27 luglio 2020

Thomas Hardy
Estremi Rimedi

Titolo originale Desperate Remedies

Trama

Fazi | pag. 541 | € 18,00
Estremi rimedi è il romanzo d’esordio di Thomas Hardy, in cui già si dispiegano tutti gli elementi che faranno la fortuna del suo autore: l’ispirazione gotica, un intreccio impeccabile, la magistrale caratterizzazione dei personaggi. Protagonista di questa storia è la giovane Cytherea Graye: rimasta orfana, la ragazza decide di trasferirsi con il fratello Owen in un’altra città, per trovare una casa e un lavoro e ripartire da zero. Qui, i due conoscono Edward Springrove, un collega di Owen, di cui Cytherea si innamora. Dopo vari tentativi andati a vuoto, la ricerca di un lavoro va a buon fine, e la protagonista viene assunta come dama di compagnia presso una ricca signora, Miss Adclyffe, il cui passato, si scoprirà poi, è legato romanticamente a quello della famiglia Graye. Tra le due donne si stabilisce un rapporto a metà strada fra l’affetto, la protezione, la devozione e la gratitudine reciproca. Proprio durante il soggiorno in casa della signora, Cytherea viene a sapere che non lontano da lì vive la famiglia del suo amato Edward, che però è già promesso a un’altra donna. Delusa e sconcertata, la protagonista decide di dimenticarlo: è a questo punto che entra in scena Manston, personaggio misterioso inspiegabilmente protetto e spalleggiato da Miss Adclyffe, il quale intraprende nei confronti della ragazza un lungo e bizzarro corteggiamento. L’intreccio narrativo, finora concentrato sul ritratto dei personaggi, si fa da qui in poi vivace e ricco di colpi di scena: incendi, fughe nella notte, inganni, suspense, persino un omicidio, fino alla conclusione, degna della migliore tradizione dei “sensation novels”, cui Hardy si ispirò per costruire questo suo primo romanzo, affermandosi subito come una delle voci più brillanti della narrativa inglese.
L'abbandono è il più freddo dei venti invernali.
Commento
Il primo giorno di lavoro post lockdown l'ho passato leggendo il secondo classico della mia personale challenge annuale, un romanzo di Hardy uscito da poco con Fazi che smaniavo di leggere da tempo immemore. Come spesso mi capita, più conto che un libro mi piaccia - quasi dandolo per scontato - più la delusione è cocente. Che poi, ecco, non posso proprio parlare di vera delusione, ma di sicuro Estremi Rimedi non è tra i romanzi di Hardy che più mi sono piaciuti, anzi è forse quello che mi ha appassionata di meno. L'edizione è bellissima, la copertina meravigliosa e la traduzione ottima, il problema è che la quarta di copertina è un filo fuorviante. Secondo la trama questo romanzo è un intrigo gotico con un finale adrenalinico, ma personalmente l'ho trovato molto tranquillo per la sua maggior parte con qualche guizzo qua e là per dare vita alla narrazione. Essendo un romanzo d'esordio forse lo stile di Hardy era ancora acerbo, non sono un'esperta e non ho la formazione adatta per analizzare un classico, però di sicuro tutta questa azione millantata dalla quarta io mica l'ho letta.
La storia è una variazione di quella che si può definire storia di persone comuni che a Hardy piace tanto, in particolare si concentra sulle vicende di una giovane ragazza e del fratello.
Cytherea e Owen si ritrovano dopo la morte del padre con un pungo di mosche. L'attività di architetto del padre, pur di successo, non aveva lasciato nessun profitto perché l'uomo aveva fatto degli investimenti fallimentari. I due all'inizio tentano di continuare a vivere nello stesso posto ma presto si rendono conto che non se lo possono permettere, così Owen - anche lui architetto ma di poca esperienza - trova un lavoro dal salario modesto in un paese lontano dal loro. I due fratelli lasciano tutto ma senza rimpianti, ormai isolati dai loro vicini, e si concentrano sulla nuova vita. I pochi soldi non fanno paura, sono razionali, umili, e si rendono conto di essere tutto sommato ancora fortunati; purtroppo però la situazione non è delle più rosee e così anche Cytherea decide di cercare un impiego, ma essendo una giovane di buona famiglia non ha ovviamente nessuna referenza e nessuna vera abilità. Durante le lunghe giornate in attesa di una risposta al suo annuncio, Cytherea incontra il collega del fratello, un giovane uomo dall'aspetto un po' trascurato ma piuttosto affascinante, e tra i due scatta subito una scintilla. Edward Springrove rimane folgorato dalla freschezza di Cytherea e la corteggia con decisione e la ragazza rimane infatuata dalle sue attenzioni così si promettono amore.
Però tra i due innamorati si intromette il destino: Edward torna a Londra dopo aver ottenuto un lavoro e Cytherea trova lavoro come dama di compagnia di Miss Adclyffe, una lady di un villaggio poco lontano dalla sua residenza attuale. La signora è una donna di mezza età, nubile, dal carattere deciso e a volte aggressivo che cambia dame di compagnia con una frequenza allarmante. Le due donne, così diverse per età e carattere, condividono lo stesso nome. Questa coincidenza è in realtà un legame con il passato del padre dei due ragazzi, un uomo che ha sempre pianto la perdita dell'innamorata di quando era giovane. L'identità della donna fa parte di quella porzione della trama che vorrebbe essere misteriosa e che unisce il passato del padre dei ragazzi a questa donna ombrosa e complicata: personalmente tutto questo intrigo si è rivelato essere molto meno interessante del previsto, i collegamenti vengono spiegati ma non c'è una vera giustificazione per questo alone di mistero. Il vero nucleo della trama che può vantare un briciolo di intrigo è quello legato a Manston, al fidanzamento con Cytherea e al suo legame con Miss Adclyffe.
Mentre Cytherea è alle dipendenze di Miss Adclyffe scopre che Edward le aveva mentito ed era già fidanzato quando si erano conosciuti. Così la ragazza, in piena crisi emotiva, si lascia manovrare dalla donna e viene blandita con astuzia ad assecondare l'interesse evidente di Manston per lei. Cytherea non è granché attratta dall'uomo, pur di bell'aspetto di evidente educazione, in lui c'è qualcosa che la mette a disagio. Anche per Manston entra in scena un ostacolo, una moglie che fino ad ora è stata tenuta nascosta e che così impedisce all'uomo di portare avanti il suo corteggiamento. Manston è furioso, detesta la donna sposata in un momento di follia, ne disprezza i modi e soprattutto non riesce a non fare un paragone con la giovane e bella Cytherea. Il caso vuole, però, che durante un incendio la donna muoia, o forse no? Comincia così la parte misteriosa del romanzo: all'inizio non si capisce se la donna è morta, poi il matrimonio frettoloso e quasi ossessivo, poi la fuga di Cytherea e i sospetti di Owen e di Edward, infine la rivelazione di tutto il mistero con un finale un po' strano che mette in luce il vero crimine e il vero criminale.
Non sono sicura quale sia stata la parte che mi ha convinta di meno, se quella romantica un po' troppo banale o quella presunta di intrigo che un po' si perde nelle elucubrazioni esistenziali dei personaggi. Personalmente credo che Hardy sia bravissimo a rendere speciali le vite dei suoi personaggi comuni, ma lo fa così bene perché non sfrutta gli stratagemmi dei gialli, rimane sempre sui drammi della vita e non su crimini o omicidi o rapimenti, è tutto molto ordinario seppur straordinario.
Ho faticato ad arrivare alla fine, ci ho messo più del previsto a terminare un romanzo di oltre 500 pagine e che mi ha pesato come se ne avesse altre 200 da leggere. Non mi aspettavo tanta difficoltà con un autore che mi piace praticamente sempre, ma immagino che prima o poi sarebbe accaduto che l'idillio con Hardy si fosse offuscato brevemente.
Ovviamente non perdo la speranza, ho un altro suo romanzo nella nuova edizione Fazi che aspetta di essere letto e questa volta eviterò accuratamente di pormi aspettative irrealistiche, così da godermi con serenità la lettura. In ogni caso questo è un romanzo che gli appassionati di letteratura inglese di tardo '800 gradiranno per il suo timido tentativo di portare un brivido di mistero in una trama ordinaria e rurale. Il risultato e il voto cambiano a seconda dei punti di vista, per me è una sufficienza pacata ma non risicata, del resto sono affezionata ad Hardy e probabilmente sempre lo sarò.

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