5 gennaio 2015

Karen Thompson Walker
L'età dei miracoli

Titolo originale The Age of Miracles

Trama
Mondadori
pag. 272 | € 10,00
“Il 6 ottobre, gli esperti comunicarono ufficialmente la notizia. Dissero che c’era stato un certo cambiamento, un rallentamento. Da quel momento lo abbiamo chiamato proprio così: il rallentamento.” Julia ha dodici anni quando la terra inizia a rallentare la sua rotazione, prima di sei minuti, poi dodici, poi ventiquattro, fino a quando il giorno si allunga oltre le cinquanta ore, la gravità si indebolisce, gli uccelli smettono di volare, gli astronauti si allontanano dalla terra, compare una nuova malattia chiamata “sindrome da rallentamento”... La terra inizia a cambiare e Julia con lei. E mentre il mondo impaurito si divide tra coloro che continuano a seguire le ventiquattro ore e quelli che si regolano con la luce del sole, Julia cerca di trovare il proprio posto nonostante tutto: nonostante la migliore amica che decide di non vederla più, nonostante le crepe nel matrimonio dei suoi genitori e le paranoie del nonno stravagante, e poi ancora la solitudine, l’adolescenza con tutti i suoi turbamenti, quell’ “età dei miracoli” piena di paura ed eccitazione, e un ragazzo di cui innamorarsi davvero... Intanto il rallentamento, inesorabile, continua.
Non c'erano filmati da mostrare in televisione, né palazzi in fiamme o ponti crollati, né pezzi di metallo ritorto né terra bruciata, nessuna casa che crollava dalle fondamenta. Nessuno era rimasto ferito. Nessuno era morto. Era stata, al principio, una catastrofe invisibile.
Commento
Nell'ormai sempre più nutrita schiera di romanzi distopici può capitare che uno vada perso, che rimanga nascosto all'ombra delle grandi saghe, delle grandi serie, quelle che finiscono nei cinema e di cui tutti parlano. Per questo quando si parla di distopico si pensa sempre ad una protagonista giovane che combatte contro una dittatura per salvare il mondo e se un romanzo non trova una corrispondenza in questo aspetto diventa automaticamente noioso, poco appassionante, poco coinvolgente.
Questo è, per me, un grosso errore. Non c'è una regola che stabilisce chi e come deve essere la voce narrante, non c'è un modello che tutti devono usare - con il rischio di diventare copie.
Il distopico, come la maggior parte dei generi fantastici, ha un ampissimo terreno sul quale lavorare, offre tantissime scelte e tantissime possibilità. Mi ha stupita, quindi, leggere un romanzo come L'età dei miracoli, che in sé racchiude più potenza di tanti altri titoli osannati, e scoprire che è praticamente sconosciuto.
Ma, a pensarci a libro chiuso, si capisce perché. Non ci sono eroine combattive che diventano da perfette sconosciute a paladine degli oppressi, eroine di una nuova società. Non c'è un dittatore o una dittatura, non c'è un evidente cattivo contro il quale scatenare l'indignazione dei buoni. Non ci sono guerre, lotte, combattimenti, morti epiche o epici amori.
L'età dei miracoli è silenzioso, è pacato, è una versione decisamente più realistica di un mondo post apocalittico, una possibilità futura più che una fantasia selvaggia.
Al contrario di quello che ci si può aspettare, in questo romanzo è protagonista la normalità. Quando il mondo come lo hai sempre conosciuto si trasforma in un incubo, una trappola senza via di fuga per l'intero genere umano, come reagiscono le persone comuni? Cosa succede in un quartiere residenziale dove la vita continua nonostante i cambiamenti drammatici?
È il punto di vista che di solito rimane in ombra quello che in questo romanzo diventa la lente  attraverso la quale anche noi viviamo il rallentamento.
Julia ha undici anni, è una bambina che si sta affacciando all'adolescenza con tutti i suoi problemi. Le amicizie che vanno e vengono, la solitudine quando si è in mezzo ai compagni, i bulli, le prime cotte sono tutto ciò che Julia vive ogni giorno. A lei importa poco delle notizie in TV, dei discorsi dei grandi che coglie solo e sempre a metà, e dell'aria che tira fuori dalla bolla dell'adolescenza.
L'inquinamento, l'abuso delle risorse naturali e i cambiamenti climatici non entrano nella casa di Julia e, se lo fanno, rimangono relegati in poche frasi scambiate dai suoi genitori. Come per la maggior parte delle persone, Julia dà per scontato tutto fin nelle piccole cose. Alla mattina il sole sorge e alla sera tramonta. E' una verità talmente radicata che nessuno si cura della straordinarietà di questi eventi quotidiani.
Quando la rotazione terrestre rallenta in pochi capiscono che niente sarà più come prima. Il rallentamento diventa piano piano una minaccia, una rottura che nessun scienziato è in grado di mettere a posto e che gradualmente trasforma la vita. Non la vita di Julia ma LA vita, la vita di ogni essere vivente, umani, animali e piante. Il sole sorge sempre più tardi, i giorni si allungano gradualmente come le notti finché le ore di luce e di buio triplicano. I cicli di coltivazione vanno in tilt, muoiono interi raccolti, le migrazioni entrano nel caos più totale, gli animali muoiono a centinaia ogni giorni, intere razze spariscono per non ritornare mai più. Il mondo è una terra inospitale, povera, arida, dove l'unica cosa che conta è fare scorta di acqua e viveri non deperibili, fucili, candele, pile, vitamine e un bunker è l'unica cosa che ti può salvare dalle radiazioni solari.
E' chiaro che nel mondo della Thompson Walker non c'è futuro. Il futuro normale, fatto di insalata e partite di calcio, di passerotti sui rami, di lezioni a scuola, di primi amori e di amicizie che durano. Non c'è nulla di tutto questo e niente e nessuno può cambiare la situazione.
Julia, nel suo piccolo, cerca di mantenere una parvenza di normalità, continuando ad andare a scuola, festeggiando il suo compleanno e soffrendo quando la sua ex migliore amica la ignora, anche la sua cotta per Seth Moreno fa parte di un comportamento sempre più forzato. Nemmeno i sentimenti seguono più il loro corso naturale, tanto che per Julia e Seth non c'è futuro, niente, nemmeno una lettera o una telefonata.
E' chiaro quasi da subito che l'autrice non ha intenzione di trovare una soluzione al rallentamento. Non le importa di condannare i suoi personaggi perché le interessa solo trasmettere un messaggio: abbiate cura di ciò che avete, non date nulla per scontato, ogni cosa è speciale e preziosa. Non indora la pillola eppure riesce ad essere delicata nella narrazione, infondendo la giusta dose di pericolo e di ansia senza eccedere e senza dimenticare che la quotidianità persa è un dramma che nessuna invenzione distopica può uguagliare.
L'età dei miracoli - sempre se si possa definire tale - si discosta parecchio dai romanzi distopici che ho letto fino ad ora, è un mondo a parte, si definisce da solo e non si omologa al genere. E' speciale - in un certo senso - perché è semplice, perché la trama è quasi banale, non ha un approfondimento che sviscera il problema e - cosa ancora più curiosa - la completa assenza di una base razionale non rovina la lettura.
Lo consiglio a chi non cerca un finale chiuso, a chi non si aspetta una super eroina, a chi se ne frega dei virtuosismi e a chi - ovviamente - ha una coscienza ecologista che sta germogliando.

4 commenti:

daydream ha detto...

Ce l'ho in attesa sugli scaffali da un bel pezzo! A me piacciono molto questo genere di libri in cui non per forza c'è una soluzione a ciò che accade, anche se ciò che accade non è di certo bello (un po' come in Non lasciarmi di Ishiguro) quindi spero che mi piacerà :)

Miraphora ha detto...

Diciamo che non è cupo come Non lasciarmi. C'è una certa leggerezza dovuta al punto di vista della giovane protagonista, però non è frivolo, ecco. Ha un bel fondo serio.
Secondo me ti piacerà ^_^

Alice ha detto...

Un distopico originale! Evviva! Però devo ammettere di avere un debole per l'eroina "spaccaculi"... Me lo segno, in caso mi venga voglia di qualcosa di diverso. :)

Miraphora ha detto...

Bisogna sempre avere un titolo diverso nella lista...altrimenti quello che ci piace perde la magia :D