15 ottobre 2015

Laura Kinsale
La figlia del matematico

Titolo originale Flowers from the Storm

Trama
Mondadori
pag. 622 | € 10,50
Inghilterra, XIX secolo. Archimedea Timms, detta Maddy, è una giovane riservata che dedica le sue giornate alle opere pie e ad aiutare il padre, insigne studioso di matematica. Christian Langland, duca di Jervaulx, è un dongiovanni e scavezzacollo, geniale scienziato amico del vecchio Timms. Può nascere l'amore tra due persone così diverse? Nessuno potrebbe immaginarlo. Eppure quando viene a sapere che Christian è morto in duello, Maddy è colta da un dolore lancinante, inaspettato. Si trasferisce in campagna presso un cugino che dirige un manicomio per occuparsi dei pazienti e trova tra i ricoverati proprio il duca di Jervaulx, fatto rinchiudere dalla famiglia. Ora tocca a Maddy, l'unica che sembra credere nella sua sanità, aiutarlo a dimostrare di non essere un pazzo. E scoprire con un brivido un modo nuovo, più pieno, di essere donna.
Nascose il volto tra le mani. Tutt'intorno ricominciavano i fuochi d'artificio, botti e spari e grida allegre in lontananza. Una goccia fredda cadde dalla falda del suo cappello sul collo ma lui rimase seduto senza muoversi. Stava pregando, un preghiera breve ed essenziale. Aiutami. Non ce la posso più fare da solo. Amen.
Commento
Oh, povera me. Come faccio a scrivere un commento per questo romanzo? Come posso riassumere in pochi paragrafi la quantità assurda di emozioni che questa storia è in grado di farti provare? Come faccio a ridurre in poche parole l'eleganza, la complessità, la profondità, la perfezione di questo romanzo? Non posso, ecco come. Non si può, perché certi romanzi ti tolgono ogni capacità di parola, di verbalizzare i sentimenti, di dare una logica a qualcosa che è puramente sensoriale.
Ho avuto nel cassetto La figlia del matematico per otto mesi e, in tutta onestà, la sua mole e la sua fama mi frenavano dal prenderlo in mano. Colpa del solito effetto del romanzo osannato, quello preso e messo sul piedistallo dalla maggioranza delle lettrici di romance. Questo mi frena sempre, mi crea aspettative mai rispettate e mi delude ogni santa volta. 
Ma con questo romanzo è stato diverso, perché è diverso. E' un romance che si distingue persino dai suoi simili talmente è speciale, è un romance che cambia completamente la concezione di romanzo d'amore, cambia gli standard, cambia le aspettative, cambia tutto.
Per una volta mi metto nel nutrito gruppo di lettrici che idolatra questo romanzo, per una volta mi trovo d'accordo con chi lo definisce meraviglioso, fantastico; e io aggiungo che questo è il romance storico perfetto.
Non sto esagerando e, chi lo ha letto, sicuramente mi capirà. Quando si leggono tanti romance si tende a diventare insensibile, perché le storie - bene o male - si assomigliano tutte. Ma questa è talmente fuori dallo schema che definisce un genere a sé stante, una categoria di romance di altissimo livello.
Tanto per iniziare è la quantità di pagine - 622 - a dare una dimensione diversa al romanzo. Un numero così alto, impensabile nei romance, si tramuta in una libertà di narrazione che lascia spazio ad ogni sfumatura, ad ogni singolo momento che l'autrice ritiene determinanti ai fini della storia. C'è tutto il tempo del mondo per raccontare la storia, non c'è fretta, non c'è un limite, libertà totale e, quindi, la storia prende un ritmo più lento e diventa più corposa, più dettagliata, ricca di scene e di pensieri che aumentano a dismisura la profondità della storia.
In 622 pagine i protagonisti hanno tutto lo spazio di cui hanno bisogno per diventare reali agli occhi del lettore. Hanno ogni possibilità, sfruttano ogni pagina per essere il più credibili e umani possibile e ci riescono, diventano talmente veri che da soli potrebbero sostenere l'intero peso del romanzo. Ma poi, ovviamente, interviene lo schema del romance, che a modo suo racconta la loro storia d'amore.
A modo suo nel senso che La figlia del matematico è tutto tranne che un romance scontato: c'è il protagonista maschile, quello femminile, c'è l'ostacolo, c'è l'evoluzione della relazione, lo scontro e il lieto fine. Ma niente è banale, niente è già letto.
Christian, Duca di Jervaulx, è un libertino fatto e finito, per niente interessato al matrimonio ma totalmente devoto alla matematica. Se ne frega delle sue amanti, non si cura se rimangono incinte, non si interessa dei loro mariti, ciò che gli importa sono i suoi calcoli e basta. Jervaulx è un personaggio disprezzabile, un nobile di alto rango che non intende cambiare e trova inaccettabile scendere a compromessi. Ma, nonostante tutto, Christian è un genio nel suo campo. E' talmente brillante da lavorare con diversi studiosi, tra i quali il quacchero Timms. E' proprio la figlia del signor Timms la protagonista femminile, Archimedea. Maddy, o Tatamaddy come verrà chiamata sia dal padre che da Christian, è una giovane profondamente convinta del suo stile di vita, devota alla sua fede e al padre. Quando incontra Jervaulx, Maddy rimane molto infastidita dal suo stile di vita e dall'arroganza che pervade l'uomo. Questa sua reazione non la influenzerà, però, perché nel profondo Maddy è una persona buona.
Quando Jervaulx ha l'incidente e si ritrova nel manicomio, Maddy sente che questa è la sua missione, aiutare Jervaulx a ritrovare una sorta di dignità, a ritornare in parte com'era.
La parte più drammatica del romanzo è proprio questa: Christian e la sua malattia, la sua lotta contro l'handicap, contro le persone che lo credono pazzo, contro i suoi aguzzini, contro se stesso e le difficoltà che incontra per ogni cosa, proprio lui che era al centro del mondo, indipendente e geniale.
La Kinsale riporta in modo estremamente curato gli effetti della malattia e trasforma completamente quella fase del romance nel quale i due personaggi si conoscono e si innamorano: qui Christian diventa la parte debole della coppia, dipende umanamente da Maddy mentre è lei a portare sulle spalle il peso delle decisioni, della cura, della consapevolezza della malattia e della sanità di Christian. Ho perso il conto delle volte che mi sono trovata con le lacrime agli occhi durante questa parte, delle volte in cui a leggere di Christian che pensa Tatamaddy mi saliva il groppone in gola. E', probabilmente, la parte più bella e drammatica del romanzo, quella che lo rende totalmente diverso e totalmente speciale.
La seconda parte, quella che possiamo definire della libertà, è meno drammatica e più vicina allo schema romance: qui Christian riprende in parte la sua autonomia, migliora solo perché ha Maddy vicino e la storia d'amore prende una piega più classica. Nonostante tutto, però, la lotta passa da Christian a Maddy che, a modo suo, deve scendere a patti con la realtà: il suo amore per Christian e la sua fede.
L'ostacolo che ci si trova di fronte è di tipo spirituale, anche se i così detti cattivi ci sono e causano un bel po' di ansia, ed è ben gestito dall'autrice. Maddy rimane salda sulla sua fede ma riesce a trovare un compromesso che l'avvicina a Christian e al suo stile di vita. Accetta una parte, mantenendo di sé ciò che la rende quacchera.
Insomma, è impossibile entrare nel dettaglio perché 622 pagine sono ricche e intense, ma l'idea generale è di un romance complesso, profondo e drammatico, uno di quei romanzi dai quali non ti vuoi separare per niente al mondo anche se lo rileggerai forse tra qualche anno.
Per una volta la massa aveva ragione e sono veramente contenta di non aver escluso a priori questo romanzo, avrei perso una lettura meravigliosa.

2 commenti:

Alice ha detto...

Vieni nella massa, Mira... Vieeeeniiiiii!!! XD
Ok, detta la mia scemata quotidiana, confermo tutto quello che dici. L'originalità e la profondità insolite di questo romanzo, lo rendono unico.

Miraphora ha detto...

Una massa di donnine con le lacrime agli occhi e le pupille a forma di cuoricino. Ci vengo subito :D