Visualizzazione post con etichetta Triskell Edizioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Triskell Edizioni. Mostra tutti i post

12 marzo 2018

C. S. Pacat
La mossa del Principe

Serie Captive Prince 2
Titolo originale Prince's Gambit

Trama
Triskell | ebook | € 4,49
Con i loro due paesi sull'orlo di una guerra, Damen e il suo nuovo padrone, Laurent, dovranno lasciarsi alle spalle gli intrighi del palazzo e concentrarsi sulle più ampie forze del campo di battaglia mentre viaggiano verso il confine per scongiurare un complotto fatale.
Costretto a nascondere la sua identità, Damen si sente sempre più attratto dal pericoloso e carismatico Laurent, ma via via che la fiducia nascente tra i due uomini si approfondisce, le scomode verità del passato minacciano di infliggere il colpo mortale al delicato legame che ha cominciato a unirli.







Commento
Ciao, è stato bello, ma io sono in fase di recupero post Prince's Gambit e sto cercando di tornare allo stato solido dopo essermi liquefatta durante la lettura.
Da inizio anno non sono stata particolarmente fortunata con le letture: ho letto poco e quel poco non mi ha fatta impazzire. Ero talmente apatica che non mi era venuta voglia di leggere La mossa del Principe, anche se era una novità che attendevo. Poi non so perché, ho fatto l'anarchica, ho snobbato la lista di lettura e mi sono buttata a pesce sulla Pacat.
Ho letto questo romanzo in un'unica aspirata continua, mi è andato il sangue al cervello, mi si sono incrociati gli occhi, mi sono esplosi organi interni di vario genere (cuore/ovaie/fegato) e l'ho chiuso con la smania totale per il terzo. Addirittura posso sbilanciarmi e dire che ho quasi preferito La mossa del Principe rispetto a Il Principe prigioniero perché questo ha un ritmo più serrato, una trama che ha preso il volo e i due protagonisti hanno smesso di girarsi attorno e sono passati allo scontro diretto. Però è anche vero che questo secondo romanzo, senza il primo sarebbe solo uno spaccato di una storia complessa e ricca, e che da solo non potrebbe suscitare la stessa reazione.
Questo secondo romanzo senza il primo non solo non esisterebbe, ma non avrebbe lo spessore e la profondità necessari affinché il lettore possa comprendere e accettare (e a volte persino desiderare) uno schema ben preciso applicato ad un gioco di intrighi che è un buco nero. Una volta preso il la si apre una voragine dalla quale escono piani e progetti, accordi e alleanze che, senza l'infarinatura del primo romanzo, non sarebbero nemmeno lontanamente accessibili.
Un uccellino di nome Alexandria mi ha detto che se Il Principe prigioniero ruotava attorno a Laurent, La mossa del Principe cede il turno a Damen, bilanciando - in un certo senso - i ruoli dei due protagonisti e ponendoli alla sua fine in un punto di quasi parità, pronti per la fase finale della storia.
E' verissimo, Damen domina il romanzo, un pochino alla volta impara a muoversi in un ambiente che non conosce e a prevedere oltre che comprendere le reazioni di Laurent, assumendo un ruolo sempre più determinante nello scontro tra il Reggente e Principe.
Essendo Damen un soldato, lo spostamento di ambientazione dalla corte ai territori dove sta per arrivare la guerra gli permette di dare il meglio di sé consigliando un Laurent capriccioso e chiuso, ma stranamente ricettivo, e riformando dal nulla un battaglione di soldati che avrebbero dovuto essere determinanti nella disfatta di Laurent ma che, sotto la guida indiretta di Damen, diventano un gruppo unito, fedele al Principe e efficiente quando la situazione si fa critica.
Il lieve spostamento di autorità, però, non intacca mai la situazione di Damen. Lui è ancora uno schiavo, solo che le circostanze gli hanno permesso di avere e di prendere delle libertà che Laurent gli concede perché è consapevole che ignorare i consigli di Damen sarebbe un suicidio, tanto più che dimostra di avere sempre ragione.
La parola chiave per questo romanzo è tensione. Dall'inizio alla fine è un continuo crescendo: azione, politica, tradimenti e accordi segreti, battaglie, attrazione, controllo, ogni elemento aumenta di intensità fino all'inevitabile strappo. Ce ne sono alcuni, di strappi, ma per me due sono quelli che spiccano in assoluto: il capitolo 19, così chi ha letto capisce e chi non ha letto non trova spoiler, e il finale. Questi due punti sono stati da esplosione totale: uno mi ha mandato a remengo le ovaie e uno il cervello.
Naturalmente, se si parla di tensione è impossibile non far riferimento all'elefante nella stanza: la tensione sessuale. In questo romanzo Damen da una descrizione breve ma alquanto precisa di Laurent: da vestito è un cervello, asessuato, androgino, intoccabile, congelato nel suo ruolo e arroccato dietro un muro di ghiaccio che tiene a distanza ogni cosa; ma appena gli si slaccia la blusa, o è reduce da una giornata campale, o scampa all'ennesimo agguato, la sua corazza si incrina impercettibilmente ed ecco che filtra un Laurent quasi ingenuo, privo di esperienza, a tratti persino umano e accessibile. Ed è in questa crepa microscopica che Damen si infila e instaura un rapporto quasi tra pari: schiavo sì, ma con più esperienza di vita di lui, ed ecco che la tensione aumenta con il cambiare delle loro interazioni. La freddezza di Laurent si infiamma e Damen impara a spegnere e accendere quel fuoco.
Non vado oltre, mi limito a dire che la disfatta ormonale che questo romanzo ha causato alla mia persona è entrata nella top five dei miei sbrodolamenti peggiori (o migliori) di sempre, ma - e voglio sottolinearlo - non è stata causata dal semplice e ormai obsoleto susseguirsi di scene di sesso (credevate, voi!) quanto dall'intensità e dalla costante tensione sessuale. Come dice zio Gotthold, l'attesa del piacere è essa stessa il piacere (e ora datemi pure un Campari).
Ora, visto che sono in ballo con questo discorso tanto vale spenderci un minuto. Avendo ormai letto due romanzi su tre posso farmi un'opinione abbastanza precisa del punto di forza della serie: non è il sesso. Scordatevelo, se pensate che questa sia una trilogia m/m erotica dove ci sono continue, fantasiose e dettagliate scene di sesso sappiate che no, non lo è, recatevi altrove se volete grattare questi pruriti. La tensione sessuale, che con il primo è iniziata e qui è letteralmente esplosa, è partita su un piano mentale e continua imperterrita su quello. E' un gioco di potere, un tira e molla, un rafforzare l'importanza dei gesti, degli sguardi, delle parole e - soprattutto - dello sviluppo lentissimo di un rapporto e di una intimità particolari.
Sarebbe stato veramente troppo facile far esaurire il gioco padrone/schiavo con del sesso morboso, forzato ma voluto, dove il rapporto tra i due ferma la sua evoluzione una volta che concludono l'atto. Invece no, per quanto uno speri - e vi assicuro che ad un certo punto quasi vi mettete a piangere in ginocchio - che la tensione trovi il suo culmine, la bellezza di tutto sta nell'attesa, in qualsiasi sua forma.
Questo per dire che è vero, la tensione sessuale è una grossa parte del romanzo, ed è importantissima, ma non è l'unica. Almeno non lo è per me, e se lo dico io, che sono un'ignorante assoluta in ambito m/m, potete farvi un'idea della potenza dell'impatto che una storia come questa può avere su chi è abituato e affezionato ad uno schema più tradizionale.
Potrei stare qui ore e trovare sempre cose nuove di cui parlare, ma sono ancora troppo in aria dopo aver finito il romanzo e sono proiettata verso l'imminente lettura del terzo. Per quello che vale, secondo me questa trilogia merita di essere letta, ma solo se riuscite a togliervi i paraocchi: non arrivate con il pregiudizio che la storia gay farà schifo, ma nemmeno approcciate questa serie con la bava alla bocca di chi vuole a tutti i costi sesso esplicito e continuo tra due uomini.
Uscite dagli schemi e considerate che qui dentro c'è molto ma molto di più e ogni capitolo è una scoperta.

8 gennaio 2018

C. S. Pacat
Il Principe Prigioniero
Read Along & Give Away
2° Tappa, Capitoli 1 e 2

Io di solito queste cose non le faccio, il mio blog è nato in un modo (reviews only) e fino ad ora sono riuscita a rispettare la sua natura. Però, vuoi perché me lo hanno chiesto le persone giuste, vuoi perché il romanzo mi è piaciuto tanto, vuoi perché l'editore e l'autrice secondo me meritano lo sbattimento, eccomi qui a fare la seconda tappa di un read along.

Il mio turno è dedicato ai primi due capitoli di Il Principe Prigioniero e sento un filino l'ansia da prestazione. Non so cosa sto facendo, non so come lo sto facendo ma conto di riuscire a camuffare la mia confusione e convincervi a seguire questa lettura a tappe perché c'è sotto anche un giveaway che fa molta gola anche alla sottoscritta (ma non posso partecipare, quindi fatelo voi per me).

Quindi, eccoci qua.

La tappa precedente alla mia è dedicata al prologo del romanzo mentre a me tocca la seconda fase, i primi due capitoli. Normalmente vi direi che i primi capitoli sono una passeggiata perché è molto raro che succeda qualcosa di veramente importante o determinante nello sviluppo dei personaggi, perché di solito i primi due capitoli hanno un unico compito - difficilissimo - ovvero quello di acchiappare l'attenzione del lettore. Con il Principe Prigioniero, però, questo sbattimento è toccato al prologo, tant'è che se non conoscete questa storia ma state per iniziarla vi renderete presto conto che è il prologo a determinare l'intensità della scintilla tra romanzo e lettore.

Però, e qui per forza di cose si deve sottolineare, anche se il prologo ha fatto il lavoro sporco la mia tappa e i miei due capitoli hanno il compito altrettanto difficile di mantenere l'attenzione del lettore, incatenarla, assicurarla fino alla fine, inchiodare alle pagine, insomma trasformare quella prima scintilla in un incendio di sfrigolante curiosità e coinvolgimento.

Per questo read along ho riletto anche il prologo insieme ai miei due capitoli e, sarò, sincera, sono stati loro a farmi ricordare quanto il romanzo mi avesse coinvolta fin da subito. Il compito di convincere definitivamente il lettore viene svolto alla perfezione perché la Pacat non solo entra subito nel vivo della storia, ma perché nel giro di due capitoli (che non sono per niente brevi e sbrigativi, comunque) rende chiara la posizione del protagonista Damen e il contesto nel quale viene spedito, e - a raffica - introduce il primo incontro con Laurent, i primi dialoghi, le prime impressioni e le prime pedine mosse nella silenziosa battaglia di volontà tra Damen e Laurent.

Non è cosa da poco saper sparare tutte queste importanti cartucce nei primi due capitoli e farlo anche bene, non è da sottovalutare la fluidità con la quale la Pacat ha improvvisamente messo Damen in una posizione di inferiorità e sottomissione e lo ha letteralmente travolto con una realtà complicata sia per i suoi risvolti politici, sia per la difficile personalità del nuovo padrone, Laurent.

Ed ecco che è qui che si gioca il giudizio defintivo: i due personaggi sono affascinanti e opposti, con un Damen più mascolino, adulto, un soldato e un politico che sa usare la testa oltre che i muscoli e che subito cerca i punti deboli della sua già debole posizione. E poi Laurent, che entra in scena freddo come il ghiacco, sprezzante al limite dello sgradevole ma affascinante proprio per questa sua aura di calcolatore imprevedibile e impassibile ma allo stesso tempo attraente perché bello da non credere, androgino, pallido, biondo, ricoperto da vestiti di un blu così scuro che rendono la sua pelle quasi traslucida. E' una strana creatura, Laurent, l'opposto di un Damen aperto e facile da leggere, una sorta di amico per il lettore quanto Laurent stesso è in bilico tra il ruolo del cattivo e del buono.

Prima che ci si possa fare un'idea della natura di Laurent, il secondo capitolo si chiude, lasciando Damen fisicamente sfiancato e psicologiamente confuso, e il lettore altrettanto spiazzato dall'ultima scena: anche se Laurent è un blocco di marmo che trasuda disprezzo ha cominciato a lasciar vedere un lato di sé stranamente morbido.

Ora, io non so come funzionano queste cose a tappe, ma se vi ho passato almeno un briciolo del mio struggimento e del mio coinvolgimento per questi due personaggi e per il romanzo stesso allora vi dico PARTECIPATE e leggete questo romanzo. Non è nemmeno rilevante che i personaggi siano maschi (so che ad alcune può dare fastidio), siamo ad un livello di sessualità che trascende il romance o il M/M e si avvicina pericolosamente alla bisessualità spontanea a naturale della Rice. Altissimi livelli, quindi, perché la naturalezza con la quale la sensualità scivola via in sordina dalle prime scene è adulta, matura, cerebrale e decisamente appassionante per il carattere dei due e non solo per la loro fisicità.

Ultima piccola nota, questi due capitoli sono una miniera di ispirazione per chi vorrà partecipare al giveaway e ci sono delle descrizioni che riescono ad ispirare persino la persona meno artistica e creativa dell'universo, scatenatevi e fateci gioire perché la materia prima è roba buona.

REGOLAMENTO PER PARTECIPARE
In occasione dell’uscita del secondo volume della saga Captive Prince, la pagina FB dedicata, Captive Prince Italia (LINK), in collaborazione con il gruppo Captive Prince - Italian readers (LINK), sotto l’egida della Triskell, a partire dal 4 gennaio ha organizzato la lettura di gruppo (Read Along) de Il Principe Prigioniero, partecipando alla quale si potrà concorrere al Giveaway del secondo volume digitale della saga, edito sempre dalla Triskell.

Il Read Along sarà presentato e commentato sia nella pagina che nel gruppo con la collaborazione di questo blog e di altri sette blog amici.

Partecipare al Giveaway è facilissimo e divertente.
- dovete mettere il like alla pagina e fare parte del gruppo, comunicando alle admin l’intenzione di partecipare all’iniziativa.
- dalle tappe e relativi capitoli che avrete scelto dovrete pubblicare nel gruppo una citazione tratta dall'edizione italiana corredata da un’immagine che può essere elaborata da voi, stile aesthetics, oppure da una delle tantissime fan art su Captive Prince che devono però riportare i credits dell’artista.
- per provare a vincere il Giveaway è obbligatorio partecipare ad almeno cinque delle otto tappe del Read Along. Tra tutte le finaliste di tutte le settimane, a fine Read Along verrà scelta la citazione-immagine vincitrice a cui sarà assegnato in premio il libro digitale.

Esempio FanArt + citazione

Gli occhi azzurri avevano l’innocenza del cielo, e solo se li guardavi con attenzione scorgevi un’emozione sincera nelle loro profondità. Come l’antipatia, per esempio. Damen avrebbe potuto attribuirla al rancore, avrebbe potuto pensare che intendesse fargliela pagare per aver assistito alla discussione che aveva avuto con suo zio; ma la verità era che Laurent l’aveva guardato in quel modo sin dalla prima volta che i suoi occhi si erano posati su di lui.

-Il Principe Prigioniero-

Immagine: @VeretianViper

Esempio aesthetics + citazione
A Laurent bastava respirare per scatenare tendenze omicide.
Immagine: Fonte Pinterest - aesthetic by Jocasta ~ Il Principe Prigioniero

Per ogni tappa si possono proporre fino a tre citazioni corredate da immagine per ogni partecipante e si possono presentare citazioni uguali ma corredate da immagini diverse. 
Tutte le immagini con le citazioni verranno premiate con la pubblicazione nella pagina sotto forma di post, col riferimento dell’autore e dei credits.

Ogni settimana, il Blog che ha presentato la tappa sceglierà tra tutte le citazioni-immagini proposte nella sua tappa le DUE che gli sono piaciute di più. Queste passeranno il turno.

Buona fortuna e che i Lamen vi assistano.

6 luglio 2017

C. S. Pacat Il principe prigioniero

Serie Captive Prince 1
Titolo originale Captive Prince

Trama
Triskell Edizioni
ebook | € 5,99
Damen è un guerriero e un eroe per il suo popolo, nonché il legittimo erede al trono di Akielos. Ma quando il fratellastro si impadronisce del potere, Damen viene catturato, privato del suo nome e spedito a servire il principe di una nazione nemica come schiavo di piacere. Bellissimo, manipolatore e pericoloso, il suo nuovo padrone, il principe Laurent di Vere, rappresenta tutto il peggio della corte di quel paese.
Ma all’interno di quella letale ragnatela politica niente è come sembra, e quando Damen si trova, suo malgrado, invischiato nelle macchinazioni per il raggiungimento del potere, è costretto a collaborare con Laurent per sopravvivere e salvare la sua casa. Per il giovane condottiero, a quel punto, vige una sola regola: non rivelare mai, in nessun caso, la propria identità, perché l’uomo da cui dipende è anche colui che, più di chiunque altro, ha motivo di odiarlo.


Commento
Quando ero bambina e giocavo con le mie Barbie ho attraversato quella fase in cui volevo farle baciare. Prendevo le due bambole e facevo finta che una di loro fosse Ken (madreh non me lo comprava), poi le tenevo forte per la testa e le facevo baciare con talmente tanta forza che il naso si ammaccava.
Ora, con questa immagine in mente potrete benissimo figurarvi il mio io immaginario come in un fumetto: una mano sulla testa di Damen, una su quella di Laurent mentre li spinge con forza uno contro l'altro perché si bacino. E hai voglia a urlare nella tua testa baciatevi perdio! il mai una gioia ha vinto.
A questo punto è chiaro che non sarò in grado di scrivere un commento razionale e strutturato e che sicuramente mi scapperanno degli spoiler, come ho appena fatto. Però vediamolo come uno scivolone tattico fatto con lo scopo di convincere le scettiche del mondo a leggere questo romanzo.
Partendo dal presupposto che - per carità - ognuno ha una sua sensibilità e preferenze letterarie ben distinte, e che io per prima non legga né gradisca storie m/m o f/f dove il sesso esplicito è il protagonista assoluto, si può evitare di cadere nell'errore di classificare questo romanzo come un m/m trucido che trasuda liquido seminale con contorcimenti di corpi ricoperti di peli. Tranquille, qui di sessuale c'è pochissimo e il poco che c'è non è descritto per filo e per segno. La vostra virginale eterosessualità letteraria è al sicuro. Per ora. Perché tanto lo so io, lo sapete voi, lo sa tutto il mondo creato che appena inizierete a leggere Il Principe Prigioniero vi salirà la pressione e, a romanzo finito, ciondolerete per casa con lo sguardo vitreo. Once again, tranquille, non siete sole. Persino io sono qui che sbrodolo e brillo come una stellina in crisi emotiva.
Detto questo, procediamo.
Io questa signora Pacat non l'ho mai sentita nominare e non è che il romanzo mi interessasse più di tanto (beata ignoranza); poi ho letto tutti gli stati di chi lo aveva letto, tra cui soggetti che venero ciecamente, ma mi sono imposta di fare finta di non metterlo nella lista dei desideri. Se sono qui adesso è perché la mia resistenza fisica e morale è pari a meno duemila, e perché finalmente pure io sono entrata nel giro delle disagiate spacciatrici di disagio.
Appena iniziato, Il Principe Prigioniero mi ha ricordato due serie di romanzi e un personaggio di fan fiction. Primo, i capitoli iniziali del romanzo mi hanno fatto pensare subito alla trilogia della Bella Addormentata di Anne Rice, con il suo sistema di schiavi di piacere, con i collari d'oro e pietre preziose, con il rapporto schiavo e padrone, eppure le due storie per quanto siano simili sono anche diverse: la Rice si è immersa in quel mondo con un abbandono totale, dando più importanza al tutto rispetto all'individualità dei personaggi, mentre la Pacat lo usa come parte integrante della trama, è un elemento che ha uno scopo diverso dal semplice creare scene ad alta tensione sessuale. L'altra serie, anche se qui la somiglianza è un po' tirata, è il world building della Carey. Anche nel mondo della Pacat i richiami a luoghi, nomi, culture e storia reali sono molto forti anche se meno articolati e descritti e,  in un certo senso, pesanti. Il terzo punto che mi ha fatto accendere la lampadina è Laurent che, per me, è una versione meno sfacciata e carnale del Draco Malfoy di Virginia de Winter. Stessa altezzosità, stessa chiusura mentale, stessa capacità di tramare in silenzio, stessa abilità di ordire intrighi senza che nessuno se ne accorga. Questi tre elementi mi avevano convinta già da soli, poi però ho continuato a leggere.
Il Principe Prigioniero è ambientato in un mondo fatto di regni perennemente in guerra, di soldati, re e principi, e la storia ruota attorno a Damianos, erede al trono di Akielos, un giovane di venticinque anni che ha guidato il suo regno in battaglia, un soldato preparato ma circondato da tradimenti e assassini. Dopo la morte del padre Damianos viene rapito dalle sue stanze e ridotto in schiavitù, picchiato, drogato, umiliato e spedito come dono del nuovo re di Akielos, e suo fratellastro, Castor al Principe Laurent, erede al trono di Vere, il regno nemico. Con un nome storpiato, circondato da persone che non l'hanno mai visto, ridotto in schiavitù, Damen capisce subito che se vuole resistere e cercare di fuggire è meglio passare inosservato, evitare di attirare l'attenzione e mantenere i nervi saldi. Ma il suo progetto di fuga si scontra con la figura del Principe, una creatura di vent'anni fredda e impassibile, oggetto di desiderio dell'intero regno e - si dice - completamente frigido. Biondo, con occhi azzurri e pelle lattea, Laurent ha l'aspetto giusto per attrarre Damen ma la sua faccia d'angelo non rispecchia la sua personalità spigolosa, aggressiva, contorta e a tratti cattiva. Vizioso, capriccioso, imprevedibile, il Reggente suo zio lo vede così, e Damen dalla sua posizione di schiavo odia quel ragazzino bellissimo e orribile che lo insulta, lo tratta peggio di un animale ma che si assicura che sia sempre a disposizione dei suoi capricci e delle sue parole velenose. Eppure sembra che Laurent non riesca a separarsi dal suo prediletto, nonostante manifesti il suo disprezzo in ogni modo e non si trattenga con le punizioni, il comportamento indisciplinato di Damen sembra procurargli un piacere morboso: più lui esce dai limiti imposti agli schiavi - parlando quando non deve, muovendosi come non deve, affrontandolo come un suo pari - più Laurent sembra ronzargli attorno. Di sessuale, però, non c'è niente. Le reazioni di Laurent sono apparentemente tutte di testa mentre il suo corpo rimane indifferente alla virilità e all'evidente prestanza fisica di Damen.
Tra i due si stabilisce un gioco di potere dove non sempre il padrone ha il coltello dalla parte del manico, una sfida continua all'autorità di Laurent e al suo autocontrollo che si sviluppa sul piano cerebrale. L'intensità delle loro interazioni viene esaltata proprio dalla mancanza di contatto fisico e dal loro continuo antagonismo, a Damen Laurent non piace (anche se sarebbe proprio il suo tipo), ma a conti fatti disprezza di più la corte di Vere, dove niente è come sembra e il minimo gesto può nascondere intrighi mortali, e dove Laurent è un'isola blu circondata da un mare rosso sangue.
Tutta la questione degli di schiavi di piacere è sicuramente importante e parte decisiva della trama, visto che impone ai due protagonisti comportamenti e scelte altrimenti inattuabili, ma è soprattutto l'unico mezzo perché Damen e Laurent mettano a nudo le parti più vulnerabili di loro. E possono scalpitare quanto vogliono ma Damen sceglie consapevolmente di parteggiare per Laurent e quest'ultimo dimostra di dare importanza alle richieste e alle teorie di Damen. Il loro rapporto, quindi, non è il banale padrone/schiavo e oscilla tra odio e attrazione per tutto il romanzo, tanto che la tensione irrisolta diventa ingombrante e confonde le motivazioni dietro le loro reazioni.
Per me, che mi nutro di relazioni morbose e difficili oltre che di odio e amore, Laurent è una fonte continua di angst e mi ha convinta molto più di Damen nonostante non sia né il protagonista né il punto di vista narrante. Forse proprio perché è così complicato e misterioso ha calamitato la mia attenzione, forse perché tra una lastra di ghiaccio e l'altra si intravede la sua vulnerabilità, l'unica certezza è che mi è piaciuto tanto, troppo, mentre di Damen ho apprezzato il suo senso pratico, la razionalità del pianificare, del non compiere sciocchezze e la sua incapacità di perdere la sicurezza di sé che ha sviluppato nel suo ruolo di Principe. Sarà pure in ginocchio metà del tempo, sarà pure il prediletto strapazzato, ma non permette a nessuno di cancellare la sua dignità.
Ultima cosa, perché scrivere questo commento sta diventando una prova di forza e di resistenza, è lo stile. Io non ho idea di come la Pacat scriva ma la traduzione è pulitissima, precisa, bella corposa e con una ricchezza di lessico a cui ultimamente mi ero disabituata. Certe frasi mi hanno fatto sanguinare il naso per la goduria e hanno reso tutto ancora più intenso e coinvolgente, in una felice corrispondenza tra forma e contenuto.
Chiudo dicendo che questa storia merita assolutamente di essere letta perché ha tutto: un mondo pieno di avventura, intrighi politici, personaggi meschini e personaggi doppiogiochisti, sensualità fine ed elegante ed emozioni intense, e ha due personaggi che sembrano usciti direttamente dalle nostre fantasie e che scatenano pensieri impuri anche quando sono coperti dalla testa ai piedi e neanche si parlano.
Insomma, per me è stata una sorpresa graditissima, l'ho divorato, ci ho sbrodolato sopra e ho persino apprezzato il finale che, gioia e gaudio, è aperto e senza cliffhanger e che, quindi, ti lascia la voglia di sapere cosa succede senza causarti crisi isteriche perché è gestibile, è coerente, è una chiusura bella in previsione di un seguito che - mi dicono dalla regia - è pure più bello di questo primo romanzo.
Adesso capisco perché tutti ringraziavano la Triskell, mi aggiungo al coro e dico bravi, all'improvviso vi lovvo anche io. E naturalmente grazie alla mia spacciatrice di disagio, ti sarò per sempre debitrice.