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16 gennaio 2017

Sally Green
Half Wild

Trilogia Half Bad 2
Titolo originale Half Wild

Trama
Rizzoli | pag. 412 | € 15,00
Il mondo sta cambiando. I capi degli Incanti Bianchi mirano a sterminare i Neri. Per contrastarli nasce un’Alleanza in cui Neri, Bianchi e Mezzo Sangue combattono fianco a fianco. Nathan viene invitato a farne parte, ma prima deve ritrovare Annalise che è prigioniera, perché liberarla gli sta più a cuore di tutto il resto. Annalise, il grande amore di Nathan, appartiene a una famiglia di Bianchi che lo odia.
Nathan è convinto di potersi fidare di lei, ma ha ragione di farlo, oppure dovrebbe ascoltare i dubbi dell’amico Gabriel? Conteso tra Annalise e Gabriel, Nathan lo è anche tra la sua natura bianca e quella nera, tra il desiderio di vedere Marcus, suo padre, e il timore. L’Alleanza sarà il pretesto per ritrovare il suo temibile genitore. Scoprire quell’uomo che nella sua vita è sempre stato assente sarà la grande sfida personale di Nathan.


Commento
No allora, cerchiamo di capirci qui.
Ho passato quasi tutto il romanzo a pensare che la storia non mi stava emozionando granché, nel bene o nel male. Poi arrivo alla fine e mi esplode il cervello per la rabbia. Ma dico io, è possibile rifilare una roba così come cliffhanger finale e pensare di non traumatizzare il lettore?
Ho una certa età, santo cielo, pretendo che le incazzature mi vengano rifilate con anche il tempo per farmele passare o - alternativa che preferisco - la morte lenta e dolorosa di chi mi ha fatto salire la pressione al cervello.
Chi ha letto Half Wild conosce già il nome, sa benissimo di cosa sto parlando e starà pensando era prevedibile. Oddio, non so, io certe cose le snaso subito e avevo capito che non poteva certo finire bene, ma questa è una carognata di proporzioni cosmiche. Del tipo che voglio assolutamente il terzo romanzo e pretendo che la Green mi dia la possibilità di godere della disfatta - ma la morte è meglio - di questo soggetto.
E con questo chiudo, non farò spoiler.
Come ho già detto, per tutto il romanzo ho pensato che Half Wild fosse diverso rispetto a Half Bad. Non tanto per lo stile dell'autrice - che è uguale spiccicato - o per i personaggi - che non cambiano - quanto per la sostanza della trama.
Half Bad è stato un romanzo oscuro e mi aspettavo che il seguito riprendesse le fila della storia, con le dovute differenze: Nathan adesso è libero - per quanto possa esserlo - e può agire in base alle sue decisioni, ai suoi desideri, pianificare, cambiare luogo, cambiare alleati, cambiare scopo.
Insomma, pensavo che, avendo così tante possibilità e uno scopo, la storia fosse molto ricca, molto avventurosa, molto emozionante; pensavo di incontrare una sequenza serrata di fughe, combattimenti, plot twist; pensavo ci fossero nuovi personaggi e un'evoluzione dei vecchi.
Per farla breve, mi aspettavo una lettura più coinvolgente, invece - e lo dico con dispiacere - Half Wild non mi ha fatta impazzire. Di sicuro - e su questo non c'è spazio per discussione - lo stile, lo schema, l'idea, i personaggi, sono ancora vincenti, ma l'effetto che questo romanzo ha avuto su di me è stato decisamente smorzato.
Tanto per cominciare la questione centrale presentata nella quarta di copertina - ovvero la presa del potere da parte di alcuni Incanti Bianchi e la conseguente caccia agli Incanti Neri - non è centrale nella storia. Non è l'elemento attorno al quale ruota la narrazione, non è il motivo per cui i personaggi compiono certe azioni, non è la ragione perché Nathan prenda parte a questa sorta di guerra.
Quello spinge Nathan all'azione è Annalise. Capisco che è giovane, innamorato, che non sa come gestire se stesso e i suoi sentimenti, ma con tutti i problemi che ha, lui va proprio a rompere le scatole per salvare Annalise?
Speravo che questa scalata al potere degli Incanti Bianchi fosse più importante, invece rimane nelle retrovie, come spinta per lo sviluppo della trama. Perché, se da un lato questi cattivi ci sono e stanno arrivando, dall'altro lo sappiamo soltanto perché Nathan sta scappando e riesce a salvarsi quasi sempre per il rotto della cuffia. Cosa positiva, quantomeno, è la presenza di Marcus che fino ad ora era solo una leggenda, mentre adesso è un personaggio in carne e ossa, attivo e vero, determinante addirittura nello svolgimento del romanzo.
E poi c'è Nathan, che rimane sempre in bilico tra il bianco e il nero, tra i sentimenti per Annalise e la voglia di dare libero sfogo alla sua natura. Per quasi tutto il romanzo non capisce che non esiste una natura unica nelle persone, o negli Incanti, convinto com'è che o si è buoni o si è cattivi, ma i fatti gli dimostrano ogni volta il contrario. Annalise può essere una brava persona, ma anche lei è in grado di fare del male e di essere malvagia, così come Gabriel, nonostante sia un Incanto Nero, è tutto tranne che apertamente malvagio.
Insomma, questa ostinazione da parte di Nathan un po' di ha delusa, mi aspettavo una versione più matura di lui, più razionale e lucida, invece a volte reagisce in modo più infantile del Nathan del primo romanzo. Infatti la pugnalata finale che si prende - per non dire inchiappettata - è la dimostrazione che la sua visione delle cose è ancora troppo legata al passato, quando ormai dovrebbe vivere la sua vita con ciò che ha qui e ora, con chi gli ha dimostrato ogni volta la sua lealtà, con chi lo accetta per quello che è e non per come vuole essere.
Basta sogni d'infanzia, Nathan, comincia a spaccare culi, please.
D'altra parte il lato oscuro di Nathan soddisfa ampiamente la mia sete di sangue: finalmente il ragazzo dimostra di avere un potenziale, di saper tirare fuori - letteralmente - gli artigli e di fare un bagno di sangue. Per una volta in un fantasy young adult il protagonista non è una mammoletta che piange di fronte al sangue versato, ma lo fa senza pensarci due volte.
Altra cosa che ho apprezzato è la semplicità con la quale viene trattata la relazione - o amicizia, o amicizia in fase di sviluppo - tra Nathan e Gabriel. Non c'è niente di morboso o di esplicitamente sessuale nel modo in cui si dimostrano affetto, è tutto così semplice e normale e basilare che - ovviamente - ti porta a pensare che Annalise sia sempre più inutile.
Non posso dire altro, perché lo spoiler è in agguato e non voglio macchiarmi di questo peccato.
Da poco è uscito l'ultimo romanzo della trilogia e me lo tengo caro caro da parte perché non voglio bruciarmi il finale. Devo ancora superare l'odio cocente per il finale di Half Wild e mi sa che ci metterò un pochino.

3 ottobre 2016

Sally Green
Half Bad

Trilogia Half Bad 1
Titolo originale Half Bad

Trama
Rizzoli | pag. 390 | € 15,00

La magia esiste, ed è spaccata da una guerra millenaria. Appartenere a un fronte definisce il ruolo di ciascuno nel mondo, garantisce compagni e alleanze; ma soprattutto decide chi sono i nemici, che vanno giustiziati senza rimorso. Nathan vive in una zona grigia: figlio di una maga Bianca e dell'Oscuro più terribile mai esistito, cresce nella famiglia materna, evitato da tutti, vessato dalla sorellastra, perseguitato dal Concilio che non si fida di lui e anno dopo anno ne limita la libertà, fino a rinchiuderlo in una gabbia. La stessa guerra che divide il mondo della magia si combatte nel cuore di Nathan, in perenne bilico tra le due facce della sua anima, che davanti alla dolcezza di Annalise vorrebbe essere tutta Bianca, e invece per reagire alle angherie si fa pericolosamente Nera. Ma è difficile restare aggrappato alla tua metà Bianca quando non ti puoi fidare della tua famiglia, della ragazza di cui ti sei innamorato, e forse nemmeno di te stesso.

Ma anche con tutta quella sofferenza, quel dolore e quelle crudeltà mi dico che forse i miei antenati hanno trovato la felicità, anche se per poco. Mi dico che io ne sarei capace, e che per forza anche loro lo erano. Lo spero. Lo spero. Lo spero. Perché se devo morire in una cella, prima voglio qualcosa in cambio. E penso ad Arran e ad Annalise, al Galles e al correre, e ogni respiro, ogni respiro deve essere importante, e prezioso e deve valerne la pena.
Commento
Che ventata d'aria fresca!
In un mondo di fantasy e distopici YA comandati da protagoniste femminili che combattono contro il mondo, Sally Green va contro corrente e costruisce un intero romanzo, un'intera storia su un personaggio maschile. Come non apprezzare questa novità? - non lo è, ma ultimamente i protagonisti maschi sembrano estinti - Come non farsi prendere da una storia dove tutto, ma proprio tutto, ruota attorno al suo protagonista? Ecco, appunto. Sono molto contenta di aver inserito Half Bad nelle mie letture, anche se era rimasto fermo per un mesetto, perché è stato la lettura diversa di cui avevo proprio bisogno in quel momento.
Durante la mia caccia nel database della biblioteca, incappata in questo titolo, ho fatto una piccola ricerca - nel senso di superficiale - giusto per capire se il genere fosse tra quelli che stavo puntando.
All'inizio, lo ammetto, pensavo che Half Bad fosse una specie di fantasy con elfi e non mi sono nemmeno preoccupata di cercare una conferma alla mia convinzione. Poi ho iniziato a leggerlo e mi sono resa conto in fretta che il fantasy a cui Half Bad si avvicina di più è quello di J. K. Rowling.
Alt, non sto dicendo che questo romanzo è che Harry Potter perché non lo è, ma hanno dei punti in comune che - secondo me - li avvicina molto.
Prima di tutto in Half Bad ci sono delle persone, chiamati Incanti, che hanno dei poteri. Sono famiglie, clan, comunità di Incanti Bianchi con una organizzazione sociale precisa, una sorta di società dentro la società nascosta agli occhi degli umani. In questa comunità sparsa per il mondo esistono dei casi rari, dei casi tenuti attentamente sotto controllo, di Incanti Neri. Gli Incanti Neri sono l'esatto opposto dei bianchi: violenti, malvagi, una sorta di discendenza di creature orrende fatte per uccidere ed essere uccise. Tra di loro uno su tutti spicca per la sua oscurità, Marcus, da cui discende direttamente il protagonista Nathan. Questa divisione tra Incanti Bianchi, quelli buoni, e i Neri, quelli cattivi, dal resto del mondo mi ha ricordato il mondo dei maghi e dei babbani con tutte le dovute differenze. L'Inghilterra, Londra, il Galles, è tutto così familiare che ci si mette veramente un attimo a fare un'associazione con la Rowling e - di conseguenza - amare a prescindere la storia.
Da parte mia, è Nathan la perla del romanzo. Non basta che chi ti crea ti ponga al centro di una storia, ci vuole carisma, ci vuole sostanza, ci vuole quel qualcosa che ti spinga al di là della semplice trama e che ti trasformi in un faro in mezzo alla moltitudine dei personaggi.
Nathan è speciale perché è un antieroe. Nato da mamma Incanto Bianco e da papà Incanto Nero - Marcus -, fin dall'infanzia non ha mai conosciuto accettazione, gentilezza, amicizia. Le uniche fonti di vero affetto, le uniche persone che lo amano per lui e non per il suo sangue, sono la nonna, la sorella Deborah e il fratello Arran. Solo loro vedono al di là delle parole, al di là della convinzione di tutti che un Mezzo Codice sia destinato ad diventare Nero.
Per quanto Nathan possieda caratteristiche di entrambi gli Incanti e sia stato cresciuto nel bene, la sua giovane vita viene segnata dall'odio e finisce in una sorta di schiavitù. I carcerieri, gli aguzzini, i mandanti sono i Bianchi, paladini di una giustizia creata a loro immagine e somiglianza. Lo scopo è di trasformarlo in un'arma per uccidere il più pericoloso Incanto Nero del mondo, suo padre Marcus.
Potrebbe sembrare ripetitivo, oppure banale, ma il fatto che tutto questo primo romanzo sia incentrato sull'infanzia di Nathan e sulla sua cattività ma per me è stato tutto il contrario. Le difficoltà, la tristezza, l'isolamento e l'infelicità che hanno accompagnato Nathan per quasi tutta la sua vita sono essenziali e determinanti nella formazione della sua personalità.
Nathan è un personaggio complesso, con tante luci e tante ombre, e gli stimoli esterni che lo bombardano sono la finestra perfetta per scoprire i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue paure.
I personaggi maschili difficili, maltrattati, che hanno un cuore di acciaio e non si fanno piegare sono i miei preferiti. Quelli silenziosi ma mai passivi, quelli che hanno pazienza e meditano la loro rinascita, quelli che sopportano stoicamente e poi si liberano e non c'è verso di tenerli a bada, sono quelli che portano avanti storia, serie e lettore, e che si ricordano. Nathan è uno di questi e, se non fosse per lui, il romanzo non mi sarebbe rimasto impresso com'è invece successo.
Essendo questa una serie ancora in corso di pubblicazione - da noi sono usciti i primi due - mi devo armare di santa pazienza ma non ho alcun dubbio che la seguirò fino alla fine. Nathan è troppo promettente per dimenticarsene.