6 luglio 2017

C. S. Pacat Il principe prigioniero

Serie Captive Prince 1
Titolo originale Captive Prince

Trama
Triskell Edizioni
ebook | € 5,99
Damen è un guerriero e un eroe per il suo popolo, nonché il legittimo erede al trono di Akielos. Ma quando il fratellastro si impadronisce del potere, Damen viene catturato, privato del suo nome e spedito a servire il principe di una nazione nemica come schiavo di piacere. Bellissimo, manipolatore e pericoloso, il suo nuovo padrone, il principe Laurent di Vere, rappresenta tutto il peggio della corte di quel paese.
Ma all’interno di quella letale ragnatela politica niente è come sembra, e quando Damen si trova, suo malgrado, invischiato nelle macchinazioni per il raggiungimento del potere, è costretto a collaborare con Laurent per sopravvivere e salvare la sua casa. Per il giovane condottiero, a quel punto, vige una sola regola: non rivelare mai, in nessun caso, la propria identità, perché l’uomo da cui dipende è anche colui che, più di chiunque altro, ha motivo di odiarlo.


Commento
Quando ero bambina e giocavo con le mie Barbie ho attraversato quella fase in cui volevo farle baciare. Prendevo le due bambole e facevo finta che una di loro fosse Ken (madreh non me lo comprava), poi le tenevo forte per la testa e le facevo baciare con talmente tanta forza che il naso si ammaccava.
Ora, con questa immagine in mente potrete benissimo figurarvi il mio io immaginario come in un fumetto: una mano sulla testa di Damen, una su quella di Laurent mentre li spinge con forza uno contro l'altro perché si bacino. E hai voglia a urlare nella tua testa baciatevi perdio! il mai una gioia ha vinto.
A questo punto è chiaro che non sarò in grado di scrivere un commento razionale e strutturato e che sicuramente mi scapperanno degli spoiler, come ho appena fatto. Però vediamolo come uno scivolone tattico fatto con lo scopo di convincere le scettiche del mondo a leggere questo romanzo.
Partendo dal presupposto che - per carità - ognuno ha una sua sensibilità e preferenze letterarie ben distinte, e che io per prima non legga né gradisca storie m/m o f/f dove il sesso esplicito è il protagonista assoluto, si può evitare di cadere nell'errore di classificare questo romanzo come un m/m trucido che trasuda liquido seminale con contorcimenti di corpi ricoperti di peli. Tranquille, qui di sessuale c'è pochissimo e il poco che c'è non è descritto per filo e per segno. La vostra virginale eterosessualità letteraria è al sicuro. Per ora. Perché tanto lo so io, lo sapete voi, lo sa tutto il mondo creato che appena inizierete a leggere Il Principe Prigioniero vi salirà la pressione e, a romanzo finito, ciondolerete per casa con lo sguardo vitreo. Once again, tranquille, non siete sole. Persino io sono qui che sbrodolo e brillo come una stellina in crisi emotiva.
Detto questo, procediamo.
Io questa signora Pacat non l'ho mai sentita nominare e non è che il romanzo mi interessasse più di tanto (beata ignoranza); poi ho letto tutti gli stati di chi lo aveva letto, tra cui soggetti che venero ciecamente, ma mi sono imposta di fare finta di non metterlo nella lista dei desideri. Se sono qui adesso è perché la mia resistenza fisica e morale è pari a meno duemila, e perché finalmente pure io sono entrata nel giro delle disagiate spacciatrici di disagio.
Appena iniziato, Il Principe Prigioniero mi ha ricordato due serie di romanzi e un personaggio di fan fiction. Primo, i capitoli iniziali del romanzo mi hanno fatto pensare subito alla trilogia della Bella Addormentata di Anne Rice, con il suo sistema di schiavi di piacere, con i collari d'oro e pietre preziose, con il rapporto schiavo e padrone, eppure le due storie per quanto siano simili sono anche diverse: la Rice si è immersa in quel mondo con un abbandono totale, dando più importanza al tutto rispetto all'individualità dei personaggi, mentre la Pacat lo usa come parte integrante della trama, è un elemento che ha uno scopo diverso dal semplice creare scene ad alta tensione sessuale. L'altra serie, anche se qui la somiglianza è un po' tirata, è il world building della Carey. Anche nel mondo della Pacat i richiami a luoghi, nomi, culture e storia reali sono molto forti anche se meno articolati e descritti e,  in un certo senso, pesanti. Il terzo punto che mi ha fatto accendere la lampadina è Laurent che, per me, è una versione meno sfacciata e carnale del Draco Malfoy di Virginia de Winter. Stessa altezzosità, stessa chiusura mentale, stessa capacità di tramare in silenzio, stessa abilità di ordire intrighi senza che nessuno se ne accorga. Questi tre elementi mi avevano convinta già da soli, poi però ho continuato a leggere.
Il Principe Prigioniero è ambientato in un mondo fatto di regni perennemente in guerra, di soldati, re e principi, e la storia ruota attorno a Damianos, erede al trono di Akielos, un giovane di venticinque anni che ha guidato il suo regno in battaglia, un soldato preparato ma circondato da tradimenti e assassini. Dopo la morte del padre Damianos viene rapito dalle sue stanze e ridotto in schiavitù, picchiato, drogato, umiliato e spedito come dono del nuovo re di Akielos, e suo fratellastro, Castor al Principe Laurent, erede al trono di Vere, il regno nemico. Con un nome storpiato, circondato da persone che non l'hanno mai visto, ridotto in schiavitù, Damen capisce subito che se vuole resistere e cercare di fuggire è meglio passare inosservato, evitare di attirare l'attenzione e mantenere i nervi saldi. Ma il suo progetto di fuga si scontra con la figura del Principe, una creatura di vent'anni fredda e impassibile, oggetto di desiderio dell'intero regno e - si dice - completamente frigido. Biondo, con occhi azzurri e pelle lattea, Laurent ha l'aspetto giusto per attrarre Damen ma la sua faccia d'angelo non rispecchia la sua personalità spigolosa, aggressiva, contorta e a tratti cattiva. Vizioso, capriccioso, imprevedibile, il Reggente suo zio lo vede così, e Damen dalla sua posizione di schiavo odia quel ragazzino bellissimo e orribile che lo insulta, lo tratta peggio di un animale ma che si assicura che sia sempre a disposizione dei suoi capricci e delle sue parole velenose. Eppure sembra che Laurent non riesca a separarsi dal suo prediletto, nonostante manifesti il suo disprezzo in ogni modo e non si trattenga con le punizioni, il comportamento indisciplinato di Damen sembra procurargli un piacere morboso: più lui esce dai limiti imposti agli schiavi - parlando quando non deve, muovendosi come non deve, affrontandolo come un suo pari - più Laurent sembra ronzargli attorno. Di sessuale, però, non c'è niente. Le reazioni di Laurent sono apparentemente tutte di testa mentre il suo corpo rimane indifferente alla virilità e all'evidente prestanza fisica di Damen.
Tra i due si stabilisce un gioco di potere dove non sempre il padrone ha il coltello dalla parte del manico, una sfida continua all'autorità di Laurent e al suo autocontrollo che si sviluppa sul piano cerebrale. L'intensità delle loro interazioni viene esaltata proprio dalla mancanza di contatto fisico e dal loro continuo antagonismo, a Damen Laurent non piace (anche se sarebbe proprio il suo tipo), ma a conti fatti disprezza di più la corte di Vere, dove niente è come sembra e il minimo gesto può nascondere intrighi mortali, e dove Laurent è un'isola blu circondata da un mare rosso sangue.
Tutta la questione degli di schiavi di piacere è sicuramente importante e parte decisiva della trama, visto che impone ai due protagonisti comportamenti e scelte altrimenti inattuabili, ma è soprattutto l'unico mezzo perché Damen e Laurent mettano a nudo le parti più vulnerabili di loro. E possono scalpitare quanto vogliono ma Damen sceglie consapevolmente di parteggiare per Laurent e quest'ultimo dimostra di dare importanza alle richieste e alle teorie di Damen. Il loro rapporto, quindi, non è il banale padrone/schiavo e oscilla tra odio e attrazione per tutto il romanzo, tanto che la tensione irrisolta diventa ingombrante e confonde le motivazioni dietro le loro reazioni.
Per me, che mi nutro di relazioni morbose e difficili oltre che di odio e amore, Laurent è una fonte continua di angst e mi ha convinta molto più di Damen nonostante non sia né il protagonista né il punto di vista narrante. Forse proprio perché è così complicato e misterioso ha calamitato la mia attenzione, forse perché tra una lastra di ghiaccio e l'altra si intravede la sua vulnerabilità, l'unica certezza è che mi è piaciuto tanto, troppo, mentre di Damen ho apprezzato il suo senso pratico, la razionalità del pianificare, del non compiere sciocchezze e la sua incapacità di perdere la sicurezza di sé che ha sviluppato nel suo ruolo di Principe. Sarà pure in ginocchio metà del tempo, sarà pure il prediletto strapazzato, ma non permette a nessuno di cancellare la sua dignità.
Ultima cosa, perché scrivere questo commento sta diventando una prova di forza e di resistenza, è lo stile. Io non ho idea di come la Pacat scriva ma la traduzione è pulitissima, precisa, bella corposa e con una ricchezza di lessico a cui ultimamente mi ero disabituata. Certe frasi mi hanno fatto sanguinare il naso per la goduria e hanno reso tutto ancora più intenso e coinvolgente, in una felice corrispondenza tra forma e contenuto.
Chiudo dicendo che questa storia merita assolutamente di essere letta perché ha tutto: un mondo pieno di avventura, intrighi politici, personaggi meschini e personaggi doppiogiochisti, sensualità fine ed elegante ed emozioni intense, e ha due personaggi che sembrano usciti direttamente dalle nostre fantasie e che scatenano pensieri impuri anche quando sono coperti dalla testa ai piedi e neanche si parlano.
Insomma, per me è stata una sorpresa graditissima, l'ho divorato, ci ho sbrodolato sopra e ho persino apprezzato il finale che, gioia e gaudio, è aperto e senza cliffhanger e che, quindi, ti lascia la voglia di sapere cosa succede senza causarti crisi isteriche perché è gestibile, è coerente, è una chiusura bella in previsione di un seguito che - mi dicono dalla regia - è pure più bello di questo primo romanzo.
Adesso capisco perché tutti ringraziavano la Triskell, mi aggiungo al coro e dico bravi, all'improvviso vi lovvo anche io. E naturalmente grazie alla mia spacciatrice di disagio, ti sarò per sempre debitrice.

4 commenti:

Alexandria Mayfield ha detto...

Prima cosa, parliamo di Ken. Non lo hanno MAI comprato anche a me. Ma con me furono più crudeli. Mi regalarono tale Big Jim, sbagliando pupazzo. Era muscoloso, in mutande e arrivava all'ascella di Barbie.
Messa da parte questa parte tragica della mia vita, forse la fonte di tutti i miei disagi, andiamo al sodo. La tua recensione è PERFETTA. Ho detto tanto su questo libro, cercando di spiegarlo anche a chi sente la parola MM e fa la faccia schifata (la vedo anche attraverso lo schermo, fidati!). Tu hai detto tutto quello che c'era da dire. Il disagio adesso conosce anche il tuo nome.

Alice Land ha detto...

Mira, tu sei sempre bravissima, ma questa recensione è davvero il top. E condivido tutto. Non leggo molti MM, proprio per l'idea un po' preconfezionata che si ha di questo genere ("trucido che trasuda liquido seminale con contorcimenti di corpi ricoperti di peli" rende perfettamente l'idea preconfezionata), ma questo libro è molto di più ed è tutte le cose che hai detto. Sai che a Draco non avevo pensato? Però hai super ragione. Sarà che tu le FF le hai lette da poco, quindi le hai fresche nella memoria.
Ora la domanda è: resisterai a leggere il seguito in inglese? XD

Miraphora ha detto...

@Alexandria
Il trauma che unisce, non aver avuto Ken quando eravamo bambine.
Ora vado a leggere la tua, così raddoppio la dose XD

@Alice
Io penso SEMPRE al Draco di Virginia, sempre.
Resisterò, credo, perché alla fine i tipi di Triskell hanno fatto un ottimo lavoro e meritano che l'edizione italiana sia letta.

Aoi Kunieda ha detto...

ho letto e adorato questo libro e la tua recensione è fantastica :) mi ha anche dato l'impressione che ci sarà una rivelazione shock su Laurent e il "caro" zio.