29 dicembre 2014

Cassandra Rocca
Mi sposo a New York

Trama
Newton & Compton
pag. 319 | € 9,90
È possibile rinunciare per sempre a un sogno?
Liberty Allen non ha dubbi: la risposta è sì. Dopo aver provato il dolore cocente di continue delusioni, ha deciso di trasformarsi in una donna razionale e controllata, ben lontana dalla ragazzina romantica e affamata d’affetto che era in passato.
Adesso è serena, ha un lavoro soddisfacente ed è in procinto di sposarsi con un uomo perfetto, o almeno è quello che crede. Ha detto addio a tutto ciò che può incrinare la sua determinazione: i legami troppo profondi, le emozioni incontrollabili, il romanticismo. E il cibo, che per tanti anni è stato per lei un surrogato dell’amore. Ma quando Zack Sullivan riappare nella sua vita, ogni certezza inizia a vacillare.
Perché Zack rappresenta tutto ciò che lei vuole evitare: è diventato un pasticciere di successo, è peccaminosamente attraente ed è determinato a riportare alla luce la Liberty di un tempo…
Non sarebbero bastati tutti i dooci del mondo a colmare quel vuoto, e lo aveva sempre saputo. L'unica cosa che avrebbe potuto sostituire il cibo era l'amore, quel senso di appartenenza misto a desiderio che solo due persone realmente e totalmente innamorate potevano ricreare.
Commento
Cara la mia signora Rocca, sei ufficialmente responsabile dei 3 chili in eccesso che ho guadagnato - e piantato sui fianchi - durante la lettura di Mi sposo a New York.
La congiunzione astrale è stata devastante: è Dicembre, mese che io associo all'eccesso di cioccolata, allo scatenarsi in cucina, al non frenarsi e sentirsi liberi di mangiare dolci in ogni forma, colore e dimensione; i romanzi a tema gastronomico - in questo caso pasticceria - mi mettono sempre una fame terribile, di quelle che ti aprono un buco nero insaziabile, non importa quanti dolci ti ficchi in bocca; infine, il binomio romanzo natalizio/romanzo culinario dove il protagonista è chef, pasticcere, panettiere, insomma dove l'uomo cucina mi trasforma sempre in una invasata. Diciamo pure che il livello di ossessione è quasi pornografico: pornografia pasticcera.
Che poi, un uomo che sa cucinare dei dolci, è figo, ti ama, ed è pure un papà amorevole...è una botta dalla quale non ci si riprende facilmente. Infatti, mentre leggevo, mi immaginavo Zack come lo chef della pubblicità dei Ferrero Rocher, fascinoso e di una bellezza non sfacciata, un uomo che ti convince a ingurgitare quantità spropositate di zuccheri e a farlo sorridendo.
Insomma, per colpa della signora Rocca sono sì più paffuta, ma anche più felice.
La storia è esattamente come ci si potrebbe aspettare, in linea con i due romanzi precedenti ma senza la noia del già letto perché l'autrice ha pensato bene di creare personaggi troppo diversi per ripetersi, mantenendo però uno schema vincente per la sua frivolezza.
Il lato romantico c'è ed è da manuale, c'è quel tocco di follia nel carattere ossessivo di Liberty, c'è la coralità che ricollega i personaggi come una grande famiglia e c'è lo spirito invernale di New York, che rende tutto speciale a prescindere.
Il tocco di genio, però, sta in Liberty e Zack. Personaggi diversissimi tra di loro e piuttosto lontani dai miei protagonisti ideali, hanno lasciato un segno più deciso rispetto ai loro compari, come se fossero riusciti a risultare interessanti nonostante le simpatie o le antipatie.
Liberty, per esempio, con tutte le nevrosi che ha, con tutte le sue insicurezze e - soprattutto - rigida com'è non mi sorrideva per nulla. Mi incuriosiva, ma non mi attirava, eppure la Rocca ha saputo donarle un lato dolce e umano con una breve - ma carinissima - incursione nella sua adolescenza, facendomi scoprire una Liberty decisamente più vicina ai miei gusti.
Non è semplice presentare un personaggio in due aspetti così diversi ed è difficile trovare un punto di connessione tra il passato e il presente senza che questo rimanga spezzato in due, diviso e lontano nella mente del lettore. Liberty è sia la ragazzina sovrappeso sia la donna controllata, è desiderosa di amore e tremendamente cinica, e il risultato è un personaggio divertente da leggere e mai esageratamente assurdo.
Zack, invece, va a bilanciare perfettamente Liberty perché è equilibrato e determinato, è un uomo che conosce ciò che vuole e trova un modo per ottenerlo: voleva diventare pasticciere e ce l'ha fatta, si è trovato una figlia tra capo e collo e si è fatto in quattro per crescerla, coltiva con insistenza l'amicizia ritrovata con Liberty fino a che la trasforma in amore, tutto sempre mantenendo il controllo.
La coppia creata dall'autrice è, quindi, stranamente bilanciata: una parte di fragilità da Liberty, una di calma e passione da Zack, una dose di dolcezza dalla bimba e tanta sana amicizia da Clover e Cade, Zoe e Eric e persino dai personaggi di contorno che entrano ed escono come stelline filanti.
La soddisfazione, lo ammetto, non è stata solo di tipo gastronomico.
L'autrice, con questo romanzo, ha superato se stessa e - per me - Mi sposo a New York è il suo miglior romanzo. Non tanto per la scelta della trama - visto che si accosta ai precedenti - quanto per la dimestichezza nella narrazione.
Mi spiego. I primi romanzi erano caratterizzati da una freschezza quasi innocente, una specie di ingenuità letteraria che si sente forte nel romanzo d'esordio e che l'autrice perde man mano che continua a scrivere e matura.
Nel momento in cui un autore solidifica il suo stile diventa padrone non solo di se stesso ma anche delle parole che mette su carta. Il risultato, per la Rocca, è una sicurezza che si sprigiona dalla storia e che permette al lettore di arrivare alla fine del libro senza quasi sentire il bisogno di fermarsi.
Fluida e ben costruita, la storia è ricca sia dell'inconfondibile vena di romanticismo che caratterizza i romanzi della Rocca, sia di ironia e di brio. C'è una grinta in un tutto il romanzo che gli regala una marcia in più, lo fa sprintare veloce e coinvolgente e fa scordare lo stress della giornata.
Io, che amo il Natale ma che risento brutalmente della frenesia dicembrina, ero in uno stato di stress e stanchezza mentali da esaurimento nervoso - maledette aperture festive - e sono riuscita a tirare un sospiro di sollievo solo quando prendevo il treno e aprivo Mi sposo a New York. Il potere di rilassare è il più importante, in un romanzo, e saper di poter contare su un'autrice in momenti critici è un vero sollievo.
Zack sembrò nuovamente sul punto di obiettare, ma poi lasciò correre e le porse una mano. "Fine delle ostilità?". Liberty esitò un solo istante, poi mise la mano in quella di lui. Il calore delle sue dita l'avvolse, la tensione svanì, e la delicata forza della sua stressa le fece desiderare, per un attimo, di lasciarsi circondare dalle sue braccia e baciare da quelle labbra sorridenti.

2 commenti:

Leonie ha detto...

mi trivo perfettamente daccordo con te con questa recisione, l'ho letto di recente anche io e infatti ne ho parlato anche nel mio blog. Molto bello l'epilogo finale in cui vediamo tutti i protagonisti con una sorte di lieto fine dolce

Miraphora ha detto...

^_^ E' vero Leonie, è stato carino ritrovare anche gli altri personaggi!