7 gennaio 2019

Maggie Stiefvater
All the Crooked Saints

Trama
Scholastic | pag. 311| € 8,50
Here is a thing everyone wants: A miracle.
Here is a thing everyone fears: What it takes to get one.
Any visitor to Bicho Raro, Colorado is likely to find a landscape of dark saints, forbidden love, scientific dreams, miracle-mad owls, estranged affections, one or two orphans, and a sky full of watchful desert stars. At the heart of this place you will find the Soria family, who all have the ability to perform unusual miracles. And at the heart of this family are three cousins longing to change its future: Beatriz, the girl without feelings, who wants only to be free to examine her thoughts; Daniel, the Saint of Bicho Raro, who performs miracles for everyone but himself; and Joaquin, who spends his nights running a renegade radio station under the name Diablo Diablo. They are all looking for a miracle. But the miracles of Bicho Raro are never quite what you expect.
You can hear a miracle a long way after dark. Miracles are very like radio waves in this way. [...] What a shame that both miracles and radio waves are invisible, because it would be quite a sight: ribbons of marvel and sound stretching out straight and true from all over the world.
Commento

Siamo agli sgoccioli, l'anno sta per finire e la mia pila di romanzi da smaltire è ancora alta come all'inizio dell'anno. In questi mesi ho fatto fatica a ingranare il mio solito ritmo di lettura martellante, ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. Sono riuscita a trovare un equilibrio tra la mia nuova ossessione (k-drama) e la lettura e con l'arrivo di Natale ho toccato la più che discreta quota di un romanzo letto a settimana. Visto che mi sono imposta di scegliere i titoli che ho già fuori da mesi, non ho molta voce in capitolo sul cosa, perché sul comodino sono rimasti praticamente solo i romanzi in inglese facenti parte di serie. E' solo una questione di quale sia il successivo, pescando quasi a caso.
Lunedì scorso mi è capitato All the crooked saints di quella maga delle parole Maggie Stiefvater.
Ho comprato il romanzo direi più di un anno fa, e non mi sono mai decisa ad iniziarlo perché - ad essere onesta - l'ho preso senza leggere la trama, solo perché era della Stiefvater. Indubbiamente è un'edizione bellissima, la copertina è meravigliosa e l'autrice riesce a piacermi tantissimo, ma per questo libro il mio voto è una sufficienza piena e ho già messo il romanzo nella pila dei da vendere.
Mi sento quasi in colpa a voler rivendere un romanzo della Stiefvater, ma onestamente sono arrivata al punto in cui devo fare una scelta e recuperare spazio, perciò molto a malincuore All the crooked saints se ne va.
Il problema principale del romanzo è che, per me, succede veramente troppo poco e la sensazione che non succeda mai nulla rimane fino alla fine del romanzo. La costruzione del ritmo e l'intessitura della trama sono lente, ma questo di per sé non è un male, il problema sorge quando dopo lungo aspettare, dopo capitoli e decine di pagine sembra che la trama non arrivi a nulla e che quello che è il punto di rottura in realtà scorre via quasi invisibile.
La storia però ha tanti punti di forza prima tra tutti la sua originalità. Ambientato negli anni '60, in una zona brulla, desertica e mezza nascosta del Colorado - Bicho Raro - dove si sono stabiliti i Soria, che hann portato con sé dal Messico la loro eredità di famiglia: i miracoli. I Soria hanno l'abilità di attirare a sé i miracoli, cioè rendono visibile ad una persona la sua oscurità (primo miracolo) affinché questa possa liberarsene (secondo miracolo) e vivere in pace con se stessa. A Bicho Raro, neanche a dirlo, c'è una processione continua di pellegrini che arrivano seguiti da stormi di gufi - pare che siano attirati dai miracoli come falene con la luce - per avere il loro miracolo. Da qualche anno, però, questi pellegrini non riescono a compiere il secondo miracolo, così rimangono a vivere a Bicho Raro, isolati dal mondo, isolati dai Soria che hanno il divieto assoluto di interferire con i miracoli, e bloccati in uno stato fisico che non ha niente di normale. C'è chi ha il corpo di uomo e la testa di coyote, chi è ricoperto di muschio come una seconda pelle, chi è costretto a ripete ciò che gli altri dicono, chi è seguito da una nuvola di pioggia personale, insomma in questi miracoli e in questi pellegrini non c'è assolutamente niente di normale.
Ed è questa la prima particolarità del romanzo, che può essere presa come un punto di forza ma anche come un grosso difetto: il fantastico qui è un dato di fatto. Succedono cose assurde e la Stiefvater le narra con una tranquillità totale, come se fossero perfettamente normali. Quando un pellegrino, dopo il primo miracolo, diventa un gigante, nessuno batte ciglio. C'è un'accettazione passiva di questi eventi fantastici che ti fa capire che o lo prendi così come viene, oppure rischi di diventare matta durante la lettura. La mia impressione è che l'autrice abbia lasciato andare la fantasia e abbia scritto quello che le veniva in mente senza porsi dei limiti: non è logico o non è credibile o è campato per aria sono pareri che in questo romanzo non possono essere applicati perché la natura della trama è senza logica, non è credibile, è campata per aria.
Per me è questo che rende il romanzo particolare e meritevole di essere letto. Un romanzo normale che parla di miracoli si sarebbe perso nei meandri delle pippe morali e religiose, qui invece è tutto un susseguirsi di gufi che volano, miracoli di ogni genere, personaggi diversi e strani mischiati insieme. Manca un trama più consistente, non lo nego, ed è per questo che il mio voto è rimasto basso, perché per quanto tutto mi sia piaciuto, dall'argomento, all'ambientazione, allo stile, non è abbastanza per rendere la lettura veramente coinvolgente.
Anche i personaggi seguono la stranezza della storia. Tanto per cominciare non c'è un vero protagonista, ma sono più personaggi che sostengono in gruppo la storia. Abbiamo i tre cugini, Beatriz, Daniel e Joaquin. Beatriz è una ragazza particolare, la sua stranezza risiede nell'essere una creatura di logica e per questo si è convinta di non provare sentimenti. Non è vero, ovviamente, ma questa è lei. Poi c'è Daniel, il santo ufficiale dei Soria, colui che compie i miracoli e che rompe il divieto di aiutare un pellegrino, scatenando così la sua terribile oscurità. Poi c'è Joaquin, il più giovane e quello più affamato di mondo esterno, di giorno è un adolescente con i capelli pieni di brillantina e la sera si trasforma in Diablo Diablo, la voce di una stazione radio clandestina. Questi tre ragazzi sono una sorta di anello di congiunzione tra la vecchia generazione di Soria - chiusi, sospettosi, schivi - e il cambiamento epocale che sta per coinvolgere la famiglia. E' come se con la loro voglia di raggiungere il mondo esterno tramite la radio abbiano trovato un modo per raggiungere anche i pellegrini, rompendo la tradizione e i suoi limiti.
Il rovescio della medaglia nell'avere così tanti personaggi e così poco da dire è che nessuno spicca sul serio, non ci si affeziona a nessuno di loro, e le loro storie sono solo un momento che passa via nell'attesa del finale. Ci sono ottimi personaggi secondari che rispecchiano la fantasia dell'autrice nel tirare fuori l'originalità anche in un gallo da combattimento, tantissimi piccoli momenti di meraviglia lessicale, invenzioni sfrenate e selvagge di trasformazioni quasi oniriche, personificazioni estreme - come il deserto che si innamora di Pete -, e una descrizione pittoresca e vivida degli spazi naturali.
C'è tanto di bello, in questo romanzo, c'è tanto di originale e di speciale, ma c'è anche un grosso buco che fatica ad essere riempito: la trama è debole, poco interessante, sbrigativa e nemmeno lo stile meraviglioso della Stiefvater riesce ad arginare questa sensazione.
Insomma, speravo in qualcosa di migliore, eppure avevo la sensazione che non avrei amato il romanzo, me lo sentivo proprio ed è forse per questo che ci ho messo così tanto a leggerlo. Non è un grande dramma, almeno ho scoperto che c'è qualcuno che ha le palle per mettere su carta delle assurdità totali e saperle trasformare in romanzo.Stima assoluta per Maggie.

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