6 luglio 2013

Sylvain Reynard
Gabriel's Inferno. Tentazione e castigo

Trilogia Gabriel's Inferno 1

Trama
Nord | pag. 568 | € 13,52
Gabriel e Julia sono due anime inquiete. Per lui, qualsiasi trasgressione è lecita, qualsiasi donna è una preda. Tuttavia niente è in grado di placare i demoni del suo passato e la felicità è un sogno irrealizzabile. Perché quella del professore universitario di successo – un’indiscussa autorità negli studi danteschi – è solo una maschera dietro la quale si nasconde uno spirito tormentato. Come Dante, anche Gabriel è circondato da una selva di ricordi e di peccati inconfessabili. Per Julia, la vita è sempre stata una strada in salita, segnata dalla perdita delle persone che amava e da una relazione sbagliata. Eppure adesso lei ha l’occasione di ricominciare da capo e di dedicarsi allo studio di Dante sotto la guida del celebre – e temuto – professor Gabriel Emerson. E il loro incontro cambierà tutto. Negli occhi di quell’uomo, profondi e pericolosi come il mare in tempesta, Julia percepisce una disperata richiesta d’aiuto. Negli occhi di quella studentessa, luminosi e puri come quelli di un angelo, Gabriel intravede una promessa di redenzione. Ma lei sarà in grado di guidarlo lungo la «diritta via»? E lui riuscirà a dominare il proprio lato oscuro per abbandonarsi tra le braccia della sua Beatrice?

Commento
A quanto pare ho compiuto lo sforzo letterario dell’anno, e per il 2013 dovrei essere a posto.
So far, il peggior romanzo letto dall’inizio dell’anno. Uno strazio di monotonia, di ripetitività, di mancanza di originalità e troppo lungo per quello che viene concluso. Poca sostanza, tantissimo fumo. Se poi, durante la lettura, si sente puzza di scopiazzatura non bisogna allarmarsi: è una versione snob e pseudo culturale delle 50 Sfumature ma, dietro al lessico finto ricercato e alle citazioni dantesche, la consistenza è la stessa e quindi non molta.
Mi sono fatta una lista di tutte le cose prese pari pari dal romanzo della James, rivisitate in versione Dante.
Cominciamo con la protagonista: Julianna, Julia, Beatrice (e comunque alla fine questa storia che lui la chiama Beatrice non mi è stata chiarita) è una giovane e bellissima ragazza, goffa – cade di fronte a Gabriel…vi ricorda una certa scena? – con l’imbarazzante tendenza ad invocare déi improbabili (helloooo dea interiore tarocca!) da quello dei dottorandi, agli dei della Jaguar, dei monolocali, delle tane di gobbi e chi più ne ha più ne metta, talmente tante invocazioni da mandare in pappa il cervello e volerle strappare la lingua. Nonostante l’apparente intelligenza Julia è timidina, il topolino super gnocco con l’amichetto universitario che la venera e l’adora (vi ricorda un altro amico?), si mordicchia il labbro (anche lei!?) e – ecco che arriva la parte importante – è vergine. Bene, Julia a quanto pare è una copia di Anastasia Steele e questo lo potevo anche accettare, se non fosse stato che anche il protagonista maschile è una copia di Grey.
Gabriel è ricco sfondato. Ricco da eredità multimiliardaria, ricco da Jaguar, da Range Rover, da mille proprietà, da sperperare denaro con uno sprezzo che mi ha fatto venire una gastrite cosmica, maledetto minchione che sputa sul denaro. E’ un uomo oscuro – ma va’??? – dal passato oscuro – ma davvero?? – adottato – non lo avrei mai detto! – con una famiglia da Mulino Bianco , mammina cara morta, papino caro, sorellina preferita e fratello con cui litiga e si azzuffa. Vi ricorda una certa famiglia Grey? Bene. Come se non bastasse la madre naturale era un’alcolizzata cattiva, che lo trascurava. Non ho finito. Ascolta musica classica, Chopin è il suo preferito, è bellissimo e si veste solo di alta sartoria.
A questo punto ho smesso di tenere nota delle deprimenti similitudini con Ana e Grey, come se questi due non ci siano bastati a sufficienza, e questo Reynard ha deciso di occupare il nostro tempo con protagonisti e storia già letti. Grazie tante, ero capace anche io.
Storia. Perché in teoria c’è anche una storia di cui parlare. Originalissima, non c’è che dire. Questo Gabriel è a poco più di 30 anni un docente ricercatore dantista famosissimo in tutto il mondo (avrà avuto una Giratempo per studiare come Hermione), un uomo colto, estremamente preparato e stronzissimo. Tanto carogna da far venire un esaurimento ai suoi studenti. Poi un bel giorno entra in classe la topolina ed ecco che a Gabriel scatta l’ormone maligno: la vuole, ma siccome è una studentessa ed è anche impedita, la odia un po’ e la maltratta. Poi si scopre che Julia e Gabriel si conoscono da anni e che lui si era dimenticato di lei, passando poi per anni oscuri di grande oscurità per poi riconoscere in Julia la sua Beatrice, la bambinetta con cui ha passeggiato quando era sbronzo e aveva sfasciato la casa dei suoi genitori. Che grande uomo.
Insomma, lei lo ama tanto tantissimo, lo brama con la sua virginale anima decide che non gliene frega niente basta che sta con lui. Lui all’improvviso dice ‘oh! Sei Beatrice! Smetto di fare il cattivo, mi piaci e divento galante da voltastomaco e aspetterò anni e secoli a fare sesso perché tiamotilovvoseitroppoimportanteperme’. Cretino, pensi. Perché non puoi pensare altro. Sono due cretini. Tra una citazione di Dante e l’altra, l’autore inserisce improbabili coccole caste e pure, appuntamenti da manuale del finto romanticismo, degustazioni di vino che una 23enne normale non saprebbe apprezzare, viaggi a Firenze, e ovviamente, ovviamente, il solito cattivo che molesta la verginella di turno.
In tutto questo mi sono trascinata lottando contro la noia, contro il fastidio e contro il disinteresse totale verso una storia forzata, melassosa, intrisa di un romanticismo intellettuale da voltastomaco, e due personaggi che non combinano niente di niente per tutto il romanzo. Alla fine, quando finalmente si decidono a consumare questo epico amore il sesso è così banale e noioso che non è nemmeno una sorpresa.
Metà della storia si poteva benissimo tagliare e nessuno se ne sarebbe accorto, passando dalla prima all’ultima parte senza cerimonie e salamelecchi. Ti amo, ti amo anche io, ci amiamo tanto, ci guardiamo nelle palle degli occhi, siamo complessati e tanto cattivi ma ci amiamo.
Vomito.
Certo, il lessico è sicuramente più ricercato ed accurato del suo stampino inglese, ma l’unico effetto che riesce ad ottenere è quello di appesantire brutalmente la lettura. Mi si è scavato un solco nelle pagine, un solco a forma di quattro lettere: NOIA. Che grandissima perdita di tempo.
Che poi lo sanno tutti che i docenti sono la figura professionale meno arrapante del creato.

4 commenti:

Silvia Leggiamo ha detto...

Alla fine l'hai letto xD
Io l'ho depennato dalla mia lista perchè mi avevi detto che c'era odore di fregatura xD

Miraphora ha detto...

E hai fatto bene!
Una perdita di tempo.
-_-

LadyAileen ha detto...

Il fatto di aver incentrato tutto sul risvolto romantico, in più raccontato con un tono mesto, rende il romanzo abbastanza pesante (secondo me, la soluzione migliore sarebbe stata quella d'inserire una sottotrama incentrata su qualche mistero legato a Dante e Beatrice sul quale Julia e Gabriel potevano "investigare", essendo un'argomento già molto presente). ^_^

Miraphora ha detto...

Esatto, è piatto. Si vedono le potenzialità, ma queste non si sviluppano.