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30 ottobre 2014

Susan E. Phillips
Seduttore dalla nascita

Serie Chicago Stars 7
Titolo originale Natural Born Charmer

Trama
Leggereditore
pag. 443 | € 14,00
Blue e Dean: possono esistere due persone più diverse? Lei è una pittrice nomade e svagata, che non cura troppo il suo aspetto, lui una stella del football, ricchissimo e aitante. Non potevano pensare a un momento peggiore per incontrarsi: lei è stata appena lasciata dal suo ex, che se l'è svignata portandole via tutti i soldi, lui si sta concedendo una vacanza per riprendersi dopo un infortunio che ha messo a serio rischio la sua carriera. Eppure, quando Dean si imbatte in Blue offrendole un passaggio in auto, non sa che sta facendo salire a bordo il suo destino. L'attrazione è da subito innegabile, e nonostante le perplessità Blue travolgerà la vita di Dean, mettendo allegramente sottosopra tutto il suo mondo. Ma la loro relazione saprà sopravvivere al fatto che l'unica cosa che hanno in comune è la diffidenza nei confronti dell'amore?
Blue si concentrò sul contare i respiri nella speranza che la cosa la calmasse, ma il panico continuava a cercare di tornare in superficie. Lanciò un'occhiata furtiva a Bel Ragazzo. Seriamente pensava che lei credesse che era gay? Vero, c'erano gli stivali gay e quell'aspetto assolutamente fantasmagorico. Ma, anche così, sprizzava abbastanza megapotenza elettrica etero da illuminare l'intera popolazione femminile. Cosa che indubbiamente aveva fatto sin da quando era saltato fuori dal canale del parto, si era visto riflesso negli occhiali dell'ostetrica e aveva dato al mondo un bel cinque.

Commento
E così siamo alla fine.
Sembra strano dirlo, soprattutto nell'editoria italiana, ma questa serie è completa.
Gioia e gaudio, gente, e strisciate la carta finché tutti i titoli sono ancora a catalogo.
Io vi ho avvisate.
Ora, a costo di sembrare banale e di ripetere ciò che - probabilmente - tutte le blogger hanno scritto, mi accodo alla lunghissima lista di lodi per la SEP.
Per chi legge romance trovare un'autrice completa come lei, che riesce ogni volta a sorprendere la lettrice, a non ripetersi e a mantenere sempre lo stesso livello di narrazione - non serve dirlo - è raro. E' raro perché la qualità si perde, perché l'entusiasmo si placa, perché un'autrice inevitabilmente scriverà un romanzo mediocre, prima o poi. Ma a volte ci sono delle esponenti di questo genere che mantengono la genuinità del romance e contribuiscono, nel corso degli anni, alla sua evoluzione.
La SEP è così, è una pietra miliare del romance ed è la madrina della sotto categoria sportiva.
Da lei mi aspettavo una fine con il botto, uno sprint finale sulla linea del traguardo che batte tutti i record, una chiusura memorabile per una serie già bella di suo. Un touchdown con i fiocchi, per rimanere in tema.
Seduttore dalla nascita è una risata di pancia dalla prima all'ultima pagina. E' un sorriso stampato in faccia, un sospiro continuo, un inno alla famiglia, all'amore in ogni sua declinazione e alla gioia di vivere. Sdolcinata? Forse, però se scavate oltre alla superficie rosa a forma di cuoricino troverete talmente tanto di più che ad un certo punto non è più la coppia ad essere il centro del nostro interesse, quanto la sostanza un po' nascosta della storia.
Il seduttore in questione, il nostro latin lover, il più bello e curato tra i Chicago Stars, il prodigio di bravura, l'uomo del momento è Dean Robillard che già appare a stralci nei romanzi precedenti e che, sempre, si fa ricordare per quel suo modo di fare spaccone e malandrino.
Dean è uno di quei personaggi che ha, oltre al bel aspetto, un senso dell'umorismo travolgente. Le sue uscite, le sue battute, il suo acume sostengono e arricchiscono tutti - e dico proprio tutti - i dialoghi del romanzo. Anche quando è serio riesce ad essere indimenticabile e se non è sulla scena in qualche modo si pensa o si parla di lui. Dean è il protagonista, è l'anima del romanzo, è lo straniero che si finge gay per mettere a suo agio una sconosciuta, è l'uomo che aiuta senza porsi domande, che concede una seconda possibilità anche se strepita e sbuffa, è un amico, un figlio, un fratello, un compagno, un amante e interpreta ogni ruolo magnificamente.
Castoro, Casty nei momenti dolci, è l'antitesi di Dean. Quando una protagonista femminile entra in scena travestita da castoro gigante, sudata da fare schifo, stravolta, senza una lira e senza un briciolo di buon umore è impossibile non trovarla divertente. Minuta, goffa, un po' sciatta, Blue è una ragazza che passa inosservata nel gruppo ma che brilla in modo costante, nonostante la sua luce non sia accecante.
A tasche vuote, senza una casa, un lavoro, senza una famiglia o amici, Blue ha tutto il diritto di essere scontrosa e di trincerarsi dietro un muro impenetrabile. E' lei contro il mondo, poco importa se ha avuto un colpo di fortuna e lo straniero bello e impossibile le da' una mano; lei non si fida né della gentilezza né di un bel paio di occhi. Però Blue non è stupida e si rende conto che Dean - altro che attore gay, lo riconosce subito - ha bisogno di una spalla che lo isoli dal mondo. Un cuscinetto tra lui e i fans, tra lui e la madre, tra lui e il padre, tra lui e la verità nuda e cruda. Ma se all'inizio il suo era un ruolo di convenienza per entrambi, presto diventa un'amicizia tutta particolare.
Poteva Dean - che tutto è tranne che superficiale - non notare la bellezza di Blue? Naturalmente no. Da bravo seduttore coglie ogni aspetto che può manipolare per rendere Blue molto più che una semplice amica, ma nel mentre rimane invischiato nella sua stessa rete.
Oltre alla coppia - fantastica - la SEP ha infilato tra un capitolo e l'altro sempre più personaggi secondari che sono belli tanto quanto Dean e Blue. Quella che più mi è piaciuta è Nita la vecchia strega, la più cattiva, acida, pacchiana, maleducata, fantastica, meravigliosa vecchia antipatica di sempre. Quelle che è talmente cattiva che risulta quasi comica, quella che ti insulta ma che vorresti abbracciare, la vecchia che tutti evitano ma che ha tantissimo da dare. Nita Garrison è una figura fantastica, una nonna mancata per Blue e una matchmaker con i fiocchi, oltre che una sana iniezione di forza di volontà per la piccola Riley.
Riley è la sorellastra di Dean, una bimba paffuta e trascurata dai genitori, vittima di continue cattiverie che la rendono insicura, paurosa, vittima perfetta per tutte le persone meschine che la circondano. Ma è anche una bimba con un coraggio da vendere, che non si arrende e che si butta nell'ultimo tentativo di sfuggire ad una vita fatta di lustrini e vestiti troppo stretti per la sua taglia. Il cambiamento che Riley vive nel romanzo è tenerissimo e altrettanto tenero è l'atteggiamento che tutti gli altri personaggi hanno nei suoi confronti. Come Riley anche April e Jack hanno una seconda possibilità di riscatto. Possono lasciarsi alle spalle il passato con tutti gli errori che hanno commesso e tentare di riallacciare i rapporti che davvero contano nella vita.
Sono tanti i personaggi di questo romanzo, ma sono tutti adorabili e si amalgamano così bene nella trama che non pesano mai, nemmeno quando rubano la scena a Dean e Blue. Questi rimangono i protagonisti indiscussi attorno ai quali tutto ruota, compresa l'attenzione del lettore, ma escono arricchiti dalla presenza di amici e parenti in un modo che non sarebbe stato possibile se tutto il romanzo fosse stato incentrato solo su loro due.
La Phillips è molto brava in questo, nel creare un gruppo oltre che una coppia, e sa gestire benissimo le diverse fila per creare un romanzo bello spesso ma facile da leggere, una storia che può soddisfare le diverse necessità di una lettrice di romance.
Perché parliamoci chiaro, una storia d'amore è bella da leggere ma se - oltre a quella - c'è molto di più non si può non apprezzare in modo diverso sia il romanzo che l'autrice.
Non mi resta che attendere la Phillips in altre salse, con altri romanzi e con altre serie, pronta per lasciarmi travolgere dalle sue storie.

29 maggio 2014

Susan E. Phillips
Lady Cupido

Serie Chicago Stars 6
Titolo originale Match me if you can

Trama
Leggereditore
psg. 462 | € 14,00
Annabelle ha perso il lavoro, ha rotto col fidanzato e anche i suoi capelli sono fuori controllo. Perdente in una famiglia di vincenti, questa volta ha l’occasione di rifarsi: ha appena ereditato l’agenzia matrimoniale di sua nonna e ha la fortuna di avere come cliente un vero e proprio scapolo d’oro. L’agente delle star sportive, il ricchissimo, fascinoso e arrogante Heath Champion, non a caso soprannominato il Pitone. Lui desidera solo il coronamento di una vita di successi, e cioè una moglie perfetta. Ma l’impresa sembra impossibile, così impossibile da far sospettare che il rapporto di Annabelle col cliente stia diventando un po’ troppo stretto... Fino a quando Heath non incontrerà la donna dei suoi sogni: un successo professionale per Annabelle, ma cosa ne dirà il suo cuore? Dalla regina della commedia romantica, un nuovo brillante e irresistibile capitolo della serie Chicago Stars.
Heath si tolse gli occhiali da sole. "Mi manca trascorrere un po' di tempo all'aria aperta. Sono cresciuto scorazzando tra i boschi.""Andavi a caccia?""Non spesso. Non mi è mai piaciuto uccidere gli animali.""Preferisci una lenta tortura.""Tu mi conosci così bene."
Commento
Immagino che non si possa pretendere che un'autrice scriva sempre romanzi bellissimi e indimenticabili, che sia al massimo e che le sue storie ci facciano provare sempre le stesse forti emozioni. Lady Cupido non è un romanzo che definirei bello, di quelli che ti tengono incollata alle pagine e che sanno catturare e mantenere l'attenzione. E' un romanzo discreto, piacevole, che possiede le caratteristiche tipiche della scrittura della Phillips ma che manca di originalità.
Ecco, l'ho detto. Lady Cupido non è un romanzo originale, non spicca tra i primi sei della serie già usciti e ricalca fin troppo le trame e i personaggi precedenti per poter lasciare qualcosa di nuovo.
Probabilmente le fans accanite della Phillips mi odieranno, ma nessuno è rimasto deluso più di me dal voto tiepido che mi sono trovata costretta a dare.
Tanto per cominciare del football si parla solo in relazione al protagonista Heath, agente sportivo, e agli altri personaggi secondari (già protagonisti dei romanzi precedenti). Dello sport vero e proprio non se ne parla, è solo uno sfondo sul quale si muove la storia e che genera il pretesto per alcune battute e scene del romanzo. Non è, quindi, un vero romanzo sportivo anche perché i due protagonisti non ne fanno veramente parte. Annabelle è amica di Phoebe, la proprietaria dei Chicago Stars, e di Molly, moglie di Kevin Tucker. Entra nel giro dalla finestra e non ci tiene particolarmente a mischiarsi con i giocatori. Heath, invece, è un agente sportivo stacanovista, uno di quegli uomini che sono partiti da zero e si sono spaccati le ossa per arrivare alla vetta e che, quindi, non sanno fermarsi né accontentarsi, né regolarsi. Per Heath non c'è distinzione tra il lavoro e vita privata per il semplice fatto che coincidono, tanto che il poveretto pensa di poter gestire la ricerca di una moglie come la compra vendita di un nuovo giocatore.
E' a questo punto che le strade dei protagonisti si incrociano: Annabelle ha preso in mano l'agenzia di incontri della nonna e Heath sta cercando moglie. Il divario tra i due sembra insormontabile, però, perché Annabelle è una donna lontana dallo stereotipo di bellezza americana e Heath persegue ciecamente un ideale di donna che rispecchia il suo successo ma non il suo carattere. Appena Annabelle riesce a mettere sotto contratto il Pitone (il Pitone?!) si instaura uno schema che si protrae per la maggior parte del romanzo e che, alla lunga, diluisce e disperde l'interesse per la storia: lei organizza un incontro, lui rifiuta, bisticciano. Lo scontro tra Heath e Annabelle è quello tra l'uomo virile e di successo, bello e atletico, e la donna minuta e magrolina, carina ma non bella, goffa e squattrinata, uno scontro che è già stato letto più volte e che non sorprende in nessuna delle scene del romanzo.
Per quanto possa provare tenerezza per una Annabelle, non ho sentito affinità con il personaggio e - quindi - non l'ho trovata particolarmente interessante. Niente emozioni da lei, nemmeno un briciolo di complicità tra menti femminili, tanto che tutte le sue traversie mi hanno lasciata indifferente e anche un po' infastidita: troppa goffaggine gratuita, comportamenti esageratamente caotici e decisioni al limite dell'infantile. Annabelle ha contribuito al voto basso, purtroppo.
Heath, invece, possiede il tipico carisma dell'eroe aggressivo che marcia sopra la protagonista senza guardare in faccia nessuno ma che riesce lo stesso a lasciare una scia di sospiri dietro di sé. E' un bene che la Phillips sappia creare dei personaggi maschili con un'identità netta e diversa tra loro, perché Heath è ciò che rende il romanzo degno di essere letto, l'elemento che invoglia la lettura e che pompa il voto finale. Lasciamo stare il nick assolutamente orrendo che l'autrice gli ha appioppato - perché Pitone a me fa venire in mente un omino unto e grassoccio - e prendiamo l'eroe come la Phillips ce lo scrive, con tutti i suoi difetti e con il suo modo di fare, tanto Heath è gnocco lo stesso.
Per quanto riguarda lo stile non c'è niente da aggiungere alle solite osservazioni sulla bravura della Phillips. Dialoghi divertenti, narrazione con un bel ritmo e scene di diverso tipo senza ripetizioni inutili. Tutto perfetto. Peccato per la storia, che non ha nulla di speciale. Susan, ti piace vincere facile eh?

4 dicembre 2013

Susan E. Phillips
Il lago dei desideri

Serie Chicago Stars 5

Trama
Leggereditore
pag. 480 | € 12,00
Molly Somerville ha una vita (quasi) perfetta: adora il suo barboncino, il suo lavoro di scrittrice per bambini, il suo minuscolo loft. L’unico neo è la sua cotta storica per un quarterback scavezzacollo, quel detestabile e superficiale e irritante e… meraviglioso Kevin Tucker, che finora non ha fatto altro che ignorarla. Il talento di Molly per ficcarsi nei guai la porterà proprio tra le sue braccia, a farsi spezzare il cuore in una sola notte. Eppure Kevin tornerà nella sua vita quasi perfetta per una vacanza sul lago, dove Molly sarà costretta a vedersela con artisti ipocondriaci, giovanissimi sposi e vecchie pantere hollywoodiane, ma prima di tutto con se stessa. Perché l’amore può far soffrire, sì, ma a volte può anche, a sorpresa, far bene come una risata.
"Molly si morse appena il labbro inferiore. Nessuna birichinata restava impunita e lei avrebbe dovuto dirglielo. "Ho un problemino...""Non ne dubito. Sei completamente svitata. Su quel diploma della Northwestern di cui vai tanto fiera avrebbero dovuto scrivere 'summa cum pazzia'."
Commento
Leggendo l'ultimo romanzo della Phillips mi è capitata una cosa strana. Nonostante la storia sia stata meno coinvolgente ed emozionante rispetto ai titoli precedenti, alla fine mi sono ritrovata a dare un voto alto. Credo sia indicativo della qualità narrativa della Phillips il fatto che riesca a rientrare nella categoria delle migliori scrittrici di romance contemporaneo anche quando i suoi romanzi non lasciano un segno indelebile. Saper prendere il lettore per quasi 500 pagine, dalla prima all'ultima, non è una cosa da poco. La struttura dei romance è pericolosa: cadere nel già letto, nel noioso è un'insidia che può rovinare il nome di un'autrice. La Phillips, invece, può buttarsi in qualsiasi pantano e riuscire ad uscirne praticamente indenne.
Sono rimasta sorpresa, quindi, quando mi è venuto spontaneo darle 4 cuoricini senza battere ciglio e senza pensarci su più di pochi secondi. Sono contenta, comunque, di poter contare al 100% sulla Phillips perché è raro riuscire a trovare un'autrice che mantiene sempre la stessa altissima qualità narrativa proponendo storie e personaggi diversi, senza ripetersi e senza stancare mai il suo pubblico.
Detto questo, però, mi sembra doveroso spiegare perché questo voto è stato inaspettato.
L'inizio del romanzo non ha niente che si discosti dalla struttura della Phillips: la prima scena è sempre spumeggiante, divertente, fuori dal comune e introduce la protagonista che è fin troppo particolare. Sorella di Phoebe - proprietaria degli Stars - Molly è un'eccentrica: scrive e illustra libri per bambini, guida un Maggiolino verde, è povera in canna - ma per scelta - ed è famosa per i suoi colpi di testa improvvisi e traumatici. La sua ultima trovata è quella di tingersi i capelli rosso fuoco, cosa che crea subito allarme nella sua famiglia con conseguente fuga verso l'eremo isolato in montagna. Caso vuole che Molly si scontri - letteralmente - con la sua cotta storica, il quarterback Kevin Tucker. Anche lui disinvolto nell'arte delle azioni sconsiderate, è stato spedito nella casa di montagna proprio da Phoebe e dal marito e si trova a dover dividere la sua pace con la stramba Molly.
E' a questo punto che il mio apprezzamento nei confronti del pacchetto completo cala notevolmente a causa di Molly. Capisco che per far procedere la storia c'è bisogno di una scena tipica, ma non ho capito perché la Phillips abbia scelto di far agire Molly in un modo completamente fuori da ogni logica. Va bene che ha la brutta abitudine di fare cavolate, ma quella che compie credo sia la cosa più folle che si potesse pensare. Da quel momento ogni apprezzamento che avevo nei confronti di un personaggio femminile fuori dalle righe viene brutalmente ridimensionato, fino a raggiungere una neutrale indifferenza.
Kevin, invece, è un personaggio con un grandissimo potenziale e con un carisma bello ingombrante che gli permette di prendersi di prepotenza tutto lo spazio necessario per dare il meglio di sé. Nonostante Molly cerchi costantemente di sminuirlo per convincersi a non amarlo, Kevin dimostra di avere una mente acuta e intelligente e di non temere di esprimersi. Ha un carattere forte e non ha paura di mettersi in gioco; prende seriamente le sue responsabilità e segue un codice morale fin troppo tradizionalista - che gioca a favore della trama. Oltre al suo essere così duro e puro, però, Kevin ha un lato quasi infantile e giocherellone: si annoia facilmente e ha bisogno di stimoli continui e soffre di un deficit da affetto che lo rende un po' burbero ma molto intenso nei suoi sentimenti.
Come coppia Molly e Kevin sono prevedibili: reagiscono da manuale, senza uscire dal loro schema e se questo è un bene per la storia è anche un male perché non spiccano per l'originalità. Tuttavia non c'è nulla di sgradevole o fastidioso ed entrambi lasciano un ricordo positivo.
Meno felice, invece, è la scelta della Phillips di sradicare Kevin e Molly e piantarli nel B&B e di farli giocare nello stesso luogo per la maggior parte del romanzo. Non capisco perché la serie sia dedicata al mondo del football se poi questi personaggi si muovano in altre ambientazioni. Non basta, secondo me, dire che Kevin fa parte degli Stars e che deve allenarsi, mi piacerebbe per una volta che il personaggio maschile sia sul serio in piena attività sul campo e che la storia si svolga intrecciata ai ritmi della stagione sportiva.
Ma è la Phillips e le perdono questo e tanto altro.
Non per niente il voto finale è alto. Anche se alcune cose di questo romanzo mi hanno lasciata perplessa e non pienamente soddisfatta, l'autrice riesce ad approfondire i personaggi tanto che non si notano più i difetti ma solo i pregi. Il punto forte, del resto, sono proprio le introspezioni dei protagonisti: la Phillips, che non è tirchia sulle parole, appartiene ancora a quella categoria di scrittrici di romance che non hanno un limite di spazio e che possono entrare in profondità nella mente dei loro personaggi, creando caratteri complessi e reali.
Super promossa, sia l'autrice che la storia, proprio perché il giudizio finale che suscita è imprevedibile e inaspettato. Ci vuole stile per saper brillare sempre e comunque.

27 settembre 2013

Susan E. Phillips
Un piccolo sogno

Serie Chicago Stars 4

Trama
Leggereditore
pag. 464 | € 12,00
Rachel Stone è appena arrivata a Salvation, una città che non ama e da cui è ricambiata con altrettanta cordiale ostilità. Ha la macchina in panne, il portafoglio vuoto e suo figlio di cinque anni che dorme sul sedile tra gli scatoloni del trasloco.
Ma Rachel è una giovane vedova molto determinata, pronta a fare qualsiasi cosa pur di lasciarsi alle spalle un passato scandaloso. Qualsiasi cosa, tranne innamorarsi di nuovo. Eppure quando la sua vitalità invade i confini dello schivo Gabe Bonner, un uomo ostaggio dei suoi ricordi, la passione tra i due si accende contro ogni previsione, attirando le critiche dei soliti benpensanti.
Benvenuti a Salvation, in Carolina del Nord, dove un uomo che ha smarrito la propria tenerezza incontra una donna con niente da perdere. Un luogo in cui i sogni potrebbero anche avverarsi.


Commento
La Phillips dovrebbe essere venduta con il manuale delle istruzioni.
Maneggiare con cura: la sua lettura causa attacchi di commozione, pianto a dirotto, bollori incontrollati; tra gli effetti collaterali felicità e soddisfazione sono i più diffusi, da non sottovalutare l'assuefazione. Ecco, io le ho avute tutte: mi sono intristita, arrabbiata ed emozionata; ho pianto come una fontana e ho riso.
Quando si legge la Phillips bisogna prepararsi all'ondata emotiva e lasciarsi travolgere, perché non c'è altro modo per farlo. In più questo è uno di quei romanzi che ti chiamano e ti ossessionano finché non cedi: qualsiasi libro tu stia leggendo devi lasciarlo in sospeso perché Rachel e Gabe scalpitano per avere la tua attenzione. Nonostante nessuno dei due abbia granché voglia di parlare di sé, ogni azione e ogni scelta dei due protagonisti sono più chiare di ogni discorso lungo e articolato.
Questo perché la Phillips è bravissima a creare una base solida e un contorno corposo che delineano non solo la trama stessa, ma anche il passato dei protagonisti, le loro motivazioni e il loro carattere.
Così quando si apre il romanzo Rachel, Edward e Gabe sono perfettamente formati, dotati di una personalità così netta e decisa che non si sente il bisogno di ulteriori spiegazioni. Il loro passato ci scorre davanti agli occhi e le loro sofferenze traspirano da ogni scena o dialogo.
Nel momento in cui Rachel si ferma nella sua vecchia città, Salvation, è al limite di un crollo emotivo, denutrita, povera, determinata a trovare i mezzi per prendersi cura del piccolo Edward. A Salvation tutti - o meglio, quasi tutti - hanno di lei un ricordo negativo, fatto di odio e impotenza, in seguito ai continui furti del defunto ex marito, un famoso predicatore. Con soli 9 dollari in tasca, Rachel è obbligata ad affrontare il suo passato, resistendo ogni giorno al disprezzo e alla paura, con un solo stranissimo alleato. Grazie ad un mix di strafottenza e faccia tosta, Rachel riesce a farsi assumere dall'unica persona di Salvation a cui non importa niente del suo passato: Gabe Bonner. In realtà a Gabe non importa di niente in generale, né della sua vita e tantomeno di quella degli altri. Da due anni è chiuso dietro uno spesso strato di indifferenza e nasconde a tutti la disperazione per la morte della moglie e del figlio. Scontroso e aggressivo, Gabe tratta Rachel e il piccolo Edward con una cattiveria gratuita accettabile solo perché il lettore conosce la sua storia e che trasforma ogni interazione in un piacere doloroso, struggente. Al contrario dei personaggi maschili a cui eravamo abituati - il precedente era il fratello Cal, giocatore di football - Gabe è un eroe che trascura la sua fisicità, le poche descrizioni fisiche avvengono attraverso gli occhi di Rachel, e si basa principalmente sul suo carattere e sul percorso che compie durante il romanzo.
Tuttavia le difficoltà di entrambi i personaggi non sono costantemente presenti e soprattutto non risultano opprimenti. L'autrice alleggerisce e sdrammatizza la storia grazie all'inserimento di una seconda storia d'amore, meno drammatica e più conforme alla struttura del romance, tra il pastore Ethan Bonner e la sua segretaria Kristie, e grazie all'alternarsi di scene che rispondo benissimo al tono ironico e brioso dell'autrice.
Insomma si piange, e di brutto anche, ma si ride e si sospira in egual misura. Dopotutto questo romanzo è un romance, più complesso del solito, ma pur sempre una storia d'amore. Si può stare tranquilli, quindi, perché sebbene io abbia calcato il lato drammatico - ma a me piace struggermi, non è una novità - quello romantico è pur sempre quello dominante. La Phillips non lesina nemmeno sulle scene d'amore, che si fanno notare per la passionalità tra i due protagonisti.  Un aspetto degno di nota, che fa capire quanto sia brava l'autrice, è il modo in cui ha trattato il personaggio di Edward. Non vado matta per la presenza di bambini nei romance, perché sono difficili da gestire e perché se figli di uno dei protagonisti finiscono inevitabilmente per essere elemento di disturbo o per offuscare l'identità del personaggio. In questo caso Edward non sbilancia né Rachel, in quanto madre e protagonista, né la storia perché gioca un ruolo decisivo nella trama: è un ancora di salvezza per Rachel, un punto di contatto con la famiglia Bonner e il fattore decisivo nel ritorno alla vita e alla felicità di Gabe.
Un piccolo sogno è un romance completo, fatto alla vecchia maniera ma con uno stile moderno e fresco, che non ha paura di impegnare e coinvolgere il lettore e che sa anche far divertire oltre che commuovere. Ma questa è la Phillips, che proprio con questo titolo ha vinto il Rita Award come miglior romanzo nel 1999.

19 febbraio 2013

Susan E.Phillips
E se fosse lui quello giusto?

Serie Chicago Stars 3

Trama
Leggereditore
pag. 409 | € 12,00
La geniale professoressa di Fisica Jane Darlington passa il suo trentaquattresimo compleanno in lacrime. Vorrebbe un figlio, ma non un marito; da sempre infatti la sua grande intelligenza spaventa gli uomini e trovare un candidato adatto al compito non è semplice. Cal Bonner, leggendario seduttore e giocatore di football dei Chicago Stars, non particolarmente acuto, le sembra la scelta perfetta.
Jane allora entra in azione, ma rimarrà molto sorpresa: il generoso Cal non assomiglia per nulla all’individuo superficiale che si aspettava, e soprattutto non è affatto disposto a farsi usare e poi scaricare. Come potrà un determinato campione di football interferire nella vita e nei piani di una professoressa un po’ speciale che non si è mai, ma proprio mai, innamorata? Con un sacco di onestà, comprensione e molto, molto umorismo…


Commento
Me lo sentivo che, una volta iniziato, lo avrei divorato in poco tempo. Infatti ci ho messo mezza giornata senza nemmeno sforzarmi di continuare la lettura. Per come la vedo io, leggere velocemente un romanzo è indice di quanto sia piacevole e scorrevole. Se, poi, la storia ti rimane impressa e ti lascia il sorriso sulle labbra allora vuol dire che è sicuramente una lettura degna del genere a cui appartiene.
La Phillips - di cui per ora ho letto solo 3 romanzi - è un'autrice molto famosa negli USA ed è una specie di veterana del romance, in attivo dagli anni '80! Leggere un suo romanzo è avere la certezza di avere tra le mani un romance con tutti i crismi, di quelli che vogliono rimanere nella nostra libreria. Aggiungo, per dovere di cronaca che la Phillips ha vinto  con questo romanzo il Rita Award per il miglior romanzo nel 1998.
E se fosse lui quello giusto fa parte della serie Chicago Stars ed è la storia di Calvin Bonner, detto Bomber - almeno questo eroe non è lilla-vestito! - un giocatore over 35 di football in piena crisi di mezza età. Essendo ormai un veterano, pieno di acciacchi e lento a guarire, Cal è terrorizzato all'idea di venir sostituito da un giocatore più giovane e rimanere, quindi, a bocca asciutta senza lavoro e senza identità. Per Cal è una vera tragedia personale, tanto che il suo atteggiamento nei confronti della squadra e dello sport che ama tanto ne risente a tal punto da diventare un orco a cui non si può parlare, perennemente di cattivo umore e aggressivo. La protagonista femminile è la professoressa/ricercatrice di fisica Jane Darlington, una trentenne super intelligente che non ha mai vissuto appieno la sua vita. Jane arriva il giorno del suo 34esimo compleanno e ha una vera crisi: si rende conto che è vecchia (!!!) e che il suo desiderio più grande, avere un bambino, potrà non venir mai esaudito priva com'è di fidanzato. Il suo incontro con una groupie della squadra di Cal cambia le carte in tavola, perché Jane si lascia convincere a compiere una pazzia: sedurre il Bomber per farsi mettere incinta.
Lasciamo perdere l'assurdità delle circostanze, perché una cosa simile nella realtà è proprio fuori da ogni umana comprensione, e accettiamo le scelte narrative dell'autrice così come vengono. Forse proprio per la sua esagerazione, la storia degli equivoci è così scacciapensieri e incalzante che non ti permette di pensarci troppo su. Non si fa in tempo a leggere di Jane tutta agghindata pronta a saltare addosso a Cal che subito comincia il gioco dello smascheramento e della vendetta.
Cal che, nonostante tutto, non è per niente scemo, capisce subito di essere stato fregato dalla bella Jane: in pieno stile Bomber parte alla carica e decide di onorare l'esistenza del bimbo ma, contemporaneamente, vendicarsi del raggiro. Per Cal è una questione di integrità, di correttezza; lui vuole potersi guardare in faccia e avere la certezza di essersi sempre comportato nel modo giusto. Se nel frattempo riesce a ripagare Jane con la stessa moneta tanto meglio.
La maggior parte del romanzo è concentrato sul blocco narrativo nel quale Cal rinchiude Jane nella nuova casa, e gli alti e bassi emotivi che ne derivano sono molto intensi. Da una parte abbiamo un Cal molto arrabbiato, ferito e infastidito dall'attrazione che continua a provare per lei, dall'altra abbiamo Jane che deve fare i conti con la vita reale. I due sono costretti ad una vita in comune e a scontrarsi continuamente, con il risultato finale di arrivare a capirsi e ad accettarsi. Cal riconosce le debolezze di Jane, capisce le sue paure e accetta le sue mancanze, accetta con stupore e felicità che la sua rabbia si trasformi in affetto sincero; Jane arriva a patti con i buchi affettivi della sua vita, si rende conto di non saper accettare di dipendere emotivamente da qualcuno e supera la paura di perdere sé stessa nell'amore per un'altra persona. Cal rappresenta la sua nuova libertà, quella emotiva, ed è la chiave verso la felicità: Jane ha bisogno che lui la stimoli, che la renda viva perché da sola rischia di nascondersi nel suo bozzolo di formule e ricerche.
Al contrario del romanzo precedente della serie, dove il protagonista maschile non mi aveva granché scossa, Calvin è decisamente più maschile, più virile - ecco - molto attraente e magnetico. Il fascino dell'uomo fatto e finito (finalmente un personaggio over 30 e non sotto i 26! Non ne potevo più di maschietti più piccoli di me!) unito alla potenza della sua prestanza fisica di super atleta di football. Anche Jane è un personaggio positivo, perché anche lei è una donna e non una ragazzina e poi perché è bella per la sua normalità, ed è speciale per il suo carattere e per la sua intelligenza. Dopo tante ragazze tutte gambe e culo, un'eroina fatta a pera con un super cervello è una boccata d'aria fresca. Graditissima dalla donna media comune, pera anche lei.
La Phillips è un'autrice da segnarsi e da tenere d'occhio, da comprare appena esce in libreria e da leggere con gusto. Speriamo la Leggereditore tenga un buon ritmo nella pubblicazione di questa serie!

9 agosto 2012

Susan Elizabeth Phillips
Heaven Texas. Un posto nel cuore

Serie Chicago Stars 2
Titolo originale Heaven, Texas

Trama
Leggereditore
pag. 426 | € 12,00
Gracie Snow ha tre problemi da risolvere:un ex campione di football da proteggere (il buono),un ragazzo diventato ricco e perfido (il cattivo),il suo cuore che comincia a perdere colpi...Riuscirà a sistemare tutto e a capire dov’è l’amore? Una storia divertente, sexy e con un pizzico di malizia. Una lettura imperdibile per chi ha vogliadi sorridere e lasciarsi andare.Gracie Snow decide di lasciarsi alle spalle un’intera vita e accetta un’offerta di lavoro a Hollywood come assistente di produzione. Subito però le viene affidato un incarico difficile: deve convincere Bobby Tom Denton, un affascinante ex giocatore di football, a presentarsi sul set per iniziare le riprese del suo primo film. Così Gracie entra in contatto con un mondo fatto di party selvaggi, donne mozzafiato, jet privati e alberghi lussuosi. Dopo qualche fraintendimento e un buffo spogliarello improvvisato, riesce a convincere Bobby a farsi accompagnare nella sua città natale, Telarosa, dove avranno luogo le riprese del film; ma lì tutti cercano in qualche modo di ottenere qualcosa da lui. Tra loro c’è Wayland Sawyer, ex cattivo ragazzo diventato uno degliuomini più ricchi della città, che minaccia di chiudere gli stabilimenti di un’importante azienda e trasformare Telarosa in una città fantasma... Un pericolo da scongiurare e un’occasione per Gracie di capire dove si trova il vero amore.

Commento
Il cowboy color lavanda. Mi ricorderò così di Bobby Tom Denton. Il personaggio peggio vestito di tutta la storia del romance. Dico sul serio, credo di non aver mai incontrato un personaggio maschile così trash e con un gusto nel vestire così pessimo. Avrò incubi a suon di stivali da cowboy viola, camice con stampa a palme, e l'immagine raccapricciante di un uomo in vestaglia di velour, cappello da cowboy, stivali da cowboy e sigaro. 
Ma nonostante questo - e il nome anti sesso Bobby Tom - mi ha affascinata.
Il solo fatto che un personaggio - per quanto possa essere aitante e bello, affascinante e divertente - segni in modo così definito la mia immaginazione tanto da farmi creare un'immagine vivida di un biondone tutto in lilla e pitone e che, contemporaneamente, possa appassionarmi così tanto da riuscire a superare il trauma visivo del vestito trash la dice molto, ma molto lunga. La bravura dell'autrice sta proprio nel suo saper rendere alla portata di tutti una storia che ha poco del normale, che è così cinematografica che è impossibile immedesimarsi nei personaggi. Eppure piace, eppure la storia scorre e appassiona, eppure diverte tantissimo e commuove. Perché per quanto i personaggi e l'ambientazione sembrino usciti da un film il senso della storia e il carattere dei protagonisti sono di una semplicità disarmanti. Il senso è che bisogna andare oltre all'apparenza, sempre e in ogni situazione. Perché entrambi, Gracie e Bobby Tom, sono vittime della loro immagine. Bobby Tom è un giocatore di football e poco importa se oltre allo sportivo ci può essere di più, perché le persone lo vedono solo in un modo da quando ha preso in mano una palla e lui stesso non sa essere niente di diverso dal famoso e bello giocatore, ricco e pieno di soldi che sceglie le fidanzate facendo un quiz sul football. Bobby Tom, però, a causa di un infortunio si è ritirato perdendo l'unico punto fisso della sua vita: il football. Senza di questo Bobby non è niente. La sua immagine richiede, però, che continui ad essere sorridente e che spenda soldi a destra e a manca, che faccia feste e che mantenga tutte le aspettative dell'immagine dello sportivo. Sotto sotto si sente che Bobby è freddo, finto, si sente che non gode della fama e delle donne perché ha perso il gioco, perché ha perso - in definitiva - la sua identità.
Anche Gracie ha lo stesso problema, solo al contrario. Gracie è bruttina, si veste male, non ha mai fatto sesso, ha vissuto in una casa di riposo e si è sempre occupata degli altri e mai di se stessa. Gracie non ha mai avuto l'occasione di formare il suo carattere, di uscire dal guscio dell'adolescenza con il risultato che è diventata una donna totalmente anonima, timida e senza coraggio. Ha paura di ogni cosa e il solo salto nel buio che ha fatto l'ha portata solamente ad essere una tuttofare di una compagnia cinematografica di second'ordine. Le strade di Bobby Tom e di Gracie si scontrano e il risultato è esilarante. Un Bobby Tom che sembra uscito da Dinasty o da Dallas, una Gracie vestita da disperata con capelli orrendi, uno spogliarello pietoso, deprimente ma troppo divertente e una dolcezza, una tenerezza nelle azioni dei due personaggi che non ci si può credere. La Phillips sa rendere le debolezze e i difetti con una delicatezza tale da trasformare completamente l'immagine di un personaggio: spariscono i capelli stopposi, sparisce il completo troppo grande, sparisce il viso struccato e appare una donna che non vede l'ora di dimostrare al mondo che anche lei merita di essere felice. Gracie ha una forza, un'integrità, una voglia di riscatto fortissimi, così intensi che riescono a stuzzicare l'interesse di un uomo come Bobby Tom che ne ha viste di ogni colore e forma. Bobby Tom riconosce che Gracie è diversa, lo rilassa e lo diverte, perché lei non si aspetta nulla da lui. Gracie lo riconnette alla realtà, stuzzica un lato di lui che era rimasto schiacciato dalla fama: Bobby Tom è un uomo, non un giocatore, e con lei si rende conto che le sue possibilità sono tante, infinite.
La loro storia è una storia di riscatto individuale, con il bonus finale di poter trovare l'amore - quello che va al di là della bellezza fisica. Gracie non sarà mai una bellezza da passerella, non sarà mai bellissima e Bobby Tom non sarà più il giocatore di football superficiale e infelice perché insieme hanno trovato la loro strada.
Una storia molto dolce, davvero, che diventa sempre più piacevole grazie alle scene divertenti - che sono molte - e alle scene emozionanti gestite in modo intelligente: un buon equilibrio tra passione e litigi, tra scenate e tira e molla. Gradevolissima la storia d'amore secondaria - molto in secondo piano - tra il cattivo del momento e la mamma di Bobby Tom, una storia più matura e difficile che secondo me avrebbe meritato più spazio. In un certo senso tutto il libro mi ha ricordato un po' le trame della Palmer, quelle belle cariche di sofferenze e sfighe per la protagonista, con la differenza che la Phillips sa essere più realista e leggera, meno tragica. D'altronde questa autrice ha dimostrato di saper scrivere molto bene anche storie più cupe, come Un fiore nella polvere romanzo bellissimo ed emozionante. Sicuramente leggerò altro di questa bravissima autrice, nella speranza che la Leggereditore possa continuare a pubblicarla.

4 gennaio 2012

Susan E.Phillips
Un fiore nella polvere

Trama 
Francesca, un'affascinante e viziata ragazza ingese della buona società, si ritrova sola e senza un soldo alla morte della madre. Per guadagnarsi da vivere, tenta la carriera cinematografica negli States; ma la realtà si rivela ben più dura del previsto e a lei non resta che andarsene. Ma il fortuito incontro con Dallie Beaudine - campione di golf e rubacuori, ottimista e pragmatico - cambia radicalmente la sua esistenza. 




Commento
A volte capita, navigando in internet, di scoprire recensioni di libri che altrimenti non avresti mai nemmeno preso in considerazione; recensioni che ti fanno venire voglia di scovare il libro, anche se vecchissimo, e leggerlo. Ebbene, per questo romanzo, mi è successa questa cosa. Dopo aver letto la recensione di Silvia sul sito Leggiamo, mi era venuta una smania per questo libro. Ho avuto abbastanza fortuna di trovarlo nel circuito della mia biblioteca, perché è un pò vecchio, e sicuramente fuori catalogo. 
All'inizio non decollava, non mi prendeva. Le prime scene, il modo in cui i personaggi comparivano, non mi avevano coinvolta. Niente colpo di fulmine, purtroppo. Poi, per fortuna, ho superato lo scoglio dei primi, noiosi, capitoli, per arrivare alla vera storia.
Francesca è una viziata della peggior specie: non sa fare nulla, e pretende tutto. Non lo fa con malizia o con cattiveria, perché è un atteggiamento radicato fin dal primo giorno di vita. Sua madre l'ha rovinata, impedendole di diventare una persona autonoma e vera, plasmandola a sua immagine, cioè quella di una ricca e bella donna. Le circostanze vogliono che Francesca si rimbocchi le maniche per sbarcare il lunario, e forse la fortuna la mette sulla strada di Dallie, golfista che occupa perennemente il secondo posto, trascurato e nomade, privo di qualsiasi attaccamento ai beni materiali, soldi inclusi. L'indifferenza di Dallie nei suoi confronti, e soprattutto il fatto che lui sembri non nutrire grande stima di lei, sono come una doccia gelata. E' la prima volta in vita sua che un uomo non le cade ai piedi. Con il tipico comportamento da ricca viziata, Francesca impone la sua presenza a Dallie, costretto a malavoglia ad aiutarla, portandola con sè e Seek, il suo aiutante, durante uno dei tanti viaggi tra un torneo e l'altro. I due si scontrano continuamente, fino anche alle botte - lievi, ne - e il loro rapporto si basa sostanzialmente sulla passione mista ad odio. Francesca, totalmente ignorante in fatto di vere relazioni, si innamora di lui, ma lui - ovviamente - nasconde segreti che la spingeranno a scappare e la obbligheranno a pulire i cessi pur di mangiare.
Una crescita obbligata, una maturazione forzata di una persona che della vera vita non sapeva nulla. Francesca, che nemmeno nelle prime scene risulta noiosa o antipatica - fatto assolutamente miracoloso da imputare alla bravura della Phillips -, diventa una paladina dell'intraprendenza, la dimostrazione che anche se non si ha nulla, la buona volontà ti può portare molto in alto. La storia occupa diversi anni, nei quali Francesca non ha nessun contatto con Dallie, e nei quali ritorna a vivere nel lusso, ma questa volta grazie a se stessa e vivendo la ricchezza con un nuovo atteggiamento, privo dell'attaccamento ai soldi che prima distingueva la sua vita. E' una Francesca nuova, quindi, quella che incontra ancora Dallie anni dopo. La prima parte, se vogliamo, è tutta per lei, mentre la seconda si concentra più sul processo di rivincita di Dallie come golfista e come uomo, dove Francesca gioca un ruolo fondamentale nella sua battaglia contro il passato. 
I personaggi sono particolarissimi, Francesca, pur essendo la protagonista, cede tranquillamente la scena a Dallie o agli altri personaggi secondari, contribuendo a creare una serie di sottotrame che rendono molto più complesso e ricco il romanzo. Dallie, sebbene presentato come il texano più bello che ci sia, biondo, con occhi alla Paul Newman, cinico e brutale, è forse il personaggio meno ovvio del romanzo. All'inizio sembra essere una persona distaccata dalla realtà, che non si cura di cosa porta il domani purché abbia da mangiare e un posto per dormine, vive per il golf ma è perseguitato da una voce che sente nella sua testa ogni volta che gioca ad un torneo. Dallie è di marmo fuori ma dentro è andato, marcio. Non riesce ad accettare il passato o a dimenticare ciò che è stato, se non con l'aiuto di altri. E' terrorizzato dalla forza di Francesca, perché sa di non possederne una simile che lo possa rendere migliore. Dallie è fondamentalmente un insicuro travestito da uomo forte, convinto di non dover rendere conti a nessuno. La fine del romanzo è, forse, un pò troppo 'happy ending', dove tutto vissero felici e contenti, dove tutti si accasano e hanno il loro bel nucleo familiare. Trascurabile, se non che è una fine obbligata per una storia del genere.