20 luglio 2020

Ana Johns
La donna dal kimono bianco

Titolo originale The Woman in the White Kimono

Trama
Tre60 | pag. 352 | € 16,00
Giappone, 1957. Il matrimonio combinato della diciassettenne Naoko Nakamura con il figlio del socio di suo padre garantirebbe alla ragazza una posizione sociale di prestigio. Naoko, però, si è innamorata dell’uomo sbagliato: è un marinaio americano, quello che in Giappone viene definito un gaijin, uno straniero. Quando la ragazza scopre di essere incinta, la comprensione e l’affetto che sperava di trovare nei genitori si rivelano soltanto un’illusione. Ripudiata da chi dovrebbe starle vicino, Naoko sarà costretta a compiere scelte inimmaginabili, per qualunque donna ma soprattutto per una madre. Stati Uniti, oggi. Tori Kovač è una giornalista. Mentre si prende cura del padre, anziano e gravemente malato, trova una lettera che getta una luce sconvolgente sul passato della sua famiglia. Alla morte del padre, decisa a scoprire la verità, Tori intraprende un viaggio che la porta dall’altra parte del mondo, in un villaggio sulla costa giapponese. In quel luogo così remoto sarà costretta a fronteggiare i demoni del suo passato, ma anche a riscoprire le proprie radici.
Navi che passano nella notte e passando si parlano;
soltanto un segnale, e una voce distante nell'oscurità;

così nell'oceano della vita noi passiamo e ci parliam l'un l'altro,

solo uno sguardo e una voce; poi di nuovo l'oscurità, e il silenzio. (Longfellow)
Commento
Dovete sapere una cosa. Anche se lavoro in una libreria è molto raro che in negozio arrivino romanzi di narrativa pura, spesso sono dei prenotati, a volte vengono selezionati in base a non si sa quale criterio - e quindi sono orrendi -, e a volte semplicemente sembra che una mano divina abbia fatto vedere la luce a quella strega maledetta che seleziona le novità ed ecco che arrivano romanzi veri, novità vere che entrano pure in classifica. Poi quando capita bisogna sempre tenersi pronti per qualche calamità naturale, ma nel frattempo io agguanto una copia e la custodisco con cura.
In breve questo è quello che è successo con La donna dal kimono bianco. L'ho visto sul tavolo e ho pensato la strega si sarà ubriacata così l'ho preso, nel senso che l'ho proprio comprato. Dovevo celebrare l'evento in qualche modo, così ho sganciato il denaro. Non mi sono nemmeno preoccupata se il romanzo fosse o meno - per me - un acquisto azzardato, ho dato una lettura veloce alla trama e l'ho messo in saccoccia.
Ecco, la strega evidentemente si sarà accorta del suo errore e ha lanciato una maledizione, perché a me questo romanzo non è piaciuto.
Non ho vere critiche allo stile dell'autrice perché non c'è niente che non vada, la narrazione scorre ed è pulita, non è troppo contorta nelle espressioni o pesante nella scelta del lessico. Anzi, per assurdo l'ho trovato molto essenziale, semplice, a tratti tentava l'affondo dell'elegante detto giapponese, salvo poi dare un'impressione generale di goffaggine, di forzatura, di artificiale. Non sono impazzita per lo stile ma nemmeno mi ha dato fastidio.
Non ho nemmeno niente di cattivo da dire sull'idea di base della trama, perché mi incuriosisce sempre una storia che si sviluppa su due piani temporali, però nemmeno questa mi ha entusiasmata in modo particolare. Anzi, se devo essere sincera, ho preferito la parte del presente rispetto a quella del passato perché l'ho trovata più spigliata, più emozionante, meno finta.
La storia inizia quando la protagonista Tori accompagna in ospedale il padre malato di cancro. La paura, la tristezza e l'ansia monopolizzano le ore di Tori e anche se lei finge serenità davanti al padre, sotto sotto è al limite della sopportazione. Quando il padre rifiuta le cure e firma per essere ricoverato come malato terminale per Tori inizia un conto alla rovescia che non era pronta ad affrontare: la morte sta arrivando troppo in fretta e ci sono ancora mille storie che il padre le deve raccontare. L'ultima rivelazione dell'uomo alla figlia sarà quella di darle una misteriosa lettera arrivata dal Giappone, dove il padre aveva fatto il servizio in marina dopo la fine della II° Guerra Mondiale. L' unica istruzione che Tori riceve è: leggi la lettera e capirai.
In quella lettera Tori trova qualcosa che cambierà completamente la sua vita e il suo rapporto con il padre: la rivelazione di una figlia chissà dove in Giappone e di una donna che ha amato e che non ha mai dimenticato. All'improvviso il padre diventa un estraneo, Tori non sa cosa pensare e non vuole che l'immagine del padre si sgretoli davanti ad una rivelazione così inaspettata, così la sua unica soluzione è scavare nel passato del padre per trovare le risposte di cui ha bisogno. Tori è una giornalista di inchiesta, quindi per lei cominciare questa indagine è naturale, e la routine la mette in un posto sicuro nella sua testa, così parte per il Giappone alla ricerca di risposte.
Il secondo piano narrativo, che si alterna con quello del presente, è ovviamente il passato del padre ma non ci viene raccontato dal suo punto di vista. Sarà Naoko, la giovane innamorata del padre, a svelare poco alla volta gli eventi del passato, mettendo in luce anche le difficili tradizioni giapponesi e i complessi rapporti di potere che si instaurano in una famiglia.
Naoko non mi è piaciuta, l'ho trovata forzatamente innocente e ingenua, a volte al punto da darmi il nervoso perché certe cose erano talmente evidenti che farle prendere determinate scelte non l'ha resa un'eroina ma una vittima delle sue stesse azioni. Va bene, le circostanze, la cultura e tutto il resto sono parte determinante di questa storia, quindi ci sono delle attenuanti, ma dal punto di vista puramente caratteriali Naoko non regge per niente il confronto con Tori. In quanto a carisma, a capacità di far empatizzare il lettore Naoko è troppo finta e per estensione anche la sua storia sembra una concentrazione di sfighe un po' troppo esagerate per essere credibili. Poi non lo so, magari queste cose succedevano sul serio e se tengo presente questa cosa allora la colpa è proprio del modo in cui l'autrice ha sviluppato questa parte del romanzo.
Il finale diventa chiaro man mano che ci si avvicina quindi non c'è un vero colpo di scena, e anche se una parte della storia si risolve e si chiude, l'impressione generale del romanzo è che qualcosa è rimasto in sospeso, probabilmente nella parte di Tori. Forse sono troppo abituata a storie che vengono servite complete fino all'ultima riga e non mi piace avere dei finali aperti, qua però sembra che solo una parte della storia si concluda mentre il presente rimane volontariamente aperto. Può piacere o meno, di sicuro non è un elemento sbagliato che stona con la storia, è puro gusto personale.
Ora, mi sono pentita di aver comprato questo romanzo? Tutto sommato no, anche se non è un libro che rileggerò - anzi lo rivendo proprio - e in generale l'ho trovato meno entusiasmante di quello che avevano spacciato. Va bene così, ho fatto la mia parte e ora ci separeremo senza rimpianti.

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