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1 giugno 2017

Colleen Gleason
Patto con il diavolo

Serie The Draculia Vampire Trilogy 1
Titolo originale The Vampire Voss

Trama
Harlequin Mondadori
pag. 325 | € 5,40
Londra, 1804. 
Membro della Draculia, un'associazione segreta di potenti aristocratici che hanno venduto l'anima al diavolo e che ne portano il marchio, il Visconte Voss Dewhurst è sempre stato molto attento a mantenersi neutrale nella guerra in corso tra i suoi simili. Finché, a un ballo, non incontra Angelica Woodmore. Lei possiede la Vista, un'abilità che potrebbe rivelarsi preziosissima per entrambe le parti in causa, e lui intende carpirle delle informazioni corteggiandola. Tanto più che quella giovane donna affascinante scatena in lui l'insaziabile desiderio di possedere il suo corpo voluttuoso e bere il suo sangue inebriante. Ciò che non si aspetta è che lei gli ispiri anche un altro genere di desiderio, molto più subdolo e pericoloso: quello di proteggerla.



Commento
Ricevuto in regalo dalla mia amica Mara, che mi ha scaricato l'intera trilogia per disperazione, per un sacco di tempo Patto con il diavolo è rimasto nel cassetto dei romance senza suscitare in me la benché minima curiosità.
Poi una sera, disperata dalla delusione della lettura in corso, ho deciso di buttarmi a pesce nella lettura di un romance a caso, tanto ormai la situazione era irrecuperabile.
Invece mi sono trovata per le mani un paranormal historical romance che mi ha intrattenuta per un bel po' di sere e che mi è piaciuto abbastanza. Mind you, non stiamo parlando di un capolavoro o di un romanzo allo stesso livello della serie Gardella della Gleason, ma Patto con il diavolo è pur sempre una spanna al di sopra della media scarsa dei paranormali storici.
Partiamo dal presupposto che la Gleason, quando scrive di vampiri, tende sempre a rimanere abbastanza attaccata alla tradizione, per cui il fatto che non si possano esporre al sole, la sete di sangue, i canini e gli occhi rossi sono caratteristiche base che fanno tornare alla mente immagini di vampiri old school. Però, come del resto aveva fatto con la serie Gardella, la Gleason aggiunge anche un tocco nuovo, qualcosa di diverso che rende la storia interessante da leggere: a questo giro la novità è nel fatto che i vampiri sono assoldati da Lucifero come soldatini personali in caso di rivolta divina. In quanto servi di Lucifero, i vampiri hanno un marchio sulla spalla che funziona un po' come un collare elettrico: quando frenano i loro impulsi soffrono dolori tremendi, quando li assecondano il dolore e il marchio tornano normali. Tra i vampiri ci sono due fazioni: i cattivi che funzionano come una sorta di mafia con tanto di boss e di tirapiedi, e i vampiri normali, quelli che se ne stanno per conto loro e che tendono a non combinare troppi pasticci.
Nel secondo gruppo ricade Voss, anche se il suo comportamento lo rende un outsider: reso antipatico dalla sua continua caccia ai punti deboli degli altri vampiri, Voss è una sorta di sbruffone dalla battuta pronta, un libertino dissoluto ai massimi livelli, spensierato e menefreghista, che vuole solo possedere mani vincenti nel gioco di potere.
Tra il reparto dei buoni c'è anche il classico cacciatore di vampiri, un soggetto che si vede poco e che si trascina dietro ben tre sorelle, e tutti e quattro sono dotati della Vista, che permette loro di avere diversi poteri. La protagonista di questo primo romanzo, Angelica, è la sorella di mezzo ed è quella che sfrutta appieno il suo potere facendoci sopra anche qualche soldo: in cambio di un pagamento rivelerà quello che vede toccando un oggetto. Il suo potere è fonte di interesse per Voss, che vuole avere informazioni su Napoleone da rivendere al miglior offerente e il modo più semplice per ottenerle è riuscire a convincere Angelica a farlo per lui.
Come si potrà immaginare, Angelica e Voss stabiliscono subito una sorta di relazione fatta di segreti e di tira e molla e di tanta attrazione soppressa e, secondo lo stile della Gleason, i due protagonisti sono divertenti, veloci, per niente noiosi e si spostano nella storia con un ritmo incalzante, senza lasciare buchi vuoti o momenti di noia. Entrambi sono piuttosto piacevoli da leggere e la storia d'amore non è forzata o troppo stucchevole, anzi, diciamo che tutto l'aspetto romantico è piuttosto smorzato e devo dire che funziona benissimo. Ci sono abbastanza avventura e pericolo da rendere la lettura coinvolgente, ma il lato rosa viene abbondantemente soddisfatto dalle classiche scene lui/lei sparse qua e là per tutto il romanzo.
Devo dire che, nonostante non mi aspettassi nulla, Patto con il diavolo è stato carino da leggere e mi ha lasciato la voglia di proseguire con la trilogia per scoprire cosa combinano gli altri personaggi. Per adesso promuovo, poi vedremo come procederà la serie. Purtroppo è anche difficilissimo da reperire, online non si trova e cartaceo ormai è fuori discussione, se proprio lo volete cercate tra l'usato.

28 gennaio 2016

Gena Showalter
Paranormal Love

Serie Tales of an Extraordinary Girl 1
Titolo originale Playing with Fire
  
Trama
Harlequin Mondadori
ebook | € 6,49
Mi chiamo Belle Jamison, e fino a poco tempo fa ero una ragazza come tante altre. Poi ho scoperto di avere dei poteri paranormali, ho incontrato Rome Masters, e tutto a un tratto la mia vita è precipitata nel caos. Lui è l'uomo più sexy che abbia mai visto, e insieme facciamo scintille. Letteralmente. C'è solo un problema: deve uccidermi.


Commento
Questo libro è un big, giant, enorme meh. C'è così tanto meh impresso nelle pagine che non so come ho fatto ad arrivare alla fine. A volte mi stupisco di quanta forza di volontà possiedo per completare la lettura di un romanzo che non mi dice assolutamente niente.
Io e Gina ci siamo conosciute anni fa, ai tempi d'oro dei Lords of the Underworld, e ci siamo separate senza drammi per incompatibilità. Lei non fa per me, io non faccio per lei, e tanti saluti. In un momento in cui leggevo solo paranormale, mollare una serie così famosa e prolifica perché l'autrice non mi piaceva è un segno evidente che - beh - non ci sono punti di contatto tra me e la Gina.
Ebbene, Paranormal Love (e il suo seguito) mi sono entrati in casa per vie traverse, regalati dalla mia amica Mara (volevi liberartene, dì la verità) e mi sono rimasti sul groppone in lista d'attesa per mesi e mesi. Lo ammetto, non avevo voglia di leggerlo ma, trovandomi senza altro da maltrattare e leggiucchiare per due giorni di pausa, ho pensato di tirarlo fuori e decidere se ne valeva la pena o meno.
La risposta è no. Paranormal Love è, persino per un'amante del genere come me, di una piattitudine e di una noia da non crederci. Lasciamo perdere lo stile della Showalter che può piacere - a me no io odio l'ironia forzata e imbarazzante -, la storia in sé fa acqua da talmente tanti buchi che leggerla è come prendersi in giro, buttare tempo prezioso che si potrebbe impiegare sgorgando lo scarico della doccia.
La protagonista Belle gioca a fare la pasticciona alla Bridget Jones, con quel fastidiodissimo vizio di voler essere simpatica a tutti i costi anche quando non fa ridere nessuno, la classica ragazzotta buona ma sciocca, sfortunata e tendente al culone che si trova in situazioni fantasmagoriche e all'improvviso diventa il centro dell'attrazione di questo fustacchione super potente. Ora, già avrei preso Belle a badilate, in più esce fuori che ha i super poteri e che Rome - suddetto fustacchione - prima la vuole uccidere, poi solo sequestrare, poi aiutare, poi trombare, poi amare senza una sequenza logica.
Non inizio nemmeno a parlare della trama perché quando un paranormale ha la consistenza di una caramella gelée allora è meglio far finta di niente fino alla fine, anche se significa sopportare una serie di scelte narrative che piombano dal nulla e che lasciano il lettore al buio più totale.
Per la serie finché c'è il solito dialogo romantico stucchevole trito e ritrito chi se ne importa se succedono cose senza capo né coda, tanto alla fine lei e lui si saltano addosso, si dicono ti amo e vissero tutti felici e contenti.
Per me è no e no, non leggerò il secondo, francamente penso di aver già sprecato tre serate della mia vita che avrei potuto sfruttare dormendo o depilandomi.
Addio Gena, farai ridere tante lettrici ma con me non ci sei riuscita.

12 ottobre 2015

Julie Kagawa
Talon

Serie Talon 1
Titolo originale Talon

Trama
Harlequin Mondadori
pag. 430 | € 16,00
Ci fu un tempo in cui i draghi furono cacciati fino quasi all'estinzione dai cavalieri dell'Ordine di San Giorgio. Da allora, nascosti sotto sembianze umane, i draghi di Talon sopravvissuti al massacro si sono moltiplicati e hanno acquisito maggiore forza e astuzia nel corso dei secoli: non manca molto a quando saranno pronti a diventare i padroni del mondo, senza che gli esseri umani nemmeno se lo immaginino. Ember e Dante Hill sono gli unici esemplari di draghi fratello e sorella, addestrati per infiltrarsi nella società degli uomini. Ember non vede l'ora di vivere come una teenager qualunque e godersi quell'unica estate di libertà che le sarà concessa, prima di ricoprire il ruolo a lei destinato dentro il regno di Talon. Ma l'Ordine è sulle loro tracce per terminare quanto non era stato fatto nel passato: annientarli tutti. Il cacciatore di draghi Garret Xavier Sebastian, però, non può uccidere, a meno che non sia sicuro di aver trovato la propria preda. E niente è certo quando si tratta di Ember Hill.
Fammi dimenticare, per una sera, che tutto questo non è reale. Fammi credere che questa potrebbe essere la mia vita. Che non sto tradendo tutto ciò in cui credo, stando qui e provando quel che provo.
Commento
Ammetto di sentire un filino l'ansia da prestazione. Anche se ormai Talon è bello pacifico sugli scaffali delle librerie, continuo a sentirmi come sotto esame, complice il fatto che - causa malattia infinita - non scrivo un commento da ben tre settimane. Ho perso un po' la mano e spero che questa copia - pesantissima - non cali come un macigno sulla mia ispirazione.
Dopo un sonnellino di ben due ore, posso cominciare a parlare di questo romanzo, finito ieri notte dopo sette giorni di lettura. Normalmente non ci metto così tanto, ma queste settimane sono state difficili, quindi il fattore tempo è irrilevante nel dare un giudizio complessivo. Ci ho messo tanto, ma ero anche convalescente. E poi, lo devo dire, questa copia pesa da morire, del tipo che tenerlo aperto e in mano mi consumava quel poco di energie che ero riuscita a raccimolare. Una lettura fisicamente impegnativa per me, dunque, anche se piacevolmente leggera.
Infatti è bene non farsi sviare dal marchio - Harlequin pubblica principalmente rosa, ma non più - e dalla copertina decisamente adulta e sofisticata nella sua semplicità. Talon è un romanzo fantasy per un target giovane - ma questo non ferma le over 30 come me a leggerlo - e ha il pregio di non conformarsi ai romanzi YA che girano adesso, che hanno quasi sempre una grossa componente romantica. Talon ha sì una vena romantica, ma questa gioca un ruolo marginale e serve alla trama, non ai personaggi. Del resto un fantasy si concentra sulla storia, in genere, e non sulle paturnie sentimentali dei ragazzini. Ottimo, quindi, cambio di registro: il target è giovane ma non c'è quel lato stucchevole e forzatamente rosa che a volte si trascina in modo poco realistico, per dare spazio ad un'introspezione dei personaggi che non mi aspettavo.
Conoscevo già la signora Kagawa avendo letto Immortal Rules - serie mai conclusa, grazie tante - e ricordavo perfettamente che, come autrice, questa donna non si fa incastrare dagli schemi e ha uno stile molto maturo nonostante scriva di ragazzini. Avevo un ricordo molto positivo che è stato confermato con Talon.
Il romanzo, che comunque non è particolarmente impegnativo o complesso, risponde alla perfezione allo schema del fantasy e si ritaglia un po' di spazio per inserire quei momenti che lo rendono particolare. Partiamo dal fatto che i draghi, di solito, vengono inseriti in un contesto fantasy storico: raramente si vedono nei tempi moderni e ancora più raramente si vedono inseriti nella società umana, con tanto di infradito, shorts e tavola da surf. Qui la protagonista è un drago che raramente è nella sua vera forma: Ember, per la natura del suo ruolo e del suo addestramento, deve mischiarsi agli umani facendo quello che fanno loro. Così vediamo una ragazzina che nasconde dentro di sé un drago fare surf, mangiare frullati, andare in bicicletta e prendersi una bella cotta per un umano. Ember è teneramente umana per le sue reazioni agli ordini e alle costrizioni di Talon - sfido io a trovare una sedicenne, di qualsiasi razza, che non sia insofferente agli obblighi - ed è selvaggia e pericolosa nella sua vera forma. Ember è un controsenso ambulante: potente e magnifica come drago, impotente e frustrata come umana.
Ammetto che, essendo la protagonista, mi aspettavo forse qualcosina in più da Ember. E' vero che è giovane, è vero che è solo all'inizio della sua presa di coscienza, è vero che fa dei piccoli passi verso l'indipendenza, ma è anche vero che questo è un fantasy sui draghi e magari qualche passo più ardito mi avrebbe coinvolta maggiormente.
Se da un lato c'è Ember, dall'altro abbiamo Garret, soldato dell'ordine di San Giorgio il cui unico scopo è sterminare i draghi. Insediato a Crescent Beach proprio come Ember, Garret deve trovare il drago dormiente e ucciderlo e per farlo deve - anche lui - inserirsi nella comunità, frequentando le spiagge e i suoi coetanei. Si fa in fretta a scordarlo ma Garret ha anche lui sedici anni e, sebbene sia estremamente maturo e adulto come soldato, come umano è impacciato e tenero. La sua scoperta della vita, fatta di divertimento e di nuovi sentimenti, è la stessa di Ember e non per niente i due entrano subito in sintonia, nonostante Garret sappia che molto probabilmente la sua dormiente è proprio la ragazza dai capelli rossi che lo scombussola.
Tra i due, lo ammetto, ho preferito Garret perché la sua lotta interiore è più struggente, è più sentita di quella di Ember e della sua ribellione a Talon. Non c'entra il fatto che lui sia umano e lei no, quanto proprio la gestione della storia da parte dell'autrice. Ember è sempre un po' estranea a quello che succede: i sentimenti ci sono ma le reazioni sono forse troppo scontate. Si comporta esattamente come ci si aspetta e non esce mai dal percorso: se pensi che farà qualcosa, quella cosa si avvera, né più né meno.
Quindi, se i due personaggi principali sono Ember e Garret, i due secondari più importanti sono Dante e Riley. Dante, fratello gemello di Ember, è il suo opposto in quanto a carattere e a fedeltà a Talon. Dire che è un personaggio negativo, che è colpa sua se succedono delle cose, è riduttivo. E' vero che Dante tradisce Ember, in un certo senso, ma è anche vero che nel romanzo non si sbilancia mai e non si espone mai. Il suo punto di vista, infatti, è il grande assente, quello che lascia un buco nero e che non arriva se non alla fine, nell'epilogo; e in questo epilogo si capisce subito che Dante è un personaggio che sta sul filo del rasoio: la sua fedeltà a Talon è forte ma il suo legame con Ember forse lo è di più. Vedremo come la Kagawa lo svilupperà nei seguiti.
Riley, invece, è quello che normalmente viene considerato come il terzo incomodo: drago blu, disertore, ribelle, Riley è tutto quello che Dante e Garret non sono, tutto quello che stuzzica lo spirito di Ember e il suo drago. Nella prima parte il disertore è solo questo, un personaggio che compare senza preavviso, lancia la bomba a Ember e poi sparisce; mentre nella seconda parte, con il suo PoV, viene delineato con più precisione e scopriamo un lato di lui che non era visibile. Riley è il più adulto tra i protagonisti, ha più responsabilità e vede le cose per come sono: la natura di Ember, persino quella di Dante, per lui non hanno segreti. Però, come interesse amoroso, Riley non regge il confronto con Garret e per me rimane un adulto che si prende cura dei cuccioli di drago, Ember compresa. Anche per lui, solo i seguiti potranno illuminarmi, quindi per ora rimango aperta ad ogni possibilità.
La storia in sé, invece, ha dei grossi punti di forza, ma anche dei momenti di immobilità. La parte iniziale e quella finale sono le migliori: una perché introduce tutto, personaggi, ambientazione e scopo, mentre la seconda perché è ricca di azione e di colpi di scena. La parte in mezzo, purtroppo, è quella che ha contribuito ad abbassare il voto: l'ho trovata ripetitiva, priva di movimento e forse un pochetto noiosa. Superata quella, però, la storia riprende slancio e anche il ritmo di lettura si rianima. Bisogna solo tenere duro e avere pazienza di fronte ai punti morti.
Per finire, direi che Talon è un buon fantasy con una trama che è chiaramente fatta per essere sviluppata un poco alla volta nei romanzi e che unisce diversi elementi oltre a quelli del genere fantastico: ce n'è quasi per tutti i gusti ma, per ora, rimango un po' sulle mie e tengo il voto che mi è venuto spontaneo di dare. Aspetto il prossimo titolo per farmi un'idea più precisa della serie e solo allora capirò se fa per me o se è meglio mollare il colpo.
Per ora, però, lo promuovo con un bel sorriso sulle labbra. Del resto mi ha accompagnata verso la guarigione, non potevo non affezionarmi.

5 ottobre 2015

Jennifer L. Armentrout
Freddo come la pietra

Serie Dark Elements 2
Titolo originale Stone Cold Touch

Trama
Harlequin Mondadori
pag. 473 | € 14,90
Layla Shaw deve rimettere insieme la sua vita andata in pezzi: impresa non facile per una ragazza di diciassette anni, praticamente certa che le cose non possano andare peggio di così. Il suo migliore amico, Zayne, straordinariamente bello, è da considerare off-limits, a causa del misterioso potere che da sempre affligge Layla: il suo bacio è in grado di rubare l'anima di chi lo riceve. Fuori questione, quindi, l'idea di poterlo baciare. Inoltre, il clan dei Warden, che l'ha sempre protetta, comincia a nascondere segreti pericolosi. E per finire, Layla non vuole pensare a Roth, sexy e trasgressivo principe dei demoni, che riusciva a capirla come nessun altro. Ma talvolta toccare il fondo è solo l'inizio. Perché all'improvviso i poteri di Layla iniziano a crescere e le viene concesso un assaggio di ciò che finora le era sempre stato proibito. Poi, quando meno se lo aspetta, Roth ritorna, con notizie che potrebbero cambiare il suo mondo per sempre. Sta finalmente per ottenere quello che ha sempre desiderato ma il prezzo potrebbe essere più alto di quanto Layla è disposta a pagare.
"Non ho idea di chi sia Tomas" rispose Roth incurvando le labbra - quelle labbra che si erano impresse a fuoco nella mia mente - in una smorfia sarcastica. "D'altra parte voi Guardiani vi assomigliate tutti."Maddox sibilò. "Sarai bello tu!""No, io sono sexy." Il sorriso di Roth si allargò, ma non fino ai freddi occhi color ocra. "E credo anche di essere divertentissimo."
Commento
Oscillo indecisissima tra le tre foglioline e mezzo e le quattro. Su aNobii ho messo 3, su Goodreads 4 e qui tre e mezzo. Insomma, na' traggedia. Non è possibile essere così indecisa, dai, ci vorrebbe un minimo di sicurezza dopo tanti anni a dare voti.
Eppure con Freddo come la pietra provo istinti contrastanti: mi è piaciuto ma non abbastanza, voglio dare un voto alto ma non se lo merita. Sono in difficoltà.
Ho compiuto un paio di sbagli, con questa lettura: primo, mi sono aspettata una ripetizione folgorante del primo romanzo; secondo, ho pensato che la presenza di un certo personaggio fosse indiscussa e in grandi quantità. Nel momento in cui nessuna delle due aspettative è stata soddisfatta, è chiaro che sono entrata in crisi.
Ho cercato in ogni modo di superare il trauma lasciandomi trascinare dalla storia ma la nota negativa mi è rimasta sempre, anche se in sottofondo.
E' sbagliato pensare che un romanzo possa regalare le stesse identiche emozioni e reazioni di un altro, quindi è solo colpa mia e non della Armentrout; come è colpa mia pensare di sapere esattamente cosa sarà presente - chi sarà presente - e come in un romanzo; once again, la Jennifer non ha colpe.
Eppure nonostante questo, nonostante la vaga delusione, sento comunque la necessità di dare un voto alto e questo vuol dire tantissimo.
Al di là delle aspettative personali, che possono o meno essere rispettate, un romanzo deve piacere per com'è fatto, per le decisioni e le scelte narrative dell'autore. Non ci deve andare bene tutto, sia chiaro, ma il risultato finale deve essere positivo. In quel caso sappiamo che il libro ci è piaciuto, nonostante e proprio per i difetti che ci hanno fatto storcere il naso.
Ad esempio, io che tifo Roth, speravo in un qualcosa di diverso, ma so anche che la Jennifer ha dovuto per forza fare spazio a Zayne, altrimenti tutta la questione su chi sceglierà Layla non avrebbe motivo d'esistere. Mi sta bene? No. Avrei preferito altro? Sì. Per questo boccio il romanzo? No.
Ci sono troppi punti di forza nella storia, troppa bravura nella Armentrout e troppo divertimento perché questo romanzo risulti solo piacevole. Layla è un personaggio che continua a piacermi, con le sue paure e i suoi problemi e, soprattutto, non mi ha mai urtato i nervi nei momenti di indecisione legati a Roth e a Zayne. Del resto saper far passare un ipotetico triangolo sotto il mio radar senza che mi salga il sangue al cervello è un miracolo, e il fatto che io abbia accettato questo altalenarsi tra un ragazzo e l'altro è segno di come l'autrice abbia gestito bene la cosa. C'è spazio per Zayne - e per le sue fans - e per Roth, e c'è un margine di indecisione che lascia aperte entrambe le strade. Ovviamente, essendo un romanzo incentrato principalmente su Zayne, è naturale che lui sia quasi sempre al centro dei pensieri di Layla, e ammetto che in altre circostanze avrebbe riscosso in me un successo indiscusso; ma c'è Roth e ogni purezza d'animo crolla di fronte a lui.
Veniamo quindi a tutto il resto: Layla, che è il collante della serie, non rimane immobile dopo l'evento finale di Caldo come il fuoco. Non perde la sua ingenuità e la sua innocenza - del resto ha 17 anni - ma non si lascia travolgere dalle circostanze e sempre più spesso prende l'iniziativa sia nei confronti della sua situazione - con Zayne, Roth e Abbott - sia per quanto riguarda la storia in sé. E', quindi, un personaggio attivo e piacevole, per niente fastidiosa e sempre in linea con le mie personali aspettative.
E ora veniamo ai due sgnoccoloni: Zayne e Roth, il chiaro e lo scuro, il bene e il male con il cuoricino tenero. Considerando che le attenzioni di Layla oscillano a seconda dei momenti, verrebbe da pensare che pure le nostre di attenzioni seguano lo stesso altalenarsi. No, io tifo Roth e questo è quanto. Se sceglie Zayne mi affetto i polpastrelli con la carta. C'è bisogno di spiegare il perché? Mi rifiuto, o Team Roth o sei contro di me.
La storia, in particolare, mi ha sorpresa: riprende le fila del primo romanzo, ovviamente, ma parte subito in quarta, non si regala spazi vuoti o momenti in cui pensi quando succede qualcosa? e, fino alla fine, mantiene un bel ritmo serrato che si sposa alla grande con la spiccata vena ironica della Armentrout. In più tutta la gestione della questione cattivo, nel crescendo di azione e pericolo, viene costruita in modo da farti aspettare una cosa diversa rispetto a quella servita con la svolta finale , che coglie impreparati ma lascia piacevolmente sorpresi.
In Freddo come la Pietra non manca praticamente nulla: i cattivi, i buoni che fanno i cattivi, le scene d'azione, scene d'amore, scene d'amicizia, divertimento, pericolo, rivelazioni finali, insomma c'è tutto quello che serve a un paranormal romance YA.
Ora, sono riuscita ad evitare gli spoiler sull'ultimo romanzo e sulla questione scelta finale. Spero che la Harlequin non aspetti tanto a pubblicarlo, perché voglio mantenermi all'oscuro di tutto. Sempre che scelga Roth, in caso contrario altro che Lilin...

25 giugno 2015

Jennifer L. Armentrout
Caldo come il fuoco

Serie The Dark Elements 1
Titolo originale White Hot Kiss

Trama
Harlequin Mondadori
pag. 394 | € 6,50
Metà demone e metà gargoyle, Layla ha poteri che nessun altro possiede e per questo i Guardiani, la razza incaricata di difendere l'umanità dalle creature infernali, l'hanno accolta tra di loro pur diffidando della sua vera natura.
Ma la cosa peggiore, un'autentica condanna, è che le basta un bacio per uccidere qualunque creatura abbia un'anima. Compreso Zayne, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da sempre.
Poi nella sua vita compare Roth, e all'improvviso tutto cambia. Bello, sexy, trasgressivo, è un demone come lei, e non avendo anima potrebbe baciarlo senza fargli alcun male. Layla sa che dovrebbe stargli lontana, che frequentarlo potrebbe essere molto pericoloso. Ma quando scopre fino a che punto, tutto a un tratto baciarlo sembra ben poca cosa in confronto alla minaccia che incombe sul mondo.
Per amore di tutto ciò che è empio, perché devi essere così difficile? Mi sono scusato per averti dato della santarellina. Mi sono scusato persino per ieri. Ti ho spaventata. Ti ho gettato il cellulare nel cesso. Sai com'è, sono cresciuto all'inferno. Si potrebbe dire che sono socialmente impresentabile.
Commento

Jennifer mannaggia a te! Cosa cavolo mangi la mattina? Pane, burro e sgnoccoloni?
Com'è possibile che, fino ad ora, tra tutti i suoi romanzi che ho letto - e ce ne sono tanti - gli unici che non mi sono piaciuti da morire (ma che trovo comunque piacevoli) sono quelli della serie Lux?
Com'è? Qualcuno me lo spieghi, perché io questa donna la voglio baciare con la lingua.
Totalmente ignara di quello che stavo per leggere, ho preso in mano Caldo come il Fuoco giusto perché non sapevo che altro leggere. Sì, lo so, è una vergogna lasciare un romanzo della Jenny nel cassetto ma, fino a poco tempo fa, non mi era venuto l'istinto di iniziarlo. Poi, una volta aperto e letta la prima riga, sono stata risucchiata dalla storia fino a che non l'ho finito.
C'era un demone da McDonald's.
E aveva una fame assurda di Big Mac.
E' stata un'esperienza esaltante: 10 ore non stop di puro paranormal romance young adult. ADORO. Praticamente, una volta superato il primo capitolo, non sono riuscita a staccarmi nemmeno durante le ore di lavoro. Ssshh, non si dovrebbe sapere in giro, ma sono riuscita a imboscare il libricino (io ho la prima edizione uscita nelle edicole, piccola e morbidina) sotto la cassa. Ho fatto quasi otto ore di lettura senza interruzioni e - lo dico senza vergogna - è stato fantastico.
Mesi fa avevo letto il prequel Dolce come il miele e mi era rimasto in testa abbastanza bene; la trama e la strutturazione del mondo paranormale creato dall'autrice - demoni, gargoyle e Washington come sfondo - non erano né esageratamente dettagliati, né raffazzonati e confusi. Tra tutti i personaggi inseriti nel racconto, la piccola Layla ha superato la prova della mia labile memoria, capelli biondi platino e doppia natura compresa.
Così appena iniziato Caldo come il Fuoco la Layla di 17 anni è tornata alla carica bella completa e già pronta per essere apprezzata.
A causa della sua doppia natura Layla è sempre stata emarginata dai Guardiani, adottata sì ma sempre tenuta in disparte e mai coinvolta nelle faccende dei Guardiani. Layla è, in sostanza, un'ospite non proprio sgradita. Indirettamente adottata da Abbott che l'ha cresciuta come una figlia, Layla ha avuto come amico Zayne, giovane, bello e al 100% Guardiano. La sua cotta per lui la mette costantemente in difficoltà: Zayne la vede come una sorellina e la coccola in un modo che a Layla fa venire il nervoso. Lei vorrebbe ben altro e la frustrazione l'allontana sempre più da Zayne e dal rapporto di amicizia che sembra non avere sbocchi. A scuola Layla ha pochissimi amici ma si impegna al massimo: è la sua unica valvola di sfogo, la sua unica libertà, il suo spazio personale.
Un bel giorno Layla incontra un demone che capovolge completamente tutte le sue convinzioni sui demoni: simpatico e irriverente, gentile contro ogni luogo comune, sexy da morire, Roth diventa in brevissimo tempo l'unico alleato di Layla e l'unica persona che l'accetta così com'è, senza farla sentire sporca, cattiva, senza farle pesare una natura di cui lei non ha colpa.
Il rapporto che si instaura tra i due diventa una gita sulla montagne russe: alti e bassi che seguono l'evoluzione di un personaggio - Layla - e la scoperta della sua natura. Appena entra in scena Roth, Zayne e i Guardiani spariscono nel nulla, si dimenticano senza pensieri e si rimane foglorate - e ossessionate - da questo demone irriverente e sorprendente.
Roth è una cotta assicurata, non si può proprio evitare. Certo, Zayne ha il suo perché e sicuramente se la Armentrout ci si mette d'impegno pure lui mi manda in pappa il cervello, ma i bad boys, compresi quelli infernali e demoniaci, riescono a travolgere senza il minimo sforzo.
Anche se Roth mi ha polverizzato i neuroni, ammetto che la scoperta migliore di Caldo come il fuoco è Layla: la protagonista femminile non cede di un millimentro. E' sveglia, è divertente, è fragile al punto giusto ed è perfettamente in sintonia con il genere, con la trama e con il target. Insomma, ho adorato Layla tanto quanto Roth e tanto quanto il romanzo stesso.
Sebbene abbia sempre saputo che la Jennifer è brava sul serio, avevo ancora dei dubbi in merito ai suoi romanzi YA Paranormale: i Lux mi lasciano indifferente (e vagamente annoiata) e temevo che la serie Dark Elements fosse simile. Niente di più sbagliato: sia il prequel che il primo titolo sono ben fatti, ben pensati e ben scritti e i personaggi non si ripetono né nella loro natura, né nelle azioni (cosa che succede sempre nei Lux).
Insomma, ho aspettato un sacco ma l'attesa mi ha ripagata. Caldo come il fuoco è divertente, coinvolgente, scorrevole e ben fatto. L'ho letteralmente consumato, spiegazzato e riempito di post-it: me lo sono goduto.
Spero solo che il secondo romanzo non si faccia attendere a lungo, perché troppe cose sono rimaste in sospeso, troppi personaggi sono ancora in bilico e per la mia sanità mentale devo sapere - DEVO - come la storia proseguirà.

12 marzo 2015

Jeaniene Frost
Il mondo di cenere

Serie Broken Destiny 1
Titolo originale The Beautiful Ashes

Trama
Harlequin Mondadori
pag. 430 | € 14,90
In un mondo di ombre, tutto è possibile, tranne sfuggire al proprio destino.
Fin da quando era bambina, Ivy è stata preda di visioni di strani mondi. Quando, però, sua sorella Jasmine scompare, Ivy scopre che la verità è ancora più terribile: le sue allucinazioni sono reali e sua sorella è intrappolata in un reame parallelo. L'unica persona che è disposta a crederle è un ragazzo pericolosamente attraente, che per un antico retaggio sarà obbligato a tradirla.
Anche se Adrian ha voltato le spalle a chi lo ha cresciuto, non significa che possa cambiare il proprio destino, indipendentemente da quanto si senta spinto verso Ivy. Insieme cercano l'antica reliquia che può salvare Jasmine, ma lui sa qualcosa che lei ignora: ogni passo porta Ivy più vicina alla verità che la riguarda, e a una guerra che può distruggere il mondo.
Prima o poi Ivy e Adrian si troveranno su versanti opposti. E in mezzo sarà rimasta solo cenere.

Non ero nel bel mezzo di un crollo psicologico in compagnia di un altro fuori di testa. Se perfino i sistemi dei computer venivano ingannati dalla magia degli arconti, significava che quello con cui avevamo a che fare era un fenomeno soprannaturale bello e buono. Gli arconti - gli angeli - esistevano davvero. E anche i demoni, e io stavo per entrare nel loro mondo per cercare un'arma con cui ucciderli.
Commento
Jeaniene is back! Tirate fuori i petardi, i bengala e i mega Maradona qui dobbiamo festeggiare!
Santo patrono delle orfane di autrici, noi ti ringraziamo per averci ridato JF. Dopo Bones avevamo bisogno di un Adrian. Dopo una Cat avevamo bisogno di una Ivy. Dopo i vampiri, i demoni. Dopo i cacciatori, gli angeli. Santo patrono delle OdA tu che ci ascolti e infondi saggezza agli editori, noi ti vogliamo un sacco bene!
Quando ci si affeziona ad un'autrice e l'editore la molla si entra sempre in depressione. Non c'è speranza che tenga, il tradimento è l'unica cosa che governa i nostri pensieri. Poi a volte capita l'inaspettato, il santo patrono che intercede per noi compie il miracolo: ti ritrovi la stessa autrice pubblicata da un altro editore con un'altra serie e la felicità ti frizza nel cervello come se avessi sniffato Coca Cola.
Questa volta JenJen è tornata alla carica con un New Adult - e già io mi sono sparata dei film pazzeschi su una versione ccciovane di Bones *muoro* - e paranormale. Doppio wow, insomma.
Mi ci è voluto un pochino per raffreddare il bollente spirito, altrimenti avrei aspirato il libro senza godermelo. Perché parliamoci chiaro, certi libri bisogna goderseli, bisogna prenderli con calma zen, e leggerli al momento giusto, con la giusta predisposizione mentale altrimenti ti ritrovi alla fine con tanta delusione.
Il mondo di cenere è uno di quei romanzi che ha un pregio grosso, enorme, gargantuesco. E' un romanzo che vuole intrattenere, che vuole regalare qualche ora piacevole senza pretendere che il lettore debba spendere più energie per seguire il filo logico di quelle che servono per studiare la teoria delle stringhe. Il suo essere sbarazzino è un aspetto che in molti potrebbero fraintendere e usare come difetto per giustificare un giudizio basso. E' inconsistente? Dipende dai punti di vista e, soprattutto, dipende da cosa ci si aspetta di leggere da un Harlequin. Volete un urban fantasy con i contro attributi? Mi spiace dirvelo, avete sbagliato titolo. Quello che troverete è intrattenimento puro, una lettura piacevole e divertente, con le giuste dosi degli elementi New Adult - passione e sensualità, contrasti di coppia e ricerca di identità - più tutto quello che il paranormale sa regalare: una realtà fantastica ricca di azione, di mistero, di pericolo e perfetta come base sulla quale far muovere una protagonista tosta fino ad un certo punto ma al 100% piacevole da leggere.
Bisogna considerare, poi, che la Frost non è certo un'autrice alle prime armi, una che non ha idea di cosa fare e in che modo. JenJen sa fare bene due cose: creare i protagonisti e infilarsi nella trama senza indugi e senza antefatti lunghi e barbosi. Acchiappa e non annoia già alle prime pagine e, per un paranormale, questo è l'aspetto fondamentale.
Ivy è una giovane donna che si trova in una situazione difficile: la sorella è sparita, i genitori sono morti, è sola, senza soldi e con un bagaglio di disturbi mentali con cui fare i conti. Allucinazioni demoniache tra un picnic e una gita di famiglia sono all'ordine del giorno, peccato che Ivy sia tutto tranne che pazza. Non è un'adolescente sciocchina, non è una protagonista svenevole e fragile e nemmeno è acida e incattivita. Ivy è tosta, è spassosa, passa dalla battuta al pensiero serio con un battito di ciglia e non sbava praticamente mai dallo schema che la Frost le ha costruito attorno.
Adrian è esattamente il tipo di ragazzaccio con cui mi troverei volentieri stuck with. Bello e dannato, con quell'aura di mistero e di pericolo smorzata dalle buone azioni, Adrian gioca un doppio ruolo molto interessante. Da una parte ha un lato oscuro dovuto alla sua infanzia nei regni demoniaci, dall'altra ha il lato da eroe essendo l'aiutante dell'Arconte. In più è una bomba ormonale per la controparte femminile: seduce in un modo insicuro, incerto, tipico della giovane età e poi confonde quando rivela un'insospettabile maturità che lo manda un po' fuori dalla categoria di eroe prevedibile.
La storia in sé è carina, anche se non particolarmente originale: la doppia natura della protagonista, la lotta tra bene e male - angeli e demoni - l'esistenza dei regni oscuri e la ricerca delle armi per combattere i demoni non suonano mai come novità, eppure in generale la trama scorre piuttosto bene. Non c'è una base articolata che chiarisce da subito al lettore il chi, cosa, quando, dove, come e perché, e la sua assenza pesa un filino, tuttavia la narrazione veloce e ritmata, il cambio di scene serrato e i dialoghi spassosi rendono tutto meno campato per aria. Si capisce senza ombra di dubbio che il target della Frost è differente rispetto alla serie di Cat&Bones, che non c'è ansia da prestazione e che il romanzo è riuscito perché pretende poco. Come a dire, io sono quello che sono, non me ne vergogno e non mi atteggio ad altro.
Come primo titolo, Il mondo cenere è riuscito bene, non è indimenticabile o appassionante da strapparsi i capelli, ma non è mai noioso, ripetitivo o sciocchino cosa che, per me, è più importante di qualsiasi pretesa sulla trama e sullo stile. Senza considerare che il romanzo si chiude senza cliffhanger, senza troncature improvvise e senza colpi di scena chiamati e non espressi. Ti permette di scegliere: ti piaccio? ci rileggeremo al prossimo romanzo. Non ti piaccio? le nostre strade posso separarsi qui senza spargimento di sangue. Quante serie possono dire la stessa cosa?
JenJen mi eri mancata, spero solo che l'attesa non si dilunghi troppo perché di te, come di molte altre autrici, ho proprio bisogno.
Love, Mira.

1 dicembre 2014

Chelsea M. Cameron
Il mio sbaglio preferito

Serie My Favorite Mistake 1
Titolo originale My Favourite Mistake

Trama
Harlequin Mondadori
pag. 396 | € 14,90
Fin dal loro primo incontro, Taylor Caldwell non sa se desidera baciare o prendere a pugni Hunter Zaccadelli, il suo nuovo coinquilino. Da una parte Hunter è un affascinante ragazzo dagli occhi blu, irresistibile e pieno di charme. Dall'altra è il tipico bad boy, con la chitarra sempre in mano e il corpo coperto di tatuaggi. Forse è per questo motivo che Taylor ha paura di innamorarsi di lui, non vuole restare scottata e quindi è necessario che Hunter se ne vada... prima che sia troppo tardi. Anche Hunter ha avuto le sue delusioni e i suoi dolori nel passato, ma Taylor ha una risata così sexy e inoltre non gliene fa passare una liscia! Insomma non può darsi per vinto facilmente e le propone una scommessa: se lei riuscirà a convincerlo che lo odia o lo ama sul serio, lui se ne andrà dall'appartamento, lasciandola finalmente in pace. Ma quando il passato riemerge all'improvviso Taylor deve decidere: fidarsi di Hunter confidandogli il suo segreto più nascosto o fare tutto il possibile per vincere la scommessa e allontanarlo per sempre.
Questa è la storia di una ragazza che conosco
Si chiama Missy e mi vuole a ogni costo.
Di lei voglio dirti ogni cosa:
ha capelli castani, labbra rosa,
e due occhi di un verde che l'azzurro sposa;
lotta e flirta con me per disperazione
ecco perché le ho scritto una canzone.
Forse dirà che il limite ho passato,
ma di odiarmi sostiene da quando sono nato,
e così di quel che dice non credo una parola,
adoro come ride quando si crede sola,
adoro il suo sguardo quando s'incazza.
Se pensa di piacermi allora è proprio pazza,
questa canzone non l'ho scritta per questo.
Altre due cose di lei voglio aggiungere al resto,
due cose così belle che fanno quasi male:
il modo in cui s'infila la sera il bite dentale,
e poi, proprio così - mi fece l'occhiolino - il suo culo spaziale.
Commento
Mi sento un po' in colpa a dirlo, però la canzone di Hunter è la parte che più mi è rimasta impressa di tutto il romanzo.
Gotta love un giovanotto che riesce a prenderti in giro, a sedurti e a cantare una canzone che ha scritto solo per te tutto nello stesso momento. Che poi una serenata così potrei sopportarla pure io, che sono notoriamente allergica ad ogni manifestazione romantica pubblica e imbarazzante.
Il mio sbaglio preferito è, in tutto e per tutto, un New Adult. Ha un'ambientazione universitaria, due protagonisti che vivono soli e lontano dalle rispettive famiglie e che nascondono un passato problematico, il sesso è onnipresente anche se non esplicito - e assente tranne che nell'ultima parte - e gli innuendo e i sottointesi sessuali non si sprecano.
Diciamo che, in linea di massima, il romanzo corrisponde allo schema del genere anche se a volte sgarra e si trasforma in una esagerazione senza freni, come se la Cameron si fosse lasciata prendere dall'entusiasmo e non avesse regolato - o razionalizzato - la storia. A tratti si sfiora il ridicolo, a tratti torna in carreggiata, a tratti non si capisce dove stia andando ma, soprattutto, il più delle volte non si capisce il perché.
Perché, per esempio, Taylor è rabbiosa il 90% delle volte e picchia il povero Hunter senza nemmeno conoscerlo. Apre la porta, decide che non gli piace e gli tira un pugno e un calcio nelle parti basse. Sei una psicopatica o cosa? Perché, perché la protagonista deve essere così aggressiva senza una vera ragione - e per favore che non mi si dica che ha un passato difficile altrimenti divento una bestia. Perché - innomediddddio - maltratta un povero ragazzo che non ha fatto altro che essere un giovane di vent'anni, bello, divertente, intelligente, simpatico. Perché Taylor si trasforma da Furby a un Gremlin che ha fatto la doccia e indigestione di junk food solo perché Hunter esiste. Perché?
Tanto vale che vi prepariate e accettiate Taylor così com'è, psicosi e violenze comprese perché il suo comportamento sarà un mistero per tutto il romanzo.
Il secondo grande perché - mio, per lo meno - è il cognome di Hunter. Hunter Zaccadelli. Parliamone.
Un cognome come questo, in un NA americano, è la cosa meno sexy che si possa affibbiare al protagonista. Leggi la scena in cui lui appare per la prima volta, con la maglietta bianca stretta, occhi blu, sguardo malandrino, tatuaggi in vista e ti dice 'piacere Hunter Zaccadelli'. Appena il cervello registra quel cognome finto italiano, stile Padrino, l'ormone muore. Muore, vi dico. Perché, Chelsea, perché? Non gli bastava essere maltrattato dalla pazza, sto' povero ragazzo deve anche sfoggiare un nome da camorrista?
Terzo ed ultimo perché. Perché l'autrice fa parlare i personaggi in modo assurdo? Una sorella maggiore che dice 'vi scopate con gli occhi' è completamente fuori contesto, e l'uso così disinvolto  (e fuori luogo) del verbo scopare in tutte le sue declinazioni avvelena la lettura. Perché, Chelsea, perché?
Ma se si supera tutto questo e, diciamocelo, lo si può fare con uno sforzo minimo, il romanzo è uno di quelli che leggi svelto e disimpegnato, uno di quelli che richiede un minimo di attenzione e che riesce ad essere apprezzato nonostante i difettucci. Perché se si vuole essere precisi e onesti Il mio sbaglio preferito non è completamente da buttare o da demonizzare: il suo scopo in quanto libro viene raggiunto, i suoi personaggi - in un modo o nell'altro - hanno un senso sia come singoli che come coppia, e la storia si legge anche con piacere. Non è indimenticabile, questo no, non ti fa girare le pagine come una pazza o piangere/sbavare senza ritegno, eppure a modo suo soddisfa le aspettative del genere. Si poteva fare di meglio, nevvero, ma stare a polemizzare su un romanzo che vuole - prima di tutto - intrattenere è veramente inutile e crudele.
Quindi io lo promuovo, con alcune riserve e con dei perché che mi rimbomberanno nel cervello per molto tempo, eppure tre foglioline non gliele posso negare. Probabilmente la Cameron è una di quelle autrici che ha bisogno di maturare prima di raggiungere una qualche sicurezza e metodicità nella scrittura. Io ho tempo, magari in un prossimo futuro la incrocerò di nuovo con un romanzo migliore di questo. Mai dire mai.

2 novembre 2013

Mary e Frances Shepard
I colori della nebbia

Trama
Harlequin Mondadori
pag.320 | € 6,00
Italia, 1815 - Mantova, stretta nella morsa del nebbioso autunno, non è più un luogo sicuro per Matilde Vicolini. Dopo essere stata testimone di un orribile delitto, la giovane cerca di farsi forza e tornare a vivere, ma la strada per riconquistare la serenità è ancora lunga. La buona società è in fermento per la visita dell'Imperatore d'Austria, e quando la giovane incontra William Roschmann, a un ballo, ogni sua certezza vacilla. William è un ufficiale austriaco, ferito nel corpo e nell'anima durante la battaglia di Austerlitz. Fra loro è subito passione, ma una serie di attentati minaccia la vita di Matilde e ogni promessa di felicità sembra svanire. Fra complotti, delitti e il nascente fervore indipendentista che attraversa la città, riuscirà il coraggio di un uomo a mantenere la pace nel Lombardo-Veneto? E l'amore di Matilde sopravvivrà alle tenebre?



Commento
Che cosa strana. Prima di iniziare a scrivere un commento, di solito, trovo in rete un sacco di recensioni. Quindi, anche in questo caso - soprattutto in questo caso - pensavo di dover stare attenta ed evitare una valangata di commenti per non farmi influenzare. Ma su aNobii non ce ne sono - WTF?! - e i pochi blog che hanno recensito questo romanzo sono stati - come dire - attenti nell'uso delle parole. A me, però, piace andare a ruota libera, senza freni, e quindi dirò senza mezzi termini che I colori della nebbia non entra tra i miei romanzi preferiti e che si è guadagnato 3 cuoricini.
Mary - Weirde - e Frances Shepard sono due autrici italiane e - per inciso - mantovane. Hanno avuto la rara occasione di essere pubblicate con Harlequin e, solo per questo, meritano una chance. Mi sorprende, quindi, che la risposta delle lettrici italiane sia così piatta. Non credo alla solita scusa dell'italiana che non legge italiane, e mi riesce difficile immaginare che nessuno abbia la curiosità di leggere un romance scritto a 4 mani. Mi ci metto d'impegno per farvi venire voglia di leggerlo, dammit!
Partiamo con il titolo. Lasciamo perdere la parola colori - che cozza con quella centrale del titolo: nebbia. Oh, ecco. Nebbia. Chi abita all'interno di quel rettangolone verde che va da Pavia, Vigevano, Milano a Cremona, Mantova e Verona non può non sentire sua la nebbia. Io ci sono nata nella nebbia, ci ho vissuto tutta la vita, la respiro, riesco a vederci attraverso anche quando è un muro bianco. Non che altri posti non abbiano l'onore di immergersi nel vapore insidioso, s'intende, ma queste zone hanno la nebbia nel sangue. Il fatto che il titolo stesso riporti un elemento così caratteristico e che le autrici l'abbiano usata - molto bene, tra l'altro - all'interno della narrazione come elemento utile ha trasformato completamente l'idea iniziale che mi ero fatta di questo romanzo. Dal solito romance è diventato un romance verace, vero, vicino alla realtà geografica ma piacevolmente lontano nel tempo. In più il libro è uscito nel periodo perfetto, Ottobre, e avrà il suo momento di gloria tra Novembre e Dicembre quando la nebbia striscia ovuuuunque.
Passiamo all'ambientazione. Mantovane che scrivono di Mantova. Con delle belle e semplici descrizioni, la cittadina diventa quasi un personaggio vivo, che agisce di soppiatto e accompagna i personaggi durante lo svolgimento della trama. Piacevole, quindi, la scenografia che non ha nulla da invidiare a qualsiasi altro paesello inglese.
Arriviamo alla storia. La giovane Matilde, la protagonista, ha avuto la sfortuna di assistere a degli omicidi e il trauma l'ha trasformata in un esserino che ha paura di uscire di casa e si rifugia nella fantasia per sfuggire alla realtà. Nonostante il suo continuo pensare a elfi e folletti mi abbia infastidita, Matilde è un personaggio che cresce durante la storia. Parte gracilina e impaurita - e per me troppo infantile - per raggiunge un degno livello di maturità e indipendenza emotiva che le fa guadagnare moltissimi punti. William, l'eroe del romanzo, è un ufficiale austriaco spedito a Mantova per riscuotersi dal torpore di un lavoro di rappresentanza, più che d'azione. Biondo, dallo sguardo scuro e intenso, William è un soldato fino al midollo, un uomo d'azione e di pochi fronzoli. Non è adatto alla vita di società e la sua irruenza, la sua incapacità di ammorbidire il suo carattere lo rendono un perfetto compagno per Matilde, così fragile e scossa. Naturalmente le due autrici hanno giocato molto sulla situazione storica del periodo, dando quindi a William una trama che lo facesse spiccare e che, contemporaneamente, dona corpo e sostanza al romanzo. La furbata è stata quella di collegare gli omicidi - e quindi la storia di Matilde - a quella delle rivolte di Mantova e, quindi, alla storia di William, congiungendo le due storie portanti in una sola, con un unico epilogo. Approvo.
Terminiamo con lo stile. A questo punto, pur avendo promosso alla grande sia la scelta storica che quella narrativa, mi trovo costretta a spiegare il voto di 3 cuoricini. Le due autrici sanno scrivere e questo romanzo ne è la prova, tuttavia tutto il romanzo - e intendo proprio tutto - è pervaso da una rigidità, da una esagerata conformità alla struttura del romance da risultare privo di slancio, di passione, di emozione. L'impressione che ho avuto è stata di una cura maniacale della struttura narrativa, della scelta del momento giusto e della scena giusta, delle parole corrette e del dosare al dettaglio l'amore, la passione, l'avventura. Peccato che ne risenta tantissimo la spontaneità della storia. Non sono riuscita ad innamorarmi di William, la storia d'amore non mi ha emozionata più di tanto e nemmeno i problemi di Matilde mi hanno dato una scossa.
Avrei gradito la presenza di qualche errore, perchè se scrivere un romance strutturalmente perfetto ti priva della possibilità di emozionare, allora è meglio sbagliare. Ma questa è la mia opinione e, tutto sommato, non posso certo girare il coltello nella piaga: è il loro primo romanzo e ne esce comunque vittorioso, nonostante questo aspetto.
Ad una domanda mi piacerebbe aver risposta: per caso le autrici si sono divise i punti di vista dei due protagonisti? Secondo me sì!
Se non ho stimolato la vostra voglia di leggerlo vi basti sapere che le due autrici stanno già lavorando al seguito. Ciò significa che questo primo romanzo ha convinto molte persone e, in un periodo in cui le serie vengono bloccate dal giorno alla mattina, dice moltissimo sulle potenzialità di queste due autrici.

22 gennaio 2012

Helen Kirkman
Il prezzo dell'amore

Serie Dragon Banner 5
Titolo originale Captured
Trama 
Harlequin
ebook | € 5,99
Wessex, 876
Da tre lunghi anni Rosamund è prigioniera degli invasori vichinghi nella fortezza di Wareham, e per lei sembra non esserci più alcuna speranza di salvezza. Finché non arriva al campo nemico Boda, un prigioniero sassone che come lei è originario della Mercia. Pur non sapendo nulla di lui, Rosamund avverte subito una profonda e inspiegabile attrazione, e con un coraggio che rasenta l'incoscienza sfida il suo carceriere, Thorkill, a un tiro di dadi per ottenere il possesso del prigioniero.
La fortuna le sorride, e Boda le viene assegnato, seppure a malincuore. In un mondo dominato dalla violenza e dall'inganno, in cui fidarsi di qualcuno può rivelarsi molto pericoloso, Rosamund e Boda decidono di correre il rischio. Ma la guerra ha impresso profonde ferite nelle loro anime, e l'ombra del tradimento incombe sul loro amore. 


Commento
***Spoiler***
Piattitudine, noiosità, lentezza...mamma mia. Insomma, la Kirkman a me piace - generalmente - ma quando non mi piace...non mi piace davvero. Non mi schifa, però mi spegne il cervello nel giro di 30 secondi. Non ho capito l'utilità di questa storia, perchè a conti fatti succede poco o nulla. Se il fatto che la protagonista vince uno schiavo e poi se lo - ehm - spupazza può considerarsi una trama portante, allora devo rivedere i miei standard. In breve succede che: lei vince lui in preda ad un attacco ormonale incomprensibile (visto che lui è tutto svoncio, tumefatto e svenuto); lui vince lei con il suo charme da schiavo tumefatto - ma, oh, tanto onorevole; il vichingo cattivo vuole riprendersi la lei (finta schiava al seguito danese) e uccidere lui; arriva la cavalleria di Alfredo e vissero tutti felici e contenti. 314 pagine per una trama che mi ha occupato 3 righe, vi lascio intendere quanto fosse appassionante la lettura. L'ho finito per principio, ma più di una volta sono stata tentata di chiuderlo e dimenticarmene. Francamente non so che pensare, perché mi piace lo stile della Kirkman e a volte riesce a creare storie molto più intense di questa, ma è come se la sua produzione fosse un altalenarsi di storie carine e storie noiose. Penso, a mente fredda, che se dovesse uscire un altro suo romanzo dovrò ponderare attentamente se spendere quei soldi o tenerli per altro.

Diana Palmer
Emozioni senza paura

Serie Long, Tall Texans 37
Titolo originale Fearless

Trama 
Harmony Romance
ebook | € 6,49
Glory Barnes non ha ancora compiuto trent'anni, e ha già un passato ingombrante alle spalle. Un passato che l'ha vista vittima innocente di chi avrebbe dovuto amarla. Benché questo non abbia ostacolato la sua brillante carriera come assistente del procuratore distrettuale, ha però influenzato negativamente la sua vita sentimentale, al punto che lei adesso teme persino di averne una. Testimone chiave contro un pericoloso narcotrafficante, la donna è costretta a nascondersi in un'azienda agricola, dove un uomo enigmatico risveglia in lei sensazioni sconosciute e meravigliose. Ma i segreti che rendono Rodrigo Ramirez tanto affascinante sono anche la ragione dei dubbi e delle paure che tornano a tormentarla. In bilico tra passato e futuro, tra diffidenza e speranza, Glory saprà riconciliarsi con le proprie emozioni più profonde? 



Commento
Folgorazione divina! Sono tornati i tempi andati, quando leggevo la Palmer e rimanevo incollata alle pagine con il magone *_* Che bella sensazione! Da tanto - troppo - tempo non mi capitava di avere tra le mani un romanzo della Palmer degno di essere ricordato, tanto che a volte mi chiedevo perché continuavo a comprarla. Poi leggo una storia così e mi dico 'ecco perché!'. Il mio piccolo segreto è questo: ho iniziato a leggere romance con la Palmer, e quindi ho sviluppato un certo affetto per l'autrice e una ossessione nascosta per le storie dove l'eroe tratta male l'eroina. Lo so, i maschi alfa cattivi e brutali non sono il prototipo dell'eroe romantico, ma cosa ci posso fare? Quando l'eroe fa lo stronzo e l'eroina soffre, allora soffro anche io e la storia mi appassiona. Sono masochista, lo so, ma la mia unica attenuante è che non tutte le storie fatte così mi piacciono. Solo quelle della Palmer, per ora. Rodrigo è il classico eroe oscuro, tutto passato tormentato e aggressività: per tenersi lontano dalla gente - e soprattutto dalle donne - attacca verbalmente in malo modo. Il risultato è che all'esterno sembra un gran bastardo, ma all'interno ha i sensi di colpa, una formula che mi lascia sempre stordita e felice sul libro. Però non sempre c'è una controparte equilibrata. Le eroine della Palmer sono sempre dei relitti umani: o troppo sfigate o troppo ingenue per essere normali. Ma con Glory c'è un pò di tutto: è zoppa, malata a rischio collasso, ma ha un carattere forte ed emancipato; soffre per come Rodrigo la tratta, ma è anche capace di mandarlo a farsi benedire uscendo di scena con dignità. Ah, la pace dei sensi *_* Certo, qualche scena lascia a desiderare in quanto a credibilità, ma questo è anche il bello di leggere la Palmer: illudersi che esistano ancora persone ingenue o che danno peso alle classi sociali, quando certe cose ormai non esistono più. Comunque, dopo tanto penare con la Palmer, finalmente ho letto qualcosa di molto buono. La cosa che mi stupisce è che un titolo del 2008, nuovo quindi, e che al contrario degli ultimi - che non sono granché - mi è davvero piaciuto.

20 gennaio 2012

Diana Palmer
Dritto al cuore

Trama 
Gracie Marsh vive nella stessa casa con Jason Pendleton da quando i loro genitori si sono sposati. Tra i due non c'è alcun legame di sangue, ma forse qualcosa di più intenso.
È proprio un bacio appassionato a svelare i veri sentimenti di entrambi. Allora perché lei lo respinge?
erite del passato mai rimarginate rendono Gracie timida e insicura. Poi un inaspettato pericolo minaccia la sua incolumità. A questo punto niente e nessuno riusciranno a fermare un uomo innamorato. 



Commento


Ah, che conforto sapere che certe autrici non cambiano mai. Quando non si sa cosa leggere è sempre meglio andare sul sicuro. Con la Palmer non sbaglio - quasi - mai, perché so esattamente cosa aspettarmi, come saranno i personaggi e come sarà la trama. Invariabilmente trovo quello che mi aspetto, ma a seconda dei casi a volte mi piace e a volte no.
Questa volta la storia è stata prevedibile ma piacevole, come rileggere un romanzo già letto ma con nuovi nomi. La Palmer è affezionata alle eroine giovani, timide, virginali nel corpo e nell'anima con un passato traumatico fatto di abusi, mazzate, privazioni, malattie e chi più ne ha più ne metta. Ogni volta non si smentisce e anche Gracie è esattamente così, una specie di animaletto tremolante tutto perfezione bionda e grandi sentimenti. Ormai non mi stupisco nemmeno più delle scemenze che le sue eroine dicono o fanno perché sarebbe uno spreco di energie: la Palmer le scrive così, stop, prendere o lasciare. Per lo meno Gracie non è stata estremizzata come in alcuni casi, si comporta un po' da scemetta, ma non è niente di particolarmente strano. Jason, anche lui povera anima, è lo stereotipo del maschio palmeriano: è tutto soldi, sicurezza, arroganza, bellezza e soldi, soldi e ancora milioni di soldi. Mi chiedo sempre perché un personaggio del genere dovrebbe voler fare il buon samaritano, prendendosi in casa una disadattata ritardata come Gracie, o come tutte le altre donne palmeriane, perché è una cosa assurda e irreale. Uomini del genere, se esistono, fanno tutto tranne che questo. Vabé, insomma, Jason. Solita solfa, trito e ritrito, con tanto di classica scappatella con la modella di turno e riconversione all'amore originario per l'animaletto bello ma ferito. Tipica anche la trama: lei ama lui, ma non gliela dà, lui s'incazza e si fa la modella, lei viene rapita e lui si strugge d'amore, si sposano e lui viene rapito, lei lo salva e rimangono incinti e vissero felici e contenti.

Gena Showalter
Demon's pleasure

Serie Lords of the Underworld 3
Titolo originale The Darkest Pleasure
Trama 
Un guerriero immune alle sofferenze. Una donna che riesce a vedere nel futuro. Un'attrazione impossibile e allo stesso tempo incontrollabile...Danika Ford sembra una ragazza come tante, ma in realtà nasconde un dono inquietante: quello della preveggenza. Proprio per questo, temendo che possa scoprire i loro segreti, dei e titani hanno incaricato i Signori degli Inferi di distruggere lei e la sua famiglia. A occuparsi della missione dovrebbe essere Reyes, il guerriero posseduto dal demone del dolore, ma quando i due si incontrano, una passione infuocata li travolge, spazzando via ogni cautela, ogni obbligo, ogni maledizione. Tutto però ha un prezzo, tanto più se si vogliono sovvertire le leggi divine... 


Commento


3 Foglioline ma solo perché mi sento generosa. Questa volta la Showalter non ha toppato completamente, ma non ha nemmeno superato la mediocrità a la tristezza infinita dei precedenti romanzi. A rigor di logica, visto che Reyes mi faceva ridere (nel senso che lo trovavo ridicolo), la sua storia non sarebbe dovuta piacermi. In realtà, a parte le solite castronerie tipiche della Showalter, la struttura non è poi così male. Reyes mi fa ridere, perchè francamente uno che è posseduto dal demone del dolore e che si tagliuzza per stare bene (figurarsi cosa deve fare per avere un orgasmo *raccapriccio*) non può suscitarmi nessun altro tipo di sentimento. Questi demoni non hanno carisma, sono deboli e approssimativi nei sentimenti: Reyes decide di aver bisogno di Danika perché...perché (un pò stile Paolo Bitta), come se un giorno si sveglia e pensa 'ma si dai, innamoriamoci'. I monologhi interiori sono banalotti e ridicoli proprio come i precedenti, forse leggermente più tollerabili perché inseriti in una trama più gradevole ed articolata. Penso di non volermi pronunciare su Danika perché rischierei di dire solo cattiverie, visto che rientra negli standard delle eroine scassapalle che io tanto odio. Diciamo che, tutto sommato, non è il peggiore dei 3 letti fino ad ora (complice la presenza abbondante di Aeron, l'unico tra i demoni ad affascinarmi), ma purtroppo non c'è stato nessun miglioramento drastico per cui credo proprio che abbandonerò definitivamente la serie...con l'unica possibilità di farmi tentare dal romanzo di Aeron. Vedremo, ma per adesso questo è un addio.

Sarah McCarty
Notti selvagge

Serie Hell's Eight 3
Trama 
Lui è tutto quello che il suo corpo desidera. E tutto quello che la sua fede condanna. Sono luce e ombra, giorno e notte, bellezza eterea e fascino tenebroso... Se è inevitabile che tra due poli opposti scoppi un coinvolgimento irresistibile, la loro non può che essere una torbida passione da vivere di nascosto, al riparo delle tenebre, perché il mondo non accetterà mai la loro unione. Sally Mae ha una bellezza esile e diafana, tanto sono chiari i suoi occhi e i suoi capelli, mentre Tucker McCade è un mezzosangue e ha la pelle scura e il fisico possente di chi discende da una stirpe guerriera. Quello che li divide è anche il rapporto con la violenza: peccato imperdonabile per lei che è una devota quacchera, risorsa utile al ristabilimento dell'ordine per lui in quanto Texas Ranger. Nonostante tutto un'attrazione fatale è divampata tra i due, travolgendo fede e buon senso, così ora non potranno più sottrarsi al giudizio degli altri e la loro passione sarà esposta alla luce del sole e della verità... 

Commento


Cosa possono mai avere in comune una quacchera e un ranger mezzo indiano?
Ma il risveglio dei sensi, of course. Notti selvagge è la terza storia degli otto ranger dannati ed in questo caso il protagonista è Tucker, l'indiano silenzioso (che va sempre in giro a braccia scoperte, come dice la protagonista) alto, moro dalla moralità incrollabile e dai metodi sbrigativi. Sally Mae è, invece, una timorata di Dio con un po' di problemi: oltre ad essere vedova, si ritrova da sola a gestire l'attività medica del marito e - soprattutto - i suoi ormoni, stanchi di essere stati soppressi per tutta la sua vita.
Diciamocelo, se la collana si chiama Passion un motivo c'è. Non ci si aspetta certo un poema epico-cavalleresco se si compra la McCarty, tantomeno un romance classico; si cerca la pasion, la scena hot e il rapporto estremo (non nel senso fisico, che avete capito) tra i due personaggi. Se si cercano queste cose, Notti selvagge è un romanzo che risponde discretamente alle aspettative. Di passione ce n'è tanta, anche se secondo me poteva essercene di più (ma in quel caso era veramente troppo), le scene hot ci sono ma non sono mai eccessive e il rapporto tra Tucker e Sally Mae ha abbastanza spunti per essere tormentato.
Una cosa che ho apprezzato è stata la quasi totale assenza del classico 'cattivo' che porta caos nella vita dei personaggi: c'è un antagonista che grazie al cielo sparisce senza troppe cerimonie, e verso la fine abbiamo un minimo di movimento che fa finire in bellezza la storia. Ci sono anche un paio di Hell's Eight che compaiono per farsi vedere: i due gemelli. Yumminess...speriamo che il prossimo protagonista sia uno dei due. Comunque, anche se il voto non è alto, perché dopotutto il libro non è indimenticabile, è decisamente sufficiente. Non supera in meglio il primo, che resta il migliore, ma è sicuramente più carino del secondo, che tra i tre è quello meno riuscito.

Brenda Joyce
Dark seduction

Serie Masters of Time 1
Trama 
Affascinanti guerrieri delle Highlands hanno giurato di lottare per sempre contro la progenie del Signore delle Tenebre. La notte prima di partire per la Scozia Claire, giovane proprietaria di una libreria antiquaria, viene tramortita da una donna dai capelli rossi di nome Sybilla che irrompe nel negozio in cerca di una misteriosa pagina scomparsa da un antichissimo testo celtico. Quando si riprende, si trova davanti un Highlander, anche lui alla ricerca della stessa pagina del libro sacro. L'uomo è Malcolm di Dunroch, un possente guerriero che discende dagli antichi dei Celti, e per proteggere Claire decide di portarla con sé nel passato. Ma la passione che divampa incontenibile tra loro potrebbe rivelarsi fatale per entrambi... 

Commento


Se vogliamo essere brutali, diciamo che questo primo romanzo è deludente. Se vogliamo essere gentili, diciamo che è carino. Una via di mezzo mi permette di dire che pur lasciandosi leggere con molta velocità, e pur avendo momenti molto positivi, è un libro che lascia un senso di insoddisfazione.
Di solito i primi libri di una serie o ti fulminano e ti fanno innamorare o ti lasciano indifferente. Purtroppo questa volta rimaniamo nel secondo caso, e non credo che continuerò la serie. Per una serie di motivi (anche fuori dal contesto del romanzo). Di romanzi carini ce ne sono in giro tanti, e troppi che non lasciano nulla. Dark Seduction è un misto, un ibrido tra un time-travel, un paranormale e uno storico ma alla fine della fiera non è nessuno dei tre; se poi vogliamo aggiungerci il fatto che strizza l'occhio agli erotici facendo però solo una smorfia, non riesco assolutamente ad essere troppo generosa con il voto. Tre cuoricini meritati solo in parte, perché l'autrice ci ha provato, e si sente, ma non di più perché non è un romanzo pienamente riuscito. I personaggi sono di poco spessore, la trama è troppo leggera e l'aspetto 'time-travel' e paranormale è campato per aria. Non c'è una struttura di base, ma solo una storiella semplice cucita su alcuni elementi. Claire è la classica bellona e Malcolm è un banalissimo highlander/sacerdote/viaggiatore nel tempo/guerriero/laird...insomma, di tutto un pò. Subito si piacciono e subito si saltano addosso, peccato che dopo comincino a fare gli sdolcinati, come se l'autrice avesse voluto ridimensionare la sensualità delle scene. O scrivi in un modo o scrivi in un altro, e la Joyce è decisamente confusa. Evidentemente era un primo tentativo, in cui ha testato l'ambiente paranormale, e a quanto pare in USA deve essere piaciuta visto che continuano a pubblicarla (ma c'è anche da dire che gli americani pubblicano e leggono cani e porci). Io, che ho un palato più sensibile, non ho trovato sapori di mio gusto e quindi mi trovo a dover troncare di netto questa serie. Ormai non siamo più così messe male da doverci accontentare, e quindi continuare, serie anche mediocri, ora posso fare una selezione e quindi non mi sento in colpa a dire che ho chiuso con questi highlanders.