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13 febbraio 2023

Robert Galbraith
Un cuore nero inchiostro

Serie Cormoran Strike 6
Titolo originale The Ink Black Heart

Trama
Salani | pag. 1184 | € 24,90
L'agenzia di Cormoran Strike e Robin Ellacott - detective privati, soci in affari e autoproclamatisi 'migliori amici' - non è certo a corto di clienti. Così, quando una giovane donna dall'aria stravolta si presenta in ufficio, la segretaria la rispedirebbe volentieri indietro, ma l'intuito di Robin le dice di ascoltarla. Mentre stringe la sua costosissima borsa macchiata di inchiostro, Edie Ledwell si presenta come la coautrice di una serie animata di culto che sta per sbarcare su Netflix e implora Robin di aiutarla a scoprire l'identità di una misteriosa figura che la perseguita online. Robin le consiglia di rivolgersi ad altre agenzie specializzate in reati informatici, ma rimane turbata da quell'incontro. E ancora di più la sconvolgerà leggere dell'assassinio di Edie Ledwell poco tempo dopo. Una nuova indagine sta per avvolgere Strike e Robin in una rete invisibile, pericolosa e oscura, in cui le identità si moltiplicano e si nascondono, la verità è più sfuggente che mai e il successo diventa un gioco crudele col destino. Un altro capitolo irrinunciabile della storia di Robin e Strike.
"Nessuno" disse l'americano, "è a prova di social. [...] chi di odio online ferisce, di odio online perisce, o almeno deve essere preparato all'evenienza."
Commento
Sono sicura che non sia necessario dirlo, ma lo faccio ugualmente perché mi serve per carburare: io adoro la Rowling, il suo stile è per me una sorta di copertina di Linus letteraria, so cosa aspettarmi e so anche che non si limiterà a far uscire un romanzo di qualche centinaio di pagine.
Millecentoottantaquattro pagine, signori. Un cuore nero inchiostro è _letteralmente_ un piccolo mattoncino fatto di pagine che è stato il mio compagno fedele durante l'ultima settimana di Dicembre, mentre ero in ferie e pure ammalata.
Il voto è alto, non altissimo, non il top assoluto, ma è alto ed è anche chiaro segno della mia fedeltà alla serie. Faccio anche una nota che è, ovviamente, del tutto personale: la Rowling, che può aver o non aver espresso giudizi poco gentili riguardo una minoranza, ha subito - ed è innegabile - una gogna mediatica sproporzionata, violenta, invasiva e intrisa di un odio lascia molto da pensare su dove inizi e finisca la libertà di opinione. Bene, detto questo, nel suo totale silenzio mediatico, ha pensato bene di infilare in un romanzo questo tema: la gogna mediatica e l'odio sistematico per le donne, come quella che secondo me è una non tanto velata frecciata verso chi ha vomitato le peggio cose online su di lei. Non è una scelta geniale, nel senso che chiunque avrebbe potuto farlo, ma è geniale la sua manipolazione del tema per renderlo intrigante e adatto ad un giallo.
Un cuore nero inchiostro è il nome di una serie animata dai tratti dark che ha ricevuto un consenso enorme e un fanbase hardcore di fan che idolatrano i due illustratori e tutto quello che ruota attorno alla serie, incluso un gioco non ufficiale che ripropone i personaggi originali. Dopo essere stata acquisita da Netflix, la serie come si può immaginare diventa più mainstream, attirando l'ira dei fan duri e puri e l'attenzione di una categoria di utenti online particolare: gli odiatori di donne. I due illustratori, un uomo e una donna, sono ai poli opposti del fandom: lui amato, lei odiata, lui visto come una vittima della fame di denaro di lei, lei come distruttrice della serie eccetera eccetera. La povera ragazza, dopo anni di cyberbullismo e al limite della disperazione, si rivolge all'agenzia di Strike, chiedendo proprio di Robin che, però, si trova costretta a rifiutare il caso per due motivi: non sono specializzati in indagini online e non hanno un buco libero nell'agenda.
L'agenzia sta andando benissimo, sono tutti pieni di lavoro, Strike è soddisfatto, Robin è single e felice, i due sono sempre più in sintonia e quasi quasi ci scappa il bacetto, soltanto che lei si ritrae a lui vengono i sudori freddi ed ecco che parte il solito gioco del silenzio e del freddo glaciale.
In tutto questo, essendo arrivati al sesto titolo della serie, mi sento di esprimere subito il mio giudizio riguardo a quello che è, per me, l'unico difetto di questo mattone: il lato romantico. Dopo sei romanzi, dopo aver messo da parte ogni possibile ostacolo, o fai mettere insieme Strike e Robin oppure la finisci con questa altalena perché, sinceramente, non porta nulla alla storia e alla lunga su oltre 1000 pagine è inevitabile ripetersi.
Cosa buona è che la trama è talmente contorta e difficile da sbrogliare e - tra l'altro - talmente ben costruita che le pagine si girano alla velocità della luce perché vuoi sapere chi dice cosa, cosa è successo, chi è chi, insomma il mistero è talmente fitto e le difficoltà tecniche talmente lunghe da risolvere che tutta l'attenzione - la loro e la mia - è rimasta concentrata sulla trama.
Dirò un'altra cosa, a costo di sembrare saccente. Io di solito non ho mai indovinato i colpevoli della Row ma a questo giro ho subito identificato la provenienza, cambiando ogni tanto il nome, ma mai il gruppo. Questo ha reso meno appassionante la lettura? No, anche perché il mistero nel mistero c'è ed è inevitabile che gli inserti delle chat abbiano giocato un ruolo importante nello stuzzicare e tenere vivo l'interesse. Muovendosi lungo diverse piste, la storia ne giova parecchio perché ogni volta c'è un refresh, si cambia carte in tavola, i dubbi ripartono da capo, gli indizi si ridistribuiscono, i personaggi assumono nuove sfumature, la lettura ne esce arricchita e l'esperienza è sicuramente appagante.
Detto questo, secondo me il romanzo è molto riuscito dal punto di vista tecnico, un po' meno sul tema originalità - hint a parte sulle persecuzioni online, però nonostante questo io mi sono goduta ogni singola pagina, mi è piaciuto tutto - inclusa la noia dei due che si mettono il broncio - e ho apprezzato il sottile messaggio della Row.
L'attesa al settimo romanzo sarà zen, perché ormai ho una certa età e non sento più il brivido della voracità letteraria, e ciò è bene, molto bene.

5 aprile 2021

Robert Galbraith
Sangue inquieto

Serie Cormoran Strike 5
Titolo originale Troubled Blood

Trama
Salani | pag. 1104 | € 24,90
Il nuovo caso arriva nelle mani di Cormoran Strike in una buia serata d'agosto, davanti al mare della Cornovaglia, mentre è fuori servizio e sta cercando una scusa per telefonare a Robin, la sua socia. In quel momento tutto desidera tranne che parlare con una sconosciuta che gli chiede di indagare sulla scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta per giunta quarant'anni prima. Un cold case più complesso del previsto, con un serial killer tra i piedi e un'indagine della polizia a suo tempo molto controversa, fra predizioni dei tarocchi, testimoni sfuggenti e piste oscuramente intrecciate. Galbraith ritorna con un nuovo, magnetico capitolo della storia di Robin e Strike, una delle coppie di investigatori più amate di sempre.
Sarò su tutti i giornali, vero? E magari qualcuno leggerà e capirà perché l'ho fatto e capirà che è meglio stare attenti a chi si prende in giro.
Commento
Apro con una microscopica opinione personale. Al di là di tutto quello che è successo con la Row, inclusa l'orrenda campagna all'odio, c'è stato un tentativo moralmente discutibile di boicottare il romanzo. Credo sia importante che, in una democrazia, le persone siano prima di tutto capaci - sia in termini di abilità tecnica e culturale, sia come semplice volontà - di comprendere ciò che l'interlocutore sta cercando di comunicare, tenendo anche conto delle notevoli difficoltà comunicative di uno strumento come quello non verbale. Se, dopo un dialogo e uno sforzo, si è ancora convinti che quella persona rappresenti ideologie che non condividiamo, si è liberi di escluderla dalla propria vita ma questo non da a nessuno il diritto di agire in modo violento verso gli altri. Non ho intenzione di dire altro, solo che, alla faccia di chi ha tentato in tutti i modi di boicottare questo romanzo, il patetico tentativo di rovinare la sua uscita spoilerando il colpevole si è ritorto contro perché il romanzo è una bomba e il colpevole spoilerato NON è il vero colpevole.
The end, non dirò altro a riguardo, tutto girerà attorno al libro.
E' passato veramente tanto tempo dal quarto romanzo della serie, quello che avrebbe dovuto darci quella cosa e che invece ci ha lasciati in una pozza di angst e incertezze. La parte 'umana' del quarto libro era troppo complessa perché ci si aspettasse quella cosa, e la parte investigativa è subentrata con forza confondendo le acque e lasciandoci almeno la gustosa indagine.
Il quinto titolo, nato sotto una cattiva stella, aveva due possibilità: andare benissimo o cadere sotto il titolo di mediocre e risentire della polemica, rovinando forse irreparabilmente la serie.
La Row, che secondo me non è così incapace di scrivere come dicono in molti, ha sparato fuori un romanzo che, non solo è secondo me bellissimo, ma ha il notevole pregio di essere lungo. Oltre mille pagine di Cormoran e scusate se per me questo è fonte di grande gioia. Arrivata ad un certo punto giravo le sue pagine sottili e mi sembrava che il romanzo potesse non finire mai e io ero così felice, perché quello che leggevo mi piaceva, la storia mi prendeva, c'era sentore di quella cosa nell'aria e i pianeti si erano allineati.
Bello, bello e ancora bello ma, sopra ogni cosa per chi fatica a seguire i crime, facile da seguire. Invece di un caso in corso, la storia si basa sull'indagine di un cold case risalente alla fine degli anni '70 e che, secondo i clienti di Strike, non aveva avuto una risoluzione soddisfacente. Margot Bamborough, medico, un pomeriggio esce dall'ambulatorio e sparisce nel nulla. Le indagini svolte all'epoca si basavano principalmente sulla possibilità che la donna fosse una delle vittime di Dennis Creed. E' il 1974, a Londra c'è un serial killer che rapisce delle donne, le tortura, le violenta e poi le uccide. Il Macellaio dell'Essex, così soprannominato dalla stampa, riuscì a proseguire le sue attività fino a quando non fu arrestato. Creed, processato e condannato, non confessò mai quanti omicidi avesse commesso e quali donne, tra le molte scomparse, erano sue vittime.
Mentre è in visita dagli zii, Strike viene avvicinato da una donna che gli chiede di poter indagare sulla scomparsa della madre, la Bamborough, avvenuta negli anni '70. Nonostante le premesse non sia delle migliori, Strike si incuriosisce e decide di accettare il caso. 
Per un anno - tanto copre il romanzo - Strike e Robin indagano sul caso alternandolo a quelli più veloci che portano soldi nelle casse dell'agenzia. All'inizio la situazione sembra immobile, gli indizi sembrano pochi e portare tutti verso Creed, ma poi spuntano fuori nomi e fatti che i due cominciano ad approfondire. L'indagine di Strike, perché a questo giro è lui a tenere le redini del caso, è un continuo trovare persone e testimoni, ricontrollare le testimonianze, ricontrollare le date, i luoghi e tirare fuori dal caos dell'indagine le poche cose che hanno senso. Il caso della Bamborough nasce sfortunato: prima di tutto a quei tempi non c'erano telecamere, quindi nessuno sa veramente cosa le sia successo, secondo il detective che si occupava dell'indagine era un uomo malato che aveva cominciato a sovrapporre al caso simboli astrologici e lasciando degli incartamenti inutili, confusi e spesso scorretti. Pur con un secondo detective che riprende il caso, della Bamborough non c'è nessuna traccia.
Strike non è uno che si lascia demoralizzare e Robin, che spesso ha dei colpi di genio che lui non si sognerebbe nemmeno, non mollano il caso e tengono duro anche se le loro vite private si mettono in mezzo in ogni modo possibile. Da un lato Robin lotta con l'ex marito per chiudere un divorzio che diventa ogni giorno più brutto e vendicativo, deve anche fare buon viso a cattivo gioco con la famiglia e spesso sostituire Strike nella gestione dell'agenzia, facendo i conti con i paraocchi dei suoi colleghi che pensano che Robin, in quanto donna, non sia brava o degna di rispetto come Strike.
Poi c'è Cormoran che per la prima volta passa tanto tempo con gli zii, la sorella e i nipoti, ma non per un lieto motivo: la zia sta morendo di cancro e la sua presenza è necessaria e richiesta. I suoi viaggi tra Londra e la Cornovaglia diventano spesso lunghi e difficili, non solo emotivamente ma anche fisicamente, e Strike è sempre più esausto. La stanchezza dei due sfocia in bisticci, in silenzi, in litigi veri e propri, e il loro rapporto si raffredda, diventa imbarazzato, distante e per una volta la colpa è di Strike. Abituato com'è alla solitudine e a fare i conti con relazioni morbose, una volta messo di fronte ai problemi delle persone normali non sa come reagire e il suo disagio si trasforma in rabbia.
Ci sono alcune scene bellissime che erano necessarie, litigi furibondi che sfogano una tensione che è aumentata libro dopo libro e che, ancora una volta, trova una soddisfazione piccola, microscopica, ma sicuramente esplicita e senza margine di equivoco.
Il caso, invece, è un labirinto ed è difficile trovare l'inizio, il centro e la fine, ma il finale con la sua soluzione arriva con molta calma, quando ormai il lettore sospetta di tutti e non sa più cosa pensare, Strike svela il colpevole e io non ci avevo nemmeno pensato. Un finale ottimo, ben raggiunto perché la storia è ben costruita e non si accontenta di dare al caso il finale scontato, ma scava a fondo tirando fuori indizi che si riconoscono solo alla fine.
A me Sangue Inquieto è piaciuto tantissimo, l'ho trovato abbastanza classico ma con il suo guizzo di originalità e soprattutto ho apprezzato la notevole presenza della fetta umana dei due protagonisti che, fino ad ora, si sono concessi centellinando azioni e pensieri (soprattutto Strike). In più ho intravisto una vena femminista che spuntava fuori in questioni di quotidiana amministrazione come ad esempio l'autorità di Robin come socia dell'agenzia, o la libertà della Bamborough di essere medico e donna e non sottomettersi alle regole bigotte della società. Sono stati momenti poco polemici, inseriti in modo corretto nella narrazione che hanno fatto alzare il radar anche a una come me, che rifugge ogni forma di estremismo incluso il femminismo hardcore.
Un'ultima nota, la polemica legata alla Row e al romanzo era sull'abitudine di Creed di vestirsi da donna per adescare le sue vittime: in nessun momento ho sentito che Creed o il modo in cui la scena veniva descritta presupponeva una sorta di 'travestirsi' per motivi diversi da quelli di ingannare e mettere le donne a loro agio. Non c'è nulla di offensivo, secondo me, per i trasgender, non c'è nessun riferimento a identità sessuale o a transizioni, semplicemente Creed è un serial killer che usa i vestiti da donna per riuscire ad avvicinare le sue vittime. 

25 gennaio 2021

J.K. Rowling
L'Ickabog

Titolo originale The Ickabog

Trama
Salani | pag. 320 | € 19,80
Alto come due cavalli, occhi infuocati, artigli affilati come rasoi. L’ ickabog sta arrivando…. un tempo il regno di cornucopia era il più felice del mondo. C’erano moltissimo oro, un re con i baffi più belli che si possano immaginare e macellai, pasticceri e casari le cui prelibatezze facevano piangere la gente di gioia. Era tutto perfetto: a parte le paludi nebbiose del Nord, dove si narra vivesse il terribile ickabog. Ogni persona di buon senso sapeva che l’ickabog era solo una leggenda inventata per spaventare i bambini e convincerli a comportarsi bene. Ma le leggende sono strane e a volte assumono una vita propria. Può una leggenda spodestare un re molto amato? Può una leggenda ridurre in ginocchio una nazione un tempo felice? Può una leggenda coinvolgere due ragazzini coraggiosi in avventure sorprendente e inattesa?
"Ed è vero che il mostro parla la nostra linmgua?" domandò Teo, che nei suoi incubi lo sentiva bisbigliare "Il re...voglio il re...dove sei, piccolo re?" mentre strisciava nelle strade buie diretto a palazzo.
"Certamente" rispose Truffalmacco, con un altro profondo inchino. "Riteniamo che l'Ickabog l'abbia imparata facendo prigionieri. Prima di sbudellare e divorare le sue vittime, crediamo che le costringa a dargli lezioni di grammatica."
Commento
Non entrerò nel merito della polemica pro o contro Rowling, non è questo il luogo adatto, dirò solo che leggerò la Row finché i suoi romanzi mi interesseranno. Di più non elaboro.
Quando uscì a puntate e gratis l'Ickabog durante il lockdown io non mi sono fiondata a leggere. Forse non ero nel mood adatto, forse davo per scontato che sarebbe uscito cartaceo - come poi è successo -, ma in ogni caso non avevo nessuna fretta di leggere questa favola. A me le favole non attirano, ho avuto la mia fase quando ero bambina ma ora che sono adulta non ritengo debbano necessariamente esercitare attrazione su di me, come essere umano e lettrice. Ho fatto questa eccezione perché l'autrice è la Row e per nessun altro motivo, ma proprio perché il genere non mi interessa non ci sono andata leggera con il voto. Ho dato tre per pura gentilezza e perché trovo che l'iniziativa delle illustrazioni sia da lodare, considerando le circostanze; il contenuto però non è assolutamente tale da farmi gridare al miracolo.
Non è che siccome questa favola l'ha scritta la Row è più bella, originale o speciale di altre, ha avuto più risalto perché è lei, ha venduto perché è lei, i bambini ci si sono appassionati perché è lei (e per il Covid) ma cosa rimane se togliamo il suo nome dalla copertina?
Brutale e onesta? L'Ickabog non mi ha fatta impazzire. Più che dire che è carino, che si legge e che le illustrazioni sono adorabili (ma solo perché sai che ci sono dietro un pargoletto o una pargoletta), non ho molto altro da aggiungere. Indubbiamente mi aspettavo di più non solo in termini di contenuto. Tanto per iniziare, visto il prezzo, pensavo fosse un formato illustrato un po' più grande di un libro. Invece è né più né meno un libro con una bella copertina e una rilegatura decente, illustrazioni a colori e carta spessa e patinata, ma rimane pur sempre il libro di una favola. Breve, piccolo, con un prezzo altino.
La storia è ambientata in un paese di fantasia della Francia, dove il cibo e la gastronomia la fanno da padrone. Nomi, situazioni, eventi, tutto ha il gusto grottesco e fantasioso di una favola, inclusi i protagonisti che paiono essere usciti da un libro degli anni '80. Tra vestiti e ambientazioni di gusto vagamente rinascimentale, spunta fuori questo Ickabog.
Non fate l'errore di pensare che l'Ickabog sia protagonista della favola, perché per buona parte di essa viene considerato come inesistente, un parto dell'immaginazione e della fantasia delle persone, una versione più colorita e pittoresca dell'uomo nero.
Quindi abbiamo questi centri abitati fatti di vino, dolci e formaggi, e il loro re che è una macchietta, un damerino vanitoso e ingenuo che si circonda di serpi velenose. I due assistenti del re sono quelli che normalmente vengono considerati i cattivi di una storia e qui non si risparmiano qualsiasi forma di azioni orrende: furto, omicidio, corruzione, c'è talmente tanta bruttura che spesso mi sono chiesta se non fosse troppo per una favola per bambini. Poi abbiamo i personaggi buoni, quelli che subiscono ogni forma di sopruso e cattiveria, e naturalmente tra tutti emergono i bambini prima piccoli e poi più cresciuti, perché questa favola copre un arco temporale lungo, troppo lungo per i miei gusti.
Quando la situazione tocca il fondo, ecco che finalmente spunta fuori questo Ickabog e l'eccitazione di finalmente incontrare questa creatura si gonfia: non basta rivestire le cose di un vestito fantastico, se ci sono solo cose brutte e orrende puoi inventarti tutti i nomi del mondo ma rimangono brutte e orrende e fin troppo realistiche.
Dicevo, l'Ickabog. Non è una creatura particolarmente affascinante, anzi direi che è proprio brutto, un mostro che naturalmente è buono e che è ridotto all'estinzione per colpa dell'uomo. E' questa la morale della favola? Il mio cuore arido non mi permette di andare al di là di quello che ho letto e che non mi ha impressionata granché. L'Ickabog è una creatura brutta ma buona, che grazie all'aiuto dei bambini riesce a ritrovare il suo posto nel mondo e che serve a lanciare dei messaggi di tolleranza e bontà che si perdono nella marea di negatività servita nelle pagine precedenti. La Row ha calcato talmente tanto la mano con i cattivi che, quando arriva il lieto fine o si deve semplicemente entrare in sintonia con l'Ickabog, si è totalmente anestetizzati. Almeno, io ero indifferente a quello che leggevo e mi fa male dire che ho raggiunto la fine di questa favola provando sollievo.
Forse letto così non ha più senso, forse la sua forza stava proprio nel centellinarlo in un momento di disperazione globale, forse sono troppo gnucca e cinica che apprezzare la semplicità delle favole, però così è andata e non si può tornare indietro. Sapendo quello che so adesso lo avrei comprato? No, probabilmente no. Lo avrei letto? Forse sì, preso dalla biblioteca. Mi ha influenzato che in copertina ci fosse il nome della Row? Ovvio, come tutto il mondo del resto. Perché siamo sinceri, se lo avesse scritto il signor Nessuno probabilmente non avrebbe nemmeno visto la luce del sole.
Detto questo torno nei meandri dei libri che piacciono a me e abbandono le lande zuccherose delle favole.

17 aprile 2020

J.K. Rowling
Harry Potter e la Pietra Filosofale

Titolo originale Harry Potter and the Philosopher's Stone
Serie Harry Potter 1

Trama
Salani | pag. 293 | € 13,00

Harry Potter è un predestinato: ha una cicatrice a forma di saetta sulla fronte e provoca strani fenomeni, come quello di farsi ricrescere in una notte i capelli inesorabilemte tagliati dai perfidi zii. Ma solo in occasione del suo undicesimo compleanno gli si rivelano la sua natura e il suo destino, e il mondo misterioso cui di diritto appartiene. Nello scatenato universo fantastico della Rowling, popolato da gufi portalettere, scope volanti, caramelle al gusto di cavolini di Bruxelles, ritratti che scappano, la magia si presenta come la vera vita, e strega anche il lettore allontanandolo dal nostro mondo che gli apparirà monotono e privo di sorprese. Il risveglio dalla lettura lo lascerà pieno di nostalgia, ma ancora illuminato dai riflessi di questo lussureggiante fuoco d'artificio.
Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere.

Commento
Ok, no, questa non è la prima volta che leggo Harry Potter. 
Essendo oggi un evento che capita una volta sola nella vita di un blog, ho deciso di festeggiare il traguardo delle mille recensioni con un romanzo che è più che altro un universo nel quale noi Potterheads ci rifugiamo quando ne abbiamo bisogno.
Mille recensioni e mai nemmeno una su HP per il semplice fatto che, quando ho letto la saga, del blog non c'era nemmeno l'ombra o l'idea, così ho scelto il primo libro per fare da anello tra la lettrice che ero - e che qua non è stata documentata - e quella che sono, perché alla veneranda età di 37 anni non ho nessuna intenzione di far finta che Harry Potter non sia ancora la mia serie preferita.
Quindi gioia! gaudio! festeggiamo! dopo mille recensioni (alcune più riuscite di altre) sono ancora qui a perdere tempo. Ammetto di aver pensato alcune volte di chiudere il blog, perché spesso la soddisfazione  non vale lo sbattimento - considerando quanto sono diminuite le interazioni con il pubblico - eppure non sono mai riuscita a mettere una parola fine, e adesso che sono in quarantena scrivere le recensioni sul blog mi aiuta a darmi un finto senso di purpose, di avere qualche scadenza da rispettare, una sorta di lavoro da eseguire. Pur avendo letto molti romanzi nuovi, ho sentito praticamente da subito il bisogno di rileggere HP. Ho resistito finché ho potuto, finché Alice e Mara hanno iniziato una lettura di gruppo e io mi sono aggregata.
Non c'è bisogno di dire nulla sulla storia, così come non c'è bisogno di fare una vera recensione (infatti il post sarà corto), però ho voluto festeggiare con HP e rileggere la saga perché in questo momento complicato è il mio antidepressivo. Harry Potter è stato con me durante gli anni difficili dell'università - ricordo ancora quando uscì l'ultimo romanzo, stavo studiando per l'ultimo esame di storia contemporanea e nevicava, il corriere me lo ha portato fin sotto la porta superando i cumuli di neve -, è stato con me quando ho avuto una batosta sentimentale di proporzioni epiche, è stato con me sempre, sia in forma di libro che di film, e ho sempre sentito una speciale affinità con questa storia. Il fatto che sia una saga che segue la crescita di Harry, che lo accompagni da quando è un bimbo fino a quando è un giovane uomo, tra alti e bassi, tra amici e nemici, è una specie di percorso che si segue empatizzando con lui: io adoro Harry, lo trovo adorabilmente comune, è un ragazzino speciale che non sa di esserlo e si comporta come qualsiasi altro ragazzino, non c'è l'ombra di grandezza nei suoi pensieri, si limita ad affrontare i problemi come gli capitano una alla volta senza paura. Ecco cosa mi ha insegnato Harry: anche se te la fai addosso, buttati. Spesso nella vita ci si deve buttare, e non c'è altro modo per affrontare le cose, così anche Harry non si lascia schiacciare da cose più grandi di lui, resiste sotto pressioni diverse e costanti - i Dursley sono ancora oggi delle bestie di satana che odio con tutto il cuore - senza perdere mai la capacità di voler bene alle persone, di essere gentile, di non perdere la speranza.
Ci sarebbero mille altre cose da dire su questa saga, non le dirò. Non serve a niente, sono qui oggi a darmi una pacca sulla spalla, mangiando patatine e rileggendo HP per la pura e semplice gioia di farlo, e da quando l'ho ripreso in mano dormo sonni più tranquilli, sento meno la paura e l'ansia di questa pandemia, riesco a distrarmi e a tenere a bada l'ansia che ogni tanto arriva senza preavviso.
Harry Potter per me è questo: è una terapia, ed è anche pura gioia di lettura, e non potevo festeggiare questo momento senza di lui. 
Chiudo qui, non c'è altro da dire a parte grazie a chi mi ha seguita e mi ha letta in tutti questi anni.

13 maggio 2019

J.K. Rowling
Animali fantastici.
I crimini di Grindelwald.

Serie Fantastic Beasts The Original Screenplay 2
Titolo originale Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald

Trama
Salani | pag. 320 | € 18,00

"Animali Fantastici e dove trovarli" si era chiuso con la cattura del potente Mago Oscuro Gellert Grindelwald, con l'aiuto di Newt Scamander. Tenendo fede alle sue minacce, Grindelwald riesce a fuggire; comincia a radunare seguaci, in gran parte ignari del suo vero progetto: portare al potere i maghi purosangue e sottomettere tutti gli esseri non magici. A sventare il folle piano di Grindelwald ci sarà il giovane Albus Silente, pronto a reclutare tra le sue fila l'ex studente Newt e la sua sgangherata squadra d'oltreoceano. I fronti sono ormai schierati; l'amore e la lealtà verranno di nuovo messi alla prova, senza risparmiare amici e familiari, in un mondo magico sempre più diviso. Questo libro è la sceneggiatura integrale di "Animali Fantastici. I Crimini di Grindelwald", il secondo di una serie di cinque film, con l'attore premio Oscar Eddie Redmayne nei panni del Magizoologo Newt Scamander. Ambientata tra New York, Londra e Parigi nel 1927, nello stesso mondo in cui tra qualche decennio avrà inizio la saga di Harry Potter, questa storia di mistero e magia rivela un nuovo, travolgente capitolo del Magico Mondo di J.K. Rowling.
Regret is my constant companion. Do not let it become yours.

Commento
***spoiler***
Non è stata per niente una sorpresa dare un voto così basso. Ma per niente proprio. Quando è uscito il film al cinema ero contenta esattamente come tutti i Potterheads di questo mondo, ma uscita dalla sala il livello di delusione era così alto che ho deciso di non sprecare il mio tempo leggendo lo script. In realtà il mio intento era quello di boicottarlo ma, si sa, ho dimostrato spesso di essere una creatura debole e anche questa volta ho finito per comprare il libro.
Ho lasciato passare del tempo per far scemare il fastidio e una domenica, mentre cucinavo, ho iniziato a finito questo script.
Prima di arrivare alla sostanza, ci sono un paio di cose da dire che trascendono l'opinione personale verso le scelte narrative e i twist poco graditi sparati fuori dalla Rowling.
Innanzitutto l'edizione è bellissima. La copertina, i colori, i disegni, l'impaginazione, è tutto fatto talmente bene che solo averlo nella libreria regala gioia. Non mi è importato nemmeno tanto dover pagare una cifra del genere per una storia che già sapevo essere un colabrodo. Certo, l'estetica non basta a salvare capre e cavoli, ma è già qualcosa. Seconda cosa da dire è che lo script del libro è proprio uguale a quello del film. Duh, direte voi, ovvio che lo sia, ma io non bazzico nel mondo delle sceneggiature e non ho idea di come siano e come varino - se varino - a seconda delle pubblicazioni in formati diversi. Più che altro per me è stato divertente ricordare le scene del film mentre leggevo i dialoghi e avere una seconda conferma di quanto questa storia sia poco interessante.
Terza cosa da dire e principio fondamentale per capire la mia delusione: solo perché è canon non significa che mi vada bene. Sono costretta ad accettarlo esattamente come ho dovuto buttare giù l'amarissima pillola di The Cursed Child, ma per me rimane una cagata pazzesca.
Entro nel dettaglio.
Con questo secondo film/script ho capito che di Scamander mi interessa poco o niente. Sì, nel primo film il suo personaggio è stato carino, sì le creature fantastiche sono belle da vedere, MA è un personaggio che regge una serie? Può essere un protagonista? La risposta è no, evidentemente, perché già in questo seguito la sua presenza diventa man mano meno decisiva, meno incisiva e manca di evoluzione. Rimane il solito Scamander, solo con qualche animaletto in più, solo con la sua cotta per Tina, forse giusto con una piccola e temporanea luce sul suo passato. Basta, zero, stop.
Esattamente come per Newt, i personaggi del primo film sono meno originali se non addirittura persi nei meandri della trama. Vogliamo parlare di Queenie? Già non mi era piaciuta nel primo film, qui proprio non la sopporto, e Jacob è una versione sbiadita di se stesso.
Ora i non pervenuti. Tina, ditemi a cosa serve. A far palpitare il cuore di Newt? Interessante, molto interessante. Leta, va bene, si sentiva la necessità di tirare fuori la ex di Newt perché ora si sposa con suo fratello. Ok, forse c'è tutta la questione della casata e del figlio morto, ma lei a cosa serve?
La magia. Pervenuta pochissimo, con mio sommo dispiacere. I soliti incantesimi, due o tre nuove creature, gli snasi che ormai ce li troveremo pure sulle scatole dei cereali, e un grosso incantesimo finale giusto per fare scena. Perché? PERCHE'?
Infine le occasioni mancate. Inizio con Nagini, infilata giusto giusto per darci uno scorcio della Nagini di Voldemort, ai fini della trama di questa serie - per ora - non serve a niente. La sua presenza senza utilizzo mi ha dato fastidio. Creedence, che nel primo film era la chiave della storia, qua è boh, un ragazzetto che cerca la famiglia. Fine, stop, ciao. Silente. Da dove inizio? Silente fygoh mi sta bene, Silente insegnate random posso accettarlo, Silente che si strugge d'amore era ora, ma un Silente immobile? Non è il nostro Silente, non è il vero Silente. Sorry. Gellert, forse è l'unico che è fedele al suo personaggio ma anche qui viene stereotipato come un nazista e i suoi seguaci come delle SS. Sì, era un esaltato, ma si può per una volta uscire dalle solite rappresentazioni storiche?
Infine il plot twist maledetto da tutti, canonizzato dalla Row e giustificato dalla produzione con un vago tutto verrà spiegato. Chi cazzo è Aurelius Silente?
E con questa boiata colossale chiudo.

25 marzo 2019

Robert Galbraith
Bianco Letale

Serie Cormoran Strike 4
Titolo originale Letal White

Trama
Salani | pag. 784 | € 24,00

Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c'è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott - una volta sua assistente, ora sua socia - seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l'indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt'altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell'ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell'agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti...
It was a glorious thing, to be given hope when all had seemed lost.

Commento
***Spoiler***
Che sofferenza dare questo voto. Ho dovuto dormirci sopra prima di decidermi ed essere obiettiva, perché se avessi lasciato vincere il cuoricino avrei dato mezzo voto in più e porca miseria non se lo merita.
Vogliamo parlare dei due anni e mezzo di pura tortura e di attesa per il nuovo romanzo? Vogliamo parlare di come alla fine di La via del male la Rowling ci avesse lasciati tutti in sospeso con le stelle negli occhi e nel cuore? Parliamone, perché sento il bisogno di sfogare la mia frustrazione e non posso ancora farlo con la mia partner di lettura (Mara spicciati!).
Cara Row, io ti adoro ma con Bianco Letale non ce la faccio proprio a fare finta di niente e urlare al miracolo come tutti. Hai toppato. Ecco l'ho detto, ora dovrò andare in terapia.
Facciamo un'operazione brutale e analizziamo subito e senza indugi quell'elemento che ho accennato qui sopra così posso mettermi l'anima in pace. Tutti, ma proprio tutti, abbiamo uggiolato alla fine di La via del male perché Robin era all'altare e Strike era appena entrato in chiesa. So che pensate che Bianco Letale vi porterà una gioia improvvisa, con una scena epica da soap opera e tanti saluti a quel cretino di Matthew. No! Col cavolo, proprio. Il desiderio che questi due in qualche modo quaglino muore di una morte impietosa già con il - lunghissimo - prologo.
Eliminata in partenza la questione romantica, me ne sono fatta una ragione e mi sono affidata con fiducia alla trama, al giallo, al mistero, insomma a quello che ha reso strepitosa la serie.
Altra mazzata. Altro lutto, altra delusione. La storia ha una matrice politica e io porca miseria odio le storie a sfondo politico. Le odio, mi repellono, mi annoiano. I primi tre romanzi erano veri e propri casi di omicidio con annessa l'indagine di Strike e, quindi, il lettore era fin da subito immerso nella storia e nella ricerca di indizi. Sono queste le caratteristiche vincenti della serie: l'indagine e la ricerca del colpevole, i ragionamenti di Strike alternati alla sua lotta quotidiana contro la povertà e contro le difficoltà della sua condizione. Persino le interazioni di Cormoran con Robin, escludendo per un attimo l'aspetto sentimentale, stimolavano il ragionamento nella testa del lettore, cosicché la lettura diventava un'esperienza febbrile e coinvolgente.
Il caso scelto dalla Rowling, questa volta, è all'inizio tutto tranne che violento. E' curioso, è intrigante, ma non è particolarmente eccitante. La cosa che mi ha innervosita è che all'inizio viene lanciato il sassolino con l'entrata in scena di Billy che farnetica su un bambino ucciso. E' logico pensare che sarà questo il caso centrale della storia al quale Strike dedicherà le indagini e, per un certo verso, è così peccato però che Billy e il bambino morto poco alla volta vengono messi da parte da faccende più incombenti, come il caso di Chiswell.
A questo punto il caso diventa una specie di indagine per scoprire chi c'è dietro il ricatto e perché, con tanto di immersione a pieno regime nel mondo della politica. Se piace il genere non c'è niente di poco gradevole, ma se si è come me questa storia rischia di diventare una prova di pazienza e di resistenza nella speranza di avere un vero caso e una vera indagine. La politica, qui, si incastra con le questioni familiari della upper class londinese (dove convenientemente viene infilata quella vacca di Charlotte che adesso, solo adesso, decide di fare una comparsata e farci incazzare per bene), e con gli intrighi politici ingarbugliando la situazione a tal punto che io ho smesso di tentare di capirci qualcosa. Soprattutto non è chiaro il nesso tra il caso di Billy - preso da Strike per capriccio personale - e il caso Chiswell. Solo alla fine verranno uniti e per me il collegamento sarà debole e molto deludente.
In questo panorama di desolazione la Row ha pensato bene di collocare Robin e Strike su due percorsi diversi. Certo, lavorano allo stesso caso, ma la maggior parte del tempo sono soli e si scambiano i loro progressi e ragionamenti attraverso telefonate brevi e imbarazzate. Si è perso completamente il loro rapporto lavorativo perché Robin è stata travolta dalla valanga di merda della sua vita personale che la Row ha pensato bene di farci conoscere nei più lunghi, prolissi ed inutili dettagli. Matthew è un cazzone, lo sapevamo dal primo romanzo, il loro matrimonio non doveva proprio esserci, lo sapevamo già dal terzo romanzo, Robin ha sbagliato, lo scopriamo nel prologo, quindi per tutte e 784 le pagine dobbiamo tollerare una versione piagnona, lacrimevole e debole di Robin. Ogni scena con Matthew ha scatenato la vipera che è in me, e se all'inizio lo si può capire e tollerare nella speranza di una svelta evoluzione della situazione, di fronte alla recidiva di Robin mi è salito il veleno nel corpo e mi è venuta a noia. Per metà del romanzo Robin è insopportabile, e per l'altra metà è discreta ma comunque lontanissima dal personaggio che è stata. Certo, ci regala un paio di momenti epici però sono immersi in un mare di mediocrità. Il problema non è nemmeno la sua situazione personale, ma è il fatto che sia affiancata ad un caso che è poco appassionante e i due elementi si uniscono e raddoppiano l'effetto.
Strike, in tutto questo, arranca e zoppica (letteralmente e non). E' sempre Strike, intendiamoci, ha sempre la sua logica e il suo metodo, ma applicati a questo contesto perde potenza e risulta un po' goffo e attutito dal marasma dei personaggi. Se non fosse stato per lui, però, la storia non avrebbe avuto nulla di speciale e probabilmente non avrebbe retto per tutte quelle pagine: senza la sua pur ridimensionata indagine non avrei provato il benché minimo interesse per il caso Chiswell persino quando è diventato un caso di omicidio.
Inconsciamente ho riposto le ultime speranze nel finale, perché nei tre romanzi precedenti tutto si spiegava e si risolveva alla fine. Beh, la Row ha riutilizzato lo stesso modello ma lo ha fatto con lo spiegone a caso risolto. In sostanza succede che Strike chiude il caso, si fanno le domande e si danno le risposte a favore dei lettori, che altrimenti non avrebbero capito una mazza del chi è il colpevole e del movente, e poi in chiusura viene infilata l'unica scena d'azione del romanzo. Quando sono arrivata a questa parte mi è salito il sangue al cervello perché mi sono sentita presa in giro: che senso ha avere un romanzo di 700 pagine e vedere spiegato tutto in modo così sterile in poche pagine?
Ultima nota, il titolo rimane una vera e propria incognita fino alla fine.
Per chiudere devo dare alla Row ciò che si merita. E' vero, la trama non mi ha impressionata, non l'ho trovata originale o particolare come le altre, ma lo stile della Row è sempre perfetto. Non c'è altro modo per definirlo, se sono arrivata alla fine di 784 pagine in dieci giorni circa senza dimenticare un indizio che fosse uno e senza sentire la stanchezza di un plot a base politica allora c'è un motivo. La Rowling è brava, sa agganciare l'attenzione del lettore a prescindere da cosa sta raccontando e questo la rende un'autrice pericolosa: non te ne rendi conto, ci speri, e anche se non ti piace riesci a trovare dei pregi oppure dire che, in definitiva, Bianco Letale letto da chi ha un debole per questo tipo di storia può essere un romanzo meraviglioso.
Non per me, purtroppo, ancora una volta inizio la lunga attesa del prossimo romanzo.

23 novembre 2017

J.K. Rowling
Buona vita a tutti

Titolo originale Very Good Lives: The Fringe Benefits of Failure and the Importance of Imagination

Trama
Salani | pag. 80 | € 10,00
Quando J.K. Rowling è stata invitata a tenere il discorso per la cerimonia di laurea di Harvard, ha deciso di parlare di due temi che le stanno molto a cuore: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di fallire, ha detto, è fondamentale per una buona vita, proprio come ogni altro traguardo considerato di successo. Immaginare se stessi al posto degli altri, soprattutto dei meno fortunati, è una capacità unica dell’essere umano e va coltivata a ogni costo.Raccontando la propria esperienza e ponendo domande provocatorie, J.K. Rowling spiega cosa significa per lei vivere una ‘buona vita’. Un piccolo libro pieno di saggezza, umanità e senso dell’umorismo, ricco di ispirazione per chiunque si trovi a un punto di svolta della sua esistenza. Per imparare a osare e ad aprirsi alle opportunità della vita.



Commento
Questa settimana al lavoro è inaspettatamente arrivato Buona vita a tutti e ci ho messo qualche minuto a capire che non era un mio prenotato (perché figuriamoci!) ma che era invece arrivato in ben venti copie per la vendita. Per me questo è stato un momento importante perché vedere la Rowling nel mio negozio fuori dall'ambito di Harry Potter è un miracolo vero e proprio.
Certo, probabilmente per compensare questo unico arrivo gradito sarò costretta a maneggiare gialli di nicchia per i prossimi sei mesi, ma mi basta poterlo mettere in bella vista sul tavolo per sentirmi una vera libraia.
La mia gioia, però, ha avuto brevissima durata. Perché al di là del contenuto non mi aspettavo una tale povertà di contenuti.
Dal punto di vista estetico è un prodotto godurioso: l'edizione è bellissima e ben curata, con una bella copertina accattivante nella sua semplicità, una rilegatura seria e illustrazioni di vario genere, persino con un prezzo abbordabile, ma al di là dell'essenziale e della confezione ben fatta sembra quasi che in casa editrice si siano sforzati il minimo sindacale.
Siccome non è colpa di Salani, perché l'edizione originale è uguale, la mia è una critica a monte per il prodotto così com'è stato pensato. Perché se è vero che magari quelle dieci euro vanno in beneficenza, è anche vero che oltre al discorso vero e proprio, alle illustrazioni - che certe volte sembrano messe per allungare le pagine - e alla classica breve biografia finale sull'autore, non c'è altro.
Su 80 pagine, solo 43 facciate sono di discorso e nemmeno tutte sono a pagina intera. Alcune parti sono solo metà facciata, altre addirittura di meno, al punto che detto cattivo probabilmente ne occuperebbe meno di 30. Ma mi sta bene, è un discorso non un saggio vero e proprio, ed è naturale che sia nato per essere breve, ma l'editore, sapendo questo e avendo allungato le pagine con le illustrazioni e l'impaginazione, avrebbe potuto inserire almeno un'introduzione iniziale, qualcosa che aprisse e preparasse il lettore al discorso vero e proprio.
La sensazione che manchi qualcosa è forte, e nemmeno il discorso vero e proprio riesce a cancellare questa impressione. Naturalmente, se non si considera questo aspetto, il contenuto è meraviglioso.
Senza cadere nel cliché del discorso imponente e complesso, pieno zeppo di parole ricercate e concetti contorti, la Rowling lascia il segno attraverso l'ironia e l'umiltà, ridimensionando dolcemente le aspirazioni massime della società moderna: successo e talento a tutti i costi, la vergogna nel fallimento e il primeggiare come stile di vita.
Attraverso due esempi di vissuto, la Rowling cerca di far passare due concetti estrapolati dalla vita vera, quella che regala ben poche soddisfazioni e nella quale raramente il successo entra nella tua vita.
Il primo esempio, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non è sul suo periodo di povertà che viene solo brevemente accennato; l'autrice parla del concetto di fallimento come uno strumento da sfruttare per imparare a conoscere i propri limiti e per trovare la forza in se stessi, invece di contare sugli altri. Fallire non è una bella cosa, ma può essere utile perché - secondo la Row - ti costringe a concentrarti sul qui e ora, tralasciando ciò che non serve e ciò che non è necessario.
Per me, che appartengo alla fascia di lavoratori a reddito basso, il concetto di fallimento è quasi un amico intimo, e ormai le sue incursioni improvvise nella mia quotidianità non sono più motivo di scoraggiamento. Come dice la Row, fallire non è la fine di tutto, è solo uno stop temporaneo che si può superare, e non è nemmeno necessario puntare al massimo per ottenere il massimo: la felicità non può dipendere dal conto in banca (anche se aiuta) o dal ruolo lavorativo. Le piccole cose, se ben fatte e ben riuscite, sono il successo più importante.
Il secondo esempio è quello dell'immaginazione intesa come capacità di immedesimarsi nelle vite degli altri, immaginare appunto com'è la loro vita, e provare a capire cosa provano e cosa pensano. L'empatia è chiaramente un concetto importante per la Row che non concepisce l'idea del non sentire almeno un minimo di trasporto emotivo nei confronti delle persone, al di là del fatto che stiano soffrendo oppure no. Come a dire che tutto il successo del mondo non serve a niente se non sai apprezzare la vita vera e se perdi contatto con le persone, a meno che non si voglia diventare un robot senza cuore macina denaro.
Io stimo questa donna, ha una mente brillante e stimolante ma riesce ad essere immediata, di facile comprensione, umana, e trasmette con una facilità sconcertante messaggi che hanno un peso notevole proprio perché riguardano l'essere umano medio. Non tutti sanno entrarti nel cervello come lei, e non tutti sanno farti sentire in pace con te stesso dicendoti che essere fallimentari, essere normali non equivale necessariamente ad essere invisibili o mediocri.
Insomma, dobbiamo essere tutti più rilassati, se si raggiunge la cima tanto meglio ma se si cade rovinosamente con tanto di contusioni, tagli e ossa rotte l'importante è non perdere di vista ciò che ci rende speciali, ciò che ci rende felici e ciò che siamo in grado di fare e sopportare.

15 giugno 2017

Robert Galbraith aka J.K. Rowling
La via del male

Serie Cormoran Strike 3
Titolo originale Career of Evil

Trama
Salani | pag. 603 | € 18,60
Un giallo diabolicamente ingegnoso con colpi di scena inaspettati dietro a ogni angolo, è anche la coinvolgente storia di un uomo e di una donna giunti a un crocevia della loro vita personale e professionale.
Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza inorridisce nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. Il suo capo, l’investigatore privato Cormoran Strike, è meno sorpreso ma non per questo meno preoccupato. Ci sono quattro persone nel suo passato che pensa potrebbero essere responsabili – e Strike sa che chiunque di loro sarebbe capace di tale odiosa brutalità.
Con la polizia focalizzata sul sospettato che Strike ritiene sempre più essere innocente, lui e Robin prendono direttamente in mano il caso e si immergono nei mondi oscuri e contorti degli altri tre uomini.
Ma altri fatti orrendi stanno per accadere, il tempo sta per scadere per due di loro.

Commento
Oh, Dio.
Io non so come farò a sopportare l'attesa del quarto romanzo. Proprio non lo so. Mi verrà un coccolone appena verrà annunciato e diventerò una pazza per la voglia di leggerlo. Nel frattempo il mio cuore avvizzirà e si ridurrà finché Cormoran tornerà e mi riempirà d'amoreh.
Con La via del male ho ufficializzato la mia passione. Ho detto a Fidanzato che ho trovato l'amoreh fittizio della  mia vita e lui mi ha guardata come se fossi una pazza scappata dall'ospedale (e non senza ragione). Però, cosa vi devo dire, io sono innamorata.
Come molto raramente mi succede, mentre leggevo La via del male anche la mia amica Mara era entrata nel tunnel. In realtà lo aveva iniziato prima lei e poi io l'ho seguita a ruota come un'invasata. Si dice mal comune mezzo gaudio, ed effettivamente poter sfogare le mie paturnie in tempo reale con qualcuno che mi capiva e che condivideva le mie reazioni è stato un sostegno morale che ho sfruttato appieno, con tanto di telefonate serali per commentare passaggi particolarmente difficili e selfie estremi quando le parole non servivano.
Senza il supporto morale di Mara, per esempio, probabilmente non sarei sopravvissuta al capitolo 40 perché il mio cuoricino si è spezzato con un bel CRAC sonoro e labbro tremolante.
Questo è l'effetto combinato dei tre romanzi, letti con poco distacco l'uno dall'altro. Questo è l'effetto che Cormoran Strike ha avuto su di me ed è questo l'effetto che la Rowling riesce a causare ogni santa volta. Cioè, capiamoci, io adoro soffrire e adoro i romanzi che mi prendono così tanto - cosa che non mi succedeva da troppo tempo - ma amo ancora di più poter vedere la luce alla fine del tunnel e la Row non lascia nessun indizio - nessuno - su quello che ci aspetterà con il quarto romanzo.
Una domanda su tutte, e chi ha letto il romanzo mi capirà: sì COSA, Robin? Non ci dormirò la notte.
Comunque, se vi steste chiedendo perché questo romanzo si è meritato un voto pieno con la lode è perché è tutto dedicato a Strike e al suo passato, e ci viene fornita un'immagine di lui molto più ricca ed intima rispetto al Cormoran dei primi due romanzi. E il fatto che il suo passato sia tornato a fargli visita in modo così violento e improvviso suscita una serie di pensieri e di reazioni che nessuno si aspettava da lui.
Il romanzo si apre - e questo non è uno spoiler - con la consegna di un pacco macabro. Intestata a Robin, che si aspetta una consegna per il matrimonio, la scatola contiene una gamba di donna, amputata esattamente nello stesso punto di quella di Strike, come un regalo indiretto per l'investigatore, un omaggio a lui attraverso la sua segretaria. Robin, che è molte cose ma ancora poco avvezza a ricevere pezzi di cadaveri, rimane molto scossa anche dalla strana reazione di Strike: quasi indifferente, pensoso, con tanto di humor nero, Cormoran capisce subito che la gamba è un messaggio dal suo passato, da parte di qualcuno che lo conosce così bene da sapere che ogni piccolo dettaglio gli farà tornare in mente ricordi non tanto piacevoli.
La notizia della gamba azzera gli introiti dell'agenzia facendo tabula rasa dei loro clienti: costretti a seguire due casi ridicoli, Strike e Robin - com'è scontato che sia - decidono di non lasciare alla polizia il compito di indagare, viaggiando di pari passo con Wardle ma su binari diversi. Per Cormoran i possibili colpevoli sono tre e tutti e tre hanno un conto in sospeso con lui: il primo, quello a cui Strike pensa istintivamente e verso cui prova un odio di vecchia data, è Whittaker patrigno di Strike e l'uomo che secondo lui uccise sua madre; poi ci sono Laing e Brockbank due ex militari sui quali Strike aveva indagato mentre era nel SIB, entrambi violenti, entrambi fuori di testa ed entrambi con motivi sufficienti per odiarlo fino a questo punto.
Mentre la polizia indaga su una pista che Cormoran scarta subito, la situazione diventa ogni volta sempre più pericolosa: Robin è nel mirino del serial killer e Strike cerca in tutti i modi di tenerla al sicuro - nonostante lei insista per essere coinvolta - e procedere con le indagini senza affogare nei debiti. Ad ogni svolta tutti e tre i sospettati non possono essere scartati, e la fatica di Strike nel rintracciarli dopo tutti questi anni, insieme al bagaglio emotivo che si portano dietro, lo svicola da lla linea di indagine razionale che lo ha sempre contraddistinto.
E' un lato emotivo di Cormoran che ancora non si era visto, una versione meno fredda e calcolatrice di un personaggio che ha saputo sostenere una tesi per scoprire i colpevoli per ben due romanzi con un metodo chiaro che coinvolgeva i lettori dall'inizio alla fine. La nebbia nella quale è immerso è una confusione mentale causata da sensi di colpa, rabbia, impotenza per non aver chiuso dei casi che avevano il potenziale per una fine atroce, e anche da una insicurezza emotiva causata dalle sue strane reazioni alla nuova Robin.
Robin che passa quasi tutto il romanzo in una situazione di indecisione, di dolore, di insicurezza, è la versione meno pragmatica della segretaria che ha sempre sostenuto ed aiutato Strike, è una ragazza che rispolvera un passato doloroso esattamente come Strike ed entrambi sono costretti a farci i conti.
Come si potrà immaginare, la trama è molto più ricca e complessa di così e ci sono tantissimi elementi di cui non posso parlare causa rischio spoiler che meriterebbero una profusione di commenti da parte mia. L'unica cosa che posso dire, senza rivelare nulla di importante, è che la serie ha preso una piega decisamente inaspettata (il famoso capitolo 40), una piega che ha aperto una serie di possibilità ancora inesplorate e che la Row ha genialmente sfruttato nelle ultime pagine lasciandoci con un cliffhanger che mi ha traumatizzata. Oltre a questo, forse Strike ha chiuso la porta sul suo passato liberandosi di un bel peso. Ora l'attesa sarà tutta per lui, perché quell'ultima scena è - secondo me - un punto di rottura: o la va, o la spacca.
Se volete sapere tutto, ma proprio tutto, la pagina Wiki del romanzo lo sviscera per bene, però io vi consiglio di leggere i romanzi perché sono qualcosa di fantastico: giallo ma non troppo, oscuro ma non troppo, ironico alla maniera inglese, con due bei personaggi e casi interessanti, scritto bene e senza far sentire il lettore un ritardato perché non capisce cosa sta succedendo, c'è tutto quello che serve ed è tutto meraviglioso.
E ora si aspetta, soffrendo.

27 aprile 2017

Robert Galbraith aka J.K. Rowling
Il baco da seta

Serie Cormoran Strike 2
Titolo originale The Silkworm

Trama
Salani | pag. 555 | € 18,60
Londra. L'eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l'investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c'è molto di più di quanto sua moglie sospetti.
Lo scrittore se n'è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore... Ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, "Il baco da seta" è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott.

Commento
E' ufficiale. Sono innamorata di Cormoran Strike.
Io, che normalmente prendo cotte letterarie per sbarbatelli muscolosi da sospiri sognanti, mi sono presa una tranvata colossale per l'ex militare ricciuto con una gamba e mezzo.
Ora, a parte la scontata cotta per la fisicità del personaggio, sono innamorata del suo cervello e - quindi - per estensione amo all'ennesima potenza il cervello della Rowling.
Se non fosse così totalmente meritevole del mio amore, la situazione potrebbe anche essere imbarazzante, invece no, dichiaro la mia devozione a tutti quelli che mi stanno ad ascoltare, sbrodolo sui libri e li accarezzo neanche fossero vivi e soffro già al pensiero che dopo il terzo romanzo (che, grazie al cielo, devo ancora leggere) mi toccherà aspettare la pubblicazione del quarto.
Ecco come sto messa, sono talmente cotta che ho l'ansia di finire i romanzi e non avere più niente di nuovo di Cormoran.
Prendetemi pure in giro, ma vi aspetterò al varco quando leggerete questa serie.
Ora, se penso alla mia reazione al primo romanzo, quella che ho avuto per Il baco da seta non si allontana più di tanto anche se la storia è leggermente diversa e la caratterizzazione dei personaggi è meno esplicita e più sottile.
Tanto per cominciare, sempre nell'ottica della difficoltà che ho nel comprendere trame di questo tipo, tutta la storia è più contorta, oscura, volutamente difficile da dipanare e da comprendere persino per Cormoran, fino al punto che la risoluzione è tutta concentrata nel suo ragionamento finale e diventa chiara solo quando lui la rende accessibile agli altri. Ogni elemento è ben camuffato, non ci sono sospetti, non c'è nulla che ti permetta di farti un'idea tua, semplicemente ti costringe a tenere a mente ogni cosa e a trovarla rilevante finché non viene scartata dall'identificazione del colpevole.
Eppure, per quanto la trama dell'omicidio sia complessa e strana, anche in questo caso la Row ha saputo non farmi sentire un'imbecille ritardata perché espone i fatti in modo inequivocabilmente chiaro, senza sotterfugi, senza nascondere le cose per aumentare il mistero perché basta e avanza la realtà dei fatti. Indubbiamente si fa più fatica, rispetto al primo romanzo, a seguire i meccanismi del ragionamento di Strike, proprio perché l'omicidio viene risolto attraverso l'analisi delle persone, più che dei fatti, ma questo non lo rende meno appassionante o avventuroso.
Anzi, se proprio vogliamo essere sinceri, ho trovato Il baco da seta più eccitante del primo romanzo, perché ormai i personaggi si erano presentati e potevano concentrarsi sul loro presente.
Così abbiamo una Robin agguerritissima che prende confidenza con Strike, tanto da riprenderlo e gridargli contro un paio di volte, e che si impunta con il fidanzato per continuare un lavoro sottopagato che le piace e la rende felice.
Cormoran, invece, ormai va a ruota libera essendosi tolto il peso dei problemi economici (o almeno, la maggior parte dei debiti), e ora si concentra sul lavoro e sul troncare ogni scintilla di sentimento per quella pazza psicopatica di Charlotte. E' talmente intenso, concentrato, quasi aggressivo nel suo lavoro, da essere una specie di bulldozer che distrugge ogni cosa, che tu ti renda conto o meno. La possibilità di scegliersi i casi lo prende al punto da affezionarsi ai suoi clienti, e il suo coinvolgimento diventa una piccola porticina che si apre su Strike, un passaggio nascosto che il lettore prende per scoprire qualcosa di nuovo su di lui, ed è a senso unico perché una volta preso non si può e non si vuole tornare indietro. L'ingordigia che mi ha presa durante la lettura, la voglia ossessiva di conoscere Strike nelle più piccole cose mi ha preoccupata, non mi fissavo così tanto con un protagonista maschile dai tempi di Jamie Fraser, quindi potete immaginare come sono conciata.
E poi, che dire, la Row gli ha cucito addosso una personalità così meravigliosamente particolare, così completa che, unita al suo stile, rende Strike quasi reale, come se ti aspettassi di vederlo sul serio all'angolo di una strada.
Insomma, lo amo.
La trama, invece, è totalmente strana. Parte come un caso di sparizione, poi diventa omicidio e rimane sempre poco chiaro, un mistero nel mistero nel romanzo, quasi un caso in codice che nessuno oltre all'assassino può interpretare. Persino il livello di violenza è diverso dal primo caso, perché qui siamo a dei livelli di gore da serial killer, qualcosa che fa impressione solo a leggerlo. Eppure non c'è nulla di gratuito o di esagerato, persino quando Strike parla dei dettagli con una freddezza clinica. Non c'è spazio per fare gli schizzinosi, né per fossilizzarsi sull'immagine orrenda del morto, perché è tutto quello che c'è dietro ad avere l'attenzione totale di tutti, compresi i lettori.
La particolarità quasi comica della storia risiede nel fatto che è un romanzo che parla di scrittori e delle loro manie, con tanto di uscite al vetriolo di Strike su come questo mondo sia popolato da esaltati, incapaci, soggetti vanitosi ed egocentrici che si scannano e si maledicono nella scalata verso la pubblicazione. Sotto sotto si capisce che certe scene tragicomiche sono la versione della Row di un mondo in cui lei brilla ma dove in tantissimi arrancano. Fa sorridere. però, perché accosta il comico con il drammatico senza che le due cose stonino, e tutto torna, tutto è ben distribuito e narrato, non c'è nulla - ma proprio nulla - che avrei cambiato di questo romanzo.
Del resto la Rowling è brava e con questa serie lo riconferma su un piano di narrativa per adulti che spazza via ogni dubbio sulla sua capacità di scrittrice. 

27 marzo 2017

Robert Galbraith aka J.K. Rowling
Il Richiamo del Cuculo

Serie Cormoran Strike 1
Titolo originale The Cuckoo's Calling

Trama
Salani | pag. 464 | € 16,90
Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all’ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l’ha schiacciata.
I morti possono parlare solo attraverso coloro che rimangono e attraverso le tracce che lasciano disseminate dietro di sé.

Commento
Era il lontano 2013 e la notizia che la Rowling aveva pubblicato in sordina un romanzo sotto pseudonimo è esplosa nella monotona e banale vita di noi lettori. Dopo l'ultimo romanzo di Harry Potter e Il seggio vacante che, siamo onesti, si poteva definire solo carino, ecco che zia Jo era tornata alla scrittura, ed ecco che io, affamata persino della sua lista della spesa, mi sono buttata questo romanzo senza saperne niente, nulla, zero, nisba, nemmeno la trama, nemmeno il genere. L'aveva scritto Jo e tanto mi bastava.
Poi è arrivato il 2014 e il secondo romanzo, poi il 2015 e il terzo romanzo, e io li ho comprati tutti diligentemente alla loro uscita, e li ho infilati nella libreria ordinati e puliti. E non li ho mai sfilati dal ripiano.
Il motivo per cui non ho mai iniziato la serie di Cormoran Strike è che io non leggo mystery, né crime, né thriller, né investigativi di nessun genere. Ho fatto un'eccezione perché Robert Galbraith è J.K. Rowling, punto.
L'unico obiettivo che mi sono prefissata per il mio 2017 di letture è quello di smaltire il maggior numero di romanzi acquistati e lasciati a prendere polvere, prima di leggere le novità dell'anno.
Certo, so già che alcuni romanzi passeranno davanti a tutto, però ho deciso di aprire l'anno con un titolo che era rimasto da troppo tempo in libreria, uno di quelli che non ho mai nemmeno aperto o sfogliato.
Ecco così che mi sono ritrovata con Il Richiamo del Cuculo tra le mani e tanta buona volontà e pazienza. L'ho iniziato senza aspettative, senza pregiudizi, senza nessun commento che mi girava in testa, e mi sono trovata incollata alle pagine nel giro di pochi capitoli.
Forse avrei dovuto aspettarmelo, eppure durante la lettura non ho mai pensato al fatto che dietro questa storia ci fosse la mamma di Harry Potter, e che la sua capacità di catturare l'attenzione e l'affetto del lettore è tanto efficace quanto è semplice il suo stile.
La storia è semplice, lo stile è semplice, ma il modo in cui si uniscono e l'effetto che fanno insieme sono estremamente accattivanti, gradevolmente piacevoli, alla portata di tutti e soprattutto alla portata di chi, come me, non è in grado di seguire i ragionamenti che stanno dietro ad un romanzo investigativo.
Il Richiamo del Cuculo non ti fa sentire stupida, non ti fa chiedere che cosa ti è sfuggito, non ti rende chiaro solo il fatto scatenante e il risultato, lasciandoti come una perfetta deficiente costretta ad accettare le cose così come sono state scritte. Insomma, quando leggi questo romanzo riesci perfettamente a seguire tutto, ogni intuizione, ogni elemento che si incastra e, quando alla fine, l'autore ti lascia in sospeso per aumentare la suspense ecco che al nome rivelato e alla spiegazione che c'è dietro pensi 'ora tutto ha un senso!'. Fino ad ora non mi era mai successo, ed essere stata in grado di seguire la storia, oltre che essere particolarmente colpita dai personaggi, è stata una sorpresa fantastica.
La vera calamita di tutto il romanzo è, senza ombra di dubbio, Cormoran Strike.
Ex militare, alto, con una corporatura massiccia ormai appesantita, peloso, con i capelli talmente incolti e crespi da avergli guadagnato da ragazzo il soprannome di testa di pube, Strike è completamente, totalmente al verde. Non ha più un soldo, non ha più clienti, e la sua storica e burrascosa storia d'amore con Charlotte è arrivata al capolinea, lasciandolo con uno zaino e l'ufficio come unici beni materiali. 
La bolla di autocommiserazione in cui vive e nella quale si crogiola per un po' gli esplode in faccia quando il fratellastro di Lula Landry, super modella morta suicida, si presenta nel suo ufficio chiedendogli di indagare sul presunto suicidio della sorella, pronto a sborsare una cifra ridicola per convincerlo. In più sembra che il destino gli abbia rifilato l'unica segretaria in tutta Londra a possedere discrezione e iniziativa, e ad avere il segreto desiderio di diventare un'investigatrice.
Il futuro sembra sorridere a Strike che, poco alla volta, si organizza con un lettino da campo, noodles precotti e un caso che è solo apparentemente già risolto.
La personalità di Strike, il suo modo di fare - a tratti estremamente geniale e intuitivo, a tratti goffo e impacciato - e il suo aspetto sfacciatamente virile sono ciò che attira le persone, emana un fascino che agisce su diversi livelli e che lo rende il perfetto investigatore. Non è solo carismatico, è pure bravo, intelligente, ha un'abilità innata e istintiva che non gli permette di mollare il suo lavoro nemmeno quando è chiaramente sull'orlo del lastrico. Per estensione anche il romanzo esercita lo stesso fascino sul lettore, perché la maggior parte dei suoi contenuti sono esposti dal suo punto di vista, e i pochi esterni gravitano comunque attorno a lui.
La trama di per sé, con ogni probabilità, con un protagonista diverso o con una voce narrante differente sarebbe stata banale, noiosa, il solito investigativo che porta al solito finale ad effetto. Ma qui c'è meticolosità, c'è metodo, e c'è il lettore che partecipa alla quasi totalità dei ragionamenti e delle deduzioni di Strike. Ovvio che appena Strike capisce chi è l'assassino noi non lo sappiamo, ma sappiamo che lui l'ha capito, che ci stiamo per arrivare e che ci dirà per filo e per segno come ci è arrivato. La soddisfazione, l'estrema soddisfazione di chiudere un romanzo del genere e non sentirsi una beneamata imbecille e avere persino una cotta per il peloso Strike è stata la miglior apertura di anno possibile, una sorpresa speciale che mi ha dato la carica per mantenere il mio proposito e portarlo avanti con una certa serenità.
In più, BBC girerà a breve tre diversi sceneggiati dedicati a tutti e tre i romanzi e Strike sarà interpretato da Tom Burke. L'hype per questa serie è già ai massimi livelli.