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4 gennaio 2016

Katy Evans
Sei tu il mio per sempre

Serie Real 1
Titolo originale Real

Trama
Fabbri | ebook | € 6,99
Brooke ha reinventato se stessa dopo la tragedia che le ha cambiato la vita, e ora lavora come fisioterapista. Quando la sua migliore amica la trascina a un combattimento clandestino di pugilato, basta uno sguardo di Remington Tate – l’enigmatico vincitore dell’incontro – a sconvolgere ogni sua certezza. Data la sua fama, quando Remington la invita nello spogliatoio Brooke pensa che si tratti solo di una notte di sesso. Invece il dolce viso di Brooke l’ha colpito con la stessa forza di un gancio che ti coglie alla sprovvista. Remy la vuole a ogni costo e, pur di averla accanto, la assume come fisioterapista. Brooke accetta subito, anche se non ha la minima idea di che cosa l’aspetta. Resistere alla bellezza e alla perfezione di quel corpo è impossibile. Resistere alla sensualità di quel le labbra e di quel sorriso sfrontato è totalmente inutile. Brooke non ha altra scelta che abbandonarsi a Remington, a quel piacere devastante che soltanto lui è capace di farle provare e all’amore incondizionato che pretende. Ma cosa succederà quando il lato oscuro di Remy prenderà il sopravvento?

Commento
Dolce Remyyyyyyyyy metti la mano quiiiiiiiiiiii.
Mi ricordo che alle medie si stravolgevano le sigle dei cartoni in versione porno, per il gusto morboso di farlo, ma mai come ora questo ritornello mi è tornato alla mente - e con una ragione.
O tu che stai per comprare o leggere questo romanzo, che la forza dell'ironia possa sostenerti durante i difficili e incomprensibili momenti che affronterai. O tu, che dopo cotanta prova di forza, avrai ancora intatte le tue doti mentali, sappi che ti sono vicina. Ti sono vicina perché - let's be honest - questo romanzo it's a frikin' mess.
Dolce Reeeeemyyyy metti le tue mani quiiiii che Brooke non può resistere e sta per morire d'eccitazione - e i nostri neuroni con lei. Dolce e psicopatico Remy, facci un favore e metti la mano lì. E vediamo di chiudere questa cosa che non ce la faccio più, mi fa male la faccia dal ridere.
Io capisco che al mondo ognuno abbia i propri gusti personali, ed è anche giusto, ma continuo a non riuscire a far quadrare i conti nell'equazione romanzo+voto su Goodreads=boom editoriale. 4.24 su 5, perdio, e non ci dormo la notte. Va bene che una storia può piacere, va bene che molti danno i voti ad cazzum, ma insomma 4.24 sono pur sempre 4.24 su 5. Io, invece, ci ho dato 1.5 perché più di così non riesco a fare e solo perché ho riso.
Ho riso tanto.
Ho riso così tanto che sul treno mi guardavano male.
Ho riso così tanto che mi sono comparse nuove rughe attorno agli occhi.
Ho riso così tanto che ho pensato ma sì dai, non fa poi così schifo.
Perché, per quanto un romanzo sia penoso, se ti fa ridere allora qualcosa di buono c'è.
Ed è così che giustifico il 4.24.
Parliamone.
Brooke è una giovane ragazza che ha passato la sua infanzia, l'adolescenza e qualche anno dell'età adulta allenandosi, gareggiando e poi soffrendo per il fallimento sportivo. Praticamente nella sua vita non ha fatto altro, fissata com'era di gareggiare alle Olimpiadi. Quindi Brooke è una sorta di giovane frustrata all'ennesima potenza, bloccata nel suo guscio che, al minimo stimolo sensoriale, scoppia come un mega Maradona la notte di San Silvestro.
La miccia comincia a bruciare appena i suoi casti e pudici occhi si posano sul maschio alfa più virile dell'intera Via Lattea, un esemplare di perfezione mascolina, un toro - cito - che suda, scrolla la testa, sbuffa, grugnisce e comunica direttamente con le ovaie di Brooke senza passare da altri organi. Non so voi ma io, di fronte ad un elemento del genere, più che annegare nei miei liquidi mi farei due domande sull'evoluzione della specie.
Ma no, Brooke e i suoi capezzoli riconoscono subito la perfezione di Remington - il nome del rasoio di mio papà, btw - meglio conosciuto come Riptide, il pugile underground più meravigliosoforteveloceimbattibilesexymaschiovirilegnoccomanzo e poi non me ne vengono più. Remy, il caso unico di essere umano ridotto a stato animale, è un poveraccio messo dall'autrice in una posizione tremenda: sto' povero ragazzo non solo ha dei gravi problemi di salute, ma è pure privo di capacità linguistiche di base - al limite dell'autismo, anima santa -, costretto ad esprimersi tramite grugniti o con una playing list che farebbe mandare a male anche una stazione radio - che poi, parliamone, Iris dei Goo Goo Dolls? eddai, vomitiamo melassa allo stato puro! -.
Come ormai accade troppo spesso, Remy preso da solo nel contesto del romanzo sarebbe anche un personaggio interessante ma - huge MA - il personaggio femminile rovina praticamente ogni cosa.
Il problema di base di questo romanzo, quindi, non è Remy con i suoi grugniti, il suo sudore, la sua orribile abitudine di leccare la faccia o il suo SPOILER bipolarismo, ma è Brooke!
Brooke è una sciagura, un'accozzaglia di tutto ciò che potrebbe rendere persino me una femminista convinta incazzata con le donne, è un personaggio marcio che infetta ogni singola scena imbottendoci il cervello di reazioni al limite dell'assurdo, una ragazza che una donna normale prenderebbe a calci in culo. Pardon, ho dovuto usare le citazioni in lingua originale prese da Goodreads perché non ho avuto il coraggio di salvarle sul reader.
My sex muscles clench every time he hits his opponent.
Va bene eccitarsi perché uno è figo, ma farlo perché uno sta picchiando duro un altro pugile mi lascia perplessa. Signorina ti ci vedo bene tra le concubine dell'Isis, sai?
His hands clench on my hip, and my womb clenches with it so much it’s painful and I almost whimper.
Perché, sapevatelo, Brooke è la donna dall'eccitazione potente, con continue contrazioni agli organi genitali, al seno, alla lingua, alle orecchie, ai capelli, Brooke si contrae sempre per ogni cosa e non riesce a controllarsi: ha un disperato bisogno che Remy la sgrulli. Insomma, okey è un romance erotico e il tipo è figo e la ragazza è assatanata, ma ridurre entrambi ad un ammasso di bava, sudore e ormoni per la maggior parte del romanzo mi sembra anche una cretineria totale.
La cosa più seria, però, che ha determinato il mio voto bassissimo è stato l'uso poco realistico della malattia di Remy. Non ho conoscenze dirette di persone malate di bipolarismo ma non ci vuole un medico per capire che è una patologia complicata e - in alcuni casi - pericolosa. In questo romanzo Remy è un bipolare che rifiuta di farsi curare perché quella persona non è lui: quindi si identifica con un uomo squilibrato, che ha frequenti crisi maniacali e conseguenti momenti di depressione, che ha continui scatti d'ira e tira avanti cavalcando l'onda dell'adrenalina indotta dalla malattia.
Ora, lasciamo perdere per un attimo il fatto che un atleta con gravi problemi mentali non trattati possa gareggiare rischiando di ammazzare qualcuno, soffermiamoci sulla gravità della cosa: Brooke adoooora che Remy sia malato, pensa di essere l'incarnazione della sua cura e gioca con i tasti che lo fanno scattare per soddisfare le sue smanie sessuali. Sembra che la Evans voglia rendere sexy e sessualmente attraente un uomo che è violento, anche se non direttamente nei confronti della protagonista - ma questo non lo rende meno condannabile - con evidenti crisi maniacali e che rifiuta consapevolmente di curarsi. Remy è un Christian Grey all'ennesima potenza: ha lo stesso atteggiamento possessivo/dominante ma gioca la carta della malattia. Non ci siamo, non è sexy questa cosa, fa solamente paura. Paura che una donna scriva di una donna che si eccita quando il suo compagno ha una crisi violenta, quando le sue reazioni non sono prevedibili e quando rischia di farsi male sul serio. Katy, va bene che le fantasie sono fantasie e non devono per forza riflettere la realtà, ma credo che tu abbia superato abbondantemente il limite del buon senso.
A parte questo, però, che è ovviamente una cosa personale, tutto il resto è di una comicità involontaria tale da far finire il romanzo nella black list sorridente.
Tra l'altro, a quanto pare, l'edizione italiana ha ripulito con grazia la maggior parte degli errori/orrori che l'edizione originale presenta. Se date una lettura veloce alle recensioni basse su GR vedrete che tutte lamentano la pessima grammatica, le ripetizioni, e lo stile infantile e sconclusionato.
Ci è andata bene, allora, perché se avessi dovuto leggere Sei tu il mio per sempre senza la depurazione post traduzione probabilmente a quest'ora mi sarei cavata gli occhi dalle orbite, invece che essermi fatta venire una crisi d'asma per il gran ridere.
E' la vita, c'è chi lo ha amato e chi lo ha deriso. Io mi accodo placidamente nella seconda categoria perché non ho nessun interesse e nessuna voglia di fare book bashing. E' andata così, è andata male, speriamo che la prossima volta - ovvero al prossimo ebook scelto a caso - mi vada meglio.
Ma se becco il mio fidanzato ad annusarmi o a leccarmi la faccia lo meno.

31 agosto 2015

Colleen Hoover
Tutto ciò che sappiamo di noi due

Serie Slammed 2
Titolo originale Point of Retreat

Trama
Fabbri | pag. 284 | € 15,90
La poesia ha insegnato a Will e Layken ad amarsi, per stare insieme hanno dovuto superare ostacoli che sembravano insormontabili, hanno dimostrato al mondo che quando si è uniti si può affrontare ogni difficoltà e riemergere più forti e determinati di prima. La vita li ha messi di fronte a enormi responsabilità: sono giovanissimi, ma devono prendersi cura dei fratellini, cercando allo stesso tempo di ritagliarsi un piccolo spazio dedicato soltanto a loro due. Ma un giorno, all’improvviso, il passato di Will torna a bussare alla porta, e lui, per non turbare il difficile idillio con Layken, decide di tenerla all’oscuro di tutto. Ma lei lo scoprirà lo stesso, e sarà costretta a chiedersi su cosa si fonda davvero il loro rapporto, arrivando addirittura a mettere in dubbio la sincerità dei sentimenti di Will. La loro storia è a rischio, devono decidere se lottare per un futuro insieme o se rassegnarsi a stare lontani. Fin dove sarà disposto a spingersi Will per dimostrare a Layken che il suo amore durerà per sempre? La sua risposta cambierà non solo la loro vita, ma quella di tutte le persone che li circondano.
Se fossi un falegname, costruirei una finestra sulla mia anima. Ma la lascerei chiusa a chiave, così se provassi a guardare dentro, vedresti solo il tuo riflesso. E vedresti che la mia anima non è altro che il riflesso di te. 

Commento
***spoilers***
Nel momento in cui sto scrivendo il commento ho finito di leggere il romanzo da ormai una settimana e sono in procinto di andare via per le vacanze. Ho dovuto per forza aspettare perché ero senza computer e senza internet, e scrivere un commento dall'applicazione di Blogger è un suicidio per l'ispirazione. Così ho approfittato della pausa per metabolizzare - e superare - la lettura di TCCSDND, ovvero Tutto ciò che sappiamo di noi due.
Ora, gli editori la devono finire di tradurre titoli brevi (Point of Retreat) con frasi lunghe, difficili da ricordare e da distinguere dagli altri titoli della serie. E' la cosa in assoluto più irritante: non ricordarsi il titolo e non capire quale accidenti di romanzo è nella serie. Non che il primo avesse un titolo meno arzigogolato, ma era il primo e l'ho ricordato perché è stato anche bellissimo.
Questo, invece, bellissimo non è. Ho dato due foglioline e mezzo perché credo - credo - che la colpa sia mia. Dico credo perché non voglio pensare male di questa autrice che mi piace così tanto e sto rifiutando inconsciamente che la Hoover abbia sbagliato.
Preferisco dare la colpa al fatto che ero al limite della sopportazione, a poche ore dalle ferie, consumata nel corpo e nella mente, assolutamente inadatta a leggere qualsiasi cosa che richiedesse un minimo di presenza di neuroni e di attenzione. Preferisco pensare di aver scelto di iniziare questo romanzo nel momento meno adatto, con la stanchezza di un anno intero di lavoro che mi stava proiettando verso un esaurimento nervoso cosmico, piuttosto di dare la colpa alla Hoover e bollare TCCSDND come un romanzo assolutamente inferiore al primo, noioso nel miglior caso e infantile nel peggiore, un banale seguito di un titolo che mi aveva toccata nonostante non fosse nelle mie corde.
Quindi ecco le due foglioline e mezzo, anche se il dubbio rimane.
Ora, spiegato il mio dubbio, posso dare libero sfogo a quello che mi ha lasciata perplessa di questo romanzo.
Tanto per cominciare i due protagonisti. Nel primo romanzo la Hoover ci aveva regalato una storia drammatica che toccava argomenti molto complessi, e due personaggi che ne hanno passate di tutti i colori, hanno sofferto e sono cresciuti diventando adulti prima del tempo ma meglio di tanti altri esseri umani. Quelli che invece ritroviamo in questo romanzo sono il pallido fantasma di Will e Layken, sono solo l'ombra di quello che erano e di quello che avrebbero potuto e dovuto diventare, sono due personaggi che si trascinano lungo uno schema che banalizza e appiattisce tutto quello che la Hoover aveva costruito con il primo.
Prendiamo due giovani che sono costretti a vivere come adulti, con tanto di bambini a carico e tutta la burocrazia quotidiana che ne deriva, e facciamoli sbattere contro il muro delle crisi adolescenziali (che ormai avrebbero dovuto superare da un po'), facciamoli comportare come due ragazzini insicuri, privi di nerbo, molli, schifosamente sdolcinati, una coppietta che gioca ad essere marito e moglie, due bambini che bisticciano ma che sono costretti a seguire il filo della realtà. Risultato? Nervoso e noia, noia e nervoso, mi saliva una voglia matta di prendere Layken, buttarla nella neve e darle una scarica di ceffoni, poi andare da Will e ripetere l'operazione.
Ad un certo punto non ne potevo più delle insicurezze di Layken e delle reazioni smidollate di Will, non li riconoscevo nei giovani adulti che mi ero costruita nella testa e mi sono dovuta fare violenza per non abbandonare la lettura. Certe smielature non fanno per me ma, in genere, le tollero nei romanzi purché siano in piccole dosi. In TCCSDND, invece, Will e Lake si danno tanti bacini pucci pucci, oppure litigano e si lasciano. Repeat. Bacini pucci pucci, ti lascio/soffro. Insomma, sul serio? Ok una, ok due, ma tutto il romanzo, tutta la relazione basata su questo schema senza il brivido del sesso - che avrebbe quantomeno reso più adulto il romanzo - non lo accetto e non lo sopporto. C'è un limite tra la poesia e l'essere infantili e ripetitivi a me sembra che questo sia stato ampiamente superato.
L'unica cosa che mi è piaciuta sul serio e nel quale ho ritrovato lo spirito della Hoover è stata la trovata del vaso con i messaggini in origami. Una cosa davvero bellissima - l'unico momento del romanzo che mi ha fatta commuovere - quella di seminare dei messaggi motivazionali in tutto il romanzo, come se l'autrice volesse infilare qualche momento di buon senso tra una sfuriata di Lake e una lagna poetica di Will. Ma non basta una bella trovata per salvare il resto, e per me c'è molto da salvare. A distanza di parecchi giorni le uniche cose che mi sono rimaste in testa sono state queste: la noia, il vaso e l'incidente finale - che, secondo me, non conta. La noia può anche essere una cosa personale e non riproporsi negli altri lettori - lo spero per voi -, così come il vaso può e dovrebbe commuovere tutti, mentre l'incidente finale è stata la giocata sporca della Hoover per raddrizzare il tiro e cancellare con un colpo le scuse infantili di Lake e sfruttare il dramma del pericolo di morte per rafforzare il lato drammatico del romanzo.
Per carità, è un romanzo scritto bene nel suo genere, è carino da leggere ma non coinvolge, non si avvicina neanche da lontano agli altri titoli scritti dalla Hoover e mette in dubbio la mia buona volontà nel proseguire la lettura di un eventuale pubblicazione del terzo titolo della serie Slammed. Ci devo pensare seriamente, nel frattempo mi riprendo con altri romanzi di Colleen, perché questa donna sa scrivere, anche se a volte si capotta da sola.

6 luglio 2015

Sophie Jackson
A fior di pelle

Serie A Pound of Flesh 1
Titolo originale A Pound of Flesh

Trama
Fabbri Editori
pag. 452 | € 15,90
Dopo aver assistito all’omicidio di suo padre quando era solo una bambina, Kat da anni sogna il misterioso ragazzo che l’ha salvata dal fare la stessa fine. Ora, a 24 anni, Kat insegna letteratura inglese in carcere, per onorare la memoria del padre, un sognatore prestato alla politica.
In carcere, i demoni di Kat sembrano risvegliarsi, soprattutto quando incontra Wes, un detenuto problematico, pericoloso almeno quanto affascinante e carismatico. Tra loro cominciano presto a esserci scintille, soprattutto quando Wes riconosce in Kat la bambina che ha salvato tanti anni prima...







Commento
***Spoilers***
La storia di questo romanzo - della mia copia - è un po' travagliata. Dopo un lungo cogitare e dopo aver considerato tutti i commenti in rete ho deciso di lasciarmi coinvolgere dall'entusiasmo.
Così ho fatto arrivare una copia, ma questa è sparita nel buco nero delle spedizioni per non uscirne mai più. Questo è stato il primo segno, ma io l'ho ignorato. La Fabbri, nella sua immensa generosità, me ne ha mandata un'altra copia che ci ha messo talmente tanto ad arrivare che ormai la davo per dispersa. Secondo segno, anche questo ignorato.
Quando la maggior parte dei blog lo aveva già recensito, quando la maggior parte delle mie conoscenze l'aveva letto, io mi apprestavo ad iniziarlo. Il terzo segno dell'Apocalisse era, appunto, questo generale amore spassionato per il romanzo. A quel punto avrei dovuto tirare le somme e prepararmi alla disfatta. Non l'ho fatto e ho pagato il prezzo con la noia. O meglio, ho pagato la mia libbra di carne perché mi sono cavata le palle degli occhi durante la lettura.
Mi censurerò solo per rispetto all'editore che è stato così gentile con me, ma il voto dovrebbe essere chiaro e cristallino.
A fior di pelle non mi è piaciuto. Non solo non mi è piaciuto, ma è stato proprio una delusione. Quello che tutti avevano dipinto come un romance controverso, profondo, appassionante si è rivelato essere una versione annacquata dei soliti romanzi d'amore, privo di qualsivoglia spessore, privo di originalità, profondità, coerenza, stile. Insomma quello che pensavo - ero certa - di trovare non si è rivelato essere vero e questo, più di ogni debolezza, ha determinato la mia negatività.
Il romanzo del carcere, dicevano. Il romanzo del carcerato pericoloso e bellissimo, dicevano. Mettiamo in chiaro le cose, così che magari posso evitare a qualcuno la mia stessa doccia fredda: qua il carcere, l'essere un detenuto è solo una piccolissima parte, che finisce a pagina 120 o 130 con una banalità disarmante. Non pensate di avere per le mani un romanzo che si svolge per lo più nel penitenziario o che Wes sia un vero detenuto: niente di tutto ciò succede e niente di tutto ciò è vero.
Tanto per cominciare Wes ha un passato da delinquente per piccoli crimini: furto d'auto e simili; in più il suo crimine attuale è finto: si è preso la colpa per saldare un debito d'onore, quindi è innocente. Quella sua aura da detenuto violento è una finta che crolla subito di fronte alla sua personalità tremante e infantile: si comporta come un ragazzino, reagisce con scatti d'ira non motivati né contestualizzati - ma che fanno tanto figo e ribelle, insieme ai suoi tatuaggi. Del suo passato si conosce pochissimo e solo cose collegate a Kat, del resto vengono seminate delle briciole per suscitare un brivido - ah, sì, il famoso brivido del pericolo - e per dare un tocco di oscurità che, francamente, lascia il tempo che trova. Riassumendo, quindi, Wes ha sì un passato turbolento, ha sì scontato delle pene, è stato sì un detenuto, ma del detenuto pericoloso, del vero criminale non c'è nemmeno l'ombra. Io, che speravo di poter leggere un personaggio veramente controverso, mi sono dovuta sciroppare questo mezzo smidollato che si lagna per tutto il tempo.
Perché non è stata sufficiente la finta del carcere, la Jackson ha voluto caricare la dose rendendo Wes un detenuto violento ma dalla preparazione culturare elevatissima: sfoggia conoscenze di letteratura manco avesse un dottorato, quando nemmeno si parla dei suoi studi, se ne esce con discorsi profondi che stonano malissimo con tutto il mood del libro e poi - botta finale - dice di essere ossessionato/infatuato/innamorato di Kat (che non conosce eh, ci ha passato insieme poche ore traumatiche a 11 anni e poi ZERO) da SEDICI ANNI. Cioè, dai, ma mi prendi in giro Sophie?
Quindi eccoci alla trama.
Kat convive con il trauma della morte del padre da, appunto, 16 anni. Ha proseguito la sua vita, ha tentato di andare avanti diventando un'insegnate e dedicandosi ai meno fortunati convinta che questo fosse ciò che il padre avrebbe desiderato. Così diventa di ruolo in un carcere dove insegna letteratura inglese ai detenuti. Tra loro c'è Wes, un giovane bellissimo e sempre sulla difensiva, che la scombussola subito per l'attrazione che provano l'uno per l'altra. Kat decide, contro ogni senso di autoconservazione, di dedicarsi a lui al 100% dandogli lezioni private. Non si chiede mai qual'è il suo crimine, non le importa nemmeno che abbia degli evidenti problemi comportamentali, Kat si lascia comandare dagli ormoni e a causa degli ormoni inzia questa relazione nascosta/proibita con Wes.
L'autrice pecca subito di ingenuità trascurando completamente il background dei due personaggi e il realismo quasi necessario perché la storia d'amore risulti accettabile: invece ci propina scene sdolcinate di bacetti, sesso così stucchevole da risultare tutto tranne che romantico, e dialoghi poco credibili fatti di citazioni colte, lessico forbito e paroline dolci che tramutano la storia in un romance nemmeno troppo elegante.
Naturalmente il fatto che Wes fosse il bimbo che l'aveva salvata durante l'aggressione spunta fuori e in poche righe diventa tutto giusto: si cancellano gli errori di Wes - che magicamente smette pure di avere problemi di rabbia -, e la loro relazione diventa stile Romeo e Giulietta, con tanto di mamma e amica cattive per Kat, e cugini cattivi per Wes. Cattivi poi per modo di dire: pure gli antagonisti di questo romanzo sono sciaquette senza spina dorsale, senza nerbo, senza ragione d'essere, senza potere. Si riduce tutto a: siete cattivi perché pensate male di Wes che è sì un ex detenuto, ma è anche ONESTO (cit. Kat, l'assurdità arriva a livelli stellari), gentile, ricco, e bello e io ci sto assieme perché ci amiamo da 16 anni anche se non lo sapevamo e non ci conoscevamo.
Ecco, più o meno è questa la sostanza.
Non me la sento di rincarare la dose commentando pure lo stile della Jackson. Ad essere onesta non ha nulla che non vada, pur essendo acerbo e troppo sdolcinato, ma per me è proprio inadatto a raccontare questa storia: manca di potenza, manca di grinta e di carattere; infatti tutto il romanzo si trasforma da un criminal romance oscuro, ad un romance leggerino nel giro di pochissime pagine.
E' ovvio che ognuno ha i suoi gusti, e che ogni romanzo ha il suo pubblico, eppure continuo a chiedermi cosa ci abbiano trovato tutti in A fior di pelle, quando io non sono riuscita a scovare nemmeno una piccola cosa che mi abbia lasciato una buona impressione. Non ci sono proprio riuscita, quindi è evidente che non investirò più energie per leggere la Jackson. Le auguro tanto bene, di essere pubblicata ancora, ma non mi avrà più tra le sue lettrici. Così come eviterò accuratamente di causare sbattimenti agli editori per i casi super osannati. Risparmiano loro, risparmio io.
ps: se vi state chiedendo come ho fatto ad arrivare alla fine, ecco la risposta.


11 dicembre 2011

Jodi Anderson
Pesche

Serie Peaches 1
Titolo originale Peaches

Trama
Tre ragazze diversissime e le loro storie che si intrecciano con quelle di un frutteto sull'orlo della rovina. Un romanzo d'amore e d'amicizia che vede protagoniste Leeda, bellissima che si sente un brutto anatroccolo, Birdie, cugina di Leeda, grassottella e insicura, e Murphy, più sexy che bella, voti altissimi a scuola ma comportamento pessimo...






Commento
A volte i libri per ragazzi sono più belli, più commoventi e più appassionanti di quelli cosiddetti per adulti. Mi chiedo come sia possibile, ma poi mi trovo per le mani un romanzo come questo e la lampadina mi si accende sulla testa. Ad una certa età le cose si riducono all'essenziale: in questo caso è l'amicizia. Come 3 ragazzine completamente diverse, nel carattere, nel corpo e nello status sociale, si possono unire, diventando amiche per davvero. Non è una storia sulle classiche 3 amiche per la pelle, è la storia di come 3 persone diverse possano trovare un terreno comune, e sappiano superare le loro differenze, e anche gli scontri che ne derivano, per salvare la loro amicizia e perché si completano. E' anche un monito per non farsi ingannare dalle apparenze: Leeda è bellissima, ma i suoi genitori nemmeno la vedono, è insicura perché non trova in se stessa un punto di forza e si appoggia al suo ragazzo Rex che più che un amore è una spalla su cui piangere. Murphy è la classica cattiva ragazza, ma che in fondo vuole solo avere una vita normale, dove sua madre non passa da un uomo all'altro e dove la gente la comprende e l'apprezza per quello che è, lingua tagliente e tutto, andando al di là del suo corpo; Birdie è chiusa in un bozzolo, non le piace, ma non conosce altro modo di essere, finché non è costretta a scontrarsi con Leeda e Murphy, allora fa di tutto per sentirsi a suo agio con se stessa e con gli altri. Intorno a loro si snoda il punto focale della storia: il frutteto della casa di Birdie, la raccolta delle pesche e il pericolo del fallimento della piccola azienda familiare. Ma c'è anche l'amore: Rex che è attratto da Murphy e lei che non lo ricambia pur essendone innamorata per Leeda, che mette prima di se stessa. Birdie, che si innamora di Enrico, un bracciante che lavora nella raccolta. Ci sono momenti difficili, litigano, si scontrano, si divertono, ma soprattutto si vogliono bene e si rispettano. Leeda non è più solo una bella ragazza, Birdie non è più solo timida e Murphy non è più guardata con sufficienza. Insieme sono in equilibrio e si completano. E questo è che quello che dovrebbe fare l'amicizia.