6 maggio 2013

Maggie Osborne
Rinascere all'amore

Trama
I Romanzi Mondadori
ebook | € 2,99
Kansas e Wyoming, 1880
Rosie Mulvehey è in difficoltà: la sua fattoria sta fallendo e le serve al più presto un aiuto. Così decide di salvare un uomo destinato all’impiccagione, appellandosi alla legge del Kansas che consente di riscattare un condannato a morte sposandolo. L’uomo su cui cade la scelta è Bowie Stone, un ex soldato di cavalleria dai trascorsi misteriosi, che accetta di darle una mano ma solo per una stagione, deciso poi a tornare alla sua vita.
Non ha però messo in conto il sentimento che, contro ogni aspettativa, è destinato a nascere tra loro scombussolando i suoi progetti...






Commento
C'è stato un tempo in cui il western era l'unica ambientazione del genere romance che leggevo. Contemporanei o storici, il selvaggio West e i cowboys dovevano essere presenti. Ero talmente in fissa che non prendevo in considerazione nessun romanzo se nella trama il protagonista non veniva descritto come un cowboy. Se non aveva il cappello, gli stivalacci e gli speroni, se non era a cavallo a radunare le mandrie non c'era verso di farmi iniziare un libro. Poi, ovviamente, ho fatto indigestione e ho abbandonato il western per provare altre ambientazioni. Tuttavia non l'ho bandito del tutto e, ogni tanto, mi lascio tentare da una storia polverosa.
Sono una testa dura, recidiva, masochista. Sono una perfetta scemotta. Ogni volta ricasco nell'errore di seguire le lodi online e i commenti iperultraextra positivi. Mi sta bene, me lo merito ogni santa volta.
Ho assecondanto la curiosità - e l'entusiasmo - e ho provato quello che viene definito il miglior romanzo della Osborne, quello che su Goodreads ha una media di 3.9 su 5, quello che...non mi è piaciuto.
Non capisco se il problema sono io, perché ogni aspetto che è stato elogiato mi ha lasciata indifferente. Ogni momento che viene descritto come bellissimo, emozionante ed intenso a me è sembrato solo necessario per lo svolgimento della storia. Non c'è nulla - per me - di speciale in questo romanzo.
Il titolo originale (The wives of Bowie Stone/Le mogli di Bowie Stone) chiarisce subito un punto fondamentale della storia: Bowie, il protagonista, è bigamo. Ora, le circostanze giustificano ampiamente la sua condizione, ma in questo modo l'autrice ci obbliga a sorbirci non solo la SUA storia d'amore ma anche quella della moglie non amata. Ecco, quindi, le due storie d'amore. Mi chiedo: era davvero necessario?
Non bastava, quindi, che il romanzo fosse eccessivamente lungo e la tortura infinita, ma mi è toccato dover leggere due personaggi che in nessun modo e in nessuna occasione potranno mai avere il mio consenso.
Parto dalla protagonista principale, quella che si muove assieme a Bowie. Rosie. Ora, datemi dell'insensibile ma credo che questa sia la protagonista più scassa palle dell'intera storia del romance. Me ne frego totalmente del realismo! Me ne frego se è coerente! Io leggo romance! Dell'attendibilità non me ne faccio niente! Rosie entra in scena ed è: alcolizzata, fuma, non si lava, bestemmia, si comporta da uomo. Odio puro ed istantaneo. Odio irreversibile. Partiamo malissimo, quando l'eroina mi suscita tutto tranne che interesse e partecipazione. Ha un passato traumatico? Mi dispiace tanto, e in parte ti giustifico, ma mi stai comunque sulle palle. Il fatto è questo: Rosie rientra così bene nella categoria di eroina fastidiosa, che ogni giustificazione sparisce di fronte alle sue sbronze, alla sua belligeranza gratuita, alla sua illogicità e al suo continuo ed immotivato rifiuto di usare il buon senso. Certo, Rosie è una dura e questo nessuno glielo toglie, ma è anche ossessionata dalla vendetta e dal passato ed è immersa in una bolla tossica di autolesionismo, disprezzo verso sé stessa e incapacità di crescere. Per me la forza di carattere è ben altro e Rosie, poverina, non è forte come Bowie vuole dipingerla.
L'altra protagonista è Susan, la prima moglie di Bowie. Se Rosie è una bestia, Susan è una smidollata totale, un'estremizzazione della donna succube, incapace di prendere qualsiasi decisione, dipendente dagli altri e convinta di non essere nessuno senza un uomo a comandarla a bacchetta. Tuttavia, almeno con Susan, la Osborne si è sforzata di creare un processo di crescita: le difficoltà migliorano il suo carattere e cancellano le sue insicurezze senza, però, eliminare del tutto la traccia di inadeguatezza che ha dominato il personaggio per metà della sua storia.
Gli unici personaggi positivi, gli unici che sono usciti decenti sono i due uomini della storia: Bowie e Gresham.
Bowie è interessante anche se forse troppo chiuso e riservato: con tutto quello che ha passato non smette di cercare una vita migliore, prende l'occasione a due mani e non solo ritorna alla vita ma si sforza di migliorare quella di Rosie. Gresham, invece, passa dall'essere un perfetto signor nessuno a roccia solida sulla quale Susan appoggia la sua crescita.
Per quanto riguarda la trama non mi sento di dire che sia pessima, perché è in perfetta sintonia con i personaggi e con l'ambientazione, ma non riesco a cancellare la sensazione di tristezza, di disperazione e di depressione trasmessi dalla narrazione della Osborne. Praticamente è una storia fatta per piangere, non per commuovere, una storia fatta di passati brutali, sfighe, morti, fame e povertà, una storia che con un tono meno negativo avrebbe perso gran parte della pesantezza e dell'oppressione che invece permeano le pagine e rendono la lettura faticosissima. A me le storie drammatiche piacciono, ma fino ad un certo punto, perché se anche l'autrice si intristisce e rende palese la cosa a chi legge, figuriamoci il lettore, che si aspetta la morte di tutti i personaggi prima della fine.
Dopo questa botta credo che la Osborne si allontanerà dalle mie letture a tempo indeterminato e penso proprio che l'ambientazione western debba rimanere off limits ancora per un po'. Evidentemente non ero pronta per rimettermi in sella.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Cioè... LOVOGLIOLEGGEREEEEEEEE!!!
Sembro scema vero? Ma voglio parlare male anch'io di Rosie xD
SilviaLeggiamo

Miraphora ha detto...

Magari a te piace e mi dai della stronza insensibile! X°D
D'altronde se ha preso voti così alti ci sarà pure un motivo...io però vado sempre contro corrente! :P

Silvia Leggiamo ha detto...

No, ma davvero. Non che ti do della stronza insensibile, ma magari mi piace pure xD
A me piacciono le storie drammatiche (sempre se finiscono bene) anche se qualche particolare della protagonista non è che mi faccia proprio impazzire... Però mi hai incuriosita, a dimostrazione che le recensioni negative non allontanano necessariamente i lettori xD