4 maggio 2015

Lauren Oliver
Chaos

Serie Delirium 2
Trama
Piemme | pag. 317 | € 17,00
Nel mondo di Lena l'amore è bollato come delirium, una terribile malattia che va estirpata da ogni ragazza. Lena non vede l'ora di ricevere la cura, perché ha paura di innamorarsi, ma proprio il giorno dell'esame conosce Alex, un ragazzo bellissimo e ribelle. L'amore tra Lena e Alex cresce ogni giorno di più, fino a che i due innamorati non decidono di scappara nelle Terre Selvagge. Ma purtroppo i piani non vanno come previsto... Lena si ritrova sola, senza Alex, che è rimasto dall'altra parte della rete, e senza la vita che conosceva. Vuole dimenticare quello che è successo, perché ricordare fa troppo male. Adesso è il tempo di farsi nuovi amici ed è il tempo di unirsi alla ribellione: contro chi vuole estirpare la possibilità di amare dal cuore di tutti gli uomini e contro chi le ha portato via Alex...



[...] le persone sono piene di tunnel: spazi bui e tortuosi e caverne; impossibile conoscere tutti i posti dentro di loro. Impossibile anche soltanto immaginarli.
Commento
Come una formichina mi sto avvicinando alla fine di questa trilogia.
Pian pianino, perché la Oliver non si può macinare, ho superato Chaos e ho in attesa Requiem e poi sarà la fine.
Delirium, il primo titolo della trilogia, mi era piaciuto da impazzire - giusto per rimanere in tema - e mi aveva convinta a proseguire non solo la sua serie ma anche a coltivare il distopico, leggendo altre autrici e altre serie.
Non so se è stata colpa delle aspettative troppo alte, derivate dall'entusiasmo del primo, o se semplicemente ho risentito dei commenti troppo appassionati, ma per me Chaos è stata una lettura nettamente inferiore rispetto a Delirium.
Inferiore ma non brutta, non noiosa o carente. Un po' statica, forse, a tratti immobile, con questi prima e dopo alternati che hanno costruito l'anticipazione per qualcosa che avviene solo in parte e solo alla fine.
Il ritmo lento della Oliver non è qualcosa che mi disturba durante la lettura, non mi scoraggia e non influenza in nessun modo il mio giudizio. Mi piace che l'autrice non corra verso il compimento di una scena ma assapori le sfumature dei cambiamenti, dando importanza a elementi che di solito si perdono in un distopico dal ritmo veloce. Mi piace che il suo stile sia personale e che rispecchi la natura dei personaggi, lasciando anche al lettore il tempo di abituarsi a ciò che rende speciale questa trilogia (e lo dico anche sulla fiducia, visto che non l'ho finita).
Quello che mi ha costretta pian piano ad abbassare i punti è stata l'assenza di azione - o di sostanza - che avrebbe movimentato la trama. Non sono una fan sfegatata degli action e non sento la necessità di avventure rocambolesce però in un distopico - di solito - la scena d'azione è quella di svolta, quella che porta al punto di rottura e al cambiamento drastico o drammatico del ritmo. Qui, invece, la Oliver costruisce un crescendo che rimane sospeso e che sfuma in una scena finale troppo scarna rispetto alle aspettative. Naturalmente basta farsene una ragione ma, a saperlo prima, avrei assaporato di più quello che stavo leggendo e - probabilmente - avrei dato un voto molto più alto.
La storia riprende dal punto esatto dove Delirum finisce, dove il lettore rimane impalato e dolorante e le pagine finiscono. Lì comincia Chaos.
L'inizio di questo romanzo è bellissimo: la confusione e il dolore di Lena, la sua paura e la sua fragilità nelle Terre Selvagge rispecchiano lo squilibrio della storia, lo stesso che ha provato il lettore di fronte al cliffhanger finale. Ogni piano e ogni certezza, così come le speranze per il futuro, sono solo fumo e ripartire da zero senza Alex è impensabile. Lena sopravvive per pura forza di volontà e grazie alle cure forzate di Raven, ma la domanda che le gira in testa è sempre quella: perché andare avanti? Perché tollerare una vita di stenti, rischiare la morte per un ideale che, per lei, non ha più senso? Perché non tornare alla vita che conosceva e farsi risucchiare dal vuoto dei curati, tanto senza Alex niente e nessuno potrà farla emergere dal buio del dolore.
Così, insieme a Lena, impariamo a conoscere la vita vera degli Invalidi, di chi non vuole farsi curare e decide di vivere libero. Non è semplice, non è priva di rischi, non c'è la spensieratezza che Alex le aveva fatto provare e non c'è una sorta di sicurezza che le dà uno scopo. Ogni episodio legato al prima, alla sua vita nelle Terre Selvagge, è un colpo in più nella forgiatura della sua corazza. Lena, la nuova Lena, è coriacea, dura, razionale, è una combattente della Resistenza e procede spedita nel suo ruolo. Poche cose la fanno tentennare e quasi tutte sono legate al ricordo di Alex.
Nelle parti del prima non c'è nulla da cercare al di là di ciò che l'autrice scrive; niente crescendo, niente scoppio finale, niente che la separi dall'adesso. Il prima è ciò che è accaduto, senza abbellimenti, senza doppi sensi, senza uno scopo: le Terre Selvagge e il modo in cui ti cambiano.
E' l'adesso, è ciò che Lena sta vivendo a fare la differenza. Il sequestro insieme a Julian, le interminabili scene del rapimento dove pochi elementi sono in scena e le parole occupano tutto lo spazio, i dettagli che emergono dal buio forzato nei tunnel e nei cunicoli sporchi, la rinascita di un sentimento che rimane nel buio fino alla fine e poi ritrova la via per emergere nella nuova Lena.
Ogni cosa si prende il suo tempo ma si radica a fondo. Tutto tranne l'aspetto romantico che, in Chaos, è decisamente meno sviluppato rispetto a Delirium. Il sentimento per Julian c'è ma non si vede, non ha un vero sfogo e subito viene tarpato dal finale - un po' citofonato, c'è poco da fare.
Non che mi lamenti, dell'amore romantico stucchevole non se ne sente la mancanza, anzi questa asetticità esalta anche la più piccola briciola di sentimento.
Senza dubbio a breve concluderò la trilogia e mi farò un'idea più completa, però lo scivolone di Chaos ha sicuramente ridimensionato il mio modo di vedere questa serie.

2 commenti:

Alice ha detto...

Chaos è stato una sofferenza, il pensiero fisso ad Alex. Il mio entusiasmo è rimasto alto per tutti e tre i capitoli della serie, ma ammetto che la Oliver scrive in un modo molto particolare. Con quattro parole asettiche riesce ad aprirti un mondo, ma devi essere disposto ad immaginare. Non ti spiattella tutto davanti agli occhi, pronto e servito.
Bella recensione comunque! :*

Miraphora ha detto...

Per lo stile nulla da dire, anzi. E' molto brava e sicuramente originale rispetto a chi ti descrive tutto fin nei minimi dettagli. Però se tiri per le lunghe e alla fine non dai una botta di vita...non so la storia si perde per strada, sembra senza meta.