31 agosto 2012

Kathleen McGregor
La sposa spagnola

Spin-off Trilogia Mar dei Caraibi

Trama
Leggereditore
pag. 650 | € 12,90
Sullo sfondo di paesaggi esotici, dalla bellezza incantatrice, si snodano le vicende del pirata John McFee, uomo senza scrupoli, dal passato oscuro e controverso. Il suo cammino lo porterà a combattere aspramente durante la presa di Panama, a vivere tra gli indios della giungla e a solcare i mari verso l’isola di Barbados.
Soprannominato il meticcio dagli occhi di ghiaccio, John vedrà le sue difese sciogliersi al sole dei Caraibi, quando una misteriosa quanto attraente donna farà irruzione nella sua vita.
Tuttavia Soledad è restia a fidarsi... la semplice vicinanza dell’uomo la terrorizza, lasciandola senza respiro. Riuscirà il sentimento, quello puro, a scalfire l’animo inquieto di un pirata fin troppo avvezzo a selvaggi ammutinamenti e a bufere inarrestabili?



Commento
Ricordo di aver letto, quando uscì, L'irlandese e di aver faticato parecchio su quelle pagine. Prima di tutto perché il carattere era piccolo, la scrittura fitta e le pagine tante e secondo perché ero alle prime letture di romance e non ero assolutamente abituata alle storie di mare e di pirati. Il romanzo mi era piaciuto ma non aveva lasciato il segno.
A distanza di 5 anni ho ceduto alla tentazione e ho letto La sposa spagnola, con il timore di affrontare un'altra volta una lettura non nelle mie corde. La mia paura è risultata brutalmente e totalmente infondata. Non so se sono cambiati i miei gusti in fatto di romance, o se semplicemente la storia è migliore rispetto a L'irlandese, sta di fatto che da questa storia non riuscivo a staccarmi.
La differenza, credo, sta nel fatto che L'irlandese era un romance duro e puro, uscito per Harlequin e imbrigliato nello schema tipico del romanzo da edicola, mentre La sposa spagnola è uscito per Leggereditore e si sente che ha avuto più libertà, più spazio, più possibilità di svilupparsi in modi preclusi al romance classico.
Perché questa storia, parliamoci chiaro, non ha molto del romance a cui siamo abituate ora: quello dove l'eroe fa il finto burbero ma poi diventa un micino coccoloso alla seconda pagina, dove l'eroina al massimo si sloga una caviglia, viene rapita in carrozza o chiusa in casa dal patrigno. Qua la protagonista ne subisce di cotte e di crude e l'eroe è duro come una roccia, fino all'ultima pagina. Insomma, questo è un romanzo che ti fa struggere, che ti fa sospirare di sofferenza e che ti tiene incollata fino alla fine perché non puoi sopportare di non sapere cosa succederà. 
E' riuscito, molto più de L'irlandese, a darmi emozioni forti e si sa quanto mi piaccia leggere romanzi 'pesanti', quelli che invece di farti sorridere ti fanno tremare il labbro.
La storia si apre su Soledad, la nostra protagonista. Soledad è una dimenticata, la sua famiglia l'ha parcheggiata in un convento a far da serva nell'attesa di maritarla a qualcuno e levarsela di torno. Per tutti quegli anni ha dovuto subire l'ignoranza e la cattiveria delle persone che la giudicavano corrotta solo perché il suo corpo era quello di una donna e - per quanto venisse punita o maltrattata - non c'era verso di trasformarla in una creatura asessuata. Le punizioni corporali, l'assenza di amore e la solitudine le avevano trasformato il carattere, smussando gli angoli della vena ribelle e acuendo l'istinto di autoconservazione. Soledad si piega ma non si spezza. 
Nel momento in cui la storia prende il via, con l'assalto dei pirati di Morgan, Soledad non avrà un attimo di respiro. Nessuno la tratta come un essere umano: né il marito vecchio e ottuso, né Morgan che la usa come leva per ricattare il marito, né la società da cui proviene che la dimentica presto neanche fosse mai esistita. Solamente McFee riesce a vedere al di là dell'apparenza e della paura, e a scorgere nei suoi occhi una voglia di vivere e una forza interiore che la porteranno, all'occasione, a sopravvivere.
McFee, il selvaggio, l'indiano di cui tutti hanno un po' paura e che segue l'istinto prima di tutto. Quando vede Soledad decide che lui è la sua unica via d'uscita, e in un momento cambia la loro vita. McFee il solitario decide che Soledad è sua e fin da subito si stabilisce il tipo di rapporto che li lega. McFee è sì il suo salvatore ma, al tempo stesso, è il suo carceriere. 
Quando Soledad sceglie lui - ed è l'unica scelta possibile - gli affida la sua vita con una disperazione che unisce visceralmente il suo destino al volere di John. John è la sua unica possibilità e non vuole mai separarsene. Lo teme, ne è terrorizzata ma al tempo stesso sa che è la sua unica occasione di vivere.
L'attaccamento di Soledad nei confronti di John è dettato dalla necessità? Non solo. E' ovvio che John la vuole perché ne è attratto e Soledad capisce istintivamente che è meglio rimanere con lui perché McFee non la maltratta, non la picchia ma, anzi, la stimola a mettere a nudo il suo vero io. La stuzzica nella speranza di vederla combattere e la seduce per vederla trasformarsi in una donna. Ma Soledad, che ha avuto paura per tutta la vita, ha paura anche di John. All'inizio la cosa è più che comprensibile ma, man mano che la storia cambia e si sviluppa, la sua paura è dettata dall'oscura attrazione che prova nei suoi confronti. Il pericoloso indiano, che sgozza i suoi nemici senza battere ciglio, la vuole in un modo tale da mette la sua vita prima della sua e dei suoi uomini. Con o senza memoria, John è ossessivamente attratto da Soledad, prova nei suoi confronti una passione totalizzante che gli oscura la ragione e che lo spinge a sottometterla a sé, a renderla un'estensione del suo corpo. Soledad gli appartiene anima e corpo e John non accetta di separarsi da lei, in nessuna occasione.
Molto spesso il loro rapporto diventa fonte di sofferenza, ma nessuno dei due pensa che il loro sia un rapporto malsano. Neppure il lettore può vedere il loro rapporto come una crudeltà: John è duro, a volte crudele ma mai spietato. Ogni cosa che fa è dettata dal suo bisogno di lei. Allo stesso modo Soledad ha legato la sua vita a John e stare senza di lui è come annullarsi. Solo con McFee riesce a sentirsi viva, a sentire la vera Soledad e a sperare nel futuro.
Non credo di aver reso a parole quello che per me è la coppia Soledad/John. In loro ho visto quello che raramente ho trovato in una coppia di romance, perché non c'è romanticismo, non c'è l'amore delicato e sensibile, non ci sono dichiarazioni d'amore. In loro c'è voglia di vivere, c'è il bisogno fisico di stare assieme ad una persona, c'è la disperazione della separazione, delle incomprensioni e della difficoltà ad amare una persona così diversa. John e Soledad sono ai due poli opposti e contemporaneamente si attraggono. Più si feriscono a vicenda, più vogliono stare assieme e riparare i torti, più lei dimostra paura di John, più lui vuole estirparla con la sua presenza. E' una storia d'amore che nasce dal loro sangue, dalla paura, dalle difficoltà che la vita mette sul loro cammino e che insieme superano. E' una storia d'amore diversa, eppure intensa e forte, emozionante.
Oltre al nucleo Soledad/John, la storia pulsa di vita, di azione e di avventura. Tutti i personaggi di contorno, persino quelli che appaiono all'inizio e poi mai più, riescono a dare perfetta resa di sé in poche battute. Si respira un'aria particolare, in questo romanzo. E' una via di mezzo tra il floreale intenso della storia d'amore, il muschiato dell'avventura e il salmastro del mare. Bellissimo, intenso e assolutamente non scontato.
Bramo, visceralmente, la storia di James, fratello di John. Spero di non dover aspettare altri 5 anni e giuro solennemente che non avrò più paura di annoiarmi di fronte ad un libro di Kathleen McGregor.

4 commenti:

SilviaLeggiamo ha detto...

Io ho letto e amato Corinna, come dici le batoste che si prendono i personaggi della McGregor non sono mai all'acqua di rose, anzi, lasciano un segno bello indelebile. Mi piacciono le sue storie e ho l'irlandese sul comodino, ma è scritto piccolo... e mi si stancano gli occhietti **

Miraphora ha detto...

Il carattere de L'irlandese è da suicidio. E' piccolissimo!

Penelope ha detto...

Io della McGregor ho letto solo Corinna.
Preso,anche se un po' intimorita dalla "mole" me ne sono completamente innamorata!
L'Irlandese,se non ho capito male,è il secondo libro giusto?

Miraphora ha detto...

Non è il terzo? Sinceramente non me lo ricordo, bisognerebbe controllare sul sito della McGregor!