11 febbraio 2019

Thomas Hardy
L'amata

Titolo originale The Well-Beloved

Trama

Barbès | pag. 240
fuori catalogo
"L'amata" è uno dei capisaldi della letteratura inglese dell'Ottocento e un classico di riferimento anche per tutta quella che è venuta dopo. Introvabile in italiano, questo fondamentale romanzo racconta un fantasma corporeo che assume aspetti diversi corrispondenti alle donne che il protagonista, Jocelyn, insegue invano. È la storia di un viaggio esaltante e doloroso all'inseguimento di un amore impossibile perché impossibile è riconoscere la verità della donna amata e insopportabile perché insopportabile è perdere questo amore, capire che soltanto temporaneamente e casualmente ma soprattutto in modo incomprensibile, abita il corpo, lo sguardo, l'odore, la pelle di colei che si ama.
[...] Joscelyn era il più romantico degli innamorati. Ci fu mai una storia così romantica come quella che incarnava quest'uomo nei suoi rapporti con la famiglia di lei? Dopo aver rifiutato la prima Avice, la seconda aveva rifiutato lui, e finalmente aveva raggiunto la terza, con un risultato finale che era tenero e romantico, verso il quale era ingiusto per chiunque essere cieco.
Commento
Faccio un po' di fatica ad ammetterlo, ma ho fatto un errore di valutazione.
Presa dall'entusiasmo per la lettura della raccolta Piccole ironie della vita di Hardy, mi sono buttata a pesce su un altro volume dello stesso autore pensando di non incappare in un'oscillazione di gradimento.
Naturalmente ho avuto la prova che con i classici è meglio alternare, non tanto perché si rischia un calo di qualità - quando mai, aggiungerei io - ma più che altro è probabile che lo schema della trama sia già conosciuta, che non brilli per novità e non si discosti molto dalla lettura precedente.
Con L'amata si pensa subito ma questo l'ho già letto, se proprio vogliamo essere brutali.
Ora, con Hardy è raro trovare una trama veramente diversa, a lui piace rimanere sul suo genere e raccontare le storie dei suoi personaggi. Il problema è che, lunghezza e dettagli del romanzo a parte, queste storie si assomigliano tutte un pochino e quindi sarebbe furbo evitare letture ravvicinate. Ma io ho dato prova di non avere un briciolo di furbizia, così ho iniziato L'amata convinta di essere nel giusto.
Mi sono tirata la zappa sui piedi, come si suol dire, e solo la superlativa capacità narrativa di Hardy ha tamponato l'errore, cancellando la sensazione del già letto e lasciando viva la forte impressione della particolarità della storia.
Nonostante venga descritto come un romanzo d'amore, non bisogna confondersi con l'idea generale che questo genere ci suggerisce. Hardy non si è accontentato di scrivere un romanzo d'amore con una coppia classica: lui ama lei, lei ama lui, vengono separati, superano varie insidie, vissero felici e contenti. Hardy ha modellato l'essenza di questo genere attorno alla sua idea di Amore, trasformando questo romanzo in una storia quasi incredibile di un uomo che si innamora dell'ideale.
Alla sua amata era sempre stato fedele; ma aveva avuto diverse incarnazioni. Ogni individualità conosciuta come Lucy, Jane, Flora, Evangeline o altre ancora, era stata solo una momentanea espressione di lei. [...] Per natura non era di sostanza concreta: uno spirito, un sogno, un'allucinazione, un'idea, un profumo, un intero sesso compendiato, una luce d'occhi, un dischiudersi di labbra. Solo Dio sapeva cosa fosse in realtà; Pierston no. Era indescrivibile.
A questo punto ci si chiede come sarà questa storia d'amore, visto che la trama è decisamente lontana dallo schema classico del genere. Per come l'ho vissuto io, questo romanzo è originale proprio perché non si accascia sulla solita coppia, ma si concentra sulla stranezza di una singola persona, sulla sua debolezza - in un certo senso - nel non avere la capacità di vivere l'amore come tutti.
Joscelyn è un uomo normalissimo, onesto, lavoratore, di cultura, non è crudele, o egoista, è semplicemente vittima di un'ossessione, quella di inseguire Amore come se fosse una dea incorporea che lo tortura saltando da un corpo all'altro senza fermarsi mai, senza lasciarlo vivere l'amore con la pace e la tranquillità dovute dalla costanza e dalla sicurezza.
Nel corso degli anni Joscelyn vede apparire l'Amata in diverse donne che, come se fossero possedute, perdono la loro identità per diventare l'Amata. Quando questa incarnazione svanisce, la donna diventa un involucro vuoto, e Joscelyn perde completamente interesse. Il protagonista è un esempio di incostanza ma, nonostante possa sembrare un personaggio odioso, non permette mai alla crudeltà di seguire la sparizione dell'Amata. A modo suo, con tutti i suoi difetti, Joscelyn cerca di rendere la separazione meno dolorosa possibile, cerca di non rovinare la reputazione della donna e rimane sempre interessato al suo benessere. 
Com'è tipico di Hardy, c'è una sfacciata ironia di fondo: per la maggior parte della sua vita Joscelyn ha inseguito l'Amata lasciando una scia di cuori infranti o di relazioni mai nate, ma al culmine della sua vita, quasi in dirittura d'arrivo, l'Amata gli tira un tiro mancino apparendo nella terza generazione di Avice, donne che per lui hanno sempre incarnato l'Amata, ma questa volta è Joscelyn ad avere il cuore spezzato. Sarà l'Amata a lasciarlo, e lui rimarrà segnato da questa svolta al punto da rifiutare completamente la nascita di un sentimento romantico, come a dire dopo questa esperienza non amerò mai più.
Non c'è un lieto fine classico, Hardy non può fare a meno di far crollare la situazione sul finale e salvare il suo protagonista dandogli la possibilità di riprendere in mano la sua vita ripudiando l'Amata e godendosi i suoi ultimi anni grazie ad un altro sentimento, meno complicato e più felice: l'amicizia.
Tutto sommato il romanzo è coinvolgente e divertente, e la narrazione scorre fluida anche nei momenti vagamente noiosi, per me però manca un po' di movimento. Anche se il romanzo è diviso in tre parti, che dividono la vita del protagonista a 20, 40 e 60 anni, la trama si ripete proprio perché l'episodio dell'incarnazione si ripete costantemente, quindi è chiaro che c'è uno schema che ha uno scopo e un significato ma che non è esattamente il massimo quanto a coinvolgimento.
La lunghezza del romanzo, breve tutto sommato, e lo stile di Hardy mi hanno fatto arrivare alla fine velocemente e con un gradimento sufficiente e a non farmi rimanere male, però di questo autore ho letto di meglio. O forse sono io che non ho le basi per comprendere un messaggio filosofico più sottile infilato nella trama, l'incognita rimarrà in sospeso.

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