meravigliosamente con il carattere del suo personaggio. D.O. è belloh: ha un ovale perfetto, due occhi enormi e rotondi, delle labbra tonde e carnose ma ha una voce mascolina e rimane impassibile di fronte a qualsiasi scena divertente. Oltre ad essere bello persino con il cipollotto in testa, i costumi gli donano in modo particolare: l'aria aristocratica, con la sua bellezza da bambola unita allo sguardo severo è un mix letale. L'ho adorato.
D.O. tra l'altro è molto ma molto bravo a recitare, pur essendo un drama romantico e non particolarmente difficile, si è adattato benissimo al tono romantico, a quello drammatico e a quello comico.
Nota a margine personale: le scene dei baci sono super promosse, lui sì che mi ha regalato tante soddisfazioni.


La protagonista femminile, invece, per un attimo ha rischiato di urtarmi i nervi. In generale non apprezzo molto le protagoniste che si cacciano perennemente nei guai senza una logica né spirito di autoconservazione, e Hong Shim per una certa parte del drama è così: si immischia dove non deve, si caccia in casini e in pericoli non richiesti e ha quel modo di fare da sottotuttoio facciotuttoio che di solito mi causa acidità di stomaco. Si è salvata perché chi ha scritto la sceneggiatura ha aggiustato il tiro proprio poco prima che il personaggio andasse a remengo. Quindi sì, Hong Shim tende ad essere un po' fastidiosa ma grazie al cielo non diventa mai odiosa. Anche per lei l'attrice protagonista ha giocato un ruolo decisivo: Nam Ji Hyun è una focaccina con una grande carica comica e un'espressività marcata per quelle scene in cui ci vuole una mano pesante. Fa ridere spesso, fa commuovere il giusto, a volte suscita un po' di nervoso, ma affiancata a D.O. splende di luce riflessa. Anche Ji Hyun è una patatina carinissima, non è la classica bellona ma è perfetta per questo ruolo.

Questi due insieme sono una coppia davvero tenera: si prendono in giro, si guardano con gli occhi a cuore, si baciano sul serio, e riescono ad essere credibili. Mi sono piaciuti tanto sia da soli che insieme.
 

Tutta la parte centrale del drama è un vero spasso: Lee Yul senza memoria è un pasticcione ambulante perché non ha perso il tono e il modo di parlare, solo lo status quindi finisce in situazioni comiche dal quale esce sia perché Hong Shim gli rimane attaccata addosso per non farlo finire arrestato, sia perché tutto il corollario di personaggi secondari lo prende in simpatia nonostante il suo modo di fare schizzinoso. Il padre di Hong Shim, un uomo povero ma gentile che gli salva la vita e allo stesso tempo lo frega facendogli credere di essere il fidanzato della figlia, gli amici di Hong Shim che lo rincorrono e tamponano i suoi passi falsi e alla fine gli si affezionano come se fosse veramente un soldato che ha perso la memoria.

E poi ci sono anche dei secondari che bilanciano il tono comico perché sono, invece, drammatici. Primo tra tutti il fratello di Hong Shim, creduto morto ma in realtà diventato un assassino per l'uomo che ha sterminato la sua famiglia. Di una bellezza assurda, è un personaggio struggente, sfortunato, con un sad ending tremendo, esattamente come la sua controparte femminile che rimane in bilico tra l'essere considerata una dei cattivi. Secondo me tutti i personaggi sono stati notevoli e riusciti: i buoni sono i buoni, i cattivi sono i cattivi e c'è un buon equilibrio in tutto il drama. Anche la trama riesce a coprire diverse variazioni senza incasinarsi: c'è la parte comica, quella drammatica, quella romantica, e il gran finale nel quale le fila degli intrighi politici arrivano ad una chiusura. Per come sono fatta io, poi, che non gradisco granché gli ingarbugliamenti incomprensibili, la parte politica non è troppo incasinata e rimane fissa su quella linea narrativa. Ci sono alcuni colpi di scena ma niente che non potesse essere previsto, perché del resto la forza del drama - e la sua natura - sta nel suo essere godibile, romantico con quel pizzico di drammaticità che smuove senza inquinare le acque.

100 Days My Prince finisce dritto dritto nella lista dei drama che rivedrei anche subito e che probabilmente finirò per usare come copertina di Linus quando avrò le paturnie e i drama mi tradiranno.

17 giugno 2019

Sarah J. Maas
A Court of Mist and Ruin

Serie A Court of Thorns and Roses 3

Trama
Bloomsbury
pag. 720 | € 8,00
Feyre has returned to the Spring Court, determined to gather information on Tamlin’s maneuverings and the invading king threatening to bring Prythian to its knees. But to do so she must play a deadly game of deceit-and one slip may spell doom not only for Feyre, but for her world as well. As war bears down upon them all, Feyre must decide who to trust amongst the dazzling and lethal High Lords-and hunt for allies in unexpected places.

Only you can decide what breaks you, Cursebreaker. Only you.





Commento
***spoiler***
Non so se il mio voto è dovuto alla reale qualità del romanzo o alla mia felicità per essermi immersa nella lettura con trasporto. Considerando che, al posto di guardare drama, tiravo fuori il libro e leggevo ho tutto il diritto di premiare la Maas con un voto alto. Ho tirato fuori anche il mio old self acido e ipercritico e in ACOWAR (-WAR, nel senso di war ah! avete capito?) ho trovato poco di cui lamentarmi e tanto da apprezzare.
Lascio un suggerimento che si può decidere di accettare o meno: non fate come me, non fate passare ben due anni tra il secondo libro e il terzo ma leggeteli uno dietro l'altro. Il primo funziona un po' come un romanzo a se stante, ma gli altri due sono strettamente collegati e se lasciate passare troppo tempo poi ricordarsi di tutto e di tutti è un rogna pazzesca.
Partendo dal finale del secondo romanzo, faccio un piccolo riassuntino. Nesta e Elaine sono diventate Fae, Hybern sta raccogliendo le forze per scatenare la guerra, Rhys & co. si arrabattano per presentare un fronte compatto.
Considerando la lunghezza del romanzo e la quantità enorme di eventi che lo compongono, mi risulta molto difficile raccontarne il contenuto anche perché, onestamente, starei qua tutta la notte e non ne ho voglia. Farò una recensione con qualche spoiler, ma sarà principalmente sulle mie impressioni.
Inizio dicendo che ACOWAR ha un grosso pregio: ha saputo colmare un desiderio di guerra suscitato dall'ultima stagione di GOT e per niente soddisfatto. Questo romanzo ha come fulcro centrale della storia la guerra tra Hybern e le Corti e la Maas non ci è passata sopra leggerina e timida, ma ci si è soffermata più volte, dedicando un bel pezzo di romanzo ai fronti di battaglia, alle battaglie stesse, e ha saputo crearne un'ultima enorme, difficile, piena di colpi di scena e di svolte che hanno reso impossibile staccarsi dalla lettura.
Chiaro è che non stiamo parlando di una descrizione epica di una battaglia fantasy come solo alcuni maestri del genere sanno fare ma, secondo la mia modestissima opinione, la Maas si è difesa molto bene evitando del tutto di dare per scontata la vittoria dei 'buoni' o la salvezza di tutti i personaggi principali. In questo è stata furba, perché leggere di una guerra e sentire che i protagonisti - no matter what - si salveranno e vinceranno toglie potenza alla narrazione.
Altro enorme punto a favore per il voto alto è la quasi totale assenza di romanticismo stucchevole e adolescenziale. Laddove ACOTAR e ACOMAF sono stati rispettivamente un romanzo retelling con instalove e un fantasy con una storia d'amore principalmente finalizzata al fan service e piena infarcita di romanticismo, ACOWAR ha i suoi momenti da diabete ma sono meno numerosi e sono infilati in un contesto narrativo serrato che soffoca parecchio lo zucchero che Rhys e Feyre sbrodolano sulle pagine. A me questa coppia non dispiace, ma come per ogni parte romantica perdo interesse nella quotidianità anche perché, soprattutto con questo romanzo, ero più orientata verso lo sviluppo degli eventi. Per fortuna non ho mai pensato che le poche scene che i due hanno avuto fossero causa di insofferenza, e ho apprezzato l'adeguarsi del romanticismo alla difficoltà della situazione: momenti rubati, scene di sesso poco dettagliate e molto ridotte, questo è quello che la Maas ha dato alle estimatrici del genere. Ma, se da una parte ha tolto, dall'altra ha dato parecchio a chi - come me - era interessato ad altro.
Ad esempio Feyre è uscita dal guscio di ragazzina traumatizzata ed è diventata una predatrice. Mi è piaciuto tantissimo il suo lato crudele e autoritario e il modo in cui la sua freddezza ha schiacciato definitivamente il sentimentalismo. La vendetta, premeditata e razionale, il non lasciarsi ammorbidire anche di fronte ad azioni eroiche, il fatto che lei non abbia dimenticato il passato ma lo abbia usato per piastrellare la sua nuova esistenza. Feyre qui è decisamente degna del titolo che si è presa, lo sfrutta e lo porta con logica, così che il vederla affiancata a Rhys come sua pari non è un'immagine ridicola.
Oltre a Feyre altri personaggi emergono dalla narrazione e si spostano in avanti. Da secondari diventano comprimari, in certi momenti sono protagonisti assoluti e partecipano in modo attivo allo sviluppo della trama.
Questo romanzo non sarebbe quello che è senza Amren, o Nesta, o Elaine, non avrebbe la stessa esplosiva violenza senza Cassian e Azriel, insomma tutti quei personaggi che per i primi due romanzi ci sono sembrati interessanti ma niente di più qui esplodono in tutta la loro intensità.
Parto con i personaggi femminili. Mor, sempre presente e immutata, in ACOWAR permette a una piccola crepa di formarsi nella sua corazza. Di lei scopriamo un lato fragile, ancora traumatizzato, e una personalità che risponde sia alla violenza - del resto è la Morrigan - sia alla sicurezza del gruppo. Mor è una solida spalla che finalmente chiarisce il suo atteggiamento verso Azriel e si salva - perché la Maas l'ha salvata - dall'essere semplicemente illogica o crudele.
Poi abbiamo le due sorelle, Elaine una versione pallida e smunta di sé stessa che ancora si strugge per la sua umanità perduta. Si fa fatica a capire la sua utilità, perché è l'anello debole della catena, ma la Maas ha saputo darle un percorso lento, faticoso ma credibile ed è lei che regala uno dei colpi di scena migliori del romanzo. Nesta è il suo opposto. La sua trasformazione in Fae ha accentuato un carattere duro, rigido e spesso irragionevolmente chiuso, ma ha anche aggiunto qualcosa in lei che tutti sentono essere come una bomba in procinto di esplodere. Nesta è un personaggio che o si ama o si odia, proprio per il suo modo di fare o si sceglie di darle il beneficio del dubbio e lasciarsi stuzzicare dal suo potenziale inespresso, oppure ci si lascia accecare dalla sua antipatia. Ammetto che è difficile scaldarsi nei suoi confronti, ma ho particolarmente apprezzato la sua complessità e penso che sarà uno di quei personaggi tosti che diventeranno un pezzo cardine della serie.
Amren, per chiudere, per buona parte del romanzo è sempre la solita, forse un filo più presente dal momento che prende Nesta sotto la sua ala e si prende in carico il suo addestramento, ma è solo con l'avvicinarsi della fine che diventa una pedina decisiva nella guerra. Lo ammetto, mi si sono inumiditi gli occhi, ma poi si sono asciugati in fretta a causa dell'eccessivo buonismo della Maas.
Passo ora ai personaggi maschili. Di Rhys non ho molto da dire, è un ottimo personaggio che ha già avuto una chiusura nel suo percorso e che qui trova spazio per essere il vero High Lord della Corte della Notte. Il suo potere, la sua influenza, il peso che la sua sola presenza ha nelle battaglie o nelle trattative qui sono cristalline, non c'è possibilità di confonderlo o di dimenticare chi e cosa è. Certo, è pur sempre innamorato di Feyre quindi il romanticismo in lui c'è, ma ha un bordo affilato e non perde mai di vista il panorama catastrofico che si trova davanti. Ho particolarmente apprezzato la sua trasformazione durante le battaglie, ho trovato che fosse un ultimo elemento a suo favore.
Cassiel e Azriel di solito andavano di pari passo, ma in questo romanzo, pur funzionando ancora come una squadra, hanno dimostrato di possedere una spiccata individualità. Cassiel è il comandante di Rhys e finalmente sfoggia al massimo le sue capacità: è un guerriero forte, comanda le armate con autorità e razionalità, i suoi poteri sono scatenati alla loro massima potenza e fino alla fine svolge un compito determinante nella vittoria delle battaglie. In ACOWAR, però, come Mor, dimostra di avere un lato umano, di possedere in sé dei sentimenti delicati e di soffrire in modo evidente quando questi non trovano una risoluzione. Mi ha sorpresa vedere come si è avvicinato a Nesta, ma mi ha conquistata il loro continuo pizzicarsi, la brutalità delle loro risposte che - ovviamente - nascondono qualcosa di più.
E' Azriel, però, il mio preferito dei due. Nonostante sia ancora il più silenzioso e misterioso, finalmente riusciamo a vedere uno scorcio dei suoi poteri e a sentire il peso della sua presenza nel gioco di potere. Le sue ombre, il suo essere ovunque senza essere visto, la sua abilità di scoprire segreti e di spiare in questo romanzo sono di vitale importanza. Se non ci fosse stato lui metà degli eventi sarebbero andati malissimo, invece la sua incrollabile costanza e il suo buttarsi nella mischia senza guardarsi indietro sono stati determinanti. Senza di lui, ad esempio, Feyre non avrebbe potuto salvare Elaine e uscirne indenne. Come per Cassian anche Azriel lascia intravedere un lato inedito di sé: il suo struggimento per Mor raggiunge un'intensità mai vista, ma allo stesso tempo non si nega una gentilezza e una delicatezza insospettabili grazie ad Elaine. Non so cosa ci sarà in futuro per lui, spero tanto e spero sia bello.
Ci sono due sorprese: Lucien e Jurian. Lucien è un personaggio che viene strattonato da un fronte all'altro. E' legato alla Corte di Tamlin ma ne ha visto chiaramente gli errori e gli orrori, segue Feyre ma fatica ad accettare la Corte di Rhys, non è parte di nessuna delle due, la sua Corte di origine è ancora un posto pericoloso e non ha deciso a chi credere. Lucien è perennemente in conflitto, tenta di fare quello che sente sia giusto, tenta di appianare i torti e le liti, ma ne rimane completamente schiacciato. Sceglie, infine, un angolo di mondo dove altri personaggi sono come lui, ad esempio Jurian. Jurian è una carta inaspettata ed è un personaggio che si ribalta completamente: da nemico assoluto, pazzo e imprevedibile, ad alleato prezioso e unico.
Cosa non mi è piaciuto del romanzo, ancora una volta, è Tamlin. O meglio, come la Maas ha gestito Tamlin. Non ha ancora deciso se è cattivo al 100%, se è un buono che continua a sbagliare, se è una vittima, uno stupido, insomma prima gli fa combinare delle cagate pazzesche e poi ritira la mano e lo dipinge come un buono. Lo usa a seconda di quello che le serve, gli fa cambiare modi e toni senza una motivazione, in pratica lo maltratta e per quanto lui abbia combinato delle robe grosse forse è arrivato il momento di decidere una volta per tutte da che parte farlo stare.
Altra cosa che ho gradito poco sono state le resurrezioni: Amren, che si è sacrificata e ha detto chiaramente di voler passare oltre, spunta fuori dal calderone quando Rhys - o l'anima di Rhys - le tende la mano. Rhys, mi chiedo a cosa servisse farlo morire e farlo resuscitare con così tanta fretta e facilità. Un pizzico di drammone lacrimevole? Avrei fatto a meno, piuttosto lascialo agonizzante, ma farlo schiattare per avere quel momento di WTF quando si sa benissimo che la Maas non lo finirebbe mai mi è sembrata una trovata ridicola.
A parte questo, direi che come esperienza ACOWAR è stato molto piacevole. Mi è piaciuto molto, l'ho letto con gusto e con un ritmo bello serrato, però ho accusato parecchio la dimensione microscopica del font, altrimenti sarei andata anche più spedita.
Ora, memore del mio errore, ho subito preso in mano il mini romanzo e lo sto finendo, per evitare di aspettare altri due anni e ricordarmi meno di niente. 

14 giugno 2019

K-Drama della settimana: Devilish Joy


Gong Ma Sung (Choi Jin Hyuk), un medico brillante e ampiamente stimato, viene coinvolto in un incidente stradale. In conseguenza di ciò, soffre di un disturbo della memoria che ogni notte, dopo la mezzanotte, fa svanire tutti i suoi ricordi. Si sveglia ogni giorno senza alcun ricordo del passato, perciò alla mattina rilegge e memorizza gli appunti che aveva preso su tutti gli eventi svoltisi il giorno precedente. Poi, un giorno, incontra Joo Gi Bbeum (Song Ha Yoon), che un tempo fu una celebrità, e si innamorano. Come farà il giovane a portare avanti questa relazione se, il giorno dopo, non si ricorda mai niente?
Anno: 2018
Episodi: 16 (1 ora circa a episodio)
Dove guardarlo: Viki sottotitolato in italiano
Genere: ComedyRomanceDrama

Questo drama sarà ribattezzato come il drama del bacio random e dei 26 cm di differenza tra i due attori (sì, l'ho calcolata).
Causa visione impegnativa di Save Me ho cercato disperatamente un drama che fosse il suo esatto opposto: leggero, divertente, romantico e anche un po' banale, tutti elementi sicuri per evitare un tracollo emotivo.
Devilish Joy ha un titolo molto accattivante e una locandina pulita e fresca e, su suggerimento della pusher di drama Alice, l'ho iniziato abbastanza fiduciosa.

La prima puntata è molto carina, ma proprio tanto. Senza tante cerimonie, ma con un'introduzione credibile, sgancia subito una bella dose di romanticismo grazie soprattutto ai due protagonisti principali, modelli di spigliatezza e di scioltezza assoluta. Lei, Gi Bbeum, è un'attrice quindi non ha la personalità modesta e timida delle solite protagoniste dei drama, e lui, Ma Sung è un medico ricco, famoso, bellissimo, elegante. Il set è una località cinese che pare presa direttamente da un disegno ed è bellissima. Lo sfondo, i colori, l'atmosfera, la seduzione, il romanticismo e il colpo di scena. Perché ovviamente c'è anche quello. Il colpo di fulmine per il drama mi ha raggiunta e colpita, così ho cominciato a macinare puntata su puntata arrivando alla fine con un frenata sugli ultimi episodi. Quello che volevo e del quale avevo bisogno per ripulirmi l'anima dramosa da Save Me, Devilish Joy ha fornito. Nella sua totalità è un drama piacevole e leggero, con i prevedibili momenti di rottura, i tira e molla, i cattivi, i second fastidiosi e il lieto fine un po' stucchevole ma in sintonia con il resto del drama.
Ora, in generale Devilish Joy regge benissimo fino e oltre alla decima puntata, la trama scorre e i personaggi funzionano; quando però ci si avvicina alla fine l'entusiasmo cala bruscamente perché le puntate perdono slancio, a tratti si ripetono e quello che l'aveva resa stuzzicante si mette da parte per chiudere la questione cattivi. Tra l'altro di cattivi ce ne sono ben due, uno per Ma Sung e uno per Gi Bbeum, quindi i casini sono sempre doppi, i colpi di scena sono doppi, insomma hanno un po' esagerato.
Punti di forza, come si può immaginare sono l'avvenenza del protagonista maschile altissimo e sempre elegante, con una voce profonda e un bel sorriso, e il romanticismo adulto. I due protagonisti non si lasciano andare a effusioni adolescenziali, bacetti virginali e manine che si toccano. Questi due si baciano, e pure tanto, anche senza contesto giusto perché ci stava bene. Quando l'attenzione calava, ecco che arrivava un bacio a sorpresa e il mio cervello si rianimava subito. Tattico, utile e pure piacevole. Certo, oltre a questo c'è anche il divertimento non esagerato ma presente, e gli ormai sempre meravigliosi second che sono come la ciliegina sulla torta. Qui, poi, i second sono all'inizio due elementi di disturbo per la coppia principale, ma poi diventano loro stessi una coppia e a me sono piaciuti tantissimo.

Ci sono, ovviamente, dei punti poco fortunati che hanno fatto zoppicare la storia ma in generale erano talmente irrilevanti e comunque ben inseriti in un contesto frivolo che non ci si dava grande peso. Ad esempio Ma Sung, che soffre di perdita di memoria a breve termine ed è un mega direttore galattico di un ospedale, invece di avere un'agenda per gli impegni - non dico un tablet o un'agenda elettronica - o di avere l'assistente assisterlo come dovrebbe, scrive tutto su dei post-it o sul suo diario dove annota anche quello che ha fatto durante la giornata per poi rileggerlo il giorno dopo.
Insomma, la sua malattia è un ottimo stratagemma per creare incomprensioni, tensioni e crisi, ma viene gestito un in modo superficiale e poco serio.
 
Non mi ha fatta impazzire nemmeno la protagonista femminile, perché la sua caduta da attrice a emarginata è stata calcata troppo: da elegante e bellissima, a trasandata e scontrosa, senza contare che non vado matta per le voci impostate con quel tono, e se devo essere sincera lei non mi è piaciuta molto esteticamente. La differenza di altezza con l'attore protagonista era quasi comica, sembravano papà e figlia e quando si baciavano lui si doveva contorcere per arrivare anche solo a toccarla. Insomma, non è una bellezza, questo no, il suo personaggio a volte mi ha urtato i nervi, ma in generale è stata una vittima perfetta.

Tutto sommato Devilish Joy ha svolto il suo compito discretamente bene, con qualche intoppo, non sempre al meglio, ma ha saputo bilanciarmi quando ne avevo bisogno e soprattutto è un drama che non esce dal suo giardinetto. Lì ci rimane e lì prospera. E ci regala un sacco di docce, tante. Così, per dire.

10 giugno 2019

Cassandra Clare
Il Codice. Shadowhunters

Titolo originale The Shadowhunter's Codex

Trama
Mondadori
pag. 299 | € 15,00
"Benvenuto e congratulazioni. Sei stato scelto per diventare uno dei Nephilim. Presto, sempre che tu non l'abbia già fatto, berrai dalla Coppa Mortale, ricevendo in te il sangue degli angeli, e diventerai uno degli Shadowhunters, così chiamati dal fondatore del nostro ordine. Noi siamo perennemente dediti alla lotta contro le forze dell'oscurità che insidiano il nostro mondo. Inoltre, conserviamo la pace nel Mondo delle Ombre – le società occulte di magia e le creature magiche plasmate dai demoni contro cui lottiamo – e lo teniamo celato a quello dei mondani. E d'ora in poi questo sarà anche il tuo compito. Sarai un protettore, un difensore, un cavaliere nel nome degli angeli. Sarai addestrato a combattere i demoni, a proteggere i mondani, a interagire con il complesso panorama dei Nascosti – lupi mannari, vampiri e simili – in cui ti imbatterai. La tua sarà una vita spesa alla ricerca dell'angelico contrapposto al demoniaco. E quando morirai, morirai con gloria."
Jace is considered the most awesome material to make a Shadowhunter out of.

Commento
Non mi ricordo nemmeno più quando ho iniziato a leggere Il Codice. Di sicuro non era il 2019, e di sicuro non era nemmeno la fine del 2018. 16 Giugno 2018, Goodreads non mente mai.
Ci ho messo poco meno di un anno per leggere circa 300 pagine. Ovvio, questo è una sorta di manuale di approfondimento e non un romanzo della serie (che altrimenti avrei bruciato in pochissimo tempo), ma nonostante questo le tempistiche di lettura sono un manifesto chiaro e cristallino su quanto sia appassionante.
Se avessi avuto per le mani il Codice mentre stavo leggendo la serie allora sì, mi sarebbe stato utile e mi avrebbe dato qualcosa in più rispetto ai libri. Ma così, a freddo, fuori contesto, con i ricordi dei libri che svaniscono poco alla volta, non ha molto senso.
Dal punto di vista strutturale, essendo un saggio, un compendio, un manuale, i contenuti sono divisi per sezioni con dei sotto capitoli, per cui la lettura viene agevolata soprattutto nel caso in cui lo si lasci decantare per mesi come la sottoscritta. Il rischio di perdere il filo è praticamente inesistente, se si ferma la lettura dopo un capitolo o una sezione e la si riprende dopo un po' è come se si partisse da zero. Per me questo è un pregio ed è anche stato il motivo per il quale non ho abbandonato la lettura.
Il contenuto è quello che ci si aspetta, niente di più e niente di meno. Le parti del Codice che spuntano fuori dai romanzi, le leggi, gli episodi, i nomi, alcune cose già si sapevano e qui sono semplicemente messe giù da sussidiario, altre cose invece sono nuove.
Dei nuovi contenuti ben poco mi è rimasto impresso, perché erano più che altro tecnicismi, nomi e variazioni sul regolamento che aggiungono molto poco all'esperienza dei romanzi. Personalmente ho trovato noiose alcune parti e altre tristemente scarne, come la sezione dedicata agli stregoni.
Diciamo che il Codice è un manuale di parte, autocelebrativo per lo shadowhunter e poco preciso per tutto quello che esula dal singolo, non è proprio preciso o veramente informativo.
Ci sono due elementi aggiuntivi che migliorano parecchio il prodotto e che lo rendono più piacevole da leggere. Per primo l'aggiunta dei disegni e delle illustrazioni che, ovvio, non servono a niente ma sono molto belle da guardare.
Il secondo sono gli appunti di Clary, Simon e Jace, spassose e divertenti note a margine che sono più un pizzicarsi a vicenda che un vero commento al contenuto del Codice. Can't blame them, probabilmente si annoiavano esattamente come me mentre lo leggevo.
Altro da dire non c'è, mi pare. Quindi la chiudo qui, una recensione flash veloce e indolore, esattamente l'opposto della mia esperienza di lettura.

7 giugno 2019

K-Drama della settimana: Just Between Lovers




Il crollo del Centro Commerciale S, dovuto a difetti di costruzione, provoca la morte di 48 persone e lega il destino di tre ragazzi. Ha Moon Soo (Won Jin Ah) era lì con la sua sorellina, che muore nell’incidente. Lee Kang Doo (Junho) era lì mentre aspettava suo padre che stava facendo un intervento di manutenzione nell’edificio, e Seo Joo Won (Lee Ki Woo) stava aiutando suo padre che era l’ingegnere capo della struttura. Tutti e tre i ragazzi sopravvivono alla tragedia, ma perdono i propri cari. Dieci anni dopo, Joo Won è diventato un architetto che sta lavorando ad un nuovo progetto che deve sorgere sullo stesso sito del vecchio Centro Commerciale S. Con il suo occhio per i dettagli e per le costruzioni solide, Moon Soo finisce per lavorare nello stesso progetto di Joo Won e anche Kang Doo, che si guadagna da vivere facendo di tutto, finisce per lavorare nel cantiere della nuova costruzione. I tre ragazzi come riusciranno a gestire il proprio dolore quando si ritroveranno a ricordare quell’evento che ha cambiato per sempre la loro vita così profondamente?
Trailer
Anno: 2017
Episodi: 16 (1 ora e 10 min. circa a episodio)
Dove guardarlo: Viki sottotitolato in italiano
Genere: Psychological, Romance, Melodrama

Sono in un momento di felicità dramosa assoluta, uno dietro l'altro sto trovando drama belli che mi piacciono tanto. Just Between Lovers, ad esempio, ha avuto su di me quasi lo stesso effetto di The Smile has left your eyes, con la differenza che il finale non è così devastante. Questo l'ho curato per un po' aspettando il mood giusto e, appena il mio cuoricino rinsecchito ha lanciato segnali di desiderio di angst, è salito subito in testa alla lista. Me ne sono sentita subito attratta sia per la trama, sia per il genere, sia - e mi rendo conto che è una sciocchezza - per l'estetica della locandina, palette di colori, pose, sfondo e tutto il resto.
Just Between Lovers ha tantissimi pregi che me lo hanno fatto apprezzare praticamente da subito. E' un drama drammatico dall'inizio alla fine e nemmeno una volta si lascia andare a scene o dialoghi divertenti per smorzare il tono, come spesso capita. Il livello di drammaticità varia, a volte è intensa e a volte lo è un po' meno, ma in generale il tono di tutte e 16 le puntate non è frivolo, non è leggero. C'è una storia di base che non può essere alleggerita e i personaggi stessi non hanno opportunità di migliorare le loro situazioni, di farle passare dai toni del grigio e del nero, al rosa acceso. Ho apprezzato, quindi, che non ci fossero bruschi cambiamenti di tono e che la storia mantenesse la sua identità, permettendomi così di infilarmi nel magico labirinto dell'angst e uscirne solo a 5 minuti dalla fine. La trama non è eccessivamente complicata, ha due o tre eventi centrali e non si discosta troppo da quelli: il crollo, le morti, le difficoltà di vivere una vita portandosi dietro un trauma, per tutti i personaggi principali è questo il pilone portante della storia, e non ci sono ulteriori grossi scogli. Ad esempio non c'è un vero e proprio cattivo, i due protagonisti hanno fin troppi problemi da gestire, tra passato e presente, che aggiungerci pure qualcuno che vuole rovinare la vita sarebbe stato veramente troppo. Forse il vero cattivo è la vita, se si pensa al percorso di Kang Doo, però è tutto parte della storia e funziona fino alla fine. Stesso discorso per i second che, normalmente, sono i due personaggi che vogliono dividere la coppia principale. Qui il second maschile e il suo debole tentativo di seduzione vengono subito schiacciati da Moon Soo che non ci mette tanto a capire che all'architetto altissimo e bellissimo preferisce l'arruffato e malconcio Kang Doo. Ho apprezzato invece la second, un personaggio che purtroppo non trova una chiusura, al contrario di tutti gli altri, e che diventa una figura amichevole per entrambi i protagonisti. Ho letteralmente adorato la meravigliosa e scontrosa nonna che ha preso Kang Doo sotto la sua protezione e gli ha voluto bene, per lei ho pianto come una disperata. Anche Sang Man, l'amico tenerino e un po' ritardato di Kang Doo, regala scene che ti lasciano in lacrime.
Il personaggio femminile è un altro elemento a favore. In genere i drama vogliono delle protagoniste bamboline, delle fatine bellissime e stilose che ispirano meraviglia al solo guardarle e che suscitano tenerezza (o invidia nera). Moon Soo è una ragazza normale: è bella come può esserlo una persona comune, ha una corporatura esile ma non statuaria, si veste normalmente, non ha la vocina da bambolina e si comporta come una persona normale. Moon Soo non è lontanissima dall'ideale classico della protagonista di drama, ma è sufficientemente diversa da farsi apprezzare per il contenuto e non per l'apparenza. In più, per quanto il suo personaggio abbia un trauma passato da superare, non è inutilmente problematica, non è spaventata dal mondo. Sì, gli strascichi ci sono e sì, ha dei grossi problemi, ma questi non le impediscono di vivere. Moon Soo mi è piaciuta sul serio, il suo percorso, le sue scelte, non avrei cambiato niente di lei. L'attrice che la interpreta, Won Jin Ah, è una nuova conoscenza e secondo me è stata brava, mi ha regalato un sacco di soddisfazioni sciocche, tipo quando urlava lo faceva sul serio e diventava tutta paonazza. Purtroppo però anche lei soffre della sindrome della platessa, cioè durante le scene dei baci stava immobile come un pesce morto. Non si può avere tutto, immagino.
Già solo a guardare la locandina di Just Between Lovers e solo dopo una puntata ho capito che ho un debole per i protagonisti scassati, arruffati e sfortunati. C'è qualcosa in questi personaggi che mi fa vibrare il cuoricino e che risveglia quel sesto senso sensibile all'angst duro e puro. Per Lee Kang Doo ho avuto un colpo di fulmine. L'ho amato subito, e fino alla fine non ha mai perso fascino o carisma. La sua scodella di capelli crespi, la faccia quasi sempre tumefatta, i vestiti un po' stazzonati, la camminata mezza zoppa, e la tenerezza assoluta che ispira. Kang Doo sopravvive con lavoretti alla giornata, si muove nel sottobosco dei poco raccomandabili, vive in una zona bruttarella della città, dorme poco e si imbottisce di medicine. Lo incroci per strada e pensi che o è un teppista o ci manca poco. Invece è solo rassegnato alla sua situazione, sopporta stoicamente, cerca di cavare il meglio da una vita abbastanza schifosa e non scende a compromessi. A modo suo Kang Doo è onesto, non gioca con i sentimenti, non si nasconde dietro a bugie calcolate, non gli importa nemmeno di apparire brusco e spigoloso. Se solo superi la corazza capisci che è una persona buona, che se vuole bene a qualcuno fa qualsiasi cosa per quella persona e che per quanto abbia imparato a convivere con i suoi demoni sotto sotto soffre e desidera un pochino di felicità. Il suo percorso è un'altalena, appena sale verso la felicità c'è una brusca caduta, così per tutte e 16 le puntate lo vediamo sperare e poi disperarsi in una serie di ingiustizie che lo mettono (e ci mettono) seriamente alla prova. Junho, cantantino acrobatico diventato attore, è la stella del drama. E' bravo, bravo e bello e ora è sul podio subito sotto Seo In Guk, visto che hanno interpretato personaggi simili.
Se c'è una cosa che proprio non mi ha convinta è stato il modo in cui il lieto fine arriva e spazza via tutto. L'ultima puntata è pesante, ti tieni pronto per la mazzata, poi invece ecco che brilla la luce della felicità inaspettata, e si susseguono scene dove ogni personaggio ha la sua chiusura e il - da loro definito - miracolo rompe brutalmente l'armonia del drama. Per carità, sono contenta che si concluda così però avrei preferito un finale con meno zucchero e più amaro proprio come è stato il drama per tutta la sua durata.

3 giugno 2019

Jacqueline Carey
Naamah's Blessing

Trilogia Naamah 3

Trama
Grand Central Pub
pag. 686 | € 5,56

Returning to Terre d'Ange, Moirin finds the royal family broken. Wracked by unrelenting grief at the loss of his wife, Queen Jehanne, King Daniel is unable to rule. Prince Thierry, leading an expedition to explore the deadly jungles of Terra Nova, is halfway across the world. And three year old Desirée is a vision of her mother: tempestuous, intelligent, and fiery, but desperately lonely, and a vulnerable pawn in a game of shifting political allegiances. As tensions mount, King Daniel asks that Moirin become Desirée's oath-sworn protector. Navigating the intricate political landscape of the Court proves a difficult challenge, and when dire news arrives from overseas, the spirit of Queen Jehanne visits Moirin in a dream and bids her undertake an impossible quest. Another specter from the past also haunts Moirin. Travelling with Thierry in the New World is Raphael de Mereliot, her manipulative former lover. Years ago, Raphael forced her to help him summon fallen angels in the hopes of acquiring mystical gifts and knowledge. It was a disastrous effort that nearly killed them, and Moirin must finally bear the costs of those bitter mistakes.
I have seen the impossible. I have seen great and terrible wonders, and I tell you, the world is a vaster and stranger place than ever I had reckoned.

Commento
E' arrivata la fine, dopo cinque mesi ho terminato Naamah's Blessing e l'ultima trilogia - per ora - dedicata a questo mondo. Cinque mesi, praticamente ho buttato fuori dalla finestra il mio obiettivo di finire la trilogia nel 2018, ma mi sono impegnata per farlo all'inizio del 2019. L'importante, per come la vedo io, è che ho terminato e che alla fine ne sono uscita contenta. Un po' stremata, ma contenta.
Ora che ho chiuso anche questa trilogia posso dirlo senza ombra di dubbio: non è all'altezza delle prime due. Per niente, è nettamente inferiore per trama ma soprattutto per i protagonisti che non hanno saputo raggiungere in nessun modo Phedre e Joscelin o Imriel. 
Mi spiace sgonfiare così la trilogia, ma fare finta di niente e dire che è bellissima e perfetta o che è bella come le altre è una bugia. Per me, obvs.
Però, rispetto ai primi due titoli della trilogia, questo romanzo mi è piaciuto.
Punto a favore, enorme gigantesco e vincente. Nonostante i cinque mesi impiegati per finirlo non ho mai - mai e poi mai - dimenticato la trama. Mai, il che è un piccolo miracolo perché io ho la memoria che è un colabrodo. Anche se mettevo da parte il libro per qualche giorno, se non addirittura per settimane, una volta ripreso in mano mi tornava tutto in mente e potevo proseguire la lettura senza avere dei vuoti.
Secondo enorme punto a favore, il romanzo è un'avventura più che un fantasy. Il primo romanzo era più politico, più classico e vicino alla trilogia di Kushiel considerando che era ambientata principalmente a Terre D'Ange; il secondo ha avuto il grosso merito di uscire da quei territori e portare Moirin in ben due posti, peccato che la trama avesse rovinato questo elemento. Con Naamah's Blessing, invece, Moirin solo all'inizio è incatenata alle questioni politiche di Terre D'Ange e in fretta se ne libera per cominciare la vera avventura del romanzo. Più che un fantasy vero, quindi, questo romanzo è un'avventura con molti elementi fantasy. Io ho molto apprezzato perché finalmente Moirin riesce a togliersi di dosso il suo ruolo di concubina reale e di amante di principesse e diventa se stessa, sfoderando i suoi veri poteri e il suo vero potenziale.
La trama, inoltre, è piuttosto lineare e questo ha giovato alla facilità di lettura. Non succede tanto, non è un romanzo denso di eventi e complicato da ricordare (come ad esempio è stato Il Dardo e la Rosa), ogni personaggio e ogni collegamento sono vivi nella memoria e non si perdono nella trama. Il risvolto negativo della cosa, se proprio se ne vuole trovare uno, è che probabilmente tutte queste pagine sono troppe rispetto agli eventi narrati. Il lunghissimo viaggio iniziale per recuperare Thierry viene descritto nei suoi minimi particolari, portando via almeno un centinaio di pagine. Non so se davvero c'era bisogno di entrare così nel dettaglio, visto che sostanzialmente succede poco o niente, ma una sua utilità c'è e diventa chiara solo quando i personaggi raccolti nella spedizione diventano pedine nell'ultima partita per sconfiggere Raphael.
Ebbene sì, Rapahel torna alla carica ed è il cattivo della storia.
Faccio un passo indietro.
Nel primo romanzo della trilogia Moirin aveva aiutato Raphael a evocare Focalor, riuscendo a scacciarlo nell'abisso solo con l'aiuto di Bao e Maestro Lo, condannando così Rapahel e il Circolo ad una punizione esemplare. Da quel momento di Rapahel si sa poco o niente, sparisce nell'ombra anche se noi sappiamo che Focalor ha lasciato un pizzico di sé in lui e che la sua sete di ambizione è solo momentaneamente accantonata. Poi c'è il secondo romanzo della trilogia, dove la questione non viene riesumata. Nel terzo libro, Moirin e Bao, tornati dal loro viaggio, rientrano a pieno diritto nella cerchia dei nobili di Terre D'Ange, suscitando in parte felicità e in parte sospetto. Forte del sostegno del re, Moirin entra nella vita della piccola Desiree, figlia di Jeanne, e ne diventa tutrice. Questo nuovo ruolo viene mal visto dai De la Courcel e presto il trono diventa traballante. Unica soluzione per evitare che il trono venga usurpato è recuperare il Principe Thierry, dato per morto dopo una lunghissima assenza a seguito della spedizione in Terra Nova.
E' questo, quindi, il centro del romanzo unito all'ultimo compito di Moirin di affrontare Rapahel e Focalor. La loro spedizione ha messo insieme dei personaggi che hanno fatto veramente la differenza e che ho veramente apprezzato. Il cambio di location - ancora un volta - ha aperto strade inesplorate sia per culture sia per approccio alla magia. Moirin si integra sempre piuttosto bene ma, a differenza delle avventure precedenti, qui non ci sono regine, o principesse. Ci sono sacerdotesse, donne forti, autoritarie, intelligenti, che si alleano a Moirin e al suo gruppo per un fine unico e che sacrificano le loro vite e le loro abitudini affinché questo fine si attui.
Moirin quindi è finalmente la Moirin che ho voluto leggere, in sintonia con la sua natura e con la natura circostante, è resistente, stoica, razionale, matura e non perde più di vista l'obiettivo finale. C'è da dire che in questo è aiutata da Bao, che è un compagno estremamente bilanciato e intelligente.
Essendo ormai una coppia collaudata e consolidata, le scelte che fanno sono sempre in sintonia e non si lasciano andare a comportamenti infantili. Forse è anche per questo che è il mio romanzo preferito della serie, perché Moirin fa delle scelte ponderate, i suoi errori sono pochi e pianifica, non si lascia più trasportare dagli eventi e dalle persone. Quindi tutta la storia si svolge senza inciampare, semplicemente affronta i problemi che i personaggi si trovano davanti senza crearne di inutili e per me questo è stato paradisiaco. Del resto Rapahel e il suo regno del terrore, anche se non è il cattivo più cattivo di sempre, è pericoloso proprio perché usa la sua intelligenza e la sua astuzia attraverso il potere di Focalor. Insomma, come cattivo è piuttosto subdolo, e la sua ascesa a imperatore dio nella giungla non è così fuori luogo.
La vera sorpresa, però, l'ho avuta da un personaggio nuovo del quale mi sono invaghita. Balthasar Sharizai. Io prego, prego con tutte le mie forze che la Carey un giorno lo userà come protagonista per una nuova trilogia perché è meraviglioso. Il suo potenziale risplende fortissimo, qualsiasi cosa dica o faccia è interessante, intelligente, seducente, e la sua personalità è complicata ma capace di estremi fortissimi: da buon figlio di Kushiel serve punizioni con un'eleganza sottile e predatoria, ma come essere umano mette a rischio la sua reputazione e la sua vita e dimostra di essere un fedele amico e alleato. L'ho adorato, ma proprio tanto.
La sconfitta di Raphael chiude definitivamente le avventure di Moirin e di Bao ma è con l'incoronazione di Thierry che i giochi vengono chiusi per sempre. Certo, la caduta dei Courcel e il nuovo equilibrio familiare tra Thierry e Desiree è un finale che mi aspettavo ma che non mi ha colpita veramente.
Inaspettata è invece la vera chiusura del percorso di Moirin che la porta in Alba dalla sua famiglia. Con lei c'è Bao che decide di abbracciare la sua natura e immergersi a sua volta nella vita dei Maghuin Donn, sottoponendosi addirittura al rito di passaggio. E' un finale un po' troppo casalingo e contrasta parecchio con la quotidianità ricca di eventi dei protagonisti, ma forse è stato giusto che i due personaggi alla fine si lasciassero davvero tutto alle spalle per una nuova - più mite - avventura.
In ogni caso, arrivata alla fine mi andava bene qualsiasi cosa, perché non vedevo l'ora di mettere un punto alla trilogia. Non tanto perché non mi sia piaciuta, quanto perché ha risucchiato parecchie energie e non mi è veramente rimasta nel cuore.