20 settembre 2012

Anna Bulgaris
La notte del vento e delle rose

Trama
Napoli, 1799.
Leggereditore
pag. 469 | € 10,00
Una donna trascina con sé un bambino, un uomo li segue tra la folla... E mentre il molo brulicante di volti sudati e affaccendati segue la sua routine quotidiana, qualcuno li osserva dal ponte di una nave straniera. Viene dall’Inghilterra per tentare di ristabilire un equilibrio fra Borboni e Inglesi, ma anche per ritrovare la donna che pensa di aver perso per sempre. Julia è destinata a fuggire, prima dall’uomo che ama con tutta sé stessa e che l’ha abbandonata nel momento del bisogno, e ora da chi la insegue per strapparle il bambino che lei ha deciso di riscattare da un futuro di soprusi e angherie. Il suo cuore non ha pace, meno che mai ora che suo marito Christian ha deciso di riportarla a casa. Lui dovrà riconquistare la sua fiducia e riconoscere la donna coraggiosa e saggia che Julia è diventata, mentre lei dovrà abbandonarsi di nuovo a quello sguardo che anni prima, ancora ragazzina, l’aveva rapita. In un mondo dove gli intrighi di corte, le invidie e l’ossessione sembrano regnare incontrastate, riuscirà il loro amore a risorgere dalla cenere?
"L'amore spesso univa, ma era il dolore a scolpire i sentimenti."
Commento
***Spoilers***
Questo è l'anno delle italiane. C'è poco da fare, il 2012 sarà ricordato come l'anno dell'esplosione delle esordienti italiane by Leggereditore. Prima la Castellani, ora la Bulgaris e chissà chi altro ci riserverà la CE. 
Siccome sono stata contagiata - finally, si potrebbe anche dire - dalla febbre italiana, ho deciso che per partito preso proverò ogni esordiente su cui metterò le manine. Quindi, appena ho scoperto che Anna Bulgaris era italiana ho pensato 'MIO!'. Ero molto curiosa perché la trama sembrava andare oltre al romance storico standard e - sulla scia della lettura de La sposa spagnola - al solo veder nominare navi, mare e comandanti autoritari mi si è rizzata l'antennina. 
Ovviamente non poteva andare tutto liscio, vi pare? La mia solita fortuna sfacciata ha voluto che la prima spedizione contenente Bulgaris e Adrian (Hunter!) andasse persa. PERSA, vi dico. PERSA! Non mi è mai arrivata. Disperata, distrutta, incazzata come una iena con le poste ho elemosinato una seconda spedizione e anche questa volta ho rischiato di non avere i libri tra le mie manine: il pacchetto è arrivato strappato - dico, STRAPPATO - sopra e sotto...solo il fatto che i libri erano stati pressati dentro la busta ha evitato la fuoriuscita. Che ansia. 
Sfiga a parte sono riuscita a posare le mie zampette sul romanzo e a forza mi sono imposta di lasciarlo in attesa per qualche giorno. Di solito mi godo di più la lettura quando non sono una delle tante che ne parla, quando il titolo non è più la novità della settimana. 
Ora, a lettura ultimata, sono abbastanza sicura di una cosa: la Leggereditore si è accaparrata delle esordienti davvero capaci. Già pubblicarne una è un bel colpo, ma DUE nello stesso anno a distanza di pochi mesi...evidentemente qualcuno dello staff ha un fiuto molto sviluppato. 
Bando alle ciance. Di cosa parla questo romanzo? Di incomprensione, di sofferenza e di difficoltà. Detto così sembra una tragedia, una storia noiosa e pesante. In realtà non lo è. 
La storia, infatti, è quanto di più semplice ci possa essere: un uomo e una donna, sposati, vivono un momento drammatico e si separano (il come conta, ma al momento neanche tanto). Dopo 5 anni si ritrovano e tutti i loro problemi si ripresentano. La resa dei conti è necessaria, obbligata e definitiva e ogni azione dei protagonisti e dei personaggi di contorno è volta al raggiungimento dello scopo finale del loro ricongiungimento. 
Julia incontra Christian quando è molto giovane, quando si trova in una situazione familiare ed emotiva molto difficile: la solitudine scandisce la sua esistenza e l'assenza totale di amore l'ha trasformata in un essere affamato d'affetto, ossessionato dall'idea di andarsene e di diventare un'altra persona. Quando entra in scena Christian si capisce subito che Julia lo vedrà come il suo salvatore. Il fatto che lui la tratti come una donna è una novità così sconvolgente che Julia si convince del fatto che senza di lui non avrà mai più la possibilità di essere Julia la donna, non Julia la sola e depressa ragazzina che nessuno ama. Ad ogni sguardo la sua ossessione cresce fino a che diventa il suo principio guida: Julia agisce solo ed esclusivamente per attirare l'attenzione di Christian, ed automaticamente legarlo a sé. Ci riesce, anche se in modo maldestro. Quando si sposano la loro unione è quasi malsana: da una parte c'è lei, attaccatissima al marito, che vive in funzione della sua felicità e dall'altro c'è Christian, obbligato ad abituarsi ad una vita che non aveva previsto e terrorizzato dalla sua attrazione per Julia. Il fatto che i due non vivano tranquillamente la loro vita insieme crea un risentimento viscerali in entrambi: lui l'accusa silenziosamente di averlo raggirato e lei lo accusa silenziosamente di non amarla. Ecco che spicca la prima, grande caratteristica di questo romanzo: l'incomprensione. 
Quando Julia decide di andarsene, in seguito alla perdita del bambino, cambia non solo la sua vita ma anche quella di Christian. Mentre per Julia la fuga è l'unico modo per sopravvivere, per lui rappresenta la fine della vita: senza di lei Christian si annulla, in un certo senso. Da lei assorbiva positività e amore, elementi che non aveva mai conosciuto. Anche se si ritrovano, anche se la scintilla è sempre presente, sono due blocchi che si scontrano: chiusi in se stessi, bloccati in un continuo ripetersi di accuse, cercano in ogni modo di espiare il passato, vendicarsi dei torti subiti e contemporaneamente farsi perdonare. 
Il rapporto dei due protagonisti è molto complesso: non si basa sulla sensualità, sulle scene d'amore fisico - che sono molto poche e poco descrittive - ma sul dialogo e sulla descrizione dei sentimenti e dei pensieri. Quindi vengono esaltati la sofferenza e la loro incapacità di comunicare. 
L'aria che si respira non è leggera e frizzante, ma cupa e drammatica. Eppure la lettura non è faticosa perché lo stile della Bulgaris è appropriato ai contenuti: è molto serio, misurato e si sente che le frasi sono pensate, il lessico curato. 
Ma - perché un ma c'è sempre - tutto il romanzo risente di una certa staticità. Sembra quasi che la storia non riesca a procedere se un personaggio esterno ai protagonisti non interviene. Christian e Julia da soli non arriverebbero ad un chiarimento senza Enrico Mirabelli, senza la regina, senza i banditi napoletani. Sono talmente fissati sulla loro disperazione e su come capire l'altro che non si rendono conto di non arrivare mai ad una conclusione nei loro dialoghi. Solo alla fine, a trama svolta e conclusa, abbiamo il chiarimento finale, quello che porta al lieto fine. La sensazione di lentezza è - secondo me - dovuta al personaggio di Julia: è la protagonista, certo, ma è anche un peso che il libro si trascina dietro dalla prima pagina. Julia ha degli atteggiamenti troppo estremi e non si adegua mai agli eventi: concentrata su se stessa, sul suo dolore, sui suoi problemi non vede come le sue scelte l'abbiano trasformata da vittima a carnefice, relegando Christian al ruolo di vittima. Christian è il vero fulcro della storia: all'inizio sembra essere colpevole, un po' lo odi e un po' ti lasci affascinare dal suo modo di fare freddo e burbero; poi ti rendi conto che i suoi difetti sono stati accentuati dalle circostanze e dalle azioni di Julia. Christian è la vera vittima, perché - sì, certo - Julia ha vissuto sulla sua pelle il dramma della perdita e su questo non si discute, ma lei ha avuto la possibilità di riprendersi e di ricominciare una vita. Christian, invece, non solo ha vissuto da solo la morte del bimbo (lei era incosciente), lo ha seppellito e ne ha sofferto, ma ha perso anche la moglie e non si è rifatto una vita. La differenza tra i due è notevole e i comportamenti sono giustificabili solo nel caso di Christian - per come la vedo io. 
In generale il giudizio è un bel 4. Anche se ho trovato dei difettucci, questi sono tutto sommato trascurabili e tutti da giudicare in base ai propri gusti. Considerando le tematiche trattate e la costruzione narrativa, il romanzo merita assolutamente di essere letto. Certo, il paragone con la Gabaldon è stato un'azzardo per fare pubblicità e quindi lo perdono, anche perché - secondo me - la Bulgaris può avvicinarsi al genere della Gabaldon. Bisogna correggere un po' il tiro, ma si può fare.

3 commenti:

Anna Bulgaris ha detto...

Ciao Mira :-) grazie mille di avermi dato il tuo parere in un modo davvero accurato.
;-)

Miraphora ha detto...

Ma prego ^_^

SilviaLeggiamo ha detto...

Bene, presto lo leggerò anch'io, mi aspetta già sul comodino! Devo solo combattere con la cervicale... ma si può? *_* Dannato tempo!