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30 ottobre 2017

Colleen Hoover
Le Confessioni del Cuore

Titolo originale Confess

Trama
Leggereditore
pag. 280 | € 14,90
A soli venti anni, Auburn Mason ha paura di aver perso ciò che aveva di più importante. Malgrado il dolore, le resta la voglia di lottare per rimettere sulla giusta strada un destino che sembra sfuggirle dalle mani, ma questa volta non dovrà esserci più spazio per errori e debolezze, tantomeno per l’amore. Owen Gentry è l’enigmatico artista proprietario dello studio d’arte di Dallas presso cui Auburn ha trovato lavoro. È un giovane brillante, di talento, verso il quale Auburn sente fin da subito di provare un’attrazione speciale. A quanto pare, la vita le sta regalando un’altra occasione per lasciarsi andare e ascoltare il proprio cuore. Eppure c’è qualcosa che rischia di minacciare la ritrovata felicità, un segreto che Owen vorrebbe relegare nel proprio passato ma che torna prepotentemente a galla. Owen sa che l’unico modo per non perdere Auburn è condividere con lei ogni aspetto della sua vita, ma la verità, come le opere d’arte, si presta a interpretazioni contrastanti, e una confessione, talvolta, può essere più distruttiva di una menzogna...
Ripenso alle prime parole che le ho detto quando si è presentata alla mia porta. 'Sei qui per salvarmi?' Perché è così, Auburn. Non è vero?
Commento
Per rimanere in tema con il titolo farò una confessione pure io.
Questo romanzo non lo volevo comprare. Non volevo comprare l'edizione americana, tanto meno quella italiana. Ho letto la trama e ho pensato non fa per me perché, detto brutalmente, non mi aveva toccata. Proprio per niente.
Poi la Hoover è venuta in Italia con la Todd, io sono riuscita a NON incrociarla in Piazza Duomo e per la disperazione mi sono accontentata di comprare uno dei libri che aveva firmato di nascosto nella Mondadori di Duomo. Ho addirittura comprato l'edizione italiana di un libro che non mi attirava, solo per avere un suo autografo che ha - per me - meno valore affettivo perché non l'ha fatto con me e per me. Sì, insomma, è una cosa un po' da disperata ma per certe autrici si fa questo e ben altro.
Però la voglia di leggere Confess non mi saliva, mai, ogni volta che dovevo scegliere cosa iniziare dalla mia pila lo superavo senza nemmeno pormi il problema, al punto che per fare spazio l'ho pure messo nel mobile dei forse un giorno (ah! capito la citazione? Maybe Someday...vabé).
Nel frattempo è pure uscita la miniserie prodotta da Awestruck (potete vedere il trailer QUI), di cui ho visto le prime due puntate su YouTube rischiando il coma per noia totale, e la mia convinzione che questo romanzo non fosse per niente nelle mie corde si è cementificata al punto che, bon, basta, volevo rivendere il libro.
Ma io sono io, e l'anima mia taccagna non poteva tollerare di rivendere una proprietà senza prima averla usata in qualche modo. Quindi l'ho letto.
O meglio, mi sono fatta violenza per pescarlo dal mucchio - frase motivazionale: è corto, lo leggi in due giorni - e beh, mi inginocchio sui ceci, mi è piaciuto!
Mi è piaciuto ma non allo stesso modo in cui ho adorato certi romanzi della Hoover, ma in ogni caso mi ha presa e mi ha emozionata.
Parto col dire che, di solito, i romanzi con una forte componente artistica tendono a darmi sui nervi: disegno, pittura, musica, non so perché ma mi respingono. Non che odi in generale le diverse forme d'arte, tutto l'opposto, solo che per me sono talmente ingombranti da distogliere completamente l'attenzione dalla personalità vera e propria dei personaggi. Voi direte, ma se è parte del personaggio come può distogliere l'attenzione? Beh, per me se un personaggio suona, per dire, inevitabilmente sarà il musicista. Non Tizio che è anche un musicista, perché quasi sempre i personaggi vengono definiti in base alla loro forma d'arte. E a me questa cosa manda in bestia, è più forte di me, e quindi tendo a girare al largo da questo tipo di storie. La Hoover, però, mi aveva già dimostrato di essere una maga e di aver scritto un romanzo dove la musica è una componente importantissima senza che questa offuschi o schiacci i personaggi. Maybe Someday ad oggi è il mio romanzo preferito della Hoover, e sono stata una scema a pensare che con Confess non avrebbe ripetuto lo stesso modus operandi.
Qui l'arte è sì componente importante - per molte ragioni - ma rimane spesso sullo sfondo, non è invadente e quando si prende la sua porzione di ribalta lo fa perché ha una ragione valida. Pur essendo quasi sempre presente nella scena quando c'è Owen, la pittura non diventa suo sinonimo, e riempie sfacciatamente gli spazi lasciati vuoti dal personaggio. In realtà il fatto che Owen sia un pittore è solo uno degli elementi distintivi del romanzo, arricchisce alcuni dettagli, trasforma certi contenuti, regala nuove spiegazioni a determinati eventi, ma non si sostituisce mai al protagonista.
In quanto a personaggi, però, devo dire che la Hoover non ha colpito nel segno. Auburn, ad esempio, non è una protagonista che mi è rimasta nel cuore, non è incisiva, non spicca dal mucchio e il suo passato è sempre un po' nebuloso. Allo stesso modo Owen lascia in sospeso tantissimi aspetti del suo passato e del suo presente, anche se risulta essere un pochino più speciale di Auburn. Come coppia sono anche carini, ma tutto funziona perché c'è un incastro preciso e ben congegnato da parte della Hoover, che gioca con il non detto, con l'anticipazione, finché una - me, per l'esattezza - legge legge legge perché ha un forte dubbio e se lo deve levare.
Dal punto di vista stilistico niente da dire. La Hoover riesce a cambiare timbro con scioltezza e a far ridere e piangere nella stessa pagina, anche se a livello di descrizione qua mi sembra sia un po' poverina. Quello che non mi ha convinta del romanzo e che, alla fine, non mi ha conquistata è stata l'impressione generale che tutto fosse poco approfondito, un po' superficiale, e che ci fosse poca sostanza rispetto alla meravigliosa forma. La Hoover sa usare bene le parole, sa creare drammaticità senza cadere nell'eccesso, ma per quanto le frasi siano bellissime e commoventi, una volta che chiudi il libro mi rimane la sensazione che manchi qualcosa, che metà del romanzo sia un'occasione sprecata e che, se solo avesse sviscerato di più, il risultato sarebbe stato più bello, più toccante, più drammatico.
C'è la risoluzione veloce e facile, c'è il lieto fine da manuale, c'è il cattivo che paga, c'è persino la chiusura positiva del passato di entrambi, eppure sfiorare certi elementi e limitarsi a raccontarli non importa quanto bene venga fatto, non è abbastanza. Per me, s'intende.
Ora che ho letto il romanzo sono ancora più convinta di non voler vedere la miniserie, perché l'attrice che interpreta Auburn non ci azzecca niente in fatto di espressioni e l'attore che interpreta Owen è un figo ma al di là della bella faccia non mi ha trasmesso niente. Quindi ciao ciao, mi tengo il libro autografato, se trovo su YouTube le puntate e sono in vena di trash magari le guarderò, ma per adesso rimango ferma sulla mia posizione.
Romanzo bello, emozionante, ma non il migliore della Hoover.

18 settembre 2017

Lisa Kleypas
La ragazza dagli occhi scuri

Serie Travis 4
Titolo originale Brown-Eyed Girl

Trama
Leggereditore
pag. 297 | € 9,90

Avery Crosslin è una giovane stilista di talento, appagata e felice, con una brillante carriera davanti a sé. Fino al giorno in cui la società per cui lavora fallisce e il fidanzato decide di mollarla. Come se non bastasse, l’acuirsi della malattia del padre la costringe al suo capezzale giorno e notte. Disoccupata, single e con un dolore che le attanaglia il cuore, in ospedale incontra un uomo affascinante che si offre di aiutarla. L’attrazione tra i due è irresistibile, eppure, quando lui le confessa il suo interesse, Avery lo liquida fingendosi già impegnata. Alla morte del padre, riceve una lettera: è da parte di Joe, l’affascinante sconosciuto che Avery non riesce a dimenticare, ma che ha scoperto essere in qualche modo responsabile della tragedia che sta vivendo.





Commento
Che cosa ho letto.
Cos'è questa roba? Mi rifiuto di pensare che la Kleypas abbia firmato un romanzo del genere. Mi rifiuto. Perché se questa è la qualità dei suoi nuovi contemporanei allora io e lei abbiamo un problema. Certo, finché riuscirà a mantenere il suo stile negli storici potremmo continuare la nostra relazione ma, visto che pure Un libertino dal cuore di ghiaccio mi aveva delusa (QUI la recensione), le mie speranze non hanno un futuro roseo.
Non voglio sapere se Leggereditore ha tagliato o ha fatto qualcosa con la traduzione, mi importa fino ad un certo punto perché se il contenuto è brutto in originale sarà brutto pure nella traduzione, che sia integrale o no. Il problema non è nemmeno economico, visto che ho comprato il libro usato su Libraccio pagandolo la metà (cosa che si può comunque fare anche su IBS).
Il problema vero è che banale, noioso, piatto, sembra uno di quei romance degli anni '90 dove la quantità di pagine è inversamente proporzionale alle parti interessanti della trama, uno di quei romanzi che puoi trovare nel reparto ammuffito di rosa della biblioteca e che nessuno prende più perché è un tipo di storia ormai passato di moda, sembra un Harmony più lungo della media, così prevedibile che si potrebbero saltare intere pagine.
Non c'è niente che mi abbia ricordato lo stile della Kleypas, niente che abbia avvicinato questo titolo agli altri della serie, niente che abbia anche solo in minima parte risvegliato il neurone della lettura, nemmeno il protagonista maschile.
Di solito con la Kleypas puoi stare tranquilla che almeno l'eroe meriti lo sforzo della lettura, ma qui nemmeno Joe riesce ad uscire dal pantano. Nemmeno la sua entrata in scena è memorabile o emozionante, nemmeno le scene di sesso. Di lui sappiamo che ha gli occhi e i capelli neri, fa il fotografo, è peloso e virile come tutti i Travis ed è il fratello che sta fuori dall'azienda di famiglia.
E' insolitamente remissivo, quasi un cucciolo che corre dietro a comesichiamaspettachecontrollolatrama Avery e sospira d'amore. E' un eroe della Kleypas, questo? 
Così moscio, gentile e comprensivo? Dov'è finita la classica arroganza che scatena incomprensioni e casini come solo i maschi kleypasiani sanno fare? Dov'è il maschilismo old school, quello io maschio tu donna che in ambito della fiction romantica riesce ancora a far sospirare?
Insomma, io qui ho letto di un personaggio femminile che monopolizza la storia con le sue paturnie assurde, dalla misura del suo culo all'ex che l'ha scaricata sull'altare, fino alle sue manie ossessivo compulsive per controllare il suo lavoro. Un personaggio femminile del genere non ha quasi nessuna caratteristica in comune con le donne di oggi, ormai avere una taglia 50 non è certo motivo di imbarazzo e nemmeno un cretino che ti molla, e leggere di Avery che si lamenta che ha le tette grosse o che si vergogna o che non crede più nell'amore mi ha fatto salire il nervoso.
La noia di questo romanzo, la banalità, sono assolute. Totali, imbarazzanti, inevitabili.
Dalla protagonista femminile al tema wedding planner che - onestamente - è uno di quelli che mi fanno venire l'orticaria, persino ai personaggi secondari stereotipati e al cane Coco che è una specie di caso canino perché fa più divertente e tenero.
I dialoghi, le parole, le scene, la struttura e l'essenza stessa del romanzo sono datati. Polverosi, vecchi, superati. Un libro di neanche trecento pagine si è trascinato per giornate intere e mi ha stroncato qualsiasi voglia di romance classico.
Sono molto delusa, molto. Non pensavo che la Kleypas potesse mettere in commercio un prodotto così banale e brutto, eppure l'ha fatto. Ora mi prendo una pausa prima di leggere il suo ultimo storico perché se anche quello è brutto io rischio di entrare in depressione.

14 gennaio 2016

Kresley Cole
Dark Skye

Serie Immortals After Dark 15
Titolo originale Dark Skye

Trama
Leggereditore
pag. 496 | € 16,00
Nonostante siano passati secoli da quando ha perso l’unica donna che abbia mai desiderato, Thronos, principe di Skye Hall, sa che il tempo non potrà mai lenire l’eterno bisogno di lei. Il desiderio di ritrovarla diventa un’ossessione, capace di distrarlo pericolosamente dalle vicende politiche del proprio clan, i vrekener. Lei è Lanthe, una potente maga che ora sembra aver perso il controllo delle sue abilità. Nonostante tenti di negarlo, soprattutto a sé stessa, non ha mai dimenticato Thronos, l’angelo caduto che l’ha protetta fino alla notte in cui la violenza ha preso il sopravvento. Da quel momento, tutto è cambiato. Le rispettive famiglie si sono dichiarate un’eterna guerra, e Thronos e Lanthe sono diventati nemici giurati. Ma sotto le braci del legame che li ha uniti in passato continua ad ardere la passione, una passione più forte dell’odio, che forse può scacciare anche i dubbi più cupi.
Tu appartieni a me. Io ti ho conquistato con il dolore!
Commento
Quando sei incerta, scegli la Cole.
Mi dispiace dirlo, ma Kresley ha soppiantato altre autrici nella mia lista comfort reading, perché ormai ogni suo romanzo è una lettura sicura e, fino ad ora, non mi ha mai delusa. Mai, nemmeno una volta.
Nei tre giorni liberi che ho avuto alla fine di Dicembre (25, 26 e 27) ho potuto fare una cosa che non faccio mai: scegliere un libro dalla libreria e mettermi sul divano a leggere per tutto il tempo che mi andava. Un evento del genere per me, che ho sempre le ore contate, è un lusso da non sottovalutare ed è anche uno di quei momenti che trasforma completamente la percezione del romanzo che sto leggendo.
Quindi sì, ero nello stato mentale felice in cui tutto è bello, ma è anche vero che se una storia non ti appassiona non puoi passare tre giorni di idillio con il sorriso sulle labbra, prima o poi arriva la batosta.
Con Dark Skye mi sono veramente rilassata, mi sono divertita, e mi sono lasciata prendere da una trama che non si ferma un secondo e ti trascina in talmente tante realtà che alla fine ti dispiace fermarti in una sola. Se penso che normalmente sono allergica alle storie iper adrenaliniche, vedere come questa mi sia piaciuta è una stranezza. Ma non sono una di quelle persone che sta ad analizzare le cose, non mi importa granché del come finché il risultato è positivo. Go with the flow, insomma.
Melanthe, regina della Persuasione, è la sorella minore di Sabine e non è per niente popolare. Ha perso la maggior parte dei suoi poteri durante imbarazzanti momenti di intimità ed è nota per la sua incapacità di usare i suoi poteri con regolarità. Lanthe è una strega a metà e ci soffre. Tra tutte le sfighe che le sono capitate nella vita, però, la più grossa è stata quella di perdere il suo migliore amico Thronos quando era bambina e, nello stesso momento, vedere i genitori assassinati e la sorella sgozzata dal padre del suo amico.
Per anni Lanthe ha creduto che Thronos avesse tradito lei e la sua famiglia, facendo parte di una razza nemica alle streghe, e per anni ha subito gli attacchi dei vrekener diventando l'ombra della strega che avrebbe potuto essere. Ma la cosa ancora più tremenda è che Thronos, oltre ad essere suo amico, era anche il suo compagno. O meglio, per Thronos Lanthe è la compagna predestinata ma per lei i sentimenti erano intensi allo stesso modo. Così Lanthe, giovane e piena di paura, si è vendicata sull'unica persona che le aveva fatto il torto, condannando Thronos ad una caduta da cui non si sarebbe ripreso mai più.
Da quel momento Lanthe è fuggita di fronte ai vrekener e di fronte a Thronos, troppo piena di rabbia per fermarsi a ragionare con lui e capire il perché. Per 500 anni lui la inseguiva e lei scappava, lasciandolo sempre con qualche ammaccatura in più. Fino all'arrivo dell'ordine, fino all'episodio dell'isola piena di detenuti del Lore, fino all'epica evasione.
Il romanzo segue subito in linea cronologica il suo predecessore e si apre esattamente nel momento in cui la Dorada causa l'evasione e subito la Cole si scatena in una rocambolesca avventura dove i nostri due protagonisti sono soli contro l'interno universo del Lore, soli in un'avventura che non sembra avere mai fine.
Sullo schema a cui ormai siamo abituate, tutta la storia si incentra sulla relazione tra Lanthe e Thronos e sul loro imparare a conoscersi di nuovo: lo stuzzicarsi, i tira e molla, le frecciatine e la seduzione sono ai massimi livelli, conditi dall'inconfondibile stile ironico della Cole e resi ancora più intensi del solito grazie alla trama super movimentata.
Tra un salto da una dimensione all'altra, fughe, lotte con draghi, mastini infernali e continui trabocchetti, Lanthe e Thronos diventano sempre più uniti e sempre più divertenti.
L'unica cosa che mi ha lasciata un po' male è stata la risoluzione finale, veramente troppo spiccia e breve rispetto al resto del romanzo e al ritmo serrato della storia. Sarebbe stato bello leggere di un ultimo ostacolo da superare, per coronare al meglio la loro avventura ma anche così si legge volentieri senza vere sbavature.
Naturalmente, essendo ben disposta, rilassata e sempre felice di leggere la Cole, qualsiasi scelta è gradita e non ho motivo di accanirmi su qualsiasi piccolo difetto possa aver riscontrato.
Va bene così, è un romanzo del e sul Lore ed è sempre un vero piacere leggerli. Anzi, ne vorrei sempre di più. E' come quando hai il ciclo e brami junk food: apri un sacchetto di patatine e ti convinci che ne mangerai solo una manciata, poi finisci il sacchetto e ti si è aperta una voragine nello stomaco che vuole altre patatine. Ecco, la Cole è come quel sacchetto di patatine. Non basta mai.

3 dicembre 2015

Sarah MacLean
Dieci cose da seguire per non farselo sfuggire

Serie Love by Numbers 2
Titolo originale Ten Ways to Be Adored When Landing a Lord

Trama
Leggereditore
pag. 405 | € 14,00
Da quando è stato nominato lo scapolo più affascinante di Londra da una popolarissima rivista, Nicholas St. John non ha avuto pace. Perseguitato senza tregua da ogni zitella in cerca di marito, non vede l’ora di fuggire dalle trappole della mondanità. Ma finisce tra le braccia di una delle donne più determinate e deliziose che abbia mai incontrato... Di famiglia nobile, Lady Isabel Townsend ha troppi segreti e poco denaro.
È abituata a cavarsela da sola, ma dopo la morte del padre si ritrova disorientata e bisognosa di aiuto, con un fratello minore da proteggere e cui badare. Lord Nicholas, così peccaminosamente bello e pronto da sposare, si presenta come la sua unica salvezza. Ma neanche il migliore dei piani può prevedere le conseguenze che potrebbe avere il più ingestibile degli imprevisti: l’amore!



Commento
Cos'è questa cosa che mi perseguita e che mi impedisce di trovare, leggere e godermi un romance storico come ai bei vecchi tempi? Chiamiamola sfiga, chiamiamola non è il momento, resta il fatto che più ci provo e più rimango fregata.
Grazie al cielo esistono le biblioteche, altrimenti l'idea di spendere soldi ed essere continuamente delusa dalle letture mi avrebbe non solo mandata nel reame della depressione economica, ma anche in quella letteraria. Perché, francamente, va bene spendere soldi, ma buttarli anche no.
Ora, con questo non voglio dire che la MacLean è una bestia e scrive da schifo, semplicemente dico che a me - personalmente, in base ai miei modesti gusti - questo romance non è piaciuto. O meglio, mi ha delusa parecchio.
Lo so, è il secondo della serie, lo so. Avrei dovuto iniziare dal primo ma quello non c'era nel circuito interbibliotecario e, insomma, non volevo spendere i soldi dell'ebook senza prima avere la certezza che mi sarebbe piaciuto. Chiamatemi taccagna (cit. libera Moby Dick).
Bene, preso questo romanzo dal titolo lunghissimo e impossibile da ricordare, abbreviato in DCdSpnFS, mi sono messa a letto a leggerlo bella contenta, sicurissima che finalmente sarebbe stata la volta buona.
Lo ammetto, l'inizio di questo romanzo è bello. Bello nel senso che mi ha coinvolta, mi ha divertita, mi ha fatto pensare ci siamo!, è scritto bene è ritmato e i personaggi non sono per niente noiosi. Purtroppo, però, l'entusiasmo ha cominciato a scemare ad ogni giro di pagina, fino a farmi arrivare alla fine arrancando, annoiata e per niente felice. Né soddisfatta. Né tantomeno impaziente di procurarmi il primo romanzo, o il terzo. Insomma, Sarah, sei brava e tutto il resto ma è chiaro che non andiamo d'accordo.
Tanto per cominciare il personaggio femminile. Tragedia! Io non sopporto nel modo più assoluto i personaggi femminili testoni e sciocchi. Se sei in una situazione di cacca, cosa ti fissi a voler continuare con il tuo comportamento? Perché non usi un po' di buon senso ma soprattutto, perché non cambi dall'inizio alla fine del romanzo? Volete farmi venire l'orticaria? Cara Sarah e cara Isabel ci siete riuscite.
Isabel è quel tipo di personaggio che vuole a tutti i costi essere odiosa, non tanto perché è una cagona, ma perché le circostanze le hanno reso impossibile migliorare o cambiare il suo comportamento. Si sente responsabile per tutti, ed è onestamente convinta di fare il meglio per loro, quando segretamente gode della sua situazione, le piace tirarsi scema, fare la donna forte, avere il potere e chiudersi nella sua fortezza senza che il mondo entri dentro a mandare tutto a monte - con un briciolo di intelligenza.
Quando Nicholas arriva in questa casa sperduta e dimenticata dal genere umano ci mette due secondi ad inquadrare la situazione, tre a trovare una soluzione e quattro a infilarsi nelle mutante di Isabel che, per quanto faccia la matrona ritrosa, si scioglie come una ragazzina di fronte alle attenzioni di un uomo.
Quindi, dopo la prima parte del romanzo, quella decente e carina, il resto si basa tutto sul tira e molla tra Nicholas e Isabel, sul fatto che lui è sgamato e ha capito tutto e lei che si ostina ad ignorare la realtà nella speranza che questa sparisca o si adatti ai suoi desideri.
Naturalmente tutta la questione amorosa è il solito schema che, per carità, va benissimo, se non che il personaggio femminile rende tutto meno appassionante. Va bene che non hai esperienza, va bene che hai paura, ma ragazza mia smettila di fare l'eroina!
Nicholas, invece e per fortuna, è un personaggio piacevole che si legge e si apprezza senza problemi, grazie a lui la parte finale del romanzo è sopportabile e sempre grazie a lui tutta la storia assume un connotato più maturo e in sintonia con il genere, perché se stavamo ad aspettare lei si finiva male. Persino l'altro personaggio maschile, Roccia, e il fratellino di lei sono più interessanti e intelligenti di tutti i personaggi femminili messi insieme. Forse la MacLean scrive bene, crea bei personaggi maschili, ma non ha mano per quelli femminili. Non lo so e francamente non m'importa di scoprirlo.
Ho fatto talmente fatica a finire questo romanzo, nonostante all'inizio mi piacesse, che arrivata alla fine mi ha tolto persino la voglia di cercare un altro romance storico per depurarmi la mente. Mi sono buttata su altro, perché non potrei sopportare due delusioni consecutive. Meglio andare sul sicuro e fare ciao ciao alla MacLean e augurarle tante cose e tanta felicità. 

4 giugno 2015

Colleen Hoover
Forse un giorno

Serie Maybe 1
Titolo originale Maybe Someday

Trama
Leggereditore
ebook | € 4,99
Sydney Blake, un’aspirante musicista di vent’anni, ha una vita invidiabile: frequenta il college, ha un buon lavoro, è innamorata del suo meraviglioso ragazzo Hunter e convive con la sua migliore amica Tori. Ma tutto cambia quando scopre che Hunter la tradisce con Tori. Ora Sydney deve decidere che ne sarà della sua vita. È attratta da Ridge Lawson, il suo misterioso vicino. Non può staccargli gli occhi di dosso e non può fare a meno di starsene ad ascoltarlo mentre suona la chitarra sul balcone della sua stanza. La sua musica le dà armonia e vibrazioni. E anche Ridge non può far finta di ignorare che c’è qualcosa in Sydney: a quanto pare, ha trovato la sua musa. Quando, finalmente, si incontrano, scoprono di avere bisogno l’uno dell’altra...

Mi sta stringendo come se fossi parte di lui, un'estensione ferita del suo cuore. E si sta rendendo conto che quell'estensione ha bisogno di essere recisa.

Commento
Cara Colleen ci incontreremo mai?
Tra tutte le autrici di New Adult e romance che ho letto nel corso degli anni te sei quella che mi piacerebbe incontrare più di tutte. Ho come l'impressione che tu sia una bella persona, oltre che una brava scrittrice, una di quelle che ti toccano il cuoricino e ti lasciano del buono addosso.
Cara Colleen se mai ci dovessimo incontrare ti abbraccerò e ti dirò grazie. Grazie perché, pur nuotando nella grandissima e affollatissima piscina del New Adult, tu riesci sempre a brillare come una stellina e a immergerti in profondità che alcune tue colleghe si possono solo sognare.
Nella realtà io e Colleen probabilmente non ci incontreremo mai, ma niente mi impedisce di mandarle un grosso abbraccio virtuale e pensare che questa donna si meriti tutto il successo che ha e che avrà.
L'altro giorno - causa ciclo e una depressione totale per colpa di un altro romanzo - ero in una condizione tale che se non cambiavo aria in fretta mi sarei nascosta nello sgabuzzino a sguazzare nella mia nuvola nera.
Ho acceso il mio ebook reader e ho cominciato a scorrere tutti gli acquisti fatti negli ultimi mesi senza trovare qualcosa che mi attirasse. Ho persino iniziato ben due romanzi ma, dopo poche pagine, perdevo interesse.
Poi ho aperto Forse un giorno e ho capito subito che era il libro che mi serviva (ps: costa solo €4,99 su IBS e Amazon quindi compratelo!). In due giorni di letture notturne ho respirato Forse un giorno e, una volta finito, mi sono spuntate lacrime di felicità dagli occhi.
Io non piango spesso per un romanzo; qualche momento di commozione me lo becco sempre e le lacrime arrivano solo nel momenti difficili, ma piangere con tanto di singhiozzi è un evento talmente raro che, quando mi succede, mi segna.
Sono qua a scrivere un commento mentre ascolto la soundtrack del romanzo e l'unica cosa che riesco a fare è sorridere e concentrarmi per non piangere ancora. Se un cuore arido come il mio riesce a provare certe emozioni di sicuro vale la pena di leggere questo romanzo. Date retta a me, € 4,99 su IBS e Amazon, non fate i pezzenti e compratelo.
Ora vorrete un parere sulla storia, quindi mi concentro.
Il giorno del suo ventiduesimo compleanno Sydney si trova zuppa sotto la pioggia; ha appena scoperto che il suo fidanzato di due anni la tradisce con la sua migliore amica e conquilina. Sydney non sa dove andare, ha scordato la borsa nell'appartamento e si sente talmente di merda che persino la stronzaggine di una sconosciuta vestita con la divisa di Hooters che le urla dietro è meglio che chiamare i suoi genitori. Andava tutto bene: studiava musica, si divertiva con l'amica e aveva un relazione seria. In più, ogni sera, aveva il suo concerto personale dal ragazzo dell'appartamento di fronte con il quale aveva stabailito una strana amicizia tramite SMS.
Ma per Sydney, quando la sfiga arriva, si porta dietro una serie di mazzate che non le danno tregua: a coronare il compleanno più brutto di sempre, la cattiva notizia del tradimento le arriva proprio da Ridge - il musicista - che ormai, dopo tanti sms sulla sua musica e tanti testi scritti insieme, era diventato suo amico.
Nonostante la delusione e nonostante per Sydney accettare la sua ospitalità sia un po' strano, considerando che neanche si sono mai parlati, la poverina non ha altra scelta e decide che il male minore, in questo caso, è dormire sul divano di Ridge. Per alcune settimane si instaura un rapporto civile e amichevole tra i due: Ridge sfrutta l'abilità di Sydney nello scrivere i testi e, nello stesso tempo, impara a relazionarsi con persone che non sono a conoscenza del suo problema.
Perché Ridge, con tanta pace per il nostro cuore, non solo è un bel ragazzo, non solo è un grande musicista, ma è anche sordo dalla nascita. Per Sydney scoprire che i suoi SMS erano e sono l'unico modo di comunicare con lei cambia poco o niente, Ridge è sempre lo stesso ragazzo gentile, sorridente e comprensivo che l'accoglie e l'aiuta a superare un momento tremendo.
In modo del tutto naturale e per niente malizioso, tra i due personaggi nasce un'attrazione che si basa più di tutto sulla sintonia e sull'intesa: Ridge e Sydney sono chiaramente attratti fisicamente l'uno dall'altra ma la loro relazione nasce su basi più solide. La situazione si complica, però, quando Ridge si ricorda - un po' ingenuamente - di introdurre la sua fidanzata Maggie, una ragazza sorda che ama sinceramente. L'equilibrio tra i due si rovina irrmediabilmente e Sydney, per quanto abbia cercato di resistere, è costretta ad affrontare un sentimento che cresce ogni giorno.
E' chiaro che tutto il romanzo si basa sul triangolo amoroso e sulla non proprio velata possibilità di un tradimento, ma la Hoover non sporca ciò che Sydney e Ridge provano l'uno per l'altra facendoli comportare in modo scorretto e, invece, dona una maturità alla storia che rende tutto più accettabile. Sydney, avendo vissuto sulla sua pelle il tradimento, non vuole che Maggie subisca la stessa cosa e si rispetta troppo per diventare una di quelle ragazze che se ne fregano dei sentimenti degli altri. Sydney non vuole essere l'altra, la stronza. Vuole essere l'unica.
Allo stesso modo Ridge è tremendamente combattuto per i sentimenti che prova nei suoi confronti: nonostante ami Maggie, sente che per Sydney prova qualcosa di completamente diverso, di totalmente suo. La sua sordità lo ha sempre circondato di persone che sanno come gestirlo, conoscono le sue difficoltà o le vivono sulla loro pelle. Con Sydney Ridge scopre una libertà mai sperimentata e, per la prima volta,  prova un sentimento libero dai sensi di colpa e da abitudini ormai consolidate.
Per quanto la trama sia scarna - perché oggettivamente succede poco o nulla - tutto si concentra sui sentimenti e l'espressione della loro attrazione passa nettamente in secondo piano. Tutto avviene su un piano completamente diverso, profondo, talmente delicato e dolce da cancellare completamente ogni eventuale critica nei confronti del loro amore. La Hoover ha gestito la trama talmente bene che persino io, anti tradimento fino al midollo come sono, ho trovato coerente, civile e realistica l'evoluzione della storia.
Insomma, sotto ogni punto di vista questo romanzo passa a pieni voti e lo fa senza dover calcare sul sesso, sulla passione, sulla carnalità ma esaltando la nascita di un sentimento che non si può combattere: perché nella vita si può decisamente amare profondamente due persone in modo diverso, come è assolutamente possibile che un amore annulli l'altro. E' il modo in cui viene raccontato, la costruzione delle scene, la sensibilità dell'autrice nel riportare i pensieri dei due protagonisti a rendere tutto bellissimo.
Brava Colleen, tu sì che hai capito come funziona il cuore delle persone. E voi non perdete tempo con autrici che non hanno idea di come trattare un argomento così delicato, lasciatele alle loro storielle infantili e fatevi travolgere dalla musica di Forse un giorno.

19 febbraio 2015

Lara Adrian
Il desiderio della notte

Serie Midnight Breed 12
Titolo originale Crave the Night
Trama
Leggereditore
pag. 348 | € 12,00
Cosa potrebbero mai avere in comune il gelido Nathan, potente vampiro di Prima Generazione, guerriero dell’Ordine ed ex assassino spietato, e la dolce ed elegante Jordana, Compagna della Stirpe e figlia adottiva di uno degli esponenti più in vista dell’alta società di Boston? Molto più di quanto si possa pensare... Ma un oscuro pericolo sta per travolgerli. In parte umani e in parte creature ultraterrene, i vampiri della Stirpe vivono in segreto sulla Terra da migliaia di anni grazie all’attività dei guerrieri dell’Ordine. Ma ora un misterioso popolo di immortali minaccia di portare tutto allo scoperto. Spetta ancora una volta all’Ordine agire, anche se il compito è arduo, e i guerrieri si dovranno confrontare con i propri demoni e con le paure più profonde. Coinvolti in quella che potrebbe rivelarsi una guerra mortale, Jordana e Nathan lotteranno con tutte le forze, perché in gioco c’è molto più dei loro tormentati sentimenti. Un nuovo e sorprendente romanzo della serie di La Stirpe di Mezzanotte, dove avventura, romanticismo e sensualità si uniscono in un mix perfetto e decisamente intrigante.

Commento
Sono passati 18 mesi dall'ultimo romanzo della Stirpe. Un anno e mezzo che, per me, è stato terapeutico. La distanza presa dalla Adrian mi è servita per riuscire a ritrovare lo spirito giusto per leggere paranormale visto che, da un po' di tempo, non avevo per le mani un sano volume paranormal romance e avevo perso la scintilla.
Tuttavia se dicessi che la Adrian, e questa serie in particolare, mi erano mancati da morire mentirei spudoratamente. Questo, naturalmente, non vuol dire che leggo la Stirpe perché non ho niente di meglio da fare: la seguo dal primo giorno, sono andata alle sue presentazioni, ho i libri in bella vista nella libreria sono, a modo mio, una fan fedele, semplicemente non mi strappo i capelli nell'attesa.
Ricordo come i romanzi precedenti a Il bacio rivale, primo titolo del secondo blocco della Stirpe, avevano cominciato a perdere slancio e a cadere nello schema sicuro e ripetitivo che era stato la fortuna della serie. Con Il bacio rivale, però, c'era stato un cambio di rotta radicale che aveva ridato vita alla serie e aveva fornito nuovi spunti cancellando, così, il vago senso di noia che serpeggiava tra le pagine.
Non posso negare che, all'uscita di Il desiderio della notte, ho sperato ardentemente che l'autrice fosse rimasta vicina a questo nuovo stile, e che fosse stata in grado di alimentare con nuova linfa il blocco giovane della serie.
Ora, a lettura finita, posso tirare un sospiro di sollievo e confermare che la Adrian ha brillato per coerenza e per omogeneità, influenzando positivamente il mio voto grazie all'unione fluida dello schema paranormal romance classico e di un ritmo giovane, veloce e poco impegnativo.
Mi mancava tantissimo leggere una bella storia d'amore a tema paranormale, mi mancava così tanto che ho aspirato la storia senza battere ciglio: iniziata ed è già finita. Quando mi prende questa lettura compulsiva la causa scatenante, di solito, è una: o forse dovrei dire uno. L'eroe, of course.
Do you remember Hunter? Io sì, me lo ricordo eccome, come ricordo l'effetto che mi fece la sua storia. Ecco prendete un guerriero Gen Uno, portatelo nella nuova Boston, con i nuovi personaggi, ma mantenete la freddezza e la pericolosità della Stirpe. Bingo, o meglio dire Nathan.
Nathan è uno di quei personaggi che portano avanti la storia da soli, senza sforzo, senza problemi e senza che il lettore si accorga dell'assoluta mancanza di personaggi di contorno. Se c'è lui si sta sereni che non c'è bisogno di nessun altro. Se c'è lui non capisci più niente e non te ne importa nemmeno molto.
Insomma, con Nathan sono tornata a quel passato di cotte vampiriche che mi avevano fatto diventare paranormal dipendente: con quella giusta dose di passato tormentato che gli regala profondità senza appesantirlo, Nathan è intimidatorio e affascinante, potente e pericoloso, con una copertura di tatuaggi cangianti che mandano in brodo di giuggiule me e, naturalmente, Jordana.
Jordana è il tipo di personaggio femminile che io apprezzo in modo particolare nei paranormali. All'eroe oscuro, vampiro e aggressivo, cerco l'opposto femminile, delicato e un po' indifeso, e la Adrian ha saputo rendere quasi alla perfezione la mia coppia ideale. Quando dico delicata e indifesa non intendo una smidollata che piange, frigna e aspetta come una bella statuina che l'eroe la salvi dal mondo: il gioco degli opposti è tra le consistenze. Pelle e seta, violenza e eleganza, quegli opposti che si esaltano a vicenda e che fanno incastrare i protagonisti proprio per le loro diversità. Jordana rappresenta al meglio l'immagine pura e virginale ma scansa con energia i difetti di quel ruolo e si fa ricordare per la sua grinta, l'indipendenza, e il coraggio di buttarsi e prendersi ciò - chi - vuole.
In questo gioco di opposti la Adrian infila con furbizia l'elemento sorpresa che mancava per rendere la storia - quasi - perfetta. Con l'arrivo degli Atlantidei si rivela chiaramente quali saranno i nuovi nemici della Stirpe e si apre una lotta a tre schieramenti che complica le cose e rende tutto ancora più accattivante. Spero solo che la Adrian non faccia pasticcio e riesca a mantenere vivo il conflitto senza incasinarsi.
Nonostante il romanzo mi sia piaciuto molto non c'è stato il colpo di fulmine e non sono riuscita a fare a meno di pensare che si poteva fare qualcosina di più. Forse pretendo troppo, o forse - e questa è la teoria più credibile - la Adrian mi aveva abituata troppo bene e ora mi aspetto sempre di più.
Ma non c'è problema, so accontentarmi e so aspettare. Prima o poi la Adrian tornerà con il botto e mi darà un colpo di quelli che me lo ricorderò forevah.

22 gennaio 2015

Adele Vieri Castellano
Il canto del deserto

Trama
Leggereditore
ebook | € 4,99
1871. Sylvia, divenuta vedova dopo un disastroso matrimonio, arriva in Egitto con suo padre. Per lei è un sogno che si avvera. Finalmente vedrà i luoghi mitici che conosce solo attraverso le lettere di suo fratello Adam, che da anni collabora nelle sue spedizioni archeologiche con Lord Brokenwood, il suo amore negato dell’adolescenza, ora divenuto cieco a causa di un terribile incidente. Presto, la bellezza di Sylvia, così eterea da ricordare quella della regina Nefertiti, viene notata da Zayd Ambath, il figlio del rais. Ma lei ha altro per la testa: sta per partire per una spedizione nel deserto unica e irrinunciabile alla ricerca di quello che rimane del mitico esercito di Cambise. Solo non si aspetta che quel mare di sabbia nasconda una pericolosa minaccia, che può mettere a rischio la sua stessa vita. Toccherà a Lord Brokenwood accorrere in suo soccorso, ma l’uomo avrà bisogno di tutto il suo coraggio, e della forza dell’amore, per salvare Sylvia dalle spire del deserto.
Osservò il panorama sotto di loro e Sylvia avrebbe voluto chiedergli se vedeva con la memoria o con cuore. Aveva voglia di abbandonarsi contro di lui, respirarne l'odore, sentire sulle guance le asperità del suo volto, su cui un velo di barba era appena spuntata. Far scivolare le mani sotto la tunica per apprendere la geografia del suo corpo, confortarlo e dirgli che sarebbe stata i suoi occhi, per sempre.
Commento
La sera che ho finito di leggere Il canto del deserto mi sono svegliata alle 4.30 spaccate, in piena notte, e il mio cervello stava già scrivendo la recensione. Così, dal nulla. Invece di tornare a dormire ho elaborato la prima parte del mio commento, come se il mio cervello non potesse aspettare che mi svegliassi la mattina dopo. Non mi era mai successo prima e ammetto di essere rimasta un po' perplessa dalla mia reazione ma non dalla prepotenza del romanzo. Perché è questo, prepotente.
Prima di tutto permettetemi di aprire una parentesi, per farvi capire meglio il mio giudizio. Quando ero giovane, intorno ai 18 anni, e tutti i sogni di gloria infantili di diventare ballerina o veterinaria erano morti di morte violenta, mi ero avvicinata - per la prima volta in modo serio e adulto - alla scelta di diventare archeologa. Ero persino arrivata a scegliere l'ateneo, la specializzazione (cosa ve lo dico a fare, era egittologia!) e il piano di studi. Ma, si sa, la realtà è ben diversa dalle aspirazioni di avere un lavoro affascinante e ricco di cultura. Ora, che ho una laurea completamente diversa (e che comunque, in Italia, è riuscita a non servirmi a nulla) e che ho avuto l'occasione di conoscere ben due archeologi che fanno la fame peggio di me e sono più disillusi di me, mi limito ad assecondare la mia passione segreta per l'archeologia guardando documentari, visitando musei, e indulgendo nell'amore per le cose vecchie e polverose.
Ma, proprio perché per me l'archeologia poteva essere più di un vago interesse, tendevo sempre ad evitare di leggere romanzi che - appunto - romanzavano questo durissimo lavoro. Fino all'arrivo del nuovo romanzo di Adele Vieri Castellano.
Che io apprezzi Adele come persona e come scrittrice non mi impedisce di avere un'opinione su questo nuovo romanzo che ha oscillato pericolosamente durante tutta la lettura. Decidere per 4 foglioline è stata dura, è stato un compromesso dove hanno giocato un ruolo importantissimo la mia passione per l'archeologia e la comprensione che un autore non debba per forza scrivere sempre le stesse cose, nello stesso modo.
Se vi sembra che mi manchi l'entusiasmo, in effetti avete ragione. Mi manca l'entusiasmo che ho provato con Rufo e che ho ritrovato - anche se meno intenso - con il batavo biondo. Eppure Il canto del deserto è riuscito a trovare il modo di piacermi. Prepotente, appunto, perché insiste nel trovare il punto sensibile del lettore e, fino alla fine, non molla mai il colpo.
L'inizio del romanzo è bellissimo, fantastico, quasi magico. Unisce la tradizione del romance storico di stampo anglosassone - con ambientazioni verdi e umide, con conti e duchi, con dinastie e matrimoni di facciata - e poi si trasforma diventando rovente, esotico e prendendo tutte le sfumature del deserto. Il cambio mi ha talmente spiazzata, mi ha talmente colpita che mi sono lasciata trascinare, passiva e felice, dai personaggi che emergevano e da una trama che si è presa tutto il tempo che le serviva per uscire fuori.
A questo punto mi levo subito il pensiero di spiegare perché il mio voto è stato così difficoltoso.
Superato il primo blocco, che mi ha esaltata oltre ogni dire, ho cominciato ad arrancare incontrando blocchi che mi piacevano alternati a blocchi che - un po' - mi annoiavano. L'oscillazione di gradimento è stata una prova di forza e di costanza, non solo da parte mia ma anche da parte del romanzo stesso. Quella raccontata da Adele è una storia ricca, avventurosa, permeata di storia su due livelli (Egitto antico ed Egitto della seconda metà del 1800), dove si sovrappongo ben due storie d'amore - entrambe fantastiche - e dove si infila tra un oasi e l'altra anche qualche visione. 
Quello che mi ha messo in difficoltà è stato il tono da sussidiario che ha tolto ai miei occhi l'elemento base, quello distintivo, che rende lo stile di Adele Vieri Castellano così bello: la genuinità. Ho storto più volte il naso di fronte alle continue descrizioni - a volte forzate -, al continuo voler dipingere a toni vividi un'immagine quasi impossibile da ricreare attraverso i protagonisti principali che, al posto di essere guide silenziose, si trasformano in maestrini dal lessico altisonante e asettico. E' sicuramente giusto e necessario dare un minimo di informazione al lettore, ma è anche vero che questa deve fluire nella narrazione senza intoppare la lettura, senza pesare come un macigno.
Tuttavia mi rendo conto che con un romanzo del genere è inevitabile incappare nel tono didattico alla Alberto Angela perché è necessario alla storia: ricrea l'ambiente, i motivi, i sentimenti, serve a dare una complessità e una completezza la cui assenza, altrimenti, relegherebbe Il canto del deserto alla categoria romance storico all'acqua di rose. E possiamo dire molte cose della sciura Adele, ma non che è storicamente imprecisa.
Eppure, oltre lo strato di sabbia e spiegazioni, ho ritrovato quello stile sensoriale che tanto mi piace e ho potuto godere appieno della storia che viene raccontata, ed è questo che intendevo con prepotenza. Un romanzo che riesce a farsi strada nonostante a volte freni il lettore non può che essere forte, saldo, ben costruito e sicuro nei suoi contenuti. Superato l'effetto documentario - che può anche piacere moltissimo - non ho potuto fare a meno di godere della capacità di Adele di usare le parole come se fossero materiali: tutto diventa lussurioso, fisico, e ogni sua descrizione buca la pagina stuzzicando i sensi del lettore. La sabbia, il calore, i sapori e gli odori si mischiano e danno alla testa, ti avviluppano e ti costringono ad amare un luogo così fuori dalla nostra realtà, ricco di mistero e di storia, e ambientazione perfetta per una storia d'amore fuori dal comune.
Come mi è stato detto prima di iniziare la lettura, in Il canto del deserto c'è più romanticismo che passionalità. Vero, verissimo. L'amore qui è di testa, di sfioramenti, di odori e di sguardi. L'amore contrastato e chiuso dietro le convenzioni sociali, l'amore che si tiene nascosto e che ti accompagna negli alti e bassi. Ma, anche se la passionalità non si sfoga in lunghe e dettagliate scene d'amore, questa emerge comunque attraverso l'eroe ed è qui, in questo aspetto, che spunta fuori quello che mi piace tanto di questa scrittrice. I protagonisti sono fatti di carne e sangue, li puoi vedere come se fossero veri, li senti come se li avessi vicino e li vivi attraverso gli occhi dei personaggi.
Uno su tutti, naturalmente, Nicholas. Dotato dello stesso carisma dei personaggi maschili di Adele, è virile fino all'ultimo pelo del petto, è intelligente, è di classe ma non si fa problemi a sporcarsi le mani, a bruciarsi la pelle con il sole, a immergersi nella polvere e rischiare la vita per la sua passione. Nicholas è forse il personaggio più impastoiato di tutto il romanzo, quello che risente tantissimo dei limiti imposti dalla coerenza storica e dalla necessità di usare la sua bocca per divulgare e ricreare l'Egitto agli occhi del lettore. Quando lo leggi pensi che ti scioglieresti volentieri ai suoi piedi, che ti potrebbe portare in qualsiasi deserto dimenticato da Dio e rischiare la vita, basta che lo puoi annusare da lontano. Nicholas mantiene alto l'interesse, anche quando questo scema, e domina la storia senza il minimo sforzo, cieco o vedente che sia. Eppure sono Sylvia e Judith i due personaggi che più mi sono piaciuti: indipendenti senza essere fuori luogo, intelligenti e brillanti, mature, dirette. Lo stampo AVC è evidente e, nella loro insofferenza alla dominazione dell'uomo nella società, un po' mi hanno ricordato la mia adorata Livia e la selvaggia Ishold. 
Però, se devo essere sincera, la riuscita della coppia e della storia d'amore è sempre determinata da un insieme di cose e, in questo, la Castellano sa seguire alla perfezione lo schema del genere unendolo al suo stile così ricco ed evocativo.
E' inevitabile, quindi, dare un voto alto anche se alcuni aspetti non mi hanno sorriso. Un romanzo è diverso dagli altri, sempre, e ha cose diverse da dire e per questo è giusto saper dare il peso corretto dei lati positivi e di quelli negativi, andare oltre e cercare di apprezzare il suo contenuto che è, alla fine, ciò che rimane nella testa.
Lo consiglio? Sì, soprattutto a chi vuole un romanzo d'amore che sia veramente d'amore e che ricalchi il modello di quella narrativa di genere di alcuni anni fa, che non temeva di avere centinaia di pagine e pochissime scene di effusioni, e che vantava una base di tutto rispetto sulla quale costruire una storia spessa e appassionante. Si ritorna agli albori, in un certo senso, e di questi tempi è bene ricordare che un romance può essere più della solita storia d'amore, può essere tutto quello che vuole.

10 novembre 2014

Karin Tabke
Gioco pericoloso

Trama
Leggereditore One
pag. 119 | € 5,90

Sophia non è mai riuscita a dimenticare la notte in cui ha perso la sua verginità con Colin, alla festa per il diploma. Costretta a sposare un boss della mafia per proteggere la sua famiglia, ora è in fuga dal marito, che l'ha sfregiata e vuole ucciderla per impedirle di testimoniare contro di lui. Sophia non ha intenzione di fidarsi di nessuno, neppure della polizia, ma non può sapere che da New York hanno inviato a difenderla proprio l'uomo che non ha mai smesso di sognare: Colin Daniels. Le basta un attimo per riconoscerlo, e insieme si ritrovano subito coinvolti in una fuga ad altissima tensione, sul filo rovente di un desiderio che risale a quel primo incontro. Dal canto suo, Colin non vorrebbe approfittare della vulnerabilità di Sophia, ma non è facile mantenere lucidità e freddezza quando la passione divampa.




Commento

Scena.
Mira reduce da una giornata di emicrania potente, due ibuprofene da 600 mg nello stomaco, il pensiero della macchina morta ferma dal meccanico, l'aspirapolvere ancora fuori e gli angoli di casa popolati da soffici gatti di polvere, una minestrina di brodo nello stomaco.
In queste condizioni, alle 21 di sera del sabato - patetica, I know - c'era poco o niente che avessi voglia di fare. Siccome il televisore era occupato dal fidanzato invasato con un videogioco nuovo non mi rimaneva che spalmarmi a letto e leggere. Ma alle nove di sera che diavolo potevo mai iniziare?
Ravanando nella pila ho scovato questo racconto che ho ricevuto chissà perché io non lo avevo certo chiesto. A caval donato non si guarda in bocca, they say, quindi mi sono messa comoda a letto e bella pacifica e ancora un po' rincoglionita dal mal di testa mi appresto a iniziarlo.
Il racconto si apre così, e poi ditemi se non mi dovevo sparare un'altra pastiglia e mettermi a ronfare.
Quel giorno, due cose stavano per cambiare la vita del poliziotto sotto copertura Colin Daniels. E non si trattava della bionda che glielo stava appassionatamente succhiando, né della rossa che gli premeva contro il viso la sua calda e bagnata intimità.
Parliamone.
Non sapevo se ridere o se lanciare il libricino dall'altra parte del letto. Si potrà mai scegliere di aprire un racconto romantico in questo modo? Non dico di censurarsi, di frenarsi o percaritàdidddddio castrare il proprio estro narrativo, ma santo cielo almeno aspetta che giri la prima pagina, prima di buttarmi in faccia una scena del genere. 
Quindi vado avanti, perché ho scelto di ridere, e perché non avevo voglia di alzarmi dal letto.
Insomma procedo e il protagonista Colin, poveretto, non riesce nemmeno a concludere il suo menage a trois perché le due tipe cominciano a picchiarsi per il diritto di toccarlo ma, appena lui fa per andarsene, le due si impegnano in un siparietto lesbo che lo riattizza e un nanosecondo netto dopo che lui ha fatto cose gli suona il telefono. Mi ero quasi scordata che era un poliziotto.
Il capo lo richiama all'ordine e nel giro di due righe cambia il giorno e Colin è alla centrale.
No, alt. Non è alla centrale perché lui lavora per - tenetevi forte perché questa è una boiata da non credere - il Federal Investigative Strike Team. Il FIST. Fist, gente. Fist come pugno. Volevo vomitare sulle scarpe della Tabke. Chissà come si è sentita quando le è venuto questo lampo di genio. Ah sì, il FIST (che ricorda vagamente il RIP di Anita Blake). Insomma, a questo punto avrei preferito che mi tornasse il mal di testa ma, siccome ero in uno stato di confusione ho continuato.
Quindi Colin è un ex marine, ex detective della omicidi, della buoncostume e della narcotici all'età di 34 anni. Non mi tornano granché i conti, ma procedo.
Il suo capo - che lo odia perché si è trombato la moglie - gli appioppa un caso di recupero testimoni e Colin, appena vede la foto di Sophia sfoggia un'erezione da primato. Sul posto di lavoro si mette a pensare a quello che le farebbe e come e quanto. Poi esce dall'edificio e si trasforma in un Rambo da non credere. Volano proiettili, lo inseguono, lo accerchiano ma lui scappa, corre, salta, si arrampica, spara, uccide, si nasconde e - naturalmente - riesce a scappare. In quarantamila gli stavano dietro ma lui li semina. Vabé, andiamo avanti.
Arriva alla casa di Sophia e ha un'altra occasione per sfoggiare le sue super doti di super uomo, salvando capre e cavoli in una fuga rocambolesca che manco Terminator.
Parliamo di Sophia.
Sophia ha regalato a Colin la sua verginità quando erano giovincelli, prima che la sua famiglia la mandasse in sposa ad un boss sadico. Sophia ha passato 10 anni tra violenze, sevizie, umiliazioni di vario genere, ma appena vede Colin PAM! si dimentica di tutto e gli dice 'visto che domani creperò sollazziamoci come ricci perché mi attizzi', si mette a sfilare ignuda davanti a lui finché Colin e il suo pisellone cedono al richiamo e frullano come conigli. Tra una trombata e l'altra spunta fuori qualche sicario ma Colin l'incredibile lo liquida con le sue doti da killer professionista.
Poi Sophia decide - così - che per tutti questi dieci anni lo ha amato alla follia, che è l'uomo della sua vita e che non può rischiare che lui muoia per lei quindi cosa fa? Ma scappa, ovviamente! Peccato che Colin è pure un segugio e la trova subito, la riporta all'ovile e si rimettono a frullare.
Frulla che ti rifrulla, tra una lacrima e uno scorrere di umori anche Colin cede PAM! all'amore e decide di abbandonare la sua vita da scapolone donnaiolo e il lavoro perché ama - ama - Sophia.
Oh, si amano forte, questi due.
Ci credono tutti.
Alla fine il marito malvagio di Sophia rispunta fuori, la rapisce ma Colin lo uccide. Sì, just like that, dopo la solita scena d'azione fantasmagorica.
Ah, come dimenticare la perla finale.
"Ti amo, ti amo, ti amo!"
Lui sorrise e si scostò, continuando a tenerla abbracciata.
"Che ne dici, se dopo aver sistemato le cose qui, torniamo da quell'impiegata?"
Sophia sgranò gli occhi. "Colin Daniels, mi stai chiedendo di sposarti?"
"Sì, te lo sto chiedendo. Vuoi sposarmi?"
Lei gettò la testa indietro e scoppiò a ridere. "Sì, lo voglio!"
Primo, 'zzo ridi? Secondo, perché non ho smesso di leggere alla prima pagina e me ne sono andata a dormire?

30 ottobre 2014

Susan E. Phillips
Seduttore dalla nascita

Serie Chicago Stars 7
Titolo originale Natural Born Charmer

Trama
Leggereditore
pag. 443 | € 14,00
Blue e Dean: possono esistere due persone più diverse? Lei è una pittrice nomade e svagata, che non cura troppo il suo aspetto, lui una stella del football, ricchissimo e aitante. Non potevano pensare a un momento peggiore per incontrarsi: lei è stata appena lasciata dal suo ex, che se l'è svignata portandole via tutti i soldi, lui si sta concedendo una vacanza per riprendersi dopo un infortunio che ha messo a serio rischio la sua carriera. Eppure, quando Dean si imbatte in Blue offrendole un passaggio in auto, non sa che sta facendo salire a bordo il suo destino. L'attrazione è da subito innegabile, e nonostante le perplessità Blue travolgerà la vita di Dean, mettendo allegramente sottosopra tutto il suo mondo. Ma la loro relazione saprà sopravvivere al fatto che l'unica cosa che hanno in comune è la diffidenza nei confronti dell'amore?
Blue si concentrò sul contare i respiri nella speranza che la cosa la calmasse, ma il panico continuava a cercare di tornare in superficie. Lanciò un'occhiata furtiva a Bel Ragazzo. Seriamente pensava che lei credesse che era gay? Vero, c'erano gli stivali gay e quell'aspetto assolutamente fantasmagorico. Ma, anche così, sprizzava abbastanza megapotenza elettrica etero da illuminare l'intera popolazione femminile. Cosa che indubbiamente aveva fatto sin da quando era saltato fuori dal canale del parto, si era visto riflesso negli occhiali dell'ostetrica e aveva dato al mondo un bel cinque.

Commento
E così siamo alla fine.
Sembra strano dirlo, soprattutto nell'editoria italiana, ma questa serie è completa.
Gioia e gaudio, gente, e strisciate la carta finché tutti i titoli sono ancora a catalogo.
Io vi ho avvisate.
Ora, a costo di sembrare banale e di ripetere ciò che - probabilmente - tutte le blogger hanno scritto, mi accodo alla lunghissima lista di lodi per la SEP.
Per chi legge romance trovare un'autrice completa come lei, che riesce ogni volta a sorprendere la lettrice, a non ripetersi e a mantenere sempre lo stesso livello di narrazione - non serve dirlo - è raro. E' raro perché la qualità si perde, perché l'entusiasmo si placa, perché un'autrice inevitabilmente scriverà un romanzo mediocre, prima o poi. Ma a volte ci sono delle esponenti di questo genere che mantengono la genuinità del romance e contribuiscono, nel corso degli anni, alla sua evoluzione.
La SEP è così, è una pietra miliare del romance ed è la madrina della sotto categoria sportiva.
Da lei mi aspettavo una fine con il botto, uno sprint finale sulla linea del traguardo che batte tutti i record, una chiusura memorabile per una serie già bella di suo. Un touchdown con i fiocchi, per rimanere in tema.
Seduttore dalla nascita è una risata di pancia dalla prima all'ultima pagina. E' un sorriso stampato in faccia, un sospiro continuo, un inno alla famiglia, all'amore in ogni sua declinazione e alla gioia di vivere. Sdolcinata? Forse, però se scavate oltre alla superficie rosa a forma di cuoricino troverete talmente tanto di più che ad un certo punto non è più la coppia ad essere il centro del nostro interesse, quanto la sostanza un po' nascosta della storia.
Il seduttore in questione, il nostro latin lover, il più bello e curato tra i Chicago Stars, il prodigio di bravura, l'uomo del momento è Dean Robillard che già appare a stralci nei romanzi precedenti e che, sempre, si fa ricordare per quel suo modo di fare spaccone e malandrino.
Dean è uno di quei personaggi che ha, oltre al bel aspetto, un senso dell'umorismo travolgente. Le sue uscite, le sue battute, il suo acume sostengono e arricchiscono tutti - e dico proprio tutti - i dialoghi del romanzo. Anche quando è serio riesce ad essere indimenticabile e se non è sulla scena in qualche modo si pensa o si parla di lui. Dean è il protagonista, è l'anima del romanzo, è lo straniero che si finge gay per mettere a suo agio una sconosciuta, è l'uomo che aiuta senza porsi domande, che concede una seconda possibilità anche se strepita e sbuffa, è un amico, un figlio, un fratello, un compagno, un amante e interpreta ogni ruolo magnificamente.
Castoro, Casty nei momenti dolci, è l'antitesi di Dean. Quando una protagonista femminile entra in scena travestita da castoro gigante, sudata da fare schifo, stravolta, senza una lira e senza un briciolo di buon umore è impossibile non trovarla divertente. Minuta, goffa, un po' sciatta, Blue è una ragazza che passa inosservata nel gruppo ma che brilla in modo costante, nonostante la sua luce non sia accecante.
A tasche vuote, senza una casa, un lavoro, senza una famiglia o amici, Blue ha tutto il diritto di essere scontrosa e di trincerarsi dietro un muro impenetrabile. E' lei contro il mondo, poco importa se ha avuto un colpo di fortuna e lo straniero bello e impossibile le da' una mano; lei non si fida né della gentilezza né di un bel paio di occhi. Però Blue non è stupida e si rende conto che Dean - altro che attore gay, lo riconosce subito - ha bisogno di una spalla che lo isoli dal mondo. Un cuscinetto tra lui e i fans, tra lui e la madre, tra lui e il padre, tra lui e la verità nuda e cruda. Ma se all'inizio il suo era un ruolo di convenienza per entrambi, presto diventa un'amicizia tutta particolare.
Poteva Dean - che tutto è tranne che superficiale - non notare la bellezza di Blue? Naturalmente no. Da bravo seduttore coglie ogni aspetto che può manipolare per rendere Blue molto più che una semplice amica, ma nel mentre rimane invischiato nella sua stessa rete.
Oltre alla coppia - fantastica - la SEP ha infilato tra un capitolo e l'altro sempre più personaggi secondari che sono belli tanto quanto Dean e Blue. Quella che più mi è piaciuta è Nita la vecchia strega, la più cattiva, acida, pacchiana, maleducata, fantastica, meravigliosa vecchia antipatica di sempre. Quelle che è talmente cattiva che risulta quasi comica, quella che ti insulta ma che vorresti abbracciare, la vecchia che tutti evitano ma che ha tantissimo da dare. Nita Garrison è una figura fantastica, una nonna mancata per Blue e una matchmaker con i fiocchi, oltre che una sana iniezione di forza di volontà per la piccola Riley.
Riley è la sorellastra di Dean, una bimba paffuta e trascurata dai genitori, vittima di continue cattiverie che la rendono insicura, paurosa, vittima perfetta per tutte le persone meschine che la circondano. Ma è anche una bimba con un coraggio da vendere, che non si arrende e che si butta nell'ultimo tentativo di sfuggire ad una vita fatta di lustrini e vestiti troppo stretti per la sua taglia. Il cambiamento che Riley vive nel romanzo è tenerissimo e altrettanto tenero è l'atteggiamento che tutti gli altri personaggi hanno nei suoi confronti. Come Riley anche April e Jack hanno una seconda possibilità di riscatto. Possono lasciarsi alle spalle il passato con tutti gli errori che hanno commesso e tentare di riallacciare i rapporti che davvero contano nella vita.
Sono tanti i personaggi di questo romanzo, ma sono tutti adorabili e si amalgamano così bene nella trama che non pesano mai, nemmeno quando rubano la scena a Dean e Blue. Questi rimangono i protagonisti indiscussi attorno ai quali tutto ruota, compresa l'attenzione del lettore, ma escono arricchiti dalla presenza di amici e parenti in un modo che non sarebbe stato possibile se tutto il romanzo fosse stato incentrato solo su loro due.
La Phillips è molto brava in questo, nel creare un gruppo oltre che una coppia, e sa gestire benissimo le diverse fila per creare un romanzo bello spesso ma facile da leggere, una storia che può soddisfare le diverse necessità di una lettrice di romance.
Perché parliamoci chiaro, una storia d'amore è bella da leggere ma se - oltre a quella - c'è molto di più non si può non apprezzare in modo diverso sia il romanzo che l'autrice.
Non mi resta che attendere la Phillips in altre salse, con altri romanzi e con altre serie, pronta per lasciarmi travolgere dalle sue storie.

23 ottobre 2014

Kresley Cole
MacRieve

Serie Immortals After Dark 13

Trama
Leggereditore
pag. 440 | € 14,00
Uilleam MacRieve credeva di aver sepolto per sempre i fantasmi della sua infanzia, ma quando una tortura brutale gli fa rivivere quell'antica agonia, l'orgoglioso scozzese comincia a bramare l'oblio della morte.
Finché non incontra lei, un'umana piena di vitalità e coraggio, che lo salva dall'abisso nel quale stava precipitando.
Venduta come schiava, Chloe Todd viene offerta alle creature del buio ed è sicura che non sopravvivrà alla notte. Finché non la rivendica un malvagio immortale, che però ha negli occhi uno sguardo straziante e possiede un tocco che la fa bruciare di desiderio. Ma si può amare e temere qualcuno allo stesso modo? E riuscirà MacRieve a salvarla da sé stesso?
Le streghe la ignorarono, alzando il volume dello stereo. Lei si strinse nelle spalle, quando un'altra canzone di Bieber risuonò nelle casse. Fantastico, era stata catturata da un gruppo di Beliebers del cazzo!
Commento
Oh, finalmente è il turno dei lupacchiotti.
Mi mancavano i licantropi della Cole, anche se di materiale sul quale sbavare e sospirare ce n'è sempre in abbondanza.
Dopo un'assenza così lunga il clan dei licantropi torna sul campo con i gemelli Figo e Strafigo, l'impronunciabile Uilleam e Munro. Non si capisce chi è Figo e chi Strafigo, la cosa bella è che sono intercambiabili a seconda della disponibilità. Uilleam, Will per gli amici e MacRieve per tutto il resto del Lore, è il capo di una separata sede del clan anche se le sue condizioni lo vorrebbero più in pensione che in servizio attivo. Da 900 anni Will si porta appresso la vergogna e il senso di colpa di aver rovinato la sua famiglia e di essersi fatto usare da una succuba. Poco importa se all'epoca era solo un bambino, MacRieve rimugina sui suoi errori da troppo tempo per poter cambiare, tanto che lo stato di perenne incazzatura e ubriacatura è diventato sinonimo del suo nome. In pochi lo ricordano per com'era e quasi tutti lo conosco per quello che è diventato, imprevedibile e incontrollabile.
A peggiorare la difficile situazione di Will ci si mette anche il rapimento da parte della malefica setta di umani, con le torture che ha subito da parte della sadica dottoressa. Se prima MacRieve era selvatico e rabbioso, ora è anche tormentato da incubi e dall'odio e da una violenta sete di vendetta.
Cade a fagiolo, quindi, l'asta allestita dalle streghe durante la quale venderanno al miglior offerente la figlia del Comandante, Chloe.
Ora, io in linea di massima adoro tutte le protagoniste femminili della Cole - con picchi di venerazione per Nix - e so che prima o poi durante il corso del romanzo mi affezionerò a lei.
Con Chloe, più che mai, ho messo da parte i miei pregiudizi per ricredermi. Io non amo per niente le protagoniste femminile sportive mentre non ho nessun problema se è il maschio ad essere atletico. In più provo un'avversione quasi viscerale per il calcio e trovarmi l'eroina accanita attaccante e iper sportiva mi ha depressa oltre ogni dire. I calzoncini informi, i calzettoni e quella maledetta palla (senza contare il gioco in sé) mi hanno fatto salire il fastidio dalle prime righe, costringendomi a stringere i denti e sperare che prima o poi sarebbero spariti dalla storia.
La Cole, che è brava e capisce in fretta quando è il caso di non insistere, ridimensiona in fretta l'identità di Chloe plasmata attorno al calcio e la reindirizza verso un più generale atteggiamento combattivo contro le avversità che le capitano. Come a dire, giocatrice di calcio sì ma combattente grintosa prima di tutto.
L'accoppiata tra Will e Chloe è quanto mai strana. Lui è antico, virile e scontroso, un maschio alfa che nel pieno della sua bestia fa scappare tutti i peggiori ceffi del Lore; lei è minuta ma cazzuta, giovane, per niente femminile e poco propensa a sottomettersi alle angherie del lupo.
Scintille? Macché, ci sono fuochi d'artificio! E' divertentissimo vedere come l'autrice metta in difficoltà i suoi eroi per farli uscire dalla loro zona di conforto e scuoterli un po'. Will viene strapazzato eppure, invece di incattivirsi, diventa un cucciolone e Chloe perde quel suo modo di fare da maschiaccio per diventare più consapevole della sua particolare condizione.
Ovviamente la Cole non poteva lasciare un'umana in balia di un licantropo, ecco quindi l'espediente - lo ammetto, un po' campato per aria - che le fa accettare il Lore, Will e pure la sua vera natura. Una carrambata affrettata, forse, che non sminuisce il divertimento della lettura.
In realtà sono costretta ad ammettere che, questa volta, la Cole non ha dato il meglio di sé.
O, per essere precisi, quello che mi aspettavo - e speravo - di leggere è stato diverso dalla storia che viene raccontata. Ci sono dei buchi che si fanno sentire e che a volte frenano lo slancio della storia, delle parti troppo superficiali per il bene del romanzo e forse una debolezza della trama che la rende banale più che semplice. Sa leggermente di già letto, anche se questo non è per forza un male visto che la Cole è una brava e ironica narratrice.