10 settembre 2015

Anne Rice
Blood

Serie Cronache dei Vampiri 10
Titolo originale Blood Canticle

Trama
TEA | pag. 358 | € 8,90
La storia inizia dove si conclude il romanzo precedente della serie, Il vampiro di Blackwood. La voce narrante è quella del vampiro Lestat - vecchio di duecento anni, ma con l'aspetto seducente di un bellissimo ventenne ossessionato dal desiderio di diventare un santo della Chiesa cattolica. Lestat vive nella sontuosa residenza di Blackwood, a New Orleans, insieme al giovane e bellissimo Quinn, da lui iniziato alla "fraternità del sangue". Quando a Blackwood giunge, all'improvviso, una splendida mortale, dotata di poteri straordinari, ma allo stremo delle forze, Quinn se ne innamora e Lestat, per salvarla, succhia il suo sangue, trasformandola in vampiro. Sulle tracce della ragazza arriva alla villa anche la sorella Rowan, famosa scienziata, per la quale Lestat prova immediatamente un inedito e violento sentimento d'amore e d'attrazione, anche se rifiuta di scambiare con lei il patto di sangue. Ma le due sorelle nascondono un segreto terribile: entrambe hanno partorito dei Taltos, esseri superiori dotati di poteri straordinari, che sono stati portati via subito dopo la nascita.
"L'innocenza non fa parte del nostro armamentario, amico mio", dissi. "Non la coltiviamo l'uno nell'altro. L'onore possiamo averlo, più di quanto tu immagini, e principi sì, e anche virtù. Gliel'ho insegnato, e di quando in quando possiamo comportarci in modo magnifico, persino eroico. Ma l'innocenza? Non ci giova di certo."
Commento
What the hell? Sono passati un po' di anni da quando ho letto Lestat - il suo punto di vista narrativo - ma non me lo ricordavo così. Non è mai stato un personaggio lineare o prevedibile, però non aveva mai toccato questi livelli di - come chiamarla? - demenza senile.
Ho scelto Blood come lettura per le brevissime vacanze al mare. Non volevo portarmi altro che un romanzo cartaceo da leggere in spiaggia e ci ho messo un pochino di tempo per decidere. Era da un po' che volevo riprendere in mano le Cronache (per leggere l'ultimo romanzo, più che altro) e così mi sono fatta un giro sulla bibbia di ogni lettore, Goodreads.
I commenti negativi mi avevano preoccupata, anche se la media dei voti è di tutto rispetto (3.69 su 5), insomma, temevo che questo romanzo fosse la classica ricaduta con tonfo. La Rice aveva sbandierato ai quattro venti che non avrebbe più scritto nulla su Lestat, eppure eccola che proprio quest'anno ne ha buttato fuori un altro. Essere arrugginiti non vale per lei - del resto non ha mai smesso di scrivere - eppure Blood Canticle è molto diverso dagli altri romanzi delle Cronache e, ora che l'ho finito, capisco tutti i commenti negativi e incattiviti lasciati su GR.
Partiamo dal presupposto che il crossover Cronache/Mayfair iniziato con Merrick qua viene portato definitivamente a compimento; teniamo bene in mente che Lestat - dopo anni di silenzio - aveva tutto e niente da dire; non dimentichiamoci che unire due grossi, enormi, pesanti filoni narrativi come quelli delle Cronache e delle Streghe non poteva che essere difficile.
Bene, dopo queste tre considerazioni è inevitabile cercare di ridimensionare la confusione che mi ha presa e mai più lasciata fino alla fine. Io amo Anne Rice e ho sempre trovato un modo per apprezzare anche i romanzi che non mi avevano soddisfatta. Mi ricordo il mattonazzo di Memnoch il Diavolo, che ho superato a stento, mi ricordo Pandora (forse il più noioso di tutti), insomma di romanzi impegnativi la Rice ne ha scritti e ho sempre trovato una scappatoia per non cadere nel book bashing.
Questa volta non riesco a scacciare la confusione. Confusione nata principalmente dalla gestione delle relazioni tra i personaggi e, soprattutto, da questo sconfinato e improvviso amore tra Lestat e Rowan, spuntato fuori dal nulla e così totalizzante da influenzare un personaggio come Lestat.
Mi è rimasto indigesto, questo amore folle. Io non sono mai stata una fan di Rowan, anzi diciamo che mi sta antipatica, e vederla spuntare dal nulla e diventare il fulcro dei sentimenti di Lestat mi ha decisamente delusa. Ma oltre all'antipatia, quello che proprio non ho superato è stato il sentimento improvviso e decontestualizzato, di quelli che ti fanno dire ma quando cavolo è successo e perché?
Grazie al cielo questo crush improvviso occupa solo una piccola parte del romanzo e incide in minima parte sulla storia, altro tasto dolente.
Così veniamo alla trama. Unendo le due serie dovevano per forza spuntare fuori i Taltos e avendo in ballo anche i vampiri la Rice ha dovuto per forza trovare un modo per mischiarli con una logica. Cronologicamente attaccato al romanzo Il vampiro di Blackwood, in Blood Lestat vive a Blackwood con Quinn e insieme sono tranquilli, soddisfatti, pacifici. Una sera arriva all'improvviso Mona - remember Mona Mayfair? La baby zoccoletta che ha sedotto Michael e tutti gli uomini Mayfair ed è rimasta incinta ecc...? - macilenta, praticamente mezza morta, con l'unico desiderio di scappare dalla sua stanza di ospedale dove è rimasta confinata per anni e morire al fianco del suo innamorato storico Tarquinn. Potrebbe Lestat lasciar morire una ninfetta come Mona? Anche se sta per crepare riesce a parlare in versi shakespeariani - nervoso! - e a diventare il nuovo baby vampiro di Lestat. Ecco, quindi, che sono in tre: Quinn, sempre squisitamente elegante e sobrio, un modesto ma bellissimo modello di vampiro, Lestat con i suoi improbabili completi di pelle e la sua ossessione di diventare un santo (con tanto di dialoghi immaginari con il papa), Mona - ristorata alla sua originaria bellezza - tutta tacchi alti, strass, piume e rossi capelli.
Potrebbe mai Mona smettere di disturbare e rovinare qualsiasi contesto in cui viene infilata? No. Quindi da resuscitata il suo unico pensiero è ritrovare la sua bimba Taltos Morrigan e odiare Rowan con tutto il suo cuore - I feel ya, sister. Lestat, in tutto questo, fa da badante ai due, da vittima al fantasma di Julien (ancora non ho capito perché), da cerbiatto innamorato con Rowan, e da paladino nella ricerca di questi Taltos che mi fanno tanta impressione.
Sebbene il romanzo sia quasi di 360 pagine, solamente nella parte finale spuntano fuori i giganti bambini e solo perché arriva Maharet e suggerisce a Lestat il dove, come e quando. Insomma, questa fantomatica ricerca si risolve in bim bum bam, Rowan si rivela essere la zoccola che pensavo fosse, Mona non si riscatta, Quinn poverino rimane in ombra, Lestat vaneggia di santi, amore puro, sacrificio e morale e i Taltos si affidano al centro Mayfair per un dolce far nulla.
Quindi? Mi sono persa qualcosa, in tutto questa noia. Mi sono persa perché, ad esempio, Julien perseguitava Lestat, mi sono persa i ragionamenti amorosi di Lestat e Rowan, mi sono persa - ma questo credo tutti - il senso della breve storia di Morrigan e Ash e dei baby Taltos. Insomma, qual'è il senso di questo romanzo? Unire i due gruppi di creature? A me non ha soddisfatta granché, se lo devo proprio dire.
Certo è che, nonostante la trama traballante e vaneggiante, la Rice continua a saper incatenare il lettore. Non potevo farne a meno, anche se una scena mi scocciava proseguivo spedita, divoravo le pagine e invariabilmente trovavo qualcosa per cui valeva la pena continuare.
Blood non è nel modo più assoluto un buon romanzo in stile Rice, sia per i contenuti sia per lo stile (certe parlate di strada in bocca a Lestat sapevano di comico), ma per il resto è di una qualità innegabile. Il fatto che non sia all'altezza delle aspettative non c'entra nulla con lo stile o con l'abilità dell'autrice, quanto nella scadente scelta della trama e di come il personaggio di Lestat viene gestito. Tutti si aspettavano di più, probabilmente, dopo tanti anni. Tutti speravano in una replica dei primi romanzi, invece credo che ci dovremmo abituare alle infiltrazioni della modernità nel nostro Principino. A questo punto è meglio se prendo Lestat (l'ultimo romanzo) al più presto, per capire se questo sospetto ha un fondamento. Nel frattempo mi sparo un po' di trash letterario per superare meglio questo trauma.
But I still love you, Anne. Forever and always.

3 commenti:

Alice ha detto...

Con tutto il rispetto per Anne, che è una grande, ma gli ultimi libri mi hanno lasciata sempre più perplessa... Secondo me pure lei inizia ad accusare la vecchiaia...

Miraphora ha detto...

Avrò la conferma della demenza senile solo dopo aver letto Lestat. Spero di no, però, se mi crolla lei sono finita ç_ç

Silvia Leggiamo ha detto...

tutte le saghe alla lunga rompono le balls :D almeno a me. è testato. mi capita 9 volte su 10, quindi viva i libri stand alone!