13 aprile 2015

Amy Harmon
Sei il mio sole anche di notte

Titolo originale Making Faces

Trama
Newton & Compton
pag. 351 | € 9,90
Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio.
Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere.
E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere…
Ma la vita a volte prende pieghe inattese. Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé?


Nell'ultimo anno mi sono sentito come uno di quei fiocchi di neve che facevamo a scuola. Quelli che ricavavi piegando un foglio in un certo modo e poi tagliando e riatgliando fino a fare a brandelli la carta. E' questo che sembro, un fiocco di neve di carta. E ogni buco ha un nome. E nessuno, né tu né io, potrà mai riempire quelli lasciati da qualcun altro. Possiamo solo aiutarci a non cadere in quei buchi rischiando di non venirne mai fuori.

Commento
Tutte le persone che si lamentano tanto che gli editori pubblicano troppo New Adult dovrebbero leggere questo romanzo. In realtà dovrebbero proprio leggere Amy Harmon e farsi un'idea di come un genere non sia per niente prevedibile, a dispetto di quello che si può pensare.
Perché nella definizione di genere, il New Adult racchiude tutta una serie di tematiche che non necessariamente vengono tinte di rosa. La scoperta dell'identità, l'inizio di una nuova vita, le responsabilità dell'età adulta e i suoi problemi non sempre vanno di pari passo con la scoperta della sessualità, dell'amore e dei drammoni ad esso collegati. E' vero che la maggior parte delle autrici NA gioca questa carta, ma è anche vero che ce ne sono alcune che, al contrario, puntano su molte altre tematiche e lasciano in secondo piano l'amore.
Amy Harmon è una di queste autrici. Che bisogno c'è di dare sfogo ad una sensualità sopra le righe quando la vita stessa offre mille spunti per dare un risvolto vero, profondo e toccante, alle storie inventate di personaggi inventati?
La storia di Making Faces - mi rifiuto di usare il lungo titolo italiano - è quanto di più toccante e tenero si possa leggere negli ultimi mesi. E' un romanzo che, in tutta la sua semplicità, riesce a segnare il cuore del lettore e smuove quei sentimenti che spesso rimangono schiacciati dalla prepotenza del lato romantico del genere New Adult. La storia d'amore - se proprio ci tenete a saperlo - c'è, ma la cosa più bella, quella che si ricorda a romanzo chiuso, è la profondità dei sentimenti dei personaggi e non il lato fisico dell'amore.
La Harmon sa bene, del resto, che costruire un personaggio nella sua intimità vale più di mille coppie ben assortite. E' per questo che Ambrose e Fern sono speciali, perché hanno un'identità al di fuori della storia d'amore, perché parlano al lettore e perché i loro pensieri creano l'anima del romanzo.
Senza calcare la mano, la Harmon tratteggia l'ultimo anno di liceo di un gruppo di ragazzi che vivono in un piccolo paese. I gruppi di quelli belli, il gruppo di quelli normali, i campioni sportivi, le reginette, tutti hanno qualcosa di speciale. Il bel Ambrose Young è campione di lotta libera, è bello, è promettente ed è gentile. Gentile con gli adulti, con i compagni, con gli amici, Ambrose è un cuore buono dotato di un corpo perfetto, è un ragazzo che teme la pressione ma non le sfide, è un ragazzo che vuole trovare la sua strada ma ha paura di staccarsi dalla sua vita. Ambrose è un misto di tenerezza infantile e passione giovanile, è troppo bello dentro per limitarsi al suo aspetto ed è per questo che lui - più di tutti - riesce a cancellare completamente i pregiudizi: bellezza esteriore è anche bellezza dell'anima?
Al contrario di Ambrose, Fern è anonima - a tratti bruttina - insicura, isolata, felice di condurre la sua vita così come ha sempre fatto. Prendersi cura del cugino Bailey, scrivere, leggere, amare i genitori e gli amici e amare in modo totale e incondizionato Ambrose Young. Fern è troppo matura per sciogliersi in sciocchi pensieri d'amore, è troppo radicata alla realtà per sognare ad occhi aperti, ma non è abbastanza cinica per riuscire a cancellare un sentimento che la completa. Per Fern amare Ambrose è parte del suo carattere e parte di ciò che vuole essere.
La loro relazione è bella non tanto perché segue il classico schema del bello che si innamora della bruttina, o della bruttina che si trasforma in cigno e il bello in mostro, l'amore di Ambrose e Fern è quello dell'anima, più che del corpo, è quell'amore che ti fa crescere e che segue gli alti e bassi della vita.
In tutto questo, spicca brillante e fantastico il personaggio di Bailey. Mi perdonerete se, più che perdere tempo sulla coppia, mi soffermo su un secondario ma Bailey è troppo speciale per relegarlo ad una semplice citazione. Nella sua condizione di malato cronico, con una vita limitata, possibilità limitate, certezza di morte precoce e poche speranze di vivere quello che un giovane dovrebbe poter vivere, Bailey sprizza entusiasmo, vitalità e forza. E' un punto fermo, sia per Fern che per Ambrose, regge sulle sue spalle minute i momenti più toccanti e drammatici del romanzo e lascia un'impronta definita del suo passaggio che si trasforma in un sorriso lacrimoso.

I fatti terribili succedono a tutti. Solo che siamo sempre così presi dalla nostra merda personale che non ci rendiamo conto che nella merda ci stanno anche tutti gli altri.

Bisogna per forza di cose soffermarsi anche sull'arruolamento, sulla guerra e sulla morte. Con una semplicità straziante la Harmon racconta la storia di cinque ragazzi che credevano di fare qualcosa di giusto, qualcosa di utile e sono rimasti segnati dalla loro scelta. La morte improvvisa, il senso di colpa, il senso di fallimento che traspirano dal nuovo Ambrose, quello con il volto sfigurato, sono fin troppo reali e non hanno bisogno di niente se non di essere raccontati nella loro semplicità. Il dolore, l'impotenza e i passaggi nell'elaborazione del lutto fanno male al cuore e commuovono come solo questi temi sanno fare.
Lasciamo da parte per un momento, anzi dimentichiamoci proprio dell'amore romantico, delle relazioni difficili, della carnalità e della passione. Soffermiamoci, come la Harmon ha fatto, sull'amore puro, quello per l'essere umano, per la sua anima e per la sua esistenza e non per un corpo, una faccia o un ruolo. Solo così Ambrose, Fern e Bailey riusciranno a toccarvi e solo così riuscirete ad andare oltre gli stereotipi di un genere letterario.
Making Faces mi ha fatto piangere talmente tante volte che ad un certo punto ho smesso di trattenermi e ho permesso all'autrice di farmi male, di farmi sorridere e di farmi innamorare della storia e non di un solo personaggio. Detto da una cinica acida come me può sembrare assurdo, ma questo romanzo è magicamente toccante.

2 commenti:

Alice ha detto...

Wow! Ultimamente letture stellate! E poi ho visto che ora sei alle prese con Chaos... Vai così!

Miraphora ha detto...

Ho giocato sporco eh...ho letto solo romanzi che sapevo mi sarebbero piaciuti :D