25 settembre 2014

Cristina Caboni
Il sentiero dei profumi

Trama
Garzanti | pag. 400 | € 14,90
Elena non si fida di nessuno. Ha perso ogni certezza e non crede più nell'amore. Solo quando crea i suoi profumi riesce ad allontanare tutte le insicurezze. Solo avvolta dalle essenze dei fiori, dei legni e delle spezie sa come sconfiggere le sue paure. I profumi sono il suo sentiero verso il cuore delle persone. Parlano dei pensieri più profondi, delle speranze più nascoste: l'iris regala fiducia, la mimosa dona la felicità, la vaniglia protegge, la ginestra aiuta a non darsi per vinti mai. Ed Elena da sempre ha imparato a essere forte. Dal giorno in cui la madre se n'è andata via, abbandonandola quando era solo una ragazzina in cerca di affetto e carezze. Da allora ha potuto contare solo su sé stessa. Da allora ha chiuso le porte delle sue emozioni. Adesso che ha ventisei anni il destino continua a metterla alla prova, ma il suo dono speciale le indica la strada da seguire. Una strada che la porta a Parigi in una delle maggiori botteghe della città, dove le fragranze si preparano ancora secondo l'antica arte dei profumieri. Le sue creazioni in poco tempo conquistano tutti. Elena ha un modo unico di capire ed esaudire i desideri: è in grado di realizzare il profumo giusto per riconquistare un amore perduto, per superare la timidezza, per ritrovare la serenità. Ma non è ancora riuscita a creare l'essenza per fare pace con il suo passato, per avere il coraggio di perdonare. C'è un'unica persona che ha la chiave per entrare nelle pieghe della sua anima e guarire le sue ferite: Cail.
Era confortante quel camminare senza meta, senza orari, senza qualcuno da avvertire, o di cui tenere conto. Si sentì libera, profondamente e totalmente libera. Poteva fare ciò che voleva, poteva fermarsi, guardare il cielo, il fiume o le vetrine finché ne avesse avuto voglia. Nessuno l'avrebbe giudicata, nessuno la conosceva. Era come se all'improvviso qualcuno avesse lasciato il filo del palloncino che era la sua vita. Per la prima volta non le pesava essere sola. Elena si rese conto che l'urgenza di avere qualcuno accanto non era più una necessità, anzi non era nemmeno più un bisogno. Per la prima volta stava bene con sé stessa.
Commento
Note di testa: frutti rossi e lampone.
Note di cuore: violetta, rosa e fiori d'arancio.
Note di fondo: uva passa, iris e fava tonka.
Ecco, ho fatto i compiti e no, non l'ho composto io. E' semplicemente il mio profumo preferito (Insolence di Guerlain). In realtà possiedo diversi profumi che indosso regolarmente e ne ho cambiati molti durante il corso della mia vita profumata. Il primo che ho ricevuto è stato Chanel n.5, dal mio fidanzato, no less. Una volta finito non l'ho mai più voluto indossare e se ora lo annuso mi viene mal di testa. Poi sono passata a Pure Poison di Dior, anche questo abbandonato. Ora uso Insolence e Idylle di Guerlain e quando sono particolarmente felice Flora di Gucci. Provo un terrore puro all'idea di cambiare profumo. Mi godo tutti i flaconcini di prova, ma rimango fedele a Guerlain. Sono rimasta imbambolata davanti al loro negozio sugli Champs-Élysées, in religioso silenzio e nemmeno gli sguardi glaciali delle commesse mi hanno scacciata dal marciapiede.
Può sembrare strano, ma fino ad ora non mi ero mai chiesta come e con cosa viene fatto un profumo, o perché me ne piace uno in particolare. Non mi sono mai spinta a tentare di riconoscere le sue sfumature, come se fosse solo un prodotto da prendere e da usare senza pensieri.
Il sentiero dei profumi mi ha aperto un mondo. Non solo per il processo di ideazione, creazione e produzione, ma anche per l'associazione tra sentimento e odore.
Come si può immaginare, il profumo è il tema dominante, il protagonista e la forza motrice di tutto il romanzo, ma si esprime e agisce attraverso Elena, personaggio centrale della storia. E' un'entità a sé stante, il profumo, che imprime la sua volontà indipendentemente dalle necessità e dai desideri di chi possiede la sensibilità di ascoltarlo. Elena è la sua incarnazione fisica, riesce a rendere reale e tangibile il senso più sfuggevole di tutti, riesce a imbottigliare - letteralmente - la complessità delle emozioni evocate dagli odori e riesce, in un modo quasi inquietante, a interpretare i sentimenti traducendoli in profumo. Elena è il tramite, il traduttore tra le emozioni e i profumi, tra le persone e gli odori e, a volte, sembra quasi essere vittima di una maledizione.
La maledizione delle Rossini, le donne della sua famiglia che hanno dedicato la loro vita ai profumi. E' con un sapore dolce amaro che l'esperienza di profumiera di Elena inizia, prima seguendo una madre chiusa nella sua smania di creazione, ossessivamente fedele ad un uomo crudele che disprezza Elena, e poi - abbandonata dalla madre come un peso morto - con la nonna Lucia, ruvida, severa, intransigente nei suoi insegnamenti. Quando pensa alla sua infanzia e al profumo, Elena non riesce a trovare molti ricordi belli, e rimane spesso vittima dell'infelicità, del rimpianto e della rabbia, sentimenti che cancellano i pochi - ma intensi - ricordi felici e che la allontanano dai profumi e dalla sua vocazione.
Sbaglia strada, Elena. Si convince di poter pianificare il suo futuro, di decidere razionalmente della sua vita e di dedicarsi a cose che non la rispecchiano per niente. Il risveglio è brusco, tremendo, e alle soglie dei trent'anni Elena è costretta con violenza a ricominciare da capo. Trovare se stessa, riscoprire i propri desideri, le proprie qualità migliori e i propri difetti, scovare in fondo all'animo ciò che la rende lei, ciò che la identifica e la rende speciale, ciò che la rende felice. Ed è il profumo che si sprigiona dalle sue lacrime.
Così Elena smette di pianificare e si lascia trasportare sulla scia del caso. E il caso vuole che la sua amica Monique lavori nel campo della profumeria e sia a conoscenza di un posto vacante, che abbia un appartamento libero nel Marais e che abbia la capacità di infondere grinta nelle persone e in Elena.
Ed è con questo spirito libero, con mille fragranze che le sussurrano nella testa, che Elena incontra Cail. La prima cosa che conosce di lui è il suo odore che le infonde una sicurezza fuori dal comune, una sensazione che influenza Elena tanto da farla uscire dal suo guscio e avventurarsi in una relazione che oscilla tra l'amicizia e l'attrazione, in un crescendo emozionante e appassionante. Del resto, con un personaggio come Cail non si può rimanere impassibili o non trovare affascinante questo uomo grande e grosso che coltiva rose con una ferocia da guerriero, che sa essere brutale e delicato, insofferente e attento, che coltiva la sua relazione con Elena come una delle sue creazioni più instabili.
Non mi aspettavo un romanzo così, lo ammetto. Non pensavo di rimanerne così colpita e coinvolta o di capirlo, in un certo senso. Elena, in alcune parti, mi è stata molto vicina, forse perché anche io - come lei - ho dovuto reinventarmi dopo un brutto momento. Fa uno strano effetto capire visceralmente un personaggio, sentire i suoi drammi come tuoi e condividerne il percorso ti rende quasi parte integrante della storia, come una comparsa che entra in scena e rimane lì, inutile ma presente.
Decisivo, per me, è stato lo stile. L'uso del lessico è chirurgico: ci sono tantissimi sinonimi perfettamente disposti all'interno della narrazione e l'impressione che se ne ha è di ricchezza, non di ripetitività o di pesantezza. La cosa più difficile di tutto il libro - descrivere i profumi - diventa magicamente semplice, perfettamente espressa in un tripudio di aggettivi e parole combinati in modo leggero, impalpabile. E' un lavoro di fino che non lascia il segno e non crepa il ritmo della storia, non trasforma qualcosa di così etereo in una caricatura, in un grottesco accumulo di parole. E' grazie allo scorrere veloce e perfetto delle parole che non ho risentito della leggera antipatia verso alcuni atteggiamenti dei personaggi, anzi, mi sono addirittura sentita impaziente di lasciarmi alle spalle il momento per correre verso il resto della storia, ingorda e ubriaca di profumo.
Capisco il successo di questo romanzo, come capisco perché ha saputo incontrare l'approvazione di categorie di lettori così diverse tra loro. C'è di tutto, in questa storia, e di questo tutto niente sovrasta il resto. C'è equilibrio, c'è metodo, c'è passione e tecnica.
Sono talmente soddisfatta da aver deciso, a metà lettura, di regalarlo a mia madre. Sono sicurissima che lo apprezzerà come ho fatto io.

2 commenti:

Silvia Leggiamo ha detto...

Ma allora devi leggere Profumo di Suskind!

Miraphora ha detto...

Prima o poi...è un altro grande buco che devo colmare :D