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24 ottobre 2022

Christelle Dabos
Echi in tempesta

Serie L'Attraversaspecchi 4
Titolo originale La Tempête des échos

Trama
Edizioni e/o
ebook | € 11,99
Crollati gli ultimi muri della diffidenza, Ofelia e Thorn si amano ormai appassionatamente. Tuttavia non ufficialmente: la loro unione deve infatti rimanere nascosta perché possano continuare a indagare di concerto sull’indecifrabile codice di Dio e sulla misteriosa figura dell’Altro, l’essere di cui non si conosce l’aspetto, ma il cui potere devastante continua a far crollare interi pezzi di arche precipitando nel vuoto migliaia di innocenti. Come trovare l’Altro, senza sapere nemmeno com’è fatto? Più uniti che mai, ma impegnati su piste diverse, Ofelia e Thorn scoprono che i crolli sono collegati agli echi, che sempre più spesso alterano le comunicazioni radio. Ma come sono fatti gli echi? È ciò che viene studiato all’osservatorio delle Deviazioni, un istituto avvolto dal segreto più assoluto e gestito da una setta di scienziati mistici in cui, dietro la facciata di una filantropica clinica psichiatrica dedita ad aiutare i cittadini colpiti da infermità mentale, si cela un laboratorio dove vengono condotti esperimenti disumani e terrificanti. È lì che si recheranno Ofelia e Thorn, lì capiranno tutto quello che c’è da capire e da lì proveranno a fermare i crolli e a riportare il mondo in equilibrio.
Da dove vengono le guerre? Da cosa hanno origine i conflitti? Dall'insoddisfazione. Dietro le ideologie c'è sempre una motivazione materiale.
Commento
Sono molto combattuta e confusa. Come già si può vedere qui sopra, il voto non è per niente in linea con gli altri dati al resto della serie. Siamo molto più in basso, molto sotto la media e molto sotto le mie aspettative.
Certo, sono felice di aver concluso la serie in tempi relativamente brevi e di averla tutto sommato gradita nella sua totalità, eppure il finale mi ha delusa e non tanto per i contenuti o la forma, ma per la struttura narrativa.
Se da un lato non posso lamentarmi della forma e dello stile, che rimangono inalterati e coerenti ai romanzi precedenti, dall'altro posso sicuramente soffrire per la brusca frenata che il ritmo narrativo ha subito in questo ultimo libro.
Il ritmo, la velocità - o la sua assenza - la staticità e, in alcuni punti, la confusione sono stati la ragione del mio voto basso. Già i libri di questa serie sono lunghi e molto densi, già la trama ha un filo abbastanza aggrovigliato e ci vuole un pizzico di attenzione in più per non perdere pezzi, ma se poi si entra nella nebbia e si rimane lì per un po', tutto l'entusiasmo e lo slancio accumulati spariscono.
La trama è estremamente statica e, se da un lato ha senso considerando dove Ofelia si trova perché rappresenta proprio la sua situazione, dall'altro ci vuole un contrappeso che permetta al lettore di mettere radici, di non annoiarsi, di non faticare nella lettura. Questa è la mia impressione, poi ovviamente c'è il contesto da considerare: leggo meno di prima e per tempi più brevi, quindi ci metto molto di più a finire un libro. Ma questo è un mio problema e influisce in parte alla sensazione generale che questo finale di serie abbia perso un pizzico di magia e si sia scontrato con la complessità della trama risentendo della sua ricchezza.
In breve Ofelia e Thorn, per trovare questo benedetto Corno dell'abbondanza, decidono di entrare volontariamente in un luogo dal quale è molto difficile uscire, una specie di sanatorio dove - dicono - si curano le devianze ma dove in realtà si deviano ancora di più per raggiungere una specie di stato di grazia che permetta al Corno di funzionare. In questo sanatorio si rimane per quasi tutto il tempo del romanzo e ho tentato di vedere al di là e anticiparmi così una gustosa svolta negli eventi, in attesa della chiusura chiara e cristallina della storia.
Il punto è: tutta questa questione di Dio e degli echi viene spiegata in modo soddisfacente? La risposta è in parte sì, in parte no e in parte è avrei preferito non saperlo considerato il prezzo da pagare. Perché ovviamente c'è un lato negativo in questa chiusura, una specie di colpo di scena che mi ha lasciata appesa e incredula e anche un po' infastidita. Ha senso? Sì. Porta un valore aggiunto al romanzo? Di sicuro è una scelta coraggiosa. Mi è piaciuta? In realtà ci sono rimasta veramente male, perché dopo quattro romanzi il desiderio di una chiusura netta, definitiva ma - soprattutto - positiva era in cima alla lista.
Ecco quindi spiegato il mio voto: staticità, una spiegazione della trama schiacciata dalla sua progressiva costruzione, un personaggio che paga lo scotto della fine e il lettore che rimane un po' stordito dal brusco passaggio dalla noia allo sconcerto.
Mi pare chiaro che il romanzo di per sé non è brutto né da buttare via nella sua totalità, e che il voto è semplicemente frutto di un paragone e di aspettative nate durante la lettura della serie. Io mi aspettavo qualcosa di più, qualcosa che fosse sì quello che la Dabos ha scritto ma magari in una forma più materiale e tangibile, non così per aria e da immaginare e intuire.
Quando ci penso a mente fredda (perché questa rece l'ho scritta molto dopo la fine della lettura), vedo la forza delle scelte fatte dalla Dabos e la coerenza con la visione generale del mondo che ha creato, forse questo ultimo romanzo non è nelle mie corde quanto i precedenti, ma ho capito che va bene essere delusi da alcune parti, l'importante è avere il quadro generale della serie e quella è super promossa.

18 luglio 2022

Christelle Dabos
La memoria di Babel

Serie L'Attraversaspecchi 3
Titolo originale La Mémoire de Babel

Trama
Edizioni e/o
Ebook | € 11,99
Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?






Commento
In questi giorni di isolamento ci sono poche cose che posso fare, a parte disinfettare la casa con litri di Amuchina. Una di queste è leggere, azione ormai rara nella mia routine quotidiana. In attesa di giorni negativi, approfittando di una strana quanto sospetta lucidità mentale e di insonnia da immobilità, mi sono attaccata al Kindle e ho terminato di leggere La memoria di Babel, che languiva da settimane e accusava delle mie brevi sessioni di lettura.
Essendo questo il terzo romanzo della serie, un po' mi aspettavo il calo fisiologico perché si sa che nelle serie il terzo è sempre il libro più critico, e sebbene questo calo ci sia stato devo dire che non ho accusato granché del senso di vaga delusione generale. La prima parte è sicuramente quella meno appassionante, ma la seconda riesce a riprendere il ritmo e a catturare l'attenzione, tanto che mi sono sparata gli ultimi 30% in una volata unica.
La storia inizia dopo tre anni dagli eventi del secondo romanzo e Ofelia, che è tornata sulla sua Arca senza troppa resistenza, si ritrova in una posizione per lei ormai troppo stretta. Viene tenuta d'occhio e ogni sua azione è controllata e giudicata al punto che si lascia andare ad uno stato di inerzia totale. Non lavora più al Museo, ormai censurato e rovinato, non desidera nemmeno cercare altrove un lavoro che le riempia le giornate, semplicemente si limita a sopportare il passare delle giornate rimuginando su quello che è successo e sulla grande assenza nella sua vita: Thorn.
In questa situazione Ofelia comincia a stufarsi del silenzio, delle assenze e della sua incapacità di uscire da uno schema che l'ha sempre resa spettatrice e mai protagonista della sua vita. Un giorno, finalmente, l'Ambasciatore rientra nella sua vita per salvarla e per darle l'occasione di agire, una volta ogni tanto.
Così Ofelia decide che è arrivato il momento di smettere di stare in attesa che le cose accadano e, invece, di prendere in mano la situazione e cominciare lei stessa la ricerca. Oggetto della spedizione: trovare Thorn e venire a capo di questo mistero legato a Dio e per farlo Ofelia si infiltra nella maglie di un'Arca molto lontana e molto diversa dalla sua.
Babel è l'Arca ideale, tutti sono rispettosi delle regole, c'è una censura totale che, per assurdo, è ben accettata dalla popolazione che inneggia allo stile di vita retto e giusto di Babel. Con l'obiettivo di svelare il mistero di una vecchia cartolina e di penetrare negli archivi segreti di Babel, Ofelia intraprende il lungo e difficile percorso per entrare nel gruppo di studiosi che si occupa di analizzare tutti i libri di Babel e catalogarli in base a delle strane richieste da parte del capo del Memoriale, un certo sir Henry.
Ofelia passa mesi a superare test, prove sfiancanti, minacce, percosse, tutto per raggiungere il centro del Memoriale, salvo poi incontrare il famoso sir Henry e scoprire che le cose, finalmente, stanno prendendo la giusta piega.
Proprio quando pensavo di aver raggiunto il punto più noioso del romanzo ecco che le cose di fanno interessanti e la storia prende un bel ritmo serrato fino al culmine del finale che è sia ben fatto che sorprendente. Ora, per quanto abbia trovato alcune parti molto intriganti e certe scene avventurose e curiose, il mood generale non è allo stesso livello dei primi due romanzo. L'ambientazione è sempre meravigliosamente dettagliata e varia, l'autrice non si ripete mai e la sua fantasia e il dettaglio delle sue descrizioni è ancora il punto forte della serie, eppure Babel è forse meno carismatica rispetto ad Anima o Polo, perché anche Ofelia ha poco spazio di manovra e si sposta poco, ma quel poco che si vede è molto affascinante.
I personaggi secondari nuovi non sono molti e, onestamente, sono poco eccentrici ma forse l'autrice mi ha abituata troppo bene e mi mancano le stranezze di una Berenilde o dell'Ambasciatore. L'unico nuovo personaggio veramente interessante è Vittoria ed è grazie a lei che il romanzo si chiude su un cliffhanger che è un oh shit detto ad alta voce con sentimento.
Credo sia inutile dire che andrò avanti con la serie perché ormai devo sapere come finisce e il mondo creato dalla Dabos mi piace veramente tanto ed è un piacere da leggere. Spero di riuscire a smaltire altro e non cadere subito nella tentazione di buttarmi sul quarto romanzo (anche perché non ce l'ho ancora...).

23 maggio 2022

Christelle Dabos
Gli scomparsi di Chiardiluna

Serie L'Atttraversaspecchi 2
Titolo originale Les Disparus du Clairdelune

Trama
Edizioni E/O
ebook | € 11,99
Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso...
Se c'era una cosa che aveva capito nella vita, era che gli errori sono indispensabili per costruirsi.
Commento
Considerando il trend depresso e il ritmo lentissimo delle mie letture, il fatto che sia riuscita ad agganciare una serie che su due titoli letti abbia mantenuto un voto così alto è un miracolo fatto e finito.
Da quando ho cambiato lavoro leggo meno. Non che il tempo che dedico alla lettura rispetto a prima sia diminuito, è esattamente lo stesso, ma la mia testa è talmente dirottata verso il lavoro che non mi accorgo nemmeno di aver passato i 35 minuti di treno con un libro chiuso in mano mentre - in sostanza - lavoro sul cellulare.
Da un lato questa cosa mi intristisce, dall'altro mi sono resa conto che leggevo romanzi a caso, pur dopo il grosso rallentamento di pubblicare una sola recensione a settimana. Spesso leggevo romanzi facili e veloci per mantenere la programmazione, raramente mi permettevo di prendermi pause.
Ora, invece, che sono costretta a rallentare, mi godo la lettura e la scelta dei titoli, con la Dabos mi è capitata una cosa che non sperimentavo da un po': l'anticipazione.
Non vedo l'ora di leggere il terzo romanzo della serie, appena me lo presteranno, e questo mi rende molto felice.
Sulla scia del primo romanzo, riprendo le stesse identiche osservazioni fatte sullo stile della Dabos, sulla sua capacità di rendere questo mondo tridimensionale e solido, con quel mood da animazione giapponese di qualche anno fa che qui, forse più che nel primo, esce fuori con una prepotenza ancora più forte. Il cambio di set non ha patito di mancanza di fantasia e di immaginazione, la ricchezza del world buildin si ripete e si arricchisce con l'inserimento di altri personaggi, di sentimenti sotterranei e di una trama che comincia a farsi intravedere tra le supposizioni.
Il punto forte del romanzo, se guardo un po' al di là dell'ambientazione, che è un personaggio già di suo, sono i personaggi. Ofelia sveste i panni della ragazza silenziosa e sottomessa, diventa più intraprendente e coraggiosa, e il fatto che sia una protagonista attorno al quale gira la storia non mi pesa per niente: la sua goffaggine non è romanticizzata, la sua personalità e il suo aspetto non diventano magicamente quelli della solita bellona sotto gli stracci: rimane fedele a se stessa ma migliora. Stesso discorso per Berenilde e la zia, per Thorne che si riscalda leggermente e dimostra di essere in grado di esercitare un fascino tutto suo, poi abbiamo lo spirito di famiglia Odino, un gigante bianco e potente senza memoria a lungo termine e, ciliegina sulla torta, questo Dio che non si capisce dov'è, chi è e cos'ha combinato. Vogliamo parlare dell'Ambasciatore? Ho temuto un attimo che potesse diventare il terzo incomodo, ma la scelta dell'autrice di tirarlo giù dal piedistallo con una certa fretta e brutalità mi ha quasi fatta sorridere. Dall'essere affascinante e pericoloso, diventa uno che si veste di stracci e buchi ma che sotto al fascino e al libertinaggio nasconde un cervello funzionante e un'insoddisfazione profonda della sua vita. L'Ambasciatore è stato un bel personaggio, curioso e particolare come tutti gli altri. Il bambino psicopatico con gli occhiali a fondo di bottiglia? Geniale! La meccanica e l'architetta? Geniale e geniale. I personaggi sono tutti così ben fatti e originali che non c'è modo di rimanerne delusi.
La trama, che all'inizio non si inquadra bene, è una di quelle che pare non farsi mai vedere e quando sbuca sale il dubbio che sia tirata per i capelli e serva solo per portare la storia ad un certo punto.
Trust me on this, la trama con il suo mistero da risolvere, rapimenti, uccisioni misteriose e scadenze incredibili è stata una rivelazione: semplice, logica, lineare ma, allo stesso tempo, divertente e appassionante. Detto da me, poi, la dice lunga, se una trama a tinte gialle mi è piaciuta è chiaro che è stata gestita in un modo che l'ha immersa nella narrazione al punto che il suo emergere lentamente e timidamente è quasi in linea con tutto il romanzo.
Promuovo, promuovo anche per il finale che, per forza di cose, devo commentare perché il cliffhanger è in parte la causa della mia anticipazione per il terzo romanzo. Vogliamo parlare di Thorne? Che ha un'improvvisa trasformazione e le sue azioni sono le più inaspettate? Il brusco cambio di rotta è stata una scossa di adrenalina, un twist di trama che non avevo previsto e che mi fa ben sperare per i seguiti.
Per ingannare l'attesa del terzo romanzo ho iniziato un classico, quindi prevedo di affrontare il nuovo titolo con una certa fame di leggerezza.

2 maggio 2022

Christelle Dabos
Fidanzati dell'Inverno

Serie L'Attraversaspecchi 1
Titolo originale Les Fiancés de l'hiver

Trama
Edizioni E/O
ebook | € 11,99
In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra, vive Ofelia. Originaria dell'arca "Anima", è una ragazza timida, goffa e un po' miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un'altra arca, "Polo", molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo.
Nonostante quello che pensava Thorn, Ofelia aveva l'intima convinzione che su quell'arca non potessero essere tutti ipocriti, corrotti e assassini, dovevano per forza esserci anche persone degne di fiducia, toccava a lei trovarle.

Commento
Mentre ero in attesa del treno (stranamente in ritardo *ironico*), dopo aver appena finito un ebook, non sapendo che cavolo fare di me stessa ho pensato di cominciare subito un nuovo romanzo, perché era veramente l'unica cosa che avevo voglia di fare. Mi ha sorpresa che la mia esplorazione del Kindle mi abbia portata a scegliere un titolo che avevo da tempo in tbr e che, a dirla tutta, non avevo mai voglia di leggere secondo quel principio che più un romanzo è pubblicizzato meno mi attira. Ma ormai questa serie ha passato il picco di interesse, quindi ho riscoperto il motivo che mi aveva spinta a metterla nella mia lista: la speranza di trovare una serie ben costruita che non fosse un trattato di spiegoni o un riassunto senza alcuna spiegazione e nessuna traccia di magia/fantasia.
Non avendo grandi - o meglio, nessuna - aspettativa, ho iniziato Fidanzati dell'inverno pensando di annoiarmi e di arrancare per poi droppare completamente la serie. Mi sono ricreduta molto in fretta, non solo perché alla fine la storia mi è piaciuta, ma anche perché la struttura della trama, il worldbuilding e la solidità dell'elemento magico (chiamiamolo così) sono stati i veri attrattori che hanno esercitato su di me una presa solida.
Protagonista della storia è Ofelia, una ragazza che vive sull'Arca di Anima e che ha ereditato l'abilità di leggere di oggetti attraverso il tocco delle sue mani e, dono raro, quello di attraversare lo spazio usando gli specchi. Ofelia è silenziosa, a tratti passiva, si interessa solo del suo Museo e subisce un po' i caratteri più dominanti dei suoi familiari. Pur avendo doni speciali, Ofelia tende a passare inosservata a causa dei suoi modi modesti e del suo aspetto un po' trascurato, ma sotto quest'aria da addormentata c'è una mente che lavora e che prende nota di ogni cosa. Del resto c'è un vantaggio ad essere così sottovalutati, si è presenti quando non si dovrebbe e si sente ciò che non si dovrebbe sentire.
La sua routine viene completamente distrutta alla notizia di essere stata scelta come futura sposa di un membro dell'Arca Polo nel nome di un'alleanza tra Arche. Ofelia non capisce perché sia stata scelta proprio lei, ma pare che in realtà di lei non importi niente a nessuno, al suo posto avrebbe potuto esserci una ragazza qualsiasi. Sradicata improvvisamente dalla sua vita, Ofelia si ritrova in viaggio verso Polo con una zia, Roseline, che nemmeno conosceva bene e con, Thorn, il suo promesso sposo che non promette niente di buono: alto, pallido, magro, gelido e austero nei modi. All'arrivo a Polo la situazione si palesa subito nella sua drammaticità: Ofelia non è la benvenuta e la sua presenza lì scatena rischi che si faticano ad evitare. Tenuta segregata in casa dalla zia di Thorn, Berenilde, e successivamente camuffata come valletto a Città Cielo, Ofelia subisce quella trasformazione obbligatoria che una persona pratica e di buon senso affronta quando è costretta dalle circostanze: ok avere un carattere modesto, ma essere presa per scema no. Ofelia tira fuori una grinta e una durezza che non pensava di avere e dimostra a tutti e, in particolare, a Thorn di che pasta è e può diventare.
Allora, lasciando un attimo da parte la trama, che è comunque veramente ben costruita e distribuita lungo il romanzo, secondo me la parte più bella in assoluto e quella che cattura l'attenzione è la descrizione dei luoghi e delle persone, l'immaginazione dell'autrice nel creare un mondo molto originale e ben contestualizzato che non cade dal nulla e nel nulla sparisce. I dettagli ci sono ma non sono mai eccessivi, ci sono chiarimenti, descrizioni, spunti che contribuiscono a creare un'immagine ben precisa nella propria mente e per me questa immagine ha il sapore di un film Studio Ghibli e Myazaki insieme: reale ma fantastico, un po' strano e troppo colorato, dalle forme inusuali ma sempre logico e razionale nel suo insieme.
La lettura di questo romanzo è stata molto gradevole, con la giusta dose di avventura e di intrigo immersi in questo mondo di fantasia che funziona sul serio e che non lascia un senso di vuoto o di confusione. L'aspetto romantico, se devo essere onesta, non è granché ma si capisce anche che è voluto e che al momento non è al centro della narrazione. Del resto Thorn è un personaggio strano che si vede poco e che fa poco, ma suppongo che in futuro avrà un po' più di spazio e di senso. Ofelia è un buon personaggio che funziona in questa storia e in questo genere, al momento non trovo grossi difetti e non mi ha dato ai nervi neanche una volta, e per me è già una vittoria.
Ho iniziato subito il secondo romanzo perché mi rilassa, mi diverte, e non temo una cocente delusione. 

26 aprile 2021

Matt Haig
La biblioteca di mezzanotte

Titolo originale The Midnight Library

Trama
Edizioni E/O
pag. 329 | € 18,00
Fra la vita e la morte esiste una biblioteca.
Quando Nora Seed fa il suo ingresso nella Biblioteca di mezzanotte, le viene offerta l’occasione di rimediare agli errori commessi. Fino a quel momento, la sua vita è stata un susseguirsi di infelicità e scelte sbagliate. Le sembra di aver deluso le aspettative di tutti, comprese le proprie. Ma le cose stanno per cambiare. Come sarebbe andata la vita di Nora se avesse preso decisioni diverse? I libri sugli scaffali della Biblioteca di mezzanotte hanno il potere di mostrarglielo, proiettando Nora in una versione alternativa della realtà. Insieme all’aiuto di una vecchia amica, può finalmente cancellare ogni suo singolo rimpianto, nel tentativo di costruire la vita perfetta che ha sempre desiderato. Ma le cose non vanno sempre secondo i piani, e presto le sue nuove scelte metteranno in pericolo la sua incolumità e quella della biblioteca. Prima che scada il tempo, Nora deve trovare una risposta alla domanda di tutte le domande: come si può vivere al meglio la propria vita?
Se volessimo cercare una definizione più appropriata, si tratta di un mondo di mezzo. Non è vita. Non è morte. Non è il mondo reale nel senso convenzionale del termine. Ma non è neppure un sogno. Non è né una cosa né l'altra. Per farla breve, è la Biblioteca di Mezzanotte.
Commento
Ma che bello questo romanzo, per una volta lasciarmi convincere dalla classifica ha dato un esito positivo. Non ho mai letto nulla di Haig, per anni ho girato al largo dalla narrativa classica perché ero alla ricerca di altro, ma in questi ultimi due anni mi sono avvicinata al genere pescando un po' a caso e un po' seguendo i titoli del momento. Conoscendomi, affidarmi alla classifica o alle recensioni di lettori molto diversi da me è sempre un rischio perché spesso questi romanzi - sicuramente pregevoli in forma e contenuto - non mi lasciano nulla né durante né dopo la lettura.
Con La biblioteca di mezzanotte, invece, ho sentito una connessione non perché io soffra di depressione o perché conosca persone che hanno vissuto un episodio tanto doloroso, ma perché l'autore ha saputo presentare un momento difficile ed estremamente personale affidandolo ad un personaggio che di speciale non ha poi molto.
Lo spaccato di vita di una persona comune che non ha avuto un'esistenza speciale, una persona che non lascia l'impronta nel mondo e nelle persone, e che vive come dimenticata è un esempio molto calzante di una società che spesso dimentica che là fuori ci sono persone che si sentono sole, anche se magari non lo sono, e che soffrono per un senso di inadeguatezza e fallimento derivati da aspettative fantasmagoriche ma assolutamente inarrivabili. Una società dove le persone che vivono vite comuni si sentono fuori luogo, anonime, inutili, è una società dove la felicità non ha casa e dove il saper riconoscere la bellezza delle piccole cose è svanito dietro carriere sfolgoranti, soldi e apparenza.
Haig ci presenta la sua protagonista Nora come una donna arrivata ad un punto della sua vita dove ogni sua azione e la sua stessa esistenza vengono rifiutate dal mondo che la circonda. I genitori sono morti, il fratello non le parla più, l'ex fidanzato è un lontano rimpianto, il suo gatto muore, perde il lavoro e il vicino non ha più bisogno di lei: Nora si sente abbandonata, inutile, e la sofferenza della sua condizione si accentua man mano che pensa al passato e alle azioni che ha compiuto per farla arrivare lì. Lo sconforto di Nora e la sua sofferenza sono delicatamente rappresentate, senza fronzoli o esagerazioni, con una scelta di parole che colpisce nel segno e ti suscita una forte di empatia. Nora sarà anche una donna che ha fatto scelte sciocche o che si lascia schiacciare da una depressione apparentemente evitabile, ma è anche una persona comune che soffre come fanno in tanti e che nel momento più buio della sua vita non trova altra soluzione che porre fine al suo tormento e alla sua vita.
Quando Nora tenta il suicidio la sua esistenza si ferma in un limbo dove non si è né vivi né morti e dove lo spazio si trasforma in un luogo che è stato importante nella sua vita. Per Nora questo posto è una biblioteca e il suo guardiano è la bibliotecaria della scuola e i libri sono le sue possibili vite: nella biblioteca di mezzanotte ogni libro è una vita e ogni vita è una chance per Nora di ritrovare la voglia di vivere. All'inizio Nora non vede l'utilità di questo luogo, la sua determinazione a morire è tale che le sembra tutto inutile e ogni cosa irreversibile, ma appena comincia a sperimentare le sue vite - dalle più scontate a quelle più imprevedibili - il suo desiderio muta e, invece di continuare a desiderare la morte, comincia a riconoscere che i suoi rimpianti sono stati dei macigni che hanno influenzato la sua esistenza nonostante fossero spesso solo produzione della sua depressione.
Le vite che Nora sperimenta sono poche ma hanno per lei un significato particolare: ogni volta che pone rimedio ad un suo rimpianto si rende conto che le sue paure sono infondate e che quella vita, quella che pensava sarebbe stata migliore, non è affatto come se la immaginava. Quello che cambia Nora non è sperimentare le vite possibili, ma vivere attraverso di esse esperienze che la fanno ritrarre sempre più dalla fantasia e tornare a desiderare la sua vita, quella imperfetta e infelice, ma che è sua e di nessun'altra Nora.
Il messaggio di Haig a me pare chiaro, e cioè che non importa quando il mondo ti paia oscuro e inospitale, quanto tu ti senta inadeguato o inutile, là fuori ci sono innumerevoli piccole cose che colorano la tua vita e ti permettono di sentire una felicità che non dipende dagli altri, che non può risentire di scelte diverse ma che è lì pronta per essere riconosciuta e vista. Le piccole cose, una volta che si distoglie lo sguardo da improbabili desideri e si mette a fuoco il qui e ora, sono ciò che porta una contentezza solida e semplice ma non per questo meno significativa.
Leggere questo romanzo ha sicuramente messo in prospettiva un senso di infelicità troppo dipendente da oggetti e attività e aspettative che possono essere ridimensionate, e spinge a mettere a fuoco quanto non sia necessario vivere vite da film per vedere quanto sia bello e soddisfacente vivere una vita semplice che non ha bisogno di likes e ostentazione.
Naturalmente, ad ogni persona corrisponde una percezione differente, e chi ha sofferto o soffre di depressione magari vede in questo romanzo una possibile interpretazione della loro condizione, ma il modo in cui Haig ha presentato Nora l'ha resa facile da comprendere anche a chi non è vittima di questa malattia. Lo stile di Haig è semplice ma efficace, con delicatezza tira fuori verità scomode e riesce a far sentire il dolore e la lotta interiore di Nora ed infine la speranza dolce e amara che prova durante la sua ultima vita. Il finale, secondo me, è perfetto e non ne avrei desiderato uno diverso perché Nora non aveva bisogno di essere diversa da quello che era, ma di scoprire che la sua vita valeva la pena di essere vissuta.
Ora mi farò una ricerca tra i vecchi titoli di Haig e magari proverò a leggere qualcos'altro, ho come l'impressione che potrebbe essere un autore da tenere in lista quando mi torna il desiderio di narrativa e non mi sento particolarmente avventurosa.