1 giugno 2015

Virginia De Winter
Black Friars. L'ordine della Penna

Serie Black Friars 2
Trama
Fazi | pag. 485 | € 17,50
Altieres, l’antica dinastia regnante nel Vecchio Continente, si è estinta dopo la violenta morte di tutti i suoi eredi e a portare il nome dell’antica casata sono rimasti solo i vampiri Blackmore, creature immortali a cui regnare non è permesso. Ma qualcosa ora è cambiato: Sophia Blackmore, unica erede della dinastia, creduta morta da anni, è stata ritrovata, e la Vecchia Capitale non sarà più la stessa. Gli oscuri segreti degli Altieres stanno tornando a calare ombre sulla città e spettri senza volto si aggirano per le strade terrorizzando cittadini e studenti. Mentre Sophia sta invece imparando a conoscere la sua nuova vita e cosa significhi essere una Blackmore, Eloise Weiss, coraggiosa eroina protagonista dei due romanzi precendenti, deve affrontare forze che nemmeno i suoi poteri possono governare. I morti non possono infatti riposare in pace, disturbati nel loro eterno sonno da forze oscure e implacabili, forse collegate al ritorno dell’erede di Altieres e alle sconvolgenti verità che i vampiri Black-more nascondono da secoli e ora sono sfuggite al loro controllo.
Sophia serrò gli occhi e socchiuse piano le labbra, stava baciando la pioggia sulla bocca di lui e aveva un sapore che non sarebbe mai riuscita a dimenticare.
Commento
***Spoiler***
*Questo amore e' una camera a gas
e' un palazzo che brucia in citta'
questo amore e' una lama sottile
e' una scena al rallentatore
questo amore e' una bomba all'hotel
questo amore e' una finta sul ring
e' una fiamma che esplode nel cielo
questo amore e' un gelato al veleno*
Mi riuscite ad immaginare mentre canto a squarciagola Fotoromanza con il libro in mano? Vedete il luccichio nei miei occhi? Vedete i cuoricini che sprizzano dai miei pori? Sono io appena finito L'ordine della Penna. Letto a tempo di record in tre giorni con la bava alla bocca, lo aprivo ad ogni secondo libero disponibile compresi i momenti di attesa: sulle scale mobili, nella pausa pranzo, mentre cuoceva la pasta, mentre mangiavo la pasta, mentre mettevo lo smalto, mentre mi spogliavo per entrare in doccia, durante la pubblicità, durante il film. Praticamente non ho fatto altro mentre vivevo. A parte dormire, respirare e lavorare, ho letto L'ordine della Penna.
Questa serie migliora ad ogni titolo, non so come farò quando avrò finito i libri disponibili e non ci sarà più niente da leggere. Mi verrà una crisi esistenziale.
Per scrivere un commento che non fosse caos puro ho buttato giù una mini scaletta, anche per essere sicura di toccare i punti che più mi sono rimasti impressi durante la lettura.
Il primo che mi è uscito d'istinto è stato il nome della protagonista, Sophia.
Rispetto ai due romanzi precedenti, dove Eloise era il centro dell'universo - nostro e di Axel - e dove il suo stesso personaggio ruotava attorno al concetto di coppia inteso come anime gemelle, in Sophia spicca fortissima la sua identità. Eloise era poetica, struggente, una protagonista che ci faceva vacillare nel suo stesso stato emotivo e che rimaneva confusa (non in senso negativo) esattamente come le sue capacità, ancora da scoprire.
Sophia invece è energica, schietta, brillante: spicca su tutto ed emerge con i contorni ben definiti dalle ombre densissime di questa serie. Ne L'ordine della Penna la sua identità, e le conseguenze che ne derivano, giocano un ruolo decisivo nell'evoluzione del suo carattere e dei suoi sentimenti. Obbligata a fare i conti con un futuro che non aveva messo in conto, Sophia oscilla tra scoppi di emozioni fortissime - odio e amore - e momenti di pace emotiva. Ad ogni eccesso, ad ogni alto e basso corrisponde una nuova amicizia e una nuova scoperta sugli altri e su di sé; scopre il potere dell'amore del suo popolo e per contro l'odio che i suoi detrattori le scagliano addosso.
Sophia mi è piaciuta tantissimo, così come ho adorato la storia d'amore tra Sophia e Gabriel. A.D.O.R.A.T.O. Se con Axel avevo raggiunto lo sbrodolamento emotivo, con Gabriel ho toccato quel livello di sanguinamento felice che solo i cattivelli sanno regalarti. Cattivo ma non troppo, aggressivo, sinceramente convinto di dover battere Sophia nel gioco del potere, Gabriel è l'heartthrob per eccellenza, quello che ti ferisce ma che riesce a segnarti il cuore oltre che l'anima. Ah...che sublime sofferenza, quanta perfezione. Io AMO queste storie, amo con tutto il cuore le relazioni difficili, lacrime, sangue, dolore e un lieto fine dolcissimo che ti spedisce dritta nel reame del sogno. A.D.O.R.O.
Nonostante Sophia e Gabriel occupino gran parte dell'attenzione, altri personaggi trovano spazio e aggiungono un altro strato alla loro personalità in continua evoluzione: su tutti Bryce, che prosegue con il ruolo di dandy ipocondriaco, fissato con la scelta della bara e una singolare quanto affascinante passione per il giardinaggio. Oltre ai suoi momenti da fratello minore con Axel, Bryce sfoggia una maturità come tutore di Sophia che sorprende tutti tranne me. E' sempre così con i personaggi che si dipingono come frivoli, sotto nascondono una profondità che è la salvezza di chi gli sta intorno.
A coronare questo idillio si aggiune una cosa che, per me, è fondamentale: finalmente sono riuscita a seguire la trama e a capirla. Lo so, sembra una sciocchezza e detta così passo per un'imbecille, ma negli altri due romanzi ciò che l'autrice voleva far emergere della storia era decisamente meno immediato. La natura dei vari Ordini, la natura stessa di personaggi come Eloise, Sophia, Ashton, tutto diventa all'improvviso semplice, e la storia fila liscia senza buchi neri. Anche il Presidio, i Blackmore e il loro ruolo nel controllo delle creature, tutto assume contorni definiti e i personaggi che agiscono nella trama hanno un compito che si capisce, senza momenti in cui ti chiedi cosa, chi, come e perché.
Il ritmo della narrazione è piuttosto vario, un momento scorre veloce e quello dopo si sofferma su scene che hanno bisogno di un briciolo di attenzione in più per essere assaporate, ma in linea di massima tutta la lettura scorre che è un piacere e in men che non si dica il libro è finito.
Come romanzo è sicuramente più equilibrato rispetto ai due precedenti ma, forse, nonostante l'ordine e la bellezza della storia e dei personaggi manca di quella pesantezza che dava un tono più personale, più sentito. L'autrice nei due titoli iniziali della serie è chiaramente più coinvolta e si sente, mentre qui sembra meno travolta dalla forza della storia. Ma è solo un'impressione personale perché io, Axel a parte, ho preferito questo romanzo al primo e lo metto quasi pari al prequel.
Insomma, cara Virginia De Winter, sto cercando di fare proseliti spacciando i tuoi romanzi come merce rara di contrabbando: io ti procuro nuovi lettori e tu scrivi, per cortesia. Scrivi.


2 commenti:

Alice ha detto...

Non ho altro da aggiungere alla tua parola: A.D.O.R.O. *_*

Miraphora ha detto...

X°D Perché mi si forma il fumetto di noi due con cuoricini al posto degli occhi che urliamo ADORO? X°°°°D