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26 ottobre 2017

Alessia Gazzola
Un po' di follia in primavera

Serie Alice Allevi 5

Trama
Longanesi
pag. 304 | € 16,90
Quella di Ruggero D’Armento non è una morte qualunque. Perché non capita tutti i giorni che un uomo venga ritrovato assassinato con un’arma del delitto particolarmente insolita. E anche perché Ruggero D’Armento non è un uomo qualunque. Psichiatra molto in vista, studioso e luminare dalla fulgida carriera accademica, personalità carismatica e affascinante…
Alice Allevi se lo ricorda bene, dagli anni di studio e dai seminari che ha frequentato con grande interesse, catturata dal magnetismo di quell’uomo all’apparenza rude ma in realtà capace di conquistare tutti con la sua competenza e intelligenza. E con le sue parole. L’indagine su questo omicidio è impervia, per Alice, ma per fortuna non lo è più la sua vita sentimentale. Ebbene sì, Alice ha fatto una scelta…Ma sarà quella giusta?
"Tanto per cominciare, come dice la parola stessa, gli psichiatri curano la psiche, non l'anima. Ma sono sottigliezze oltre la tua portata, me ne rendo conto. E comunque, non è esatto, io credo nell'anima. Ma in quella altrui, non certo nella mia." E' compiaciuto, come sempre quando si allude all'enormità della sua perfidia.
Commento
***spoiler***
Questo commento sarà all'insegna del mai una gioia potentissima e dello spoiler violento e selvaggio, perché sento il bisogno fisiologico di spurgare il veleno accumulato nel corso della serie, e perché in questo romanzo la quantità di cose che non mi sono piaciute superano abbondantemente quelle che mi sono piaciute.
Ma, anche in uno stream of consciousness di acidità pura, servono ordine ed equilibrio.
Nel romanzo precedente che, per altro, ho eliminato in gran parte dalla mia memoria - e ora ricordo pure perché - la trama della serie aveva raggiunto una sorta di maturità sia nei personaggi che nel tipo di storia raccontata, anche se l'elemento romantico era ancora volutamente ingarbugliato e in bilico sul classico schema del triangolo. L'indagine, però, era diventata la componente più stimolante e meglio riuscita, lasciando sempre più in disparte la realtà dell'Istituto a favore di una nuova intraprendenza da parte di Alice verso i misteri e i problemi causati dalla natura umana.
Ero diventata stranamente tollerante riguardo all'altalenarsi amoroso di Alice, avevo imparato a sopportare stoicamente le entrate e le uscite di Arthur perché ci pensava una dose massiccia di cinismo made in CC a riequilibrare le cose, e perché in fin dei conti l'adorazione di Alice era distribuita in parti uguali.
Un po' di follia in primavera attacca brutale dove aveva chiuso il romanzo precedente, ovvero ad un punto che avrei preferito evitare. E qui cominciano gli spoiler.
Arthur è tornato. Porcammerda, direte voi, eccerto rispondo io. Da buon egoista qual'è, ha deciso che la sua vita di vagabondo dedito al giornalismo e all'idealismo può essere unita ad una vita più stabile con Alice, e che - tanto che c'è - avrebbe ottenuto il meglio di entrambe le cose. Così Arthur mantiene il suo lavoro - anche se con una piccola modifica - e si riprende pure Alice, intortandola per bene come solo lui sa fare.
Che io abbia nutrito un fastidio profondo per il personaggio di Arthur from day one era risaputo, ma in questo romanzo sono arrivata a detestarlo apertamente. Un tale stronzone egoista in una serie così divertente e frivola non poteva che rovinare tutto, e con tutto intendo proprio tutto.
In primis ha rovinato Alice, perché continuando a riprendersi un uomo che fondamentalmente non la rispetta e la mette sempre in secondo piano, dimostra di essere vulnerabile a livelli patologici e di non saper veder al di là dell'immagine romantica di una storia d'amore che è bruciata intensa e si è esaurita altrettanto in fretta. I loro tira e molla hanno perso logica, hanno perso emozione, e soprattutto non hanno più ragione d'essere perché il modus operandi di Arthur è sempre lo stesso: tutto ruota attorno a lui, al suo lavoro e a cioè che vuole, se al momento gli è venuto lo sghiribizzo di mettere su famiglia è quello che succederà. Alice si lascia travolgere da questo sogno romantico, convinta che Arthur abbia trovato un equilibrio e che finalmente sia la volta buona, tanto più che lui le chiede di sposarlo e di farci pure un figlio. L'idillio è, insomma, falso come Giuda perché dura pochi mesi, dopodiché ecco che Arthur cambia ancora idea ma, questa volta, arriva la batosta e la carognata dell'altra donna.
Insomma, a questo punto spero proprio che la Gazzola ce lo abbia tolto definitivamente di torno perché io non lo sopporto più. Il libro inizia con loro due a letto in versione coppietta felice e già mi è partito il nervoso, poi prosegue su questo struggimento masochista che è una ripetizione con una lieve variazione del modello iniziale e poi si chiude - spero per sempre - con la dimostrazione che Arthur è un uomo di merda.
Avrei anche potuto sopportare Arthur se solo Claudio fosse stato presente come negli altri romanzi, e non solo come scusa perché Alice abbia i dubbi: amo Arthur ci sposeremo, epperò Claudio è un gran figo e non so se lo odio o se amo pure lui epperò lui non si vuole sposare e quindi mi tengo Arthur. Claudio viene usato perché Alice deve essere insicura, deve chiedersi se non prova più niente per lui, e perché deve avere ancora un collegamento con l'Istituto e alla sua vita da allieva stile cordone ombelicale. Fino alla fine CC entra ed esce come una cometa, illumina fortissimo il momento e poi torna nell'ombra quasi dimenticato. CC è sprecatissimo ma è anche l'unico guizzo di vita, l'unica fonte di vere palpitazioni perché come riesce a scuotere tutto lui nessuno.
"Adesso trova il coraggio di dirmi in faccia che eri gelosa fino a sentire il cuore che ti sanguinava. Ammettilo, e ti lascerò stare."
"E se anche io lo ammettessi, mi dici cosa cambia?"
"Niente. E' ovvio che non cambia niente. Perché nonostante ti sia perfettamente chiaro che tra noi c'è un bel conto in sospeso - e forse proprio per questo ti rifiuti di parlarne - tu sposerai il giovane Malcomess e lo seguirai nella sua vita errabonda all'insegna di un romanticismo da vomito. Te ne andrai da questo Istituto e così io e te non saremo più costretti a lavorare insieme. Non dovrò più scusarmi con la Forestale perché butti per terra una cicca durante un sopralluogo e non dovrò più vigilare se tieni a freno la lingua. E tutto questo sarà immensamente triste, ma me ne dovrò fare una ragione." 
Ditemi voi. C'è più passione in questa citazione che in tutte le apparizioni di Arthur nei cinque romanzi. A cosa serve quando c'è lui? A cosa?
Accettiamo che a questo giro CC sia solo un'ombra nella quotidianità di Alice, accettiamo che abbia la precedenza assoluta la risoluzione narrativa della storia con Arthur, accettiamo e speriamo che questa sia la rottura definitiva, e che Alice abbia chiuso un capitolo della sua vita e sia pronta al prossimo.
Verso la fine del romanzo gira spesso la questione della fine di un'epoca, della fine della sua vita da allieva e della malinconia del non avere più un punto fermo e la paura di non sapere cosa succederà nella sua vita. Mi sta bene che la fine si avvicini, lo accetto e lo desidero pure, però lo devi fare sul serio non devi solo stuzzicare e poi lasciarci a bocca asciutta. Ci vuole un cambio di rotta quantomeno nella sua visione di vita.
L'unica apertura finale è quella di un'ipotetica nuova avventura sempre all'Istituto che sembra eccitare Alice, Claudio e pure me in maniera assurda.
"Studia come se non ci fosse un domani per quel dottorato. Non mi interessa se sposerai Malcomess, se dovrò guardarti e non potrò toccarti. Io voglio che tu ritorni.
E su questa citazione, passo alla storia del romanzo.
Aimé, come tutto il resto, persino il caso dell'indagine mi è sembrato moscio. L'argomento era più che intrigante - psichiatria, malattie mentali, terapie cure e teorie - eppure tutto si è risolto seguendo il solito cliché dei sentimenti, della fragilità umana eccetera, mentre l'idillio iniziale sulle vere malattie mentali sfuma velocemente senza lasciare una vera traccia. Non che mi aspettassi un thriller psicologico, però che mantenesse la linea iniziale sì. Forse non è questo il suo punto di forza, ma allora sarebbe meglio addentrarsi di più nel caso, nell'indagine, e coinvolgere ad esempio Calligaris come nei romanzi precedenti.
Insomma, se non si fosse capito, questo romanzo mi ha delusa e non ha saputo regalarmi la stessa esperienza dei libri precedenti. Il brio, la brillantezza dei dialoghi, la delicatezza dello stile della Gazzola sono sempre gli stessi, ma la qualità dell'esperienza della lettura è impietosamente offuscata dall'odio viscerale verso Arthur e dalla scarsa incisività della trama.
Poi che si legga in un soffio e che in quei momenti abbia vissuto per le apparizioni di CC non lo nego, così come non nego che atterrerò su Arabesque come un falco a digiuno da una settimana. Perché a questo punto la speranza di una svolta è fortissima e io continuo a sperare che prima o poi Alice rivolti CC come un calzino e che la Gazzola si scateni in descrizioni al limite del porno (cit. amica Mara). Io mi accontento che la Gazzola ci descriva nei minimi particolari quando questi due si baciano. Solo questo chiedo, dettagli.

10 luglio 2017

Alessia Gazzola
Non è la fine del mondo

Trama
Feltrinelli | pag. 219 | € 15,00
Emma De Tessent. Eterna stagista, trentenne, carina, di buona famiglia, brillante negli studi, salda nei valori (quasi sempre). Residenza: Roma. Per il momento – ma solo per il momento – insieme alla madre, rea di aver chiamato le figlie (Emma e Arabella) come le protagoniste di un romanzo Regency nella convinzione che avere nomi romantici sarebbe stato un punto di forza per loro (per essere sfottute, senz’altro). Cosa non le piace: il chiasso. Le diete. La mondanità. Il rumore dell’aspirapolvere. La maleducazione. La sua idea di felicità: bufera con folate di vento ululanti. Una candela, un divano e un plaid. Un romanzo rosa un po’ spinto, rigorosamente ambientato in epoca Regency. Un pacco di biscotti – vanno tutti bene, purché basti guardarli per dichiarare guerra alle coronarie. Sogni proibiti: il villino con il glicine dove si rifugia sempre quando si sente giù. Un uomo che non può (non deve!) avere. Un contratto a tempo indeterminato. A salvarla dallo stereotipo della zitella, solo l’allergia ai gatti. Il giorno in cui la società di produzione cinematografica per cui lavora non le rinnova il contratto, Emma si sente davvero come una delle eroine romantiche dei suoi romanzi: sola, a lottare contro la sorte avversa e la fine del mondo. Avvilita e depressa, dopo molti colloqui fallimentari trova rifugio in un negozio di vestiti per bambini, dove finisce per essere presa come assistente. E così tutto cambia. Ma proprio quando si convince che la tempesta si sia allontanata, il passato torna a bussare alla sua porta: il mondo del cinema rivuole lei, la tenace stagista. Deve tornare a inseguire il suo sogno oppure restare dov’è, in quel piccolo paradiso di tulle e colori pastello? E perché il famoso scrittore che aveva a lungo cercato di convincere a cederle i diritti di trasposizione cinematografica per il suo romanzo si è infine deciso a farlo? E cosa vuole da lei quell’affascinante produttore che per qualche ragione continua a ronzare intorno al negozio dove lavora?
Commento
Onestamente? Per me è no.
A me la Gazzola piace tanto, sia per come scrive, sia per quello che scrive, sia per l'impressione che mi ha dato quando l'ho incontrata ad un firmacopie. Penso che sia un'autrice dolcissima, gentile e che sappia buttare sul ridere una quotidianità che le persone comuni vivono come deprimente e per niente divertente. Eppure, per quanto possa apprezzarla, questo romanzo è uno dei più mediocri che ho letto negli ultimi mesi. Non è brutto, non è scritto male, non è noioso, è semplicemente molto al di sotto delle aspettative, molto al di sotto di quello che la Gazzola scrive di solito, ed è un romanzo che lascia un senso di incompiuto piuttosto forte.
Per assurdo, la trama proposta nei vari store online riassume in modo preciso la trama, praticamente lasciando poco o nulla di nuovo da scoprire e niente che sia di grande impatto narrativo.
Il pregio di questo romanzo - perché comunque ne ha - è che è una lettura leggera, velocissima, uno di quei classici romanzi da vacanza che non impegnano e non possono nemmeno annoiare, visto quando sono brevi. Non mi piace usare la definizione lettura da ombrellone, eppure in un certo senso è così, perché ne rispecchia tutti i cliché. Forse ho sbagliato io, leggendolo aspettandomi chissà cosa, o forse non vado molto d'accordo con romanzi contemporanei che hanno durata breve e consistenza poco definita, perché non è la prima volta che questa categoria mi lascia molto delusa.
La storia, in base alla quarta di copertina, è quella di una giovane donna precaria a cui capitano una serie di sfighe e di avventure che trasformano il tragico in comico e in avventuroso. Insomma, per chi vive la schifezza dei lavori a tempo determinato questa storia è una specie di voler indorare la pillola, lasciando intendere che c'è sempre una seconda chance per tutti e che ogni cosa andrà a posto.
Emma è un soggetto interessante perché, a parte il lavoro traballante, è una persona nella media: non è la classica bellona, non è particolarmente dolce e arrendevole ma è brava nel suo lavoro ed è una persona che cerca di tenersi strette le sue cose, compreso il posto di lavoro. La dimostrazione che non importa quanto sei brava o fedele o volenterosa o professionale è il fatto che Emma viene eliminata dal budget aziendale, come molti poveri cristi ogni giorno nel mondo reale. Ma, essendo questo un romanzo, Emma - dopo l'obbligatorio mese di abbrutimento - si butta in una nuova avventura lavorativa in un negozio di abiti per bambini, facendo comunque colloqui per la sua specializzazione. Così si scorna con il Produttore della Waldau, una specie di squalo fascinoso cattivo come una iena ma molto molto bravo, uno di quei personaggi che puzzano di guru e che cadono in piedi in qualsiasi occasione e verso il quale Emma sente una certa affinità professionale e non solo.
Le schermaglie lavorative con il vecchio e il nuovo posto di lavoro sono palliducce e non diventano mai abbastanza importanti perché, per quanto gli intrighi lavorativi e i tira e molla con il Produttore possano essere divertenti, e per quanto il vecchio capo sia una specie di mostro tragicomico, la Gazzola cade sempre nel brutto vizio di troncare le scene sul più bello, dando per scontato che poi il lettore se le immagina e trae da solo le conclusioni. Onestamente? A me piace che le scene vengano sviscerate perciò questo svolazzare senza posarsi mai, questo stile etereo un po' filosofeggiante alla lunga mi ha snervata finché ho chiuso il romanzo e l'ho fissato come se mi avesse fatto un affronto personale.
L'unico elemento che, tutto sommato, a modo suo è piacevole è Emma anche se - battute divertenti e sfighe atomiche a parte - non decolla mai sul serio. Pur essendo protagonista e voce narrante, rimane sempre nel limbo della sfortunata comica e della speranzosa nuova mega manager, e non tira mai fuori la grinta perché una scena che sia una si chiuda con tutti i crismi. Tra i personaggi secondari il Produttore è interessante ma per niente indimenticabile e non è un grande interesse amoroso, visto che di romantico c'è pochissimo e si vede solo con la lente d'ingrandimento; mentre la madre del Produttore nonché proprietaria del negozio e il suo cane scoreggione sono due soggetti piacevoli da leggere ma, ancora una volta, non è abbastanza.
Niente è abbastanza per dare un voto alto a questo romanzo, e lo dico con molta tristezza perché puntavo su questo titolo per staccare da una serie di letture di genere opposto. Poi, per carità, si è fatto leggere con facilità ed è durato veramente pochissimo, quindi alla fine della fiera mi posso lamentare solo perché sono una rompipalle che non si accontenta mai e che quando sgancia dei soldi per comprare un libro si aspetta sempre il colpo di fulmine.
Spero che i due romanzi della serie Alice Allevi che mi rimangono da leggere sapranno risollevarmi il morale.

2 marzo 2015

Alessia Gazzola
Una lunga estate crudele

Serie Alice Allevi 4

Trama
Longanesi
pag. 313 | € 16,40
Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto. Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda… proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa! E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore. E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa. Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo. Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa. Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili. Alice lo sa: nessun segreto è per sempre. E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare… fino al più tragico e crudele dei finali.
Che vita di merda. Non bastavano cadaveri a tutto spiano. Si sentiva la necessità di estendere l'attività al cimitero. Scapperei a gambe levate se solo non fossi con CC, pronto a ricordarmi la vicenda negli anni a venire.
Commento
Il 2 Febbraio (ieri, mentre scrivo) sono andata al firmacopie organizzato da Longanesi per l'uscita di Quella lunga estate crudele. Io, che sono una novellina e che conosco da poco Alessia Gazzola, non avevo idea di quanto strong fossero le sue lettrici. Nonostante fossimo in poche, mi sono trovata in mezzo ad una accesa quanto divertente discussione su chi fosse meglio: Claudio o Arthur. Ho scoperto, così, che esistono due schieramenti: il Team Claudio e il Team Arthur e, a quanto pare, entrambi sono agguerritissimi.
Io, fin da L'Allieva, ho sempre sostenuto senza dubbio alcuno il Team Claudio e, secondo me, anche la Gazzola sotto sotto preferisce il fascino cattivello e imprevedibile del magnifico Conforti all'egocentrismo alimentato da alti ideali dell'Innominabile Arthur.
E voi direte sarà mica questa la cosa più interessante da dire sul nuovo romanzo di Alessia Gazzola.
E io rispondo miprendiingiroclaudioèl'unicacosacheaspetto ogni.santa.volta.
"Nessun altro oltre a Erica? Che, con tutto il rispetto, peraltro non è una specializzanda. Siete indecenti. Vi dice niente la sindrome di Churg Strauss? No, immagino di no, perché la laurea l'avete vinta con i punti delle brioscine."
Insomma, dicevo, al firmacopie ho scoperto che 1. Alessia Gazzola è tenerella da morire, ti abbraccia, ti bacia, ti sorride e ti fa sprizzare cuoricini da tutti i pori. 2. Davanti ad un'autrice come lei divento color pomodoro e blatero scemenze che nemmeno a 15 anni. 3. Tra tutte le cose che potevo dirle, tra tutte le lodi che mi potevano uscire di bocca, ho sparato un farneticante 'LUIèunsuperbastardomavabenecosìloamoperquesto'. Ho avuto il mio momento Alice Allevi.
Ma, mentre lei è un personaggio che trova un senso nella sua goffaggine, io ho solamente fatto una figura tremenda. Eppure la Gazzola, tenerella, ha fatto finta di nulla e io mi sono fatta firmare tutti i romanzi, felice come una Pasqua.
A questo punto devo dire una cosa e poi torno su toni più seri.
Io tifo CC tutta la vita. Claudio è uno di quei personaggi che, se non c'è, entri in paranoia sparatissima e - ocio allo spoiler - per fortuna questa volta prende il sopravvento e supera di gran lunga Arthur in quanto a presenza. Claudio, Claudio, Claudio. Nella testa di Alice - e nella nostra - rimbalza sempre, qualunque cosa faccia, come un pensiero fisso che non riesce a mettere da parte.
Finally, dopo ben tre romanzi, smette di apparire e scomparire all'improvviso quando meno te lo aspetti e occupa con la sua bellissima faccia tosta porzioni importanti della parte romantica del romanzo.
Perché sì - e qua torniamo ad essere seri - Quella lunga estate crudele è decisamente più romantico rispetto ai romanzi precedenti e non si frena di fronte al dilemma esistenziale di Alice: di chi è innamorata? Se fino ad ora la Gazzola ha girato attorno alla questione, nel suo ultimo romanzo si è buttata senza paura ponendo Alice nella difficile posizione dell'eterna indecisa, sfruttando fin da subito le potenzialità di questa situazione. Infatti l'esplosione di Claudio segue a ruota il filosofeggiare sentimentale di Alice, le sue insicurezze, le sue decisioni - dolorose - e la sua voglia di avere una relazione che sia vera, stabile, sicura. Così non solo Claudio serve allo scopo di scuotere queste certezze in Alice, ma - assieme alla provvidenziale apparizione di Arthur - obbliga, in un certo senso, la nostra Alice a mettere in chiaro le cose.
I luoghi del cuore più rigogliosi sono quelli in cui risiedono i ricordi più dolorosi.
Romantico in un modo tutto suo, leggero, non troppo affettato e libero dagli schemi della solita - trita e ritrita - storia d'amore, Una lunga estate crudele ha finalmente compiuto quel passo che mi aspettavo fin da subito. Ormai l'istituto è uno sfondo statico, dove Alice agisce poco o nulla e che serve principalmente a ricordarci da dove arriva, chi è, con chi ha a che fare e che fornisce un piatto perfetto sul quale servire i passaggi più divertenti del romanzo.
Dall'istituto all'indagine il passo è stato brevissimo, ma liscio come l'olio. Non pesa per niente che il background sia cambiato perché Alice rimane salda nella sua natura e nelle sue origini, e la medicina legale l'accompagna anche quando l'autrice si inoltra nei meandri delle meccaniche umane: gelosie, avvelenamenti, figli e amori nascosti, strati e strati di umanità più o meno contorta che si sovrappongono a formare un mistero misterioso ma lineare, chiaro e appassionante perché non impegnativo.
Diciamocelo, Alice Allevi piace perché è lei: goffa, sfortunata, umana, con botte di culo da non credere e scivoloni degni di qualsiasi comune creatura umana. Che sia un personaggio dall'intuito aggressivo e dalla curiosità patologica con picchi di genialità è tutto un di più, un di più che ti fa divorare il romanzo a ritmi inverosimili. Naturalmente l'elemento CC - e sì, anche l'Innominabile - fa la sua parte. D'altronde non sarebbe lo stesso senza lo struggimento amoroso di Alice.
Adesso non mi resta che ammazzare il tempo fino al prossimo romanzo e dimenticarmi di quanto mi piaccia la Gazzola, altrimenti entro in crisi d'astinenza e parto per la tangente della rilettura compulsiva. Non che questo sia necessariamente un male.
In sottofondo c'è Un homme et une femme dei Café Paris e quasi quasi mi credo uno di quei personaggi delle commedie romantiche sulla terrazza di un grattacielo di Manhattan per un party da urlo, fino a quando l'Essere Perfido non si avvicina al mio orecchio, e mormora con disinvoltura: "Allevi, se per qualunque ragione stasera finiamo soli, ti lascio in una pozza di sangue."
No, non è come pensate voi. Ma vi lascio con la curiosità, così vi decidete a entrare nel tunnel insieme a me. C'è spazio per tutti.

27 ottobre 2014

Alessia Gazzola
Le ossa della Principessa

Serie Alice Allevi 3

Trama
Longanesi | pag. 346 | € 17,60
Benvenuti nel grande Santuario delle Umiliazioni. Ossia l'istituto di medicina legale dove Alice Allevi fa di tutto per rovinare la propria carriera di specializzanda. Se è vero che gli amori non corrisposti sono i più strazianti, quello di Alice per la medicina legale li batte tutti. Sembrava quasi che la sua tormentata esistenza in Istituto le avesse concesso una tregua, quanto bastava per provare a mettere ordine nella sua sempre più disastrata vita amorosa, ma ovviamente non era così. Ambra Negri Della Valle, la bellissima, brillante, insopportabile e perfetta Ape Regina, è scomparsa. Difficile immaginare una collega più carogna di lei, sempre pronta a mettere Alice in cattiva luce con i superiori, come se non ci pensasse lei stessa a infilarsi nei guai, con tutti i pasticci che riesce a combinare. Per non parlare della storia di Ambra con Claudio Conforti, medico legale affermato e tanto splendido quanto perfido, il sogno proibito di ogni specializzanda... E forse anche di Alice. Ma per quanto detesti Ambra, Alice non arriverebbe mai ad augurarle la morte. Così, quando dalla procura chiamano lei e Claudio chiedendo di andare a identificare un cadavere appena ritrovato in un campo, Alice teme il peggio. Non appena giunta sulla scena del ritrovamento, però, mille domande le si affollano in mente: a chi appartengono quelle povere ossa? E cosa ci fa una coroncina da principessa accanto al corpo?
"Ebbene, Allevi? Sei tornata purificata nel corpo e nello spirito dal tuo viaggio in Terra Santa?" domanda Claudio non appena mi vede in Istituto, il lunedì mattina successivo al mio ritorno."Anche tu hai molto da purificare, dottor Conforti." "Per me ci vorrebbe il Creatore il persona.[...]"
Commento
Inizia ufficialmente l'attesa al prossimo romanzo della Gazzola.
Finiscono troppo in fretta e ce ne sono troppo pochi, come succede sempre quando trovo un'autrice che mi piace. Ho il brutto vizio di non razionalizzare la lettura, così mi trovo a volerne di più e a non poter fare altro che lamentarmi fino al prossimo libro.
Questa volta il mio entusiasmo non è al livello ossessivo di Un segreto non è per sempre, è lievemente meno maniacale, più umano e posato. Se fossi una lettrice furbetta, di quelle che vogliono passare per letterate di alto profilo, insisterei sugli aspetti meno scontati della storia e sui contrasti tra forma e contenuto. Ma, siccome sono io e se non infilo una delle mie sparate non ci dormo la notte, sarò onesta.
Il 60% del mio gradimento è dovuto alla protagonista Alice e allo stile della Gazzola, su questo non ci piove e non si discute. Il restante 40% è suddiviso - in modo discontinuo e alterno - tra l'ineguagliabile malefico Conforti e l'égoïste avventuriero Arthur. Lo so, sono superficiale, preda delle mie pulsioni letterarie e delle inevitabili attrazioni che questi personaggi esercitano sulla mia debole psiche. Però, insomma, chissenefrega, no? Io non leggo per farmi bella con gli altri.
Tuttavia in questo romanzo il mio 40% di masochismo ha - come dire - perso terreno. Non per mia scelta ma perché semplicemente entrambi i fustacchioni sono defilati. Ci ho sofferto, signora Gazzola. Certi scherzi non me li doveva fare, ho rischiato seriamente di avere un crollo nervoso (you know why) e di entrare in crisi d'astinenza. Poi, diciamocelo, Alice dà sempre il meglio di sé quando è sotto stress: dopo una sana fustigata verbale di Claudio o una strapazzata emotiva di Arthur.
Eppure la Gazzola, nonostante abbia ridotto la presenza di un maschio nella vita di Alice, non si è privata della rara soddisfazione di far soffrire la sua eroina: ogni cosa suscita in lei ricordi dolci e amari, desideri e speranze infrante e una nostalgia infida per i bei tempi andati.
Anzi, ora che ci penso, il rimpianto per il passato, per le decisioni non prese, per le parole mai dette, è un po' il tema centrale di tutto il romanzo: sia per Alice sia per la Principessa.
Molto più degli altri due romanzi, questo si concentra sull'indagine e sulla collaborazione tra Alice e l'ispettore Calligaris. Il cadavere - o meglio le ossa - attorno al quale si svolge tutta la trama viene trovato per caso dopo molti anni in una buca, in posizione fetale, con una coroncina da principessa di fianco alla testa. Oltre all'analisi forense, Alice si trova subito invischiata nella ricerca dell'identità dello scheletro che la porta sempre più spesso lontano dall'Istituto e nascosta nell'ufficio di Calligaris, tra carte e dossier di ragazze scomparse.
Il caso, quindi, è più di deduzione e di ricerca che di una vera e proprio analisi medica, tanto che le parti decisive sono principalmente legate all'investigazione. Mi sembra chiaro che in un futuro prossimo la direzione di Alice sarà quella di essere allieva di Calligaris, più che di Conforti, della Wally o del Supremo.
Sono rimasta freddina, lo ammetto, di fronte alla scelta di infilare tra un capitolo e l'altro il punto di vista della vittima che ricrea le vicende prima della sua morte. Non l'ho trovata coinvolgente, emozionante e - più in generale - me l'ha resa molto antipatica. E' carino, però, quel ritrovarsi di Alice nelle esperienze della vittima e nell'evoluzione dei suoi sentimenti tanto da influenzarla nelle sue scelte di cuore.
Il punto forte del romanzo, in ogni caso, sono Alice e la sua arguzia. E' intelligente ma con moderazione e ha questi momenti di sfiga epocale che la mettono sullo stesso piano delle sue lettrici, senza contare gli alti e i bassi della quotidianità che costellano tutto il romanzo.
Non posso tacere sull'originalità del caso (o dei casi, se penso anche ai romanzi precedenti) inventato dalla Gazzola: è particolare, ma non contorto e riesce a coinvolgere molti soggetti su diversi livelli, in modo da muovere le fila del lavoro ufficiale di Alice in Istituto e di quello ufficioso con Calligaris. Insomma, se pure io sono riuscita a capirne l'evoluzione, ce la possono fare tutti.
Questo è quanto. Ammazzerò l'attesa del prossimo romanzo struggendomi d'amore per Claudio Conforti. Passo e chiudo.

6 ottobre 2014

Alessia Gazzola
Un segreto non è per sempre

Serie Alice Allevi 2

Trama
Longanesi
pag. 415 | € 17,60
Dura la vita per Alice Allevi, che ha appena superato la delusione per non aver vinto un micro seminario di Scienze Forensi. Non che le interessasse tantissimo l'argomento: il fatto è che il seminario si sarebbe tenuto a Parigi, e a Parigi vive Arthur. Ma tant'è, si sa che per lei l'Istituto di Medicina Legale «è un amante malfidato che prende senza dare»...Ma la vita lavorativa ha in serbo per lei altre sorprese, e nello specifico una causa d'interdizione. Lui è Konrad Azais, un famosissimo scrittore, best seller in tutto il mondo, grande esperto di enigmistica. A richiedere l'interdizione sono i figli, che ritengono il padre ormai vittima della demenza senile visto che ha dichiarato di voler lasciare tutti i suoi beni a una sconosciuta. Quando poi Azais muore in circostanze misteriose, che nemmeno l'autopsia riesce a chiarire, Alice inizia un'indagine combinando le sue conoscenze di medicina legale, l'intuito e la ricerca tra librerie e le opere di Azais...


Commento
Signora Gazzola lei è la mia nuova autrice preferita. Lei scrive come scriverei io. Scrive quello che a volte - spesso - ho bisogno di leggere. Lei mi fa divertire mentre leggo (e non è semplice, sono una musona di prima categoria). Quindi grazie.
Per fortuna ho svaligiato la biblioteca comunale e ho ancora due titoli da leggere, altrimenti entrerei in una crisi depressiva acutissima da privazione di Alice Allevi. Quando avrò finito anche quelli il tunnel della disperazione si spalancherà di fronte a me, e a quel punto non saprò più che pesci pigliare.
Perché diciamocelo, ogni lettore ha bisogno di ridere. Un lettore che non cerca un romanzo spassoso è un fossile redivivo di quella razza ormai estinta di lettori/intellettualoidi tisici di tardo ottocento, la peggior specie di lettore, privi di senso dell'umorismo e incapaci di apprezzare il raro dono della parola usata per far sorridere.
Facciamo tesoro di quei romanzi che ci strappano dai momenti di noia, dai momenti bui, e che ci danno una iniezione di buon umore. Nei secoli dei secoli, amen.
Se il primo romanzo della serie è stata una scoperta gradevole, il secondo è la conferma esplosiva. Alice è una di quelle protagoniste che si scavano un angolino nel cuore del lettore nel bene e nel male, a suon di strafalcioni e figuracce o di tenerissimi lampi di genio.
Questa volta il caso che coinvolge la nostra specializzanda non riguarda - almeno subito - cadaveri da sezionare, ma una mente da analizzare. Interdizione per lo scrittore culto Konrad Azais. Cosa ci azzecca una dottoressa di medicina legale con un caso del genere? A quanto pare il mitico Anceschi la ritiene idonea per affiancarlo durante questo caso, tanto da scaricarla senza tante cerimonie a casa Azais, fiducioso della leggendaria capacità intuitiva di Alice.
Appena il soggetto in esame viene trovato morto scatta subito il dubbio: è morte naturale o omicidio? E se veramente è stato assassinato, chi può aver voluto uccidere un vecchio astro della letteratura ormai paralizzato e dipendente dalla sua badante per cambiare il pannolone?
L'ispettore Calligaris, geniale figurino alla tenente Colombo, sente che la mente di Alice lavora nella giusta direzione e la sfrutta senza pietà per cavare la verità dalla bocca e dalla mente dell'unico testimone. La faccina d'angelo e la mente curiosa e impicciona di Alice sono un'arma vincente: non solo si destreggia tra sfighe, love story e lavoro in modo traballante ma tenace, riesce anche a usare l'intuito quando la maggior parte delle persone se ne frega. Così tra indagini improvvisate al seguito dell'ispettore condite con medicina legale - o illegale - Alice sbroglia in parte l'intricato casotto della famiglia Azais in un turbinante e mirabolante caso che gronda ironia più che sangue e che si fa divorare in pochi giorni.
Naturalmente c'è un motivo nascosto - anzi due - che mi ha resa così ingorda. Il primo è Arthur e il secondo è il malefico e magnifico Conforti. Arthur, il giornalista con l'anima in pena, sempre in viaggio e sempre insoddisfatto è il tallone d'Achille di Alice. Lo ama ma sa di non poterlo controllare e lui, selvatico e carogna, non cede di un millimetro e pretende che tutto giri attorno ai suoi desideri. Appena Alice punta i piedi scorrono fiumi di sangue e lacrime - le mie - e si crea una voragine enorme nella storia. Mi sono strappata le sopracciglia per la disperazione (che perdura, still, in Le ossa della principessa). Al dolore si aggiunge la perversione nella forma di Claudio Conforti. Fustigatore verbale extraordinaire, mio idolo per cotanta perfida maestria, Claudio travolge tutto con quel suo modo di fare subdolo e calcolatore. E sexy. Sexy da morire. Sexy da trattamimalestrapazzamimipiacilostesso. Claudio è malvagio ma da sturbo, conturbante nel suo essere carogna, un perfetto Bastardo - con la B grande e grossa - che lascia una scia di bava sulle pagine. La mia. Tra i due non si chi strozzerei per primo, Arthur o Conforti, l'unica certezza è che li ripasserei entrambi. Più volte.
Complice un week end libero e la presenza di due conturbanti personaggi che odio e amo (Arthur e Claudio) ho sbranato Un segreto non è per sempre, affamata di quella simpatia pasticciona che mi ha fatta affezionare ad Alice, protagonista perfetta per sdrammatizzare un genere come il crime che sulla mia identità di lettrice pesa come un buco nero (il buco nero dell'assenza). E' un romanzo frivolo e inconsistente? Forse, eppure ha saputo appassionarmi ad un argomento che non mi sfiora nemmeno per sbaglio. Io, lo scaffale gialli, non lo vedo nemmeno. Ci ignoriamo a vicenda.
Non ho saputo aspettare e ho già superato la metà del seguito, il terzo romanzo, e sono in piena frenesia. Mi manca ancora un titolo sottile e poi è la fine. Come farò senza Alice Arhtur Claudio?

4 agosto 2014

Alessia Gazzola
L'allieva

Serie Alice Allevi 1

Trama
TEA | pag. 384 | € 5,00
Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po' distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l'istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall'affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all'omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un'aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

Commento
Il momento delle ferie è sempre difficile per un lettore. Bisogna scegliere con cura cosa portarsi dietro, quali romanzi - che hanno fatto la muffa per anni - devono finalmente uscire dallo scaffale e quali servono per compensare le eventuali delusioni. Bisogna sempre abbondare e diversificare.
Per me, che spesso leggo su commissione o a scadenza, le vacanze sono sinonimo di libertà: libertà di scegliere cosa leggere, libertà di prendermi il mio tempo e libertà di godermi un romanzo senza il pensiero fisso di doverci fare un commento (a volte pesa, anche se non sembra).
Quest'anno ero partita con un progetto che si è perso per strada. La mia idea iniziale era di portarmi solamente l'ebook reader e niente - niente - cartacei. Era un'idea idiota, adesso me ne rendo conto, che infatti è durata pochi giorni. Oltre alla svalangata di ebook che mi ero preparata - di cui ne ho letti solo due e solamente uno mi è piaciuto - ho preso ben due romanzi che erano fermi nella mia libreria da un po' e una sola scelta dalla biblioteca comunale. Tutto sommato le mie scelte sono state vincenti.
In particolare quella della biblioteca, presa a caso e per sentito dire, è stata quella che ha avuto più successo proprio perché non conoscevo l'autrice né la serie.
Quindi immaginatevi me, spalmata sul lettino sotto l'ombrellone, con tre litri di potrezione 50, occhialoni da sole riflettenti e cornetto in mano. Cosa mai avrò potuto voler leggere, se non un medical thriller chick lit? Detto così sembra un genere tremendo - e forse lo è - ma per passare due giornate senza pensieri, sopportando una nipote che mi lanciava la sabbia e vicini d'ombrellone molesti, la Gazzola è stata perfetta.
L'allieva, ovvero Alice Allevi, mi ha conquistata alle prime pagine quando, per evitare la serata di gala, snocciola nella sua testa una serie di scuse tra le quali la mia preferita: ho la salmonellosi ed è finita la scorta di Imodium. Alice ha passione, dicono, per la medicina legale ma è pigra. E' l'ultima ruota del carro tra i specializzandi e subisce con filosofia i commenti cattivi dei colleghi e dei superiori. Goffa, insicura, timida, Alice sembra essere troppo passiva per fare la differenza anche se, a dirla tutta, riesce dove i suoi colleghi falliscono miseramente. Alice usa il cervello ma anche il cuore e, in una materia gelida come la medicia legale, riesce a cogliere sfumature che, con gli occhi cinici e calcolatori dei suoi colleghi, vanno perse.
Ironica e buffa, Alice fa tenerezza e riesce ad essere ridiola e dolce, brillante e insignificante, speciale e totalmente normale. Potrebbe essere una di noi, presa a caso dalla schiera di povere lavoratrici che subiscono l'arroganza dei superiori e la fame di successo dei colleghi, con quel tocco di magia che solo la letteratura riesce a donare a chi, di base, magico non lo è per niente.
Così Alice vive una love story degna di un film con il fascinoso e irrequieto giornalista Arthur e, in linea con il suo lavoro, segue (un po' morbosamente un po' grazie alla sua forza di volontà) il caso di un apparente suicidio.
Ho apprezzato che la Gazzola non si sia dilungata nei dettagli anatomici o tecnici, semplificando l'aspetto medico legale attraverso l'approccio non convenzionale di Alice, fatto di intuito e sentimenti più che di virtuosismi dell'anatomopatologia; anche perché - diciamocelo - come argomento da trattare il medical o si avvicina al thriller pesante (un po' CSI un po' Kay Scarpetta) altrimenti è meglio sdrammatizzarlo, mischiandolo selvaggiamente con altri generi in un crossover sregolato.
L'allieva è un esempio di come più generi si uniscano, più il risultato ha un brio e un'unicità che altrimenti non avrebbe mai avuto. E' un romanzo che ha la giusta dose di tecnicismi per rendere la storia realistica e un'iniezione di leggerezza - fatta in parti uguali di amore e di ironia - che lascia il sorriso sulle labbra.
Alcune hanno paragonato questa serie a quella di Stephanie Plum della Evanovich e devo dire che non hanno per niente torto: è un'ottima alternativa se seguite quella serie e state invecchiando tra un'uscita e l'altra. Da parte mia ho già messo in richiesta in biblioteca i due seguiti, in modo da scatenarmi durante le prossime vacanze.