10 luglio 2020

K-drama della settimana:
The King: Eternal Monarch





Lee Gon is the third Korean emperor of his generation. His citizens regard him as the perfect leader. But behind this flawless appearance, hides a deep wound. When he was eight years old, his father was murdered before his eyes following a coup. Today, instead of respecting his filial duty, he prefers to escape the palace to attend university conferences. During one of his escapades, he sees himself propelled into a parallel world where he meets Jung Tae Eul, an inspector with whom he teams up with to defeat the criminals but also close the door between their two worlds.

Anno: 2020
Episodi: 16 (1 ora e 15 min. circa a episodio)
Dove guardarlo: Netflix sottotitolato in italiano
Genere: HistoricalMysteryRomanceDramaFantasy




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Prima di tutto un warning: questa recensione sarà negativa e cattivella, se vi offende che qualcuno demolisca il vostro drama del cuore ci vediamo alla prossima recensione e amici come prima. Ovviamente è tutto per ridere, ma è meglio precisare.

Faccio un'altra precisazione. Io sono una di quelle persone che più qualcosa viene spinta, hypizzata (si dice, esiste?), insomma più qualcosa viene pompata come se fosse il miracolo dell'anno e più viene generalmente adorata a dei livelli mistici, IO mi aspetto che questo qualcosa sia BELLO. Non dico bello in senso generale, perché la perfezione non esiste (cof Goblin cof), ma almeno in QUALCOSA che conti. Trama, personaggi, coerenza, chiarezza, romanticismo, ci deve essere almeno uno dei pilastri che mi faccia dire SI, magari non è il mio preferito di sempre ma si salva.

Detto questo RAGA che delusione cocente, accecante, totalizzante!
Eravamo tutti eccitati come scolarette all'idea di un nuovo drama della sceneggiatrice di Goblin e Mr.Sunshine con Min Ho post militare che fa il suo ritorno trionfale, Do Hwan lucido e impettito e una trama super intrigante. I teaser e le foto promozionali mi hanno mandata in orbita, poi ho iniziato a guardarlo e la gravità ha fatto il suo lavoro, facendomi precipitare nel baratro del WTF.

Io di The King salvo poche cose e non sono comunque sufficienti a farmi dare un voto che superi il 6. Do Hwan, perché è e sempre sarà il mio toyboy nei secoli dei secoli amen; Kyung Nam, perché finalmente gli hanno dato un ruolo decente e lui è bravissimo; Moon Woo Jin, un bambino che fa mangiare la polvere a Min Ho per la sua espressività; e infine la cavalla Maximus, una bellissima bestia che ha adempiuto al suo dovere in maniera egregia.
Chiaro, non si può evitare di parlare anche dell'aspetto tecnico del drama, perché la fotografia è spaziale e i set sono molto curati, qui si vede la portata del progetto e i soldoni che hanno girato per produrlo, ma la vera domanda è: saranno riusciti gli effetti speciali, le inquadrature furbe, e le palate di soldi a camuffare la generale povertà del drama?

Risposta: NO.

La storia dovrebbe essere questa, ma prendetela con le pinze perché ad un certo punto è impossibile capirci qualcosa perché NON SPIEGANO NULLA e tu sei costretta a voli pindarici per capire cosa dove e quando, io mi sono dovuta rivolgere a chi lo aveva già visto per farmi spiegare due robe DUE (cioè tutto).

Quindi. La teoria sulla quale si basa tutto è che esistono dei mondi paralleli dove le persone sono sempre loro ma vivono vite diverse, in particolare la storia si appoggia sull'esistenza di una Repubblica di Corea, quella reale, e un Regno di Corea, quello di 'fantasia', il mondo parallelo, dove la monarchia è ancora a capo del paese, la Corea è unita e la leggenda del flauto magico -insert name here- che controlla il passaggio tra i mondi è vera. Il re del Regno di Corea è Lee Gon (Min Ho) e si vede come sia salito al trono da bambino dopo che lo zio ha fatto un colpo di stato uccidendo il re e sparendo nel nulla. Durante la notte dell'attentato il flauto viene spezzato a metà, una la tiene il traditore e una il re, e così i due scoprono che con quella metà possono comunque fare avanti e indietro tra i due mondi. Lo zio fetente lo capisce prima perché è più furbo e Min Ho lo scopre un bel giorno mentre cavalca la sua bella bestia in una sequenza al rallenty nella foresta di bambù, così si ritrova nella piazza principale di Seoul tutto bello e bardato e principesco, mentre noi siamo seduti sul divano con le stelle negli occhi.

Ora, le prime puntate sono carine. Lo sono sul serio, sono divertenti, spassose, hanno un brio molto accattivante e i personaggi sono frizzanti. Poi non si sa cosa succede, e tutto quel brio sparisce per dare spazio al melodramma più nonsense dell'universo creato: la storia d'amore, e qua si deve smettere di farsi domande. Lee Gon, durante la notte del tradimento, viene salvato da questa figura mascherata che perde un tesserino della polizia, ed è una donna. Così lui cresce sognando su un tesserino, uomo fatto e finito, sospirando d'amore per una persona che - se è vero che il tempo passa - potrebbe essere sua madre. Ma guarda un po!, proprio mentre trotta a Seoul chi incontra? ma la poliziotta dei suoi sogni più sconci! Non chiedetevi perché, ma dopo qualche puntata i due si dichiarano amore eterno come se avessero avuto mesi per conoscersi, mentre le scene in cui la loro relazione avrebbe dovuto svilupparsi si sono perse nel loop temporale. La cosa più orribile orrenda che mi ha mandata al manicomio è che non si capisce MAI quanto tempo passi quando lui torna nel suo Regno, sembrano giorni, e tu ti chiedi perché lei appena lo vede gli corre incontro piangendo come una fontana. Li vorresti prendere a schiaffoni, loro e la sceneggiatrice perché le scene sono sempre uguali, ad ogni puntata, sempre il solito ritrovo nel parcheggio di casa con il cavallo dietro e lui con questo maledetto frustino che lo vorresti usare per togliergli quello sguardo da idiota sulla faccia. Quando comparivano loro due che si guardavano nelle palle degli occhi io non sentivo niente, non ho captato la più piccola scintilla di questa decantata chimica che i due dovrebbero avere, la loro storia è inutile, improvvisa, decontestualizzata, ed è stata capace di smontare la personalità di Tae Eul (la poliziotta) facendola passare dall'essere una donna cazzuta ad una damigella dalla lacrima facile che aspetta il principe azzurro che la salva dal cattivone.

Ora parto con il rant.

Io non ho niente contro Min Ho lo giuro sul mio amore per la pizza, per me può esserci o non esserci ed è uguale. Non lo amo e non lo odio e The King è il secondo drama che guardo con lui. MA, ma la pausa del militare lo ha messo in difficoltà: il suo stile di recitazione andava bene 3 o 4 anni fa, quando ancora era sulla cresta dell'onda, ma adesso non funziona, viene messo in ombra persino da un bambino che ha uno screentime da miseria, senza contare Do Hwan, può stare fermo ed essere comunque più espressivo di lui. E' come se avessero detto 'senti sai che facciamo per assicurarci il successo? Ingaggiamo Min Ho, spendiamo una cifra ridicola per i suoi outfit e inquadriamolo spesso in modo fiabesco così siamo in una botte di ferro'. Risultato? Il drama è una sfilata di Min Ho, un Giralamoda che all'inizio fa sorridere e poi ti fa pensare alla morte, ho perso il conto dei cambi di abito che gli fanno fare, del cambio di ruolo, come a dire lui è magnifico in qualsiasi modo lo conciamo. MA io non sono d'accordo. Min Ho è un uomo affascinante ed è un Re preciso, ma da fermo, tipo bambola, perché quando si muove capisci quanto sia rimasto indietro, quanto sia vecchio il suo stile, quanto sia superato lo sguardo fisso e lacrimoso e il viso immobile, e ti chiedi perché abbiano sprecato l'occasione d'oro per farlo tornare con un colpo. Il drama è un colabrodo, ma lui non aiuta perché ha la stessa espressività mia quando parlo con un cliente.

Ora una piccola carrellata di Min Ho, in tutti i migliori negozi di giocattoli:
Min Ho sportivo, Min Ho studioso, Min Ho Principe Azzurro, Min Ho businessman, Min Ho Re con accessoria la Corona della Regina Betty (e qui parte un WTF), Min Ho cavallerizzo, Min Ho fashionista, Min Ho magie di velluto, Min Ho cuoco, Min Ho soldato, Min Ho loungwear (per il lockdown), Min Ho pigiama di seta e potrei andare avanti in eterno ma mi fermo perché mi sale l'omicidio.
Bene, stabilito che il personaggio di Lee Gon viene sabotato dalla sceneggiatura stessa, dovremmo tornare a parlare della storia. Quindi, Lee Gon scopre che lo zio è vivo e che, passando da un mondo all'altro, ha ingannato il tempo cioè ha smesso di invecchiare. Quindi in questa pausa lui recupera i suoi seguaci e pianifica un secondo colpo di stato, ma OVVIAMENTE Lee Gon, che tra tutte le cose è un genio in matematica e fisica, capisce cosa sta succedendo e soprattutto come e decide di indagare DA SOLO. Un re che sparisce per giorni, che rischia la vita da solo e nessuno se ne accorge, perché tanto ormai niente ha senso e pure questa è l'ennesima cavolata della sceneggiatura. Le ultime puntate sono una frana: le cose vengono rovesciate in corsa, si accavallano una sull'altra e nessuna trova una spiegazione, figuriamoci un approfondimento, si deve indovinare cosa sta succedendo e anche se si riesce a trovare una spiegazione, se proprio devo chiudere la discussione, non è comunque accettabile che una produzione come questa abbia delegato allo spettatore una parte fondamentale della sua trama. Fosse stato un drama dalla trama meno ambiziosa la resa sarebbe stata migliore, ma qua hanno voluto esagerare e hanno perso il controllo delle cose, oltre ad aver perso tempo con il Giralamoda di Min Ho.
Per quanto riguarda la trama faccio un ultimo appunto sul finale, che è una delle cose più stupide che io abbia mai visto, e per cortesia non spacciatemi la cazzata del finale romantico perché non se la beve nessuno. Una roba così orrenda, sciocca e assolutamente non credibile io non l'ho mai vista, e ho guardato drama famosi per essere l'essenza stessa del trash, ma qua si sono superati. Vabé che tanto ormai la storia era già andata a farsi benedire, una schifezza in meno non avrebbe potuto salvare la situazione.

Non so che altro dire, le cose brutte di questo drama hanno cancellato le poche che veramente sono carine e hanno lasciato un amaro in bocca che se ne andrà solo con un drama veramente bello (spoiler, It's ok to not be ok). Tutto di The King urta i miei nervi, dalla OST (please don't cryyyyyyyyyyy diomiobastaaaaaaaaaaaaa) al product placement ridicolmente invasivo, all'occhio che non batte le palpebre di Min Ho, alle lacrime inutili della poliziotta, al caos assoluto dei sosia che vanno avanti e indietro.

Spero di aver depurato la mia anima con questa recensione che è uscita meno cattiva del previsto. Ora voglio uscire da questo schema negativo e tornare a sbavare sui bonazzi e a sorridere del trash, e speriamo che la smettano di sparare questi drama super pompati che hanno la stessa consistenza di un yogurt dietetico.

4 commenti:

Susi M ha detto...

Muoio dalle risate 😂😂😂

Karin ha detto...

Concordo con te su ogni punto, al 100%.
Comunque con Min Ho Giralamoda hai vinto!!! 😂😂😂

La Lettrice ha detto...

Completamente in disaccordo. Sarà pur vero che cercano di fare una sfilata del personaggio maschile, ma il personaggio è ben strutturato. Quel vecchio stile di cui tu parli si adatta perfettamente al drama ed evidenzia le diversità tra i due mondi. Per quanto riguarda la comprensione, io ho avuto problemi in alcune puntate centrali, ma come succede in ogni drama poi il cerchio di domande ha iniziato a chiudersi. L’unica cosa che sto ancora cercando di capire è come facesse a contare il tempo con quella regola matematica durante le pause di tempo, ma vabbè non sono un genio in matematica e ci sta che non abbiano spiegato meglio questa cosa. Rispetto a Goblin che, per carità, amo tantissimo, tra le serie del cuore e dei mille infarti, il personaggio di lei è più cresciuto e non agisce solo in quanto sposa di qualcuno col destino già scritto. Non è una critica a Goblin, sono due personaggi diversi, ma qui ho apprezzato maggiormente delle scelte che me l’hanno fatta trovare maturata, rispetto al personaggio della sposa Goblin. Infine, la storia d’amore. Non so effettivamente come tu abbia seguito il drama, ma pian piano viene tutto spiegato. Più avanti, quando sono separati, vengono mostrati flashback di scene cui non avevamo ancora assistito. Mi è piaciuto molto il fatto che non si siano voluti concentrare solo sulla storia d’amore ma che invece questa ruotasse intorno alla trama principale, la guerra col traditore. Per poter capire un drama del genere devi seguirlo per bene, stando attenta alle pause, ai flashback e alle emozioni che, almeno a me, hanno trasmesso gli attori. Ha alcuni punti di debolezza, ma come ogni drama. Pur avendo dei punti in comune con Goblin, per quanto sia bella e tu la possa adorare, non sono effettivamente serie da mettere a confronto perché non solo diverse per trama ma anche per struttura. Ecco, finito

Antonella Bellecca ha detto...

Una volta un ragazzo mi disse che se tu, per capire una trama, devi prendere appunti, vuol dire che la trama è fatta male. La serie mi è piaciuta ma innegabilmente è altamente confusionaria. Per 14 episodi viaggiano tra due mondi, negli ultimi tre cominciano a viaggiare nel tempo, nell'ultimo viaggiano nel multiverso: decidetevi. Il re, quando torna nel Regno, non si capisce se sta via due giorni o un mese. Moltissimi cut a cavolo che poi non vengono ripresi né spiegati e spesso su situazioni e dialoghi che avrebbero dovuto essere determinanti, come l'ultima conversazione tra la poliziotta e la doppia. Continui salti temporali nella trama, quasi ogni episodio inizia nel passato rispetto al finale dell’episodio precedente, ripreso a caso dopo venti minuti. "Non è accettabile che una produzione come questa abbia delegato allo spettatore una parte fondamentale della trama": sono pienamente d'accordo! Molte volte la scena va avanti qualche minuto, prima che si riesca a capire in quale mondo si trovino. I personaggi vanno avanti e indietro in continuazione facendo venire il mal di testa, e non è neanche chiarissimo perché lo facciano. Alcuni dopo aver passato il portale hanno una cicatrice altri no. Molte storie sono del tutto inutili, come il rapimento di quella incinta, poi utilizzata per uccidere la cugina del re a Los Angeles, una cosa appunto del tutto inutile. Un ragazzino con lo yo-yo che non si capisce se è un demiurgo, uno di loro bambino, uno che vive in due mondi o che altro. Nel frattempo la sottotrama principale, il poliziotto con due mamme, viene risolta in un minuto e mezzo senza una reale conclusione. Alla fine è tutta una incongruenza: il passato cambia il futuro per alcuni personaggi e per altri no, alcuni ricordano tutto altri no, nell’intramondo non valgono le leggi della fisica però si può sparare e uccidere. Il buono torna indietro nel tempo di 26 anni ma due minuti dopo che hanno ammazzato suo padre. Ci sono persino personaggi che si incontrano casualmente in una città di milioni di abitanti, imbarazzante. E che dire del deprimente finale mezzo-lieto? Lui e lei per tutta la vita si vedranno solo nei fine settimana, ogni volta in un mondo diverso, dormendo in hotel. Peggio del finale di CLOY, almeno lì realmente non avevano scelta. Ah: avete presente il significato dell’espressione “soap opera”? Ecco. (Mi riferisco alle pubblicità, se non si è capito).