27 aprile 2017

Robert Galbraith aka J.K. Rowling
Il baco da seta

Serie Cormoran Strike 2
Titolo originale The Silkworm

Trama
Salani | pag. 555 | € 18,60
Londra. L'eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l'investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c'è molto di più di quanto sua moglie sospetti.
Lo scrittore se n'è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore... Ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, "Il baco da seta" è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott.

Commento
E' ufficiale. Sono innamorata di Cormoran Strike.
Io, che normalmente prendo cotte letterarie per sbarbatelli muscolosi da sospiri sognanti, mi sono presa una tranvata colossale per l'ex militare ricciuto con una gamba e mezzo.
Ora, a parte la scontata cotta per la fisicità del personaggio, sono innamorata del suo cervello e - quindi - per estensione amo all'ennesima potenza il cervello della Rowling.
Se non fosse così totalmente meritevole del mio amore, la situazione potrebbe anche essere imbarazzante, invece no, dichiaro la mia devozione a tutti quelli che mi stanno ad ascoltare, sbrodolo sui libri e li accarezzo neanche fossero vivi e soffro già al pensiero che dopo il terzo romanzo (che, grazie al cielo, devo ancora leggere) mi toccherà aspettare la pubblicazione del quarto.
Ecco come sto messa, sono talmente cotta che ho l'ansia di finire i romanzi e non avere più niente di nuovo di Cormoran.
Prendetemi pure in giro, ma vi aspetterò al varco quando leggerete questa serie.
Ora, se penso alla mia reazione al primo romanzo, quella che ho avuto per Il baco da seta non si allontana più di tanto anche se la storia è leggermente diversa e la caratterizzazione dei personaggi è meno esplicita e più sottile.
Tanto per cominciare, sempre nell'ottica della difficoltà che ho nel comprendere trame di questo tipo, tutta la storia è più contorta, oscura, volutamente difficile da dipanare e da comprendere persino per Cormoran, fino al punto che la risoluzione è tutta concentrata nel suo ragionamento finale e diventa chiara solo quando lui la rende accessibile agli altri. Ogni elemento è ben camuffato, non ci sono sospetti, non c'è nulla che ti permetta di farti un'idea tua, semplicemente ti costringe a tenere a mente ogni cosa e a trovarla rilevante finché non viene scartata dall'identificazione del colpevole.
Eppure, per quanto la trama dell'omicidio sia complessa e strana, anche in questo caso la Row ha saputo non farmi sentire un'imbecille ritardata perché espone i fatti in modo inequivocabilmente chiaro, senza sotterfugi, senza nascondere le cose per aumentare il mistero perché basta e avanza la realtà dei fatti. Indubbiamente si fa più fatica, rispetto al primo romanzo, a seguire i meccanismi del ragionamento di Strike, proprio perché l'omicidio viene risolto attraverso l'analisi delle persone, più che dei fatti, ma questo non lo rende meno appassionante o avventuroso.
Anzi, se proprio vogliamo essere sinceri, ho trovato Il baco da seta più eccitante del primo romanzo, perché ormai i personaggi si erano presentati e potevano concentrarsi sul loro presente.
Così abbiamo una Robin agguerritissima che prende confidenza con Strike, tanto da riprenderlo e gridargli contro un paio di volte, e che si impunta con il fidanzato per continuare un lavoro sottopagato che le piace e la rende felice.
Cormoran, invece, ormai va a ruota libera essendosi tolto il peso dei problemi economici (o almeno, la maggior parte dei debiti), e ora si concentra sul lavoro e sul troncare ogni scintilla di sentimento per quella pazza psicopatica di Charlotte. E' talmente intenso, concentrato, quasi aggressivo nel suo lavoro, da essere una specie di bulldozer che distrugge ogni cosa, che tu ti renda conto o meno. La possibilità di scegliersi i casi lo prende al punto da affezionarsi ai suoi clienti, e il suo coinvolgimento diventa una piccola porticina che si apre su Strike, un passaggio nascosto che il lettore prende per scoprire qualcosa di nuovo su di lui, ed è a senso unico perché una volta preso non si può e non si vuole tornare indietro. L'ingordigia che mi ha presa durante la lettura, la voglia ossessiva di conoscere Strike nelle più piccole cose mi ha preoccupata, non mi fissavo così tanto con un protagonista maschile dai tempi di Jamie Fraser, quindi potete immaginare come sono conciata.
E poi, che dire, la Row gli ha cucito addosso una personalità così meravigliosamente particolare, così completa che, unita al suo stile, rende Strike quasi reale, come se ti aspettassi di vederlo sul serio all'angolo di una strada.
Insomma, lo amo.
La trama, invece, è totalmente strana. Parte come un caso di sparizione, poi diventa omicidio e rimane sempre poco chiaro, un mistero nel mistero nel romanzo, quasi un caso in codice che nessuno oltre all'assassino può interpretare. Persino il livello di violenza è diverso dal primo caso, perché qui siamo a dei livelli di gore da serial killer, qualcosa che fa impressione solo a leggerlo. Eppure non c'è nulla di gratuito o di esagerato, persino quando Strike parla dei dettagli con una freddezza clinica. Non c'è spazio per fare gli schizzinosi, né per fossilizzarsi sull'immagine orrenda del morto, perché è tutto quello che c'è dietro ad avere l'attenzione totale di tutti, compresi i lettori.
La particolarità quasi comica della storia risiede nel fatto che è un romanzo che parla di scrittori e delle loro manie, con tanto di uscite al vetriolo di Strike su come questo mondo sia popolato da esaltati, incapaci, soggetti vanitosi ed egocentrici che si scannano e si maledicono nella scalata verso la pubblicazione. Sotto sotto si capisce che certe scene tragicomiche sono la versione della Row di un mondo in cui lei brilla ma dove in tantissimi arrancano. Fa sorridere. però, perché accosta il comico con il drammatico senza che le due cose stonino, e tutto torna, tutto è ben distribuito e narrato, non c'è nulla - ma proprio nulla - che avrei cambiato di questo romanzo.
Del resto la Rowling è brava e con questa serie lo riconferma su un piano di narrativa per adulti che spazza via ogni dubbio sulla sua capacità di scrittrice. 

2 commenti:

Silvia Leggiamo ha detto...

Aspettami pure al varco. Il prossimo giallo che leggerò sarà il primo della serie!

Miraphora ha detto...

@Silvia
Poi dimmi cosa ne pensi, anche se ho l'impressione che tu sia abituata a livello di 'giallo' più intensi di questo...