19 dicembre 2016

J. K. Rowling
Harry Potter e la Maledizione dell'Erede

Serie Harry Potter 8

Trama
Salani | pag. 357 | € 19,80
L’ottava storia. Diciannove anni dopo…
È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora, da impiegato al Ministero della Magia, oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, Albus, suo secondogenito, deve lottare con il peso di un’eredità famigliare che non ha mai voluto. Quando passato e presente si fondono in un’oscura minaccia, padre e figlio apprendono una scomoda verità: il pericolo proviene a volte da luoghi inaspettati. Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è un nuovo spettacolo di Jack Thorne. È l’ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro. Questa Edizione Speciale Scriptbook del testo teatrale porta la nuova avventura di Harry Potter, dei suoi amici e della sua famiglia ai lettori di tutto il mondo, in seguito alla première che si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016. Lo spettacolo Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è prodotto da Sonia Friedman Productions, Colin Callender e la Harry Potter Theatrical Productions.
SILENTE
Harry, non c'è mai una risposta perfetta in questo confuso mondo emotivo. La perfezione è fuori della portata dell'umanità, fuori della portata della magia. In ogni luccicante momento di felicità è nascosta questa goccia di veleno: la consapevolezza che il dolore tornerà. Sii sincero con le persone che ami, mostra il tuo dolore. Soffrire è altrettanto umano che respirare.
Commento
Sul blog non ho mai commentato Harry Potter. Le mie numerose riletture risalgono a molto prima dell'apertura del blog e non ho mai sentito il bisogno di commentare una serie che è al di sopra di ogni possibile commento. Amo. Adoro. Potterhead forevah. Always. Eccetera eccetera.
Ora, forse non tutti lo sanno (e non vedo perché ve ne dovrebbe fregare qualcosa) ma io lavoro in una libreria che vende anche narrativa. Non ci speravo proprio che la vecchia strega che seleziona le novità avesse preso anche il nuovo di zia Jo, così quando è arrivato il cartonato in negozio mi è preso un colpo. L'ordine di trenta copie era impacchettato in uno scatolone con fuori etichette minatorie assolutamente adorabili e corredato di sacchetti uguali alla cover del romanzo. Insomma, in quell'ora che mi ci è voluta per aprire tutto ho amato il mio lavoro.
Ho cavalcato l'entusiasmo con tutti i Potterhead, ho esultato ad ogni copia venduta, ho fatto amicizia con chi lo vedeva in vetrina ed entrava con i cuori negli occhi per comprarlo, insomma mi sono goduta questa uscita.
Eppure la mia copia è rimasta in disparte per un po', perché non ho avuto il coraggio di iniziarlo subito come hanno fatto tutti. Perché? Perché i commenti tiepidi e, in alcuni casi, negativi, mi hanno scoraggiata tantissimo. Non mi aspettavo un ottavo libro di Harry Potter, non mi sono illusa di avere per le mani un seguito, ero ben consapevole che fosse un testo teatrale e, di conseguenza, completamente diverso dagli altri romanzi della Row. 
Così ho aspettato e, nel frattempo, ho fatto un week end a Londra dove questo romanzo era ovunque. Sono persino capitata davanti al teatro che ha in programma lo spettacolo senza nemmeno farlo apposta, ho alzato lo sguardo ed eccolo là! e ancora non mi sentivo pronta per leggerlo.
Ci è voluto Dicembre per darmi coraggio, ci è voluto il pensiero di avere tutto il mese per me e per le mie letture per convincermi (niente romanzi su richiesta a Dicembre, è una politica vincente che non ho intenzione di cambiare), e alla fine l'ho letto.
Mi è piaciuto? In un certo senso sì, in altri no, ma l'impressione generale è di una storia che nasce per essere così e che risente di alcuni difetti che stonano parecchio con il ricordo che ho dei romanzi e dei personaggi.
Essendo un lavoro a più mani, essendoci la mente e la fantasia di altre persone oltre alla Row, è inevitabile che ci sia una sorta di fastidio di base, una gelosia irrazionale che influenza il giudizio: è come se tutto quello che è Harry Potter non potesse essere scritto, pensato, ideato da nessuno al di fuori di lei, e ogni sbavatura diventa enorme, ogni piccolo difetto è gigantesco, ogni passaggio traballante diventa rovinoso. Insomma, ci sono tante cose belle dentro La Maledizione dell'Erede, ma anche tante cose che non mi hanno convinta.
Le cose belle sono facili da immaginare: ritornare nel mondo magico di Harry Potter è emozionante e un po' mi sono commossa, perché non importa quanti anni hai, se hai amato la serie il magone sale. Rileggere dei personaggi, anche a distanza di anni, ritrovare quelli che ti hanno colpita di più, sapere cosa è successo a chi è come leggere di amici perduti e ritrovati. E' magico e basta.
E poi ci sono i personaggi nuovi, la nuova generazione, quella che ha preso il posto del trio senza esserne una copia sputata. Sono Albus e Scorpius i veri protagonisti, anche se Harry, Ginny e Hermione cercano disperatamente di riprendere il controllo, sono i due ragazzini a rubarci il cuore.
In particolare, tra i due, io ho letteralmente adorato Scorpius perché è il personaggio che non ti aspetti, quello che ancora non era entrato nella serie con la sua tenera timidezza, con il suo modo di cercare sempre amicizia e felicità nonostante essere un Malfoy lo abbia solo reso insicuro e infelice. Scorpius è un riuscitissimo miscuglio di Harry e Ron - di come erano da piccoli - con un pizzico di Hermione: è divertente e fedele, coraggioso quando serve, intelligente senza essere sfacciato ed è così fragile, così solo che è impossibile, impossibile, non adorarlo. E per estensione un po' ci si affeziona anche a Draco, a questa sua nuova versione adulta, assennata, appassionata e pieno di amore e rimpianti. Perché senza questo Draco non c'è Scorpius e la loro storia è, per me, la parte più drammatica di questo testo.
Anche Albus Severus, a modo suo, è un personaggio gradevole. Purtroppo spicca tantissimo il suo essere giovane e irrazionale - ricorda molto Harry nei suoi momenti più fastidiosi - ma anche la sua lotta con l'immagine del padre. Albus, Serpeverde in una famiglia di Grifondoro, figlio del famoso Harry Potter, non si sente all'altezza e prova solo risentimento per un padre che è cieco ai problemi e alle paure del figlio ma vede benissimo quelle della comunità magica. Albus è un adolescente e come tale si comporta, ma è la sua amicizia con Scorpius a redimerlo per ogni cavolata che dice o che fa. Va bene così, non c'è niente che non vada in lui.
Sono il vecchio trio ad avermi lasciata assolutamente delusa.
Partendo dal personaggio meno presente, è Ron ad essere messo da parte come un perfetto signor nessuno. E' lì, ogni tanto ha qualche battuta, ma in generale la sua presenza non è determinante per nessuno, anzi a volte sembra una caricatura, uno di quei elementi forzatamente comici che servono a far sembrare più intelligenti gli altri. Dov'è il vecchio Ron? Questo è uno sconosciuto, una spalla per Hermione e basta.
Hermione, sarò impopolare, non è mai stato uno dei miei personaggi preferiti. Ho sempre tenuto le distanze e ora me ne sono proprio allontanata. Ministro della Magia? Insomma, va bene che è intelligente e che ha fatto un sacco di cose e che senza di lei Harry sarebbe crepato al primo pericolo, ma non è troppo scontato che lei abbia la carica massima e che sia, ancora una volta, l'unica ad avere accesso e conoscenze? Non so, questa Hermione che non dimostra affetto per un Ron schiacciato dalla sua magnificenza, una prevedibile donna di successo che spara consigli a tutti è solo la versione cresciuta della vecchia Hermione, e né l'età, né la famiglia le hanno tolto quel suo modo di fare - cito - da insopportabile so tutto io che non me l'ha mai fatta piacere davvero.
Ma è Harry ad essere la vera delusione, non tanto per gli errori che fa con Albus e nemmeno perché è una versione cresciuta e adulta, ma perché il suo modus operandi non è cambiato affatto. Ha sempre questa missione divina di salvare il mondo dal male, l'eletto assoluto, e nessuno può farlo o aiutarlo, è solo contro tutti e tutti sbagliano e solo lui ha ragione. Nemmeno di fronte all'evidenza dei fatti, nemmeno quando Ginny gli rifila il cazziatone, si mette in discussione: solo quando la situazione è critica capisce di aver combinato un casino, e solo allora accetta di non poter fare tutto da solo perché lui è sì il ragazzo che è sopravvissuto e che ha sconfitto Voldemort, ma è anche quello che è riuscito a farlo grazie agli altri.
PROFESSORESSA MCGONAGALL (ad ALBUS e SCORPIUS)
[...] E hai agito con coraggo, Scorpius, e anche tu, Albus, ma la lezione che anche tuo padre a volte non è riuscito a ritenere è che il coraggio non perdona la stupidità.
Non so, questo Harry padre non mi ha convinta come Draco padre, e non ha portato niente di nuovo alla storia. Del resto non è lui il protagonista - e vorrei ben vedere -  ma riesce comunque a inquinare l'aria nuova che Albus e Scorpius hanno portato.
Insomma, Harry, fatti da parte una buona volta, il mondo magica non gira sempre attorno a te.
Per il resto il libro è un prodotto bello da vedere, la carta è spessa, il carattere di stampa è bello, così come l'impaginatura e la rilegatura (un po' meno il prezzo, ma fa niente), ed è - contro ogni previsione - una lettura che non riempie solo un paio di ore.
Era il mio pensiero principale: lo leggerò in un paio di ore e tanti saluti. Invece no, ha occupato due o tre giorni di lettura senza fretta e, soprattutto, non è un formato fastidioso da leggere. Temevo, infatti, che fosse un tipo di testo troppo estraneo alla prosa classica per potermi coinvolgere - io non leggo testi teatrali, quindi non ho esperienza o metro di giudizio - invece mi sono ricreduta in fretta perché scorre che è un piacere e non è troppo difficile. Certo, a volte c'è il difetto che si legge troppo in fretta e si deve tornare qualche riga indietro per riprendere il filo, ma è un problema che ho spesso perché leggo troppo in fretta di mio e qui spesso ho fatto delle accelerate assurde. L'importate è stato capire subito quando stavo andando troppo veloce, fermarmi, concentrarmi sulle parole e sulla struttura e godermelo.
A parte qualche elemento che non mi ha convinta La Maledizione dell'Erede non è stata quella delusione cocente che temevo fosse, non è stata una caduta rovinosa, una pallida copia, un esperimento mal riuscito. E' un prodotto di natura diversa, con contenuti uguali, nuovi o simili, con spoiler grandi come una casa (quella sull'Erede, parliamone). e con un sacco di novità che lasciano una mortale voglia di averne ancora, di saperne ancora, di non vedere mai la fine di questo mondo.
Per ora questo è tutto, chissà cosa ha in serbo la Row per noi. Speriamo tanto, speriamo presto.
ROSE

La gente dice che lui è il figlio di Voldemort, Albus.

Un silenzio orribile, imbarazzato.

Ma sicuramente è una cavolata. Cioè, guarda: ha il naso.

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