15 maggio 2014

Lauren Oliver
Delirium

Serie Delirium 1

Trama
Piemme
pag. 383 | € 18,00
Nel futuro in cui vive Lena, l'amore è una malattia, causa presunta di guerre, follia e ribellione. È per questo che gli scienziati sottopongono tutti coloro che compiono diciotto anni a un'operazione che li priva della possibilità di innamorarsi. Lena non vede l'ora di essere "curata", smettendo così di temere di ammalarsi e cominciare la vita serena che è stata decisa per lei. Ma mancano novantacinque giorni all'operazione e, mentre viene sottoposta a tutti gli esami necessari, a Lena capita l'impensabile. Si infetta: si innamora di Alex. E questo sentimento è come ritornare a vivere, in una società di automi che non conosce passione, ma nemmeno affetto e comprensione, Lena scoprirà l'importanza di scegliere chi si vuole diventare e con chi si vuole passare il resto della propria vita.
E all'improvviso è tutto chiaro, di una chiarezza così ridicola e stupida che mi viene voglia di ridere. E' questo quello che voglio. Questa è l'unica cosa che io abbia mai voluto. Tutto il resto, ogni singolo secondo di ogni singolo giorno che ci sia stato prima di questo preciso istante, di questo bacio, non ha significato nulla.
Commento
Che male. Che male, malissimo, dolore immenso.
Alla faccia del distopico romantico. Questo sarà anche un distopico, sarà anche romantico, ma porca miseria ti lascia sofferente e agonizzante. Ho iniziato Delirium perché era un titolo associato a Divergent e perché ne sapevo talmente poco che una lettura a sorpresa mi andava proprio. Ora che l'ho finito vedo i suoi elementi distopici, quelli che lo definiscono tale, ma vedo anche quanto sia diverso dai romanzi del genere che ho letto fino ad ora (anche se non sono poi molti).
La base di partenza è la stessa: società totalitaria, repressione dell'identità, controllo totale ecc. Ma la differenza - minima, se ci si pensa - è che l'autrice ha deciso che la privazione fondamentale nella sua storia non è la libertà (fisica o di pensiero) ma l'amore. Cosa c'è di peggio dell'essere privati dei sentimenti? Quando sei prigioniero, quando sei costretto ad essere ciò che non sei e fare ciò che non vuoi, puoi sempre rifugiarti nei tuoi sentimenti, trovare la tua identità nell'amore, nella compassione, nell'amicizia. In Delirium le cose più private, più personali, ciò che esiste solamente dentro di noi vengono cancellate. Con un semplice intervento - chiamato la Cura - allo scoccare dei 18 anni tutti gli abitanti di Portland perdono la capacità di provare amore. Non solo amore romantico, ma anche quello per i propri figli, per gli amici, per il cane, il gatto, l'amore per le cose belle, per la felicità, per le emozioni. Dopo l'intervento, dopo essere stati curati, tutti diventano come vuoti, macchine che imitano la vita senza viverla davvero.
Lena, la protagonista, ha 17 anni e non vede l'ora di essere curata e di lasciarsi alle spalle la paura di venire infettata dalla malattia del secolo. Per lei è un conto alla rovescia, ogni mattina studia le risposte per l'esame prima dell'intervento, segue le regole e in generale cerca di godersi quel briciolo di libertà approvato dal sistema. Come correre con la sua amica Hana. Lena è talmente schiacciata dalla paura instillata dalla società che uccide sul nascere ogni pensiero positivo, ogni desiderio egoistico - come un banalissimo abbraccio tra amiche - e persegue con ostinazione la linea di condotta che la mantiene sana.
Basta un solo sguardo, un solo incontro. Bastano pochissime parole e una vibrazione parte prima lentamente, poi prende intensità fino a far crollare pezzo per pezzo tutte le convinzioni di Lena.
E' solo quando la sua routine comincia a vacillare che ci si rende veramente conto dell'aria pesante, malsana, deprimente che opprime il romanzo fin dalla prima pagina. La mancanza di amore, la paura di provare un sentimento mortale e il dubbio che comincia a scuotere Lena creano angoscia pura, un sentimento che esplode fortissimo sia nel lettore che nella protagonista quando gradualmente l'autrice inserisce scene di vita ordinaria. Una festa dopo il coprifuoco per ascoltare musica non approvata potrebbe finire in una carneficina, parlare con un ragazzo non curato potrebbe generare pettegolezzi fino a rovinarti la reputazione, desiderare di infrangere delle regole e sentirsi felici può farti finire nelle Cripte. Lena vive tutto questo con un crescente terrore di infettarsi e di finire sotto le grinfie dei regolatori. Ad un certo punto l'ansia si gonfia come una bolla e quasi senti di non poter respirare, senti la paura dei personaggi e vivi esattamente quello che loro provano, finché sulla scena compare Alex e la bolla esplode, soltanto allora si respira di nuovo.
Tutto il romanzo si basa sulla scoperta di un sentimento che può rendere liberi anche quando non lo si è per davvero, le scene sono semplici ma la loro resa è potente, tanto che bastano le parole della Oliver a colpire il lettore dritto nella pancia. Sì, perché l'autrice sa scrivere sul serio. Sa usare le parole, sa costruire la trama, sa scegliere le scene e come far muovere i personaggi. Ha saputo creare una protagonista estremamente fragile e al tempo stesso capace di trovare la forza di ribellarsi ad uno schema mentale che l'ha plagiata per tutta la vita, una protagonista che cresce e cambia e che riesce a mantenere viva la simpatia del lettore. La Oliver ha saputo creare un personaggio maschile come Alex che è la scintilla che spinge tutto al cambiamento, un protagonista che a volte rimane in disparte ma che riesce lo stesso ad essere indispensabile. Alex è l'elemento sorpresa, il botto finale che tramortisce e che non riesci ad accettare.
Insomma, tra la trama, lo stile e i personaggi, la Oliver ha fatto un lavoro eccellente scrivendo un distopico che non è una copia degli altri, con un'identità tutta sua, con una tematica che può sembrare scontata ma che è perfetta nella resa e che - dulcis in fundo - si chiude con un cliffhanger da infarto. E' scontato che il secondo è in lista di lettura e che appena mi arriva in biblioteca mi ci butto dentro a capofitto, senza badare a niente e nessuno.
L'amore, la più mortale tra le cose mortali: ti uccide sia quando ce l'hai sia quando non ce l'hai. Ma non è esattamente così. E' colui che condanna e il condannato; il giustiziere; la lama; la sospensione di pena dell'ultimo momento; il respiro affannoso; il cielo infinito sopra di te e il "Grazie, grazie, grazie, Dio".
L'amore: ti ucciderà e ti salverà.

2 commenti:

Alice ha detto...

Mi sono venuti i brividi a leggere la tua recensione. Ho rivissuto tutte le emozioni che ho provato leggendo il romanzo e che tu hai descritto perfettamente.
Personalmente adoro la Oliver, ho letto anche il suo: "E finalmente ti dirò addio", molto bello, e sto aspettando con ansia la nuova serie che dovrebbe già essere uscita (o poco ci manca) in America, peccato che la trama sia molto simile ad Hunger Games... In ogni caso lo leggerò sicuramente, anche se dovesse parlare di allevamenti di pecore in Nuova Zelanda. XD

Miraphora ha detto...

@Alice
Aaawww grazie cara ^_^
Sai che sono tentata di leggere "E finalmente ti dirò addio"? Non so, magari una volta che finisco la serie ci provo.

Allevamenti di pecore? O_o non sottovalutare gli ovini :D